Bufalino traduttore di Ramón Gómez de la Serna: analisi delle varianti redazionali

Autore di Anna Ferraro

Premessa

Dalla corposa raccolta Total de greguerías1, nata nella torre d’avorio di Ramón Gómez de la Serna – avanguardista madrileño che durante i suoi circa sessant’anni di irrefrenabile attività letteraria nella prima metà del Novecento collezionò più di un centinaio di titoli che abbracciano tutti i generi che la sua curiosità volle sperimentare ma il cui denominatore comune è proprio la greguería, umoristica e grottesca intuizione che il suo sguardo bambino e la sua sensibilità artistica non smetteranno mai di produrre, fino a consacrarlo inventore e massimo esponente di questo genere letterario – nasce Sghiribizzi2, deliziosa traduzione di una selezione di greguerías ramoniane, scelte dallo scrittore Gesualdo Bufalino nella sua officina comisana, nella quale proviamo a entrare in punta di piedi, per assistere alla genesi, alla crescita e alla realizzazione del testo.

Lo studio di tutto il materiale dattiloscritto e manoscritto conservato presso la Fondazione Gesualdo Bufalino di Comiso3 è volto al fine sia di valutare l’evoluzione della stesura sia di ricostruire la storia editoriale di un volume che andrebbe sottratto al posto marginale in cui è stato relegato. In una seconda parte del lavoro verranno espresse altre considerazioni di natura più propriamente traduttologica.

Nell’officina privata dell’autore scorrono sotto gli occhi tutte le fasi di elaborazione, i ripensamenti, le diverse disposizioni e gli spostamenti di parole, le scelte linguistiche e i dubbi, che mostrano l’opera in un’ottica molto più complessa e articolata, che non sacrifica tutte le sfumature linguistiche, sintattiche e lessicali che l’edizione a stampa inevitabilmente cancella: «ogni frontespizio è una lapide su un’ecatombe di varianti uccise»4.

E, dato che le varianti rappresentano per lo stesso Bufalino gli elementi più vivi della scrittura, le distingueremo per tipologia, per tempo di “esecuzione” e per modalità in cui vengono “eseguite”, ricorrendo, per la loro rappresentazione, a un metodo che abbiamo sviluppato indipendentemente dai manuali di riferimento, per riportare l’intera greguería con tutte le sue varianti e le loro modalità di inserimento, e per facilitarne la lettura.

Tuttavia, prima di ricostruire la storia di Sghiribizzi, precisiamo che la scelta di tradurre una selezione di una così vasta opera non si deve ritenere frutto di un’esperienza tardiva. La conoscenza da parte di Bufalino di uno scrittore così complesso come Ramón5 ebbe inizio, infatti, durante la Seconda guerra mondiale, periodo in cui la fama del madrileño faceva ancora risuonare la sua eco per tutta Europa: di questo primo contatto si ha traccia in una lettera all’amico Angelo Romanò in cui Bufalino scrive: «Io leggo dieci ore al giorno, ma senza un soprassalto. Imparo il medioevo francese. (…) E provo il mio scarso inglese sul divino Shelley o su Ezra Pound, imparzialmente. E poi Kierkegaard, Brantôme, Claudel, R. Gomez de la Sierna6»7.

Era il 1945 quando il Nostro scriveva questa lettera, periodo in cui Ramón si era già trasferito in Argentina ma continuava a dare alle stampe romanzi, racconti, biografie e greguerías. Le tracce della lettura di Ramón, ovviamente, tornano tra gli scritti di Bufalino. Mi riferisco alla straordinaria quotidianità rappresentata in Museo d’ombre – con tutto il suo immaginario di oggetti, personaggi, mestieri, suoni e sapori che dipingono un variopinto universo contadino che ben si sposa con lo pequeño ramoniano8 – e, ancora, alla sensualità della donna in Argo il cieco, in cui i personaggi di Maria Venera, Cecilia, Isolina sembrano far dimenticare la bellezza funerea di Marta, la protagonista del primo romanzo di Bufalino, Diceria dell’untore, per acquisire una carica erotica che “trasuda” sin dai più piccoli dettagli fisici9.

Ma è in L’uomo invaso e altri racconti che ritroviamo la prima vera traccia di Ramón nell’opera bufaliniana: come non pensare, infatti, allo scrittore che ha fatto della frantumazione il punto forte della sua opera, quando leggiamo il racconto L’ingegnere di Babele? Il principio è il medesimo: l’autore si sente ormai incapace di elaborare castelli di trame quando tutto è stato già scritto e consumato da un’umanità che ha perso ogni barlume di oggettività e di verità. Il protagonista del racconto di Bufalino, soprannominato Robinson, come Ramón non può che ricorrere a «un fior fiore di frantumi avvolti nella stagnola»10, a un’opera che racchiuda e custodisca le briciole di una verità ormai perduta, i semi di un nuovo modo di concepire la letteratura. Ed è proprio in questo «Libro dei Libri, solitario alambicco che converte in oro massiccio le infinite cascate d’inchiostro scorse nel mondo da quando qualcuno scrisse sulla sabbia con un dito la prima parola di spavento o d’amore…»11 che Bufalino inserisce, per la prima volta, in un susseguirsi di forme brevi da avido lettore, un cenno alla “monade” ramoniana:

un’epitome certosinesca di incipit e desinit memorabili, un panopticon e bric-à-brac e scrapbook e merzbild e digest e miniera e mosaico e summa di motti, epigrafi, lampi, moralità, greguerias, agudezas, obiter dicta, disparates12, poisons, fusées, mots-sésame, versi d’oro, foglietti della Sibilla… un incollaggio di schegge senza numero13.

Con la raccolta di aforismi Il malpensante Bufalino si avvicina ancor di più al Ramón cultore della brevità. Sulla quarta di copertina, probabilmente scritta dallo stesso Bufalino o, per lo meno, rivista e approvata dall’autore, vengono riprese alcune definizioni già utilizzate in L’ingegnere di Babele, creando un fil rouge che sembra voler riproporre nel volume la medesima vocazione di Robinson: stavolta è Bufalino autore, e non solo personaggio/alter ego, ad aver creato una «raccolta di aforismi, note azzurre, fusées, greguerías, obiter dicta, goliarderie, malumori e umori, disposti a mo’ di barbanera retrospettivo».

I termini che Bufalino sceglie per tentare di definire sia l’opera di Robinson sia i pensieri contenuti nel Malpensante non sono certamente casuali: essi si rifanno a una lunga tradizione di forme brevi che spaziano dall’antica Grecia al Novecento italiano, passando inevitabilmente per la Spagna dell’agudo Baltasar Gracián e per la Francia di La Rochefoucauld e Baudelaire. E, soprattutto, creano un susseguirsi di immagini caleidoscopiche, attinte dall’arte ma anche dalle attività della vita quotidiana, che fanno del collage di frasi, pensieri, suggestioni e citazioni l’unica modalità di creazione dell’opera letteraria perfetta, imperitura e cangiante.

Se tra i due brevi scritti vi sono termini e riferimenti differenti, possiamo notare subito la scelta di riproporre in entrambi fusées e greguerías, ripetizione che rivela, da un lato, l’amore per Baudelaire14 e, dall’altro, una crescente affinità con l’opera di Ramón. Difatti, in un’intervista successiva alla pubblicazione del Malpensante Bufalino cita i propri modelli: «accanto al Baudelaire del Mon coeur mis à nu e al Leopardi dello Zibaldone, farei nomi più umili, Lec, Flaiano, Gomez de la Serna»15.

