Frammenti da “Trieste e una donna”: lettura delle liriche sabiane “La gatta” e “Carmen”

Autore di Marco Del Colombo

Pochi poeti sono riusciti a condensare nella propria opera una quantità di vita vissuta così massiccia come Umberto Saba nel Canzoniere, il libro di tutta una vita e, insieme, il libro di tutta la sua vita. È suggestiva la definizione coniata da un commentatore d’eccezione, il tesista Carimandrei, di «romanzo della vita»1; la giustapposizione di letteratura e vissuto, trasposizione e realtà, crea un amalgama coagulato molto difficile da polarizzare. Continua a leggere Frammenti da “Trieste e una donna”: lettura delle liriche sabiane “La gatta” e “Carmen”

  1. U. Saba, Storia e cronistoria del Canzoniere, in Id., Tutte le prose, Milano, Mondadori, 2001, p. 145.

In balìa di Dio. Note su Saba, “Trieste” e l’innominato

Autore di Michele Armenia

Calpestato tu l’hai questo mio cuore!
Ma di una donna non sa far vendetta.
È abitato da Dio, pieno d’amore;
nei miei sogni ti chiamo benedetta1.

Chi si trovasse a leggere il celebre capitolo XX dei Promessi Sposi2 (che comincia: «Il castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio»), tenendo a mente, per predilezione o lettura recente, la ben nota poesia dedicata a Trieste dal petrarchesco-freudiano (schivo e pensoso) Umberto Saba, non potrebbe fare a meno di notare la ricorrenza di parole e immagini in tutto o in parte omologhe nelle due opere, come «erta», «ragazzaccio», «intorno» (in posizione privilegiata e dominante), «cantuccio»; e, magari, di domandarsene (ove vi fosse) la ragione. Continua a leggere In balìa di Dio. Note su Saba, “Trieste” e l’innominato

  1. Nuovi versi alla Lina (4), in U. Saba, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1996, III ed., p. 126.
  2. A. Manzoni, I Promessi Sposi, a cura di F. de Cristofaro et alii, Milano, Rizzoli, «BUR-Classici italiani», 2015, II ed.

«Non per l’amore di sé, ma per l’amore della propria somiglianza»: Carlo Levi e gli scritti sul ritratto

Autore di Dario Stazzone

Carlo Levi meditò a lungo un volume dedicato ai suoi ritratti, senza mai pubblicarlo1. Fu triste ventura: il libro avrebbe riunito un’ampia galleria di dipinti col corredo di testi autografi, restituendo nuclei tematici e contenutistici presenti anche nella sua opera letteraria. Del volume pittorico immaginato dal torinese ci rimangono le Note sul ritratto che, secondo il progetto originario, dovevano assolvere alla funzione di prefazione. Una prefazione dai timbri lirici, simili a quelli di un altro levigato libro leviano, Un volto che ci somiglia. Ritratto dell’Italia2. Gli scritti sul ritratto costituiscono un momento essenziale dell’enucleazione della poetica del torinese, una specola privilegiata dalla quale indagare i motivi immanenti nella sua opera sia letteraria sia pittorica. Un loro esame, parimenti a quello di saggi come Paura della libertà e Paura della pittura3, si impone per chi voglia davvero entrare nell’officina dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli. Continua a leggere «Non per l’amore di sé, ma per l’amore della propria somiglianza»: Carlo Levi e gli scritti sul ritratto

  1. Cfr. Carlo Levi si ferma a Firenze, catalogo dell’antologica pittorica tenutasi a Orsanmichele dal maggio al luglio del 1977, a cura di C. L. Ragghianti, Firenze, Alinari, 1977. In esso Ragghianti informa che la mostra fiorentina portava a termine il progetto leviano di un volume dedicato esclusivamente ai suoi ritratti. La realizzazione dell’opera fu interrotta dal manifestarsi della malattia che afflisse lo scrittore negli ultimi anni di vita (un distacco della retina provocato dal diabete) e dall’improvvisa scomparsa avvenuta nel gennaio 1975. Le note teoriche sul ritratto sono state riproposte in C. Levi, Lo specchio. Scritti di critica d’arte, a cura di P. Vivarelli, Roma, Donzelli Editrice, 2001. Tutte le citazioni successive sono tratte da quest’edizione.
  2. Il volume leviano Un volto che ci somiglia. Ritratto dell’Italia, Torino, Einaudi, 1960, consta di prose poetiche che si alternano alle foto di J. Reissmann.
  3. C. Levi, Paura della libertà, Torino, Einaudi, 1949. Il saggio Paura della pittura, il cui manoscritto è datato 1° luglio 1942, venne pubblicato per la prima volta in Carlo Levi si ferma a Firenze, op. cit.

