Una questione di Giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt)

Autore di Maria Laura Giacobello

La più elevata manifestazione del pensiero è, per Benedetto Croce, il concetto puro, che si invera in quel giudizio percettivo, individuale, in quanto inevitabilmente storico, in cui l’universale può trovare realtà specificandosi nella singolarità dell’esperienza concreta. Il concetto vero, dunque, nella sua effettualità, è l’universale concreto espresso dal giudizio, in quanto pensare significa articolare un concetto nelle sue distinzioni e con altri concetti, creando delle relazioni. Ciò vuol dire attivare la pratica del giudizio, ovvero unire un soggetto a un predicato per mezzo di una copula. In tal senso il concetto si libera e si esistenzializza nel momento in cui il pensiero si cala nel giudizio, quale predicato di un soggetto assunto tramite una percezione, una rappresentazione che viene inseguita nella propria storica mutevolezza. L’unico giudizio vero è dunque il giudizio storico, che assurge a giudizio conoscitivo per eccellenza, giudizio filosofico, appunto: «In quanto giudizio individuale, la storia è sintesi di soggetto e predicato, di rappresentazione e concetto: l’elemento intuitivo e l’elemento logico sono in lei inseparabili»1. Continua a leggere Una questione di Giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt)

  1. B. Croce, Logica come scienza del concetto puro (1908), a cura di C. Farnetti, con una nota al testo di G. Sasso, Napoli, Bibliopolis, 1996, p. 205.

«Ho passato la vita intera a imparare a costruire frasi». Croce, Baudelaire e la “cultura della decadenza”

Autore di Rosalia Peluso

C’est là que les avis se séparent
les savants se disputent.
Mais mon nom, si tu le connais,
reste imprononçable.
Il est prononcé – malediction.
(Einstürzende Neubauten, Blume)

I principali documenti della lettura crociana di Baudelaire sono tre. Il primo è contenuto nelle Note sulla poesia italiana e straniera del secolo decimonono del 1919, e gli altri due negli Studi su poesie antiche e moderne del 1938. Tutti i saggi qui richiamati sono apparsi prima su «La Critica» e poi, con qualche variazione nei titoli, confluiti in volume: rispettivamente il primo in Poesia e non poesia. Note sulla letteratura europea del secolo decimonono del 1922, e i secondi in Poesia antica e moderna. Interpretazioni del 19411. Continua a leggere «Ho passato la vita intera a imparare a costruire frasi». Croce, Baudelaire e la “cultura della decadenza”

  1. B. Croce, Note sulla poesia italiana e straniera del secolo decimonono. V. Baudelaire, in «La Critica», XVII, 1919, pp. 65-75, poi col titolo Baudelaire, in Id., Poesia e non poesia. Note sulla letteratura europea del secolo decimonono, Bari, Gius. Laterza & figli, 1950, V ed., pp. 246-59; Id., Studi su poesie antiche e moderne: VIII. Intorno a Baudelaire, in «La Critica», XXXVI, 1938, pp. 1-9, poi col titolo Baudelaire. I. Intorno alle «Pièces condamnées», in Id., Poesia antica e moderna. Interpretazioni, a cura di G. Inglese, apparati critici a cura di G. Macciocca, Napoli, Bibliopolis, 2009, pp. 382-92; Id., Studi su poesie antiche e moderne. XI. Baudelaire. II. «Don Juan aux Enfers», in «La Critica», XXXVI, 1938, pp. 241-44, poi col titolo «Don Juan aux Enfers», in Id., Poesia antica e moderna, op. cit., pp. 392-97.

La categoria di modernità nella filosofia crociana

Autore di Emilia Scarcella

«Filosofia moderna e filosofia dei tempi»

Nella postilla dal titolo Filosofia moderna e filosofia dei tempi, contenuta in uno dei suoi testi più noti, Il carattere della filosofia moderna, Benedetto Croce, riferendosi al rapporto tra riflessione filosofica e vita pratica, così scriveva:

Vi sono tempi nei quali tra la filosofia e la vita pratica, sociale e politica si osserva una sorta di rispondenza, come accadde tra razionalismo illuministico e riformismo del settecento, tra storicismo idealistico e liberalismo nella prima metà dell’ottocento: tempi singolarmente felici nei quali un medesimo fervore morale genera quasi gemelli i modi della filosofia e i modi della vita. Ma ce ne sono altri, travagliati e dolorosi, nei quali il pensatore sta solitario o con poca compagnia, perché la vita sociale ha smarrito il suo equilibrio e inclina tutta da un lato1.

