Recensione di Rosella Postorino, “Le assaggiatrici”

Autore di Veronica Di Tora

Entrammo una alla volta. Dopo ore di attesa, in piedi nel corridoio, avevamo bisogno di sederci. La stanza era grande, le pareti bianche. Al centro, un lungo tavolo di legno su cui avevano già apparecchiato per noi. Ci fecero cenno di prendere posto.
Mi sedetti e rimasi così, le mani intrecciate sulla pancia. Davanti a me, un piatto di ceramica bianca. Avevo fame.

(Rosella Postorino, Le assaggiatrici, Milano, Feltrinelli, 2018, pp. 285, eu 17)

Rosella Postorino pubblica il primo romanzo, La stanza di sopra, presso Neri Pozza nel 2007. Ne seguono altri due, editi da Einaudi, fino ad arrivare alla pubblicazione delle Assaggiatrici per Feltrinelli, nel 2018. Il romanzo è uscito a gennaio e a febbraio era già alla quarta edizione, ottenendo quindi immediatamente un gran successo di pubblico. Il 25 maggio 2018 sono stati resi noti i cinque libri finalisti per il Premio Campiello: il libro della Postorino è rientrato nella cinquina grazie ai sei voti assegnati dalla Giuria dei Letterati.

La trama del romanzo s’ispira alla vicenda di Margot Wölk, assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf. L’autrice vi riesce ad approfondire un aspetto del nazismo che finora è stato poco esplorato.

Rosa Sauer è una giovane moglie che sta attendendo il ritorno del marito Gregor, inviato al fronte russo. Da Berlino la donna si trasferisce a casa dei suoceri e proprio lì arrivano alcuni soldati delle SS. Rosa è stata scelta per essere un’assaggiatrice: il suo compito consiste nel mangiare le pietanze che, poi, devono essere servite a Hitler, per verificare che nessun piatto sia stato avvelenato. Siamo, infatti, nel 1943: la situazione per la Germania diventa critica, Berlino è quotidianamente bombardata e il sogno della potenza invincibile della Germania nazista sfuma ogni giorno di più. Rosa si trova in compagnia di altre dieci donne, tutte intrappolate in una grande caserma bianca. Devono solo mangiare, sperando che ogni boccone non risulti essere fatale.

Ogni donna ha una storia, un proprio dramma: chi aspetta il ritorno del marito dal fronte, chi non sa come sfamare i figli, chi invece sogna un bel futuro con vicino un marito amorevole. Sono dieci donne diverse, eppure accomunate da uno stesso destino: sperare che il loro cibo non sia avvelenato e non si riveli pasto letale.

In quella caserma, adiacente alla Tana del Lupo, il quartier generale in cui si nasconde Hitler, tra le assaggiatrici s’instaurano diversi rapporti, s’intrecciano amicizie, alleanze, ma sorgono anche ostilità e gelosie. Le donne, di nazionalità tedesca, devono mangiare e, poi, sono costrette a stare per un’ora sotto la stretta osservazione delle SS, che devono accertarsi che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Per la sua provenienza da Berlino, Rosa all’inizio è avvertita come la “straniera” nel villaggio di Gross-Partsch, ma poi riesce a stringere amicizia con le altre. Nella primavera del 1944, la caserma finisce sotto la supervisione del tenente Ziegler, che instaura immediatamente un clima di terrore. Sebbene il nuovo supervisore sia molto temuto, tra lui e Rosa si viene a creare un legame veramente profondo, che in alcuni momenti sfocia in vera e propria passione. Il tutto mentre la Storia procede, mostrando un Führer sempre più debole, una Germania nazista sempre più stanca.

In questo romanzo, la Postorino si trova ad analizzare a fondo i comportamenti dell’essere umano, quando si trova in crisi, quando è esasperato, quando deve individuare il labile confine tra Bene e Male. Il cibo, considerato da sempre fonte di vita, diventa per le protagoniste un motivo di timore, una potenziale causa di morte. Ma le donne hanno fame. La Germania descritta dall’autrice è una nazione senza forze, che vede sfumare il proprio desiderio di potenza invincibile e inarrivabile. I figli della grande Patria sono affamati, muoiono di fame. Eppure le donne vorrebbero non mangiare, per paura ma anche per il senso di colpa. Molte di loro hanno figli sfiniti dalla fame, senza forze, che muoiono lentamente. Loro, invece, sono sempre sazie. Ingurgitano le pietanze che hanno nel piatto all’inizio con sospetto, anche forzando lo stomaco chiuso dalla paura. Ma, poi, si abituano e ogni boccone diventa un piacere per il palato, anche se un senso di vergogna s’impossessa di loro. Sono donne intrappolate. Donne tedesche, prigioniere di chi si era presentato come il liberatore. Non hanno via di scampo. Devono mangiare, aspettare un’ora e pregare nel frattempo che non sia l’ultima della loro vita. Molte capiscono che Hitler ha fallito, che il progetto della grande potenza nazista ha prodotto solo morti e distruzione. Ma come sperare che Hitler, rinchiuso nel suo bunker, muoia? La loro vita è legata in maniera indissolubile a quella del Führer. Hitler mangia le loro stesse pietanze, è un essere umano con le proprie debolezze che vive con il costante terrore di essere avvelenato e l’immagine da eroe invincibile, da “superuomo”, lascia presto il posto a quella di un debole, che fa affidamento sulla vita di dieci donne. La protagonista si ritrova, quindi, nella duplice condizione di vittima e collaboratrice della dittatura. Sarà proprio questo il tormento di Rosa, sopravvissuta al Nazismo, alla fine del libro. Si ritrova non solo a essere complice di Hitler, ma anche amante di un gerarca delle SS. Si ritrova a pregare per la sorte dell’amica che viene scoperta in possesso di documenti falsi per celare la propria origine ebraica, ma riesce a sopravvivere solo grazie al fallimento dell’attentato compiuto dal colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, che avrebbe dovuto uccidere Hitler e quindi porre fine alla follia degli stermini.

La Postorino indaga l’animo nelle situazioni più ambigue, estreme, analizzando bene la fragilità della psiche dell’uomo, il suo istinto, il suo cercare disperatamente di sopravvivere a qualsiasi condizione. E riesce molto bene nel proprio intento, raccontando tutta la vicenda dal punto di vista della protagonista, Rosa, che narra in prima persona.

La prosa della Postorino è scorrevole, riesce a tenere incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina, generando in lui un grande interrogativo, che rimane senza risposta: “Fin dove siamo pronti a spingerci per sopravvivere?”.

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