Noi, figli di Michelstaedter

Autore di Rosalia Peluso

Pochi giorni ci separano dal 3 giugno, quando sono trascorsi centotrent’anni dalla nascita di Michelstaedter. L’anniversario è stato ricordato in una recente giornata di studi organizzata da Alfonso Amendola e Daniela Calabrò all’Università di Salerno col titolo All’ombra di Michelstaedter. Un’ombra che non significa oscurità o tenebra ma, proprio in omaggio alla nascita, è proiezione ed effetto della luce, quindi un’implicita testimonianza di luminosità. Continua a leggere Noi, figli di Michelstaedter

L’«ansia di un’altra città» tra storicismo e azionismo. Intervista a Francesco Postorino

Autore di Roberto Siconolfi

Francesco Postorino è un giovane studioso di filosofia politica, teoretica e morale. Ph.D. presso l’Università di Messina, ha approfondito le proprie ricerche con Serge Audier e Jean-François Kervégan presso l’Università Paris 1-Sorbonne, dove ha organizzato una giornata internazionale dedicata al pensiero politico e giuridico di Norberto Bobbio nel novembre del 2014. Si occupa soprattutto di neoidealismo italiano ed europeo, di esistenzialismo e di socialismo liberale. Collabora con molte riviste scientifiche e pagine culturali di quotidiani. Tra le pubblicazioni recenti: Carlo Antoni. Un filosofo liberista, pref. di Serge Audier (Soveria Mannelli, Rubbettino, 2016); Democrazia in Lessico Crociano (Napoli, La Scuola di Pitagora Editrice, 2016); Bobbio et le marxisme (in «Droit&Philosophie», 2015). Continua a leggere L’«ansia di un’altra città» tra storicismo e azionismo. Intervista a Francesco Postorino

“Aracoeli”: romanzo di desolazione sociale o diario intimo dell’ultima Morante? Uno sguardo psicoanalitico all’universo di Elsa Morante

Autore di Ebru Sarikaya

L’ultimo romanzo della “grande solitaria” della letteratura italiana novecentesca è stato considerato spesso un’opera oscura soprattutto a causa dell’indecifrabilità della sua parabola ed è rimasto all’ombra di precedenti romanzi morantiani, divenendo così un tentativo letterario “sopravvissuto” della scrittrice, proprio come ella si considerava nell’ultimo periodo della propria vita: né viva né morta, soltanto una sopravvissuta. Continua a leggere “Aracoeli”: romanzo di desolazione sociale o diario intimo dell’ultima Morante? Uno sguardo psicoanalitico all’universo di Elsa Morante

Intervista a Gaspare Polizzi su Leopardi

Autore di Francesco Postorino

Gaspare Polizzi (Trapani 1955), insegna Storia della Filosofia presso la IUL-Università di Firenze e filosofia al Liceo Classico “Galileo” di Firenze. Studioso di storia del pensiero filosofico e scientifico moderno e contemporaneo, ha approfondito particolarmente la filosofia e l’epistemologia francesi (Bachelard e Serres) e la filosofia naturale tra Settecento e Ottocento (Leopardi). Tra le sue varie pubblicazioni in volume, da ricordare almeno: Scienza ed epistemologia in Francia (1900-1970), Torino, Loescher, 1979; Forme di sapere e ipotesi di traduzione. Materiali per una storia dell’epistemologia francese, Milano, FrancoAngeli, 1984; M. Serres, Genesi, a cura di G. Polizzi, Genova, il melangolo, 1988; Michel Serres. Per una filosofia dei corpi miscelati, Napoli, Liguori, 1990; Filosofia scientifica ed empirismo logico (Parigi, 1935), Milano, Unicopli, 1993; H. Poincaré, Il valore della scienza, a cura di G. Polizzi, Firenze, La Nuova Italia, 1994; Leopardi e la filosofia, Firenze, Polistampa, 2001; Tra Bachelard e Serres. Aspetti dell’epistemologia francese del Novecento, Messina, A. Siciliano, 2003; Leopardi e “le ragioni della verità”. Scienze e filosofia della natura negli scritti leopardiani, prefazione di R. Bodei, Roma, Carocci, 2003; Galileo in Leopardi, Firenze, Le Lettere, 2007; «…per le forze eterne della materia». Natura e scienza in Giacomo Leopardi, Milano, FrancoAngeli, 2008; Einstein e i filosofi, Milano, Medusa, 2009; Giacomo Leopardi. La concezione dell’umano, tra utopia e disincanto, Milano, Mimesis, 2011; Michel Serres, a cura di G. Polizzi e M. Porro, Milano, Marcos y Marcos, 2014; La filosofia di Gaston Bachelard. Tempi, spazi, elementi, Bologna, ETS, 2015; Io sono quella che tu fuggi. Leopardi e la Natura, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2015. Continua a leggere Intervista a Gaspare Polizzi su Leopardi

Breve ricordo di Mario Scotti

Autore di Maria Panetta

(…) Svanire,
è dunque la ventura delle venture (…).

