“Per una allegoria del capitale”. Una pagina inedita di Paolo Volponi

Autore di Alessandro Gaudio

Paolo Volponi ripropone spesso il calcio, le sue regole e il modo in cui viene raccontato come metafora di un sistema capitalistico che, tanto sul versante politico quanto sul versante dello spirito che lo anima, appare ormai, sin dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento, alla deriva. L’intellettuale urbinate affronta di petto tale simulacro e ne descrive le peculiarità, sociali e di linguaggio, in diverse sedi: lo fa, ad esempio, in alcuni articoli di argomento sportivo che, dispersi su diverse testate («Centro sociale», «La Città Futura», «l’Unità», «Rinascita» e «Il Resto del Carlino»), stanno per essere raccolti in un volumetto, a mia cura, pubblicato dalla casa editrice napoletana Ad est dell’equatore. Insieme ad essi, documenti inediti di grande interesse − tratti dai materiali preparatori di uno dei suoi romanzi più importanti, Le mosche del capitale − mostreranno esemplarmente il modo in cui Volponi si serva di questa prolifica allegoria sportiva. Continua a leggere “Per una allegoria del capitale”. Una pagina inedita di Paolo Volponi

• categoria: Categorie Filologia

Un’elegia giocosa di Elisio Calenzio: le “correzioncelle” dell’edizione Croce e la rinnovata fortuna del poeta

Autore di Maria Panetta

Com’è noto, Elisio Calenzio (1430-1502 ca), altro nome di Luigi Gallucci o Luigi Calenso, fu un accademico pontaniano, frequentatore della corte di Alfonso d’Aragona e in rapporto col Panormita e con Pontano: il suo nome figura anche tra i centoquarantasei dedicatarii della raccolta di Elogia veris virorum clarorum imaginibus apposita1 (Elogi dei letterati illustri), noti anche come Elogia doctorum virorum, di Paolo Giovio.

A Calenzio si devono, oltre a svariate epistole, il poemetto eroicomico in esametri latini Croacus o De bello ranarum2, l’epitalamio In divam Ippolitam et Brutiorum Ducem; una Laus Tarenti, risalente al soggiorno tarantino etc. Dopo l’arrivo di Carlo VIII in Italia, si trasferì a Sulmona, dove fu ospite di Francesco Colocci, zio di Angelo, che curò, nel 1503, l’edizione delle sue opere (Opuscola Elisii Calentii poetae clarissimi): esse hanno avuto, in seguito, poca fortuna soprattutto perché messe all’Indice, in epoca controriformista, per la loro licenziosità. Continua a leggere Un’elegia giocosa di Elisio Calenzio: le “correzioncelle” dell’edizione Croce e la rinnovata fortuna del poeta

  1. Cfr. P. Giovio, Elogia veris clarorum virorum imaginibus apposita quae in musaeo Iouiano comi spectantur addita in calce operis Adriani Pont. Vita, Venetia,apud Michaélem Tramezinum, 1546.
  2. Se ne veda l’ultima edizione, uscita nel 2008: E. Calenzio, La guerra delle ranocchie. Croaco, edizione critica con introduzione, traduzione e commento e con un’appendice sul Testamentum del Calenzio, a cura di L. Monti Sabia, Napoli, Loffredo, 2008.
• categoria: Categorie Filologia

Da “Il club dei simpatici” a “Patriotismo insetticida” Sulla volontà d’autore di Filippo Tommaso Marinetti