Da una ricerca condotta nella biblioteca personale conservata alla Fondazione Bufalino, scopriamo che egli possedeva la quinta edizione della selezione Greguerías16 curata da Ricardo Cardona, pubblicata nel 1988, e l’edizione Aguilar di Total de greguerías17 del 1955, in fotocopia, in cui si registrano numerosi segni di lettura come «X», «O» e puntini accanto alle greguerías apprezzate o, molto più frequente, la presenza della corrispettiva traduzione in italiano trascritta a matita sopra alcuni termini di più difficile comprensione, frutto sicuramente della consultazione di un dizionario18. Abbiamo tentato di avanzare delle ipotesi sulla modalità in cui Bufalino possa essersi procurato i cinque tomi di fotocopie di Total de greguerías, ma la mancanza di timbri o segni impediscono di capirne la provenienza. Consultando il catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale scopriamo, tuttavia, che il suddetto volume è presente unicamente presso la Biblioteca della Fondazione Carlo e Marise Bo a Urbino, per cui potremmo avanzare l’ipotesi secondo la quale Bufalino possa essersi procurato le fotocopie proprio tramite Bo, sebbene non rimanga alcuna traccia della corrispondenza intercorsa tra i due letterati: le fotocopie – che ipotizziamo possano risalire alla fine degli anni Ottanta o agli inizi dei Novanta, data la qualità della carta e della stampa – non porterebbero, quindi, alcun timbro poiché la donazione della biblioteca personale da parte di Bo è avvenuta nel 200019.

Oltre alle due edizioni delle greguerías, nel Fondo Bufalino sono conservate anche le due brevi raccolte – il cui acquisto è sicuramente successivo alla sua decisione di tradurre le greguerías ramoniane – curate da Danilo Manera per la Biblioteca del Vascello: Donne, libri, astri e animali, che non porta segni di alcun genere, e Mille e una greguería, con numerose greguerías segnate da una «O» a matita e talvolta da una «X» seguita da una numerazione che si riferisce a quella con cui Bufalino ha organizzato la lista tematica della propria traduzione.

Sghiribizzi: una storia editoriale

Quando abbiamo iniziato a studiare il materiale dattiloscritto e manoscritto che confluisce nell’edizione a stampa di Sghiribizzi, non pensavamo di dover intraprendere una vera e propria ricerca di tracce che ci consentissero di capire come fosse nato quel progetto; è stato un percorso davvero molto interessante, intessuto di ipotesi e di certezze, di ripensamenti e cancellature, di lettere, cartoline, scotch e fogli di riuso, un percorso tra le carte nascoste e le dichiarazioni pubbliche che ci ha permesso quasi di accedere nello studio del traduttore per sbirciarne le fatiche e le speranze.

Essendoci prefissati di avviare un’analisi più approfondita del lavoro traduttivo compiuto da Bufalino, che ben poca attenzione ha ottenuto finora da parte di critici e studiosi20 – e anche da parte dell’editoria, dato che Sghiribizzi, pubblicato nel 1997, non è mai stato ristampato e risulta oggi fuori commercio –, la nostra ricerca parte dallo studio di tutto il materiale preparatorio contenuto nel Fondo Bufalino e conservato presso la Fondazione: ci siamo trovati di fronte a un unico dattiloscritto – di cui abbiamo analizzato tutte le varianti di ogni singola greguería per valutarne l’evoluzione dalla prima versione dattiloscritta alle correzioni aggiunte a penna da Bufalino, fino all’edizione a stampa – e ai cinque volumi in fotocopia di Total de greguerías, oltre naturalmente alle edizioni a stampa già citate.

Ricordiamo che Sghiribizzi, in 327 pagine, offre una selezione davvero ampia di greguerías tradotte – in confronto, ad esempio, alle altre due antologie molto più brevi curate da Manera – ma il punto forte dell’edizione bufaliniana è sicuramente l’ampio indice tematico con cui i guizzi ramoniani sono organizzati; si contano, infatti, disposti in rigoroso ordine alfabetico, ben centodieci temi della più svariata natura, che vanno dai più generici e astratti argomenti – per esempio “Amore”, “Dio”, “Filosofia, pensiero, idee”, “Lavoro”, “Morte, nascita”, “Natura”, “Vita” – ad ambiti molto più ristretti e dettagliati, talvolta bizzarri – ad esempio, “Barbieri”, “Biglietti da visita”, “Giudizio Universale”, “Mulini a vento”, “Paracadute”, “Presentimenti”, “Sigari, accendisigari”, “Specchi”, “Starnuti, sbadigli”21. Le greguerías raccolte sotto ogni voce variano numericamente in maniera considerevole: si va dalle duecentocinquantasette greguerías della voce “Bestiario” alle due di “Carceri” o “Profumi, odori” e altre voci, fino addirittura alla singola greguería contenuta nella sezione “Realtà”.

Precisiamo, tuttavia, che le voci dell’indice tematico non sono categorie del tutto chiuse ma temi, scelti sia dal gusto personale di Bufalino sia in base alla frequenza con cui ritornano determinati protagonisti e tematiche – si pensi, tra i tanti, agli animali, ai capi di abbigliamento, alla morte, alla luna e così via –, i cui margini talvolta si confondono: lo dimostra il fatto, ad esempio, che durante lo studio del dattiloscritto abbiamo ritrovato non pochi spostamenti di greguerías da una voce all’altra e talvolta persino qualche ripetizione, poi puntualmente corretta22.

Il dattiloscritto

M’incuriosiva. Chiesi in giro, seppi ch’era stato bibliotecario in una grande città, poi licenziato per un oscuro affare di volumi, chi diceva rubati, chi mutilati con le forbici, incongruamente. Forse più vera questa seconda voce, dal momento che al bar una mattina lo sorpresi in atto di ritagliare con un par di forbici, appunto, brandelli di pagine anche minimi, che incollava insieme poi con lo scotch e insinuava, fra due guaine di cellophane, in uno di quegli album in-folio dove si conservano i progetti degli ingegneri23.

Questo frammento, tratto da L’ingegnere di Babele, è la prima immagine a cui ho pensato non appena ho sfogliato, per la prima volta, le carte preparatorie di Sghiribizzi.

In quei centosettantuno fogli sciolti che compongono la redazione completa, anche se non definitiva, si possono osservare tutte le fasi di un lungo e appassionante lavoro, che non riguarda soltanto la stesura delle greguerìas ma che è tipico di Bufalino: sul retro di fogli di recupero – bozze, recensioni, cataloghi e altro, in cui talvolta si può leggere una data che ci permette di avere un’idea orientativa sul periodo in cui vi lavorò24 -, un susseguirsi di strisce di carta, contenenti una, due o anche più greguerías dattiloscritte, ritagliate e incollate con lo scotch; su queste, che rappresentano le prime versioni della traduzione, correzioni, integrazioni o cancellature a penna nera o blu, raramente rossa, appartenenti alle fasi successive.

Il fascicolo è introdotto da un primo foglio che funge da frontespizio, in cui sono riportati, autografi, il solo nome dell’autore, «Ramón», il primo titolo della raccolta, «Ghiribizzi», senza la «S» iniziale, e un sottotitolo tra parentesi, «(Greguerías)». In allegato all’abbozzo dattiloscritto di Sghiribizzi troviamo tre ipotesi di menabò della copertina, probabilmente inviate dalla casa editrice all’autore perché scegliesse la definitiva per l’edizione a stampa: anche queste recano in stampa il titolo Ghiribizzi, a cui Bufalino aggiunge a penna la «S» iniziale del titolo definitivo. Troviamo inoltre la bozza della Nota introduttiva, con correzioni minime nell’incipit,

Le volte (le parecchie volte) che mi succede di star male e di chiedere a un libro non un ennesimo apporto (contagio) di complice desolazione ma il contagio (inganno) di un’euforia, la mano cerca negli scaffali pagine lievi (liete)25

e un foglio, quasi sicuramente matrice di un fax, contenente un elenco dattiloscritto di trentatré greguerías tradotte e, in basso, autografi, «Più tardi la sesta» e la firma «Gesualdo Bufalino». Abbiamo verificato che le trentatré greguerías inserite in questo fax sono tutte contrassegnate, nei fogli che compongono la stesura di Sghiribizzi, da un simbolo formato da una “O” e una “X” sovrapposte: si tratta quasi sicuramente di una selezione destinata alla redazione del «Messaggero», poiché nove delle trentatré greguerías si ritrovano nell’intervista della giornalista Rita Sala, Cari vecchi maestri della memoria, pubblicata il 16 febbraio del 1995.

