Le nuove Vie della Seta. Alla ricerca di altri mercati e di nuove occasioni di sviluppo

Autore di Domenico Panetta

Una fase nuova sta, faticosamente, per aprirsi nei rapporti fra gli abitanti del nostro, sempre più affollato, pianeta; una fase in cui occorre rendersi conto che gli equilibri del passato diventano sempre più insostenibili e non possono essere mantenuti senza un loro riassetto profondo e fortemente incisivo.

A determinare il nuovo, che impone, sia ai singoli sia ai sistemi nel loro complesso, di rivedere completamente gli attuali equilibri fra produzioni, consumi e mobilità interna e internazionale delle popolazioni e delle attività produttive e distributive, e di ricerca, sono una molteplicità di concause che si vanno manifestando in forme sempre più aggressive e sconvolgenti.

Alle “Vie della Seta” dedicò attenzione, inizialmente, la Repubblica Popolare Cinese che, assicurando un sempre maggiore spazio agli scambi con il resto del mondo, intravide le opportunità che potevano derivare dall’ampliarsi delle possibilità di commercio e s’impegnò nella ricerca del nuovo tanto auspicata.

Quando si parla di “Vie della Seta”, ovviamente non s’intende riferirsi all’esplosione dei commerci di storica memoria, ma a fenomeni molto più recenti di penetrazione commerciale e non solo, e di incremento degli scambi che hanno portato la Cina a essere un’area con una crescita produttiva sempre più consistente, fino a farla diventare uno dei paesi con il PIL più alto al mondo. Com’è noto, le aree maggiormente interessate ai cambiamenti sono, oltre alla Cina, l’Asia settentrionale e occidentale e i paesi che occupano le regioni dell’Oceano indiano e del Mediterraneo etc.

Per sostenere le attività in via di sviluppo venne, dal Governo Cinese, creato il Fondo Via della Seta, che doveva finanziare progetti e infrastrutture. I maggiori investimenti che si resero, di conseguenza, possibili favorirono il diffondersi della presenza cinese nel mondo, generando molte riserve ma anche qualche prospettiva di dialogo che aiutava a superare le divisioni già esistenti fra paesi ricchi e paesi poveri, mentre si assisteva atterriti al proliferare delle controversie di natura religiosa e ai conflitti da esse provocati o giustificati in termini di religione.

Da più parti vanno, oggi, incoraggiate e sostenute nuove possibilità di dialogo tra i paesi emergenti e il resto del mondo: non sono, infatti, gli scontri, ma le politiche del confronto e dello scambio ad assicurare le condizioni per accordi duraturi.

Nel presente le opportunità di sviluppo sono necessariamente legate a un utilizzo intelligente delle risorse, a un diffuso sviluppo sociale e a una consapevole crescita civile. Pertanto, solamente con le politiche del dialogo e dell’incontro sarà possibile preparare al nuovo la società nascente dalle ceneri delle vecchie strategie. E a questo scopo sarà di fondamentale importanza riconoscere un ruolo centrale alla cultura, in tutte le sue sfaccettature: opportunità che, ad esempio, ha colto immediatamente la più grande università d’Europa, “La Sapienza” di Roma, che ha appena inaugurato il primo corso di laurea magistrale in diritto a Wuhan[1].

Dischiudere nuove “Vie della Seta” significa moltiplicare le occasioni in cui i sistemi produttivi potranno utilizzare gli utili strumenti messi a disposizione dalla ricerca scientifica e tecnologica, traendone frutto, con vantaggi per tutti.

  1. Cfr. la URL: https://www.corriere.it/scuola/universita/19_aprile_28/sapienza-parla-cinese-inaugurato-primo-corso-laurea-diritto-wuhan-b7c11c82-697a-11e9-9fa7-3789e57c1b85.shtml?refresh_ce-cp.

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

• categoria: Categorie Editoriale