Recensioni di Mariana Enriquez, “Quando parlavamo con i morti” e a Daniel Krupa, “Serpenti”

Autore di Claudio Morandini

Mariana Enriquez, nella trilogia di racconti Quando parlavamo con i morti, che Caravan ha pubblicato nel 2014 nella precisa traduzione di Simona Cossentino e Serena Magi, conosce bene il senso della misura: ha cioè quella capacità di suscitare inquietudine e disagio attraverso il non detto, l’allusione, il depistaggio. Evoca con ammirevole asciuttezza situazioni che, nelle premesse, farebbero pensare a sviluppi truculenti, a chiusure splatter, ma sa che il vero orrore sta proprio in quelle premesse e nella sollecitazione del senso dell’attesa, e che ogni esplicitazione dell’orrore rischia di suonare inadeguata, forzata, retorica. Sa anche che dinanzi all’orrore della storia – e qui non possiamo non collegarci alla provenienza dell’autrice, all’Argentina la cui storia recente ha fornito esempi devastanti –, di fronte al sanguinamento delle ferite ancora recenti, alla tensione di conflitti sociali e politici irrisolti e potenzialmente esplosivi, dinanzi alla perversa inventiva del male al servizio della dittatura, la letteratura, se vuole rimanere tale e non farsi semplice servizio di denuncia, può solo inchinarsi, al massimo lavorare di allegoria, abbassare la voce più che urlare – ne uscirà in ogni caso una voce potente, frastornante, che parlerà per immagini comunque chiare. Continua a leggere Recensioni di Mariana Enriquez, “Quando parlavamo con i morti” e a Daniel Krupa, “Serpenti”

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Recensione di Ade Zeno, “L’angelo esposto”

Autore di Claudio Morandini

Romanzo di cadute e vertigini, L’angelo esposto di Ade Zeno ci porta in una fiaba ambientata in uno Stato che pare la summa, nel bene e nel male, di tutti gli Stati del Novecento. Gli ingredienti (un funambolo in caduta libera, un fiume che tutto travolge, bambini in precario equilibrio sul nulla, burocrati e funzionari che invecchiano portandosi dietro segreti, una dolce moglie cieca e malata, rapaci in un sogno e angeli caduti che rimangono “esposti” sul terrazzo di casa, clownerie e giocolerie varie, morti misteriose) sono governati con abilità dall’autore, che crea isole di assorta contemplazione là dove l’accumulo di una materia così eterogenea rischierebbe di ingolfare. Continua a leggere Recensione di Ade Zeno, “L’angelo esposto”

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Recensione di Adrián N. Bravi, “L’inondazione”

Autore di Claudio Morandini

Adrián N. Bravi racconta, con L’inondazione, gli ultimi anni di vita di un vecchio, Ilario Morales, che con la testardaggine dei vecchi decide di non abbandonare la casa durante un’alluvione, unico di tutto il villaggio di Río Sauce, e si adatta a vivere all’ultimo piano. Isolato, abbandonato, sì, ma non del tutto: con la barca, remando di buona lena, si può raggiungere il cimitero, dove riposano la moglie e la figlia, con le quali Morales ha un dialogo fitto e confidente; e il paese più a monte, dove stanno l’osteria, i negozi, l’ufficio postale in cui ogni mese va a ritirare la pensione. A un certo punto gli si affianca un cane, e dalle acque lutulente gli entra in casa un caimano. Può sempre capitare di incontrare gente in barca che viene a vedere i danni dell’alluvione sulla propria abitazione, o misteriosi orientali che, nella visione ossessiva di Morales, sono lì per speculare sui terreni e le case e acquistare tutto il paese a prezzi stracciati. Insomma, le occasioni di confronto sono tante, eppure Morales resta un solitario, più a suo agio nel silenzio delle giornate e delle notti, in cui i suoi pensieri assillanti possono alimentarsi e crescere. Continua a leggere Recensione di Adrián N. Bravi, “L’inondazione”

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Recensione di “Colei che sola a me par donna. Femminilità tra letteratura e vita quotidiana nell’Umanesimo”

Autore di Fabio Romanini

Dal vasto fondo petrarchesco della Biblioteca civica triestina intitolata ad Attilio Hortis trae origine un originale percorso di esplorazione della vita quotidiana femminile dal Trecento al Cinquecento. Le curatrici, responsabili dei fondi antichi dell’istituzione, hanno organizzato in una mostra, esposta tra l’agosto 2012 e il gennaio 2013, molti materiali a stampa e oggetti che ricostruiscono le condizioni culturali di vita delle donne durante l’Umanesimo. Ora la mostra vive in modo permanente in un libro che è assai più di un catalogo, poiché aggiunge a quanto esposto alcuni materiali, conservati in altre biblioteche, che completano il quadro di insieme. I pezzi esposti sono diventati illustrazioni dei saggi, e sono così inseriti esplicitamente nel percorso intellettuale che li giustifica, come avviene ad esempio per una copia del De re uxoria di Francesco Barbaro1. Continua a leggere Recensione di “Colei che sola a me par donna. Femminilità tra letteratura e vita quotidiana nell’Umanesimo”