Segnaliamo, inoltre, la presenza di numeri, quasi tutti inseriti a macchina, posti all’inizio di buona parte delle greguerías della raccolta, in riferimento alla pagina in cui l’originale spagnolo compare all’interno di Total de greguerías; altri segni di intervento sul dattiloscritto possono essere delle “O”, delle “X” o dei punti interrogativi a fianco di determinate greguerías che servono a richiamare l’attenzione del traduttore, probabilmente al fine di rivederne la traduzione, la posizione all’interno della voce tematica o addirittura la presenza nell’opera finita. Talvolta questi segni sono accompagnati, infatti, da brevissime annotazioni che esplicitano l’intervento, come «Vedi testo», «Sopprimere?», «NO»; oppure dal titolo delle sezioni tematiche in cui spostare eventualmente la greguería in questione.

Da Bluff di parole

Un’altra fase del lavoro è consistita nel confrontare i materiali preparatori delle due raccolte di aforismi di Bufalino con le varianti della traduzione delle greguerías, in modo da mettere a confronto il modus operandi di Bufalino aforista e traduttore. Non avendo trovato materiale preparatorio al Malpensante, ci siamo concentrati sullo studio della seconda silloge, Bluff di parole, tenendo ben presente il fatto che molto probabilmente Bufalino lavorò alla raccolta e scrittura degli aforismi di questo volume quasi nello stesso periodo della traduzione delle greguerías, o almeno a distanza di poco tempo; tuttavia, quello che forse ci meravigliava, prima di studiare le carte, era la strana assenza di greguerias ramoniane tra gli innumerevoli aforismi-citazione contenuti in Bluff di parole, sia perché vi ritroviamo molti temi cari a Bufalino e a Ramón sia perché molte sono le citazioni di Leopardi, Toulet o addirittura Lope de Vega, modelli significativi cui Bufalino, come abbiamo visto, accosta molto spesso lo stesso Gómez de la Serna. In realtà, abbiamo avuto ben presto modo di chiarire i dubbi quando, nell’indice non definitivo della stesura cronologicamente più recente di Bluff di parole, abbiamo ritrovato, nonostante la cancellatura, il progetto di un nono capitolo intitolato Esercizi. Da Ramón Gómez de la Serna. La presenza di questo capitolo e la sua successiva eliminazione fa capire che l’idea di tradurre Ramón nasce probabilmente dalla volontà di inserire le greguerías in una raccolta di aforismi propri26 e di citazioni di nomi significativi all’interno della biblioteca bufaliniana, dedicandogli un posto di rilievo in un intero capitolo; questo progetto iniziale si è poi evoluto in direzione di un lavoro di selezione e traduzione ben più ampio, che si è completamente distaccato da Bluff di parole, libro in cui ad oggi non rimane alcuna traccia di Ramón, per poi sfociare, come sappiamo, nella pubblicazione di Sghiribizzi.

Tra il pubblico e il privato: sulle tracce di Ramón

Se l’indice dattiloscritto di Bluff di parole ha rappresentato un fondamentale punto di partenza nella ricostruzione della genesi di Sghiribizzi, lo è anche, senza dubbio, la già citata intervista rilasciata da Bufalino al «Messaggero», Cari vecchi maestri della memoria, importante perché vi abbiamo ritrovato la prima pubblicazione delle prime nove greguerías tradotte, ma soprattutto perché il traduttore vi annuncia, per la prima volta sulla stampa, la realizzazione e la pubblicazione prossime del volume:

Ho tradotto per Bompiani – uscirà tra un paio di mesi – una parte degli aforismi di Ramón Gómez de la Serna (…), le famose Greguerías. L’originale, in lingua castigliana, edito da Aguilar, è di millecinquecento pagine, mentre io ho operato una scelta, non andremo oltre le trecentocinquanta27.

Bufalino riflette, inoltre, sulla scelta di tradurre il titolo Greguerías: «per pura assonanza l’ho trasformato in un termine come ghiribizzo, adottando il plurale nella forma più antica, desueta: sghiribizzi. Il libro s’intitolerà proprio così: Sghiribizzi. M’è sembrato giusto per aforismi brevissimi, alcuni contratti in un solo rigo»28.

Aggiunge e ammette, infine, riprendendo o anticipando gli stessi termini che ritroveremo nella Nota introduttiva, che

si fosse trattato di un’opera più slogata, più sintatticamente articolata, non avrei osato affrontarne la traduzione, ma gli aforismi di Gómez de la Serna sono guizzi funambolici, brevi, brucianti, imitabili in altro idioma. Alla luce, certo, di una dichiarata congenialità con il mondo e con l’aspirazione dell’autore. Mi hanno consentito il piacere di giocare con la lingua, il divertimento e la scoperta29.

Tuttavia, se in quest’intervista datata febbraio 1995 leggiamo che la pubblicazione è prevista «fra un paio di mesi», così non è per altri cenni, sempre dello stesso anno, presenti nelle interviste Bufalino analizza Bufalino30 del 28 settembre e Fra reale e immaginario31 del 14 novembre, pubblicate entrambe su «La Sicilia», in cui si preannuncia la pubblicazione della traduzione prevista «per l’anno che viene».

Facendo un passo indietro, ritroviamo un riferimento a Ramón anche in un’intervista a Mercedes Monmany del 1989, in cui Bufalino, alla domanda su quali romanzieri spagnoli preferisse, risponde:

Mis grandes amores españoles, más que novelistas, como Ramón del Valle-Inclán, son ensayistas como Ortega y Gasset, y aún más Eugenio d’Ors, que siempre me fascinó. O, si no, escritores aforísticos como Gómez de la Serna, que me gusta mucho y que yo leí en las traducciones que se hicieron entre el año 29 y el 35 ó 36, una época en la que se editaron bastantes cosas españolas32.

Mercedes Monmany, studiosa, saggista e critica spagnola, conobbe Bufalino assieme al marito, lo scrittore César Antonio Molina, ministro della cultura in Spagna tra il 2007 e il 2009, alla fine degli anni Ottanta: ne derivò una cordiale corrispondenza che si nutriva di suggerimenti di lettura e di rapidi resoconti di lavoro. All’incontro con Bufalino lo scrittore spagnolo dedicò alcune pagine della sua opera Regresar a donde no estuvimos: memorias de ficción33, attraverso un interessante racconto della sua figura pubblica e privata, accompagnato da una lettura in parallelo dei suoi scritti e delle sue tante e svariate letture; tuttavia, il riferimento a Ramón che interessa maggiormente non si trova in questo libro, nel quale comunque si legge che Bufalino «se sabía de memoria (…) decenas de greguerías de Ramón Gómez de la Serna»34. Difatti, nella breve corrispondenza che il comisano ebbe con la giovane critica letteraria spagnola abbiamo ritrovato una cartolina, spedita da Madrid e datata 27 febbraio 1994, in cui si legge: «Caro Signor Bufalino, tante grazie per la Sua lettera e siamo contenti di quello che ci dice di Ramón (in Spagna diciamo sempre così: “Ramón”)».

Invano abbiamo tentato di contattare la Biblioteca Provinciale La Coruña, a cui la coppia ha donato il proprio patrimonio letterario35, ai fini di recuperare la lettera in cui Bufalino avrà sicuramente parlato del suo progetto di realizzare il volume Sghiribizzi.