Autore di Vincenzo Pernice

Tra il 2008 e il 2009, in concomitanza col centenario del movimento futurista, la piccola casa editrice milanese Excelsior ha dato alle stampe delle riproduzioni anastatiche di tre romanzi fuori catalogo fin dai tempi delle rispettive principes. Si tratta di Cavalcata delle vertigini di Paolo Buzzi, originariamente apparso per i tipi Campitelli nel 1924; de Il club dei simpatici di Filippo Tommaso Marinetti, uscito nel 1931 presso un editore palermitano minore, Hodierna; e infine di Patriotismo insetticida, ancora di Marinetti, edito nel 1939 da Mondadori. Quest’ultima opera, invero, fu riproposta già nel 1960 dall’editore Bianco, non autonomamente, ma all’interno di una raccolta di scritti teatrali curata da Giovanni Calendoli1: scelta quanto mai discutibile, trattandosi non di un testo destinato alle scene, bensì di un romanzo, indubbiamente composto in uno stile particolare e, come vedremo, “teatrale”, ma pur sempre afferente all’ambito dei generi più strettamente narrativi. Continua a leggere Da “Il club dei simpatici” a “Patriotismo insetticida” Sulla volontà d’autore di Filippo Tommaso Marinetti

  1. Cfr. F. T. Marinetti, Teatro, a cura di G. Calendoli, Roma, Bianco, 1960.

Tra lirica e melodramma: per un’edizione delle rime di Gian Francesco Busenello in rapporto alla sua produzione teatrale

Autore di Maria Panetta

Giovanni Francesco Busenello (Venezia, 1598 – Legnaro, 1659)1 è conosciuto soprattutto come accademico degli Incogniti e librettista, per Gli amori di Apollo e Dafne (1640), la Didone (1641), La prosperità infelice di Giulio Cesare dittatore (1646, perduta), La Statira (1655), musicati da Francesco Cavalli, e poi specialmente per L’incoronazione di Poppea (1643), la cui musica venne composta, com’è noto, da Claudio Monteverdi.

Avvocato di una certa fortuna, egli fu, però, anche un fecondo autore di versi, sia in italiano sia in dialetto veneziano: passò, in generale, dalla tendenza petrarchista della prima maniera a temi più lascivi, specie in seguito alla pubblicazione dell’Adone di Marino (1623), che ne influenzò la produzione più tarda. Continua a leggere Tra lirica e melodramma: per un’edizione delle rime di Gian Francesco Busenello in rapporto alla sua produzione teatrale

