La valigia di Nelida Milani

Autore di Maria Panetta

Nelida Milani (Kruljac), classe 1939, è originaria di Pola, in Croazia.

Laureatasi all’Università di Zagabria presso la Facoltà di Lettere, dopo aver insegnato italiano e francese al liceo croato di Pola ed essersi specializzata in sociolinguistica, nel 1979 ha ottenuto la cattedra di Linguistica generale e Semantica presso la Facoltà di Pedagogia dell’Ateneo di Pola stessa1. Ha scritto per vari periodici, tra cui il quotidiano «La Voce del Popolo» e il quindicinale «Panorama» di Fiume, ed è stata redattrice per anni della rivista trimestrale di cultura «La Battana»2. Continua a leggere La valigia di Nelida Milani

  1. Ho avuto modo di discorrerne a Trieste, al Convegno internazionale Vele d’autore nell’Adriatico orientale. La navigazione a vela fra Grado e Dulcigno nella letteratura italiana, che si è tenuto dal 5 al 6 ottobre 2017 (cfr. la URL: http://www.irci.it/irci/index.php) e i cui Atti sono in corso di stampa.
  2. Cfr. la URL: http://www.editfiume.info/lavoce/la-battana.

La “ragazza di nome” Milena Milani: visioni di città e temi “altri”, fra poesia e prosa (1944-1964)

Autore di Alessandra Trevisan

Io mi sento a volte
una pietra legata alla corda,
oscillo; come fionda mi tendo.

Ho pura di colpire con il mio cuore.

(La ragazza di fronte, 1953)

Milena Milani è stata una pluri-artista del proprio tempo, capace di muoversi senza condizionamenti tra scrittura, arte contemporanea, organizzazione di eventi, editoria, politica e il moderno influencing. Riportarla oggi all’attenzione e alla lettura – seppure in modo parziale – è un’operazione che può essere resa possibile dalla scelta di alcuni suoi testi, affrontando parallelamente la biografia legata a essi. Continua a leggere La “ragazza di nome” Milena Milani: visioni di città e temi “altri”, fra poesia e prosa (1944-1964)

Storie emblematiche d’alterità. Le prose e i versi di Maria Attanasio

Autore di Dario Stazzone

L’ultima edizione del premio Brancati di Zafferana ha premiato la scrittrice calatina Maria Attanasio, autrice di romanzi, racconti, raccolte poetiche, scritti saggistici e di un libro fotografico illustrato dagli scatti di Giuseppe Leone, un raffinato iconotesto1 il cui sottotitolo rivela una chiara ispirazione sciasciana: Il divino e il meraviglioso. Feste religiose di Sicilia2. Continua a leggere Storie emblematiche d’alterità. Le prose e i versi di Maria Attanasio

  1. Per un proposta di studio e categorizzazione di quella particolare forma iconotestuale che è il fototesto, cfr. Fototesti. Letteratura e cultura visuale, a cura di M. Cometa e R. Coglitore, Quodlibet, Macerata 2016.
  2. M. Attanasio, Il divino e il meraviglioso. Feste religiose in Sicilia, Bruno Leopardi Editore, Palermo 2000.

Intervista a Elvira Seminara

Autore di Maria Panetta

Elvira Seminara, eclettica scrittrice e pop artist, è nata a Catania. Ha esordito nel 2008 con il romanzo L’indecenza (edito da Mondadori), messo in scena al Teatro Stabile di Catania nel 2015, con la sceneggiatura di Rosario Castelli e la regia di Gianpiero Borgia. Per Nottetempo ha, poi, pubblicato nel 2011 la dark comedy Scusate la polvere (con successivo allestimento al Teatro stabile nel 2014, sulla sceneggiatura di Rita Verdirame) e nel 2013 il noir metafisico La penultima fine del mondo. L’ultima sua opera, Atlante degli abiti smessi (Einaudi 2015), omaggio alla scrittura potenziale teorizzata e praticata da Calvino e Perec, è un romanzo in forma di inventario e insieme un manifesto della sua sperimentazione letteraria, di una scrittura ibridata che mescola canoni e generi, fatta di manipolazioni, riusi e neologismi, mix di lingua alta e bassa, contaminazioni di linguaggi. Continua a leggere Intervista a Elvira Seminara

Scrivere l’assenza: il nichilismo gentile di Fleur Jaeggy

Autore di Salvatore Presti

Beeklam: Chiudi le porte.
Victor: Le porte sono doppie e chiuse.
Beeklam: E cos’è quella luce che filtra
continuamente?
Victor: Sono le crepe.
Beeklam: Ebbene, spegnile1.

