Un esempio di problem solving nella catalogazione dell’”Epitome” delle “Metamorfosi di Ovidio” di Francesco Negri nelle edizioni Winter (1538, 1544), tra filologia materiale e tradizione del testo

Autore di Vincenzo Vozza

1. La ricerca sul noto eterodosso Francesco Negri da Bassano (1500-1563)1 offre la possibilità di una riflessione sulla catalogazione delle sue opere, con particolare attenzione alle piattaforme online che mettono in comunicazione (e “in dialogo”) il posseduto degli enti di conservazione. Il caso di studio verte sulla verifica della datazione dell’Epitome delle Metamorfosi di Ovidio, partendo dal repertorio pubblicato da Luca Ragazzini per la Bibliotheca Dissidentium (2006).

L’Epitome del Negri risulta per la prima volta menzionata in un’edizione in parti, pubblicata a Basilea dallo stampatore Robert Winter nel 1538 (= Winter-1538)2. Questo dato si ricava dal colophon, mentre il frontespizio reca il titolo complessivo delle parti del volume: Bartholomaei Bolognini Bononiensis Epitome elegiaca in Pub(lii) Ouidii Nasonis Libros 15 Metamorphoseon. Francisci Nigri Bassianatis Epitome sapphica in eosdem Pub(lii) Ouidii Libros Metamorphoseon. Item Io(anni) Francisci Quintiani Stoae Disticha elegiaca et quaedam Sapphica quoque in singulas fabulas Metamorphoseos Ouidianae. Praeterea Iacobi Boni Epidaurii Dalmatae de raptu Cerberi libri tres.

In questo breve saggio si cercherà di rendere conto di un problema di catalogazione incontrato durante lo studio di un esemplare del volume, e di come si sia risolto non senza il confronto multi- e interdisciplinare tra i dati della ricerca storica, lo studio della tradizione del documento letterario e l’analisi degli elementi estrinseci del volume. Si tratta di un volumetto in 8°, in carattere romano corsivo e greco, costituito da nove fascicoli (alpha-h8), ovvero (16) 128 pagine (una c. bianca). Di questa edizione sono stati censiti due esemplari: il primo, conservato nella Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova3, e un secondo presso la Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo; quest’ultima ha mutuato il record bibliografico dalla biblioteca padovana. È importante sottolineare questa informazione perché, ad oggi, la ricerca nel catalogo SBN informa l’utente che entrambi gli esemplari dell’edizione Winter-1538 riportano anche l’opera del Negri, come annunciato fin dal frontespizio.

2. Scorrendo i fascicoli dell’edizione Winter-1538, tuttavia, si scopre che tanto l’Epitome del Negri quanto i distici di Giovanni Francesco Conti4 (ovvero Quintianus Stoa) sono assenti, malgrado fossero stati annunciati dallo stampatore nel frontespizio (c. α1r) come seconda e terza opera di quattro. Nell’esemplare si trovano infatti, in ordine, un’epistola dedicatoria di Angelo Poliziano «Eruditissimo nobilissimoque adulescenti Bartholomaeo Bolognino Bononiensi, magnifici D. Lodovici F., uti fratri suo»5 (cc. α2r– α3r), datata Fiesole, 15 maggio 1492; a seguire la risposta in esametri del Bolognini al Poliziano, «uti patri venerando» (α3v– α5r), e una postilla del medesimo In obtrectatores. Di seguito, un Index (cc. α5v-α8v), che chiude il primo fascicolo. Questi primi documenti letterari costituenti il fascicolo con segn. alpha non venivano annunciati nel frontespizio, costituendo così la prima incongruenza