  1. Sul quale si vedano almeno: B. Bonifacio, Musarum libri, Venezia, apud Ioannem Iacobum Hertium, 1646, liber X, 39 e 134, pp. 437 e 469; G. Brusoni, Le glorie de gli Incogniti o vero gli huomini illustri dell’Accademia de’ signori Incogniti di Venetia, in Venetia, appresso Francesco Valuasense stampator dell’Accademia, 1647; L. Allacci, Drammaturgia, Roma, per il Mascardi, 1666, pp. 23 e sgg., 96, 181, 263 e sgg., 302; A. Aprosio, La Biblioteca Aprosiana, Bologna, per il Manolessi, 1673, pp. 83 e sgg., 113; G. D. Petricelli, Oratio in funere ill. atque excell. D. D. Petri Busenelli, Venetiis, apud Antonium Bortoli, 1713, p. 8; G. C. Becelli, Della novella poesia, Verona, per Dionigi Ramanzini, 1732, p. 255; A. Groppo, Catalogo di tutti i drammi per musica recitati nei teatri di Venezia dall’anno 1637 sin all’anno presente 1745, Venezia, appresso Antonio Groppo, (1745), pp. 16 e sgg., 19, 23; G. M. Mazzuchelli, Gli Scrittori d’Italia, II, 4, Brescia, presso a Giambatista Bossini, 1763, pp. 2454-2457; S. Arteaga, Le rivoluzioni del teatro musicale italiano, Venezia, nella stamperia di Carlo Palese, 1785, I, p. 331; E. A. Cicogna, Delle Inscrizioni veneziane, IV, Venezia, presso Giuseppe Picotti editore autore, 1834, pp. 167, 170, 230, 693; VI, Venezia, presso la tipografia Andreola, 1853, pp. 34, 537; G. A. Michiel, Notizie ed osservazioni intorno al progresso dei teatri e delle rappresentazioni teatrali in Venezia e nelle città principali dei paesi veneti, Venezia, co’ tipi del Gondoliere, 1840, p. 25; L. N. Galvani (G. Salvioli), I teatri musicali di Venezia nel secolo XVII, Milano, Regio Stabilimento Ricordi, 1878, pp. 19, 31 e sgg., 35, 69; T. Wiel, I codici musicali contariniani del secolo XVII nella R. Biblioteca di S. Marco, Venezia, F. Ongania, 1888, pp. 5, 21, 51, 81; A. Borzelli, Il cavalier G. B. Marino, Napoli, Priore, 1898, pp. 168-172; A. Livingston, Una poesia di G. F. B. in Inghilterra, in «Ateneo veneto», XXXI (1908), pp. 49-68; Id., G. F. B. e la polemica Stigliani Marino, in «Ateneo veneto», XXXIII (1910), pp. 123-56; Id., Una scappatella di Polo Vendramin e un sonetto di G. F. Busenello, in «Fanfulla della Domenica», n. 29, 24 settembre 1911, p. 15; Id., Sebastiano Rossi plagiario e imitatore di Gian Francesco Busenello, in «N. Archivio veneto», 1912, fasc. 1, I sem., pp. 163-88; Id., La vita veneziana nelle opere di G. F. B., Venezia, Officine grafiche V. Callegari, 1913; G. Spini, Ricerca dei libertini, Roma, Universale di Roma, 1950, pp. 212, 244; C. Sartori, B. G. F., in Enciclopedia dello Spettacolo, II, Roma, Casa editrice Le Maschere, 1954, coll. 1394 e sgg.; G. Pesenti, Libri censurati a Venezia nei secc. XVI-XVII, in «La Bibliofilia», LVIII (1956), pp. 20 e sgg.; M. Dazzi, Il fiore della lirica veneziana, II, Venezia, N. Pozza, 1956, pp. 12, 43-54; G. Getto, Letteratura e poesia, in La civiltà veneziana nell’età barocca, a cura del Centro di cultura e civiltà della Fondazione Giorgio Cini, Firenze, Sansoni, 1959, pp. 155 e sgg.; E. Zanette, Suor Arcangela, monaca del Seicento veneziano, Venezia-Roma, Istituto per la collaborazione culturale, 1960, pp. 296, 334-38 e passim; C. Jannaco, Il