(E. Montale, Portami il girasole ch’io lo trapianti, in Id., Ossi di seppia, 1925)

Ci tengo innanzitutto a ringraziare il Professor Enzo Scotti, la Professoressa Silvia Zoppi, la Fondazione Mario Scotti e tutta la famiglia per avermi coinvolta sia nella realizzazione del pregevole volume, in ricordo del mio Maestro1, che stasera si presenta, sia nell’evento di oggi, che rientra nell’ambito delle importanti celebrazioni che vedono protagonista, in questi giorni, la nostra città2: celebrazioni alle quali l’Università nella quale mi sono formata e in cui insegno da dodici anni come docente a contratto, ovvero la “Sapienza”, sta dedicando molta attenzione, in queste ore, ospitando rettori provenienti da atenei di tutto il mondo, che si stanno confrontando su temi di rilevante centralità, che riguardano il futuro della ricerca e della didattica e l’internazionalizzazione delle università. Continua a leggere Breve ricordo di Mario Scotti

  1. Filologia e creatività. Il mondo di Mario Scotti, a cura di S. Zoppi Garampi, Napoli, Bibliopolis, 2016.
  2. Si riproduce parte del testo della relazione tenuta all’Incontro dal titolo Europa e idealità culturale in Benedetto Croce e Mario Scotti, a cura della Fondazione Mario Scotti, tenutosi a Palazzo Ferrajoli venerdì 24 marzo 2017 nell’ambito delle Celebrazioni per il LX anniversario dei Trattati di Roma (1957-2017), e al quale hanno partecipato, oltre all’autrice del contributo, l’On. Professor Vincenzo Scotti, il Professor Francesco Sisinni (Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali a. r.), la Professoressa Matilde Dillon Wanke (Università degli Studi di Bergamo), la Professoressa Silvia Zoppi Garampi (Università Suor Orsola Benincasa) e l’attrice Maria Letizia Gorga.

I passi della Storia e le stazioni della donna. Un breve raffronto tra “Il Gattopardo” e “La camicia bruciata”

Autore di Sonia Rivetti

Dopo averlo così schernito,
lo spogliarono del mantello,
gli fecero indossare i suoi vestiti e
lo portarono via per crocifiggerlo.
(Matteo 27:31)

Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini termina in una babilonia di passi: preceduto dai soldati e seguito dai fedeli, Gesù marcia verso il Gòlgota, e ad ogni indugio viene castigato, tanto inesorabile deve sembrare la morte di un uomo per la redenzione di tutta l’umanità. Il movimento della Storia si contrappone alla stazione di una donna1. A pochi passi dal figlio gabbato, denudato, inchiodato, incoronato, innalzato, Maria cade in ginocchio, in un grido che lo spettatore non avverte. La sua aridità è la conclusione di un appetito universale. Sceneggiatura di un soggetto bloccato, trafitto, trafugato, svenuto nel valzer della Storia. Continua a leggere I passi della Storia e le stazioni della donna. Un breve raffronto tra “Il Gattopardo” e “La camicia bruciata”

  1. È interessante notare che in Matteo Maria non compare: la Sacra Scrittura è tutta tesa a registrare il fare degli uomini per il compimento della legge divina. Fermando la telecamera sulla madre di Gesù, Pasolini introduce una riflessione sulla sofferenza del personaggio femminile causata dalla Storia.

La caduta della luna in Giacomo Leopardi

Autore di Salvatore Presti

Creò similmente il popolo de’ sogni, e commise loro che ingannando sotto più forme il pensiero degli uomini, figurassero loro quella pienezza di non intelligibile felicità, che egli non vedeva modo a ridurre in atto, e quelle immagini perplesse e indeterminate, delle quali esso medesimo, se bene avrebbe voluto farlo, e gli uomini lo sospiravano ardentemente, non poteva produrre alcun esempio reale1.

In Odi, Melisso, il sogno è il fatto al centro della narrazione poetica, un fatto vero, in quanto colui che parla ha avuto, in sogno, una visione «pienamente intellegibile». Vero è il sogno, falso – cioè non plausibile, impossibile – è, in questo caso, ciò che viene sognato. Odi, Melisso è il racconto di un’esperienza e di uno sgomento reali per gli effetti duraturi sull’animo e per quanto attiene alla capacità immaginativa: l’immagine diviene un fatto (mentale) e il linguaggio pronuncia e rende l’esperienza (sì, mentale), asserendo tramite le parole ciò che è presente come idea. Sono necessari alcuni filtri perché ciò che sia pensato-immaginato-sognato venga tradotto e introdotto nella plausibilità della cose-che-accadono. In questo caso ad accadere è il sogno, per sua natura specchio fantastico e deformante della realtà, leopardianamente abbellente la realtà stessa. Continua a leggere La caduta della luna in Giacomo Leopardi

  1. G. Leopardi, Storia del genere umano, in Id., Operette Morali, in Id., Poesie e prose (d’ora in poi solo Poesie e prose con l’indicazione del n. del volume e della pagina, preceduta dal titolo dell’opera, con la sola eccezione delle Operette morali che verranno indicate come O. M. e dei Canti, di cui verrà dato solo il titolo del componimento con il riferimento al verso e alla pagina), 2 voll., a cura di M. A. Rigoni e R. Damiani, vol. II, Milano, Mondadori, 1988, p. 8. La dicitura «il popolo de’ sogni» rinvia con ogni probabilità a Esiodo, Teogonia, v. 212.