catalografica. Il secondo fascicolo (segn. a) comincia con il Bartholomaei Bolognini Bononiensis in Ouidianae Metamorphoseos Librum Primum Epitome, in distici elegiaci (cc. a1r-v, pp. 1-2); seguono le prime brevi epitomi al secondo libro (cc. a2r-v, pp. 3-4) e al terzo (cc. a2v-a3r, pp. 4-5); con il quarto libro (cc. a3r-a5r, pp. 5-9) le epitomi si allungano; seguono il quinto (cc. a5r-a7r, pp. 9-13) e il sesto (cc. a7r-b1v, pp. 13-18) che comincia il nuovo fascicolo (segn. b). Ancora, seguono le epitomi al settimo libro (cc. b1v-b4r, pp. 18-23), all’ottavo (cc. b4r-b7v, pp. 23-30), al nono (cc. b7v-c2r, pp. 30-35) che comincia il nuovo fascicolo (segn. c). L’opera continua con l’epitome al decimo libro (cc. c2r-c4v, pp. 35-40) e all’undicesimo (cc. c4v-c8r, pp. 40-47). La dodicesima epitome si sviluppa tra il quarto e il quinto fascicolo (cc. c8v-d2r; pp. 48-51), quindi seguono la tredicesima (cc. d2v-d6r, pp. 52-59), la quattordicesima (cc. d6r-e5v, pp. 59-73) e l’ultima (cc. e5v-f4r; pp. 74-87), che si conclude con due distici del Bolognini, Autor de seipso. È importante segnalare in questa sede che l’ultima epitome del Bolognini, quella al quindicesimo libro delle Metamorfosi di Ovidio, si estende a cavallo di due fascicoli come premessa per la seconda considerazione sull’edizione Winter-1538. Alla c. f4v ci si sarebbe aspettati di trovare una pagina bianca oppure l’inizio della seconda opera annunciata dal frontespizio, l’Epitome di Francesco Negri appunto. Invece, si trova un carme dedicatorio del ragusano Jakov Bunić (Iacobus Bonus, ovvero Giacomo Bon)6 all’arcivescovo di Napoli, Oliviero Carafa7, e di seguito, un esastico dell’umanista Filippo Beroaldo il Vecchio8. Alla carta successiva comincia il primo libro del Iacobi Boni Epidaurii Dalmatae de raptu Cerberi, dal titolo Aglaea (cc. f5r-g3r, pp. 89-101), al quale seguono il secondo, Thalia (cc. g3r-h1v, pp. 101-14) e il terzo, Euphrosina (cc. h1v-h8r, pp. 114-27). Termina così il volumetto, con il colophon indicante la data topica («Basileae», così come nel frontespizio) lo stampatore («In officina Roberti Winter») e la data cronica («Anno MDXXXVIII mense martio» assente nel frontespizio). L’apposizione del colophon nel recto dell’ultima carta stampata, la mancanza di interruzioni nella numerazione progressiva delle pagine e nella segnatura dei fascicoli dimostra che non si tratta di esemplari mutili, ma si può dedurre invece che la composizione in parti dell’edizione Winter-1538 prevedesse originariamente quattro opere (come annunciato nel frontespizio) poi ridotte a due per ragioni non note.

3. Dai torchi dell’officina di Robert Winter uscì una seconda edizione nel 1544 (= Winter-1544)9. La struttura dell’edizione Winter-1544 è composta, per la prima metà, dalle stesse carte che costituivano l’edizione Winter-1538 (α alpha-h8), tanto nel frontespizio quanto nel colophon, e le due opere che la costituiscono – l’Epitome del Bolognini e il De raptu Cerberi del Bunić – sono collocate all’interno del volume nella medesima posizione. Tuttavia, nell’edizione Winter-1544, al termine del fascicolo h, la segnatura delle pagine del nuovo fascicolo (il decimo del volume) ricomincia da a con l’Epitome di Francesco Negri delle Metamorfosi di Ovidio e si conclude, al fascicolo i, con i distici del Conti. Si possono