Note sull’opera di Thomas Bernhard

Autore di Valerio Sergio

Uno dei massimi esponenti del teatro contemporaneo è l’autore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989), la cui vasta produzione si rivela sempre più spesso un mezzo utile per comprendere alcune patologie croniche della società, colpita in quegli anni dal secondo conflitto mondiale e dalla crisi economica. Il quadro politico austriaco è in particolar modo oggetto delle aspre critiche dell’autore. Continua a leggere Note sull’opera di Thomas Bernhard

Aligheri Dante, di Firenze: Premio Oscar per gli Effetti Speciali

Autore di Italo Spada

I premi Oscar, come si sa, vennero assegnati per la prima volta nel 1929, quando i soci dell’Academy Award, «per elevare gli standard di produzione sotto l’aspetto educativo, culturale e scientifico», decisero di segnalare i film che, per vari motivi, si erano particolarmente distinti durante l’anno. All’inizio le statuette furono sei, ma, ben presto, divennero prima undici e poi venticinque. Tra queste, c’è anche quella assegnata per gli effetti speciali (visivi e sonori). In un’arte che vive di magia e che tende a stupire gli spettatori, questo premio è il riconoscimento ufficiale all’inventiva e alla fantasia dei cineasti. Continua a leggere Aligheri Dante, di Firenze: Premio Oscar per gli Effetti Speciali

Lassù tra i ghiacci si ride. La letteratura umoristica scandinava e la ricerca della fuga in Arto Paasilinna

Autore di Sebastiano Triulzi

Per lungo tempo è sembrato che la letteratura del nord d’Europa prediligesse solo temi foschi e spaventosi: la follia, la morte, il senso di colpa, il dolore, spesso inscritti all’interno d’un disegno etico e sociale. Sullo sfondo s’ergeva l’eccezionalità della natura pura, incontaminata, matrigna perché indifferente se non proprio ostile ai destini umani, eppure insieme luogo prediletto dello stato d’animo, territorio da esplorare come nella tradizione di Linneo, da indagare persino nelle sue eccezioni più minute, infinitesimali (con il necessario corollario della condizione di solitudine). Continua a leggere Lassù tra i ghiacci si ride. La letteratura umoristica scandinava e la ricerca della fuga in Arto Paasilinna

Il problema Croce

Autore di Paolo D'Angelo

«Il problema, per noi gente debole, è di fortificarci. Il problema, per noi gente incerta, è di riuscire infine a mettere a punto le nostre persuasioni. Ma per il Croce, che è così forte, il problema è di ridiventare un po’ debole, e beneficiare in qualche modo di certi vantaggi indubbiamente connessi con la debolezza. Il problema, per Croce, è di ridiventare un problema, di stancarsi di essere soltanto una soluzione». Continua a leggere Il problema Croce

“Siciliani ultimi?” Risposta a Maria Panetta

Autore di Giuseppe Traina

Cara Maria,
approfitto dell’ospitalità che mi offri per una breve postilla alla bella recensione che hai gentilmente (e generosamente) dedicato al mio Siciliani ultimi? sul numero 2 di «Diacritica».

C’è, innanzitutto, una duplice domanda che tu poni e alla quale non vorrei sfuggire. Scrivi: «Ci si chiede, allora, se la voluta ambiguità del titolo alluda agli ultimi tre grandi siciliani, legati alla tradizione letteraria isolana e uniti da legami di amicizia e dalla partecipazione a comuni progetti editoriali, oppure si riferisca proprio agli scrittori della contemporaneità, «ultimi» nel senso di “più recenti” ma non per questo privi di una rilevanza nel panorama siciliano, nazionale e internazionale. Di conseguenza, non ci si può esimere dal domandarsi anche se gli “ultimi siciliani” abbiano perduto, secondo il parere del critico loro conterraneo, le caratteristiche peculiari comuni a quella “linea siciliana” della tradizione letteraria nazionale». Continua a leggere “Siciliani ultimi?” Risposta a Maria Panetta

Scorci sull’esperienza intima col denaro. Tre casi emblematici: Baudelaire, Balzac, Joyce

Autore di Sebastiano Triulzi

Premessa

Il progetto Scrittori e denaro si configura come una breve, parziale analisi della psicopatologia quotidiana del denaro colta attraverso la biografia di alcuni romanzieri e poeti entrati nel canone della nostra letteratura. La scelta degli scrittori è stata fatta partendo da profili che sembrano esemplificativi, là dove ogni storia, ogni esperienza raccontata diventa una sorta di parabola in grado di illuminare il carattere fantasmagorico del denaro. Baudelaire, Balzac, Joyce, Gadda, Pirandello e Svevo (questi sono i primi tasselli di un discorso ancora work in progress) rappresentano da questo punto di vista dei casi da antologia e le loro vicissitudini finanziarie possono essere lette o ascoltate come tanti capitoli mitopoietici della variegata galassia di tipologie esistenti: c’è lo “scroccone”, c’è il risparmiatore, ci sono dilapidatori e scialacquatori, ma anche il crapulone, il generoso, il tirchio, né manca il megalomane, e così via, fino a comprendere anche quanti non rientrano in nessuna vera categoria, nel senso che ancora non possediamo nel nostro vocabolario una definizione precisa. Continua a leggere Scorci sull’esperienza intima col denaro. Tre casi emblematici: Baudelaire, Balzac, Joyce