  1. Di una delle curatrici, Cristina Fenu, va ricordato, tra vari contributi sul testo di Barbaro, almeno Oculis uxorem capere: matrimonio «a vista» e ruoli di genere nel «De re uxoria» di Francesco Barbaro, in «Metodi e Ricerche», n. s., XXXI, 2 (luglio-dicembre 2012), pp. 21-80. Il trattato, di cui Claudio Griggio sta curando l’edizione critica, ebbe una fortuna straordinaria e se ne conoscono oltre 150 testimoni: il manoscritto conservato alla Biblioteca civica “Attilio Hortis” (con segnatura R.P. ms 3-6) è un miscellaneo cartaceo, databile alla seconda metà del XV secolo.
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Recensione di Paolo Morelli “Né in cielo né in terra”

Autore di Fabrizio Scrivano

I morti parlano. Parlano e raccontano. Anche da morti. Non stanno mai zitti. O forse bisognerebbe dire: non si stanno mai zitti. Sarebbe più rispettoso, essendo i morti a cui mi riferisco tutti romani. Hanno deciso questa volta di andare a tormentare uno scrittore. Lui era un po’ giù in quel momento. E ha creduto che i fantasmi avrebbero potuto dargli aiuto. Come tante volte era successo nella storia letteraria. Con le loro storie, con la loro strana prospettiva, con lo sguardo di chi non ha nulla da perdere, con gli atteggiamenti un po’ cinici e un po’ stoici dovuti alle circostanze confuse, di esserci e non esserci. Continua a leggere Recensione di Paolo Morelli “Né in cielo né in terra”

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Recensione di Matteo Meschiari, “Tre montagne” e Nader Ghazvinizadeh, “I cosmonauti”

Autore di Claudio Morandini

I tre racconti di Matteo Meschiari raccolti sotto il titolo Tre montagne (seconda uscita della collana «Bassa stagione» curata da Marino Magliani per Fusta) esprimono tre visioni della montagna diverse ma compatibili, tutte improntate a un senso dell’epos molto antico e molto moderno. Proveremo a parlarne, anche se la postfazione illuminante di Gian Luca Picconi (Un deserto di segni: proustfazione geoanarchica) già delinea con precisione tutta una serie di cose, al punto quasi di togliere voglia di aggiungere altro. Continua a leggere Recensione di Matteo Meschiari, “Tre montagne” e Nader Ghazvinizadeh, “I cosmonauti”

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Recensione di Sparajurij, “Viaggiatori nel freddo”

Autore di Eugenia Barchiesi

L’inverno è sceso, il sole nella giornata di ieri ha compiuto il suo semicerchio più breve, dando il “la” alla stagione per eccellenza dell’introspezione. Giornate perfette per dedicarsi al libro di cui sto per parlare.

Per mesi ho lamentato una considerevole lacuna nozionistica riguardo al sostrato culturale russo; e Viaggiatori nel freddo si rivela, pagina dopo pagina, un racconto in grado di smentire con profondità e spessore gli stereotipi che – ahimè – sono dati per scontati da una grande fetta della nostra popolazione. Sparajurij – nome d’arte degli autori – in questo senso propongono un eccellente e vissuto approfondimento, un trampolino agevole e necessario per coloro che vogliono intraprendere un iter poliedrico ed erudito nei costumi dell’ex Unione Sovietica. Più un giornaliero di impressioni vaganti e saporite che uno strutturato lavoro narrativo; un caleidoscopio che, grazie a osservazioni personali, rivela molti oscuri angoli d’una Nazione grande come un continente. Continua a leggere Recensione di Sparajurij, “Viaggiatori nel freddo”

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Maker Faire, o Della nuova Creazione