Dal dattiloscritto a Sghiribizzi

Nella nostra ricerca di tracce e testimonianze che aiutassero a ricostruire la storia editoriale di Sghiribizzi è risultato vano anche il tentativo di recuperare dall’archivio della casa editrice Bompiani eventuali documenti che attestassero date e progetti inerenti alla nascita del volume; tuttavia, grazie al prezioso aiuto della studiosa Giulia Cacciatore36, che ha avuto modo di visitare e consultare l’archivio, abbiamo saputo che sono conservati tre documenti: il contratto firmato dalle parti e datato 17 gennaio 1994 – secondo la Cacciatore la firma sarebbe avvenuta a traduzione già completata, poiché il dattiloscritto risulta già consegnato –, una lettera o fax del 13 febbraio 1995 indirizzata a Elisabetta Sgarbi e una seconda del 17 febbraio 1995 a Silvia Fabbri, entrambe contenenti le correzioni da apportare alle bozze.

Stando quindi a tutte le testimonianze che abbiamo raccolto, dobbiamo dedurre che l’idea di tradurre e pubblicare una selezione di greguerías sia nata parallelamente alla raccolta degli aforismi in Bluff di parole, quasi sicuramente tra il 1992 e il 1993; sviluppatosi, poi, come progetto indipendente nell’arco dell’intero anno 1993 e di buona parte del 1994 – circostanza attestata, come abbiamo visto, dalle date riportate sul retro dei fogli che compongono il dattiloscritto da noi studiato, tutte coincidenti o precedenti il 1993 –, il volume risulterebbe già pronto per la stampa già alla fine del 1994 o agli inizi del 1995 – così come risulta dalle dichiarazioni nelle interviste, dalle lettere con le ultime correzioni inviate alla Bompiani e dalla data riportata nella Nota introduttiva a Sghiribizzi: 1995.

Tuttavia, nonostante tutte le dichiarazioni facessero pensare a un’imminente pubblicazione, il volume fu pubblicato postumo, nel gennaio del 1997, con un ritardo di ben due anni: non possiamo sapere con certezza quali siano stati i motivi di tale ritardo, ma c’è sicuramente da pensare a una maggiore attenzione della casa editrice nei confronti dell’imminente pubblicazione del romanzo Tommaso e il fotografo cieco, edito nell’aprile del 1996, o addirittura al timore di un’eventuale indifferenza del pubblico per un’opera che, pur tradotta da Gesualdo Bufalino, poteva non rappresentare altro che una raccolta di bizzarri aforismi scritti da un altrettanto bizzarro autore straniero ormai poco noto.

Tratte le nostre conclusioni circa la storia editoriale di Sghiribizzi e prima di passare all’analisi delle varianti, esprimiamo alcune osservazioni sulle differenze tra il dattiloscritto e il volume a stampa. Premettendo che non risulta conservata, né all’interno del Fondo Bufalino né nell’archivio Bompiani, alcuna definitiva bozza di stampa con cui poter confrontare un’effettiva evoluzione dal primo al secondo testo, abbiamo rinvenuto nel dattiloscritto numerose differenze che attestano che non si tratta sicuramente della stesura definitiva. Numerose sono, infatti, le greguerías contenute nel dattiloscritto che non compaiono in Sghiribizzi e, viceversa, notiamo alcune greguerías nel volume a stampa di cui non vi è traccia nel dattiloscritto oppure che ritroviamo in sezioni differenti ma che non sempre presentano indicazioni di spostamento.

I suddetti spostamenti riguardano, comunque, voci tematiche affini, tra cui viaggiano greguerías che non si basano su un unico e definito argomento. Ad esempio, due voci affini che contemplano questo tipo di cambiamenti sono “Leggere, scrivere, parlare” e “Libri”, tant’è che in un foglio del dattiloscritto contenente le greguerías di quest’ultima voce leggiamo l’annotazione «Dalla voce precedente Leggere ecc ricavare schede su Libri»; infatti, in “Libri” di Sghiribizzi si legge un nutrito gruppo di greguerías – tra cui «Quando su un libro rimane l’impronta d’una tazza di caffè vuol dire ch’esso è entrato nella nostra intimità: quel segno rotondo è il visto che si applica alla frontiera sul passaporto»37 e «La posizione più scomoda per un libro è di restare spampanato e a faccia in giù sul bracciolo d’una sedia»38 – che nel dattiloscritto fanno parte di “Leggere, scrivere, parlare”. Simili spostamenti avvengono anche tra i gruppi tematici affini “Alberghi, ristoranti, caffè” e “Magiare e bere”, “Piramidi, sfingi” e “Statue, obelischi”.

Altri spostamenti, invece, permettono di avanzare alcune ipotesi sulle diverse fasi elaborative: ad esempio, in “Mulini a vento” di Sghiribizzi leggiamo la greguería «E se si scoprisse alla fine che i mulini non era mulini ma veramente giganti?»39, che nel dattiloscritto troviamo in “Realtà” ma che prevedeva uno spostamento, come indicato da un’annotazione, alla voce “Menzogna, verità”, il che può significare probabilmente che la voce “Mulini a vento”, composta da due sole greguerías, sia stata inserita in un secondo momento.

Segnaliamo, inoltre, la presenza in Sghiribizzi di alcune greguerías che non abbiamo ritrovato in nessuna voce del dattiloscritto, a dimostrazione del fatto che la stesura da noi studiata non è quella definitiva ma è esistita una successiva bozza di stampa più ampia e completa che a quanto pare è andata perduta; tra queste greguerías aggiunte segnaliamo, ad esempio, «Le prime gocciole del temporale scendono a bassa quota per vedere se c’è terra per atterrare»40, «Necropoli: ultima stazione della Metropolitana»41, «Un gatto in una vetrina vuota: cambio d’esercizio»42 e così via.

Più numerose sono, invece, le greguerías tradotte che in un primo momento entrano a far parte della raccolta ma che successivamente vengono del tutto cancellate; vi sono, però, anche alcune greguerías nel dattiloscritto accanto alle quali Bufalino annota «Sopprimere» – anche abbreviato «Soppr.» – o un «NO», probabilmente segno dell’intenzione di eliminarle, per poi invece ripensarci e mantenerle. Non ritroviamo un vero e proprio progetto che stia alla base delle cancellazioni, anche se non mancano i casi in cui egli prevede di eliminare, ma non elimina, tre o più greguerías dalla stessa sezione tematica, come ad esempio in “Arredi” o in “Donna” – con addirittura sette «NO» nelle sue nove pagine di greguerías –, probabilmente al fine di ridurre l’ampia selezione dedicata alle greguerías su un determinato tema.

Tra le tante greguerías completamente eliminate da Sghiribizzi, talvolta cancellate nel dattiloscritto da un lungo tratto ondulato a penna, segnaliamo «Consiglio superfilosofico: fatti una fotografia e se riesce vuol dire che esisti»43 in “Filosofia, pensiero, idee”; «Il violino ha bisogno del suo archetto come un cieco del bastone»44, «Do, re, mi, fa, sol, la, si… Manca il “no” fra le note» e «Sbagliato: non può esserci un sì senza un no»45 in “Musica, musicanti, strumenti”. Non sono chiari, ovviamente, i motivi di tali soppressioni; non abbiamo ritrovato puntualmente greguerías molto simili o ripetitive che giustificassero un’eventuale cernita; per cui, non ci resta che ipotizzare una decisione dettata dal gusto personale del traduttore, che elimina alcune greguerías che in un secondo momento trova forse poco argute o evocative rispetto alle altre che, invece, ha apprezzato e scelto di inserire in maniera definitiva nella raccolta.

