Mille sfumature di “triestinità”: itinerari autobiografici di Mauro Covacich

Autore di Maria Panetta

Mauro Covacich: classe 1965, triestino.

È autore, com’è noto, di romanzi, racconti e scritti vari1: nel maggio 2006, è uscito un suo volumetto per i tipi dell’editore Laterza, dal titolo evocativo Trieste sottosopra. Quindici passeggiate nella città del vento, che rimanda ovviamente all’incontro/scontro, nello snodo nevralgico di Trieste, di vari venti, rappresentati su una bitta, alla fine del centrale e imponente Molo Audace, in una rosa dei venti che ricorda il maestrale, lo scirocco, il libeccio e il grecale, sui quali campeggia, incontrastata, la bora; ma che allude anche alla volontà dell’autore di – per così dire – “spettinare” Trieste e le sue immagini tradizionali di città severa e composta, nella propria austroungarica eleganza, e di città “letteraria” per eccellenza. Continua a leggere Mille sfumature di “triestinità”: itinerari autobiografici di Mauro Covacich

  1. Per Neri Pozza è uscito Colpo di lama nel 1995; due anni dopo Mal d’autobus (Marco Tropea editore); nel 1998 Anomalie (Mondadori, come L’amore contro, edito nel 2001); per Einaudi ha pubblicato A perdifiato (2005; già Mondadori 2003), Fiona (2005), la storia autobiografica Prima di sparire (2008), A nome tuo (2011), L’esperimento (2013); per Laterza Storia di pazzi e di normali. La follia in una città di provincia (2007) e L’arte contemporanea spiegata a tuo marito (2011); per Bompiani la raccolta di diciassette racconti La sposa (2014); infine, per La nave di Teseo La città interiore (2017).

(fasc. 23, 25 ottobre 2018)

L’arte dell’isolamento. Note e spunti da un reportage triestino di Carlo Cassola

Autore di Sandro de Nobile

Ad onta di quanto dichiarato nel 1975 al settimanale «Epoca»1, al quale confessa di sentirsi esclusivamente uno scrittore, e non un giornalista, Carlo Cassola, nella sua lunga e feconda attività scrittoria, accosta a più riprese all’impegno letterario il lavoro giornalistico, cui si presta principalmente negli anni ’40-50, salvo poi riprenderlo, in maniera sostanziale, attraverso la singolare saggistica ambientalista e pacifista datata anni ’70. Continua a leggere L’arte dell’isolamento. Note e spunti da un reportage triestino di Carlo Cassola

  1. Il divino mestiere (intervista di Piero Fortuna a Bellonci, Bevilacqua, Cassola, Fusco, Gatto, Pasolini, Tomizza, Zavattini), in «Epoca», 25 gennaio 1975, p. 67.

(fasc. 23, 25 ottobre 2018)

Sullo spartiacque: l’abalietà di Roberto Bazlen

Autore di Salvatore Presti

Silenzioso, silenzioso, eternamente irraggiungibile, il gatto dal pelo di seta passava davanti (…)1.

Di Roberto (Bobi) Bazlen si è detto molto, tanto che la sua figura di letterato è stata oggetto di ben quattro romanzi2 e di biografie che, in taluni casi, sfiorano l’agiografia3. Continua a leggere Sullo spartiacque: l’abalietà di Roberto Bazlen

  1. R. Bazlen, Scritti, a cura di Roberto Calasso, Milano, Adelphi, 1984, p. 144. Le carte sono state pubblicate e tradotte dal tedesco, lingua preferita dal triestino, dallo stesso Calasso. Il libro comprende Il Capitano di lungo corso, pubblicato per la prima volta nel 1973, Note senza testo, nel 1970, Lettere editoriali, uscite nel 1968 con una nota di Sergio Solmi, Lettere a Montale, apparse nel 1984.
  2. Si tratta di Manoscritto di Fabrizio Onofri che è del 1948, di L’orologio di Carlo Levi che è del 1950, di Lo stadio di Wimbledon di Daniele Del Giudice del 1983 e Giacomino di Antonio Debenedetti del 1994.
  3. Mi pare che il recente libro della Battocletti su Bazlen pecchi qua e là di questa tentazione agiografica, che esalta e giustifica spesso, laddove dovrebbe limitarsi meno prosaicamente a raccontare. La Battocletti ha il proprio eroe e lo tutela contro ogni intromissione: cfr. C. Battocletti, Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste, Milano, La Nave di Teseo, 2017.

