Essere editori indipendenti oggi

Autore di Federica Guglietta

Per una definizione di editoria indipendente

L’oggetto-libro è un bene: viene prodotto per essere letto, sottolineato, desiderato, scambiato, ceduto, ma soprattutto venduto. Un bene di consumo, quindi. L’azienda che se ne occupa, la casa editrice, è un’impresa culturale, ma pur sempre un’azienda, la cui attività principale consiste, sì, nella produzione e conseguente distribuzione di libri o di testi stampati (come anche, e oggi accade sempre più spesso specie nelle grandi case editrici, di media e altri prodotti multimediali) col fine di trarne un utile economico1. Volendo andare oltre la definizione didascalica di casa editrice, si può dire che chi fa il mestiere dell’editore, oggi e già dai tempi di Aldo Manuzio, si fa «allo stesso tempo recettore delle istanze dei lettori ed educatore dei loro gusti e delle loro esigenze»2.

Negli ultimi decenni del XX secolo il settore editoriale ha subìto profonde trasformazioni che hanno portato all’affermarsi e alla convivenza di diversi modelli di casa editrice: da una parte, troviamo i grandi gruppi (Mondadori, RCS, GeMS, Feltrinelli, De Agostini, Giunti), che in virtù dei privilegi ottenuti dalle concentrazioni controllano o hanno partecipazioni in varie case editrici con significative quote di mercato e che, molto spesso, affiancano alla produzione libraria quella della stampa periodica, delle reti tv e dei prodotti multimediali; dall’altra, ci sono un centinaio di editori medio-piccoli (a cui si affiancano un migliaio di editori piccoli-piccolissimi), definiti indipendenti rispetto, o sarebbe meglio dire in opposizione, ai grandi gruppi.

Se si pensa a eventi come Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria che si tiene ogni anno a Roma dal 2002, e a Book Pride, la fiera nazionale dell’editoria indipendente attiva a Milano dal 2014 (e dal 2017 anche a Genova), la medio-piccola editoria è una realtà viva e pulsante che sta cercando di farsi conoscere molto negli ultimi anni; ma cosa significa davvero editori indipendenti?

Secondo la prima definizione riportata dal vocabolario, si chiama «indipendenza» quella condizione di chi o di ciò che è indipendente, riferito a stato, nazione, persona, cose, fatti. La connotazione data dall’aggettivo «indipendente» risulta sicuramente positiva ed è alquanto singolare che, ad oggi, nel campo di quell’industria culturale qual è l’editoria, siano sempre di più le case editrici a scegliere di essere e/o restare nel tempo indipendenti. Il fattore dell’indipendenza presuppone che, a monte, ci sia stato il coraggio di compiere una scelta di campo, di farsi carico di un progetto editoriale nuovo con coraggio, entusiasmo, aspettative e voglia di fare, senza tralasciare l’enorme impegno economico che veder nascere e crescere un’attività del genere porta con sé.

È importante porsi una domanda: se si volesse trovare una definizione calzante e omogenea di «editore indipendente», quale sarebbe? L’espressione editoria indipendente è ormai più che di uso comune, tra gli addetti ai lavori, che sempre più spesso leggono, si confrontano, lavorano nel campo indie, ma ricorre ormai anche spesso e volentieri negli articoli giornalistici: quindi, la speranza è che anche il lettore occasionale abbia fatto l’orecchio alla ricorsività di quest’espressione in campo culturale. Resta una speranza perché, come vedremo più avanti, la maggior parte delle volte non è ancora così.

Prediamo qualche esempio direttamente dalla stampa quotidiana: «Milano: riapre Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente dedicata a ‘Tutti i viventi’»3. Oppure, e qui viene utilizzato sempre lo stesso aggettivo ma con riferimento questa volta alle librerie indipendenti: «Arriva la 3ª edizione di Italian Book Challenge, sfida di lettura promossa dai librai indipendenti, che prenderà il via giovedì 1 marzo 2018»4.

Da quando esiste, l’editoria indipendente è quasi sempre messa in contrapposizione a qualcos’altro, perché si tratta di un fenomeno editoriale che nasce per far da scudo alle strutture più forti e consolidate della grande editoria che minacciano di inglobare sempre più le piccole case editrici nella loro macchina organizzativa. A questo punto sarebbe superfluo specificare che l’altro elemento in questione è, di norma, rappresentato proprio da loro, da chi indipendente non lo è affatto: le concentrazioni aziendali, ossia i grandi gruppi editoriali che, nel tempo, sono diventati tali perché si sono accorpati, per comunanza di intenti, ma principalmente per motivazioni economiche. Quello di come e quando si sia formata la contrapposizione tra editoria indipendente e grandi gruppi sarà un concetto che verrà affrontato più avanti.

Prima di arrivare a una chiara definizione di cosa significhi realmente fare editoria indipendente, bisogna anticipare che proprio a questo fine è stato pensato ed elaborato da chi scrive un questionario di dodici domande5 riguardanti tale argomento. La specificità del campo di interesse è stata resa evidente fin dallo stesso titolo del questionario, denominato Leggere indipendente; il test è stato somministrato, principalmente online tramite condivisioni e passaparola, a un ampio pubblico, raggiungendo sorprendentemente 2000 adesioni. I dati del questionario, infine, hanno portato alla realizzazione dell’analisi che può essere ripercorsa in questa sede.

Lo scopo del questionario proposto è stato principalmente quello di capire quale fosse, a campione, il grado di conoscenza e di consapevolezza riguardo all’esistenza e all’attività di case editrici medio-piccole operanti in Italia, soprattutto tra quegli intervistati lontani dal definirsi lettori forti. Per questo motivo, è stato opportuno rendere il questionario il più fruibile e immediato possibile.

Secondo i dati Istat su lettura e stato dell’editoria del 2017, com’è noto, viene considerato «lettore forte» chi, a più di sei anni di età, ha letto più di dodici libri durante tutto l’anno preso in analisi6. Come vedremo più avanti nell’analisi dei dati, «lettori forti» e «lettori fortissimi» rappresentano, comunque, buona parte del campione preso in considerazione per il test, ma non manca la fetta dei lettori occasionali, che è quella necessaria per avere un riscontro sulla reale ricettività da parte del pubblico per un fenomeno editoriale in crescita, ma che risulta ancora non essere pienamente apprezzato da tutti.

Prima di entrare nel merito del questionario, definiamo la base degli intervistati per età e titolo di studio. In netta maggioranza, per quanto riguarda l’età, la fascia che comprende persone tra 20 e i 30 anni (41,6%), seguita da quella fino ai 40 anni (25,3 %). A scendere troviamo la fascia fino ai 50 anni d’età (16,1%) e quella di chi ha più di 50 anni (11,5%).

Fig. n. 1

Esigua la fetta di intervistati in età da scuola superiore (o comunque secondaria di primo grado), ossia quella tra i 13 e i 19 anni, in cui solo il 5,5% delle persone hanno risposto al questionario. Per quanto riguarda, invece, il grado di istruzione, rileviamo la presenza del 36,2% di diplomati, del 33,9% di laureati della magistrale o comunque con una laurea a ciclo unico e il 19,4% di laureati della triennale. Lo spicchio meno consistente del grafico è diviso in modo più o meno equo tra chi ha conseguito solo la licenza media (il 4,5%), chi un dottorato di ricerca o un master di vario livello (in entrambi i casi il 2,4%) più un restante 1,3% di persone che hanno conseguito un altro genere di titoli o diplomi.

Fig. n. 2

Tra i 2000 intervistati solo il 24% ha dichiarato di leggere tra 1 e 10 libri all’anno, mentre si registra una parità netta tra chi ne legge da 10 a 20 e chi invece da 20 a 50: in entrambi i casi un buon 30,3%. Possiamo dividere questo dato rispettivamente tra «lettori forti» e «lettori fortissimi».  Significativamente più bassa, invece, è la percentuale di chi in un anno legge più di 50 libri, ossia il 15,5 % degli intervistati, che va a ragione ad arricchire la fascia dei «lettori fortissimi».

Fig. n. 3

Subito dopo la domanda sul numero di libri letti in un anno, quella seguente fa riferimento a quanti, tra i libri letti, fossero pubblicati da case editrici indipendenti. La maggioranza degli intervistati (il 71%) ha risposto meno della metà, dimostrando di avere almeno una consapevolezza base della differenza di fondo tra editoria indipendente e quella dei grandi gruppi. Solo il 18,7% ha risposto più della metà, dimostrando così la sua appartenenza alla categoria dei «lettori fortissimi».

Fig. n. 4

Alla domanda su quanto la presenza di un’edizione o di un’altra incida sulla scelta di un determinato titolo in libreria od online, più della metà degli intervistati (il 56,3%) ha risposto che l’edizione è indifferente, non rappresenta cioè uno dei motivi più rilevanti per la scelta di un libro. Alcuni hanno aggiunto che, addirittura, non prestano per niente attenzione al tipo di edizione, come invece succede (attenzione: tuttavia in questo caso si tratta spesso e volentieri di «lettori fortissimi», che hanno spiccata familiarità con l’oggetto-libro, quindi avvertono come naturale fare una scelta al posto di un’altra) grazie ad aspetti come una determinata traduzione, curatela e simili. Una determinata edizione influisce nella scelta di un titolo solo per il restante 43,7%.

Fig. n. 5

Dopo aver appurato che per la maggior parte degli intervistati l’edizione risulta indifferente, si passa a una domanda che interessa in modo più marcato il costo del libro. Vengono proposte, infatti, due o più edizioni di uno stesso titolo: una indicata come quella «più economica» e un’altra come «indipendente». Per questa domanda si è voluto dare per scontato che l’intervistato fosse consapevole di quel fenomeno legato al costo del libro e a tutta la lavorazione che c’è dietro al libro stesso. Ebbene, la domanda in oggetto porta, per i soggetti presi a campione, a un solo risultato: il lettore è sempre convinto, anche se di norma inconsapevolmente, che la maggior parte delle volte l’edizione indipendente pubblicata da un editore medio-piccolo costi più del tascabile pubblicato da una grande casa editrice. Davanti a questa scelta, la maggioranza degli intervistati ha ovviamente ammesso di preferire l’edizione più economica (il 74,3%) contro chi preferisce comprare sempre e comunque indipendente (il 25,7%). C’è chi, inoltre, ha apertamente segnalato di sforzarsi a comprare solo titoli pubblicati da case editrici indipendenti, per una scelta personale volta a incentivare il loro lavoro culturale.

Fig. n. 6

Volendo scandagliare più a fondo il grado di conoscenza e di consapevolezza riguardo all’editoria indipendente da parte degli intervistati, è stato poi proposto un elenco comprendente tredici case editrici. Agli intervistati è stato chiesto di selezionare, nel rispondere alla domanda, uno o più editori di cui hanno letto libri o che, semplicemente, conoscono per averli visti in libreria o per sentito dire. L’elenco degli editori indipendenti preso in esame per questa parte del questionario è stato stilato alternando a editori di lungo corso altri che hanno iniziato la loro attività in tempi più recenti, cercando di mescolare diverse aree d’interesse dal punto di vista letterario (ad esempio, letteratura nordamericana e sudamericana, narrativa e poesia, letteratura di area russo-slava e nordica) e allo stesso tempo di variare in termini di distribuzione territoriale: Iperborea, Marcos y Marcos, Nottetempo, NN Editore, Edizioni Lindau e Add Editore hanno sede al Nord Italia (le prime quattro a Milano e le ultime due a Torino); minimum fax, Edizioni Sur, Voland, Racconti Edizioni e Gran Vía Edizioni si trovano nell’area centrale (le prime quattro a Roma e l’ultima a Narni, in Umbria); in rappresentanza del Sud d’Italia troviamo, infine, Laterza e LiberAria, entrambe pugliesi.

Fig. n. 7

Dai dati risultanti figura che la casa editrice indipendente più conosciuta è Laterza (85%), famosa per la sua storia di casa editrice indipendente longeva7 oltre che per la sua attività nella pubblicazione di saggi. Laterza è seguita a sorpresa dalla casa editrice specializzata in letteratura nordica Iperborea (60,4%). Terzo posto per minimum fax, casa editrice romana attiva dal 19948 e conosciuta soprattutto grazie al suo amore per la letteratura nordamericana. Tra le case editrici meno conosciute dal pubblico preso in analisi, ci sono anche tre case editrici molto giovani: la torinese Add Editore, fondata nel 2010 al fine di “aggiungere” idee ed esperienze di vita pubblicando «libri che aiutano la comprensione della complessità in cui il mondo è immerso, capaci di costruire un percorso di consapevolezza»9; la pugliese LiberAria (16,1%), nata nel 2009 con lo scopo di pubblicare «libri che desidera leggere»10, e l’umbra Gran Vía Edizioni (7,6 %), che fa il suo esordio a inizio 2006 e che concentra la propria attenzione sulla letteratura contemporanea di area latinoamericana e spagnola, grazie a un catalogo rivolto «a un lettore interessato al mondo che lo circonda e attento a una narrativa di alto ed elegante intrattenimento»11. Da notare, nonostante la colorata varietà di risultati presente nel grafico, che il 5,2% degli intervistati ha dichiarato di non conoscere nessuna delle case editrici presenti in elenco. Notevole anche come una casa editrice specializzata nella pubblicazione di racconti, come ci mostra già dal nome Racconti Edizioni12, e fondata solo due anni fa, nel 2016, venga riconosciuta in libreria già da un buon 20,8% delle persone che hanno risposto al questionario.

Fig. n. 8

Perché comprare indipendente? La netta maggioranza degli intervistati, un buon 85,4%, ha risposto che lo fa per la proposta di autori e titoli, il restante 14,7%, invece, per la cura delle edizioni. Importante, in questo caso, che il lettore dimostri di rendersi conto di quanto molti editori indipendenti racchiudano il centro della propria mission nella scoperta di nuovi autori e, spesso, anche nella scoperta di scrittori caduti nel dimenticatoio. Quello della cura delle edizioni è uno dei fattori che contraddistingue maggiormente il lavoro di una casa editrice indipendente, azienda culturale che si fa portatrice sana di un valore, quello dell’editoria concepita come artigianato, che rischierebbe di essere perso a favore di un altro tipo di editoria, quella concepita più dal punto di vista della grande azienda che mira al tutto e subito e ai profitti su grande scala.

Fig. n. 9

Per capire quali fossero i gusti letterari degli intervistati, il questionario comprendeva anche una domanda più generica: quella sui generi letterari preferiti. Al primo posto spicca la narrativa straniera (51,3%), seguita da quella italiana (30,7%) e dalla saggistica (10,3%). Il 3,1% degli intervistati dichiara di preferire altri generi, mentre il 4,8% dichiara di non avere un genere preferito, non nascondendo che la questione del genere letterario per loro risulta totalmente indifferente.

Fig. n. 10

Un’altra domanda determinante ai fini dell’indagine è quella che mira a capire quali siano recepite dal pubblico del questionario come differenze fondamentali tra editoria indipendente e grandi marchi. La maggioranza degli intervistati dimostra di apprezzare il coraggio della scelta editoriale manifestata dagli indipendenti (57%). Un’altra fetta consistente del pubblico (29,2%) non disdegna l’originalità dei titoli proposti. In coda troviamo chi pensa che sia la cura delle edizioni a distinguere tra il lavoro degli editori indipendenti e quello delle grandi case editrici (solo il 13,9%). Quest’ultimo risulta essere uno dei dati fondanti in quest’indagine perché rileva quanto uno dei fattori oggettivamente visibili nel lavoro editoriale sia, invece, trascurato dal pubblico. Pubblico che a questo punto coincide ed è rintracciabile tra lettori occasionali più che tra quelli fortissimi.

Fig. n. 11

Alla luce delle precedenti domande e riflessioni, per il 51,7% degli intervistati un libro pubblicato da un editore indipendente risulta assolutamente riconoscibile in libreria. Il restante 48,8% non trova, invece, che lo sia. Si tratta di un problema ricorrente tra i non abituati alla lettura e la motivazione di fondo è che, in linea di massima, manca un’educazione alla lettura e un’attenzione rivolta ai prodotti editoriali da parte di chi legge, ma non sempre.

Una delle case editrici indipendenti maggiormente riconoscibili è Iperborea13. Le motivazioni? Di sicuro per il catalogo proposto, che arriva a toccare un’area letteraria, quella nordica, in cui pochi hanno osato spingersi prima e a tutt’oggi, ma soprattutto per il formato scelto fin dagli esordi della casa editrice, lungo e stretto, quell’ormai caratteristico 10×20 centimetri che resta sicuramente impresso nella mente del lettore interessato come caratteristica di pregio del libro.

Proprio quello della riconoscibilità grafica (quindi, si parla complessivamente di aspetti come copertina e di sviluppo del progetto grafico) di un libro e/o di una collana è uno dei fattori che più ha unito gli intervistati (ben il 51,4%) nel rispondere alla seconda e ultima domanda sull’argomento: da cosa risultano riconoscibili gli editori indipendenti? Segue la risposta di chi pensa che un editore sia riconoscibile dalla proposta editoriale (34%). Infine un buon 13,4% ha ammesso di ritenere entrambi i fattori, ossia progetto grafico e proposta editoriale, come buoni comuni denominatori di riconoscibilità. Solo l’1,2% degli intervistati, invece, non vede questi due fattori come determinanti e si dice influenzato da altro nel riconoscere un titolo indipendente.

