Recensione di Joca Reiners Terron, “La straordinaria tristezza del leopardo delle nevi”

Autore di Claudio Morandini

Che inquietante, poetico romanzo La straordinaria tristezza del leopardo delle nevi  del brasiliano Joca Reiners Terron, che Caravan ha pubblicato nel 2015 nella traduzione di Vincenzo Barca e Serena Magi, proseguendo nella lodevole perlustrazione dei territori della giovane narrativa sudamericana. Continua a leggere Recensione di Joca Reiners Terron, “La straordinaria tristezza del leopardo delle nevi”

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Recensione di Laurence Plazenet, “Solo l’amore”

Autore di Claudio Morandini

Di certi saggi accattivanti si dice che si leggono come romanzi; di Solo l’amore, romanzo di Laurence Plazenet, professoressa della Sorbona ed esperta di letteratura del XVII secolo, si dovrebbe dire che si legge come un saggio. Lo ha tradotto, preservandone l’assorta eleganza, Simona Carretta per la collana «Elit – European Litterature» diretta da Massimo Rizzante per Mimesis. Continua a leggere Recensione di Laurence Plazenet, “Solo l’amore”

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Recensione di Franco Zangrilli, “Pianeta dei misteri”. Il neofantastico in scrittori postmoderni

Autore di Biagio Coco

Molti scrittori postmoderni di racconti fantastici non rinunciano a rappresentare l’attualità della vita contemporanea e il pianeta misterioso che abitiamo: le loro opere e la loro scrittura vivono del rapporto insolubile tra realtà e finzione. Sono queste le premesse dalle quali parte il nuovo studio critico di Franco Zangrilli che da anni indaga le sfaccettature e le dinamiche della scrittura narrativa nell’universo vasto del postmoderno, gravitante attorno all’impossibilità delle grandi narrazioni, alla coscienza perduta della storia e alla consapevolezza che ogni scrittura non possa che essere riscrittura. Questi scrittori non producono, come si sostiene di frequente, in un dibattito critico-estetico tutt’ora in corso, opere narrative solipsistiche, ripiegate in una dimensione autoreferenziale e metaletteraria. Il dialogo ininterrotto di ciascun autore con la propria tradizione letteraria e la rivisitazione dell’ampio serbatoio dei temi del fantastico occidentale, se possono obbedire a un principio di rottura, raramente conducono al disinteresse verso la realtà della vita oggettiva e quotidiana. Anche quando dà vita a visioni singolari, attraverso processi di ibridazione e narrazioni frantumate, il racconto fantastico postmoderno «è una favola dei fatti, una fine rappresentazione neofantastica della realtà dei nostri tempi». Continua a leggere Recensione di Franco Zangrilli, “Pianeta dei misteri”. Il neofantastico in scrittori postmoderni

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Recensione di “Democrazia” di Francesco Postorino, in “Lessico Crociano. Un breviario filosofico-politico per il futuro”, a cura di R. Peluso

Autore di Paolo Protopapa

La voce Democrazia, scritta da Francesco Postorino per il volume Lessico crociano recentemente pubblicato, consente di approfondire un argomento delicato e controverso entro la famiglia del liberalismo e del neoidealismo italiano. La coscienza della «comune umanità», cara a Benedetto Croce, può costituire sia l’originale connotazione dell’apertura liberale verso la democrazia sia il limite insito nell’incapacità di penetrare e condividere la rottura radicale rappresentata dalla democrazia politica contemporanea. Continua a leggere Recensione di “Democrazia” di Francesco Postorino, in “Lessico Crociano. Un breviario filosofico-politico per il futuro”, a cura di R. Peluso

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Recensioni di Mariana Enriquez, “Quando parlavamo con i morti” e a Daniel Krupa, “Serpenti”

Autore di Claudio Morandini

Mariana Enriquez, nella trilogia di racconti Quando parlavamo con i morti, che Caravan ha pubblicato nel 2014 nella precisa traduzione di Simona Cossentino e Serena Magi, conosce bene il senso della misura: ha cioè quella capacità di suscitare inquietudine e disagio attraverso il non detto, l’allusione, il depistaggio. Evoca con ammirevole asciuttezza situazioni che, nelle premesse, farebbero pensare a sviluppi truculenti, a chiusure splatter, ma sa che il vero orrore sta proprio in quelle premesse e nella sollecitazione del senso dell’attesa, e che ogni esplicitazione dell’orrore rischia di suonare inadeguata, forzata, retorica. Sa anche che dinanzi all’orrore della storia – e qui non possiamo non collegarci alla provenienza dell’autrice, all’Argentina la cui storia recente ha fornito esempi devastanti –, di fronte al sanguinamento delle ferite ancora recenti, alla tensione di conflitti sociali e politici irrisolti e potenzialmente esplosivi, dinanzi alla perversa inventiva del male al servizio della dittatura, la letteratura, se vuole rimanere tale e non farsi semplice servizio di denuncia, può solo inchinarsi, al massimo lavorare di allegoria, abbassare la voce più che urlare – ne uscirà in ogni caso una voce potente, frastornante, che parlerà per immagini comunque chiare. Continua a leggere Recensioni di Mariana Enriquez, “Quando parlavamo con i morti” e a Daniel Krupa, “Serpenti”

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Recensione di Ade Zeno, “L’angelo esposto”