individuare così le due macro-unità codicologiche dell’opera in parti: la prima corrispondente integralmente all’edizione Winter-1538, mentre la seconda costituita dalle opere del Negri e del Conti. Questo secondo gruppo di fascicoli, ben nove (a1r-i8v), è costituito da 144 pagine (le ultime due carte sono bianche) e, a differenza delle due opere precedenti, sia quella del Negri quanto quella del Conti hanno un frontespizio proprio. Cominciando dalla prima, nel frontespizio dell’Epitome del Negri sono presenti il titolo (Francisci Nigri Bassianatis Epitome in Metamorphosin Ovidianam carmine sapphico), il carme dedicatorio a Guberto Salis (o von Salis), e l’impressum (Apud Robertum Winter Basileae, Anno MDXLIIII); nel verso del frontespizio, il carme Ad Lectorem; inoltre, le pagine di questa seconda macro-unità non sono numerate. L’opera si trova alle cc. a2r-d2r, ed è suddivisa in quindici libri: il primo (cc. a2r-a3r); il secondo (cc. a3r-a4v); il terzo (cc. a4v-a5v); il quarto (cc. a5v-a7r); il quinto (cc. a7v-a8v); il sesto (cc. a8v-b2r); il settimo (cc. b2v-b4r); l’ottavo (cc. b4r-b6r); il nono (cc. b6r-b7v); il decimo (cc. b7v-c1r); l’undicesimo (cc. c1r-c3r); il dodicesimo (cc. c3r-c4r); il tredicesimo (cc. c4r-c5v); il quattordicesimo (cc. c5v-c7r); il quindicesimo (cc. c7r-d2r). Seguono undici stichi in endecasillabi greci, Ad studiosos pueros, di Conrad Gessner, umanista amico del Negri originario di Zurigo (c. d2v). La carta d3 è bianca. Fanno seguito all’opera del Negri i componimenti del Conti (Ioanni Francisci Quintiani Stoae Disticha elegiaca et quaedam Sapphica quoque in singulas fabulas Metamorphoseos Ouidianae), i cui dati bibliografici si trovano nel colophon («Per Robertum Winter Basileae, Anno MDXLIIII»). La struttura interna dell’opera del Conti, autore tanto prolifico quanto vituperato, è varia e complessa: essa si apre infatti con due epistole, la prima all’editore parigino Jean de Lyon, detto Acrolucius10 (cc. d5r-e2r, datata Basilea, primo marzo), e la seconda al vescovo di Nola, Gianfrancesco Bruno11 (cc. e2v-e5r, s.d.), al quale – si apprende – sono dedicati i componimenti che la seguono. Il Conti seleziona alcune fabulae dai quindici libri delle Metamorfosi ovidiane, che vengono, per così dire, epitomate in numerosi distici elegiaci (e5v-h8r). Ancora, segue un’epistola dedicatoria del Conti (che definisce sé stesso Piritous, ovvero l’eroe greco Piritoo) a Bernardino Bianco di Coniolo bresciano (oggi, frazione di Orzinuovi), nella quale viene fatta menzione anche di «Ioannem Andream Callepium» e «Piladem nostrum», ovvero i letterati bresciani Andrea Caleppio e Pilade (Giovanni Francesco) Boccardo12. Seguono un carme In invidum (c. i2r-v) e, ancora, la risposta di Bernardino Bianco (che a sua volta si definisce Theseus), datata Brescia, 5 aprile 1505. Ancora, un carme di Jean Salmon Macrin13 (ovvero Iohannis Salmonius Maternus, c. i4r-v), francese di Loudun, appartenente al circolo della Pléiade; un carme di Jean Brialdus, anch’egli di Loudun (c. i5r) e un ultimo carme di Pierre Bouhier di Stavelot, presso Liegi (c. i5v); i letterati della corte di Francia che il Conti annovera tra i suoi conoscenti sono tutti esponenti dell’umanesimo transalpino, attestando così il legame con i suoi protettori a Milano (che furono tali almeno fino al 1512).