Fig. n. 12

Pur avendo rilevato risultati più che positivi, lo scopo primario del questionario si può dire raggiunto, in quanto molti degli intervistati non riescono ad avere piena consapevolezza di cosa significhi realmente fare editoria indipendente. Scorrendo i dati che emergono dalle risposte, infatti, possiamo riepilogare che per il 56,3% degli intervistati la scelta dell’edizione di un libro è indifferente; il 5,2% non conosce nessuna delle tredici case editrici indipendenti prese a campione e, sebbene non si tratti della maggioranza, il 48,4% crede che i titoli degli editori indipendenti non siano del tutto riconoscibili in libreria. Questo dato di fatto è probabilmente aggravato da una non conoscenza di fondo che spinge il «lettore occasionale» o «debole» a non prestare attenzione alle diverse edizioni, ma solo al titolo proposto e/o all’autore. Un modo per colmare queste lacune potrebbe essere, da lettori, sforzarsi di essere curiosi e fare attenzione a chi è l’editore che pubblica il determinato libro che stiamo comprando, in modo da riconoscerlo e poter approfondire. Dal canto loro, gli editori indipendenti si impegnano con il loro lavoro a tutelare la «bibliodiversità»14. Con questo termine si vuole indicare la diversità culturale applicata al mondo del libro, riferendosi alla necessaria diversità delle pubblicazioni editoriali messe a disposizione dei lettori15. Sebbene i grandi gruppi contribuiscano, grazie al volume decisamente maggiore della loro produzione libraria, a una certa diversità editoriale, quest’ultima non riesce a garantire la «bibliodiversità», valore che non si misura in base al numero di titoli disponibili16. Gli editori indipendenti, seppur preoccupati per la stabilità economica della propria casa editrice, prestano attenzione principalmente ai contenuti che pubblicano: i loro libri possono portare una prospettiva e una voce diverse, che si affiancano all’offerta editoriale più standardizzata dei grandi gruppi17. Come fare, quindi, a raggiungere la maggior parte dei lettori e del pubblico in generale, che conosce poco o niente l’editoria indipendente? Si deve continuare a curare la loro produzione editoriale e i loro mezzi di diffusione preferiti, specie le librerie indipendenti, che si rivelano strumenti essenziali per preservare e arricchire pluralità e diffusione delle idee18.

Quando è stato coniato il termine «bibliodiversità»? E da chi? Come si legge sempre nella Dichiarazione Internazionale degli Editori indipendenti 2014 di FIDARE:

Il termine bibliodiversità è stato coniato da un gruppo di editori cileni, in occasione della creazione dell’associazione Editores independientes de Chile alla fine degli anni ’90 del secolo scorso. L’Alleanza Internazionale degli Editori Indipendenti ha notevolmente contribuito alla diffusione e alla promozione di questo termine in diverse lingue, in particolare attraverso le Dichiarazioni di Dakar (2003), di Guadalajara (2005), di Parigi (2007) e di Città del Capo (2014). Dal 2010, la Giornata internazionale della bibliodiversità si celebra ogni 21 settembre (inizio della primavera nell’emisfero australe).

Dopo aver analizzato e commentato i dati del questionario proposto al pubblico e aver approfondito a ragione il concetto di bibliodiversità, possiamo tornare alla ricerca di una definizione di «editoria indipendente». Tra i documenti ufficiali che risultano utili per individuare una definizione universale di editore indipendente, figurano la stessa Dichiarazione degli editori indipendenti redatta dalla Federazione Italiana degli Editori indipendenti (FIDARE), associazione nata nel 2001 per volontà di cinque associazioni editoriali regionali (Piemonte, Campania, Sardegna, Sicilia, Calabria) che rappresenta più di 140 editori presenti su tutto il territorio nazionale19, e il Manifesto dell’Osservatorio degli editori indipendenti (ODEI), altra associazione nata ufficialmente il 9 dicembre 2013 al fine di difendere il pluralismo editoriale e culturale20. Tuttavia, prima di arrivare a definizioni istituzionalizzate e poiché è bene tenere in considerazione la pluralità di voci e di identità su cui l’editoria indipendente fonda la propria opera, si è ritenuto opportuno dare direttamente la parola ad alcuni editori. La domanda posta è la seguente:

Cosa significa essere un editore indipendente?21

Ezio Quarantelli, direttore editoriale di Edizioni Lindau, formula la propria definizione di editore indipendente, affermando che

Essere un editore indipendente significa essere un editore che risponde soltanto a sé stesso delle proprie scelte (e anche, ovviamente, dei propri errori).

Se si prescinde da questo, non vedo differenze fra un editore indipendente e un editore che opera all’interno di un gruppo. Entrambi possono fare buoni e cattivi libri, avere buone o cattive motivazioni, comportarsi in modo onesto o disonesto22.

Per Francesca Mancini, editore assieme a Paolo Benini di Add Editore, essere un editore indipendente significa essere autonomo prima dal punto di vista economico e poi da quello progettuale:

Un editore è un imprenditore che si occupa di un progetto culturale attraverso la produzione e pubblicazione di libri. Essere indipendente significa innanzitutto autonomia economica, contare cioè su proprie risorse finanziarie, capacità imprenditoriali e gestionali per sostenere un’azienda che oggi opera in un mercato molto difficile, privo di tutele a sostegno del libro e con un target di riferimento poco ampio. Dal punto di vista del progetto, l’editore indipendente ha la piena libertà di operare scelte editoriali coerenti con la propria visione culturale. Caratteristica dell’editoria indipendente è la progettualità, l’individuazione di nicchie culturali, l’attività di scouting di autori emergenti, la cura nei confronti di ogni singolo autore e titolo pubblicato23.

Nel rispondere alla domanda, Daniela Di Sora, fondatrice ed editore della romana Voland, parte da cosa volesse dire per lei fare editoria indipendente già negli anni ’90 e spiega la propria scelta di campo con esempi concreti: il «pericolo Amazon», il preoccupante abbassamento della qualità dell’oggetto-libro anche per gli indipendenti, la cura e l’amore che nutre per i libri che pubblica manifestata anche attraverso l’ideazione di un carattere tipografico apposito e, infine, quell’orgoglio nel vedere riconosciuta anche dal pubblico la validità di autori su cui in passato aveva investito e sperato molto (in questo caso, il romeno Mircea Cartarescu):

Io ho fondato la casa editrice Voland ventitré anni fa, e il senso di questa definizione è cambiato con il tempo. All’epoca, per me almeno, creare una casa editrice indipendente voleva dire reagire all’asfissia che si preannunciava: Berlusconi, la televisione commerciale, l’informazione monca. In quel periodo, tra la metà e la fine degli anni ’90, sono nate molte case editrici indipendenti, evidentemente si sentiva il bisogno (o si aveva l’illusione) di poter reagire in qualche modo.

Oggi il problema è Amazon, e il discorso si è fatto ancora più complicato. Amazon ormai è un problema per tutti, anche per i gruppi, e questo scatena una lotta e una reazione feroce. Nascono anche oggi interessanti case editrici indipendenti, ma faticano a trovare uno spazio, una distribuzione, un posto in libreria, una recensione sui giornali. Certo, oggi c’è internet, ma non basta. Non puoi parlare sempre e solo al tuo gruppo di lettori. Ma sto divagando.

Se devo sintetizzare, essere editori indipendenti per me significa continuare a fare scelte che non guardino solo al profitto immediato (certo, devono guardare anche a quello, ma non solo a quello), ma anche alla qualità del testo, della lingua, della traduzione. All’aspetto grafico e non solo della copertina, ma anche degli interni. Recentemente un tipografo ha tentato di convincerci a fare i libri incollati e non cuciti, come invece facciamo da ventitré anni. Sosteneva che avremmo risparmiato moltissimo, e che siamo rimasti tra i pochi a far cucire i libri a filo refe. Ma un libro per me è anche un oggetto piacevole da tenere in mano, amo le nostre copertine morbide e flessibili, amo la carta che impieghiamo, amo il carattere che utilizziamo e che abbiamo fatto disegnare apposta (si chiama Voland e l’ha disegnato Luciano Perondi nel 2010, su indicazione di Alberto Lecaldano, il nostro art director). Insomma un editore indipendente ama il mestiere che fa, ama i libri che fa e come li fa.

Voland ha cominciato a pubblicare il romeno Mircea Cartarescu nel 2001, il suo primo romanzo uscito per noi è stato Travesti: 1000 copie di tiratura. Abbiamo esaurito quella prima tiratura alla fine del 2017: diciassette anni per vendere 1000 copie. Ma abbiamo continuato, abbiamo avuto fiducia in quell’autore, abbiamo pubblicato un suo libro di racconti e poi la magica trilogia di Abbacinante: L’ala sinistra, Il corpo e L’ala destra. In tutto quasi 1800 pagine. Con il secondo volume della trilogia, Il corpo, l’autore ha vinto il premio von Rezzori. E finalmente i suoi libri stanno cominciando a raggiungere il pubblico. Anche se non si vendono certo a decine di migliaia. Ma io sono fiera di non aver smesso, di aver creduto nel valore di un’opera e di un traduttore (lo straordinario Bruno Mazzoni, che ci propose l’autore appunto diciassette anni fa). Ovvio che sbagli anche l’editore indipendente, e piuttosto spesso. Ma qualche volta ci indovina, e l’orgoglio è grande.

Indipendenza è un concetto, per me, un’attitudine alla vita. In ambito editoriale coincide spesso con la parola libertà: di idee, di scelta, movimento, tempi24.

Libertà, cura, creatività e interdipendenza: ecco i cardini dell’editoria indipendente secondo Giorgia Antonelli, giovane editore della pugliese LiberAria:

Essere un editore indipendente vuol dire godersi la possibilità di non dover rispondere a logiche di mercato, di non sottostare ai ritmi forsennati della produzione di massa, che spesso finiscono per favorire la quantità a discapito della qualità.

Tra le definizioni migliori di indipendenza per me c’è anche cura: possiamo selezionare pochi titoli all’anno, quelli che ci convincono, che riteniamo meritevoli di trovarsi nelle librerie, di incontrare gli occhi dei lettori e la loro curiosità, spingerli e curarli bene dalla produzione alla distribuzione fino al lancio, allungare il ciclo di vita del libro, che non si esaurisce nei tre mesi canonici dall’uscita, ma che continua a farsi conoscere e a girare a volte anche per un anno, accordandosi non al tempo fagocitante della produzione ma a quello lento della narrazione, che ci è più familiare. L’indipendenza è curiosità: ci consente di osare, sperimentare, innovare e fare ricerca pura proponendo voci interessanti, uniche.

Indipendenza è creatività, inventare nuovi sistemi comunicativi, forme sempre diverse di promozione del libro e della lettura, che costituiscono stimoli nuovi per noi e per i nostri lettori.

Indipendenza ha poi anche un’altra sfumatura, quella, per niente opposta, di Interdipendenza: significa lavorare a stretto contatto con tutta la filiera, dai colleghi ai librai passando per i giornalisti e i blogger, fino ai lettori: conoscerli, parlarci, raccontarsi e farsi raccontare. Senza questo contatto quotidiano realtà con minori mezzi economici (come spesso sono gli editori indipendenti rispetto ai colossi dell’editoria) non emergerebbero, ma quando questo accade grazie alle sinergie con altri professionisti, e individui, è impagabile. Significa allargare la lettura alla vita, condividere una passione che nasce solitaria e diventa collettiva. E le relazioni umane sono uno degli aspetti più interessanti, insostituibili e appaganti, di essere un editore Indipendente25.

Annalisa Proietti di Gran Vía Edizioni rintraccia come punti di forza dell’essere un editore indipendente, sì, svariati tipi di libertà, ma anche responsabilità e rischio:

Per un editore come Gran Vía essere indipendente significa essere liberi, liberi di scegliere un progetto editoriale in cui si crede, liberi di rimanere coerenti con quella scelta, di dedicare a ogni libro il tempo che quel libro merita, senza sottostare, se non in minima parte (quella inevitabile) a logiche di altra natura, significa essere curiosi, e poi orgogliosi di far conoscere autori e opere che prima non c’erano.

Significa imparare a conoscere i propri lettori, incontrarli e incontrarsi in uno scambio sempre arricchente; ma significa anche rischio, esposizione, responsabilità, assumersi il peso di scelte che, per diversi motivi, spesso legati al mercato e alla limitata potenza di fuoco degli editori indipendenti, potrebbero rivelarsi non particolarmente riuscite, e questo senza avere paracadute di alcun genere26.

Anche Emilia Lodigiani, fondatrice della casa editrice milanese specializzata in letteratura nordica Iperborea, si ricollega alla definizione dell’aggettivo presente sul dizionario Treccani per spiegare la propria concezione di editore indipendente:

Per cercare di chiarire cosa vuol dire essere un editore indipendente partirei dal vocabolario, per esempio Treccani, dalla definizione dell’aggettivo in sé: «che non dipende, che non è soggetto o subordinato ad altre persone o ad altre cose». Già da questo, come da tutti gli esempi che vengono portati, e dall’eco che la parola evoca in noi, dà immediatamente l’idea di una qualità positiva, ma che non è assoluta o intrinseca: viene valutata all’interno di un sistema, di una società, di una realtà, implica una relazione con gli altri. Che si tratti di un paese che si è magari conquistato la libertà ed emancipato dallo sfruttamento o dall’ingerenza politica di un altro, o di un giovane che ha raggiunto l’autonomia economica dai genitori, di una persona che segue il proprio giudizio e non il modo di vedere altrui, è sempre un aggettivo che denota una capacità di affermarsi come entità forte e attiva, con un’individualità da conquistare, sostenere e difendere anche andando controcorrente e anche contro pressioni esterne.

Significativo il fatto che la signora Lodigiani faccia riferimento con un inciso all’interno della definizione anche alla Giulio Einaudi Editore, storica casa editrice che, pur facendo parte del Gruppo Mondadori dal 1994, ad oggi riesce a mantenere una propria autonomia nelle scelte editoriali27:

Direi che tutto questo vale e può servire come base per definire cos’è un editore indipendente: cioè un editore che ha un suo programma, una sua linea editoriale che segue senza dover sottostare a condizioni imposte da altri, scegliendo liberamente cosa pubblicare e rispondendo solo a sé stesso delle proprie scelte, senza lasciarsi vincolare da pressioni esterne che siano di ordine estetico, letterario, ideologico, politico o economico. Anche se, in condizioni normali, l’indipendenza di scelte editoriali può essere sicuramente mantenuta anche all’interno di un gruppo (non si può certo dire che, per esempio, Einaudi in questo senso non sia un editore indipendente) penso che la proprietà, e quindi l’autonomia anche finanziaria, sia non solo psicologicamente importante, ma costituisca un fattore di maggiore garanzia, perché vuol dire non solo non dover rendere conto a nessun altro che a se stessi dei profitti e delle perdite – e per esempio decidere di continuare a pubblicare un autore che amiamo sapendo che non vende – ma anche non essere ricattabili dal punto di vista economico e quindi più liberi28.

Dalle risposte date dagli editori alla domanda Cosa significa essere un editore indipendente? si può dedurre che per «editoria indipendente» non esiste una definizione univoca, così come non sembra ci siano riferimenti storici certi riguardo alla prima attestazione di quest’espressione. Volendo cercare di delineare una definizione standard, ci vengono in aiuto sia la Dichiarazione degli editori indipendenti di FIDARE, la già citata Federazione Italiana degli Editori Indipendenti («L’editore indipendente stabilisce la propria politica editoriale liberamente, in modo del tutto autonomo e sovrano. Non è l’organo di espressione di un partito politico, di una religione, di un’istituzione, di un gruppo di comunicazione o di una società29») sia il Manifesto dell’Osservatorio degli editori indipendenti:

Siamo un gruppo di editori indipendenti, con dimensioni, cataloghi, fatturati, marchi, interessi diversi. Nessuno di noi fa parte di un gruppo editoriale. Nessuno di noi esercita sul mercato editoriale una posizione di monopolio, né all’interno della filiera distributiva né delle librerie. Nessuno di noi ha nella propria casa editrice partecipazioni societarie di soggetti che rivestono posizioni di monopolio. Nessuno di noi ha partecipazioni societarie di distributori o di catene librarie30.

Un editore, per essere indipendente, deve quindi avere una propria libertà e autonomia economica e nelle scelte editoriali, non avere legami politici di alcun tipo e non far parte di alcuna concentrazione editoriale.

Alla luce del lavoro, delle testimonianze e delle definizioni eterogenee, ma che hanno sempre più di qualche elemento in comune, possiamo dire che un editore indipendente fa sue alcune caratteristiche che ne determinano l’indipendenza stessa. Queste possono essere così riassunte: assoluta mancanza di manager finanziari che partecipano al consiglio d’amministrazione dell’azienda, i cui membri sono, al contrario, dei professionisti che lavorano attivamente alla vita della casa editrice, ognuno ricoprendo un ruolo diverso; impegno costante, fin dalla data di fondazione della casa editrice, nella scoperta di nuovi autori; lavoro a stretto giro con le librerie indipendenti, che diventano così uno dei principali canali di vita del libro e non solo di vendita; stampa di tutte le pubblicazione della casa editrice su carta riciclata, nel pieno rispetto dell’ambiente.

Breve storia d’indipendenza attraverso alcune case editrici rilevanti

L’attuale panorama editoriale italiano annovera tra le case editrici indipendenti operanti alcune che possono essere prese ad esempio per longevità, struttura, mission, straordinaria riconoscibilità e impatto sul pubblico.