(fasc. 23, 25 ottobre 2018)

Di terra e d’amore: annotazioni sulla poesia di Mara Sabia

Autore di Alice Figini

La poetessa lucana Mara Sabia racconta storie della propria terra, d’amore e di donne mitologiche che si confondono con il paesaggio, fino a immedesimarsi con esso e a renderlo partecipe del proprio dolore, dello struggimento, della condanna di una pena d’amore. Nella forza della sua scrittura si avverte una sorta di realizzazione, di compimento, come se solo attraverso la messa per iscritto la voce trovasse finalmente la quiete: la parole vengono distillate, scelte con cura; ciascuna sembra contenere una lacrima, un grido o, forse, un richiamo. Continua a leggere Di terra e d’amore: annotazioni sulla poesia di Mara Sabia

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

Quel ramo… quella Roma: «come Catilina». Nota sui “Promessi Sposi”

Autore di Michele Armenia

L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose1.

Ecco che questa pagina, sintatticamente così irta, non ci appare più misteriosa, è una grande panoramica con carrellata, è una discesa a volo d’uccello (…)2.

Si nunc se nobis ille aureus arbore ramus
ostendat nemore in tanto (…)

(Eneide, VI, vv. 187-188)

Si mihi, mater, placidae palumbes
arborem monstrent ubi mirus ille
clam latet ramus (…)

(F. Bandini, Ramus aureus, III, vv. 109-110)3

Il lettore del capolavoro manzoniano, giunto per gradi alla conversione dell’Innominato, non può non gioire, alfine, per Lucia liberata (cap. XXIV): supposto che egli sia bonus lector/bonus civis. Di contro, il vanaglorioso don Rodrigo, «fulminato da quella notizia così impensata, così diversa dall’avviso che aspettava», decide di venirsene a Milano: «partì come un fuggitivo, come (ci sia un po’ lecito sollevare i nostri personaggi con qualche illustre paragone), come Catilina da Roma, sbuffando, e giurando di tornar ben presto, in altra comparsa, a far le sue vendette» (cap. XXV). Continua a leggere Quel ramo… quella Roma: «come Catilina». Nota sui “Promessi Sposi”

  1. I. Calvino, Le città invisibili, Torino, Einaudi, 1991, p. 21.
  2. U. Eco, Panoramica con carrellata, in «L’Espresso», 24 febbraio 1985.
  3. Cfr. la URL: http://www.vatican.va/roman_curia/institutions_connected/latinitas/documents/rc_latinitas_20050208_ramus-aureus_lt.html (ultima consultazione: 31 luglio 2018).

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

La protesta di Giobbe: una nota su Levi e Morselli

Autore di Maria Panetta

Nel 1977 apparve a Milano la prima edizione di Fede e critica, libro elaborato da Morselli nel biennio 1955-1956, ma meditato a partire dal 19521. Nella sua Nota introduttiva, indirizzata ai lettori, l’autore precisa di non essere un «religioso»2, né un «mistico», ma ammette che quelle sue pagine sono state elaborate sotto «l’urgenza di una ricerca» e dettate da un evidente «interesse» dell’autore per le questioni trattate3. Continua a leggere La protesta di Giobbe: una nota su Levi e Morselli

  1. Cfr. M. Fiorentino, Fede e critica, in Ead., Guido Morselli tra critica e narrativa, pref. di F. D’Episcopo, Napoli, Eurocomp 2000, 2002, pp. 141-81 (in particolare, p. 143).
  2. Tutte le citazioni saranno tratte dall’edizione milanese Adelphi del 1977; per le seguenti, cfr. p. 11.
  3. Si veda anche il cap. VIII: «Non sono soltanto parole, queste che sto scrivendo, o sono parole compendianti un’esperienza, che non è quella di un santo o di un apostolo ma di un uomo come innumerevoli altri, non più illuminato, non meglio sottratto ai comuni limiti e vincoli» (p. 193).

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

La lirica novecentesca tra ateismo, invocazione e bestemmia

Autore di Alberto Luciano

Tuttavia anche nella Religione di oggidì, l’eccesso dell’infelicità indipendente dagli uomini e dalle persone visibili, spinge talvolta all’odio e alle bestemmie degli enti invisibili e superiori: e questo, tanto più quanto più l’uomo (per altra parte costante e magnanimo) è credente e religioso1.

(G. Leopardi)

Dio è in balia dell’uomo mediante il Suo Nome2.

(E. Jabès)

Dio stesso è l’autore di certe bestemmie3.