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  1. B. Croce, Il carattere della filosofia moderna (1941), a cura di M. Mastrogregori, Napoli, Bibliopolis, 1991, pp. 244-45.

L’origine delle divergenze politiche fra Croce e Gentile

Autore di Salvatore Cingari

Nel 2010, nel carteggio del nazionalista Vittorio Cian, è stata pubblicata un’interessantissima lettera di Benedetto Croce, a seguito della commemorazione che l’interlocutore aveva dedicato a Umberto I.

«Tu sai che le mie simpatie sono pei democratici», scriveva il filosofo nel 1900. «Tu puoi ben invocare un partito conservatore» – continuava –, ma «la parte più colta e civile d’Italia è liberale e democratica: e il partito conservatore è vigoroso nell’Italia meridionale, ed è composto per quattro quinti di camorristi e per un quinto d’imbecilli che tengono il sacco ai camorristi senza che se ne accorgano, anzi credendo di moralizzarli». «I fatti di Milano – aggiungeva Croce – furono un obbrobrio, ma un obbrobrio per la repressione sanguinosa ed esagerata e per le odiose condanne dei tribunali militari». Addirittura egli concludeva spiegando il regicidio con la «brutta impressione che fecero negli animi delicati le onoreficienze a Bava Beccaris che i ministri consigliarono al Re»1. Continua a leggere L’origine delle divergenze politiche fra Croce e Gentile

  1. C. Allasia, Lettere a Procaria. Benedetto Croce, la letteratura e il fascismo nel carteggio di Vittorio Cian, Lanzo torinese, Società storica delle Valli di Lanzo, 2010, p. 128.

Note sulla Natura in Benedetto Croce

Autore di Renata Viti Cavaliere

Ahimè, dove prendere,
quando viene l’inverno, i fiori?

(Friedrich Hölderlin)

Breve prologo

Adolescente, Croce aveva sperimentato una natura “matrigna”, fredda e ostile, benché priva di intenzioni malevole, sino a dover convenire che essa è movimento puro chiuso in sé, per nulla affine al moto dei volenti o a quel bisogno di sapere che anima gli umani. La sua famiglia ne portò il segno funesto dopo il terremoto del 1883, sicché il giovane Croce conservò sempre tragicamente l’impressione di una natura passiva, meccanica, inespressiva di scopi o valori. Continua a leggere Note sulla Natura in Benedetto Croce

L’umanesimo neo-moderno. Croce, i profeti del nulla e l’«innocenza» del XXI secolo

Autore di Francesco Postorino

Introduzione

In questo studio proverò a rivisitare in maniera inedita la filosofia di Benedetto Croce, tenendo conto della sentenza nichilistica della morte di Dio e, più in generale, delle filosofie della crisi. Lo «stato d’animo» angoscioso, emerso fra le due guerre mondiali e puntualmente «tipizzato» o sistematizzato con rigore speculativo soprattutto da Martin Heidegger e Karl Jaspers grazie al contributo recato in precedenza dalla fenomenologia husserliana1, presenta a mio avviso qualche affinità con la direzione ermeneutica tracciata da Croce, quantomeno in riferimento alla natura dell’individuo. Continua a leggere L’umanesimo neo-moderno. Croce, i profeti del nulla e l’«innocenza» del XXI secolo

  1. Cfr. G. De Ruggiero, L’Esistenzialismo, Bari, Laterza, 1947, pp. 8-9.

Croce e la dialettica della libertà. Intervista a Paolo Bonetti

Autore di Francesco Postorino

Paolo Bonetti è stato professore di Filosofia morale presso l’Università di Cassino e di Bioetica in quella di Urbino. Esperto di liberalismo italiano, della storia del Partito Liberale e del Partito d’Azione, Bonetti ha realizzato lavori preziosi su Benedetto Croce. Si pensi almeno a: Per conoscere Croce (Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1998) e Introduzione a Croce (Roma-Bari, Laterza, 2000). È certamente importante sentire la sua voce ai fini di un’autentica comprensione della filosofia storicistica inaugurata nei primi anni del secolo scorso dal pensatore abruzzese. Continua a leggere Croce e la dialettica della libertà. Intervista a Paolo Bonetti

Laicismo e Religione: una critica “crociana” a Charles Taylor

Autore di Emilio Di Somma

Quando pensiamo al concetto di “modernità”, il nostro pensiero è condizionato da determinate categorie a priori che fungono da presupposto per una qualunque indagine o analisi del concetto. La “laicità” e il “secolarismo” figurano tra queste categorie.

