Recensione di “Antologia di poeti contemporanei. Tradizioni e innovazione in Italia”

Autore di Claudio Morandini

L’Antologia di poeti contemporanei curata da Daniela Marcheschi per la collana «Argani» di Mursia nasce da una personale necessità di sondare la vitalità della poesia di oggi, colta nel fertile dinamismo fra tradizione e innovazione. La studiosa lucchese, che coltiva un approccio multidisciplinare allo studio della letteratura e denuncia con una certa insofferenza il conformismo dilagante nel milieu intellettuale italiano, si sente compagna di viaggio di questo mondo poetico vitale e in cerca di una possibile verità; le sue scelte alla fine dipendono dalla necessità di scrostare dalla voce poetica (e dai libri di poesia) tutto ciò che non c’entra, non aiuta, distrae, e che proviene dalla pervasività dei nuovi mezzi di informazione, dalle mode effimere, dai vezzi dell’editoria, ma anche da certe pose di parte della critica.

Ne sono emersi ventuno poeti, che, ognuno a suo modo, hanno fatto i conti con la tradizione novecentesca e hanno saputo trovare una loro via, poco battuta da altri, poco frequentata eppure feconda. Marcheschi predilige questi autori estranei alle sperimentazioni più spinte delle avanguardie e dotati di una loro voce discreta se non sommessa, di sicuro personale, talvolta poco riconosciuta, inclini a un rapporto stretto con la vitalità della materia. A compattarli nell’antologia non è l’appartenenza a una scuola o a un genere, ma proprio lo spirito con cui compiono la loro ricerca e il rifiuto di un’idea “atletica” della letteratura, cioè tesa all’exploit, alla fanfaronata usa-e-getta, alla conflittualità senza scopo, al protagonismo fine a se stesso.

Vi troviamo, tra gli altri, voci potenti e irriducibili come Jolanda Insana e Anna Cascella Luciani, poeti-critici come Giorgio Manacorda, presenze consolidate come Maurizio Cucchi, Elio Pecora e Biancamaria Frabotta, poeti che hanno scelto l’asprezza del dialetto come Assunta Finiguerra e Franco Loi o Fernando Bandini, che si misura anche con le risonanze della lingua latina, o giocosi autori per bambini (e adulti-bambini) come Roberto Piumini.

Proprio nell’imbarazzante crisi attuale, nell’imbarbarimento della società, nell’oblio della poesia e nel drammatico fraintendimento su cosa sia la poesia oggi, dice Marcheschi, c’è bisogno di recuperare un dialogo franco e anche gioioso tra poeti e critici. Ne è frutto questa antologia, che risulta alla fine un cantiere aperto e disposto a successivi aggiustamenti e integrazioni, improntato a un gusto fondato sulla stima reciproca e sulla comunanza di intenti.

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