Tra queste, in cima alla lista delle case editrici in attività da più tempo, troviamo sicuramente Laterza. Da sempre indipendente e con una solida storia culturale alle spalle, la Casa Editrice Gius. Laterza & Figli viene fondata nel 1901 da Giovanni Laterza come completamento della tipografia e della libreria aperta già nel 1885 da Vito Laterza a Putignano, poi trasferitasi a Taranto e infine a Bari (nel 1896). Inizialmente Giovanni Laterza vuole farsi editore «di servizio» per autori locali baresi e pugliesi, ponendo particolare attenzione a temi come tecnica, economia, commercio, ambito giuridico. Decisivo per le sorti della casa editrice è l’incontro, nel dicembre del 1901, con Benedetto Croce31. L’anno successivo proprio Croce invita Giovanni Laterza ad abbandonare il progetto di pubblicare opere letterarie:

Credo poi che fareste bene ad astenervi almeno dall’accettare libri di romanzi, novelle e letteratura amena: e ciò per comparire come editore con una fisionomia determinata: ossia come editore di libri politici, storici, di storia artistica, di filosofia, ecc.: editore di roba grave32.

L’editore locale qual era prima Laterza si trova, così, indirizzato verso il panorama europeo, diventando editore di saggistica di cultura selettivo ed esigente. Viene, dunque, rifondata la «Biblioteca di Cultura Moderna», che era stata la prima collana della casa editrice, e vedono la nascita altre come i «Classici della Filosofia Moderna» (1906), le «Opere di Benedetto Croce» (1908), gli «Scrittori d’Italia» (1910), i «Filosofi Antichi e Medievali» (1915). Sempre sotto la direzione di Croce, dal 1906, Laterza cura l’edizione della rivista «La Critica». Tuttavia, le iniziative editoriali di Laterza non sono state prese tutte sotto l’egida di Benedetto Croce: la collana di «Studi religiosi, iniziatici ed esoterici» come anche altre sono state gestite direttamente dall’editore che si è servito dell’appoggio di altri consulenti, proseguendo il proprio lavoro anche in autonomia33. All’interno della casa editrice si avrà un profondo rinnovamento a partire dal 1951, verificatosi con l’arrivo come direttore editoriale di Vito Laterza, suggellato l’anno successivo dalla morte di Benedetto Croce. Questi cambiamenti restano, però, coerenti con la gestione familiare della casa editrice e con l’ispirazione laica della sua linea editoriale34. Alla redazione di Bari se ne aggiunge una romana e, nel 1972, la sede legale della casa editrice viene trasferita a Roma: dall’anno successivo sul frontespizio delle pubblicazioni Laterza si leggerà «Roma-Bari» come luogo di pubblicazione35. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta l’editoria di cultura e la saggistica vengono travolte da una profonda crisi che spinge Vito Laterza a un ridimensionamento delle collane economiche con una conseguente riduzione in generale delle tirature. Resta positiva e si rivela sempre crescente, invece, la richiesta di testi universitari. Nel 1981, allo scopo di valorizzare opere di storia e filosofia, nasce la «Biblioteca Universale Laterza». Gli anni Ottanta si chiudono per Laterza con un altro cambiamento amministrativo: la casa editrice smette di essere un’impresa culturale a conduzione familiare, nonostante Vito e Paolo Laterza restino nel Consiglio d’amministrazione, il primo come consigliere delegato e il secondo come presidente36. Nel 1993 viene lanciata la collana «Economica Laterza» che mantiene lo stesso prezzo di copertina, pur abbandonando il formato tascabile37. Ultima nata in casa Laterza è «Contromano» (2004), collana in formato tascabile pensata per il pubblico più giovane, che si pone al confine tra saggistica e narrativa, tratta argomenti complessi e d’attualità attraverso la scrittura letteraria38 e che annovera tra i propri autori valide penne come quelle di Giorgio Vasta39, Vanni Santoni40, Elena Stancanelli41, Tommaso Pincio42.

Editore che da sempre è simbolo di grazia, qualità e cura delle pubblicazioni è Adelphi. Analizzare tutto il suo lavoro in questa sede sarebbe impossibile, per cui ci limiteremo agli inizi e a testimonianze rilevanti. Adelphi è stata fondata a Milano nel 1962 da Luciano Foà e Roberto Olivetti, provenienti il primo da Casa Einaudi e il secondo, figlio di Adriano, dalle Edizioni di Comunità43. Tra i primi collaboratori c’erano Roberto “Bobi” Bazlen, Claudio Rugafiori, Giorgio Colli, Sergio Solmi e Roberto Calasso. Quest’ultimo è a tutt’oggi proprietario e direttore editoriale della casa editrice. Il nome scelto è una parola greca (ἀδελφοί), che significa ‘fratelli’ e il simbolo della casa editrice è un antico ideogramma cinese che rappresenta la luna nuova e l’opposizione tra vita e morte. Adelphi nasce, come rivelato da Bazlen a Calasso, con un intento preciso: doveva essere «una casa editrice dove finalmente potranno uscire i libri che ci piacciono»44. Da qui si forma nella mente dei primi adelphiani e di Bazlen in particolare il desiderio di pubblicare «libri unici»:

All’inizio si parlava di libri unici. Adelphi non aveva ancora trovato il suo nome. C’erano solo pochi dati sicuri: l’edizione critica di Nietzsche, che bastava da sola a orientare tutto il resto. E poi una collana di Classici, impostata su criteri non poco ambiziosi: fare bene quello che in precedenza era stato fatto meno bene e fare per la prima volta quello che prima era stato ignorato. Sarebbero stati stampati da Mardersteig, come anche il Nietzsche. Allora ci sembrava normale, quasi doveroso. Oggi sarebbe inconcepibile (costi decuplicati, ecc.). Ci piaceva che quei libri fossero affidati all’ultimo dei grandi stampatori classici. Ma ancora di più ci piaceva che quel maestro della tipografia avesse lavorato a lungo con Kurt Wolff, l’editore di Kafka45.

Cos’era per Adelphi un libro unico?

L’esempio più eloquente, ancora una volta, è il numero 1 della Biblioteca: L’altra parte di Alfred Kubin. Unico romanzo di un non-romanziere. Libro che si legge come entrando e permanendo in una allucinazione possente. Libro che fu scritto all’interno di un delirio durato tre mesi. Nulla di simile, nella vita di Kubin, prima di quel momento; nulla di simile dopo. Il romanzo coincide perfettamente con qualcosa che è accaduto, un’unica volta, all’autore46. (…) In definitiva: libro unico è quello dove subito si riconosce che all’autore è accaduto qualcosa e quel qualcosa ha finito per depositarsi in uno scritto47.

L’intento primo di Adelphi restava pubblicare Nietzsche assieme poi a una serie di libri unici scelti secondo un unico criterio: la profondità dell’esperienza da cui il libro nasce e di cui è viva testimonianza, come recita il risvolto dedicato alla «Biblioteca Adelphi» (1965): «libri di oggi e di ieri – romanzi, saggi, autobiografie, opere teatrali – esperienze della realtà o dell’immaginazione, del mondo degli affetti o del pensiero»48. Non solo: dalla sua fondazione Adelphi è sinonimo di cura formale e ricercatezza grafica per poi arrivare, tra il 1970 e il 1980, a quel legame solido tra la casa editrice e la letteratura mitteleuropea49.

Ad oggi Adelphi, nella figura del suo direttore editoriale Roberto Calasso, difende strenuamente la propria indipendenza: ne è esempio la mancata cessione della casa editrice, prima inglobata per un periodo a RCS Libri, al Gruppo Mondadori. La quota del 58% che rappresentava Adelphi ed era di proprietà fino a quel momento di RCS è ritornata in mano a Calasso nel 201550.

È datata 26 marzo 1958 la lettera con cui Alberto Mondadori, figlio di Arnoldo, annuncia a Jean-Paul Sartre l’imminente nascita di una nuova casa editrice che si propone come obiettivo principale «quello di diffondere libri di grande importanza nella storia della cultura, delle arti, delle dottrine e del costume»51. Fondata in quell’anno a Milano, la casa editrice ha come segno distintivo quello scelto da Alberto che è, inizialmente, quello del segno zodiacale del Sagittario, mentre la scelta del nome ricade su Il Saggiatore per scampare al pericolo di beghe legali con Ceschina editore, che aveva in catalogo una collana denominata proprio «Il Sagittario»52. Tuttavia, ancora oggi, Il Saggiatore conserva nel suo marchio qualcosa che rimanda al Sagittario: una «s» disegnata a forma di arco con una freccia.

Alberto Mondadori riunisce al Saggiatore Giacomo Debenedetti, che diventa direttore letterario esterno della casa editrice53, collaboratore fedelissimo, «quasi un coeditore»54, più un validissimo gruppo di consulenti, specialisti in varie discipline, tra cui spiccano i nomi di Giulio Carlo Argan, Guido Aristarco, Ranuccio Bianchi Bandinelli e Cesare Garboli.

Fin dagli inizi «La Cultura» si rivela collana centrale della casa editrice, basata su studi nei campi della filosofia, dell’antropologia, della psicoanalisi, della sociologia, della critica letteraria e linguistica. Ancora oggi l’intera offerta editoriale della casa editrice si declina in un’unica collana, appunto «La Cultura», che ha lo scopo di interpretare il presente

facendo programmaticamente saltare le tradizionali categorie di saggistica e narrativa, accogliendo in libri dalla riconoscibile veste grafica testi di natura ibrida, inafferrabile, come Patria di Enrico Deaglio e Dormono sulla collina di Giacomo di Girolamo, e indaga le narrazioni contemporanee degli esordienti quali Andreas Moster o Emma Glass55.

Così, il progetto editoriale portato avanti da Alberto Mondadori vede Il Saggiatore farsi centro di una cultura d’élite, ma che mira a essere anche, in qualche modo, di massa. Come conseguenza diretta dell’accentramento decisionale da parte di Alberto Mondadori nel 1967, si arriva all’allontanamento di Debenedetti. Così, il biennio di chiusura degli anni Sessanta si fa teatro per Il Saggiatore di una crisi economico-finanziaria con annesse agitazioni sindacali e occupazione della casa editrice nel giugno 196956.

Il Saggiatore di Alberto Mondadori rappresenta il tentativo di Alberto Mondadori di realizzare un’impresa culturale completamente autonomo dal grande gruppo editoriale Mondadori, una sorta di vittoria dopo una lunga storia di conflitti con il «padre-presidente» Arnoldo57. Dal momento del distacco con il Gruppo Mondadori è sempre stata una casa editrice indipendente. Oggi è Luca Formenton il presidente e l’editore del Saggiatore, che ha rilevato l’azienda nel 1993 assieme alla Bruno Mondadori58.

Pochi anni dopo rispetto alla fondazione del Saggiatore, nel 1961, nasce a Padova una nuova casa editrice, la Marsilio, per iniziativa di un gruppo di neolaureati di sinistra formato da Toni Negri, Giorgio Tinazzi e Gianni De Michelis (che ne diventerà editore effettivo) e altri59. Il nome scelto dal gruppo di amici è un omaggio a Marsilio da Padova, filosofo del XIV secolo, pensatore e giurista60. Quella che viene data alla casa editrice è una struttura cooperativa in cui tutti i membri sono insieme editori, finanziatori e consulenti. Quest’organizzazione sottintende uno spirito comunitario, laico, progressista e, soprattutto, in un’aerea, quella veneta, per tradizione di stampo cattolico e democristiano61.

Marsilio pubblica da subito saggistica, in particolare di ambito politico, sociologico, economico, architettonico, urbanistico, cinematografico, fino ad arrivare alla psicologia e alla psicanalisi. Nel biennio ’68-69, in piena contestazione, cresce vivo in Marsilio l’interesse anche per i temi del movimento studentesco e delle lotte operaie, di cui sposano le cause anche editorialmente schierandosi in modo netto contro il processo di concentrazione dei grandi gruppi. Tra il 1969 e il 1972 la direzione di Marsilio viene assunta da Cesare De Michelis62, fratello di Gianni e alla guida della casa editrice fino al 2018. Da quel momento in poi, Marsilio si arricchisce di nuovi collaboratori, ridimensiona gli originari rapporti regionali e universitari, chiude la collana «Libri contro» sulla contestazione, ma soprattutto, nel 1973, si sposta da Padova a Venezia63 – luogo editoriale per eccellenza, come testimonia lo stesso De Michelis:

Far libri, stamparli, leggerli, scriverli, raccoglierli, venderli, recensirli, nella mia vita mi sembra di non aver fatto altro, come se un’ossessiva passione mi avesse travolto appena ragazzo. Eppure da sempre mi è sembrato non privo di significato farli qua, dov’ero cresciuto, nella nostra terra, magari a Venezia.

Quando cominciai lo sapevo e non lo sapevo che la Serenissima era stata la patria del libro, che proprio nell’isola aveva preso forma e si era definito all’alba del Cinquecento, quello strano mestiere che è far l’editore, grazie a Aldo Manuzio, il principe e il principio di tutta la storia dei libri.

Per questo continuo a fare libri a Venezia, come se il tempo che intanto è passato non sia bastato a cancellare una storia che ha ormai cinque secoli e più64.

Negli anni Settanta, accanto alla saggistica, la narrativa fa la sua entrata nel catalogo editoriale di Marsilio con le collane «in letteratura», «Narratori oggi» e «Marsilio/Racconti», affiancate anche dalla collana «’900», diretta De Michelis con recuperi e riproposte di Giacomo Debenedetti, Ottiero Ottieri, Giuseppe Berto, Franco Fortini, Neri Pozza e altri65.

Dagli anni Ottanta la narrativa alla Marsilio continua a ricevere particolare attenzione: nel 1987 De Michelis inaugura la collana «Primo Tempo» che, con i suoi scrittori esordienti, conferma l’impegno della casa editrice nello scouting66.

Nel luglio 2000 l’allora sempreverde indipendenza di Marsilio viene minata da un evento amministrativo: la casa editrice veneziana entra a far parte, infatti, del gruppo RCS Libri, pur mantenendo la propria autonomia nelle scelte editoriali. Nel 2010 Marsilio rileva dalla RCS il marchio e il catalogo della casa editrice Sonzogno. Nel 2016, in seguito all’acquisizione di Rizzoli Libri da parte del Gruppo Mondadori, De Michelis riacquista piena proprietà della casa editrice, che guida ora insieme al figlio Luca, amministratore delegato67. Tuttavia, a ottobre 2017, la casa editrice di De Michelis è tornata di nuovo a perdere una parte significativa della propria autonomia perché Feltrinelli e Marsilio hanno stretto un accordo che prevede l’acquisizione di una partecipazione iniziale del 40% della casa editrice veneziana da parte del Gruppo Feltrinelli, quota che arriverà al 55% dopo due anni: si tratta di un’alleanza che mira alla condivisione di competenze specifiche nelle scelte editoriali, alla promozione dei libri pubblicati da Marsilio da parte del Gruppo Feltrinelli e all’affidamento delle attività di distribuzione a una joint venture tra Feltrinelli e Messaggerie Italiane, per la creazione del più grande polo di e-commerce italiano per la cultura e l’editoria68.

Sempre negli anni Settanta il proliferare di opere di saggistica e italianistica avviene in maniera decisiva anche grazie alla nascita, nel 1972, della casa editrice romana Salerno. Fondata da Enrico Malato, che ad oggi ne è presidente del Consiglio di amministrazione, la Salerno Editrice propone edizioni critiche pregiate e largamente utilizzate come testi universitari. Tra le uscite di rilievo troviamo, infatti, le edizioni nazionali di Niccolò Machiavelli e Pietro Aretino, oltre a testi di storia e critica letteraria con collaborazioni prestigiose. A inizio anni Ottanta la casa editrice riesce a superare una crisi finanziaria e da allora più che mai è sempre stata in grado di lavorare a opere prestigiose da indipendente69. Grande spazio è stato riservato nel catalogo della Salerno agli studi danteschi, con la realizzazione di serie e opere come il Censimento e l’Edizione Nazionale dei Commenti danteschi, la «Biblioteca storica dantesca», la «Rivista di studi danteschi», e la Nuova Edizione Commentata delle Opere di Dante (NECOD), attualmente in corso di realizzazione. Tra libri e riviste Salerno Editrice dà alla luce circa ottanta pubblicazioni l’anno70.

A fine anni Sessanta, molto più a sud di Milano e del vivo Nord Italia in generale, nascono a Palermo le Edizioni Esse, oggi conosciute dal grande pubblico soprattutto grazie al successo di Andrea Camilleri e del suo commissario Montalbano, rinominate poi Sellerio dal cognome del suo fondatore, l’affermato fotografo che ai tempi lavorava per «Vogue» e altre riviste internazionali, Enzo Sellerio, in collaborazione con Leonardo Sciascia e l’antropologo Antonino Buttitta71. Al progetto partecipa anche Elvira Giorgianni Sellerio, moglie di Enzo che, pur contribuendo anche finanziariamente, all’inizio ricopre un ruolo marginale nella casa editrice: come ella stessa ha affermato, pare la considerassero quella del caffè. Per fortuna, con gli anni Elvira Sellerio si emanciperà da questo stereotipo legato probabilmente all’essere donna in un ambiente quasi tutto maschile all’epoca, arrivando a curare, nel 1980, l’entrata dell’elemento fantastico in casa Sellerio con la pubblicazione del racconto Carmilla72 di Joseph Sheridan Le Fanu, capostipite della letteratura dei vampiri, che ispirò Dracula di Bram Stoker.

Da subito la casa editrice ricopre un’importanza culturale regionale, elemento che resterà una delle sue caratteristiche principali senza essere d’ostacolo alla sua affermazione editoriale a livello nazionale. Il primo libro pubblicato da Sellerio è I veleni di Palermo di Rosario La Duca (1970).

