Noi, figli di Michelstaedter

Autore di Rosalia Peluso

Pochi giorni ci separano dal 3 giugno, quando sono trascorsi centotrent’anni dalla nascita di Michelstaedter. L’anniversario è stato ricordato in una recente giornata di studi organizzata da Alfonso Amendola e Daniela Calabrò all’Università di Salerno col titolo All’ombra di Michelstaedter. Un’ombra che non significa oscurità o tenebra ma, proprio in omaggio alla nascita, è proiezione ed effetto della luce, quindi un’implicita testimonianza di luminosità. Continua a leggere Noi, figli di Michelstaedter

L’«ansia di un’altra città» tra storicismo e azionismo. Intervista a Francesco Postorino

Autore di Roberto Siconolfi

Francesco Postorino è un giovane studioso di filosofia politica, teoretica e morale. Ph.D. presso l’Università di Messina, ha approfondito le proprie ricerche con Serge Audier e Jean-François Kervégan presso l’Università Paris 1-Sorbonne, dove ha organizzato una giornata internazionale dedicata al pensiero politico e giuridico di Norberto Bobbio nel novembre del 2014. Si occupa soprattutto di neoidealismo italiano ed europeo, di esistenzialismo e di socialismo liberale. Collabora con molte riviste scientifiche e pagine culturali di quotidiani. Tra le pubblicazioni recenti: Carlo Antoni. Un filosofo liberista, pref. di Serge Audier (Soveria Mannelli, Rubbettino, 2016); Democrazia in Lessico Crociano (Napoli, La Scuola di Pitagora Editrice, 2016); Bobbio et le marxisme (in «Droit&Philosophie», 2015). Continua a leggere L’«ansia di un’altra città» tra storicismo e azionismo. Intervista a Francesco Postorino

“Aracoeli”: romanzo di desolazione sociale o diario intimo dell’ultima Morante? Uno sguardo psicoanalitico all’universo di Elsa Morante

Autore di Ebru Sarikaya

L’ultimo romanzo della “grande solitaria” della letteratura italiana novecentesca è stato considerato spesso un’opera oscura soprattutto a causa dell’indecifrabilità della sua parabola ed è rimasto all’ombra di precedenti romanzi morantiani, divenendo così un tentativo letterario “sopravvissuto” della scrittrice, proprio come ella si considerava nell’ultimo periodo della propria vita: né viva né morta, soltanto una sopravvissuta. Continua a leggere “Aracoeli”: romanzo di desolazione sociale o diario intimo dell’ultima Morante? Uno sguardo psicoanalitico all’universo di Elsa Morante

Intervista a Gaspare Polizzi su Leopardi

Autore di Francesco Postorino

Gaspare Polizzi (Trapani 1955), insegna Storia della Filosofia presso la IUL-Università di Firenze e filosofia al Liceo Classico “Galileo” di Firenze. Studioso di storia del pensiero filosofico e scientifico moderno e contemporaneo, ha approfondito particolarmente la filosofia e l’epistemologia francesi (Bachelard e Serres) e la filosofia naturale tra Settecento e Ottocento (Leopardi). Tra le sue varie pubblicazioni in volume, da ricordare almeno: Scienza ed epistemologia in Francia (1900-1970), Torino, Loescher, 1979; Forme di sapere e ipotesi di traduzione. Materiali per una storia dell’epistemologia francese, Milano, FrancoAngeli, 1984; M. Serres, Genesi, a cura di G. Polizzi, Genova, il melangolo, 1988; Michel Serres. Per una filosofia dei corpi miscelati, Napoli, Liguori, 1990; Filosofia scientifica ed empirismo logico (Parigi, 1935), Milano, Unicopli, 1993; H. Poincaré, Il valore della scienza, a cura di G. Polizzi, Firenze, La Nuova Italia, 1994; Leopardi e la filosofia, Firenze, Polistampa, 2001; Tra Bachelard e Serres. Aspetti dell’epistemologia francese del Novecento, Messina, A. Siciliano, 2003; Leopardi e “le ragioni della verità”. Scienze e filosofia della natura negli scritti leopardiani, prefazione di R. Bodei, Roma, Carocci, 2003; Galileo in Leopardi, Firenze, Le Lettere, 2007; «…per le forze eterne della materia». Natura e scienza in Giacomo Leopardi, Milano, FrancoAngeli, 2008; Einstein e i filosofi, Milano, Medusa, 2009; Giacomo Leopardi. La concezione dell’umano, tra utopia e disincanto, Milano, Mimesis, 2011; Michel Serres, a cura di G. Polizzi e M. Porro, Milano, Marcos y Marcos, 2014; La filosofia di Gaston Bachelard. Tempi, spazi, elementi, Bologna, ETS, 2015; Io sono quella che tu fuggi. Leopardi e la Natura, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2015. Continua a leggere Intervista a Gaspare Polizzi su Leopardi

Breve ricordo di Mario Scotti

Autore di Maria Panetta

(…) Svanire,
è dunque la ventura delle venture (…).

