Recensione di Stefano Tonietto, “Letteratura latina inesistente”

Autore di Claudio Morandini

Il manuale di Letteratura latina inesistente di Tonietto è essenzialmente una parodia: dei manuali di letteratura latina dei licei, innanzitutto, soprattutto di quelli di una volta, di impianto storico-filologico e di buona scrittura; poi, di certe manie e vezzi del mondo accademico, e di tanta trattatistica puntigliosamente vocata a spaccare il capello in quattro, a praticare il contropelo in polemiche interpretative che possono durare intere vite, e che qui dilagano nelle note a piè di pagina; infine, delle mode dei nostri tempi, diciamo tra fine Ottocento (ammiccamenti alla psicoanalisi, al decadentismo), primo Novecento (allusioni ai movimenti d’avanguardia), su su fino alle scuole cantautorali di qualche decennio fa e ai decenni mestamente televisivi in cui ci troviamo, ahimè, impantanati.

Come un buon autore comico latino, Tonietto non disdegna di mescolare l’alto con il basso e l’infimo, gioca (nei nomi degli autori immaginari, nei titoli) con i doppi sensi anche facili: se a qualcuno ricorderà la comicità da cabaret o le gag da variété, a chi studia e ama la letteratura antica farà venire in mente le invenzioni onomastiche di un Plauto, le sapide oscenità di Catullo o di Marziale.

Il libro di Tonietto ripercorre con ingannevole ossequio la storia di una letteratura assente, dimenticata, rimossa più che perduta – e popolata di scrittori che brillano per fallimenti, passi falsi, intempestività, abissale mancanza di talento, sguardo corto. Scrittorucoli, quindi, antieroi della penna: viene da seguirli con simpatia, e allo stesso tempo con sollievo, perché non si sente davvero la loro mancanza e si può ridere serenamente delle loro ambizioni frustrate, della damnatio memoriae che il tempo ha riservato loro. L’effetto è inverso rispetto ad altri manuali sui libri perduti per sempre, malinconici elenchi di opere di importanza capitale a cui non potremo mai attingere, e che ci riempiono di frustrazione. I poveri, boriosi, lutulenti, malandati, negletti autori di Tonietto non li rimpiangeremo mai – con qualche eccezione, come la Lesbia che risponde a tono a Catullo scimmiottandone i versi.

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