4. Se si prende in considerazione la seconda macro-unità codicologica dell’edizione Winter-1544, l’opera del Conti viene nuovamente pubblicata dopo le precedenti edizioni di Pavia (1506, per Bernardo Gaialdo) e di Parigi (1514, per Jean Gormont). Per quanto riguarda l’Epitome del Negri, annunciata fin dal frontespizio dell’edizione Winter-1538, non si ha attestazione di edizioni precedenti, fatta eccezione per quella del 1542 pubblicata da Christoph I Froschauer di Zurigo (= Froschauer-1542)14. Si tratta di una datazione approssimativa, che si ricava dall’inventario della stamperia tigurina approntato dal Vischer (1991)15. Il testo dell’opera nell’edizione Froschauer-1542 è il medesimo che sarà pubblicato nel volume in parti dell’edizione Winter-1544, eccetto la mise-en-page, che passa dalle 25 righe per pagina (romano tondo) alle 30 righe per pagina (romano corsivo). La presenza di una redazione intermedia del testo dell’Epitome delle Metamorfosi di Ovidio del Negri del 1542, per quanto non differisca nella sostanza dal successivo del 1544, pone tuttavia un interrogativo metodologico per i catalogatori che si trovano a dover compilare una scheda o per il controllo d’autorità. Innanzitutto, si deve assumere una prospettiva funzionale nella ricerca: se, infatti, si volesse indagare la trasmissione del testo, sarebbe necessario considerare la continuità tra l’edizione Froschauer-1542 e l’edizione Winter-1544. Ancora, se si volesse datare l’opera, si dovrebbe determinare una data-ponte tra il 1538 e il 1542, ovvero da quando l’Epitome è stata annunciata nel frontespizio (ma non pubblicata) nell’edizione Winter-1538, e poi pubblicata da Froschauer soltanto nel 1542. L’opera del Negri diventa un fattore discriminante nella datazione dell’edizione Winter-1544: come si è potuto verificare, questa seconda edizione ha visto l’inserzione meccanica di nove fascicoli di seguito ai precedenti nove dell’edizione Winter-1538. Si può dedurre, infatti, che l’editore basileese avesse previsto ante 1538 una pubblicazione contenente quattro opere (come reca il frontespizio), delle quali riuscì a comporne soltanto due. Ecco dunque il motivo dell’assenza della data cronica nel frontespizio, data che compare soltanto nel colophon. Sei anni dopo, l’editore poté completare la pubblicazione con le due opere mancanti – l’Epitome del Negri e i distici del Conti –, apponendo nei loro frontespizi e nei colophon la data cronica 1544, senza variare tuttavia le informazioni bibliografiche che concludevano la prima macro-unità codicologica (con le opere del Bolognini e del Bunić). Appare evidente che, forse per ragioni di economia d’impresa, l’editore abbia composto in un secondo momento le due macro-unità codicologiche, utilizzando gli esemplari dell’edizione Winter-1538 (al quale era già stato apposto il frontespizio non datato) e legando in successione gli altri fascicoli. La seconda macro-unità codicologica (a1r-i8v) sembrerebbe pensata anche per una circolazione autonoma, perché entrambe le opere contenute sono datate al 1544, tanto sul frontespizio quanto nel colophon. Non era certo una preoccupazione di Robert Winter quella di adeguare le proprie pubblicazioni a degli standard catalografici, necessità che s’impone agli enti di conservazione contemporanei.

5. Come considerare, dunque, l’edizione Winter-1544, dopo aver constatato la presenza di due macro-unità codicologiche con due datazioni croniche differenti? Il catalogatore deve tener conto di tutti i fattori estrinseci, e individuare una data-ponte che identifichi coerentemente l’edizione, ovvero 1538-1544. La riflessione critica, tuttavia, impone di considerare tutte le possibili “varianti”: ad esempio, che l’edizione Winter-1544 sia stata così assemblata su indicazione della committenza, che voleva completato il volume, come preannunciato nel frontespizio della precedente edizione del 1538. O, ancora, se l’opera e la fortuna del Conti erano legate ai suoi protettori, dapprima a Pavia, poi in Francia e nella Milano francese e, dal 1537-1538, a Brescia, la produzione del Negri risentiva anche delle sue condizioni di vita, dato che intorno agli stessi anni si trasferiva da Strasburgo a Chiavenna (si veda il carme dedicatorio Ad Gubertum Salicem, il giurista Gualberto Salice16, nel frontespizio dell’opera del Negri nell’edizione Winter-1544), iniziava la propria scuola privata di latino (peraltro, «quondam modo sforzato», come scrive in una lettera del 5 gennaio 1538 a Bartolomeo Testa17), pubblicava il Turcicarum rerum commentarius, la sua traduzione dei Commentarii delle cose turche del Giovio, e per di più, rimaneva vedovo, squattrinato e con a carico la famiglia della moglie e i figli. Il Negri, dunque, si trova in un momento abbastanza complesso della propria vita, tale da poter giustificare anche una proroga nella consegna del “manoscritto” della sua Epitome delle Metamorfosi di Ovidio. Si può ipotizzare, dunque, che, come Bartolomeo Testa, a Milano, si era fatto promotore della pubblicazione dei Rudimenta grammaticae in quorum tirunculorum usum ex auctoribus collecta del Negri presso lo stampatore Giovanni Antonio Castiglione (1541)18, così un suo sodale a Zurigo potrebbe essersi interessato di far stampare presso Froschauer l’Epitome del 1542; potrebbe trattarsi proprio di Conrad Gessner, allora incardinato come professore di greco presso il Carolinum tigurinum, il quale avrebbe omaggiato l’amico Negri con il carme in endecasillabi greci a chiusura dell’opera.