Intorno a “Gusto” di Giorgio Agamben (le “maschere” del pensiero)

Autore di Stefano Mancini

Ancora oggi, nel tempo sincopato in cui ci accade di vivere, facciamo tutti esperienza di provare piacere di fronte a qualcuno o a qualcosa (una figura, un paesaggio, un volto, un corpo, uno scorcio ecc.), senza poter risalire agevolmente a saperne il perché; e, comunque, resta problematico risalire a un sapere che sa di godere: ci capita di godere senza sapere. Ma ci capita anche il contrario, cioè sappiamo, ma senza godere; il “sapere” sembra essere scisso dal “piacere”, e viceversa. Sembra instaurarsi un’eccedenza costitutiva dell’uno sull’altro. Kant parlerà nella Critica del giudizio dell’«enigma» del gusto tra sapere e piacere1. Già Platone scrive che l’essere umano vuole godere e, per essere felice, non si può prescindere dal piacere2. Dunque, chi gode è colui che sa? E colui che sa gode ed è felice? Oppure, vi è incolmabile scissione tra sapere e godere? E che tipologia di rapporto si instaura tra chi sa, chi gode, con la filosofia, la politica, la scienza, la linguistica, la psicoanalisi, l’economia? Continua a leggere Intorno a “Gusto” di Giorgio Agamben (le “maschere” del pensiero)

  1. Cfr. I. Kant, Critica della facoltà di giudizio, a cura di E. Garroni e H. Hohenegger, Torino, Einaudi, 1999.
  2. Leggi, 732 d8-733 a4.

Lisbeth Salander e le sue sorelle. La trasformazione dei personaggi femminili nella letteratura poliziesca scritta da donne

Autore di Sebastiano Triulzi

Una delle chiavi del successo dello scrittore svedese Stig Larsson si chiama Lisbeth Salander1. È lei il personaggio trainante della Millennium trilogy, il codice che attiva e decifra il messaggio dell’autore. Ci viene descritta come pallida e magra, minuta ma ferocemente determinata, con piercing e tatuaggi ad esemplificare il suo essere «un gatto randagio», un’orfana che ha subito il male da qualcuno molto vicino a lei. Secondo il tribunale minorile è una malata di mente, per i suoi insegnanti una disadattata sociale, agli occhi dei lettori, invece, un hacker geniale e una giovane donna vulnerabile quanto occasionalmente viziosa. Insomma, una vera eroina da letteratura popolare per la quale viene naturale fare il tifo. Continua a leggere Lisbeth Salander e le sue sorelle. La trasformazione dei personaggi femminili nella letteratura poliziesca scritta da donne

  1. Un breve estratto di questo articolo è uscito col titolo, Tendenza Lisbeth l’eroina di Larsson nuovo modello per chi scrive gialli, su «La Repubblica», 8 agosto 2010.

Una raccolta di novelle: “Historias peregrinas y ejemplares”, di Gonzalo de Céspedes y Meneses

Autore di Giovanna Fiordaliso

Nel vasto campo delle esperienze narrative che segnano l’epoca barocca, un caso singolare, su cui la critica si è espressa ormai da tempo con contributi decisivi1, è rappresentato dalle raccolte di novelle, le cui origini sono rintracciabili nelle forme e nelle possibilità offerte dai raggruppamenti di componimenti brevi medievali: si tratta di un complicato percorso che, nonostante alcune lunghe pause, attraversa le letterature di diversi paesi a cominciare dal Duecento per arrivare al Seicento, quando si registra la più alta presenza di novellieri e novelle alla spicciolata in varie realtà europee. La conoscenza del fenomeno, sfaccettato, ampio e nuovo nelle letterature del periodo, è ormai da tempo stata approfondita: tenuto conto di analoghe esperienze coeve, delle tendenze degli scrittori e delle disposizioni dei lettori, un generale accostamento critico ci permette di individuare tratti comuni senza per questo mortificare l’individualità delle particolari manifestazioni. Siamo ben consapevoli che parlare di raccolte di novelle porta a confrontarsi con un binomio che pone l’accento su un duplice problema di natura critica: da un lato, la novella – voce che in modo complesso si fa progressivamente strada nella coscienza degli autori, prima, e dei lettori, poi – rimanda a un genere letterario che presenta molteplici interferenze con altri microgeneri della narrativa del tempo, ma anche con altre forme di racconto (il roman cortes, per esempio) e con altri generi in prosa (dialogo, epistola, commedia). Dall’altro, la sua storia è inestricabilmente legata ai modi con cui compare, sia in antologie, raccolte, collezioni, miscellanee, sia in opere non direttamente legate al genere in questione. Sotto l’insegna della novellistica si ritrovano infatti quei racconti brevi che, inclusi in testi di varia tipologia, vengono in essi utilizzati marginalmente o con scopi diversi2. Continua a leggere Una raccolta di novelle: “Historias peregrinas y ejemplares”, di Gonzalo de Céspedes y Meneses