Übersprung è la parola tedesca che indica l’attenzione distratta e viene usata dagli etologi per descrivere il comportamento del gatto, di ogni gatto immediatamente prima dell’uccisione di una preda. Un allontanamento dall’oggetto che è al tempo stesso attesa indifferente e caricamento: la preda è già morta, ma ancora non lo sa. La sua condizione, propria di chi è afferrato, può essere espressa da un’altra parola opportunamente rilevata da Elias Canetti nel suo fondamentale Massa e potere che indica questo aspetto del rapporto tra predatore e preda: Ergriffenheit che significa, per estensione, ‘commozione': «Essa esprime la condizione di chi è pienamente afferrato e bloccato da una forza sulla quale non si ha alcuna influenza»2. Continua a leggere Scrivere l’assenza: il nichilismo gentile di Fleur Jaeggy

  1. F. Jaeggy, Le statue d’acqua, Adelphi, Milano 2015 (1980), p. 18.
  2. Cfr. E. Canetti, Masse und Macht, Claassen, Hamburg 1960 (ed. it. Massa e potere, trad. it. di Furio Jesi, Adelphi, Milano 2002, p. 247. È l’edizione da cui cito).

Nota per l’esposizione

Autore di Giuseppe Garrera

 

A volte scrivo la sceneggiatura senza sapere chi sarà l’attore. In questo caso sapevo che sarebbe stata la Callas, quindi ho sempre calibrato la mia sceneggiatura in funzione di lei. Ha contato molto nella creazione del personaggio… La barbarie, sprofondata dentro, che vien fuori nei suoi occhi, nei lineamenti, non si manifesta direttamente, anzi. Lei appartiene a un mondo contadino, greco, agrario, e poi si è educata per una civiltà borghese. Dunque in un certo senso ho cercato di concentrare nel suo personaggio la complessa totalità di Medea.

(P. P. Pasolini, Appunti per Medea)

Medea è sacerdotessa di Ecate, la dea della morte.

(P. P. Pasolini, Appunti per Medea)

Questa mostra poggia su tre elementi fondamentali: Medea, Pasolini, e la camera oscura. Continua a leggere Nota per l’esposizione

La “Medea” di Pasolini

Autore di Giuseppe Garrera - Sebastiano Triulzi

Maria Callas viene scelta da Pasolini per interpretare il ruolo di Medea proprio quando la sua parabola esistenziale sembra coincidere tragicamente con quella dell’antica eroina: smarrito il potere magico della sua voce, da poco abbandonata dall’uomo che pensava l’amasse e per il quale ha sacrificato tutto, da maga e regina delle scene, divina e potente, è divenuta all’improvviso fragile e vulnerabile: per molti è ormai inesorabilmente avviata sul viale del tramonto, non ha più poteri né regalità né incantamenti. Continua a leggere La “Medea” di Pasolini

• categoria: Categorie Letture critiche

Il senso del tragico in “Dissipatio H. G.”: la catastrofe dell’incomunicabilità

Autore di Maria Panetta

Com’è noto, Guido Morselli ultimò la stesura dell’ultimo romanzo, Dissipatio H. G., pochi mesi prima di togliersi la vita, nel 1973. L’opera venne edita postuma nel ’77 e rappresenta uno degli esempi più significativi di letteratura apocalittica italiana del Novecento, trattando dell’avventura di un unico sopravvissuto all’improvvisa e misteriosa “scomparsa” del resto del genere umano dal pianeta Terra. Continua a leggere Il senso del tragico in “Dissipatio H. G.”: la catastrofe dell’incomunicabilità

Sul set di “Medea”. Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

Autore di Sebastiano Triulzi

 

Infine (ma quante altre
cose si potrebbero ancora dire!),
benché sembri assurdo, per un simile affetto,
si potrebbe anche dare la vita. Anzi, io credo
che questo affetto altro non sia che un pretesto
per sapere di avere una possibilità – l’unica –
di disfarsi senza dolore di se stessi.

(Pier Paolo Pasolini, Un affetto e la vita).

Sprofondare nel mito è una mostra più sul levare che sul mettere. L’impostazione è modesta, circoscritta, la scenografia minimale: non ci sono vestiti di scena, non ci sono memorie personali, non c’è spazio per sceneggiature, video, oggetti, cartoline, feticci vari. Continua a leggere Sul set di “Medea”. Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

La poesia di Lucio Piccolo: uno sguardo lessicografico

Autore di Antonio Di Silvestro

Questa mia predilezione per l’oscurità, per la penombra, non è come potrebbe sembrare un atteggiamento esteriore, risponde ad un’esigenza interna di noi siciliani, credo, quasi a contrasto della troppa luce che ci circonda: rifugiarci nell’oscurità di noi stessi e ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo, la morte. Credo che la parte migliore del Gioco a nascondere sia quando è venuta l’oscurità, e la casa si è interiorizzata, è diventata ombra, spazio in cui andiamo errando e ritrovando le figure care, persone che ci sono state vicine…
(da Il favoloso quotidiano)

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