Il coordinamento delle politiche sul turismo

Autore di Domenico Panetta

Vi sono paesi, e il nostro è da annoverare fra questi, che ricavano dal turismo risorse cospicue, anche se ˗ a ragione ˗ resta diffusa la convinzione che le potenzialità esistenti non siano, in Italia, pienamente sfruttate.

Pur assistendo al continuo incremento delle attività direttamente o indirettamente collegabili alla mobilità delle persone sul nostro territorio, infatti, restiamo spesso insoddisfatti dei risultati conseguiti e amareggiati per non aver ottenuto di più. Ma ovviamente non basta solo lamentarsi delle inefficienze riscontrate e occorre pensare ai possibili rimedi.

Il nostro paese che, nel 1970, aveva raggiunto in Europa un primato nella crescita settoriale, si trova oggi retrocesso al quinto posto, dopo Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, e non s’intravedono all’orizzonte svolte convincenti. Eppure, come ben sappiamo, si tratta di una nazione che può vantare il primato mondiale per patrimonio storico-culturale e per svariati altri richiami, non ultimi quelli del turismo religioso, artistico, paesaggistico, enogastronomico etc.

Osservando attentamente le cifre disponibili e comparando i dati in nostro possesso, possiamo concludere che il turismo in Italia, pur crescendo attualmente del 4,4% annuo, registra una percentuale inferiore a quella della crescita di altri paesi europei come Grecia, Spagna, ma anche della Scandinavia, che per una serie di condizioni favorevoli procedono in modo più spedito del nostro sulla strada dello sviluppo.

Per il soggiorno in Italia italiani e stranieri scelgono, tra le altre, soprattutto località di mare, per quanto la meta più gettonata quest’anno sia il Lago di Garda, con la possibilità di visitare le città vicine come Verona, di beneficiare delle terme di Sirmione e di recarsi a Gardaland. Tra le spiagge italiane, le più amate sono quelle della Sardegna, specie se si tratta della Costa Smeralda, di San Teodoro, Santa Teresa di Gallura e Villasimius; seguono la Sicilia (in particolare, San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani); Napoli, con le isole di Capri, Ischia e Procida e la Costiera amalfitana; per quanto riguarda la Puglia, le mete più ambite sono Gallipoli, Porto Cesareo, Ostuni, Polignano a Mare e il Salento in genere; poi, la Liguria delle Cinque Terre, la Versilia, varie località pontine, la Calabria Jonica etc., zone tutte che si vanno sempre più arricchendo di strutture ricettive dotate di svariati confort e molteplici servizi decenni fa appannaggio solo del turismo di lusso.

Nonostante ciò, quello che attualmente appare inadeguato è soprattutto il coordinamento delle politiche turistiche che gli assetti normativi e legislativi esistenti non aiutano a crescere, politiche che vanno tutte profondamente ripensate per incrementare le occasioni di reddito e favorire al meglio le ricadute sul sistema produttivo complessivo e sull’occupazione.

Uno sguardo più attento a quanto sta avvenendo nel mondo del turismo ci dovrebbe, poi, indurre a ripensare alle radici il rapporto esistente fra beni patrimoniali e beni demaniali per evitare che l’abbandono delle terre in corso in molte aree si trasformi in un ulteriore ampliamento delle rendite parassitarie e ˗ peggio ˗ in degrado, il che non va tollerato: ciò impoverirebbe ulteriormente il sistema paese e, di conseguenza, le disponibilità di ciascuno di noi.

La scommessa sul turismo può, dunque, essere vincente solo se si preparano le condizioni per vincerla, cioè se si lavora ˗ anche a livello politico ˗ nell’ottica di valorizzare ed esaltare tutte le potenzialità del sistema, guidandolo verso concreti obiettivi di crescita e di potenziamento.

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