Recensione di Fabio Viscogliosi, “Mont Blanc”

Autore di Claudio Morandini

Apparso presso Stock nel 2011, Mont Blanc di Fabio Viscogliosi, scrittore, artista e musicista francese di origini italiane, è ora pubblicato da Valigie Rosse nella traduzione di Federico Mazzocchi. Il titolo rimanda all’evento del marzo 1999, quando l’esplosione del carico di un tir nel tunnel del Monte Bianco provocò un incendio che uccise trentanove persone, tra cui i genitori dello stesso autore.

Viscogliosi sa come isolare un attimo, o una manciata di attimi, e indagare su tutto ciò che è accaduto in quella frazione di tempo, lì dove tutto è precipitato, e altrove, dove si viveva ancora nell’inconsapevolezza. E sa come dilatare quell’attimo nella successiva rievocazione di quel momento cruciale, nel roteare delle domande, ufficiali o personali, e scavare anche nel prima, nell’impossibile attesa di qualcosa che non era prevedibile.

Riesce a essere lucido, sempre, anche quando trascrive e analizza le proprie emozioni e i sentimenti che l’esplosione nel tunnel ha temprato e reso forti per sempre. Non è un’inchiesta, la sua, né un tributo. È il tentativo, pacato e inquieto insieme, di trovare un possibile senso a qualcosa che sembra sfuggire a ogni definizione; e il senso, tutto umano, sta lì, nelle parole che mettono ordine, che ripercorrono instancabili le fasi dell’evento, il poco prima e il subito dopo, e misurano l’effetto dell’assenza improvvisa, del vuoto spalancato nel sistema degli affetti familiari. Non tradisce né fatalismo né indignazione – al punto che a qualche lettore italiano potrebbe suonare ingannevolmente freddo.

Il suo memoir, pur sfruttando moduli narrativi, resta un essai, nel senso classico, un interrogarsi, un divagare anche attorno ad alcune domande, in cui l’urgenza sentimentale è temperata dall’approccio intellettuale, e in cui anche la letteratura, la sua facoltà di interrogare il mondo, sembra fornire qualche appoggio non precario.

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