Intervista a Elena Fierli, Associazione SCOSSE – Soluzioni Comunicative Studi Servizi Editoriali

Autore di Stefania Iantomasi

Scosse – Soluzioni Comunicative Studi Servizi Editoriali – è un’Associazione di Promozione Sociale, nata nel 2011 a Roma come spin-off universitario dell’Università degli studi Tor Vergata da un gruppo di giovani donne con esperienze e formazioni diverse, ma con una comune volontà di lavorare per la valorizzazione delle differenze e l’inclusione sociale e per la costruzione di uno spazio pubblico aperto, partecipato e solidale, contro ogni esclusione sociale. L’associazione, che ha sede legale presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, realizza e sostiene attività e politiche per le pari opportunità e la valorizzazione delle differenze di genere e di orientamento sessuale, per l’accoglienza, per l’intercultura, per i diritti delle e dei cittadini stranieri, delle e dei disabili, per l’educazione sentimentale e sessuale. Si impegna nella lotta contro le mafie, la violenza verso le donne, il bullismo, l’omofobia e la transfobia, la tratta di esseri umani e ogni fenomeno che ne leda la dignità.

In particolare, l’Associazione si propone di diffondere l’educazione al rispetto delle differenze e alla decostruzione degli stereotipi, già dalla primissima infanzia; per questo svolge con regolarità progetti di formazione e aggiornamento professionale per docenti del Comune di Roma e altri enti locali o partner privati, laboratori per studenti e studentesse della Regione Lazio, attività di prevenzione del bullismo finanziate dall’Unione Europea.

Elena Fierli, storica dell’arte, fa parte dell’Associazione e collabora principalmente con la sezione “Formazione infanzia”, che prevede tra i suoi progetti il corso di formazione La scuola fa differenza, realizzato in numerosi nidi e scuole dell’infanzia di Roma, e l’osservatorio online sugli albi illustrati senza stereotipi, rivolti alla fascia d’età 0-6 anni, “Leggere senza stereotipi”. Tale progetto è volto a creare un archivio bibliografico che proponga visioni dei generi, e dei relativi ruoli, libere da stereotipi (nelle attività quotidiane, nelle relazioni, in famiglia e nella società). Per realizzarlo l’Associazione ha attinto al ricchissimo panorama della letteratura per l’infanzia e, in particolare, agli albi illustrati, alla ricerca di rappresentazioni che stimolino bambini e bambine a compiere scelte, fare esperienze, avere sogni e ambizioni, leggere il mondo in modo libero, a prescindere dal proprio sesso. Tutto ciò nella convinzione che questi libri svolgano un compito fondamentale nella costruzione di identità libere e serene, curiose verso le differenze. Dalle loro pagine passa la definizione dei rapporti tra i generi, delle relazioni tra individui, bambini/e prima e adulti/e poi, dei modelli familiari e dei ruoli di riferimento.

Ad oggi questo archivio bibliografico è il frutto del lavoro quotidiano che Elena Fierli e le donne facenti parte di SCOSSE svolgono nel proprio ruolo di formatrici, insegnanti e di altre figure professionali che lavorano a contatto con bambini della fascia d’età da zero a 6 anni.

Come nasce l’associazione SCOSSE?

L’Associazione nasce nel 2011 come spin-off universitario, a partire dal “Laboratorio di Studi femministi Sguardi sulle differenze” dell’Università di Roma “La Sapienza”. In seguito a questa esperienza, infatti, si costituisce in associazione di promozione sociale e inizia la propria attività di formazione, che include la creazione di laboratori e l’organizzazione di eventi che si occupano in maniera specifica di questioni di genere.

Quali sono le vostre attività più importanti?

Le nostre attività più importanti riguardano sicuramente la formazione rivolta alle educatrici e alle insegnanti che lavorano nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, ma anche per coloro che lavorano nelle scuole primarie e secondarie.

Oltre all’attività più specificatamente formativa, ci occupiamo di elaborare interventi di diffusione teorica sull’educazione alle differenze, la valorizzazione delle differenze e la lotta alla violenza di genere. Un’altra attività per noi molto importante riguarda certamente l’analisi degli albi illustrati privi di stereotipi.

Il lavoro che abbiamo svolto con il catalogo “Leggere senza stereotipi”, consultabile online sul nostro sito1, e quello portato avanti con la pubblicazione del libro Leggere senza stereotipi. Percorsi 0-6 anni per figurarsi il futuro, edito da Settenove, sono volti alla creazione di una bibliografia ragionata su tutti quegli albi illustrati che propongono dei modelli positivi, attraverso i quali si possano creare corsi, laboratori e progetti da riproporre nelle classi. Ecco perché la formazione che noi facciamo contro gli stereotipi di genere è mirata a creare una serie di strumenti che siano, poi, dei modelli replicabili, riutilizzabili con bambini e bambine dagli zero anni in poi.