Durante lo studio del dattiloscritto abbiamo ritrovato anche due greguerías che erano state coperte, e quindi eliminate, da altre su striscioline di carta che Bufalino vi attaccò sopra: con un po’ di cautela, senza rischiare di rovinare il documento, abbiamo letto «D’accordo, il menù dice “piatto del giorno”, ma di che giorno?» sotto la greguería «Sempre ci mancherà, per completare la cura, quella pillola che ci è cascata e si è persa sotto il tavolo»46 – ovviamente si tratta di una greguería fuori posto, ritrovata in “Malattia, medici, medicine” ma sicuramente destinata alla sezione “Alberghi, ristoranti, caffè”, in cui tuttavia non vi è traccia di essa –; mentre la seconda, «I lancieri sono la cancellata che protegge l’esercito», viene coperta da un’altra greguería che presenta addirittura gli stessi soggetti, «Un’alta cancellata ci parrà sempre un reggimento di lancieri incantati da un incantatore»47, per cui la soppressione è dettata dalla scelta di evitare due greguerías simili, preferendo la seconda alla prima.

Per finire, non possiamo non menzionare il ritrovamento nel dattiloscritto persino di un’intera voce tematica completamente scomparsa in Sghiribizzi: si tratta di “Amicizia”, inserita tra “Alfabeto” e “Amore”, contenente le due greguerías «Datemi un amico e solleverò il mondo» e «L’amico che muore per primo muore due volte, poiché morirà una seconda volta quando morirà l’altro».

Sghiribizzi in fieri: uno studio delle varianti

Avendo già illustrato i cambiamenti che riguardano la struttura e il percorso costitutivo dell’intera raccolta, dal dattiloscritto a Sghiribizzi, passiamo adesso ad illustrare in dettaglio le varianti48 più significative che riguardano le singole greguerías e i loro aspetti morfologici, lessicali e sintattici49. Precisiamo, inoltre, che molte greguerías presentano allo stesso tempo più tipologie di varianti: quindi, pur rappresentando per intero i vari cambiamenti, le commenteremo nella sezione della tipologia di variante che ci sembra più significativa.

Varianti immediate

La prima tipologia di variante da rilevare, anche dal punto di vista cronologico, è quella immediata – che rappresenteremo linearmente con il termine soppresso barrato e la correzione a seguire –, riconosciuta prontamente nel dattiloscritto poiché prevede la cancellazione di una parola o di un segmento tramite la sovrascrittura di x consecutive e la successiva stesura della correzione sulla stessa riga a destra.

Da un lato, ritroviamo varianti immediate riguardanti scelte lessicali che in un primo momento sembrano esprimere la volontà di seguire letteralmente il testo originale spagnolo, ma che poi si orientano verso sinonimi o differenti sfumature semantiche della lingua italiana, al fine soprattutto di chiarirne le eventuali ambiguità. Riportiamo come esempi le seguenti greguerías:

La nostra cravatta aderisce alle concorda con le nostre opinioni50.

Nuestra corbata se adhiere a nuestras opiniones. (p. 1065)

in cui la scelta di utilizzare il verbo “concordare” alza il tasso di letterarietà e conferisce al soggetto un maggiore coinvolgimento attivo nell’azione rispetto ad “aderire”;

I giovani son fatti dello stesso materiale dei vecchi. Non dimenticarlo Ricordiamocene51.

Los jóvenes se hacen del mismo material de los viejos. No olvidarlo. (p. 1207)

in cui si passa dall’imperativo negativo di “dimenticare”, rivolto a un tu lettore universale, alla forma esortativa positiva del verbo contrario “ricordare”, coniugato con un noi che ingloba anche colui che lo pronuncia.

Dall’altro lato, invece, ritroviamo casi in cui la variante immediata serve a ristabilire una certa letterarietà della traduzione, qualora la prima scelta si allontani in qualche modo dal testo d’origine; com’era prevedibile, gli esempi trovati sono in minor numero ma prevedono tutti la riproposizione del verbo originale che in un primo momento era stato abbandonato:

Nel garbuglio (ghirigoro) che un uccello traccia volando si scorge vede già che ha nel cuore il colpo della morte52.

En el garabato que hace el ave volando se ve que lleva ya en el corazón el tiro de la muerte. (p. 1155)

Vi si abbandona la scelta di “scorgere”, dal più alto tasso poetico, per riproporre il più generico “vedere”, equilibrando comunque la perdita con la scelta di sostituire “garbuglio” col più elegante “ghirigoro”;

Nei ristoranti, è risaputo si sa, se chiedi una pera ti portano una mela53.

En los restaurantes, ya se sabe, se piden peras y traen manzanas. (p. 552)

in cui si abbandona un inciso nominale più formale per riproporre l’impersonale ma rapido “si sa”, che gioca sia col ritmo che con l’allitterazione.

Varianti per aggiunta

Tra parentesi quadre rappresentiamo la prima modalità di varianti tardive, realizzate cioè in un secondo momento, in maniera autografa, rispetto alla stesura dattilografica, che è presente in rari casi in cui si vuole rafforzare un concetto o un’immagine:

Come i gioielli (in vetrina) desiderano passare dalle scollature nere dei manichini alle scollature bianche di vera carne!54.

¡Cómo desean las joyas pasar de los descotes negros de los escaparates a los descotes blancos de la carne! (p. 873)

in cui viene recuperato il luogo, subito dopo il soggetto, dato che, nel primo momento traduttivo, l’elemento de los escaparates – ‘dalle vetrine’ – era stato reso con ‘dei manichini’, mancanti nell’originale;

Quando L’occasione in cui il negoziante mette più in mostra la sua bravura eccellenza è nell’ora di chiusura, quando fa abbassare la saracinesca e rimane in gabbia (a tu per tu) col cliente ignoto55.

Cuando el tendero revela lo valiente que es, es cuando a última hora manda bajar el cierre y se queda en la jaula con el parroquiano desconocido. (p. 397)

in cui l’aggiunta della locuzione serve a rafforzare quella sfumatura di intimità, tra il negoziante e il cliente, che forse si perde, a mio parere, traducendo la parola polisemica parroquiano con ‘cliente’: difatti, il termine significa sia ‘cliente’ sia ‘parrocchiano’ e se ne potrebbe inferire la stessa intimità che si ha, “a tu per tu” appunto, tra il fedele e il confessore.

Varianti per soppressione

Al contrario della tipologia per aggiunta, le varianti per soppressione servono a eliminare un elemento che può sembrare superfluo; abbiamo trovato ben pochi esempi anche per questa tipologia e li rappresenteremo barrando il termine soppresso:

Che fastidio, nelle medicine(,) nelle cui (le) istruzioni per l’uso dove veniamo definiti “adulti”!56.

Son molestas las medicinas en cuyo prospecto nos llaman “adultos”. (p. 320)

in cui notiamo – oltre alle varianti per sostituzione volte a eliminare la ripetizione della preposizione “nelle” – la soppressione di «per l’uso», elemento non necessario alla comprensione. Sottolineiamo anche la scelta di abbassare il livello di letterarietà dell’originale – dato dalla posposizione del soggetto medicinas a cui si associa l’aggettivo molestas, che più si addice a esseri animati – traducendo con una più informale esclamazione.

Perché corrono tanto e dove vanno così di fretta tante auto? Tutte vanno al medesimo nulla57.

¿Por qué corren tanto y a qué van tan de prisa tantos autos? Todos van a lo mismo: a nada. (p. 1128)

in cui si elide il verbo della risposta poiché è già presente nella domanda; interessante, e stilisticamente riconoscibile come bufaliniana, anche la scelta di attribuire a «nulla» l’aggettivo “medesimo”, che nell’originale era sostantivato dall’articolo lo, col significato di ‘la stessa o medesima cosa’.

