“Racconto dei racconti” di Paolo Bertolani

Autore di Claudio Morandini

Vi è una corrente di poeti-scrittori liguri che disdegna il mare e resta a mezza costa, a raccontare la vita sui pendii, tra gli orti, negli anfratti dell’entroterra. Che si tratti del Ponente inquieto e liminale di Francesco Biamonti e di Nico Orengo, o del Levante sopra Lerici di Paolo Bertolani, il paesaggio resta quello, aspro, vivido, d’estate polveroso e assordante di cicale, ventoso e freddo d’inverno, sempre odoroso, tutto terra sudore e sapori.

Uno dei più recenti eredi di questa corrente è Elio Grasso, poeta anche lui, che con il romanzo Il cibo dei venti1 mostra come si possa narrare un mondo vegetale e minerale che impone una vita di piccoli gesti, di poche parole. Sono taciturni, i personaggi di questa corrente: parlano solo se necessario, e danno risposte brevi, secche, eppure nei loro silenzi domina un senso lirico molto forte, un rispetto per il valore delle parole che impedisce ogni spreco. Contemplativi, assorti, sembrano volersi confondere in quella natura così poco accogliente di cui si ostinano a sentirsi ospiti. Si capta, nella sensibilità del loro sguardo sugli oggetti e nella precisione con cui gli autori definiscono questa sensibilità, il retaggio della poesia ligure, in particolare degli inevitabili Montale e Sbarbaro: e la formula di «romanzo-paesaggio» con cui Calvino ha definito l’opera narrativa di Biamonti, in particolare L’angelo di Avrigue2, vale per tutti loro (forse un po’ meno per Orengo, più attento ai richiami dell’intreccio). Continua a leggere “Racconto dei racconti” di Paolo Bertolani

  1. Milano, Effigie, 2014.
  2. Torino, Einaudi, 1983.

Soggettività e oggettività nei “Pensieri” di Leopardi

Autore di Luca La Pietra

Nella rielaborazione dei passi zibaldoniani operata da Leopardi per la composizione dei Pensieri, si possono individuare come tendenze prevalenti: l’oggettivazione, la riduzione dell’“io” autobiografico a favore di un “tu” indeterminato o di un “noi” generico, la mutazione in enunciazione impersonale di originarie brevi drammatizzazioni e la soppressione di parti narrative1. Il passaggio delle riflessioni dallo Zibaldone ai Pensieri consiste generalmente in «sfrondamento e condensazione delle pagine del diario, verso una perfezione aforistica»2. Tuttavia nei Pensieri un certo margine di soggettività resta ineliminabile. Continua a leggere Soggettività e oggettività nei “Pensieri” di Leopardi

  1. Cfr. L. Blasucci, I registri della prosa: “Zibaldone”, “Operette”, “Pensieri”, in Id., Lo stormire del vento tra le piante, Venezia, Marsilio, 2003, pp. 103-23.
  2. Ivi, p. 119. Cesare Galimberti definisce i Pensieri «frammenti netti come cristalli» in Cose che non son cose, Venezia, Marsilio, 2001, p. 209.

Omaggio a Günter Grass

Autore di Marco Pacioni

La memoria come ossessione, la biografia come ostacolo, la narrazione come ossessione e ostacolo contemporaneamente. John Updike diceva che Grass invece di scrivere romanzi inviava dispacci.

Grass, scomparso il 13 aprile 2015, si è affrontato ed evitato al cospetto della storia, ma mai per parlare solo di sé, mai per assolversi o assolvere. Forse anche per questa ininterrotta duplice barocca tensione di circoscrivere il tempo storico e quello della biografia, la mordacia caricaturale della sua scrittura ha incontrato alti e bassi. La sua vena si è affievolita un po’ soprattutto dopo la confessione pubblica quando, liberandosi di un peso della giovinezza, ha intaccato il garbuglio biografico che aveva alimentato la sua opera. Nel 2006, in Sbucciando la cipolla Grass ha trovato il coraggio di pensare di far coincidere vita e memoria, confessando il suo giovanile volontario arruolamento fra le Waffen SS. Questo episodio, ingigantito nella sua dimensione di colpevolezza anche dallo stesso Grass, ma in buona misura da lui dissimulatamente accennato sin dai libri che hanno contato di più, cioè quelli della cosiddetta trilogia di Danzica – città dove era nato nel 1927 –, e anticipato in Il passo del gambero del 2002, è significativo della doppia cesura che anima tutta l’opera dello scrittore: il passato della storia non deve passare e quello autobiografico neanche. Ciò ha significato per Grass che il tentativo di composizione narrativa dei fatti esteriori e interiori è stato paradossalmente un modo per mantenere spezzata la storia. Continua a leggere Omaggio a Günter Grass

Il Cristo di Antonio Moresco

Autore di Anna Orso

Nella poliedrica produzione di Antonio Moresco ci sono due romanzi che spiccano per vastità e che lo stesso autore ha definito «l’opera principale della mia vita di scrittore»1: si tratta degli Esordi e di Canti del caos. Essi, entrambi tripartiti, costituiscono parte di una trilogia la cui terza opera, uscita il 10 marzo 2015 per Mondadori, si intitola Gli increati.