Autore di Maria Panetta

Dal 16 al 18 ottobre 2015 si è svolta, all’interno della Città universitaria della “Sapienza Università di Roma”, l’edizione europea della più grande Fiera delle invenzioni al mondo, nella quale periodicamente inventori e cosiddetti “maker” di ogni continente presentano, a un pubblico di tecnici, specialisti, imprenditori ma anche curiosi, scolaresche e famiglie con bambini, gli ultimi parti del proprio ingegno creativo.
I seicento espositori di questa edizione, la terza svoltasi a Roma, sono stati distribuiti in numerosi padiglioni, riconoscibili mediante colori diversi e raggruppati in sottocategorie tematiche: la parte del leone l’hanno fatta le stampanti, specie le nuove 3D, ma svariate aree espositive sono state dedicate pure al cibo, alla scuola, a gioielli, orologi e occhiali realizzati anche in materiali poveri come il legno; al riciclaggio e al cosiddetto “riuso creativo”; a voli spaziali e satelliti, allo sport e alle biciclette costruite con materie prime innovative (come il bamboo) e a numerosi robot; ancora, all’interazione tra individui, anche tramite giochi e oggetti animati; alla moda e al design, ai vestiti tecnologici utili anche per prevenire malattie; a congegni atti ad agevolare la vita dei portatori di handicap; alla sicurezza domestica, all’automazione in casa e a dispositivi utili per il giardinaggio e per la salvaguardia della risorsa più preziosa, l’acqua; infine, alla ricerca e alla sperimentazione all’interno delle università. Da segnalare anche un’imponente voliera per i droni, l’attrazione più apprezzata dalla maggior parte dei visitatori; uno spazio multimediale dedicato alla musica e alle nuove tecniche compositive e produttive, e l’Area Kids, dedicata esclusivamente ai giochi per bambini.
L’articolato programma della Fiera prevedeva anche una serie di dibattiti, concerti, workshop (o ‘seminari’) e laboratori interattivi per grandi e piccini.
Al di là delle polemiche che inevitabilmente vengono suscitate da manifestazioni di tale portata, il Maker Faire ha fornito uno spaccato realistico e tangibile, comprensibile anche ai non specialisti, dello stato dei lavori in materia d’innovazione, al livello planetario, stupendo adulti e bambini con gli ultimi ritrovati della scienza e soprattutto con una diversificata serie di applicazioni tecnologiche tra le quali non si possono non ricordare ancora le strabilianti stampanti 3D, di ogni dimensione, che, in funzione, danno la misura del cambiamento epocale ora in atto: veder nascere un chicco di pasta di qualsivoglia forma, o un pupazzetto di plastica colorato in pochi secondi, a partire da un esile filo di materia, dà la misura della rivoluzione tecnologica che tali stampanti hanno innescato.
Pare che la Creazione, nel 2015, sia divenuta un rapido processo di stampa tridimensionale. E non si può non pensare agli effetti che tale cambiamento avrà sull’economia tutta, e in particolare sull’utilizzo dei magazzini per prodotti già confezionati, che verosimilmente vedrà un calo dello stoccaggio, almeno per alcune merci, a favore della produzione su richiesta (come accade, in editoria, per la stampa o print on demand).
Inoltre, non esiste luogo più adatto di un’Università a ospitare una manifestazione nella quale giovani creativi di tutto il mondo, nonostante la crisi e la recessione in atto, si armano di coraggio e di voglia di mettersi in gioco, impegnandosi a pensare e progettare un futuro diverso, nel quale l’innovazione sia al servizio della qualità della vita delle persone, ma nel rispetto per l’ambiente.
Da sottolineare, infine, che, forse, non si erano mai visti tanti bambini, talora raggruppati in scolaresche dai mille colori, attraversare, con la loro contagiosa allegria e il loro entusiasmo, i viali austeri della Città Universitaria romana: a dimostrazione che gli spazi universitari possono ˗ e, forse, devono ˗ anche rappresentare un ponte tra le diverse generazioni e, soprattutto, che la curiosità e la voglia di apprendere che innescano la volontà d’intraprendere studi universitari devono essere stimolate opportunamente già a partire dall’età infantile.
Prendendo spunto da uno slogan pubblicitario di una mostra fotografica inaugurata proprio alla “Sapienza” nel 2012, si può dire che, nei tre giorni di fiera, Il futuro è passato qui.

Un “antieroico” Sherlock Holmes?

Autore di Maria Panetta

Sherlock Holmes è il notissimo investigatore protagonista di svariate pellicole cinematografiche e di alcune serie televisive di grande successo, tratte dai romanzi e dai racconti gialli (di “giallo deduttivo” si parla) di sir Arthur Conan Doyle, editi a partire dal 1887 (anno della pubblicazione di Uno studio in rosso). Essi hanno ispirato anche molti romanzi “apocrifi” (come quello da cui trae spunto “questo” Mr. Holmes, A slight trick of the mind di Mitch Cullin, uscito nel 2005), nonché popolari fumetti etc., per lo più incentrati sulla figura dell’infallibile risolutore di casi “irrisolvibili”. Continua a leggere Un “antieroico” Sherlock Holmes?

Expo 2015 e la Carta di Milano: utopia o rivoluzione inavvertita?

Autore di Maria Panetta

Centodieci ettari di spazi espositivi tra il Comune di Milano e quello di Rho, 8.500 metri quadri di Parco della Biodiversità e 8.500 di Auditorium da 1.500 posti; padiglioni di 54 Paesi, più altri 70 inseriti all’interno di cluster (o padiglioni collettivi) tematici e, inoltre, quelli delle regioni italiane e quelli di aziende e organizzazioni internazionali; 10 aree servizi e 8 aree hortus (giardini e relax); 21 milioni e mezzo di visitatori (di cui 6,5 stranieri e tra cui una sessantina di capi di stato o di governo) in 184 giorni; 2.500 telecamere, 2.300 militari e 450 mezzi per la sicurezza, 930 camion, 2,3 miliardi spesi in tutto dai visitatori, 528.575 articoli dedicati all’evento dalla stampa: questi i numeri dell’ultima Esposizione universale svoltasi a Milano e conclusasi il 31 ottobre scorso. Continua a leggere Expo 2015 e la Carta di Milano: utopia o rivoluzione inavvertita?