Sull’onda dell’entusiasmo dato anche dal motto «piccolo è bello», la nuova casa editrice siciliana viene notata da Elisabetta Mauri, che spinge Messaggerie a rilevarne la distribuzione per far sì che esca dall’isolamento e venga conosciuta in tutt’Italia73. Nel 1979, dopo il passaggio a Messaggerie, nasce la collana che diventerà simbolo e guida di Sellerio, «La memoria», che si prefigge il recupero di opere minori e anche di quegli autori del Novecento considerati minori, marginali, non solo per quanto riguarda la produzione letteraria siciliana e italiana, ma anche europea. A intuirne nome, contenuti, impostazione e fortuna è Sciascia. Il nome della collana, infatti, vuole essere un richiamo al valore del ricordare avvenimenti dimenticati, ma che hanno fatto parte della storia e della microstoria. Inaugura la collana proprio Dalle parti degli infedeli di Sciascia, pubblicato nello stesso anno.

Una delle caratteristiche principali visibile già dai primi Sellerio è l’assoluta cura artigianale della veste grafica e dell’oggetto-libro in sé.

Esattamente un decennio dopo rispetto alla fondazione di Sellerio, sul finire degli anni Settanta, la letteratura dei paesi dell’Est è quasi del tutto sconosciuta in Italia ed ecco che a Roma un giovane laureato in filosofia ed ex militante di Lotta Continua pensa di poter mettere fine a questa lacuna: Sandro Ferri fonda le Edizioni e/o nel 1979, insieme a Sandra Ozzola, esperta di letteratura russa e sua moglie. Il nome scelto per la casa editrice è una sigla che all’inizio sta a significare «est/ovest», ma può essere intesa anche come congiunzione seguita da disgiunzione, «e/oppure». Simbolo della casa editrice è una cicogna stilizzata74.

Il primo libro pubblicato dalle Edizioni e/o arriva nel 1980, riguarda l’URSS e si intitola Esplosione di un impero? di Hélène Carrère d’Encausse. Nella collana «Est» viene dato spazio a un’autrice della Germania dell’Est, Christa Wolf. Degna di nota, poi, la «Collana praghese» diretta da Milan Kundera quando era ancora poco conosciuto, che porta in Italia autori come Bohumih Hrabal e Leo Perutz. Poi, col passare degli anni, succede che, come racconta Sandro Ferri:

Per dieci anni abbiamo fatto soltanto libri dell’Est, però c’erano capitate alcune occasioni che avevamo rifiutato a malincuore. Anche prima del 1989 incominciavamo a sentire una certa stanchezza, al posto dell’ispirazione c’era una riflessione circolare e senza sbocco sui regimi comunisti. Stava andando in crisi una certa figura di intellettuale dissidente e profeta, tipica di quei regimi. Un paio d’anni dopo la caduta del Muro, tornammo a Praga a trovare Hrabal ed era tutto cambiato. Prima chi voleva incontrarlo doveva presentarsi nelle due birrerie che lui frequentava, sperando che fosse in buona altrimenti ti scacciava. C’era un rituale elaborato. Ma quando io e Sandra siamo tornati, una delle due birrerie non c’era più, e nell’altra di Hrabal erano rimaste solo le fotografie sui muri, una specie di piccolo tempio per turisti letterari. Quel mondo era finito75.

Alla letteratura dell’Est si contrappone quindi, nel 1988, quella dell’Ovest con una «collana Ovest», appunto, dedicata totalmente alla letteratura nordamericana e irlandese e diretta da Linda Ferri, sorella di Sandro. Nella collana vengono pubblicate autrici del calibro di Joyce Carol Oates ed Edna O’Brien. Nel 1998 viene inaugurata la collana «Noir», che vede protagonisti molti autori giallisti, italiani e non, tra cui i poi consacrati dal pubblico Massimo Carlotto e Jean-Claude Izzo. Tuttavia, è la collana «Azzurri» (dedicata alla narrativa italiana), in cui viene pubblicato nel 1992 L’amore molesto, a portare alla consacrazione, negli anni, di quell’autrice napoletana dall’identità ancora sconosciuta, Elena Ferrante, che sta rendendo e/o famosa in tutto il mondo con la tetralogia L’amica geniale iniziata nel 2011.

Quello di e/o è dagli inizi un catalogo destinato a una lunga tenuta, poiché promuove una ricerca costante e attenta alle contaminazioni di genere, arrivando a fornire, tramite la varietà degli autori proposti, una vera e propria mappatura del mondo76. Ed è anche grazie a questo aspetto che le Edizioni e/o hanno conquistato una loro identità editoriale forte, che ha portato Sandro Ferri e Sandra Ozzola ad aprire Europa Editions, la filiale di Edizioni e/o a New York, ed Europa Editions UK a Londra. Altra notizia recente (fine 2017) è quella in merito alle sedi operative della casa editrice: l’apertura di una seconda sede a Milano «per rafforzare le attività commerciali e quelle di comunicazione»77. Notizia sempre della fine del 2017 è il no secco dato da Sandro Ferri ed Edizioni e/o ad Amazon a causa delle politiche sempre più opprimenti che il colosso dell’e-commerce di Jeff Bezos infligge agli editori, causando tra le altre cose la chiusura di molte librerie indipendenti. Sandro Ferri rende nota la propria decisione, che incontra il favore di molti altri editori indipendenti, e tramite un comunicato stampa chiarisce il torto subìto dalla casa editrice:

I suoi prezzi spesso vantaggiosi sono il risultato di una politica che a volte è arrivata ai limiti del dumping (vendere a prezzo minore o pari a quello d’acquisto dai fornitori); di una frequente elusione delle tasse (nell’ottobre 2017 Amazon è stata condannata dalla Commissione Europea a pagare alla UE 250 milioni di tasse non versate; “¾ dei suoi profitti non sono stati tassati”, ha denunciato la Commissione); di condizioni economiche inaccettabili richieste agli editori.

Noi siamo appena stati oggetto di tali richieste. Ci è stato richiesto uno sconto (quello che gli editori pagano ai distributori e alle librerie come loro “quota” del ricavo finale) a loro favore troppo gravoso per noi e neppure giustificato dal volume dei loro affari con la casa editrice. Di fronte al nostro rifiuto, Amazon ha sospeso l’acquisto di tutti i nostri libri e ha reso quelli che aveva in magazzino. (Attualmente sul loro sito i libri E/O cartacei sono in vendita solo attraverso soggetti terzi, quindi a condizioni più sfavorevoli per tempi di consegna e per costi di spedizione addebitati al cliente)78.

Una scelta coraggiosa, quella di Edizioni e/o, che conferma la sua volontà di non essere oggetto di svalutazione da parte di Amazon e rende evidente la forza dei suoi editori nel voler salvaguardare sempre e comunque l’indipendenza della casa editrice.

La novità editoriale di Edizioni e/o per l’anno 2018 è la pubblicazione di una nuova collana, «Le Cicogne»79, dedicata a tutti quegli autori che hanno fatto la storia della casa editrice di Sandro Ferri e Sandra Ozzola.

A Milano, nei primissimi anni Ottanta, due giovani, entrambi di nome Marco (Zapparoli e Franza), sfidano le loro possibilità dall’alto di una mansarda nella zona di Porta Venezia e fondano insieme la Marcos y Marcos80 (gennaio 1981): il suo progetto è quello di dare alle stampe due generi decisamente ancora poco diffusi in Italia, ossia poesia e opere degli esordi di autori italiani. Per assicurarsi stabilità, dapprima punta sulla riscoperta di autori stranieri come Boris Vian, John Kennedy Toole e John Fante (quest’ultimo sarà poi ripreso da altre case editrici, soprattutto Einaudi). Presto dei due editori ne rimane solo uno, Marco Zapparoli, affiancato a partire dal 2000 da Claudia Tarolo. Tra gli esordienti italiani la Marcos y Marcos porta a battesimo autori come Marcello Fois, Daniele Pinardi e Cristian Cavina. Il catalogo della casa editrice milanese ha la stessa vivacità di un arcobaleno: i suoi libri, compresi quelli che ormai hanno trentasei anni e le ultime uscite, messi in fila, tracciano tante strade colorate. Due punti di forza della Marcos y Marcos sono la riconoscibilità grafica (colori pastello, illustrazioni di copertina coerenti) e la varietà degli autori proposti.

A chi oggi gli chiede quale sia il punto di forza dei libri pubblicati dalla Marcos Marco Zapparoli risponde:

Il più delle volte, si tratta di voci atipiche, nel senso di imprevedibili, fuori dal coro. Autori capaci di parlare di argomenti spinosi in modo non convenzionale. Non importa se sono sconosciuti, non importa se non sono politically correct. Importa che siano voci sincere, autentiche. Autori stranieri come Hakan Günday o Miriam Toews, italiani come Fulvio Ervas o Cristiano Cavina sanno unire originalità a semplicità, raccontano storie drammatiche o socialmente rilevanti con passione e ironia, e sempre con un pizzico di originalità che colpisce. Autori di libri che tutti sono potenzialmente in grado di divorare!81

La Marcos y Marcos è promotrice da diversi anni di iniziative mirate a incentivare la lettura e l’amore per i libri nelle scuole e nelle librerie. Si tratta di due iniziative, Book Sound – i libri alzano la voce82, che mira ad accendere la passione per la lettura in classe e fuori ed è mirata a bambini e ragazzi di tutti i gradi di istruzione, dagli 8 ai 18 anni, attraverso attività, giochi e letture pubbliche, e Letti di notte, iniziativa che, al grido di uno slogan quale «Le librerie diventano città e inventano il mondo!»83, porta la lettura e i libri per le strade di Milano organizzando reading e attività che durano, appunto, tutta la notte in occasione dell’arrivo dell’estate. Un altro progetto che vede protagonista la casa Marcos y Marcos è Letteratura rinnovabile, iniziativa nata nel 2009 dall’idea di cui sono convinti Marco Zapparoli e Claudia Tarolo, ossia che la letteratura sia energia rinnovabile84, quindi ben venga il concetto di riciclo e rinnovo anche nel mondo del libro, da condividere con i lettori forti, ma anche con chi questo mondo non l’ha ancora scoperto. Quest’apertura della casa editrice milanese alla promozione della lettura anche e soprattutto fuori dalla casa editrice la porta a lavorare a stretto contatto con le librerie indipendenti ed è così che nasce un altro progetto, Il giro d’Italia in ottanta librerie: una staffetta ciclistica, culturale e ambientale nata dalla collaborazione di Marcos y Marcos e Letteratura rinnovabile con altri editori, scuole, biblioteche e librerie di tutta Italia85.

Sempre nel capoluogo meneghino, sei anni dopo rispetto alla nascita della Marcos y Marcos, ecco arrivare, inaspettatamente, il freddo vento proveniente dai paesi del nord Europa grazie alla scelta coraggiosa di Emilia Lodigiani: fondare una casa editrice indipendente che fosse esclusivamente specializzata in letterature scandinave, Iperborea. Così facendo, propone per la prima volta (o, in casi più rari, ripropone) al pubblico italiano autori moderni e contemporanei provenienti dalle lontane terre scandinave86. Non solo: oltre a questi paesi (Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia), Iperborea pubblica anche la narrativa di area nederlandese, estone, lettone, islandese, incluse le saghe medievali come quella di Ragnar.

Si tratta di autori che entrano a far parte di una scelta e di una produzione di altissima qualità, che spazia tra classici e premi Nobel, inediti o in nuova traduzione. Tra gli autori che, negli anni, si sono maggiormente affermati, troviamo il finlandese Arto Paasilinna, 120.000 copie superate con L’anno della lepre, e Björn Larsson, 100.000 copie con La vera storia del Pirata Long John Silver, sempre affiancati dai nomi più noti della letteratura nordica quali Stig Dagerman, Lars Gustafsson, Selma Lagerlöf, Fredrik Sjöberg e Kader Abdolah.

Editore di Iperborea è oggi il figlio di Emilia Lodigiani, Pietro Bianciardi, conosciuto anche come valido interprete dall’inglese nei numerosi incontri organizzati dalla casa editrice boreale per far conoscere i suoi autori.

Visibile segno di indipendenza e riconoscibilità nella casa Iperborea è senza dubbio il formato scelto per i suoi libri. Lungo e stretto, il marchio identitario della casa Iperborea è stato scelto per diversi motivi: doveva essere un formato diverso dagli altri, facilmente riconoscibile e subito identificabile, ma doveva comunque essere fatto in modo da trovare posto nelle normali librerie di casa senza essere d’intralcio;  dove essere proprio così, lungo e stretto, con un velato richiamo nella forma alle guide di viaggio, perché si voleva mettere in evidenza il fatto straordinario che, per la prima volta, una letteratura quasi sconosciuta veniva portata in Italia, sottintendendo così un aperto invito a scoprire una nuova area geografica culturale con lo spirito curioso che si ha quando si viaggia; questo formato caratteristico, di 10×20 centimetri, rispecchia esattamente quello dell’antico mattone di cotto, oggetto più maneggevole inventato dall’uomo, che porta con sé anche l’idea di «libri-mattoni», non nel senso di pesanti, ma costruttivi; infine, la gabbia interna (ossia la lunghezza delle righe, di 7,5 centimetri) si rivela riposante per gli occhi e rende più piacevole e meno faticosa la lettura87.

Nel 2017 la famiglia delle letture nordiche si arricchisce grazie ai «Miniborei», una collana che raccoglie le storie nordiche più significative per l’infanzia: classici come la già citata Selma Lagerlöf e Astrid Lindgren, contemporanei come Katarina Taikon, inediti o letture da riscoprire in nuove traduzioni. La casa editrice, inoltre, organizza corsi di lingue nordiche attivi in diverse parti dell’anno ed è ideatrice e promotrice del festival dedicato a letteratura e cultura nordica I boreali88, evento nato a Milano, ma estesosi poi in altre città d’Italia come Venezia e Genova, occasione per incontrare gli autori di area nordica e sentirsi un po’ più vicini alle atmosfere della loro letteratura. Inoltre, nel corso del 2018, Iperborea continua il proprio percorso volto ad avvicinare i lettori alla letteratura nordica con «Boreali. La grande letteratura del Nord», collana nata in collaborazione col «Corriere della Sera» e pensata esclusivamente per la vendita in edicola in abbinamento al quotidiano. La nuova collana comprende venticinque romanzi nordici, già pubblicati da Iperborea e selezionati tra classici e best-seller, riproposti in una nuova veste grafica, in un formato diverso rispetto al famoso mattoncino e con un prezzo notevolmente ridotto89.

A metà degli anni Ottanta, precisamente tra il 1986 e il 1987, nasce ad Ancona, nelle Marche, una nuova realtà editoriale il cui nome è già chiaramente una dichiarazione d’intenti: Transeuropa. Inizialmente si tratta di una collana della casa editrice marchigiana Il lavoro editoriale, dedita principalmente alla ricerca di nuove voci tra gli autori italiani, partendo dalla propria area regionale. Più avanti, la collana Transeuropa acquisterà maggiore autonomia, diventando prima una sigla editoriale sempre affiliata al Lavoro editoriale e poi arricchendosi di una collana importante, «Interventi di cultura letteraria», diretta da Alberto Cadioli90. Transeuropa raggiunge, così, la piena autonomia, sotto la guida di Montanari e Canalini, e si unisce agli Editori Associati, con sede a Milano. Negli anni Ottanta Transeuropa scopre Claudio Lolli, Pino Cacucci e Lorenzo Marzaduri. Il decennio successivo porta con sé gli esordi di altri giovani scrittori, tra i quali Silvia Ballestra, Enrico Brizzi e Angelo Ferracuti. Per Transeuropa risulta fondamentale il lavoro di ricerca svolto da Pier Vittorio Tondelli attraverso tre antologie e principalmente a partire da quella del 1986, Under 25. Giovani blues, che porterà alla luce, tra gli altri, Giuseppe Culicchia. Si tratta di un trampolino di lancio: tutti gli autori nati nella casa Transeuropa avranno la fortuna di essere pubblicati da case editrici molto più grandi e le antologie redatte da Tondelli in quegli anni arriveranno a essere un modello anche per Mondadori, Feltrinelli e Stampa Alternativa. In quegli anni l’obiettivo principale di Transeuropa è la scoperta di giovani talenti letterari: la casa editrice vuole farsi portatrice di una nuova generazione di scrittori emergenti, voci originali spinte editorialmente anche grazie all’utilizzo di una grafica graffiante ispirata alla pop-art e a slogan aggressivi. Nonostante tutte queste buone premesse, a cui si aggiungono anche un accordo con Mondadori e la prima edizione di Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi (1991), per l’anconetana Transeuropa la vera affermazione editoriale, tuttavia, tarda ad arrivare. Sarà anche per questo motivo che, svariati anni dopo, nel 2005, la casa editrice che aveva operato bene nel segno di Tondelli decide di rinnovarsi:

La nuova casa editrice Transeuropa nasce come una «felice anomalia» all’interno del panorama editoriale italiano. Costituita come coordinamento di autori/editori, nel segno di Pier Vittorio Tondelli, la nostra recente programmazione ha confermato che è possibile consolidare il proprio pubblico anche in quei settori – la poesia, gli esordienti, la narrativa breve e il teatro – tradizionalmente considerati “deboli” dal punto di vista del mercato librario. Di questa presunta debolezza, all’opposto, abbiamo fatto il nostro punto di forza, dimostrando che non solo le “buone pratiche” editoriali sono possibili come forma di investimento culturale, ma possono produrre valori economici positivi. Un’economia solidale e dei diritti anziché un’economia di sopraffazione reciproca. Un’alleanza di produttori responsabili e di consumatori critici contro il dominio dell’industria e della grande distribuzione91.

Dopo la rifondazione e il trasferimento a Massa, in Toscana, Transeuropa riesce ad accrescere il proprio catalogo e passa dalle tre pubblicazioni all’anno del 2004 alle quaranta nel 2011. Di fronte a questo notevole incremento dei titoli, si decide, a partire dal 2012, di attuare una politica di decrescita, stabilendo la pubblicazione di quindici titoli in media all’anno. Questa permette una maggior cura nella selezione di titoli e autori. Negli ultimi anni Transeuropa ha esteso il proprio interesse dagli autori emergenti alla poesia e alla saggistica, raggiungendo così collaborazioni molto importanti con personalità del calibro di René Girard e Slavoj Žižek.

