Recensione di Claudio Morandini, “Neve, cane, piede”

Autore di Guido Conterio

Col breve romanzo Neve, cane, piede (Exòrma, 2015) Claudio Morandini ancora una volta sorprende con felice esito gli affezionati estimatori che sin qui lo hanno via via seguito attraverso stazioni narrative immancabilmente e talora radicalmente rinnovate per soggetto, strumenti espressivi e intenti: dal trattenuto registro goticheggiante di Nora e le ombre (Palomar, 2006), a quello ormai apertamente provocatorio e grottesco di Le larve (Pendragon, 2008), dalla meditata e colta partitura fanta-storico-musicologica di Rapsodia su un solo tema (Manni, 2010) al bruciante apologo sociopolitico di Il sangue del tiranno (Agenzia X, 2011), fino alla “zingarata” spassosa del più recente A gran giornate (La Linea, 2012). Continua a leggere Recensione di Claudio Morandini, “Neve, cane, piede”

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Mr. Holmes

Autore di Valerio Sergio

Ispirato a un romanzo di Mitch Cullin, Mr. Holmes non è minimamente somigliante al famoso detective Sherlock Holmes. Non ha la sua personalità e il particolare rapporto con l’amico e collaboratore dottor Watson è volutamente ignorato. La magica atmosfera contornata dal mistero e dalla fitta nebbia di Baker Street è solo un lontano ricordo. Il fascino delle carrozze e dei cocchieri che spesso si ritagliano un piccolo ruolo nelle indagini viene accantonato. La particolare struttura dei dialoghi ideata da Arthur Conan Doyle viene sostituita da una storia che ha altre tematiche e da alcuni nuovi personaggi. Continua a leggere Mr. Holmes

Il bianco e il nero di “Steve Jobs”

Autore di Maria Panetta

Steve Jobs è un film del 2015 diretto e co-prodotto da Danny Boyle, con protagonista un Michael Fassbender perfettamente calato nella parte, e si basa sulla biografia autorizzata del noto informatico, scritta da Walter Isaacson ed edita nel 2011.

La pellicola è stata distribuita nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 9 ottobre 2015 e uscirà in Italia il 21 gennaio 2016, ma è stata proiettata in anteprima per la stampa a Roma, il 17 novembre, presso il Multisala Barberini.

Il film di Boyle prende in esame solo un arco temporale della vicenda biografica del co-fondatore della Apple, interrompendosi opportunamente qualche anno prima della comparsa dei primi segni della terribile malattia che ha colpito Jobs e, dopo otto anni di lotta contro un cancro al pancreas, ne ha decretato inesorabilmente la morte nel 2011, a cinquantasei anni. Continua a leggere Il bianco e il nero di “Steve Jobs”

Recensione di Marco Santagata, “Come donna innamorata”

Autore di Sebastiano Triulzi

Per un critico letterario prendere coscienza che non potrà mai essere un romanziere o un poeta è un momento drammatico dell’esistenza, spiegava Flaubert, e anche tristissimo, perché, pur riuscendo ad assaporare tutta la bellezza che un singolo verso di Dante o di Petrarca contiene, pur essendo consapevole di cosa sia la vera grandezza, non ne fa parte, è come condannato a non saperla riprodurre. Ogni giorno si ritrova in compagnia dei nobili illustri che abitano il Castello della letteratura, ogni giorno si ciba dei prodotti del loro orto, ogni momento sente l’ebbrezza della vastità universale della loro arte, ne è intimamente attraversato: ma, al di fuori di questa sorta di “necrofilia”, che può tradursi in altissime e illuminanti pagine di critica letteraria, quasi mai riesce a essere altrettanto profondo, analitico, convincente (e, se alcuni scrittori non vengono più pubblicati, sia detto per inciso, non è solo perché non parlano ai lettori di oggi ma perché abbiamo smesso di studiarli, di interrogare le loro parole). In questo senso la scrittura è molto crudele: finché lo studioso resta nel campo della biografia o di un saggio, è in grado di creare spazi finemente inventati; quando, invece, se ne allontana, rischia moltissimo. Soprattutto, c’è un peccato davvero mortale in cui un critico può incorrere: quando si vive tra le ombre dei grandi, si può cedere alla tentazione di sentirsi un po’ come loro, e allora a un certo punto può venire la fantasia di scrivere un bel romanzo, pensando che non sia troppo difficile, ed è questa la vanità che a volte fa precipitare nel vuoto. Continua a leggere Recensione di Marco Santagata, “Come donna innamorata”

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Recensione di Marco Bellocchio, “Sangue del mio sangue”

Autore di Maria Panetta

Un film interessante.
Nonostante la lentezza, il nuovo film di Marco Bellocchio si fa seguire fino alla fine, anche senza pausa.