Varianti per permutazione

Di questa tipologia di varianti, volte al cambiamento sintattico degli elementi della frase, al fine di conferire un differente ritmo o, talvolta, di adottare una struttura che ponga in rilievo un determinato elemento, abbiamo trovato ben pochi esempi significativi che si affidassero unicamente a questa tipologia di inserimento – che rappresenteremo in colonna, disponendo di seguito la prima greguería tradotta tra parentesi quadre e a capo la greguería definitiva –; come vedremo in seguito, la permutazione è accompagnata il più delle volte da altri tipi di varianti, soprattutto quelle per sostituzione, in sghiribizzi dalla tormentata genesi. Ci accontentiamo, quindi, di proporre al momento soltanto i seguenti esempi:

(Era così scrupoloso quel boia che disinfettava la ghigliottina prima di decapitare la vittima.)

Quel boia era così scrupoloso che disinfettava la ghigliottina prima di decapitare la vittima58.

Era tan pulcro aquel verdugo, que desinfectaba la guillotina antes de cortar la cabeza a la víctima. (p. 339)

in cui, dall’incipit “Era tan + aggettivo”, tipico nelle greguerías di struttura consecutiva, si passa alla più ordinata, ma forse meno efficace, struttura “soggetto + predicato”; si evidenzia, inoltre, la scelta di rendere con il singolo verbo corrispondente, ‘decapitare’, l’espressione «cortar la cabeza»e di dare a «pulcro» – ‘pulito, lindo, impeccabile’ – la sfumatura di una maggiore sensibilità e coinvolgimento, anche morale, con l’aggettivo “scrupoloso”.

(Sono tanti i surrogati fra i cibi che mangiamo che un giorno arriveremo a non essere più noi stessi ma un surrogato di noi.)

Fra i cibi che mangiamo i surrogati sono tanti che un giorno arriveremo a non essere più noi stessi ma un surrogato di noi59.

Muchas cosas de las que comemos están hechas con sustitutivos, y así llegaremos a no ser nosotros mismos, sino un sustituto de nosotros mismos. (p. 1297)

si passa da una struttura che prevedeva la posposizione del soggetto dopo il predicato nominale iniziale, seguiti dalla costruzione partitiva e quindi dalla subordinata consecutiva – optando per l’ipotassi, nonostante nell’originale la consecutività fosse riservata unicamente all’elemento «así» dopo la congiunzione coordinante –, a un’altra in cui si rispetta l’ordine più lineare “(soggetto + predicato nominale) + subordinata consecutiva”: una scelta che comunque sembra piuttosto atipica in Bufalino, amante delle inversioni sintattiche molto più di Ramón.

Varianti per sostituzione

Di gran lunga più numerose e soprattutto significative le varianti per sostituzione, che rappresenteremo sottolineando il segmento sostituito e inserendo tra parentesi quadre, a capo in corrispondenza o di seguito sul rigo a seconda della lunghezza della greguería, la singola correzione o eventualmente gli strati successivi.

Tra le greguerías che prevedono varianti che riavvicinano lo sghiribizzo a una maggiore fedeltà al testo di partenza, segnaliamo, come esempio,

Di fronte agli ignari un artista è cosciente di quanto (sa che) la sua arte sia (è) inutile: come un barbiere che taglia i capelli a un cieco60.

El artista antes los ignaros sabe que es inútil su arte, como el peluquero cuando corta el pelo a un ciego. (p. 944)

in cui il traduttore rinuncia a una prima scelta più letteraria e opta per il verbo ‘sa’, corrispondente allo spagnolo «sabe».

Tra le greguerías che, invece, prevedono cambiamenti che allontanano la traduzione dall’originale, sebbene non in maniera eccessiva, segnaliamo come esempio:

Domenica: un cane che corre dietro un sasso una pietra tirata (all’inseguimento d’un sasso)61.

Domingo: perro corriendo detrás de una piedra lanzada. (p. 335)

in cui notiamo innanzitutto una variante immediata, la rinuncia alla prima scelta, «sasso», per «pietra», etimologicamente identica allo spagnolo «piedra»: la sostituzione consiste nel rinunciare a una prima traduzione letterale per la più elegante espressione «all’inseguimento d’un sasso», in cui ricompare il termine che in precedenza era stato scartato;

Le stelle sono hanno la luce (risplendono) però sono cieche62.

Las estrellas tienen luz, pero están ciegas. (p. 1155)

in cui un letterale ‘hanno la luce’ lascia il posto al verbo «risplendono», dai toni molto più poetici.

In alcuni casi, infine, la sostituzione riguarda sghiribizzi in cui abbondano varianti che esprimono una travagliata ma interessante ricerca del termine all’interno di una notevole varietà lessicale, con un acquisto di espressività in italiano, come i

Il fruttaiolo sopporta male che le signore mungano (smanaccino) la sua frutta, come fossero trombette d’auto63.

Il fruttaiolo sopporta di mala grazia che le signore stropiccino la frutta, come se smanacciassero una tromba d’automobile64.

Al frutero le molesta mucho que las señoras le aprieten las frutas como si fuesen bocinas de auto.(p. 896)

Gli Sghiribizzi più tormentati

Sfogliare il dattiloscritto ci dà la conferma di come il lavoro del traduttore non sia sempre tranquillo e lineare; talvolta anche Bufalino ha sentito l’esigenza di tornare indietro sui suoi passi per rivedere, cancellare, ripensare, modificare alcuni passaggi delle greguerías scelte e tradotte. Tuttavia, alcuni Sghiribizzi più di altri presentano più ricche modifiche o addirittura diverse fasi elaborative, che si evincono dagli strati di varianti apportati con un differente colore d’inchiostro.

Riportiamo due tra i più significativi esempi trovati, valutando il rapporto delle varianti sia con il testo originale sia con lo stile bufaliniano.

(Un paesaggio nevoso è vestito di stretta etichetta.)

Un paesaggio vestito di neve è un abito d’etichetta65.

El paisaje nevado está vestido de estricta etiqueta. (p. 1203)

Per la traduzione di questa poetica greguería vediamo che si passa da una prima versione del tutto letterale – a parte l’articolo che diventa indeterminativo – a una seconda in cui l’aggettivo “nevoso” viene parafrasato con ‘vestito di neve’, immagine che viene quindi ripresa con l’inserimento del sostantivo «abito», dello stesso campo semantico dell’aggettivo; con questa scelta, che mantiene pur sempre il predicato nominale, si passa dall’interpretazione secondo cui la neve funge da elegante abito del paesaggio a un’altra che fa diventare abito l’intero paesaggio ricoperto di neve. La definizione «de estricta etiqueta»– che in spagnolo, così come in italiano, si attribuisce a un capo di abbigliamento adeguato a una cerimonia solenne – perde nella traduzione finale l’aggettivo «estricta», ‘rigorosa’, che comunque non è portatore di implicazioni semantiche indispensabili. Per cui, pur mantenendo la letterarietà dell’immagine, le varianti apportate fanno perdere la personificazione del paesaggio che si veste elegantemente di neve e si orientano verso la metafora del paesaggio innevato, visto come abito da cerimonia senza un soggetto che lo indossi. Questo cambiamento si potrebbe spiegare con la scelta, da parte di Bufalino, di evitare la personificazione, figura retorica ampiamente utilizzata da Ramón nelle sue greguerías ma piuttosto rara nell’opera bufaliniana.