Ci spostiamo a Roma dove, nei primi anni Novanta, circola una rivista letteraria spedita agli abbonati via fax. Da quest’idea, davvero innovativa per quegli anni, partita da due giovanissimi Marco Cassini e Daniele di Gennaro, nasce, nel 1994, minimum fax. Dall’inizio della sua storia, la casa editrice romana pubblica prevalentemente letteratura americana nella fortunata collata «Sotterranei», anticipata di un anno dalla pubblicazione di manuali di scrittura creativa in «Macchine da scrivere» e «Filigrana»92. I primi libri pubblicati, infatti, sono Segreti d’autore di Luigi Amendola e Scrivere è un tic di Francesco Piccolo.

L’opera che inaugura, nel 1995, la collana «Sotterranei» è una raccolta di poesie, Scene Italiane di Lawrence Ferlinghetti, che darà il via alla ricerca sul suolo letterario americano da parte dei tipi di minimum fax. Da questo momento in poi, la casa editrice si dedica con passione ai contemporanei americani, tra cui spiccano Jonathan Lethem, Rick Moody, Jennifer Egan e David Foster Wallace, quest’ultimo in particolare, nella pubblicazione di minimum fax, viene letto per la prima volta in un paese che non siano gli Stati Uniti. Godono di un’attenzione particolare, però, non solo i contemporanei, ma anche gli scrittori americani della generazione precedente: Charles Bukowski, Kurt Vonnegut, Raymond Carver.

Con la pubblicazione di Carver, minimum fax, da casa editrice indipendente e lungimirante, riesce ad anticipare l’editoria maggiore, in questo caso principalmente Einaudi, sull’acquisizione dei diritti delle opere93. Dal 2009 in poi, man mano che i diritti di Carver vanno in scadenza, l’editore torinese li sta riacquistando tutti, proponendo nuove edizioni delle opere carveriane, la maggior parte delle volte spacciate poco sportivamente per inediti e prime edizioni94.

Nel 1999 nasce una nuova collana, «minimum classics», inaugurata proprio con Racconti in forma di poesia di Carver. A lui seguiranno Richard Yates, John Barth, Bernard Malamud, Walter Tevis.

L’avvento del nuovo millennio segna per minimum fax la nascita di «Nichel», collana con cui la narrativa italiana entra finalmente a far parte di un progetto che, almeno per un certo periodo, sembra votato solo oltreoceano. La nuova collana è diretta a tutt’oggi da Nicola Lagioia ed è diventata negli anni punto di riferimento e indice di qualità per la ricerca letteraria dell’intera casa editrice, assicurandosi così la fiducia dei lettori.

Nel 2005 si verifica anche l’apertura alla saggistica, con la collana «Indi», diretta per più di dieci anni da Christian Raimo a cui poi è subentrato Giorgio Gianotto95, attuale direttore editoriale di minimum fax. Sempre viva l’attenzione per la musica e il cinema, con collane ampiamente dedicate a questi campi.

La casa editrice romana arriva al 2011 con al timone i due editori originari, di Gennaro e Cassini, quando quest’ultimo decide di staccarsi dal progetto per fondare le Edizioni Sur: quasi una costola di minimum fax in quanto il modus operandi è praticamente lo stesso, la casa è dedicata inizialmente solo alla letteratura contemporanea latinoamericana e poi, dal 2015, anche a quella angloamericana con la collana «Big Sur»96.

Nel 2017 minimum fax rinnova il suo sito e, con esso, anche l’intera veste grafica delle sue pubblicazioni, arrivando a ristampare alcuni tra i libri più amati e apprezzati dal pubblico97.

Sempre a Roma e nello stesso periodo di minimum fax nascono altre due realtà editoriali destinate a fare strada fino a oggi. La prima, fondata nel 1994 da Elido Fazi (economista e giornalista a «The Economist»)98, è la Fazi Editore. Anche questa casa editrice comincia a pubblicare concentrandosi su tre filoni: narrativa angloamericana con la collana «Le strade», che vede nascere come primo libro A ovest di Roma di John Fante; classici non solo del Novecento in «Le porte» e saggistica letteraria con «Le terre», che porta in Italia, tra gli altri, Seamus Heaney, Nobel del 1995. Per quanto riguarda la saggistica, arriva la pubblicazione in anteprima mondiale di un saggio di Gore Vidal, La fine della libertà99.

Nel 2003 Fazi pubblica un vero e proprio caso editoriale: Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P. (che, raggiunta la maggiore età, ha abbandonato il semi-anonimato ed è oggi conosciuta anche con il suo cognome completo, Panarello), che rimane per mesi al primo posto della classifica best-seller e viene tradotto in quarantacinque paesi. Solo tre anni dopo arriva un altro successo di vendite, Twilight, saga fantasy di grande successo che avrà il suo culmine nel 2008 in concomitanza con il lancio del primo film dedicato. I quattro libri che compongono la saga rimarranno in classifica per mesi. I successi della Fazi sembrano ripetersi di tre anni in tre: nel 2009, infatti, è la volta dell’Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, che vince sempre nello stesso anno il Premio Pulitzer, il Premio Bancarella e il Premio Mondello. La storia si ripete a febbraio del 2012 con Stoner di John Williams: una riscoperta in piena regola, quella della casa editrice romana, che lancerà il romanzo di Williams anche a livello internazionale e portandolo alla ripubblicazione in oltre trenta paesi.

A un certo punto anche le più che positive vicissitudini di Fazi vedono compromessa l’indipendenza dell’editore romano: da novembre 2009 a maggio 2013 la casa editrice romana viene acquisita per il 35% dal gruppo Gems100, quota che poi è tornata a Elido Fazi, rendendo di fatto la casa editrice di nuovo indipendente.

L’altra casa editrice che nasce nel 1995 e si afferma a Roma è Voland, di Daniela Di Sora, slavista che per il suo interesse di studio compie un interessante lavoro di ricerca sulle letterature straniere dell’Est101. Perché proprio Voland? La scelta del nome da dare alla casa editrice è ricaduta al nome demoniaco presente in Il maestro e Margherita. Nel 2010, per festeggiare il quindicesimo anno di attività della casa editrice è nato un carattere creato apposta per la casa, che si chiama anche questo Voland, è stato disegnato da Luciano Perondi102 ed è diventato, col suo cornetto che caratterizza ogni «v», uno dei tratti distintivi della casa editrice. I primi tre libri che Voland pubblica nel 1995 sono di Tolstoj, Gogol’ ed Emilijan Stanev.

Uno dei cardini intorno a cui ruota il lavoro editoriale di Voland è la cura per le traduzioni, elemento con cui assicurano di portare in Italia tanta buona letteratura ancora poco conosciuta. Fondamentale per la casa editrice è stata la pubblicazione di autori ormai divenuti il loro cavallo di battaglia, come la belga Amélie Nothomb, dal 1997 fedelissima a Voland che, prima di Guanda, l’ha lanciata in Italia. Il peso e i costi dell’indipendenza, però, hanno rischiato di schiacciare anche la Voland che, nel 2014, si è vista quasi costretta a dover chiudere perché non riusciva più a far fronte a tutti i pagamenti dovuti (retribuzione di collaborazioni esterne, traduttori, tipografie etc.)103. Per cercare di spiegare meglio la situazione, Daniela Di Sora ha rivolto un appello generale in cui esortava addetti ai lavori, suoi collaboratori e no, ad aiutarsi per «ripartire dalla cultura»104. Da quando è stata fondata la casa editrice ad oggi, la produzione editoriale di Voland si articola in tre collane principali: «Sírin», collana dedicata principalmente ad autori bulgari e russi, spesso mai tradotti prima in Italia; «Intrecci», dedicata a scritti in lingua francese e portoghese; e «Amazzoni», collana esclusivamente femminile che ha la sua autrice di punta in Amélie Nothomb. A queste se ne affiancano altre: «Confini», «Supereconomici», «Sírin Classica», che accoglie grandi autori russi tradotti da scrittori italiani; e «Finestre», di cui fa parte la serie delle «Guide ribelli», viaggio alla scoperta di Parigi, Barcellona, Roma, Venezia, Firenze, Berlino e Mosca, la più recente pubblicazione di questa serie uscita nel 2017 in occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre. Negli ultimi anni tanti autori di Voland sono arrivati in lizza al Premio Strega: è il caso di Giorgio Manacorda con Il corridoio di legno (2012), Matteo Marchesini con Atti mancati (2013) e Demetrio Paolin con Conforme alla gloria (2016). Ampio spazio quello lasciato anche agli esordienti, tra cui sono da segnalare Nicola H. Cosentino e Ilaria Gaspari.

I primi anni del nuovo millennio portano con sé la nascita di un’altra realtà editoriale: a Roma, nel 2002, nasce Nottetempo. Fondata da Ginevra Bompiani (figlia di Valentino) e Roberta Einaudi (nipote di Giulio), questa editrice è, come abbiamo già visto per Il Saggiatore, una nuova sfida indipendente che ha origine da tradizioni editoriali solide. Il genere che intende pubblicare è quello della narrativa contemporanea, sia italiana sia straniera, «mai scontata»105, qualcosa che sia comodo da leggere sempre, persino distesi sul letto, come suggerisce il nome della casa editrice106. Quello che è di fatto il bianco einaudiano diventa un segno distintivo anche per la nuova casa editrice.

Nel gennaio 2016 Ginevra Bompiani lascia la guida di Nottetempo e la quota di maggioranza viene acquistata da Andrea Gessner, figlio di Roberta Einaudi, che diventa il nuovo direttore editoriale107 e sposta la sede della casa editrice da Roma a Milano. Cambiamenti significativi, ma sempre nel segno della continuità d’intenti, che ci ricordano quanto mantenere l’indipendenza senza svilirsi con fusioni in grandi gruppi sia estremamente importante per salvaguardare vita e opere degli editori indipendenti.

Indipendenti, sì, ma da cosa? La «piccola editoria di qualità» contro le grandi concentrazioni

«Bisognerebbe stare più attenti ai salti semantici e ricordarsi quando si è passati a definire la piccola editoria indipendente», scrive Alberto Saibene108 in un articolo del 2014109. Difatti, c’è stato un momento in cui le piccole case editrici, da piccole che erano e che in qualche misura rimangono, sono passate a essere definite come indipendenti. Questo momento si verifica in concomitanza con l’avvento delle fusioni editoriali che, a partire dagli anni Settanta, hanno interessato i grandi gruppi. È proprio in questo periodo, infatti, che gli editori indipendenti trovano il proprio posto in opposizione alle grandi concentrazioni editoriali. Va da sé che, in una situazione del genere, il famoso aggettivo che determina medio-piccole case editrici e il loro operato, ossia «indipendente», acquisti ancor più significato.

Come registra Gian Carlo Ferretti nella sua Storia dell’editoria, un primo esempio di come in Italia il «capitale extraeditoriale comincia a indirizzare i suoi interessi verso un mercato librario dalle grandi potenzialità» è stato nel 1969 in seguito all’acquisizione da parte dell’IFI (gruppo finanziario della FIAT) di alcune case editrici: Fabbri, Etas Kompas, Sonzogno, Bompiani e altre più piccole110. Sempre Ferretti definisce l’editoria indipendente come «piccola editoria di qualità»111, in contrapposizione a qualcos’altro, e segna come spartiacque un anno, il 1971, in cui viene a mancare Arnoldo Mondadori112, uno dei principali editori protagonisti113, e da questo punto in poi s’innesterà un processo articolato di concentrazioni editoriali volte all’annessione di tante case editrici che prima avevano una propria autonomia. Con l’avvento delle concentrazioni editoriali cambiano, quindi, non solo le strutture, ma soprattutto i protagonisti del mondo dell’editoria: si passa dal letterato editore all’editore manager, assurto alla casa editrice principalmente con mansioni manageriali prima che di interesse culturale.

A cavallo tra i due decenni successivi assistiamo, quindi, alla nascita a dismisura di tante case editrici:

Negli anni Settanta e Ottanta si assiste del resto a una situazione schizofrenica: il numero degli editori continua ad aumentare ˗ all’inizio del 1986 se ne registrano circa 2000, di cui quasi un terzo nati nel 1970-79, con un incremento notevole delle piccole e piccolissime aziende ˗, mentre cresce contemporaneamente il fenomeno della concentrazione editoriale e produttiva. Il fatto che nel 1983 ben il 44,07% degli editori pubblichi da 1 a 4 novità annue, il 24,76% da 5 a 10, mentre solo il 3,82% (corrispondenti a 40 imprese) ne pubblicano da 51 a 90 e il 2,59% (27 imprese) più di 90 – un dato che non si discosta molto da quello di dieci anni dopo – testimonia come la situazione italiana sia caratterizzata dalla compresenza di polverizzazione e alta concentrazione delle imprese. Sempre all’inizio degli anni Ottanta, le 20 imprese di maggiori dimensioni detengono da sole, per fatturato, il 75% del mercato; ma il 40% è dei cinque gruppi leader – Mondadori, Rizzoli, Fabbri/IFI, Garzanti, De Agostini –, forti di un gran numero di addetti, di una propria tipografia e di una propria rete distributiva114.

Nella prima metà degli anni Settanta avviene il primo evento pubblico che ha permesso agli indipendenti di far sentire la propria voce: dal 7 al 9 giugno 1974 a Rimini si è tenuto un convegno il cui titolo rivela un chiaro intento programmatico, Per un’editoria democratica. Il Convegno ha portato, poi, alla costituzione di una Lega e, nel suo svolgersi, ha visto protagonisti diversi addetti ai lavori del mondo editoriale: editori, bibliotecari, librai, distributori, agenti letterari, consulenti editoriali che si sono riuniti assieme a enti locali, partiti, sindacati e associazioni. Vi hanno partecipato ottanta editori, differenti tra loro per grandezza dell’impresa culturale, ma anche per posizioni politiche allora manifeste, tra i quali Einaudi, Editori Riuniti, Feltrinelli, Il Mulino, Marsilio, Zanichelli115.

L’obiettivo che gli editori riuniti a Rimini volevano perseguire era quello di trovare una valida organizzazione contro il sempre più preoccupante fenomeno delle concentrazioni: «arrivare a definire mezzi e strumenti di intervento o, almeno, per prospettare qualche alternativa al processo di concentrazione»116. Per Ferretti, la più «ambiziosa iniziativa anticoncentrazione»117 mai verificatasi prima fu proprio costituire questa lega dell’editoria democratica che comprendeva numerose case editrici di sinistra (ma con gradi di interpretazione differenti) e di diverse grandezze dal punto di vista aziendale. Dalla Lega democratica di Rimini vengono stipulati tre programmi diversi, che non sempre coincidono: il primo sottolinea la necessità di un’alleanza editoriale capace di sostituirsi alle carenze dello Stato come servizio pubblico e parallelamente di riuscire a portare avanti un progetto culturale; il secondo punta sulla formazione di un fronte comune che sia difensivo e volto a unificare le politiche editoriali e quelle organizzative, opponendosi con forza allo sviluppo delle grandi concentrazioni, con la volontà di garantire sempre la sopravvivenza di tante voci libere; il terzo programma prevede una vera e propria strategia pensata sul lungo periodo con protagonisti intellettuali e sindacati di tutte le case editrici afferenti alla Lega più gli esponenti dell’amministrazione, nella speranza di attuare una vera e propria trasformazione democratica dell’editoria118.

La situazione, però, non pare essersi evoluta secondo le speranze della Lega democratica di Rimini. Oggi, infatti, sono proprio i grandi gruppi a detenere il maggior controllo su quote, capitali e aziende. Questo dato mette in significativo svantaggio l’editoria indipendente, da sempre ostacolata dalle grandi concentrazioni e frammentazioni aziendali.

Con riferimento all’anno 2016, l’AIE fa sapere che il numero delle case editrici attive pare in crescita: sono 4877, infatti, che hanno pubblicato almeno un titolo nel corso dell’anno (+5,8% rispetto al 2015)119.

Attualmente, in Italia, il maggior gruppo editoriale attivo è sicuramente Mondadori che, alla luce dell’acquisizione di Rizzoli, nell’autunno 2015, è stato ironicamente definito Mondazzoli. Con questa fusione in particolare, il Gruppo Mondadori ha accresciuto il proprio potere e Rizzoli, cioè RCS, viene privata del settore libri, mantenendo, però, i quotidiani, i periodici e le altre attività collegate all’ambito stampa120. A questo punto non è un caso che, nel 2016, Mondadori sia finita al ventottesimo posto della classifica dei maggiori editori a livello globale121.  Non è un dato da poco: tutto questo, infatti, si è potuto verificare anche e soprattutto grazie alla politica aziendale alquanto aggressiva che il Gruppo Mondadori ha scelto di portare avanti negli ultimi decenni. Tra coloro che hanno detto no al colosso Mondazzoli nel periodo dell’acquisizione di RCS Libri c’è Elisabetta Sgarbi che, alla fine del 2015, ha lasciato Bompiani (di cui era l’anima assieme a Umberto Eco) per fondare una nuova realtà indipendente, La Nave di Teseo122. Quest’ultima ha iniziato le proprie pubblicazioni a partire dal 2016.

Come riporta l’Istruttoria Antitrust sulla concentrazione Mondadori-RCS Libri, nel mercato editoriale:

Circa il 60% del mercato dell’editoria di ‘varia’ è rappresentato dai principali cinque gruppi editoriali presenti nel panorama italiano (Mondadori, RCS, GeMS, Feltrinelli e Giunti). (…) Il rimanente 40% circa del mercato dell’editoria di varia si presenta quantomai (sic) polverizzato essendo riferibile a centinaia di medi e piccoli editori con scarse possibilità di crescita123.