Il titolo sembra alludere, più che al contenuto o alla trama, a una storia personale di Bellocchio, che coinvolge nella pellicola ben tre famigliari (Pier Giorgio, Elena e Alberto) e ambienta il film nella propria patria natale, Bobbio, cittadina in provincia di Piacenza nota anche per le sue antiche Carceri e per il Ponte Gobbo (o Ponte del Diavolo) sul Trebbia. Continua a leggere Recensione di Marco Bellocchio, “Sangue del mio sangue”

Recensione di Maurizio Cotrona, “Primo”

Autore di Claudio Morandini

Nel romanzo Primo, Maurizio Cotrona illustra le reazioni di una famiglia composta dal padre Giacomo, dalla madre, dal primogenito Luca, all’arrivo del secondogenito, Primo appunto – e già la scelta del nome implica dinamiche insolite. Primo è fagocitante sin dalla nascita. Il parto riduce la madre all’ombra di se stessa, in una visione iperbolica della depressione post partum; agonizzante, la madre si oppone alla vitalità intrattenibile del figlioletto, se ne ritrae, rallenta fin quasi all’immobilità i gesti, si rifugia nell’ombra della camera. Invece Giacomo, che ha la tendenza a programmare ogni cosa per sé e per gli altri, investe tutto nel nuovo arrivato, in cui vuole realizzare il capolavoro pedagogico che non gli è riuscito con il primogenito; ma il dramma è che vuole farlo in un mondo che non ha futuro, in un’epoca di declino e imbarbarimento in cui tutto si frantuma contro l’assenza di prospettive. Continua a leggere Recensione di Maurizio Cotrona, “Primo”

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Recensione di Antoni Libera, “La Toccata in do maggiore”

Autore di Claudio Morandini

La Toccata in do maggiore del polacco Antoni Libera, che Sellerio ha pubblicato nella nitida traduzione di Vera Verdiani, è un racconto denso di implicazioni musicali. C’è, innanzitutto, il contesto: in vista di un esame di passaggio, l’anziano e autorevole professor Adam Plater impone a due suoi allievi, il narratore e l’amico-rivale di questi, Slavek, assieme all’aurea routine di studi e sonate di Bach, Chopin e Beethoven, la temibile Toccata in do maggiore scritta da Robert Schumann a diciannove anni. Continua a leggere Recensione di Antoni Libera, “La Toccata in do maggiore”

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Recensione di Stéphanie Hochet, “Sangue nero”

Autore di Claudio Morandini

Sangue nero (Sang d’encre nell’originale, Paris, Éditions des Busclats, 2013) è il secondo romanzo di Stéphanie Hochet pubblicato in Italia, dopo Le effemeridi edito da La Linea nel 2013, anch’esso tradotto dalla Capuani. Si perde un po’, ahimè, nella versione nostrana, il gioco di parole del titolo, che in francese significa alla lettera ‘Sangue d’inchiostro’ ma esprime anche, nell’espressione se faire un sang d’encre, un alto senso di inquietudine e angoscia. Ma certo il gioco era irrisolvibile – sulla difficoltà di tradurre non tanto calembour come questi, quanto lo stile della Hochet, diremo qualcosa più avanti. Continua a leggere Recensione di Stéphanie Hochet, “Sangue nero”

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Recensione di Marino Magliani, “Soggiorno a Zeewijk” e “Il canale bracco”

Autore di Claudio Morandini

Il canale bracco, primo titolo di «Bassa stagione», la nuova collana letteraria dell’editore Fusta di Saluzzo, segue e anzi continua il precedente Soggiorno a Zeewijk (Amos edizioni, 2014); entrambi si collocano in quella sorta di enciclopedia erratica di spazi e momenti della vita che Marino Magliani sta componendo quando non si dedica alle traduzioni, alle riduzioni e ai romanzi veri e propri. Continua a leggere Recensione di Marino Magliani, “Soggiorno a Zeewijk” e “Il canale bracco”

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Elogio dell’autodeterminazione: “Ruth e Alex” di Richard Loncraine

Autore di Maria Panetta

Ruth e Alex. L’amore cerca casa è un film uscito a maggio negli Stati Uniti (col titolo 5 Flights Up) e da giugno nelle sale italiane, diretto da Richard Loncraine: la dimestichezza del regista inglese con le serie televisive si percepisce subito nella pellicola, girata perlopiù in interni assolati, nei quali prevalgono (forse non a caso) i toni caldi, dorati e lievemente decadenti delle ore del tramonto, che ricordano l’effetto seppia di una fotografia dai colori un po’ sbiaditi dal passare del tempo e ben si addicono alla coppia energica ma non più giovane dei protagonisti, interpretati con scioltezza e intensità da Diane Keaton e Morgan Freeman, che non deludono le aspettative. Continua a leggere Elogio dell’autodeterminazione: “Ruth e Alex” di Richard Loncraine