  1. Dopo il contributo di G. Zonta, “Francesco Negri l’eretico” e la sua tragedia “Il libero arbitrio”, in «Giornale Storico della Letteratura Italiana», LXVII, 1916, pp. 265-324; LXVIII, 1916, pp. 108-60, la biografia di Francesco Negri ha visto diverse sintesi enciclopediche: la più importante e completa è, a giudizio dello scrivente, quella di Luca Ragazzini, Francesco Negri, in Bibliotheca Dissidentium. Répertoire des non-conformistes religieux des seizième et dix-septième siècles, a cura A. Séguenny, Baden-Baden & Bouxwiller, Editions Valentin Koerner, 2006, pp. 71-144; si vedano anche P. Gajewski, Negri, Francesco (Fra Simeone da Bassano) in Dizionario dell’età delle Riforme (1492-1622), a cura di S. Cavallotto e L. Mezzadri, Roma, Città Nuova, 2006, pp. 420-21; J.-A. Bernhard, Francesco Negri zwishcen konfessionellen und geographishen Grenzen, in «Zwingliana», XXXVII, 2010, 81-115; S. Peyronel Rambaldi, Negri, Francesco in Dizionario Storico dell’Inquisizione, II,  a cura di A. Prosperi, V. Lavenia e J. Tedeschi, Pisa, Edizioni della Normale, 2011, p. 1110; D. Solfaroli Camillocci, Francesco Negri in Fratelli d’Italia. Riformatori italiani nel Cinquecento, a cura di M. Biagioni, M. Duni e L. Felici, Torino, Claudiana, 2011, pp. 87-93; degni di nota sono anche lo sviluppo biografico e l’approfondita ricostruzione storica di C. Pin, Eretici bassanesi ed eresia a Bassano in età moderna, in Storia di Bassano del Grappa, 3 voll., Bassano del Grappa, Comitato per la storia di Bassano, 2013, II, L’età moderna, pp. 121-41; L. Biasori, Negri, Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, LXXVIII, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2013, pp. 120-23. Infine, segnalo anche V. Vozza, Francesco Negri da Bassano. Aggiornamenti bio-bibliografici e nuovi percorsi di ricerca sul monaco benedettino passato alla Riforma, in «Protestantesimo», LXXI, 2016, pp. 359-83; Id., Note per una biografia di Francesco Negri da Bassano nel fermento riformistico della Congregazione cassinese, in «Benedictina», 2, LXIII, 2016, pp. 217-28; Id., Per un epistolario di Francesco Negri da Bassano, in «Benedictina», 2, LXIV, 2017, pp. 211-36.
  2. Bartholomaei Bolognini Bononiensis Epitome elegiaca in Pub(lii) Ouidii Nasonis Libros 15 Metamorphoseon. Francisci Nigri Bassianatis Epitome sapphica in eosdem Pub(lii) Ouidii Libros Metamorphoseon. Item Io(anni) Francisci Quintiani Stoae Disticha elegiaca et quaedam Sapphica quoque in singulas fabulas Metamorphoseos Ouidianae. Praeterea Iacobi Boni Epidaurii Dalmatae de raptu Cerberi libri tres, Basileae, in officina Roberti Winter, Anno MDXXXVIII mense mertio, 8°, (16) 127 (1), alpha-h8.
  3. L’esemplare Winter-1538 oggetto di questo studio si trova in Padova, Biblioteca del Seminario Vescovile – Sez. antica, (ROSSA.SUP. I.2.41). Ringrazio la dott.ssa Giovanna Bergantino, bibliotecaria e responsabile della catalogazione del materiale librario antico della Biblioteca Vescovile, per il prezioso confronto sul tema di questa ricerca e sugli spunti per la stesura della stessa.
  4. Per una biografia di Giovanni Francesco Conti, detto Quinziano Stoa (1484-1557), si veda almeno R. Ricciardi, Conti, Giovanni Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXVIII, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1983, pp. 429-31, con relativa bibliografia. Le opere del Conti vengono elencate da C. Gessner, Bibliotheca instituta et collecta primum a Conrado Gesnero, Tiguri, Apud Christophorum Froschoverum, MDLXXIV, pp. 368-69; un elenco completo delle opere si trova anche alla voce Conti, Giovanni Francesco, in Enciclopedia Bresciana, II, a cura di A. Fappani, Brescia, Fondazione “Opera Diocesana San Francesco di Sales” Editore, 1976, p. 349.