(N. Gómez Dávila)

1. Le «blasfeme labbra» della poesia: l’archetipo ungarettiano

È nota l’affermazione di Ungaretti secondo cui «la poesia è testimonianza d’Iddio, anche quando è una bestemmia»4. Le «blasfeme labbra»5 del poeta novecentesco oseranno, allora, rompere il silenzio, interrogare la divinità, colmare la lacuna e la lontananza in cui Dio dimora e si è ritirato, oltraggiando il suo nome, talvolta rinnegandolo. Esse rappresentano la «voce umana che miete l’eco dove prima vi era silenzio», e questa voce mortale «è al tempo stesso un miracolo e un oltraggio, un sacramento e una bestemmia»6. Continua a leggere La lirica novecentesca tra ateismo, invocazione e bestemmia

  1. G. Leopardi, Zibaldone, edizione commentata e revisione del testo critico a cura di Rolando Damiani, Milano, Mondadori, 1999, II ed., p. 430 (506-507).
  2. E. Jabès, Il libro della sovversione non sospetta, Milano, SE, 2005, p. 21.
  3. N. Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, a cura di Franco Volpi, Milano, Adelphi, 2001, p. 42.
  4. G. Ungaretti, Ragioni d’una poesia, in Id., Vita d’un uomo, Tutte le poesie, a cura di Leone Piccioni, Milano, Mondadori, 1969, p. LXXX.
  5. G. Ungaretti, Mio fiume anche tu I, in Id., Il Dolore, v. 25.
  6. G. Steiner, Il silenzio e il poeta, in Linguaggio e silenzio. Saggi sul linguaggio, la letteratura e l’inumano, Milano, Garzanti, 2006, II ed., pp. 57-58.

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

Vuoto e pieno in Bruce Chatwin. Morfologia del nomade collezionista

Autore di Sebastiano Triulzi

Bruce Chatwin iniziò ad essere lo scrittore che tutti conosciamo non durante i sei mesi passati in Patagonia tra la fine del 1974 e i primi mesi del 1975 (cui seguì la pubblicazione, nel 1977, dell’omonimo romanzo), ma più di tre lustri addietro, nel 1958, quando, per quelle circostanze abbastanza occasionali che accadono di solito nella vita, andò a fare un colloquio di lavoro alla casa d’aste Sotheby’s grazie a una raccomandazione o meglio a una segnalazione di un amico del padre, che lo avvisò che lì stavano cercando del personale. Continua a leggere Vuoto e pieno in Bruce Chatwin. Morfologia del nomade collezionista

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

«Locomotiv»: il treno che hai perso ma che trovi all’interno della tua tasca

Autore di Carlotta Coluzzi

Il sette ottobre del 1958, i passeggeri che sostano sulla banchina della stazione ferroviaria di Giulianello vedono chiudere le porte dell’antico casello del paese. In quel martedì, la tratta Velletri-Priverno viene soppressa e i viaggiatori invitati a salire a bordo della nuova linea Roma-Napoli. Mentre i passeggeri percorrono chilometri su treni veloci per raggiungere la città, a Giulianello, piccolo paese in provincia di Latina, viene cancellata la presenza di binari, rotaie e passaggi a livello. Solo l’imponente casa cantoniera resta a testimoniare la corsa di un treno che si allontana dai ricordi. Continua a leggere «Locomotiv»: il treno che hai perso ma che trovi all’interno della tua tasca

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

Su Mario Puccini mediatore culturale tra Italia e Argentina

Autore di Giuseppe Traina

26 luglio 1936. Il piroscafo “Florida” parte da Genova alla volta del Sudamerica: dopo 23 giorni di navigazione sbarca in Brasile, ma la meta di alcuni suoi viaggiatori, che passeranno anche dall’Uruguay, è Buenos Aires, dove si terrà il quattordicesimo congresso internazionale del P.E.N. Club. Tra questi viaggiatori troviamo, tra gli altri, Jules Romains, Benjamin Crémieux, Stefan Zweig, Georges Duhamel. La delegazione italiana è guidata da Filippo Tommaso Marinetti, presidente del P.E.N. Club italiano; la sua presenza e i suoi discorsi suscitarono vivaci polemiche: malgrado egli si fosse smarcato rispetto all’antisemitismo e ai roghi dei libri perpetrati nella Germania nazista, tuttavia non poté fare a meno di inneggiare a una guerra ventura, che per lui continuava ad essere sola igiene del mondo. Continua a leggere Su Mario Puccini mediatore culturale tra Italia e Argentina

(fasc. 21, 25 giugno 2018)