Autore di Claudio Morandini

Romanzo di cadute e vertigini, L’angelo esposto di Ade Zeno ci porta in una fiaba ambientata in uno Stato che pare la summa, nel bene e nel male, di tutti gli Stati del Novecento. Gli ingredienti (un funambolo in caduta libera, un fiume che tutto travolge, bambini in precario equilibrio sul nulla, burocrati e funzionari che invecchiano portandosi dietro segreti, una dolce moglie cieca e malata, rapaci in un sogno e angeli caduti che rimangono “esposti” sul terrazzo di casa, clownerie e giocolerie varie, morti misteriose) sono governati con abilità dall’autore, che crea isole di assorta contemplazione là dove l’accumulo di una materia così eterogenea rischierebbe di ingolfare. Continua a leggere Recensione di Ade Zeno, “L’angelo esposto”

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Recensione di Adrián N. Bravi, “L’inondazione”

Autore di Claudio Morandini

Adrián N. Bravi racconta, con L’inondazione, gli ultimi anni di vita di un vecchio, Ilario Morales, che con la testardaggine dei vecchi decide di non abbandonare la casa durante un’alluvione, unico di tutto il villaggio di Río Sauce, e si adatta a vivere all’ultimo piano. Isolato, abbandonato, sì, ma non del tutto: con la barca, remando di buona lena, si può raggiungere il cimitero, dove riposano la moglie e la figlia, con le quali Morales ha un dialogo fitto e confidente; e il paese più a monte, dove stanno l’osteria, i negozi, l’ufficio postale in cui ogni mese va a ritirare la pensione. A un certo punto gli si affianca un cane, e dalle acque lutulente gli entra in casa un caimano. Può sempre capitare di incontrare gente in barca che viene a vedere i danni dell’alluvione sulla propria abitazione, o misteriosi orientali che, nella visione ossessiva di Morales, sono lì per speculare sui terreni e le case e acquistare tutto il paese a prezzi stracciati. Insomma, le occasioni di confronto sono tante, eppure Morales resta un solitario, più a suo agio nel silenzio delle giornate e delle notti, in cui i suoi pensieri assillanti possono alimentarsi e crescere. Continua a leggere Recensione di Adrián N. Bravi, “L’inondazione”

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Recensione di “Colei che sola a me par donna. Femminilità tra letteratura e vita quotidiana nell’Umanesimo”

Autore di Fabio Romanini

Dal vasto fondo petrarchesco della Biblioteca civica triestina intitolata ad Attilio Hortis trae origine un originale percorso di esplorazione della vita quotidiana femminile dal Trecento al Cinquecento. Le curatrici, responsabili dei fondi antichi dell’istituzione, hanno organizzato in una mostra, esposta tra l’agosto 2012 e il gennaio 2013, molti materiali a stampa e oggetti che ricostruiscono le condizioni culturali di vita delle donne durante l’Umanesimo. Ora la mostra vive in modo permanente in un libro che è assai più di un catalogo, poiché aggiunge a quanto esposto alcuni materiali, conservati in altre biblioteche, che completano il quadro di insieme. I pezzi esposti sono diventati illustrazioni dei saggi, e sono così inseriti esplicitamente nel percorso intellettuale che li giustifica, come avviene ad esempio per una copia del De re uxoria di Francesco Barbaro1. Continua a leggere Recensione di “Colei che sola a me par donna. Femminilità tra letteratura e vita quotidiana nell’Umanesimo”

  1. Di una delle curatrici, Cristina Fenu, va ricordato, tra vari contributi sul testo di Barbaro, almeno Oculis uxorem capere: matrimonio «a vista» e ruoli di genere nel «De re uxoria» di Francesco Barbaro, in «Metodi e Ricerche», n. s., XXXI, 2 (luglio-dicembre 2012), pp. 21-80. Il trattato, di cui Claudio Griggio sta curando l’edizione critica, ebbe una fortuna straordinaria e se ne conoscono oltre 150 testimoni: il manoscritto conservato alla Biblioteca civica “Attilio Hortis” (con segnatura R.P. ms 3-6) è un miscellaneo cartaceo, databile alla seconda metà del XV secolo.
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Recensione di Paolo Morelli “Né in cielo né in terra”

Autore di Fabrizio Scrivano

I morti parlano. Parlano e raccontano. Anche da morti. Non stanno mai zitti. O forse bisognerebbe dire: non si stanno mai zitti. Sarebbe più rispettoso, essendo i morti a cui mi riferisco tutti romani. Hanno deciso questa volta di andare a tormentare uno scrittore. Lui era un po’ giù in quel momento. E ha creduto che i fantasmi avrebbero potuto dargli aiuto. Come tante volte era successo nella storia letteraria. Con le loro storie, con la loro strana prospettiva, con lo sguardo di chi non ha nulla da perdere, con gli atteggiamenti un po’ cinici e un po’ stoici dovuti alle circostanze confuse, di esserci e non esserci. Continua a leggere Recensione di Paolo Morelli “Né in cielo né in terra”

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Recensione di Matteo Meschiari, “Tre montagne” e Nader Ghazvinizadeh, “I cosmonauti”

Autore di Claudio Morandini

I tre racconti di Matteo Meschiari raccolti sotto il titolo Tre montagne (seconda uscita della collana «Bassa stagione» curata da Marino Magliani per Fusta) esprimono tre visioni della montagna diverse ma compatibili, tutte improntate a un senso dell’epos molto antico e molto moderno. Proveremo a parlarne, anche se la postfazione illuminante di Gian Luca Picconi (Un deserto di segni: proustfazione geoanarchica) già delinea con precisione tutta una serie di cose, al punto quasi di togliere voglia di aggiungere altro. Continua a leggere Recensione di Matteo Meschiari, “Tre montagne” e Nader Ghazvinizadeh, “I cosmonauti”

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