La concentrazione verificatasi con Mondazzoli ha sicuramente portato alla creazione e al rafforzamento di una posizione, quella di Mondadori, dominante nei mercati, all’acquisizione di diritti d’autore di libri italiani di narrativa e saggistica, all’acquisizione di diritti d’autore, dell’editoria di libri per ragazzi, dell’editoria di fumetti,  dell’editoria di e-book e del mercato della distribuzione e-book, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza sui medesimi mercati (…)124.

La fusione avvenuta tra Gruppo Mondadori e RCS ha incontrato il dissenso degli editori indipendenti che, tramite l’ODEI, si oppongono nettamente alla nascita dell’«editore unico»:

Odei, Osservatorio degli editori indipendenti, dice di no ad una nuova concentrazione, proprio mentre sta prendendo il via la fusione fra Messaggerie e Pde-Feltrinelli con la nascita di una posizione dominante nella distribuzione per conto terzi. Denuncia le condizioni sempre più difficili in cui lavorano ed operano piccoli e medi editori indipendenti che svolgono tuttora un prezioso lavoro di ricerca ma le cui condizioni di sopravvivenza si fanno via via più difficili. E insieme ricorda il gravissimo calo degli indici di lettura in Italia. Invita il ministero della Cultura e l’Autorità per la Concorrenza a vigilare sugli effetti che la nuova concentrazione potrebbe produrre e a lavorare per garantire anche nel settore librario le possibilità di una effettiva concorrenza125.

In questo frangente è ovvio che la piccola e media editoria faccia fatica ad affermarsi. Tant’è che, già da anni, sembrerebbe necessario fare delle distinzioni sia all’interno della stessa editoria indipendente sia, nello specifico, per quanto riguarda gli editori molto più piccoli, in modo da catalogarli secondo le loro peculiarità. Vediamole in breve.

Nella categoria delle «piccole-medie imprese»126 (ossia quelle aziende indipendenti che, secondo i parametri europei, hanno meno di 250 dipendenti con un fatturato annuo che non va a superare i 7 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 5 milioni di euro), esistono prima di tutto i «pre-editori»127, piccolissime aziende con un fatturato inferiore ai 5.200 euro, in cui riesce a lavorare solo il proprietario-editore, motore trainante di tutta la macchina organizzatrice della casa editrice. Editori di questo tipo pubblicano meno di un libro l’anno. In questo caso non ci si avvale di distributori o, se questi ci fossero, si tratterebbe comunque di ambito locale. Per questa categoria si riconosce la formula giuridica dell’impresa individuale.

Seguono poi i «micro-editori»128, quelle aziende il cui fatturato ammonta tra i 5.200 e i 51.600 euro. Si tratta di un’azienda più grande, a cui lavorano, oltre il proprietario-editore, fino a un massimo di altre due persone. Anche in questo caso tutte le funzioni organizzative sono svolte dall’editore, che pubblica annualmente tra una e sei novità. La distribuzione, ancora una volta, rimane sostanzialmente a base regionale. La forma giuridica che prevale in questo caso può essere l’impresa individuale, l’associazione culturale o la società di persone.

Ultima categoria è quella dei «piccoli editori»129, il cui fatturato supera i 620.000 euro e ha più di quattro dipendenti. In questo caso c’è la divisione dei compiti all’interno della casa editrice e vengono pubblicate annualmente circa venti uscite di cui quattordici sono novità. Per i «piccoli editori» la distribuzione avviene a livello nazionale e le forme giuridiche prevalenti sono società di persone, cooperativa, società a responsabilità limitata (s.r.l.) o società per azioni (s.p.a.). Il canale più utilizzato per la distribuzione dei libri pubblicati è quello delle librerie, specie se indipendenti. Costituiscono un canale importante di vendita anche quelle che vengono definite vendite speciali, destinate cioè in blocco ad aziende, società di vendita o servizi, mentre incidono di meno sul fatturato le altre vendite tramite edicole, fiere e saloni.

Queste differenze di carattere aziendale mettono l’editoria indipendente in netta subordinazione rispetto all’editoria maggiore, ma non è detto che gli indie non sappiano difendersi bene: associandosi tra loro, come abbiamo visto, o promuovendo festival e occasioni di scambio e d’incontro ad hoc, come vedremo in seguito.

In Italia è emergenza lettura: un commento ai dati ISTAT 2017

Come rilevato anche dal questionario in apertura, in Italia si legge poco. Molto poco. Questo dato ci è offerto annualmente dal Rapporto Istat su produzione di libri e lettura130 che non manca di sottolineare condizioni apocalittiche. Le imprese culturali producono tanti libri all’anno; tuttavia, molto spesso questi non ci sono, nelle case degli italiani. Da una recente indagine resa nota lo scorso 27 dicembre 2017, il numero dei lettori è, infatti, ulteriormente calato: si passa dal 42% della popolazione di sei anni e più, registrata nel 2015, al 40,5% nel 2016. Da ricordare che l’Istat, in quest’indagine, cataloga come lettore chiunque abbia più di sei anni e, nell’anno precedente all’intervista, abbia letto almeno un libro per motivi che non siano legati esclusivamente a scuola e lavoro. Poco, ma senza questo fattore il quadro dei lettori in Italia ne uscirebbe ancora più disastrato.

Indagando il genere dei lettori, netta è la maggioranza delle lettrici, il 47,1% contro il 33,5% degli uomini. Per quanto riguarda l’età, invece, leggono di più i giovani in età scolare tra gli 11 e i 14 anni (il 51,1%) rispetto a tutte le altre classi d’età. Il dato è significativo, ma anche questo poco rincuorante: questo picco di lettori si verifica perché, appunto, si tratta di ragazzi in età scolare che, spesso e volentieri, potrebbero essere invogliati anche di più alla lettura. Per ragioni collegate direttamente al tema scuola, leggono di più i laureati (il 73,3%), ma solo il 48,9% dei diplomati. E ancora: si legge più a Nord che a Sud (il 48,7% contro il 27,5%) e sono più indirizzati a leggere i figli di lettori. Infatti, secondo l’ISTAT, legge libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 18 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 30,8% dei figli che provengono da famiglie in cui non si legge.

Ogni anno l’uscita del rapporto ISTAT sulla lettura è accompagnato da reazioni allarmate e commenti allibiti, specie sui social, cosa che si protrae per molti giorni. Poi non se ne parla più, non più di tanto, almeno fino all’anno successivo. Il punto, come ha notato un anno fa Christian Raimo in un articolo uscito per «Internazionale»131, non è rimboccarsi le maniche per fare qualcosa a ridosso della lettura di questi dati, per attenuare l’effetto disastroso che provocano nella coscienza di editori e addetti ai lavori. Certo, è sempre utile trovare mezzi e strumenti per incentivare la lettura (iniziative, supporti a scuole e biblioteche, finanziamenti), ma quello che resta sul fondo è un problema ben più grave: in Italia manca una formazione, un’alfabetizzazione alla lettura. Si tratta, quindi, di un problema culturale, come risulta anche dall’opinione degli editori stessi, chiamati a rispondere all’indagine ISTAT132. Al fattore culturale subentra quello economico perché la legge vigente sull’editoria sembra continuare a favorire i grandi editori a discapito di quelli più piccoli.

Chi tutela l’editoria? Uno sguardo alla Legge Levi, detta anche «legge anti-Amazon»

Per fronteggiare anche in ambito editoriale la smodata politica relativa agli sconti messa in atto da alcuni siti di e-commerce, tra cui il colosso Amazon, a un certo punto si è resa necessaria una regolamentazione volta a stabilire un tetto massimo per i ribassi consentiti.

Il Senato ha approvato in data 20 luglio 2011 la Legge Levi, proposta da Ricardo Franco Levi, l’attuale presidente dell’AIE. Questa legge è stata da subito definita «legge anti-Amazon», dato che con le sue politiche l’azienda americana è letteralmente un pericolo per l’economia delle case editrici, grandi e piccole, ma soprattutto piccole133.

Amazon è un pericolo per l’editoria dal momento che, sfruttando la sua posizione predominante sul mercato, finisce per costringere gli editori ad abbassare di molto i prezzi per rientrare nelle sue politiche di distribuzione. A questo va aggiunto, come già ricordato, il fatto che Amazon pratichi degli sconti molto alti su tutti i prodotti che vende, libri inclusi.

La legge Levi ha imposto agli sconti un tetto del 15% riguardante i libri di nuova uscita. Per quanto riguarda le proprie promozioni, invece, gli editori possono attuare uno sconto di massimo 25% sul pezzo di copertina. Questo sconto non può verificarsi nel mese di dicembre, non può aver luogo più di una volta all’anno e può avere una durata massima di un mese134. Il problema della scontistica è il nodo fondamentale intorno a cui ruota la Legge, che è riuscita solo parzialmente a risolvere la situazione scontentando soprattutto le biblioteche che precedentemente acquistavano libri con sconti molto più alti (tra il 25 e il 30%), mentre ora possono contare su uno sconto massimo del 20%135.

È notizia recente il no secco dato da Edizioni e/o ad Amazon, il cui catalogo non è più disponibile online sullo store, proprio a causa delle dure politiche in svantaggio degli editori136. Degna di nota anche l’azione da parte di un gruppo di editori indipendenti (Donzelli, Instar libri, Iperborea, La Nuova Frontiera, minimum fax, Nottetempo e Voland) che nel 2009, prima dell’approvazione della legge Levi, sotto il nome di Mulini a vento hanno fatto gruppo con cadenza mensile al fine di confrontarsi sulla necessità di una nuova e seria legge sul libro e per il libro. Da questa iniziativa, rafforzata da una serie di incontri e dal confronto sullo stato dell’editoria negli altri paesi d’Europa, è poi nato il convegno L’Europa non fa più sconti, organizzato nel maggio dello stesso anno in occasione del Salone Internazionale del libro di Torino137.

Non sentendosi del tutto tutelati dalle restrizioni messe in atto dalla legge del 2011, alcuni editori, sia medio-piccoli sia grandi, chiedono una revisione della legge stessa. La proposta di revisione alla legge Levi arriva nel 2015 dalla deputata PD Zampa, che mira ad abbassare il tetto degli sconti al 5%, adeguando il sistema italiano a quello di altri paesi europei e offrendo una maggior tutela per i piccoli editori138. Gli sconti potrebbero comunque restare del 10% in occasione delle fiere del libro.

Da questi editori si dissociano i due maggiori gruppi editoriali italiani, Mondadori e GeMS, in quanto ritengono che un ulteriore ribasso della scontistica sfavorirebbe i consumatori. Niente di certo, comunque, dato che al momento la proposta di revisione è ancora in discussione in sede istituzionale.

L’editoria indipendente e tutto il mondo intorno: fiere, festival e librerie indipendenti

Possiamo dire che l’indipendenza in campo editoriale è un autentico valore etico e, in quanto tale, va salvaguardato. Questo non sta a significare che tutto ciò che viene pubblicato da un editore indipendente sia a priori valido e che, dall’altra parte, ciò che viene pubblicato da un editore dei grandi gruppi sia da buttare a prescindere. Non è saggio ragionare per estremismi, ma va ricordato solo che quella dell’editoria indipendente è una scelta coraggiosa, che presuppone un sacrificio maggiore. Ecco perché, negli anni, sono stati pensati e creati degli eventi che fanno della tutela dell’editoria indipendente, se non il loro scopo principale, almeno uno dei motori che azionano la loro macchina organizzativa.

Per quanto riguarda le fiere oggi attive (siano queste di lungo corso o più recenti), c’è sempre una grandissima attenzione da parte di organizzatori e curatori per quanto riguarda l’editoria indipendente. Il primo esempio da fare è sicuramente quello di Book Pride139 che è, da titolo, proprio la fiera nazionale dell’editoria indipendente. Arrivata nel 2018 alla sua quarta edizione, ad oggi Book Pride si tiene a Milano negli spazi del Base, luogo che ospita eventi culturali e ricreativi nato dalla riqualificazione dei locali industriali dell’ex Ansaldo. Le prime edizioni, invece, si sono svolte sempre a Milano, ma nella cornice dei Frigoriferi Milanesi, spazio anche questo sempre di derivazione postindustriale. Dal 2017 l’edizione milanese di Book Pride viene affiancata da un’altra “in trasferta” a Genova, nella meravigliosa cornice del Palazzo Ducale140.

Più che una fiera, Book Pride ogni anno diventa letteralmente la casa degli editori indipendenti ed è, infatti, promossa e organizzata dall’ODEI, l’Osservatorio Degli Editori Indipendenti, associazione a cui sono iscritti circa un centinaio di editori. Nasce dall’esigenza di consolidare quelle che sono la teoria e la pratica della produzione culturale indipendente, oggi costretta a vivere, e spesso a sopravvivere, in una situazione di sottoesposizione e di mancata conoscenza141. Una festa indipendente che vede protagonisti espositori, autori con le presentazioni dei loro libri, eventi e momenti di aggregazione. Il direttore creativo dell’edizione 2018 è stato lo scrittore Giorgio Vasta. Tanti in quest’occasione gli eventi organizzati in collaborazione e in continuità col Salone Internazionale del libro di Torino.

Proprio la fiera torinese dedicata al mondo del libro è uno degli altri eventi che, negli anni, ha maturato particolare premura per la valorizzazione degli editori indipendenti. L’idea di dotare anche Torino, e quindi l’Italia, di un suo salone dedicato alla lettura e all’editoria nasce nel 1986 dalla mente di due torinesi, Angelo Pezzana, libraio, e Guido Accornero, imprenditore, sulla scia dei già esistenti saloni di Parigi e Francoforte142. Arrivato nel 2018 alla sua trentunesima edizione, il Salone del libro si svolge nei locali del Lingotto Fiere, anch’esso simbolo di architettura industriale, progettato tra il 1915 e il 1922 e poi trasformato da Renzo Piano nel 1985 in centro espositivo, congressuale e commerciale. Il Salone del libro ha avuto come suo direttore editoriale dal 1998 al 2016 Ernesto Ferrero, a cui è poi subentrato dal 14 ottobre 2016 Nicola Lagioia.. L’annuale appuntamento con la fiera di Torino è un evento irrinunciabile per lettori e addetti ai lavori, che riesce a coniugare in solo corpo quattro diverse identità: è, infatti, la più grande libreria italiana del mondo, un prestigioso festival culturale, un essenziale punto di riferimento internazionale per gli operatori professionali del libro e un importante progetto educativo dedicato alla promozione del libro e della lettura per i lettori più giovani; tra le iniziative, si segnalano il BookStock Village, uno spazio di oltre 4.000 metri quadri nel Padiglione 5, tutto dedicato all’editoria e alle attività per bambini e ragazzi creato nel 2006143, e il BookBlog, un giornale online nato nel 2010 e «vietato ai maggiori di diciotto anni»144 per mezzo del quale i ragazzi possono raccontare il loro Salone prima, durante e dopo la fiera.

Nel 2016 ha fatto scalpore, creando fazioni schierate dall’una e dall’altra parte, la decisione dell’AIE di abbandonare la Fondazione del libro di Torino145 e, con questa, il Salone, per fondare un’altra fiera del libro, questa volta a Milano. Da subito, molti tra piccoli e medi editori si sono mobilitati a favore del Salone del libro, mentre i grandi gruppi non hanno confermato la loro presenza per l’edizione del 2017, compattandosi per dar vita a Tempo di Libri, la fiera milanese che fin da subito ha scelto di definirsi come «fiera internazionale dell’editoria»146. La salvaguardia mostrata per anni nei confronti dell’editoria indipendente dal Salone internazionale del libro è stata così ripagata dall’attaccamento affettuoso dei piccoli editori nei confronti della fiera torinese. Recentemente, però, i grandi editori anima di Tempo di Libri, ormai arrivato alla sua seconda edizione, sembrano aver maturato la decisione di ritornare anche a Torino147. Tra più di 1.500 eventi, presenza di grandi autori e grande entusiasmo ritrovato degli editori, la prossima edizione del Salone sarà senza dubbio per tutti148.

L’AIE resta il motore pulsante di un’altra fiera, in questo caso totalmente dedicata all’editoria indipendente: si tratta di Più Libri Più Liberi, fiera della piccola e media editoria che si tiene a Roma ogni anno dal 2002. Lo scopo principale di Più Libri Più Liberi resta, dai suoi inizi, quello di far conoscere un settore come quello dell’editoria indipendente ancora troppo messo in ombra dall’editoria maggiore. Fino all’edizione 2016 la fiera, che ospita annualmente circa 500 editori, aveva luogo presso il Palazzo dei Congressi, all’Eur. Dalla scorsa edizione si è spostata di poco e ha preso posto nel centro congressi di recente costruzione chiamato La Nuvola e progettato dall’architetto Massimiliano Fuksas149. Grande successo di pubblico per la fiera romana che, fin dalla prima edizione, ha raggiunto e superato le 100.000 presenze150.

Parlando di fiere indipendenti, non sono da trascurare i festival che stanno dando, specie negli ultimi anni, sempre più spazio alla piccola editoria: è il caso di Buk, Festival della piccola e media editoria151 che si tiene a Modena dal 2014, affiancando all’attività di esposizione da parte degli editori anche reading ed eventi letterari; di Tao Buk152, festival letterario internazionale con sede a Taormina, in Sicilia, e attivo dal 2011 e di Indipendentemente153, il festival che vuole coniugare editoria e arti e che si svolge al Castello di Belgioioso (in provincia di Pavia), che nasce nel 2017.