(E. Montale, Portami il girasole ch’io lo trapianti, in Id., Ossi di seppia, 1925)

Ci tengo innanzitutto a ringraziare il Professor Enzo Scotti, la Professoressa Silvia Zoppi, la Fondazione Mario Scotti e tutta la famiglia per avermi coinvolta sia nella realizzazione del pregevole volume, in ricordo del mio Maestro1, che stasera si presenta, sia nell’evento di oggi, che rientra nell’ambito delle importanti celebrazioni che vedono protagonista, in questi giorni, la nostra città2: celebrazioni alle quali l’Università nella quale mi sono formata e in cui insegno da dodici anni come docente a contratto, ovvero la “Sapienza”, sta dedicando molta attenzione, in queste ore, ospitando rettori provenienti da atenei di tutto il mondo, che si stanno confrontando su temi di rilevante centralità, che riguardano il futuro della ricerca e della didattica e l’internazionalizzazione delle università. Continua a leggere Breve ricordo di Mario Scotti

  1. Filologia e creatività. Il mondo di Mario Scotti, a cura di S. Zoppi Garampi, Napoli, Bibliopolis, 2016.
  2. Si riproduce parte del testo della relazione tenuta all’Incontro dal titolo Europa e idealità culturale in Benedetto Croce e Mario Scotti, a cura della Fondazione Mario Scotti, tenutosi a Palazzo Ferrajoli venerdì 24 marzo 2017 nell’ambito delle Celebrazioni per il LX anniversario dei Trattati di Roma (1957-2017), e al quale hanno partecipato, oltre all’autrice del contributo, l’On. Professor Vincenzo Scotti, il Professor Francesco Sisinni (Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali a. r.), la Professoressa Matilde Dillon Wanke (Università degli Studi di Bergamo), la Professoressa Silvia Zoppi Garampi (Università Suor Orsola Benincasa) e l’attrice Maria Letizia Gorga.

I passi della Storia e le stazioni della donna. Un breve raffronto tra “Il Gattopardo” e “La camicia bruciata”

Autore di Sonia Rivetti

Dopo averlo così schernito,
lo spogliarono del mantello,
gli fecero indossare i suoi vestiti e
lo portarono via per crocifiggerlo.
(Matteo 27:31)

Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini termina in una babilonia di passi: preceduto dai soldati e seguito dai fedeli, Gesù marcia verso il Gòlgota, e ad ogni indugio viene castigato, tanto inesorabile deve sembrare la morte di un uomo per la redenzione di tutta l’umanità. Il movimento della Storia si contrappone alla stazione di una donna1. A pochi passi dal figlio gabbato, denudato, inchiodato, incoronato, innalzato, Maria cade in ginocchio, in un grido che lo spettatore non avverte. La sua aridità è la conclusione di un appetito universale. Sceneggiatura di un soggetto bloccato, trafitto, trafugato, svenuto nel valzer della Storia. Continua a leggere I passi della Storia e le stazioni della donna. Un breve raffronto tra “Il Gattopardo” e “La camicia bruciata”

  1. È interessante notare che in Matteo Maria non compare: la Sacra Scrittura è tutta tesa a registrare il fare degli uomini per il compimento della legge divina. Fermando la telecamera sulla madre di Gesù, Pasolini introduce una riflessione sulla sofferenza del personaggio femminile causata dalla Storia.

La caduta della luna in Giacomo Leopardi

Autore di Salvatore Presti

Creò similmente il popolo de’ sogni, e commise loro che ingannando sotto più forme il pensiero degli uomini, figurassero loro quella pienezza di non intelligibile felicità, che egli non vedeva modo a ridurre in atto, e quelle immagini perplesse e indeterminate, delle quali esso medesimo, se bene avrebbe voluto farlo, e gli uomini lo sospiravano ardentemente, non poteva produrre alcun esempio reale1.

In Odi, Melisso, il sogno è il fatto al centro della narrazione poetica, un fatto vero, in quanto colui che parla ha avuto, in sogno, una visione «pienamente intellegibile». Vero è il sogno, falso – cioè non plausibile, impossibile – è, in questo caso, ciò che viene sognato. Odi, Melisso è il racconto di un’esperienza e di uno sgomento reali per gli effetti duraturi sull’animo e per quanto attiene alla capacità immaginativa: l’immagine diviene un fatto (mentale) e il linguaggio pronuncia e rende l’esperienza (sì, mentale), asserendo tramite le parole ciò che è presente come idea. Sono necessari alcuni filtri perché ciò che sia pensato-immaginato-sognato venga tradotto e introdotto nella plausibilità della cose-che-accadono. In questo caso ad accadere è il sogno, per sua natura specchio fantastico e deformante della realtà, leopardianamente abbellente la realtà stessa. Continua a leggere La caduta della luna in Giacomo Leopardi

  1. G. Leopardi, Storia del genere umano, in Id., Operette Morali, in Id., Poesie e prose (d’ora in poi solo Poesie e prose con l’indicazione del n. del volume e della pagina, preceduta dal titolo dell’opera, con la sola eccezione delle Operette morali che verranno indicate come O. M. e dei Canti, di cui verrà dato solo il titolo del componimento con il riferimento al verso e alla pagina), 2 voll., a cura di M. A. Rigoni e R. Damiani, vol. II, Milano, Mondadori, 1988, p. 8. La dicitura «il popolo de’ sogni» rinvia con ogni probabilità a Esiodo, Teogonia, v. 212.