Tra i vari elementi dei due romanzi, è sicuramente interessante soffermarsi sulla natura dei numerosi personaggi che vi appaiono, e in particolar modo delle due figure chiave della narrazione: il Matto e il Gatto2. Continua a leggere Il Cristo di Antonio Moresco

  1. Cfr. A. Moresco, Gli esordi, I ed. Milano, Feltrinelli, 1998; II ed. Milano, Mondadori, 2011 (da cui si cita), p. 654.
  2. L’articolo è un estratto della tesi di laurea intitolata La Bibbia nell’opera di Antonio Moresco e discussa a Ca’ Foscari nell’a. acc. 2012/2013, con relatore il prof. Alessandro Cinquegrani.

Due testi rappresentativi della contemporaneità: “Per legge superiore” e “Morte di un uomo felice”

Autore di Marco Zonch

Morte di un uomo felice è il secondo romanzo pubblicato da Giorgio Fontana per Sellerio e assieme al precedente, Per legge superiore, può essere ritenuto un ottimo punto d’osservazione da cui considerare la presente stagione culturale. Dal punto di vista dei generi letterari, i due romanzi rientrano all’interno dell’ampio bacino del giallo che in Italia, dall’esempio di Sciascia al noir, si è sempre distinto per l’impegno sociale profuso.

Fontana, classe 1981, attraverso i due magistrati Roberto Doni (in Per legge superiore) e Giacomo Colnaghi (in Morte di un uomo felice) affronta molti dei temi principe della riflessione contemporanea. Centrale per entrambi i testi è infatti la tematica della giustizia, nel duplice rapporto tra una sua versione ideale e trascendente ed una versione terrena e giurisprudenziale, a cui si aggiungono il tema del padre e quello della testimonianza. Questa terna compare trasversalmente alle forme della narrazione in parte importante della letteratura degli anni Zero, e di conseguenza, come accennato, i due romanzi possono essere utilizzati come esempio del coté culturale contemporaneo.

Continua a leggere Due testi rappresentativi della contemporaneità: “Per legge superiore” e “Morte di un uomo felice”

Consistenza e caso: idea e confini del neodadaismo da Cage a Pleynet e oltre

Autore di Alessandro Gaudio

1. Geometria, simmetria e psicanalisi

John Cage era solito contrapporre il proprio orientamento verso la pittura geometrica astratta all’arte automatica: quest’ultima costituirebbe «un modo per ripiegarsi su se stessi, soffermandosi inconsciamente sui propri ricordi e sulle proprie sensazioni»1; è per questo che Cage, come notava anche Edoardo Sanguineti2, non apprezzava l’estetica surrealista, chiusa sull’io e troppo collegata alla psicanalisi, e le preferiva, invece, il Dada, aperto alla realtà e alla sperimentazione su di essa, non limitandosi a catalogarla in termini di bello o di brutto. Lungo questa china, la sperimentazione di Cage assumeva lo zero come base e prescindeva così, perché tutto le fosse permesso, da qualsiasi intenzione: «io vorrei che l’arte scivolasse via da noi − chiosava nel 1978 −, verso il mondo in cui viviamo»3. Continua a leggere Consistenza e caso: idea e confini del neodadaismo da Cage a Pleynet e oltre

  1. J. Cage, Lettera a uno sconosciuto (1987), a cura di R. Kostelanetz, trad. it. di F. Masotti, Roma, Socrates, 1996, p. 243. Il corsivo è mio.
  2. Cfr. E. Sanguineti, Praticare l’impossibile, in J. Cage, Lettera a uno sconosciuto (1987), op. cit., p. 18.
  3. Ivi, p. 291. Sui rapporti tra Dada e i dadaismi del contemporaneo si veda il bellissimo catalogo della mostra tenutasi a Pavia dal 7 settembre al 17 dicembre 2006 e curata, come il catalogo, da Achille Bonito Oliva: DaDada. Dada e dadaismi del contemporaneo (1916-2006), a cura di A. Bonito Oliva, Milano, Skira, 2006.

Terrore, territorio, mare – Note politiche a Machiavelli, Hobbes, Accetto, Agamben

Autore di Marco Pacioni

l’umido è ciò che è indelimitabile per limite proprio,
pur essendo altrimenti ben delimitabile,
mentre il secco è ciò che è facilmente delimitabile
per limite proprio, ma è altrimenti mal delimitabile

Aristotele, De generatione et corruptione

Chi è terrorizzato non ha appigli. Sente mancarsi la terra sotto i piedi. Gli è tutto instabile. Egli stesso si agita. Trema come fa la terra scossa dal terremoto.

L’instabilità del terrore evoca una dimensione contraria a quella della stabilità dello stato. Nella sua più classica definizione, lo stato è infatti tale, perché esercita un potere d’imperio su un territorio. Non su una terra, ma su una terra che trema, su una terra affetta dal terrore. Cioè su un territorio che deve essere manutenuto (scrive Machiavelli1), retto, fatto regno. Continua a leggere Terrore, territorio, mare – Note politiche a Machiavelli, Hobbes, Accetto, Agamben

  1. Cfr. N. Machiavelli, Il Principe e altre opere politiche, introduzione di D. Cantimori e note di S. Andreatta, Milano, Garzanti, 1981.