  5. Su Bartolomeo Bolognini (seconda metà XIV sec.) si veda innanzitutto A. L. Pini, Bolognini, Bartolomeo, in Dizionario Biografico degli Italiani, XI, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1969, pp. 332-33, con relativa bibliografia.
  6. Su Jakov Bunić (1469-1534) si veda N. Jovanović, Three Manuscripts of the “De raptu Cerberi” by Jakov Bunić (1469-1534), in «Croatica et Slavica Iadertina», 2, II, 2007, pp. 209-15; M. Matasović, Counter-Reformation before its time: Polemical Theology in Jakov Bunić epic “De vita et gestis Christi”, in Themes of Polemical Theology in Early Modern Literary Genres, ed. by S. Zavarský, L. R. Nicholas e Andrea Riedl, Newcastle upon Tyne, Cambridge Scholars Publishing, 2016, pp. 99-116.
  7. Oliviero Carafa (1430-1511), fu un cardinale, arcivescovo di Napoli, ammiraglio della flotta pontificia e Presidente del Sacro Regio Collegio del Regno di Napoli; si veda almeno F. Petrucci, Carafa, Oliviero, in Dizionario biografico degli italiani, XIX, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1976, pp. 588-89.
  8. Filippo Beroaldo il Vecchio (1453-1505), per distinguerlo dall’omonimo nipote di cui fu precettore, fu professore all’Università di Bologna e commentatore dei classici latini; si veda M. Gilmore, Beroaldo, Filippo, senior, in Dizionario Biografico degli Italiani, IX, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1967, pp. 382-84.
  9. Epitome elegiaca in pub. Ovidii nasonis libros XV. Metamorphoseon. Francisci nigri bassianatis epitome sapphica in eosdem pub. Ovidii libros metamorphoseon. Item io. Francisci quintiani stoae poetae laureati disticha elegiaca et quaedam sapphica quoque in singulas fabulas metamorphoseos Ovidianae. Praeterea Jacobi boni epidaurii dalmatae de raptu cerberi libri tres. Unà cum indice rerum memorabilium diligentissimo. De raptu cerberi disticha elegiaca et quaedam sapphica quoque in singulas fabulas metamorphosis Ovidianae, Basileae, In officina Roberti Winter, MDXLIIII (*), 8°, (16) 127 (2) (140), alpha1-h8; a1-i8. L’esemplare consultato è conservato presso Basilea, Universitätsbibliothek (CC.X.4:2); altri esemplari che hanno mutuato lo stesso record catalografico si trovano ad Aschaffenburg, Stiftsbibliothek, Freiburg-Breisgau, Universitätsbibliothek; Leipzig, Universitätsbibliothek; Rudolstadt, Historische Bibliothek; Stuttgart, Württembergische Landesbibliothek; Zwickau, Ratsschulbibliothek; Oxford, Queen’s College Library; S. Peterburg, National Library of Russia (Saltykov-Shchedrin State Public Library).
  10. Jean de Lyon, detto anche Joannes ab Lugduno, o Acrolucius, fratello di Olivier de Lyon (Oliverius Lugdunensis), citato in diverse epistole dedicatorie in area francofona; si veda Ph. Renouard, Imprimeurs et libraries parisiens du XVI siecle: ouvrage publie d’apres les manuscrits de Philippe Renouard par le Service des Travaux historiques de la ville de Paris avec le concours de la Bibliotheque Nationale, II, Paris, 1969, pp. 261, 358, 527.
  11. Gianfrancesco Bruno fu vescovo di Nola dal 1505 al 1549; si veda Della nolana ecclesiastica storia alla santità di Nostro Signore sommo regnante pontefice Benedetto XIV dedicata dal padre D. Gianstefano Remondini, III, Napoli, Per Francesco Lambiase, 1757, pp. 201-16.
  12. Andrea Callepio e Pilade Boccardo furono tra i nomi più in vista della tradizionale scuola di grammatica latina bresciana, che annoverava Giovanni Britannico e Giovanni Taverio, Vincenzo Zini, Galasso Rovellio, Domenico Carminati, solo per citare i più noti.