Altro canale di promozione dell’editoria indipendente è certamente quello delle librerie indipendenti. In un periodo di crisi in cui tante librerie vengono chiuse, ce ne sono di altre che coraggiosamente aprono. In Italia ormai ce ne sono diverse, alcune delle quali dedicano il loro lavoro esclusivamente alla promozione e alla vendita di libri indipendenti: è il caso di Tempo Ritrovato Libri a Milano che, alle spalle del suggestivo quartiere Brera, si è ricavata un angolino dopo la chiusura del precedente Bistrò del Tempo Ritrovato154, libreria-caffè in attività dal 2007 al 2016. Come suggerisce il nome scelto, questa libreria vuole essere un luogo in cui ritrovare il proprio tempo, riconciliandosi con la lettura e magari assistendo anche alle presentazioni organizzate dai librai.

Altro valido esempio di libreria nata recentemente e che promuove specialmente la lettura di editori indipendenti è la libreria Mannaggia155 a Perugia: coloratissima, viene definita dai librai un «pianeta-libreria» con al suo interno tanti libri che sorprendono, allontanano la noia e punzecchiano la fantasia. Tra gli eventi organizzati da Mannaggia, interessanti quelli della serie «Il Libraio Legge», ogni volta dedicati alla scoperta di un autore diverso.

Tra le altre librerie che, pur essendo indipendenti, hanno improntato la loro attività anche sulla vendita di editori maggiori, troviamo Giufà Libreria Cafè156, ormai un’istituzione nel quartiere San Lorenzo a Roma, a cui non manca, tra le altre cose, una rifornita sezione di fumetti e graphic novel; restando sempre nello stesso quartiere romano troviamo anche la Libreria Assaggi157, società nata inizialmente per diffondere il sapere scientifico e poi allargatasi a tutto il sapere e alla letteratura; sempre a Roma, vicino Piazzale delle Provincie troviamo L’Altracittà158 e dalle parti del quartiere Trieste c’è Tra le righe159, una libreria bistro, perché una bella lettura deve e può essere sempre accompagnata dal buon cibo; Gogol & Company160, splendida libreria-salotto a Milano; se si vuole viaggiare leggendo, a Parma c’è la libreria Diari di Bordo[161 Per maggiori informazioni sulla libreria Diari di Bordo di Parma consultare la pagina Facebook dedicata alla URL: https://www.facebook.com/libreriadiaridibordo/.]; a Venezia c’è la MarcoPolo161, libreria che ha fatto delle sua panca rossa il suo simbolo e che attualmente ha due sedi, una a Campo Santa Margherita e l’altra, molto suggestiva, alla Giudecca; molto più a sud nello stivale, degna di nota è la Modusvivendi162, realtà attivissima che negli anni si è impegnata e continua sicuramente a portare in Sicilia, a Palermo, autori che prima si sarebbero fermati al massimo a Roma.

Oltre alle fiere, ai festival e alle librerie indipendenti, sempre più spesso si sente parlare di iniziative volte a promuovere la lettura, spesso e volentieri anche di libri pubblicati esclusivamente da editori indipendenti: è il caso di Italian Book Challenge163, il campionato dei lettori indipendenti, in poche parole una sfida per lettori forti volta a sostenere la realtà delle librerie indipendenti, e di Modus Legendi164, evento collettivo nato su Facebook dal gruppo di lettura Billy e il vizio di leggere, i cui protagonisti sono i lettori che scelgono libri di qualità attraverso un sondaggio aperto e poi comprano il titolo scelto rigorosamente in libreria in modo da scalare la classifica nazionale dei libri più venduti, promuovendo l’editoria indipendente. Nel 2016 la prima edizione di Modus Legendi ha visto al primo posto delle classifiche Il posto di Annie Ernaux, pubblicato dalla casa editrice romana L’Orma. Davanti a questo dato di fatto davvero stupefacente per una casa editrice indipendente e giovane (L’Orma è nata, infatti, nel 2012), Loredana Lipperini ha definito quella attuata da Modus Legendi una «rivoluzione gentile dei lettori»165. Nel 2017 protagonista dell’iniziativa è stato un autore italiano pubblicato da un’altra casa editrice indipendente romana: si tratta di Claudio Morandini con il suo Neve, cane, piede, nato in casa Exorma. Con l’edizione 2018 l’orgoglio di poter vedere il proprio libro indipendente in buona posizione nelle classifiche di vendita tocca alla casa editrice abruzzese Neo Edizioni con Il sale di Jean-Baptiste Del Amo.