  1. Non siamo nulla: è terribile, è irrimediabile che ci si guasti uno dei fermagli delle bretelle66.
  2. Non siamo nulla: è terribile, è irrimediabile se si guasta uno dei fermagli delle bretelle.
  3. Non siamo nulla: pensate alla catastrofe che è il guasto d’un fermaglio delle bretelle!
  4. Non siamo nulla: pensate alla catastrofe che rappresenta il guasto d’un fermaglio delle bretelle!67

No somos nada. Es terrible e irreparable que se le descomponga a los tirantes uno de sus broches. (p. 1135)

È di certo lo sghiribizzo con il maggior numero di strati di varianti: parte anch’esso da una prima traduzione letterale in cui si ripropongono i due aggettivi del predicato nominale, nonostante le scelte di spezzare il binomio inserendo una seconda copula, che funge così da elemento anaforico, e di posticipare il complemento indiretto «a los tirantes» che diventa così un elemento di specificazione del partitivo; da apprezzare anche l’inserimento del pronome indiretto «ci», che richiama la prima persona plurale del primo verbo. Valutando l’evoluzione, notiamo subito il mantenimento costante della prima espressione «Non siamo nulla», traduzione impeccabile di «No somos nada», a cui però seguono i due punti esplicativi invece del punto fermo – e, considerando il largo uso che fa Ramón dei due punti nelle greguerías, la scelta di Bufalino sembra anche ristabilire una certa continuità. Nella seconda fase si passa da una subordinata soggettiva a una struttura ipotetica, che esprime quindi una sfumatura di possibilità; nella terza fase, invece, rileviamo i cambiamenti più significativi, poiché scompaiono i due predicati nominali, i cui aggettivi vengono assorbiti dal sostantivo «catastrofe», viene introdotto un imperativo esortativo che rende partecipi dell’osservazione anche i lettori, e dal verbo “guastare” della subordinata ipotetica si passa al sostantivo «guasto», seguito dal complemento di specificazione in cui si ritrova il termine al singolare «un fermaglio», con la rinuncia in questo modo alla struttura partitiva. L’ultimo cambiamento, invece, prevede il passaggio del verbo della subordinata relativa da «essere» a «rappresentare», volto forse ad attenuare l’iperbole che si crea tra il termine «catastrofe» e la banalità dell’avvenimento.

Conclusioni

Si è tentato di mettere in luce, senza ancora entrare nel merito dell’attività traduttiva, il percorso intrapreso da Gesualdo Bufalino e i motivi che lo hanno spinto, nonostante la conoscenza di un «magro spagnolo», ad avviare un così complesso lavoro di selezione e traduzione di greguerías.

Un percorso lungo e travagliato, ricco di continue modifiche e ripensamenti che altro non fanno che rendere l’opera viva e pulsante e alimentare il sogno o utopia dell’«opus infinitum da correggere fino alla morte»68. Difatti, come abbiamo visto per Sghiribizzi ma come accade anche per la gestazione di ogni sua opera, le sue tormentate carte svelano un assiduo e appassionato lavoro di correzioni e revisioni, un vero e proprio culto delle varianti che si susseguono come respiri vitali.

Per me un’opera può solo dirsi veramente viva se, e finché è, inedita, mobile, trasmutabile ad limitum come la vita. La pubblicazione è viceversa una specie di funerale, la consegna a una lapide69.

Agli occhi dello scrittore, quindi, l’opera assume le fattezze di un essere vivente da nutrire, giorno per giorno, «da visitare (…) per cambiare una parola, come si cambiano i fiori in un vaso»70.

Il gusto delle varianti, di conseguenza, non può che intensificarsi quando lo scrittore veste i panni del traduttore: il passaggio del testo dalla lingua di partenza alla lingua di arrivo prevede, per tacito statuto, un susseguirsi di sinonimi, scelte sintattiche e ritmiche, di varianti stilistiche che non può non coinvolgere e appassionare il traduttore Bufalino e la sua utopia di opus infinitum, intensificando il suo possesso del testo e delle sue innumerevoli combinazioni.

Varianti: non rifiutarne nessuna, ma recitarsele insieme, raddoppiando il testo e l’estasi di dominarlo. Un testo multiplo è più vero d’ogni perfezione finale71.

