Nello spazio: alla ricerca di opportunità diversificate

Autore di Domenico Panetta

La volta celeste presenta innumerevoli stelle e corpi celesti che ancora oggi riescono a celare a noi uomini importanti segreti.

Sull’esistenza della maggior parte di essi e sugli elementi chimici che li compongono non disponiamo, per ora, di approfondite conoscenze, ma nuove tecnologie e ricerche scientifiche sempre più avanzate ci permettono progressivamente di guardare al futuro con minor apprensione: se, infatti, poniamo mente al numero delle missioni spaziali organizzate dal nostro pianeta verso altri corpi celesti, ci rendiamo conto dell’importanza che le conoscenze in materia vanno acquisendo e del molto che già è stato fatto, ma anche di quanto c’è da fare per accorciare le distanze fra i bisogni crescenti e le opportunità di soddisfarli, che potrebbero aumentare ulteriormente se si sapessero individuare le strade per rendere praticabili percorsi finora ritenuti impercorribili.

In primo luogo, occorre ovviamente valorizzare al meglio le conoscenze di cui già disponiamo, ridurre gli sprechi e incrementare la possibilità di un’equa distribuzione delle risorse disponibili, ma sarebbe auspicabile lavorare affinché tali risorse possano aumentare; e, di certo, la proiezione in spazi extra-terrestri potrebbe rappresentare una risposta a tali esigenze sempre più pressanti.

Il compianto Stephen Hawking (1942-2018), cosmologo, matematico e astrofisico britannico, studioso tra i più autorevoli fisici teorici del mondo, scomparso il 14 marzo scorso, è noto per i suoi decisivi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull’origine dell’universo, oltre che per la sua tenacia di essere umano che non si è mai arreso alla malattia, difendendo al contempo i diritti dei disabili.

Hawking ha manifestato in più occasioni la propria inquietudine sulla possibilità che l’uomo possa autodistruggersi, provocando la distruzione dell’ambiente naturale o tramite la diffusione di virus geneticamente modificati come armi biologiche o costruendo intelligenze artificiali che possano, un giorno, “ribellarsi” ai propri creatori o, infine, a causa di una devastante guerra nucleare; ma ha anche ribadito più volte l’opportunità per il genere umano di creare, nel prossimo futuro, delle colonie spaziali che possano rappresentare un “altrove” nel quale ricostruire la vita o proseguirla, in caso di necessità.

Ha anche sottolineato spesso quanto la tecnologia stia tendendo, oggi, a far aumentare le disuguaglianze, anziché a combatterle; infatti, se i proprietari delle macchine che finiranno per produrre tutto ciò di cui abbiamo bisogno si schiereranno contro la redistribuzione della ricchezza che ne deriverà, le ingiustizie e le sperequazioni economiche e sociali tenderanno a crescere invece che a diminuire, come previsto nei più cupi scenari prospettati a mo’ di monito da alcuni noti registi di film di fantascienza.

La ricerca scientifica e tecnologica, se saggiamente indirizzata al bene comune, può condurci a individuare nuove opportunità sia per l’uomo sia per tutte le altre specie viventi, oggi minacciate in primo luogo dai cambiamenti climatici in atto.

Pensare all’esplorazione dello spazio come a una concreta possibilità di scongiurare l’ipotesi di una fine del nostro mondo può, intanto, aiutarci a sconfiggere la paura e a vivere il presente e il futuro con maggiore speranza: come sosteneva Hawking, «Siamo noi a creare la storia con la nostra osservazione, e non la storia a creare noi». Ancora oggi l’uomo resta faber fortunae suae.

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