Una questione di Giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt)

Autore di Maria Laura Giacobello

La più elevata manifestazione del pensiero è, per Benedetto Croce, il concetto puro, che si invera in quel giudizio percettivo, individuale, in quanto inevitabilmente storico, in cui l’universale può trovare realtà specificandosi nella singolarità dell’esperienza concreta. Il concetto vero, dunque, nella sua effettualità, è l’universale concreto espresso dal giudizio, in quanto pensare significa articolare un concetto nelle sue distinzioni e con altri concetti, creando delle relazioni. Ciò vuol dire attivare la pratica del giudizio, ovvero unire un soggetto a un predicato per mezzo di una copula. In tal senso il concetto si libera e si esistenzializza nel momento in cui il pensiero si cala nel giudizio, quale predicato di un soggetto assunto tramite una percezione, una rappresentazione che viene inseguita nella propria storica mutevolezza. L’unico giudizio vero è dunque il giudizio storico, che assurge a giudizio conoscitivo per eccellenza, giudizio filosofico, appunto: «In quanto giudizio individuale, la storia è sintesi di soggetto e predicato, di rappresentazione e concetto: l’elemento intuitivo e l’elemento logico sono in lei inseparabili»1. Continua a leggere Una questione di Giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt)

  1. B. Croce, Logica come scienza del concetto puro (1908), a cura di C. Farnetti, con una nota al testo di G. Sasso, Napoli, Bibliopolis, 1996, p. 205.

«Ho passato la vita intera a imparare a costruire frasi». Croce, Baudelaire e la “cultura della decadenza”

Autore di Rosalia Peluso

C’est là que les avis se séparent
les savants se disputent.
Mais mon nom, si tu le connais,
reste imprononçable.
Il est prononcé – malediction.
(Einstürzende Neubauten, Blume)

I principali documenti della lettura crociana di Baudelaire sono tre. Il primo è contenuto nelle Note sulla poesia italiana e straniera del secolo decimonono del 1919, e gli altri due negli Studi su poesie antiche e moderne del 1938. Tutti i saggi qui richiamati sono apparsi prima su «La Critica» e poi, con qualche variazione nei titoli, confluiti in volume: rispettivamente il primo in Poesia e non poesia. Note sulla letteratura europea del secolo decimonono del 1922, e i secondi in Poesia antica e moderna. Interpretazioni del 19411. Continua a leggere «Ho passato la vita intera a imparare a costruire frasi». Croce, Baudelaire e la “cultura della decadenza”

  1. B. Croce, Note sulla poesia italiana e straniera del secolo decimonono. V. Baudelaire, in «La Critica», XVII, 1919, pp. 65-75, poi col titolo Baudelaire, in Id., Poesia e non poesia. Note sulla letteratura europea del secolo decimonono, Bari, Gius. Laterza & figli, 1950, V ed., pp. 246-59; Id., Studi su poesie antiche e moderne: VIII. Intorno a Baudelaire, in «La Critica», XXXVI, 1938, pp. 1-9, poi col titolo Baudelaire. I. Intorno alle «Pièces condamnées», in Id., Poesia antica e moderna. Interpretazioni, a cura di G. Inglese, apparati critici a cura di G. Macciocca, Napoli, Bibliopolis, 2009, pp. 382-92; Id., Studi su poesie antiche e moderne. XI. Baudelaire. II. «Don Juan aux Enfers», in «La Critica», XXXVI, 1938, pp. 241-44, poi col titolo «Don Juan aux Enfers», in Id., Poesia antica e moderna, op. cit., pp. 392-97.

La categoria di modernità nella filosofia crociana

Autore di Emilia Scarcella

«Filosofia moderna e filosofia dei tempi»

Nella postilla dal titolo Filosofia moderna e filosofia dei tempi, contenuta in uno dei suoi testi più noti, Il carattere della filosofia moderna, Benedetto Croce, riferendosi al rapporto tra riflessione filosofica e vita pratica, così scriveva:

Vi sono tempi nei quali tra la filosofia e la vita pratica, sociale e politica si osserva una sorta di rispondenza, come accadde tra razionalismo illuministico e riformismo del settecento, tra storicismo idealistico e liberalismo nella prima metà dell’ottocento: tempi singolarmente felici nei quali un medesimo fervore morale genera quasi gemelli i modi della filosofia e i modi della vita. Ma ce ne sono altri, travagliati e dolorosi, nei quali il pensatore sta solitario o con poca compagnia, perché la vita sociale ha smarrito il suo equilibrio e inclina tutta da un lato1.

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  1. B. Croce, Il carattere della filosofia moderna (1941), a cura di M. Mastrogregori, Napoli, Bibliopolis, 1991, pp. 244-45.