Nota per l’esposizione

Autore di Giuseppe Garrera

 

A volte scrivo la sceneggiatura senza sapere chi sarà l’attore. In questo caso sapevo che sarebbe stata la Callas, quindi ho sempre calibrato la mia sceneggiatura in funzione di lei. Ha contato molto nella creazione del personaggio… La barbarie, sprofondata dentro, che vien fuori nei suoi occhi, nei lineamenti, non si manifesta direttamente, anzi. Lei appartiene a un mondo contadino, greco, agrario, e poi si è educata per una civiltà borghese. Dunque in un certo senso ho cercato di concentrare nel suo personaggio la complessa totalità di Medea.

(P. P. Pasolini, Appunti per Medea)

Medea è sacerdotessa di Ecate, la dea della morte.

(P. P. Pasolini, Appunti per Medea)

Questa mostra poggia su tre elementi fondamentali: Medea, Pasolini, e la camera oscura. Continua a leggere Nota per l’esposizione

La “Medea” di Pasolini

Autore di Giuseppe Garrera - Sebastiano Triulzi

Maria Callas viene scelta da Pasolini per interpretare il ruolo di Medea proprio quando la sua parabola esistenziale sembra coincidere tragicamente con quella dell’antica eroina: smarrito il potere magico della sua voce, da poco abbandonata dall’uomo che pensava l’amasse e per il quale ha sacrificato tutto, da maga e regina delle scene, divina e potente, è divenuta all’improvviso fragile e vulnerabile: per molti è ormai inesorabilmente avviata sul viale del tramonto, non ha più poteri né regalità né incantamenti. Continua a leggere La “Medea” di Pasolini

• categoria: Categorie Letture critiche

Il senso del tragico in “Dissipatio H. G.”: la catastrofe dell’incomunicabilità

Autore di Maria Panetta

Com’è noto, Guido Morselli ultimò la stesura dell’ultimo romanzo, Dissipatio H. G., pochi mesi prima di togliersi la vita, nel 1973. L’opera venne edita postuma nel ’77 e rappresenta uno degli esempi più significativi di letteratura apocalittica italiana del Novecento, trattando dell’avventura di un unico sopravvissuto all’improvvisa e misteriosa “scomparsa” del resto del genere umano dal pianeta Terra. Continua a leggere Il senso del tragico in “Dissipatio H. G.”: la catastrofe dell’incomunicabilità

Sul set di “Medea”. Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

Autore di Sebastiano Triulzi

 

Infine (ma quante altre
cose si potrebbero ancora dire!),
benché sembri assurdo, per un simile affetto,
si potrebbe anche dare la vita. Anzi, io credo
che questo affetto altro non sia che un pretesto
per sapere di avere una possibilità – l’unica –
di disfarsi senza dolore di se stessi.

(Pier Paolo Pasolini, Un affetto e la vita).

Sprofondare nel mito è una mostra più sul levare che sul mettere. L’impostazione è modesta, circoscritta, la scenografia minimale: non ci sono vestiti di scena, non ci sono memorie personali, non c’è spazio per sceneggiature, video, oggetti, cartoline, feticci vari. Continua a leggere Sul set di “Medea”. Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

La poesia di Lucio Piccolo: uno sguardo lessicografico

Autore di Antonio Di Silvestro

Questa mia predilezione per l’oscurità, per la penombra, non è come potrebbe sembrare un atteggiamento esteriore, risponde ad un’esigenza interna di noi siciliani, credo, quasi a contrasto della troppa luce che ci circonda: rifugiarci nell’oscurità di noi stessi e ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo, la morte. Credo che la parte migliore del Gioco a nascondere sia quando è venuta l’oscurità, e la casa si è interiorizzata, è diventata ombra, spazio in cui andiamo errando e ritrovando le figure care, persone che ci sono state vicine…
(da Il favoloso quotidiano)

Continua a leggere La poesia di Lucio Piccolo: uno sguardo lessicografico

Medea la sovrana

Autore di István Puskás

Caratteristica fondamentale della poetica di Pier Paolo Pasolini è il ragionare e l’esprimersi in immagini, cioè accogliere l’esperienza sul mondo in modo fondamentalmente metaforico, particolarmente in metafore complesse, cioè in allegorie. Questa sua scelta di articolare in tal modo tutto ciò che intende comunicare è in piena sintonia con la sua visione della storia della civiltà italiana ed europea, con la presa di posizione nei confronti dei cambiamenti profondissimi che avvengono sotto i suoi occhi. Continua a leggere Medea la sovrana

Matteo Veronesi o del silenzio della parola

Autore di Maria Panetta

È tempo di tacere?