  1. Ramón Gómez de la Serna, Total de greguerías, Madrid, Aguilar, 1955.
  2. R. Gómez de la Serna, Sghiribizzi, scelta e traduzione di Gesualdo Bufalino, Milano, Bompiani, 1997.
  3. Ringrazio il professor Nunzio Zago, Direttore scientifico della Fondazione Bufalino, per l’autorizzazione ad accedere alle carte, e il bibliotecario, il dottor Giovanni Iemulo, per la disponibilità, i preziosi consigli e il sostegno che non mi ha fatto mai mancare.
  4. Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, Milano, Bompiani, 1994, poi in Id., Opere 1989-1996, a cura di Francesca Caputo, Milano, Bompiani, 2007, p. 924.
  5. Lo chiameremo solo Ramón, così come lo ricordano i critici e come egli stesso si firmava.
  6. Nunzio Zago sottolinea che Bufalino scrive «Sierna» per “Serna” e lo definirà in seguito «un piccolo, commovente inciampo da neofita» (N. Zago, Bufalino e la traduzione, in Bufalino narratore fra cinema, musica, traduzione, a cura di N. Zago, «Quaderni della Fondazione Gesualdo Bufalino», 1, 2002, p. 95).
  7. A. Romanò, G. Bufalino, Carteggio di gioventù (1943-1950), a cura di N. Zago, Valverde, Il Girasole, 1994, p. 76.
  8. Le piccole cose della vita, la grande tavolozza di colori con cui Ramón dipinge le infinite combinazioni delle sue greguerías. L’attenzione e il culto di Ramón nei confronti della quotidianità, la meraviglia con cui svela i segreti che si nascondono dietro l’apparente superficialità dei gesti o l’inutilità di alcuni oggetti e animali, la sicurezza con cui penetra la “mente” delle cose fanno parte di un modus videndi che appartiene all’innocenza e alla spensieratezza dell’infanzia, in cui l’adulto Ramón si rifugerà sino alla fine per sfuggire alle inquietudini esistenziali che incombono su tutta la sua opera.
  9. «Rosea, lieta; le graziose spalle nude sotto uno scialletto di ciniglia; un minimo solco d’ombra a segnare l’acerbo imbocco dei seni…»: G. Bufalino, Argo il cieco, in Id., Opere 1981-1988, a cura di Maria Corti e Francesca Caputo, Milano, Bompiani, 1992, p. 353. Nella vasta opera di Ramón si contano diversi esempi di novela sentimental, il cui titolo più famoso è sicuramente Senos (Madrid, Casa Editorial Imprenta Latina, 1917). La critica è concorde, in relazione a questi romanzi, nel riconoscere Ramón come uno dei primi autori spagnoli della sua generazione ad elevare l’erotismo a un alto livello letterario e artistico (cfr. Ricardo Cardona, Introducción, in R. Gómez de la Serna, Greguerías, Madrid, Catedra, 2011, p. 13).
  10. G. Bufalino, L’uomo invaso e altri racconti, in Id., Opere 1981-1988, cit., p. 467.
  11. Ivi, p. 469.
  12. Disparates è il titolo di una serie di acqueforti realizzate da Goya in cui vengono raffigurate visioni oniriche, grottesche e notturne, cariche di violenza e sesso. Lo stesso Ramón Gómez de la Serna fu il primo a collocare le immagini e i temi raffigurati in queste stampe sulla scia di una tradizione folkloristica e carnevalesca; ma è anche il nome di una delle forme brevi praticate da Ramón assieme alle più celebri greguerías: raccolti per la prima volta nel volume Disparates (Madrid, Calpe, 1921), i disparates, che possiamo tradurre in italiano con ‘spropositi’, vengono spesso accostati ai caprichos, anche dallo stesso Ramón, che li ingloba nel volume Caprichos (Barcellona, Editorial AHR, 1956); quindi, probabilmente sono stati conosciuti da Bufalino nella traduzione italiana Capricci, edita da Tirrena nel 1930.
  13. G. Bufalino, L’uomo invaso e altri racconti, cit., p. 468.
  14. Ricordiamo che proprio Baudelaire fu il protagonista della prima esperienza di Bufalino traduttore, con un tentativo di retroversione da un’edizione italiana dei Fiori del male all’originale lingua francese, spesso raccontata da Bufalino non senza un certo imbarazzo; la stessa opera verrà in seguito tradotta, stavolta dal francese all’italiano, e pubblicata negli «Oscar» (Milano, Mondadori, 1983).
  15. S. Petrignani, Bilancio di tristezze, in Note ai testi, in G. Bufalino, Opere 1981-1988, cit., p. 1387.
  16. R. Gómez de la Serna, Greguerías, a cura di Ricardo Cardona, Madrid, Cátedra, 1988.
  17. R. Gómez de la Serna, Total de greguerías, Madrid, Aguilar, 1955.
  18. A tal proposito, segnaliamo la presenza, tra i libri conservati presso la Fondazione Bufalino, del Dizionario fraseologico completo: italiano-spagnolo e spagnolo-italiano di Sebastian Carbonell (Milano, Hoepli, 1990).
  19. Cfr. il sito internet ufficiale della Fondazione Carlo e Marise Bo: http://www.fondazionebo.it.
  20. L’unico studio su Sghiribizzi è il saggio di Anita Fabiani Dalla seduzione di lettura alla traduzione: Bufalino e gli “sghiribizzi” di Ramón Gómez de la Serna (d’ora in avanti si abbrevierà Dalla seduzione di lettura alla traduzione…), in Bufalino narratore fra cinema, musica, traduzione, op. cit., pp. 109-22.
  21. Prima di Bufalino, Richard Jackson aveva classificato per temi una selezione di greguerías in un’appendice alla sua tesi, The “Greguería” of Ramón Gómez de la Serna: a study of genesis, composition and significance of a new literary genre, cit., scegliendo i seguenti: “Razas o grupos étnicos”, “Letras y números”, “Mujeres y niños”, “La luna”, “Las estrellas”, “Dios”, “El sol”, “Insectos”, “Ascensores”, “El ombligo”, “Estatuas”, “Besos”, “Humo”, “Queso”, “Calaveras, huesos y esqueletos”, “Ríos y puentes”, “Elefantes”, “Gatos”, “Monos”, “Cisnes”, “Paraguas”, “Automóviles, bicicletas y motocicletas”, “Corridas de toros”, “La vida y la muerte”, “Relojes”. Sapendo per certo che Bufalino conobbe questa suddivisione, avendola letta nell’introduzione di Rodolfo Cardona alle Greguerías edite da Catedra, non escludiamo quindi una possibile influenza nella scelta di alcuni temi.
  22. Solo una volta viene riportata anche nell’edizione a stampa una greguería ripetuta due volte all’interno della medesima affollata voce Bestiario: «Il pipistrello è fatto di fil di ferro e di pelle di topo» (Sghiribizzi, cit., pp. 53 e 72).
  23. G. Bufalino, L’uomo invaso e altri racconti, cit., p. 468.
  24. Il foglio n. 78, ad esempio, reca sul retro la data “marzo 1993”, anno che tornerà in altri quattro fogli e che permette di collocare la fase conclusiva dell’ultima stesura proprio in un arco temporale orientativamente compreso tra il 1993 e la fine del 1994.
  25. G. Bufalino, Nota a Sghiribizzi, cit., p. 5. Sottolineiamo i termini della prima stesura che verranno sostituiti, nella versione definitiva, da quelli inseriti tra parentesi quadre.
  26. Un altro capitolo soppresso, ad esempio, era intitolato Repetita e prevedeva la riproposta di aforismi già inseriti nei suoi romanzi precedenti e qui divisi in una sezione a) In margine a una Filotea e in una sezione b) Aspettando il turno in un’anticamera, rispettivamente tratti da Diceria dell’untore (Palermo, Sellerio, 1981) e da Calende greche (Milano, Bompiani, 1992).
  27. Rita Sala, Cari vecchi maestri della memoria, op. cit.
  28. Ibidem.
  29. Ibidem.
  30. F. Guerrera, Bufalino analizza Bufalino, in «La Sicilia», 28 settembre 1995.
  31. G. Bonina, Fra reale e immaginario, in «La Sicilia», 14 novembre 1995.
  32. «I miei grandi amori spagnoli, più che romanzieri, come Ramón del Valle-Inclán, sono saggisti come Ortega y Gasset, e ancora di più Eugenio d’Ors, che mi ha sempre affascinato. O altrimenti, scrittori aforistici come Gómez de la Serna, che mi piace molto e che lessi nelle traduzioni che si fecero tra il 29 e il 35 o 36, un’epoca in cui si pubblicarono considerevoli cose spagnole»: M. Monmay, Bufalino: ser siciliano es un lujo, pero también un luto, in «Diario 16», 16 novembre 1989, p. V.)
  33. «Conosceva a memoria (…) decine di greguerías di Ramón Gómez de la Serna»: C. A. Molina, Regresar a donde no estuvimos: memorias de ficción, Barcellona, Península, 2003, pp. 179-82.
  34. Ivi, p. 184.
  35. Cfr. http://www.lavozdegalicia.es/coruna/2010/10/15/00031287158057216963866.htm
  36. Ringrazio Giulia Cacciatore anche per i preziosi consigli che mi ha dato durante le nostre giornate di ricerca presso la Fondazione Gesualdo Bufalino di Comiso: essendosi occupata prima di me di manoscritti e dattiloscritti di Bufalino, mi ha fornito vari suggerimenti di natura filologica riguardo al modo in cui interpretare e leggere il materiale che ho consultato per la mia ricerca.
  37. G. Bufalino, Sghiribizzi, cit., p. 154.
  38. Ibidem.
  39. Ivi, p. 213.
  40. Ivi, p. 131.
  41. Ivi, p. 212.
  42. Ivi, p. 224.
  43. Ivi, p. 116.
  44. Tra la quarta e la quinta greguería di p. 214.
  45. Entrambe tra la sesta e la settima greguería di p. 217.
  46. Ivi, p. 178.
  47. Ivi, p. 144.
  48. Classificheremo le varianti seguendo le categorie proposte da Alfredo Stussi (Introduzione agli studi di filologia italiana, Bologna, Il Mulino, 1994).
  49. D’ora in avanti il riferimento al numero di pagina dell’edizione Total de greguerías verrà inserito tra parentesi accanto al testo originale spagnolo citato, per non appesantire l’apparato delle note.
  50. Ivi, p. 17.
  51. Ivi, p. 140.
  52. Ivi, p. 70.
  53. Ivi, p. 28. Nel dattiloscritto, invece, si trova nella sezione “Mangiare e bere”.
  54. Ivi, p. 222.
  55. Ivi, p. 224.
  56. Ivi, p. 179.
  57. Ivi, p. 162.
  58. Ivi, p. 88.
  59. Ivi, p. 187.
  60. Ivi, p. 154.
  61. Ivi, p. 139. La sostituzione non è presente nel dattiloscritto ma la rileviamo dal confronto con Sghiribizzi.
  62. Ivi, p. 295.
  63. In realtà nel dattiloscritto questa versione della traduzione è l’unica presente; manca infatti il passaggio intermedio di varianti che portano alla versione seguente, pubblicata in Sghiribizzi.
  64. Ivi, p. 126.
  65. Ivi, p. 17.
  66. Rappresentiamo in maniera separata, con una numerazione crescente che va dalla prima versione a quella pubblicata, gli strati di varianti e quindi le fasi elaborative degli sghiribizzi presentati come esempi in questo paragrafo.
  67. Ivi, p. 18.
  68. G. Bufalino, Antologia del “Campiello” 1981, poi con il titolo Autoritratti a richiesta,in Id., Saldi d’autunno, in Id., Opere 1989-1996, cit., p. 861.
  69. Ibidem.
  70. Ivi, p. 857.
  71. G. Bufalino, Il malpensante, cit., p. 1129. Questo saggio è un estratto della tesi di Laurea Magistrale in Lingue e Culture europee ed extraeuropee dal titolo Gesualdo Bufalino traduttore di Ramon Gomez de la Serna, discussa nell’anno accademico 2014-2015 presso la Struttura didattica speciale di Lingue e letterature straniere di Ragusa, Università di Catania (relatore prof. Giuseppe Traina).
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