È uso comune identificare, sia sul piano formale sia su quello sostanziale, “ciò che è moderno” con “ciò che è laico”. In tal senso, la laicità si colloca sin dall’inizio dell’epoca moderna in una relazione dicotomica con la religione. Dicotomia che viene concepita come un’opposizione strutturale: ciò che è laico non può permettersi aperture verso ciò che è religioso. Questi due campi possiedono differenti sfere di influenza ed evenemenzialità storica: sono campi che non dovrebbero essere confusi o mescolati, delimitando spazi sociali pertinenti ad ambiti diversi. Se la religione pertiene a ciò che è “personale”, la laicità pertiene a ciò che è “pubblico”. Tuttavia, una branca del pensiero filosofico attuale, specialmente nella cultura anglo-sassone, spinge tale separazione e categorizzazione oltre una semplice delimitazione tecnica dei due fenomeni, e trasforma il “religioso” e il “laico” in vere e proprie categorie dello spirito umano. “Religione” e “laicità” divengono, così, termini definitori che distinguono due “modalità opposte d’esistenza”, ognuna facente riferimento a diversi “contenuti di coscienza”. Continua a leggere Laicismo e Religione: una critica “crociana” a Charles Taylor

Croce e la «triade onomastica». Prime note sulla presunta incomprensione crociana della sensibilità contemporanea

Autore di Maria Panetta

Questo contributo rappresenta uno dei tasselli di un più ampio studio che intendo portare avanti sul rapporto tra Croce e la letteratura a lui contemporanea, in particolare in relazione alle accuse rivolte al critico da più parti sulla sua presunta incapacità di intendere e comprendere appieno certa sensibilità novecentesca.

Dando seguito, in primo luogo, a riflessioni innescate, ormai svariati anni fa, soprattutto dalla folgorante lettura del fondamentale saggio di Gennaro Sasso Per invigilare me stesso1, e rispondendo, poi, alle sollecitazioni dell’Ernesto Paolozzi del recente profilo su Benedetto Croce, al suo invito a studiare le affinità tra l’estetica crociana e il «simbolismo francese, le intuizioni di E. Allan Poe, le teorie di T. S. Eliot, la sensibilità di Joyce (…). Dal che emergerebbe, molto probabilmente, un Croce attualissimo nella concezione della modernità e perfino della post-modernità, in stridente contraddizione con il suo linguaggio, con il suo stile di vita»2, ho ritenuto di dare finalmente forma e di fermare su carta certe considerazioni su tale vasto tema, partendo da uno snodo che mi pare sia assai interessante sia, sebbene molto letto e citato, forse non ancora del tutto sviscerato in alcune implicazioni meno intuitivamente rilevabili. Continua a leggere Croce e la «triade onomastica». Prime note sulla presunta incomprensione crociana della sensibilità contemporanea

  1. Cfr. G. Sasso, Per invigilare me stesso. I Taccuini di lavoro di Benedetto Croce, Bologna, il Mulino, 1989.
  2. E. Paolozzi, Benedetto Croce. La logica del concreto e il dovere della libertà, prefazione di G. Gembillo, Roma, Aracne editrice, 2015, p. 31.

Il concetto di “Spirito” in Benedetto Croce

Autore di Antonio Pirolozzi

Il concetto crociano di “Spirito” non ha nulla a che vedere né con quello di “Spirito” della filosofia hegeliana né con lo spiritualismo che si sviluppò in Francia e in Italia tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, come opposizione alle “aberrazioni” delle teorie positivistiche. Né ha nulla a che vedere con il concetto di “Spirito” dell’attualismo gentiliano. Infatti, la riflessione filosofica di Croce sullo Spirito, che nelle sue opere troviamo scritto sia con la maiuscola sia con la minuscola ma che indica la medesima cosa, presenta tratti talmente originali che impediscono di far coincidere tale concetto con quello esposto in precedenza nella storia delle idee. Continua a leggere Il concetto di “Spirito” in Benedetto Croce