  13. Jean Salmon Macrin, o Salmoneus Maternus Iuliodunensis (1490-1557), fu un poeta e valletto di camera di Francesco I di Valois. Ebbe come maestri Jacques Lefèvre d’Etalpes e il nunzio Girolamo Aleandro durante il suo soggiorno parigino. Imitatore dei classici, con particolare riferimento alle elegie di Orazio e Catullo, fece parte delle Pleiadi. Si veda la ricostruzione biografica di I. D. McFarlane, Jean Salmon Macrin (1490-1557), in «Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance», XXI-1, 1959, pp. 55-84; XXI-2, 1959, pp. 311-49; XXII, 1960, pp. 73-89. Si segnala anche la voluminosa bibliografia di Perrine Galand-Hallyn, con suoi numerosi contributi specifici sulla poetica di Macrin.
  14. Ovidianae Metamorphoseos epitome per Franciscum Nigrum Bassianatem collecta, Tiguri, Excudebat Froschoeverus, (1542), 8°, 22 (2), a1-c8. L’esemplare consultato è conservato a Zurich, Zentral Bibliothek, (“Alte Drucke”, FF 1248.2°).
  15. Francisci Nigri Ovidianae Metamorphoseos epitome, Zürich, Christoph Froschauer der Ältere, (1542), in Bibliographie der Zürcher Druckschriften des 15. und 16. Jahrhunderts, hsgb von M. Vischer, Erarbeitet in der Zentralbibliothek Zürich. Baden-Baden (= Bibliotheca Bibliographica Aureliana, vol. CXXIV), 1991, Nr. C.312.
  16. Guberto Salice iuniore (ovvero Gubert von Salis, Gualberto Salice) fu un giureconsulto della casa dei Salii di Soglio. Un omonimo antenato, Guberto Salice senior, fu cavaliere del Toson d’oro e Generalissimo dell’armata di Sigismondo d’Asburgo, duca d’Austria, contro i Veneziani. Il Guberto citato dal Negri (allora poco più che ventiseienne) fu, invece, governatore della Valtellina per la Repubblica Retica, e visse probabilmente tra il 1512 e il 1592, figlio di Andrea Salice (von Salis, 1490-1547), “commissario” di Chiavenna per le Tre Leghe. Si veda G. B. Roberti, Notizie storico-critiche della vita e delle opere di Francesco Negri apostata Bassanese del secolo XVI, Bassano del Grappa, Baseggio, 1839, p. 31. Si veda, per uno studio dell’organizzazione politica dei Grigioni, della Valtellina e della Valchiavenna R. C. Head, Early Modern Democracy in The Grisons. Social Order and Political Language in a Swiss Mountain Canton, 1470-1520, Cambridge, Cambridge University Press, 1995.
  17. V. Vozza, Per un epistolario…, art. cit., pp. 222-24.
  18. Il Castiglione, libraio-tipografo milanese, fiorì tra 1534 e il 1557. Figlio di Giovanni Castiglione senior e genero di Antonio Zarotto, di cui avrebbe sposato la figlia Clara, lavorò sia da solo sia in società con Cristoforo Carono, e stampò anche musica. La sua bottega in Cordusio era appartenuta precedentemente ai fratelli Da Valle (EDIT16, CNCT 391). Si vedano, ad indicem, G. Borsa, Clavis Typographorum librariorumque Italiae, 1465-1600, Baden-Baden, Koerner, 1980; Dizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il Cinquecento, a cura di M. Menato, E. Sandal e Giuseppina Zappella, Milano, Editrice Bibliografica, 1997; A. Ganda, I primordi della tipografia milanese. Antonio Zarotto da Parma (1471-1507), Firenze, Leo S. Olschki, 1984; F. Ascarelli, M. Menato, La tipografia del ‘500 in Italia, Firenze, Leo S. Olschki, 1989; Editori e tipografi a Milano nel Cinquecento, I, a cura di E. Sandal, Baden-Baden, Koerner, 1977. Si veda anche P. Arrigoni, I privilegi librari a Milano nei secoli XV-XVI: una analisi quantitativa, in «La Bibliofilia», CXVI, 2014, pp. 205-14.

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)

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