  1. Questo contributo è un estratto della tesi in “Mediazione editoriale e cultura letteraria” del Corso di Laurea Magistrale in “Editoria e scrittura” dal titolo Leggere indipendente: storia, esempi e situazioni dell’editoria indipendente in Italia. Il caso di studio di Edizioni Lindau, discussa presso la “Sapienza Università di Roma” nel luglio del 2018: relatrice la Prof.ssa Maria Panetta e correlatore il Prof. Giulio Perrone. Cfr. M. Fioretti, Come si fa l’editore. Competenze economiche, fiscali e contrattuali per orientarsi tra carta e web, Milano, Editrice Bibliografica, 2014, p. 13.
  2. N. Tranfaglia, A. Vittoria, Storia degli editori italiani, Roma-Bari, Editori Laterza, 2007, p. 37.
  3. Dalla fotogallery dedicata a Book Pride, la fiera degli editori indipendenti, su «La Repubblica» del 23/3/2018 (visibile alla URL: http://milano.repubblica.it/cronaca/2018/03/23/foto/milano_riapre_book_pride_la_fiera_dell_editoria_indipendente_dedicata_a_tutti_i_viventi_-192064667/1/?ref=search#1). Ultima consultazione di tutti i siti citati: 30 novembre 2018.
  4. C. F. Conti su «La Stampa» (Asti) del 28/2/2018: Al via la terza edizione di Italian Book Challenge, sfida per ‘lettori forti’ promossa dai librai indipendenti (consultabile alla URL: http://www.lastampa.it/2018/02/28/edizioni/asti/al-via-la-terza-edizione-di-italian-book-challenge-sfida-per-lettori-forti-promossa-dai-librai-indipendenti-1KmqU2bJd9lLjrbReBKngJ/pagina.html).
  5. Le dodici domande che sono state poste nel questionario online Leggere indipendente sono consultabili in Appendice. Il questionario è apparso online tramite Google Docs dal 16 al 18 marzo 2018. In seguito al raggiungimento delle 2000 adesioni, si è ritenuto opportuno chiudere il sondaggio per avere il tempo necessario ad analizzare i dati.
  6. Nell’indagine dell’Istat Aspetti della vita quotidiana, con l’espressione «lettori forti» si intendono le persone di 6 anni e più che hanno letto 12 e più libri, nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Da specificare che, nella stessa analisi, si individuano come «lettori di libri» le persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Per «lettori deboli» si intendono le persone di 6 anni e più che hanno letto non più di 3 libri, nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. L’Istat fa riferimento all’oggetto-libro come a un prodotto editoriale a carattere non periodico, pubblicato a stampa e/o in formato digitale. Del report dell’Istat su produzione e lettura di libri in Italia verranno evidenziati i punti salienti nel paragrafo 1.4, ma per ora è opportuno specificare che fa riferimento all’anno 2016, è stato reso noto in data 27 dicembre 2017 ed è consultabile integralmente alla URL: https://www.istat.it/it/files/2017/12/Report_EditoriaLettura.pdf?title=Produzione+e+lettura+di+libri+-+27%2Fdic%2F2017+-+Report_Editoria%26Lettura.pdf.
  7. Per la storia di Laterza e di altre case editrici indipendenti si veda il paragrafo 1.2.
  8. Si veda la sezione La nostra storia in Chi siamo sul sito della casa editrice minimum fax; alla URL: https://www.minimumfax.com/chi-siamo.
  9. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice Add alla URL: https://www.addeditore.it/chi-siamo/.
  10. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice LiberAria alla URL: http://www.liberaria.it/chi-siamo/.
  11. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice Gran Vía Edizioni alla URL: https://www.gran-via.it/gran-via/.
  12. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice Racconti Edizioni alla URL: http://www.raccontiedizioni.it/chi-siamo/.
  13. La storia di Iperborea e di altre case editrici indipendenti rilevanti viene ripercorsa di seguito.
  14. Cfr. la definizione di «bibliodiversità» contenuta nella Dichiarazione Internazionale degli Editori indipendenti 2014 di FIDARE, consultabile e scaricabile alla URL: http://www.fidare.it/wp-content/uploads/2015/09/Dichiarazione-internazionale-degli-editori-indipendenti-2014.pdf.
  15. Ibidem.
  16. Ibidem.
  17. Ibidem.
  18. Ibidem.
  19. In più, grazie a una modifica dello statuto di FIDARE, è stata resa possibile l’associazione di un singolo editore purché indipendente e con un catalogo strutturato di almeno due pubblicazioni all’anno. Per ulteriori informazioni, cfr. la URL: http://www.fidare.it.
  20. Dal 20 gennaio 2015 il consiglio direttivo dell’ODEI si è rinnovato ed è attualmente composto da Isabella Ferretti (66thand2nd), Gino Iacobelli (Iacobelli Editore), Paolo Veronesi (Ibis Edizioni), Lorenzo Rinaldi (La nuova frontiera), Andrea Palombi (Nutrimenti), Maurizio Gatti (O barra O edizioni) ed Eva Capirossi (ScritturaPura Casa Editrice).
  21. Tutte le risposte da parte degli editori alla domanda Cosa significa essere un editore indipendente? sono contributi originali, raccolti esclusivamente ai fini della ricerca per la suddetta tesi di laurea tra fine marzo e aprile 2018.
  22. La risposta di Ezio Quarantelli di Edizioni Lindau è stata ricevuta in data 21 marzo 2018.
  23. La risposta di Francesca Mancini di Add Editore è stata ricevuta in data 30 marzo 2018.
  24. La risposta di Daniela Di Sora della casa editrice Voland è stata ricevuta in data 4 aprile 2018.
  25. La risposta di Giorgia Antonelli di LiberAria Editrice è stata ricevuta in data 5 aprile 2018.
  26. La risposta di Annalisa Proietti, editore di Gran Vía Edizioni, è stata ricevuta in data 6 aprile 2018.
  27. Cfr. A. Cadioli, G. Vigini, Storia dell’editoria italiana dall’Unità ad oggi. Un profilo introduttivo, Milano, Editrice Bibliografica, 2017, p. 126: all’inizio degli anni Novanta, infatti, «la Mondadori possiede o controlla la casa editrice Electa (già attiva negli anni Cinquanta nella produzione di cataloghi di mostre e di libri d’arte), la Einaudi (acquistata dall’Electa nel 1994), la Sperling & Kupfer (dalla produzione di divulgazione e intrattenimento, soprattutto straniera), la Baldini & Castoldi (che, in attività dalla fine dell’Ottocento, aveva chiuso nei primi anni Settanta e poi era stata rilanciata nel 1991 da Alessandro Dalai, amministratore Delegato di Electa ed Einaudi (…))».
  28. La risposta di Emilia Lodigiani, fondatrice di Iperborea, è stata ricevuta in data 10 aprile 2018.
  29. Dichiarazione degli editori indipendenti 2014-FIDARE, p. 4 (consultabile e scaricabile alla URL: http://www.fidare.it/wp-content/uploads/2015/02/Dichiarazione-internazionale-degli-editori-indipendenti-2014.pdf).
  30. Manifesto dell’ODEI-Osservatorio degli editori indipendenti, p. 9 (finito di stampare il 5 dicembre 2012, consultabile e scaricabile alla URL: http://www.odei.it/wp-content/uploads/ODEI_manifesto_interno1.pdf).
  31. Si veda la sezione Le origini e Benedetto Croce in La Casa Editrice sul sito di Laterza alla URL: https://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=156&Itemid=54. Inoltre: M. Panetta, Croce editore, Edizione Nazionale delle Opere di Benedetto Croce, Napoli, Bibliopolis, 2006, specie l’Introduzione nel primo tomo.
  32. Ibidem.
  33. N. Tranfaglia, A. Vittoria, Storia degli editori italiani, op. cit., p. 23.
  34. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004, p. 94.
  35. Si veda la sezione Vito Laterza e la fase post-crociana in La Casa Editrice sul sito di Laterza alla URL: https://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=157&Itemid=90.
  36. Si veda la sezione La trasformazione di fine secolo (1980-2000) in La Casa Editrice sul sito di Laterza alla URL: https://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=158&Itemid=91.
  37. Ibidem.
  38. Si veda la sezione Nuovi orizzonti in La Casa Editrice sul sito di Laterza alla URL: https://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=158&Itemid=91.
  39. Giorgio Vasta (1970) è uno scrittore palermitano, che collabora con «la Repubblica», «Il Sole 24 Ore» e «il manifesto». Suoi racconti sono stati inclusi nelle antologie di minimum fax Best off 2006 e Voi siete qui (2007) e nella raccolta I persecutori (Transeuropa 2007). Ha pubblicato Spaesamento (Laterza 2010), Presente (Einaudi 2012, con Andrea Bajani, Michela Murgia e Paolo Nori) e Absolutely Nothing. Storie e sparizioni dei deserti americani (Humboldt/Quodlibet 2016, con Ramak Fazel). Fonte della biografia dell’autore: il sito della casa editrice minimum fax alla URL https://www.minimumfax.com/autore/giorgio-vasta-1867. Giorgio Vasta è il direttore creativo dell’edizione 2018 di BookPride-Fiera nazionale dell’editoria indipendente.
  40. Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (prima edizione RGB 2007, poi Voland 2013), pubblica, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015) e La stanza profonda (Laterza 2017). È fondatore di SIC-Scrittura Industriale Collettiva. Fonte della biografia dell’autore: il sito della casa editrice minimum fax alla URL https://www.minimumfax.com/autore/vanni-santoni-1708.
  41. Elena Stancanelli (1965) è nata a Firenze, dove si è laureata in Lettere moderne. Vive a Roma, dove ha frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica. Ha esordito con il romanzo Benzina (Einaudi 1998), seguito da Le attrici (Einaudi 2001), Firenze da piccola (Laterza 2006) e A immaginare una vita ce ne vuole un’altra (minimum fax 2007). Collabora stabilmente con il quotidiano «la Repubblica». Fonte della biografia dell’autrice: il sito della casa editrice minimum fax alla URL: https://www.minimumfax.com/autore/elena-stancanelli-1832.
  42. Tommaso Pincio, scrittore e pittore, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato M. (Cronopio 1997), Un amore dell’altro mondo (Einaudi 2002), La ragazza che non era lei (Einaudi 2005), Cinacittà (Einaudi 2008), Lo spazio sfinito (minimum fax 2000), Hotel a zero stelle (Laterza 2011), Pulp Roma (Il Saggiatore 2012). Collabora con quotidiani e riviste, tra cui: «Tuttolibri-La Stampa», «Rolling Stone», «il manifesto» e «la Repubblica». Fonte della biografia dell’autore: il sito della casa editrice NN Editore alla URL: http://www.nneditore.it/autori/tommaso-pincio/.
  43. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., pp. 196-97.
  44. R. Calasso intervistato da Sky Arte per i 50 anni di Adelphi. Intervista disponibile online in video alla URL: https://vimeo.com/90638961.
  45. R. Calasso, L’impronta dell’editore, Milano, Adelphi edizioni, 2013, p. 13.
  46. Ivi, p. 15.
  47. Ivi, p. 16.
  48. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 198.
  49. Cfr. R. Calasso, L’impronta dell’editore, op. cit., p. 32: «Il nesso adamantino fra il nome Adelphi e la Mitteleuropa si stabilì fra il 1970 e il 1980, soprattutto attraverso un certo numero di titoli della Biblioteca».
  50. Cfr. Mondadori compra Rcs Libri (ma non Adelphi). Ora su ‘Mondazzoli’ la parola all’Antitrust su «Il Libraio» del 4 ottobre 2015, consultabile online alla URL: https://www.illibraio.it/mondadori-compra-rcs-libri-mondazzoli-antitrust-255946/.
  51. Si veda la sezione Storia sul sito della casa editrice Il Saggiatore alla URL: https://www.ilsaggiatore.com/storia/.
  52. Ibidem.
  53. Ivi, p. 42.
  54. Ivi, p. 98.
  55. Si veda la sezione Storia sul sito della casa editrice Il Saggiatore alla URL: https://www.ilsaggiatore.com/storia/.
  56. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003,op. cit., p. 99: le agitazioni sindacali che riguardarono Il Saggiatore nel giugno 1969 interessarono, per la prima volta, tutta l’editoria milanese, scrive Ferretti.
  57. Ivi, p. 97.
  58. Cfr. È risorto Il Saggiatore, in «la Repubblica», 10 gennaio 1993, consultabile nell’archivio alla URL: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/01/10/risorto-il-saggiatore.html.
  59. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 235.
  60. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice Marsilio alla URL: http://www.marsilioeditori.it/marsilio-editori.
  61. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 235.
  62. Ivi, p. 236.
  63. Ibidem.
  64. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice Marsilio alla URL: http://www.marsilioeditori.it/marsilio-editori.
  65. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 237.
  66. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice Marsilio alla URL: http://www.marsilioeditori.it/marsilio-editori.
  67. Mondadori ha venduto Marsilio a Cesare De Michelis. È la prima delle cessioni imposte dal Garante della concorrenza per l’acquisizione di Rizzoli, in «Il Post», 27 luglio 2016, consultabile alla URL: https://www.ilpost.it/2016/07/27/mondadori-vende-marsilio-cesare-de-michelis/.
  68. Editoria: alleanza tra il Gruppo Feltrinelli e Marsilio, in «Il Libraio», 20 ottobre 2017, consultabile alla URL: https://www.illibraio.it/editoria-feltrinelli-marsilio-607630/.
  69. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 293.
  70. Si veda la sezione Profilo sul sito della Salerno Editrice alla URL: http://www.salernoeditrice.it/profilo.asp.
  71. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003,op. cit., p. 299.
  72. Per approfondimenti si veda la voce Carmilla nel Catalogo Sellerio, consultabile alla URL: https://sellerio.it/it/catalogo/Carmilla/Fanu/136.
  73. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003,op. cit.,pp. 300-301.
  74. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003,op. cit., p. 403.
  75. Cfr. Storia di e/o, in «Il Post», 9 novembre 2015, consultabile alla URL: https://www.ilpost.it/2015/11/09/edizioni-e-o/. Inoltre, si veda, per approfondire, S. Ferri, I ferri dell’editore, Roma, Edizioni E/O, 2011.
  76. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 404.
  77. A. Prudenzano, L’editore Sandro Ferri e l’arrivo di E/O (anche) a Milano: ‘Elena Ferrante? Sta scrivendo, in «Il Libraio», 7 novembre 2017, consultabile alla URL: https://www.illibraio.it/sandro-ferri-eo-milano-678681/.
  78. Le Edizioni E/O dicono no ad Amazon, comunicato stampa, presente sul sito delle Edizioni e/o e consultabile alla URL https://www.edizionieo.it/news/1440/le-edizioni-eo-dicono-no-ad-amazon.
  79. La nascita della nuova collana di e/o è stata annunciata in occasione della 31esima edizione del Salone internazionale del Libro di Torino 2018, evento in programma alla URL: http://www.salonelibro.it/it/?option=com_content&view=article&id=19898:i-romanzi-che-hanno-fatto-la-storia-delle-edizioni-e-o-17035&catid=302:2018&Itemid=143.
  80. Si veda la sezione Storia sul sito della casa editrice Marcos y Marcos alla URL: http://www.marcosymarcos.com/mym/.
  81. #neilibrilamiastoria | Intervista a Marco Zapparoli, marcos y marcos editore, in La scimmia dell’inchiostro, il blog di Goodbook.it, consultabile alla URL: http://lascimmiadellinchiostro.goodbook.it/home-2/neilibrilamiastoria-intervista-a-marco-zapparoli-marcos-y-marcos-editore/.
  82. Per approfondimenti sul progetto Book Sound, si veda la pagina dedicata sul sito della casa editrice Marcos y Marcos alla URL: http://www.marcosymarcos.com/oggetti/booksound-i-libri-alzano-la-voce-elementari-medie-e-superiori/.
  83. Per approfondimenti sul progetto Letti di notte, si veda la pagina dedicata sul sito della casa editrice Marcos y Marcos alla URL: http://www.marcosymarcos.com/macroeventi/letti-di-notte/.
  84. Per approfondimenti su Letteratura rinnovabile, si veda il sito dedicato alla URL: http://www.letteraturarinnovabile.com/chi-siamo/.
  85. Per approfondimenti sul Giro d’Italia in ottanta librerie, si veda la pagina dedicata sul sito della casa editrice Marcos y Marcos alla URL: http://www.marcosymarcos.com/macroeventi/il-giro-ditalia-in-80-librerie/.
  86. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 409.
  87. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice Iperborea alla URL: http://iperborea.com/chi_siamo/.
  88. Per ulteriori informazioni riguardanti il festival dedicato a letterature e culture nordiche, si consulti il sito http://iboreali.it/.
  89. «Boreali»: classici e bestseller selezionati con l’editore Iperborea, in «Il Corriere della Sera» – Gli allegati, 21 febbraio 2018, consultabile alla URL: http://www.corriere.it/gli-allegati-di-corriere/18_febbraio_21/i-boreali-la-collana-in-edicola-con-il-corriere-47fcd874-173b-11e8-b630-41a05c9e9642.shtml.
  90. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 405.
  91. Si veda la sezione La casa editrice sul sito della casa editrice Transeuropa alla URL: http://www.transeuropaedizioni.it/casa_editrice.php.
  92. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 426.
  93. Ivi, p. 427.
  94. Cfr. D. Musso, Il ‘caso’ Carver e l’editing secondo De Michelis, in «Le parole necessarie. L’ennesima webzine letteraria», 18 settembre 2009, consultabile alla URL: http://leparole.terre.it/articoli/categoria/12/post/33/il-caso-carver-e-lediting-secondo-de-michelis.
  95. Per approfondire si veda minimum fax: nuova grafica e novità tra gli editor (arriva Briasco, lascia Raimo), in «Il Libraio», 21 febbraio 2017, consultabile alla URL: https://www.illibraio.it/minimum-fax-grafica-editor-437306/.
  96. Si veda la sezione Chi siamo sul sito di Edizioni Sur alla URL: https://www.edizionisur.it/chi-siamo/.
  97. minimum fax: nuova grafica e novità tra gli editor (arriva Briasco, lascia Raimo), art. cit.
  98. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 425.
  99. Si veda la sezione Chi siamo sul sito di Fazi Editore alla URL: https://fazieditore.it/chi-siamo/.
  100. Cfr. Fazi lascia il gruppo GEMS e torna editore indipendente, in «La Repubblica», 13 maggio 2013, consultabile nell’archivio online alla URL: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/05/15/fazi-lascia-il-gruppo-gems-torna-editore.html.
  101. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003,op. cit., p. 427.
  102. Si veda la sezione Chi siamo in Casa editrice sul sito di Voland, consultabile alla URL: https://www.voland.it/chi-siamo.
  103. Cfr. Voland, la crisi e i collaboratori non pagati. Di Sora: ‘La mia è una lotta per non chiudere’. Ma l’editoria è un cane che si morde la coda, articolo firmato Redazione su «Bibliocartina.it» e uscito il 14 ottobre 2014, consultabile alla URL: http://www.bibliocartina.it/voland-e-i-collaboratori-non-pagati-di-sora-la-mia-e-una-lotta-per-non-chiudere/.
  104. Cfr. ‘Editori, sono mesi durissimi, ma dobbiamo resistere…’. L’intervento di Daniela Di Sora (Voland), in «Affari italiani», 10 aprile 2014, consultabile alla URL: http://www.affaritaliani.it/libri-editori/l-editoria-in-crisi-ma-vuole-resistere-l-intervento-di-daniela-di-sora-voland.html.
  105. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003,op. cit., p. 429.
  106. Si veda la sezione Chi siamo sul sito della casa editrice Nottetempo, consultabile alla URL: http://www.edizioninottetempo.it/it/nottetempo.
  107. Nottetempo, Ginevra Bompiani lascia la presidenza della casa editrice, in «Libreriamo», 15 gennaio 2016, consultabile alla URL: http://libreriamo.it/investiamo/nottetempo-ginevra-bompiani-lascia-la-presidenza-della-casa-editrice/.
  108. Alberto Saibene è un giornalista e ha lavorato per RAI 3, RAI SAT ART, TSI e Classica come autore di una quindicina di documentari di divulgazione culturale. Fonte biografia il sito di cheFare-agenzia di trasformazione culturale, consultabile alla URL: https://www.che-fare.com/autore/alberto-saibene/.
  109. A. Saibene, Editoria indipendente?, in «Doppiozero», 30 aprile 2014, consultabile alla URL: http://www.doppiozero.com/materiali/editoria/editoria-indipendente.
  110. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003,op. cit., p. 226.
  111. Ivi, p. 288.
  112. Ivi, p. 226.
  113. «L’editore protagonista, muovendosi nel solco della miglior tradizione dell’editoria libraria italiana, fa le sue prove più significative tra gli anni trenta e sessanta, e settanta in parte, da una fase artigianale o pre/proto-industriale a una fase industriale avanzata. Sono anzitutto i nomi di Arnoldo e Alberto Mondadori, Angelo Rizzoli, Valentino Bompiani e Giulio Einaudi, e inoltre Ugo Guanda, Leo Longanesi, Vito Laterza, Giangiacomo Feltrinelli, Livio Garzanti, e più tardi l’Adelphi di Bobi Bazlen e Roberto Calasso»; ivi, p. 3.
  114. G. Turi, Cultura e poteri nell’Italia repubblicana, in Storia dell’editoria nell’Italia contemporanea, a cura di G. Turi, Firenze, Giunti, 1997, p. 443.
  115. Cfr. Per un’editoria democratica. Atti del Convegno di Rimini 7-9 giugno 1974, a cura di G. Giovagnoli, E. Grassi, P. Leoni, P. Meldini, Rimini-Firenze, Guaraldi, 1975, pp. 228-37.
  116. Ibidem.
  117. Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003,op. cit., p. 238.
  118. Ibidem.
  119. Cfr. Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2017, a cura dell’Ufficio Studi Aie e consultabile nella sezione Cosa facciamo – Cifre e numeri dell’editoria – Ultimi dati alla URL: www.aie.it.
  120. Cfr. Mondadori ha acquisito Rizzoli, alla fine, in «Il Post Libri», 4 ottobre 2015, consultabile alla URL: https://www.ilpost.it/2015/10/04/mondadori-ha-comprato-rizzoli/.
  121. A. Lolli, La classifica 2017 dei maggiori editori del mondo, in «Il Giornale della Libreria», consultabile alla URL: http://www.giornaledellalibreria.it/news-editori-la-classifica-2017-dei-maggiori-editori-del-mondo-3113.html.
  122. Istruttoria Antitrust sulla concentrazione Mondadori-RCS Libri nel mercato editoriale, p. 35. Consultabile alla URL: http://www.agcm.it/stampa/comunicati/8029-c12023-istruttoria-antitrust-sulla-concentrazione- mondadori%E2%80%93rcs-libri-nel-mercato-editoriale.html.
  123. Ibidem.
  124. No alla nascita dell’editore unico, comunicato del 24 febbraio 2015 consultabile sul sito dell’ODEI alla URL: http://www.odei.it/no-alla-nascita-delleditore-unico/.
  125. Cfr. F. Vannucchi, Introduzione allo studio dell’editoria. Analisi, dati, documentazione sul libro e lettura, Milano, Editrice Bibliografica, 2004, p. 102.
  126. Ivi, p. 103. La divisione e la catalogazione delle piccole imprese in sottocategorie è stata rilevata dall’Ufficio studi dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori.
  127. Ivi, p. 104.
  128. Ibidem.
  129. Dal report dell’Istat su produzione e lettura di libri in Italia, reso noto in data 27 dicembre 2017 e consultabile integralmente alla URL: https://www.istat.it/it/files/2017/12/Report_EditoriaLettura.pdf?title=Produzione+e+lettura+di+libri+-+27%2Fdic%2F2017+-+Report_Editoria%26Lettura.pdf.
  130. C. Raimo, Gli italiani leggono poco e la scuola potrebbe fare di più, in«Internazionale», 29 dicembre 2017, consultabile alla URL: https://www.internazionale.it/bloc-notes/christian-raimo/2017/12/29/scuola-lettura-italiani.
  131. «Nell’opinione degli editori, i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura in Italia sono il basso livello culturale della popolazione (39,7% delle risposte) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (37,7%)». Dal report dell’Istat su produzione e lettura di libri in Italia, reso noto in data 27 dicembre 2017 e consultabile integralmente all’URL: https://www.istat.it/it/files/2017/12/Report_EditoriaLettura.pdf?title=Produzione+e+lettura+di+libri+-+27%2Fdic%2F2017+-+Report_Editoria%26Lettura.pdf.
  132. La Legge Levi è consultabile e scaricabile all’URL: https://leggesulprezzodellibro.files.wordpress.com/2011/07/legge-2011-07-20-testo-approvato.pdf.
  133. Cfr. L. Leone, Fare editoria. Viaggio tra i mestieri del libro, Formigine (MO), Infinito edizioni, 2013, p. 129.
  134. Ibidem.
  135. Si veda il comunicato Le Edizioni E/O dicono no ad Amazon sul sito della casa editrice e/o consultabile alla URL: https://www.edizionieo.it/news/1440/le-edizioni-eo-dicono-no-ad-amazon.
  136. Per ulteriori informazioni sul progetto indipendente I Mulini a Vento si veda il sito dedicato «Legge sul prezzo del libro» alla URL: https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com.
  137. V. Pudano, Sconto del 5% sui libri: la modifica della legge Levi che piace a tutti tranne Amazon, in «Cultora», 11 aprile 2017, consultabile alla URL: http://www.cultora.it/sconto-del-5-sui-libri-la-modifica-della-legge-levi-piace-tutti-tranne-amazon/.
  138. Book Pride ha un proprio sito, curato e aggiornato con tutte le notizie e i contenuti riguardo alla fiera, che è consultabile alla URL: http://bookpride.net/site/.
  139. Per maggiori informazioni su Book Pride Genova si visiti la sezione dedicata sul sito del Palazzo Ducale alla URL: http://www.palazzoducale.genova.it/book-pride/.
  140. Book Pride – Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente, comunicato pubblicato online sul sito di ODEI il 23 febbraio 2015 per la prima edizione della fiera e consultabile nell’archivio alla URL: http://www.odei.it/bookpride/.
  141. Si veda la sezione Chi siamo sul sito del Salone Internazionale del libro di Torino, consultabile alla URL: http://www.salonelibro.it/it/chi-siamo/mission.html.
  142. Si veda la sezione Chi siamo sul sito del Salone Internazionale del libro di Torino consultabile alla URL: http://www.salonelibro.it/it/chi-siamo/mission.html.
  143. Si veda la sezione BookBlog sul sito dedicato al progetto «BookBlog. Giovani letture» consultabile alla URL: http://www.salonelibro.it/it/chi-siamo/mission.html.
  144. Cfr. Salone del libro lascia Torino per Milano, l’Aie esce dalla Fondazione, articolo pubblicato nella rubrica «Spettacoli e cultura» sul «Messaggero» del 27 luglio 2016 e consultabile alla URL: https://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/eventi/salone_libro_milano_aie-1879866.html.
  145. Per maggiori informazioni su Tempo di Libri si veda il sito dedicato alla URL: http://www.tempodilibri.it/.
  146. P. Italiano, Salone del Libro di Torino, tornano i grandi editori, in «La Stampa Torino», 27 febbraio 2018, consultabile alla URL: http://www.lastampa.it/2018/02/27/cronaca/salone-del-libro-di-torino-tornano-i-grandi-editori-e-presto-scioglieremo-tutti-i-nodi-XVLu4Suq53OPqT3eGaeIgM/pagina.html.
  147. C. Taglietti, Salone del libro 2018. La nuova sfida: Torino per tutti, in «Il Corriere della Sera», 19 aprile 2018, consultabile alla URL: http://www.corriere.it/cultura/18_aprile_19/salone-del-libro-di-torino-2018-64171b88-43e5-11e8-8c6c-5ab8ac5380d3.shtml.
  148. Si veda la sezione Chi siamo sul sito di Più Libri Più Liberi consultabile alla URL: http://www.plpl.it/chi-siamo/.
  149. Si veda la sezione Edizioni passate in Chi siamo sul sito di Più Libri Più Liberi consultabile alla URL: http://www.plpl.it/chi-siamo/edizioni-passate/.
  150. Si veda la sezione Cos’è Buk sul sito di Buk consultabile alla URL: http://www.bukfestival.it/info/.
  151. Si veda la sezione Il Festival sul sito di Tao Buk consultabile alla URL: https://www.taobuk.it/il-festival/.
  152. «Indipendentemente»: il nuovo festival dell’editoria indipendente al Castello di Belgioioso, in «Il Libraio», 23 agosto 2017, articolo consultabile alla URL: https://www.illibraio.it/indipendentemente-festival-belgioioso-583455/.
  153. Per maggiori informazioni sulla libreria Tempo Ritrovato Libri si veda il sito dedicato e in particolare la sezione Chi siamo alla URL: http://temporitrovatolibri.it/chi-siamo/.
  154. Per maggiori informazioni sulla libreria Mannaggia di Perugia si veda il sito dedicato alla URL: http://www.mannaggialibreria.it/.
  155. Per maggiori informazioni sulla libreria Giufà di Roma si veda il sito dedicato alla URL: http://www.libreriagiufa.it/.
  156. Per maggiori informazioni sulla Libreria Assaggi di Roma si veda il sito dedicato alla URL: http://www.libreriaassaggi.it/.
  157. Cfr. la URL: https://www.illibraio.it/laltracitta-libreria-roma-534069/.
  158. Per maggiori informazioni sulla Tra le righe di Roma si veda il sito dedicato alla URL: http://www.libreriatralerighe.it/.
  159. Per maggiori informazioni sulla libreria Gogol & Company di Milano si veda il sito dedicato alla URL: https://www.gogolandcompany.com/.
  160. Per maggiori informazioni sulla libreria Marco Polo di Venezia si veda il sito dedicato alla URL: http://www.libreriamarcopolo.com/.
  161. Per maggiori informazioni sulla libreria Modusvivendi di Palermo consultare la pagina Facebook dedicata alla URL: https://www.facebook.com/modusvivendi.libreria/.
  162. Per maggiori informazioni sull’Italian Book Challenge si veda la pagina Facebook dedicata alla URL: https://www.facebook.com/italianbookchallenge/.
  163. Per maggiori informazioni su Modus Legendi si veda il sito dedicato alla URL: http://www.moduslegendi.it/.
  164. A. Di Liberto, La rivoluzione gentile dei lettori, articolo riepilogativo per l’edizione 2018 di Modus Legendi, in «La Repubblica», 15 marzo 2018, consultabile alla URL: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/03/15/la-rivoluzione-gentile-dei-lettoriPalermo12.html.

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)