Matteo Veronesi, classe 1975, imolese, torna alla poesia con un delizioso libricino di forma quadrata e pregevole fattura ˗ n. 89 della collana, appunto, «Quadra» del coraggioso editore svizzero alla chiara fonte1 ˗, corredato di una suggestiva immagine di copertina in bicromia, firmata da Gian Ruggero Manzoni, dall’eloquente titolo di Profeta. Continua a leggere Matteo Veronesi o del silenzio della parola

Frammenti da “Trieste e una donna”: lettura delle liriche sabiane “La gatta” e “Carmen”

Autore di Marco Del Colombo

Pochi poeti sono riusciti a condensare nella propria opera una quantità di vita vissuta così massiccia come Umberto Saba nel Canzoniere, il libro di tutta una vita e, insieme, il libro di tutta la sua vita. È suggestiva la definizione coniata da un commentatore d’eccezione, il tesista Carimandrei, di «romanzo della vita»1; la giustapposizione di letteratura e vissuto, trasposizione e realtà, crea un amalgama coagulato molto difficile da polarizzare. Continua a leggere Frammenti da “Trieste e una donna”: lettura delle liriche sabiane “La gatta” e “Carmen”

  1. U. Saba, Storia e cronistoria del Canzoniere, in Id., Tutte le prose, Milano, Mondadori, 2001, p. 145.

In balìa di Dio. Note su Saba, “Trieste” e l’innominato

Autore di Michele Armenia

Calpestato tu l’hai questo mio cuore!
Ma di una donna non sa far vendetta.
È abitato da Dio, pieno d’amore;
nei miei sogni ti chiamo benedetta1.

Chi si trovasse a leggere il celebre capitolo XX dei Promessi Sposi2 (che comincia: «Il castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio»), tenendo a mente, per predilezione o lettura recente, la ben nota poesia dedicata a Trieste dal petrarchesco-freudiano (schivo e pensoso) Umberto Saba, non potrebbe fare a meno di notare la ricorrenza di parole e immagini in tutto o in parte omologhe nelle due opere, come «erta», «ragazzaccio», «intorno» (in posizione privilegiata e dominante), «cantuccio»; e, magari, di domandarsene (ove vi fosse) la ragione. Continua a leggere In balìa di Dio. Note su Saba, “Trieste” e l’innominato

  1. Nuovi versi alla Lina (4), in U. Saba, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1996, III ed., p. 126.
  2. A. Manzoni, I Promessi Sposi, a cura di F. de Cristofaro et alii, Milano, Rizzoli, «BUR-Classici italiani», 2015, II ed.

«Non per l’amore di sé, ma per l’amore della propria somiglianza»: Carlo Levi e gli scritti sul ritratto

Autore di Dario Stazzone

Carlo Levi meditò a lungo un volume dedicato ai suoi ritratti, senza mai pubblicarlo1. Fu triste ventura: il libro avrebbe riunito un’ampia galleria di dipinti col corredo di testi autografi, restituendo nuclei tematici e contenutistici presenti anche nella sua opera letteraria. Del volume pittorico immaginato dal torinese ci rimangono le Note sul ritratto che, secondo il progetto originario, dovevano assolvere alla funzione di prefazione. Una prefazione dai timbri lirici, simili a quelli di un altro levigato libro leviano, Un volto che ci somiglia. Ritratto dell’Italia2. Gli scritti sul ritratto costituiscono un momento essenziale dell’enucleazione della poetica del torinese, una specola privilegiata dalla quale indagare i motivi immanenti nella sua opera sia letteraria sia pittorica. Un loro esame, parimenti a quello di saggi come Paura della libertà e Paura della pittura3, si impone per chi voglia davvero entrare nell’officina dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli. Continua a leggere «Non per l’amore di sé, ma per l’amore della propria somiglianza»: Carlo Levi e gli scritti sul ritratto

  1. Cfr. Carlo Levi si ferma a Firenze, catalogo dell’antologica pittorica tenutasi a Orsanmichele dal maggio al luglio del 1977, a cura di C. L. Ragghianti, Firenze, Alinari, 1977. In esso Ragghianti informa che la mostra fiorentina portava a termine il progetto leviano di un volume dedicato esclusivamente ai suoi ritratti. La realizzazione dell’opera fu interrotta dal manifestarsi della malattia che afflisse lo scrittore negli ultimi anni di vita (un distacco della retina provocato dal diabete) e dall’improvvisa scomparsa avvenuta nel gennaio 1975. Le note teoriche sul ritratto sono state riproposte in C. Levi, Lo specchio. Scritti di critica d’arte, a cura di P. Vivarelli, Roma, Donzelli Editrice, 2001. Tutte le citazioni successive sono tratte da quest’edizione.
  2. Il volume leviano Un volto che ci somiglia. Ritratto dell’Italia, Torino, Einaudi, 1960, consta di prose poetiche che si alternano alle foto di J. Reissmann.
  3. C. Levi, Paura della libertà, Torino, Einaudi, 1949. Il saggio Paura della pittura, il cui manoscritto è datato 1° luglio 1942, venne pubblicato per la prima volta in Carlo Levi si ferma a Firenze, op. cit.