Risorse, innovazione ed equilibri planetari

Autore di Domenico Panetta

Stiamo assistendo, atterriti, a preoccupanti fenomeni di instabilità politica e di incertezze operative nell’uso delle risorse. Affrontare le crisi in atto diventa, così, sempre più difficile e dalle ricadute imprevedibili. Trovare punti fermi per individuare basi convenienti per costruire il futuro appare sempre più importante per programmare il concretamente fattibile.

Sta di fatto che le forti instabilità che si vanno manifestando in varie aree del mondo non aiutano quanti ritengono che debbano trovarsi modi pacifici per affrontare e superare le difficoltà che direttamente o indirettamente angustiano il cammino del mondo intero.

Quello che emerge chiaramente è un malessere profondo e diffuso che i continui attentati terroristici non fanno altro che attestare e documentare, ma essi non rendono misurabile la profondità e la vera natura delle lacerazioni. Quando si pensa di aver individuato dei focolai di tensione e ci si interroga su come poterli aggredire ed eliminare, ne esplodono altri, in una rincorsa tra chi pensa di poter sconfiggere le situazioni di malessere con le bombe e chi comincia ad abbandonare il sentiero del dialogo.

La crescita demografica nel globo (oltre sette miliardi di abitanti, cifra peraltro in continuo aumento) richiede, per poter sfamare i potenziali consumatori, procedure nuove e innovazioni profonde: ad esempio, l’agricoltura in verticale, che, anche senza vaste estensioni di terra e senza ingenti risorse idriche, potrebbe centuplicare le produzioni attuali, se venissero destinate nuove risorse a questo processo innovativo, accettando i cambiamenti culturali e in parte normativi che si rendessero necessari. Ci si accorge, allora, che le difficoltà maggiori sarebbero di natura culturale ed è proprio su tale terreno che andrebbero gestite le problematiche relative alla crescita delle risorse disponibili, per politiche produttive più efficaci.

È sempre sul piano culturale che vanno analizzate le resistenze che incontrano quanti in Europa e nel resto del mondo vorrebbero sopperire alla carenza di apporti proteici adeguati nell’alimentazione, sostituendo al consueto consumo di molti prodotti alimentari quello di altri più ricchi di proteine, attualmente meno diffusi ma sempre più necessari, se non indispensabili un domani, per combattere la fame in vaste aree del mondo.

Per cogliere il significato vero di quello che sta accadendo nel campo delle scienze e delle tecnologie, bisogna prevedere e valutare il ruolo che le stesse potrebbero svolgere nel prossimo futuro e rapportarlo con le basi culturali dei vari popoli che andrebbero trasformate e aggiornate, facendo ricorso a tutti gli strumenti educativi e divulgativi oggi disponibili.

Le nuove tecnologie nel settore delle colture agricole, come la suddetta agricoltura in verticale, e un più ampio utilizzo di strumenti innovativi come i droni, già sperimentati e in grado di fornire un’efficace assistenza agricola, ad esempio per analizzare lo stato di salute delle piante, potrebbero contribuire ad accrescere concretamente e durevolmente molte delle attuali produzioni, e favorire l’introduzione e la diffusione di nuovi tipi di coltivazioni anche nelle aree meno fertili del pianeta, sollecitando la successiva ricerca di nuovi sbocchi di mercato.

La maggiore ricchezza che ne deriverebbe potrebbe avere tangibili ricadute positive anche sul piano socio-politico e nei rapporti fra i popoli, favorendo quelle ipotesi di dialogo importanti per indurre i vari gruppi dirigenti a ricercare accordi e ad allontanare, in tal modo, le ripetute minacce di conflitti.

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