Seicento, Milano, F. Vallardi, 1963, pp. 200, 216 e sgg., 242, 289, 292, 299, 420; F. Degrada, G. F. Busenello e il libretto della Incoronazione di Poppea, in Claudio Monteverdi e il suo tempo: relazioni e comunicazioni al Congresso internazionale, Venezia-Mantova-Cremona, 3-7 maggio 1968, s.l., s.e., 1968, pp. 82-102; E. Musatti, Storia di Venezia, Venezia, Filippi editore, 1968, tomi 2; G. Tassini, Il libertinaggio in Venezia dal secolo XIV alla caduta della Repubblica, Venezia, Filippi ed., 1968; M. Capucci, G. F. Busenello, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XV, 1972, ad vocem; Venezia e il melodramma nel Seicento, a cura di M. T. Muraro, premessa di G. Folena, Firenze, L. S. Olschki editore, 1978; P. Mioli, G. F. Busenello: La Didone per F. Cavalli, in «Subsidia musica veneta», III, 1982, pp. 53-74; P. Getrevi, Labbra barocche: il libretto d’opera da Busenello a Goldoni, Verona, Essedue, 1987; T. R. Deacon, The comic intrusion: an analysis of the origins and function of the comedic elements in G. F. Busenello and Claudio Monteverdi’s “L’incoronazione di Poppea”, Ann Arbor, UMI, 1990; Il Barocco. Marino e la poesia del Seicento, scelta e introduzione di M. Pieri, Roma, Ist. Poligrafico e Zecca dello Stato, 1995; J.-F. Lattarico, Busenello drammaturgo. Primi appunti per una edizione critica dei melodrammi, in «Chroniques italiennes», XI (2006), 77/78, 2/3 (http://chroniquesitaliennes.univ-paris3.fr/PDF/77-78/Lattarico.pdf); G. Marino, La Sampogna, con le Egloghe boscarecce e una scelta di idillii di Capponi, Argoli, Preti, Busenello, a cura di M. Pieri, A. Ruffino e L. Salvarani, Trento, La Finestra, 2006; R. Gigliucci, Recensione a G. F. Busenello, Il viaggio di Enea all’Inferno, a cura di J.-F. Lattarico, pref. di P. Fabbri, Bari, Ed. Palomar, 2009, in «Filologia e critica», 2011, n. 1, gennaio-aprile, pp. 159-63; I. Bonomi, Il codice innovativo dei libretti di Busenello, in I. Bonomi, E. Buroni, Il magnifico parassita. Librettisti libretti e lingua poetica nella storia dell’opera italiana, Milano, Franco Angeli, 2010, pp. 13-46; Gli Incogniti e l’Europa, a cura di D. Conrieri, Bologna, I libri di Emil, 2011; Libertini italiani. Lettura e idee tra XVII e XVIII secolo, a cura di A. Beniscelli, Milano, Rizzoli, 2011; A. Langiano, Il «mondo alla roversa» di G. F. Busenello e il relativismo incognito, in «Sinestesieonline», a. 1, n. 2, settembre 2012 (http://www.rivistasinestesie.it/PDF/2012/SETTEMBRE/4.pdf); J.-F. Lattarico, Venise incognita. Essai sur l’académie libertine du XVIIe siècleParis, Champion, 2012; Id., Busenello: un théâtre de la rhétorique, Paris, Classiques Garnier, 2013; E. Rosand, L’opera a Venezia nel XVII secolo. La nascita di un genere, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2013; A. Langiano, Dal romanzo alla scena: G. F. Busenello e l’Accademia degli Incogniti, in La letteratura degli italiani 4. I letterati e la scena, Atti del XVI Congresso Nazionale ADI di Sassari-Alghero, 19-22 settembre 2012, a cura di G. Baldassarri, V. Di Iasio, P. Pecci, E. Pietrobon, F. Tomasi, Roma, Adi editore, 2014 (http://www.italianisti.it/Atti-di-Congresso?pg=cms&ext=p&cms_codsec=14&cms_codcms=397).