  1. Cfr. A. González de Amezúa, Formación y elementos de la novela cortesana, Madrid, Tip. De Archivos, 1929; J. M. Laspéras, La nouvelle en Espagne au Siècle d’Or, Montpellier, Université de Montpellier, 1987; G. Mazzacurati, All’ombra di Dioneo. Tipologie e percorsi della novella italiana da Boccaccio a Bandello, a cura di M. Palumbo, Firenze, La Nuova Italia, 1996; M. Menéndez y Pelayo, Orígenes de la novela, Madrid, C.S.I.C., 1962; S. Nigro, Le brache di San Griffone. Novellistica e predicazione tra ’400 e ’500, Bari, Laterza, 1983; W. Pabst, La novela corta en la teoría y en la creación literaria, Madrid, Gredos, 1972; M. Picone, Il racconto nel Medioevo. Francia, Provenza, Spagna, Bologna, Il Mulino, 2012; V. Šklovskij, La struttura della novella e del romanzo, in I formalisti russi. Teoria della letteratura e metodo critico, a cura di T. Todorov, prefazione di R. Jakobson, Torino, Einaudi, 1968, pp. 205-229; M. J. Vega Ramos, La teoría de la Novella en el siglo XVI: la Poética neoaristotélica ante el Decameron, Salamanca, Johannes Cromberger, 1993; «Studi sul Boccaccio», n. 36, vol. 8, 2008.
  2. Un contributo fondamentale proviene dai volgarizzamenti e dalle prediche in latino e in volgare. Nel Medioevo, exempla, fabliaux, lais, legendae, fables e dits vengono raggruppati a prescindere dall’affinità di contenuto o di forma, sulla base di un unico criterio distintivo: la brevitas. Leggiamo così vere e proprie antologie del narratif bref, nelle quali il profano confina con il religioso, il serio con il comico, il morale con l’osceno, la poesia con la prosa, in una coincidentia oppositorum avente come denominatore comune la tipologia retorica della narratio brevis. Nel contesto delle teorie medievali, si tratta di un elemento che serve a formalizzare il testo e che detta le regole compositive fondamentali, nelle quali si uniscono, oltre alla brevità, anche la linearità, la delectatio e la veritas: l’azione narrativa segue infatti una progressione lineare e la sua principale aspirazione è quella a divertire e intrattenere il pubblico per allontanarlo dalle preoccupazioni dei negozia e per proiettarlo nel regno degli otia dello spirito. Tutto ciò senza però perdere di vista il senso del racconto, che fa sempre meno riferimento a idealità religiose e morali imposte dall’alto o dall’esterno e tende sempre più a coincidere con le parole stesse che servono all’affabulazione. Ricordiamo infine che già nel Decameron la novella è sinonimo di «favole, o parabole o istorie che dire le vogliamo».

Intervista ad Antonio Sbirziola: storia d’un povero, onesto gentiluomo

Autore di Enzo Fragapane

Antonio Sbirziola è nato nel 1942 a Butera, in provincia di Caltanissetta, ed è l’autore di Un giorno è bello e il prossimo è migliore, edito da Terre di mezzo nel 2007, la seconda parte delle sue memorie (1977-1984) con la quale nel 2006 ha vinto il Premio Pieve di Saverio Tutino: la prima, Povero, onesto e gentiluomo, è uscita per Il Mulino nel 2012.

L’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano si è interessato alla sua scrittura autobiografica di maniscalco e saldatore, emigrato in Australia nel 1961, in cerca di un futuro migliore: dell’intervista che ci ha rilasciato giorni fa, ad agosto, abbiamo volutamente deciso di conservare certe marche dell’oralità, alcuni tratti sintattici caratteristici, influenzati anche da certe cadenze dialettali, e qualche inglesismo dovuto al suo risiedere da svariati anni a Sidney. Continua a leggere Intervista ad Antonio Sbirziola: storia d’un povero, onesto gentiluomo