Quale pensa sia la condizione del mondo editoriale italiano in relazione agli stereotipi di genere?

Purtroppo, l’editoria italiana è molto influenzata da una cultura piuttosto conservatrice e da pressioni molto forti che provengono da vari ambienti tra cui, ad esempio, quello della Chiesa cattolica o, comunque, dalla parte più retriva della Chiesa cattolica. Questo influenza molto il modo di rappresentare degli illustratori e delle illustratrici, ma, soprattutto, influenza ciò che le case editrici decidono di pubblicare. Ciò non toglie, però, che esistono tante case editrici che fanno libri di altissima qualità. Sono spesso case editrici piccole, indipendenti, che riescono comunque a coprire una parte della richiesta su questi argomenti.

Come pensa possano migliorare le case editrici da questo punto di vista?

Le case editrici possono migliorare sicuramente la proposta che fanno; resta il fatto che i libri devono per prima cosa essere libri di qualità, cioè libri che abbiano alla base un progetto, un progetto grafico, un progetto letterario, insomma, un progetto editoriale. Detto questo, cioè dato per scontato che si tratti di libri di qualità, le case editrici in Italia possono sicuramente impegnarsi a focalizzare di più la propria attenzione sulle rappresentazioni non stereotipate o che diano gli strumenti per superare gli stereotipi di genere, di ruolo e familiari.

Sul sito dell’Associazione, alla sezione Leggere senza Stereotipi, leggo «lavori in corso». Quali saranno le novità?

La novità è che saremo online, a partire dal 21 gennaio, con un sistema di ricerca completamente rinnovato, molto più semplificato. Ci sarà, poi, un aggiornamento importante della bibliografia, con l’aggiunta di molti altri titoli rispetto a quelli che è già possibile trovare ora. Abbiamo, inoltre, rinnovato le sinossi dei libri e, soprattutto, abbiamo aggiunto una serie di tag che consentiranno una ricerca più agile e approfondita.

Quale potrebbe essere un albo illustrato che rappresenta appieno gli scopi dell’Associazione?

Un albo illustrato che rappresenta appieno l’Associazione e il lavoro che facciamo sui libri di qualità senza stereotipi è sicuramente Et pourquoi pas toi?, un libro di Madalena Matoso edito dalla casa editrice svizzera Editions Notari. L’albo è disponibile anche in portoghese ed è un mèli-mèlo senza parole che permette a bambine e bambini di scoprire la vastissima varietà di possibilità di ruolo che esistono.

Il libro è nato da un progetto del comune di Ginevra che ha chiesto a illustratrici e illustratori di fare una proposta per la fascia d’età 0-3 anni; il libro vincitore sarebbe, poi, stato pubblicato e distribuito in tutti i nidi di Ginevra, e ha vinto appunto Madalena Matoso.

Perché per noi questo libro è molto importante? Perché ha una qualità di illustrazione e di progetto molto forte e perché fa una proposta estremamente semplice e allo stesso tempo dirompente. Il volume è, infatti, tagliato in due e, attraverso un gioco combinatorio delle immagini, si possono variare le cose che ogni persona fa all’interno del libro. La cosa importante è che, variando la persona, variano anche l’età, il sesso, l’etnia, e ciò offre un bagaglio di immagini e possibilità rappresentate estremamente vasto. Bambine e bambini dagli zero ai tre anni si trovano a vedere che davvero possono fare qualunque cosa.

La domanda fondamentale: perché partire dalle bambine e dai bambini?

Partire dalle bambine e dai bambini è fondamentale, perché solo se le bambine e i bambini crescono con un immaginario forte, vasto, libero, dove ogni possibilità viene data per accettabile e non giudicata, cresceranno persone consapevoli, libere e serene nelle proprie scelte. È ovvio che l’educazione alle differenze, la valorizzazione delle differenze, devono essere trasversali, non si possono ridurre a una materia di un’ora alla settimana, ma devono coprire tutto l’impianto educativo della scuola. Solo in questo modo si possono prevenire violenze, bullismi, omofobie e transfobie. Quindi, se alle bambine e ai bambini già da piccolissimi si propone una rosa vasta di possibilità e si insegna loro che ogni tipo di famiglia, ogni tipo di scelta, ogni tipo di ruolo va bene, si troveranno, da grandi, a fare delle scelte serene e consapevoli.