Nuovi documenti aretiniani in conclusione della polemica con Brocardo

Autore di Antonello Fabio Caterino

È certamente nota a chiunque si occupi di petrarchismo cinquecentesco di area veneta, o direttamente di Pietro Bembo, la polemica che nel 1531 scoppiò tra Antonio Brocardo e il futuro cardinale, che però evitò – per così dire – di “sporcarsi direttamente le mani”, avendo trovato in Pietro Aretino un abile sostituto e in un certo senso un portavoce1. I motivi della contesa sono oscuri, ma certamente riconducibili a modi diversi di intendere la poesia (purista per Bembo; ben più sprezzante per Brocardo, in bilico tra Petrarca2, modelli grecolatini3, formularismi cortigiani4 e poesia in lingua furbesca5) e, con tutta probabilità, a rivalità personali. Continua a leggere Nuovi documenti aretiniani in conclusione della polemica con Brocardo

  1. Cfr. G. Ferroni, Dulces lusus. Lirica pastorale e libri di poesia nel Cinquecento, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2012, pp. 43-52. Per una dettagliata bibliografia su Antonio Brocardo, si veda la scheda curata da chi scrive per la banca dati “Cinquecento Plurale”, all’indirizzo: http://www.nuovorinascimento.org/cinquecento/brocardo.pdf.
  2. La formazione petrarchista di Brocardo – per quanto inquieta – è cosa nota. Non soltanto leggiamo nel Dialogo della Retorica di Sperone Speroni che egli studiò Petrarca e Boccaccio sotto il magistero di Trifone Gabriele, ma possediamo anche alcuni materiali di studio di Brocardo stesso: un incunabolo di Petrarca (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ross. 710) in cui il giovane poeta ha apposto delle note autografe di commento, tratte dalle lezioni dello stesso Gabriele, e il codice Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. IX 214, un rimario di Dante e Petrarca confezionato (da tale Paolo Alvarotto) per il giovane letterato, come si può evincere dai componimenti dedicati a Brocardo nelle prefazioni di alcune sezioni dell’opera. Ma Brocardo – stando a Speroni – si mostrò sempre restio ad imitare pedissequamente Petrarca, in quanto scontento della monotematicità della produzione letteraria trecentesca. Rimando al passo esatto del sullodato dialogo, consultabile direttamente al seguente indirizzo web: https://books.google.it/books?id=2SwPAAAAQAAJ&lpg=PA223&ots=bG_2atm8vX&dq=%22volgarmente%20i%20concetti%20del%20mio%20intelletto%22&hl=it&pg=PA223#v=onepage&q&f=false.
  3. Già Roberto Gigliucci parla di un’inventio brocardiana attenta ai modelli pastorali grecolatini. Cfr. La lirica rinascimentale, a cura di R. Gigliucci, scelta e introduzione di J. Risset, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello stato, 2000, pp. 263-64. Ricordiamo che Brocardo fu autore di alcuni sonetti in cui utilizzò il senhal Alcippo (pseudonimo con cui venne chiamato in causa nelle fasi note della polemica).
  4. Nota giustamente Cristina Zampese che tra i tratti salienti della lirica brocardiana spiccano «il marchio ritmico-semantico della cantabilità (…) oppure il gusto retrò per la derivatio». Cfr. C. Zampese, Tevere e Arno. Studi sulla lirica del Cinquecento, Milano, Franco Angeli Editore, 2012, p. 26. Va però precisato che finora ogni strategia retorica brocardiana, basata su simmetrie e ripetizioni, è stata frettolosamente considerata ascritta ad un gusto poetico ancora troppo legato alla poesia del secolo precedente. Si veda quanto affermano – a tal proposito – Forni (G. Forni, Il canone del sonetto nel XVI secolo, in «Schede umanistiche», 1997, n. 2, pp. 113-122) e Martignone (V. Martignone, Petrarchismo e antipetrarchismo nella lirica di Antonio Brocardo, in Il petrarchismo. Un modello di poesia per l’Europa, a cura di L. Chines, Roma, Bulzoni, 2006, vol. 2, pp. 151-64). Chi scrive sta attualmente curando l’edizione critica e commentata delle Rime di Brocardo, nella quale avrà occasione di riflettere più da vicino su ognuna di queste casistiche.
  5. Brocardo è autore di testi poetici e prosastici in lingua zerga. Molti suoi materiali – purtroppo è tutt’altro che semplice capire in che quantità – sono racchiusi nella celebre silloge poetica Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Campori γ.X.2.5. Al poeta si attribuisce anche il celeberrimo libretto Nuovo modo de intendere la lingua zerga, vocabolario italiano-furbesco utile a chiunque volesse apprendere a parlare e scrivere in tal modo. Cfr. F. Ageno, A proposito del “Nuovo modo de intendere la lingua zerga”, in «Giornale storico della letteratura italiana», vol. 135, 1958, pp. 221-37.
• categoria: Categorie Filologia

Le varianti della “Velia” di Bruno Cicognani: edizioni a confronto

Autore di Maria Panetta

Jole Soldateschi1 ha datato agli anni 1920-1923 la prima stesura della Velia di Bruno Cicognani (1879-1971), romanzo assai noto dell’autore fiorentino premiato nel 1955 col Premio Marzotto e nel 1962 col Feltrinelli: l’autografo reca, nel frontespizio, il titolo La Velia e il sottotitolo, poi cassato, Miserie umane (ma nella prima pagina il titolo originale, Il Borini). Come precisato dalla studiosa, si tratta di un «abbozzo sottoposto a continui e consistenti ripensamenti; la narrazione è spesso interrotta, senza soluzione di continuità, da pagine recanti minute di lettere di carattere professionale e privato, note di diario, appunti per progetti letterari in fieri»2. Continua a leggere Le varianti della “Velia” di Bruno Cicognani: edizioni a confronto

  1.  Cfr. Bruno Cicognani. Documenti, autografi, opere, a cura di J. Soldateschi, Firenze, Biblioteca Marucelliana, 1980, pp. 28-29, n. 33.
  2.  Ibidem.
• categoria: Categorie Filologia