Intervista ai librai di Tempo Ritrovato Libri a Milano

Autore di Federica Guglietta

Tempo Ritrovato Libri è una libreria indipendente specializzata in piccola e media editoria che si trova a Milano in Corso Garibaldi (zona Brera) dal 2017 ed è gestita da Deborah e Luca Allodi. La libreria nasce da un progetto già attivo dal 2007 al 2016, quello del Bistrò del Tempo Ritrovato di via Foppa (zona Solari).

Quest’intervista è stata realizzata in data 26 maggio 2018.29

La vostra è una libreria del Tempo Ritrovato, nome che racchiude un concetto molto bello, quello di ritrovare il proprio tempo in una bella lettura, quando sempre più persone dichiarano di non aver tempo per leggere. Da cosa è nata l’idea del nome?

Luca Allodi: Abbiamo un passato come Bistrò del Tempo Ritrovato. L’idea era dentro di noi da parecchi anni, poi nel 2007 abbiamo cercato di realizzarla. Allora la situazione delle librerie indipendenti e del mercato editoriale in generale non era molto semplice. Non venivamo da un passato di librai. All’inizio abbiamo analizzato la situazione per capire un po’ meglio le problematiche e la richiesta tramite delle interviste. Il filo rosso di tutte queste interviste era costituito dal fatto che il mercato era difficile: era il 2007 e i problemi all’orizzonte per i librai erano legati all’e-book, che come supporto di lettura si era già affermato negli Stati Uniti; in Europa doveva ancora arrivare e quindi si paventavano scenari abbastanza drammatici. Gli altri problemi appartenevano principalmente alle dinamiche della grande distribuzione, fenomeno che comprende non solo gli editori possessori anche di catene di librerie (Feltrinelli, Mondadori), ma anche supermercati e ipermercati. Quando ci siamo affacciati a questo mondo perché volevamo realizzare il nostro sogno di lavorare nel mondo dei libri, in molti ce lo hanno sconsigliato. Noi siamo andati avanti lo stesso e la soluzione che avevamo trovato per sostenere la parte dell’attività riguardante i libri era quella di mettere su una caffetteria. Attività del genere, della libreria-bistrò nel 2007, a Milano non erano così diffuse…

Deborah Allodi: …non c’erano proprio.

Luca A.: Invece a Roma c’erano già state altre esperienze di questo tipo, Bibli per citarne una (Bibli Libri e Caffè a Trastevere, n. d. r.), e nei paesi anglosassoni. Quindi abbiamo deciso: «va bene, proviamo a partire con un caffè-libreria». Da lì nasce anche il discorso del nome: abbiamo scelto di chiamarlo Bistrò del Tempo Ritrovato per dare l’idea di un caffè-libreria dove le persone, in una città molto frenetica come Milano, potessero ritrovare il tempo e passarlo in maniera diversa rispetto ad altri luoghi e quindi, avvalendoci di una citazione proustiana, abbiamo detto «sia il Bistrò del Tempo Ritrovato»: un nome che ci piace molto, anche se gli studi di marketing sconsigliano i nomi molto lunghi e quindi non rimane impresso velocemente, di conseguenza anche i vari indirizzi email o del sito sono abbastanza lunghi da scrivere, ma a noi non è importato più di tanto.

Come mai c’è stata l’esigenza di riqualificare e spostare in un’altra zona la libreria?

Luca A.: Il Bistrò è morto nel 2016 per una motivazione logistica: avevano iniziato i lavori della metro e avevamo i cantieri proprio davanti alla nostra attività e questo ci ha affossati. L’esperienza per noi era finita in questo modo, poi il Comune di Milano ci ha dato una mano nel senso che ha predisposto un bando a cui potevano partecipare solo le attività impattate ed eccoci qua. Ci siamo tenuti il nome perché si adattava perfettamente alla libreria e in più ci sembrava esemplificativo per il nostro lavoro.

La vostra è una libreria indipendente che ha scelto di vendere per la maggior parte libri pubblicati da case editrici indipendenti. Da cosa nasce questa scelta?

Deborah A.: Si tratta di libri che leggiamo, libri che vengono pubblicati da case editrici che fanno un lavoro di ricerca molto oculato e di qualità. Per cui abbiamo fatto una scelta di qualità necessaria anche per il fatto di avere a disposizione degli spazi non così ampi: dovevamo fare una selezione. Quindi, i libri che proponiamo sono scelti uno per uno, così come abbiamo conosciuto tutti, uno per uno, gli editori, li abbiamo trovati in sintonia col nostro lavoro. Non tutti gli editori hanno aderito alla nostra richiesta: con la maggior parte ci siamo trovati. Quindi, si è sempre trattato di una ricerca di qualità, di collaborazione stretta e di dialogo continuo con gli editori che ci tengono proprio a spingere ogni piccola creatura che fanno nascere.

Luca A.: Una delle motivazioni che ci ha spinto a fare questa scelta è stata la costatazione che il grande pubblico, la massa — e qui aprirei una parentesi su quanto ammonta la percentuale di lettori in Italia, troppo poca per cercare di avere una base che ti garantisca la sopravvivenza —, chi legge o comunque una buona percentuale di coloro che leggono non conosce o conosce solo marginalmente le case editrici. La cosa, come diceva Deborah, che ci ha spinto a fare questa scelta è offrire una libreria in una zona di forte passaggio o comunque centrale come questa a Milano, città che già è una realtà, per quanto riguarda il mercato editoriale, interessante perché, quando guardiamo le percentuali di tutta Italia, Milano ha già una buona piazza. Volevamo offrire, quindi, una libreria in centro che fosse dedicata quasi nella sua interezza agli editori indipendenti, con una profondità di catalogo che altri non hanno. Con altri mi riferisco soprattutto alle librerie di catena.

Deborah A.: O, meglio, le librerie di catena possono anche avere un titolo x di un editore indipendente, ma non hanno poi tutto il catalogo. Una scelta di qualità, invece, presuppone un certo approfondimento.

Luca A.: Visto che il mercato è questo e la percentuale di lettori è bassa, penso che le librerie indipendenti debbano per forza diventare un presidio culturale un po’ come già sono considerate in altri paesi europei: se andiamo in Francia o in Germania, le librerie indipendenti sono considerate e aiutate anche dallo Stato. C’è una legge sullo sconto dei libri che blinda la situazione e quindi fa applicare a tutti le stesse regole. All’estero ci sono degli aiuti economici che vengono dati sia al momento in cui si apre una libreria indipendente (ad esempio, in Francia), e quindi si tratta di aiuti erogati dallo Stato a fondo perduto, sia per la gestione. Lo scenario è diverso. All’estero c’è questo tipo di aiuto perché, appunto, le librerie indipendenti sono considerate presidi culturali. Nel momento in cui una libreria indipendente apre e decide di avere un’offerta di certi libri, di organizzare un certo tipo di incontri, diventa di conseguenza un presidio culturale: non è solo un punto vendita, ma offre molto altro. Quindi, è fondamentale per tutti che lo scenario cambi anche in Italia. Qualcosina si sta già muovendo. A questo proposito posso fare un confronto, per la nostra libreria, rispetto al 2007. Sono passati undici anni, e questo spiega il perché dalla precedente esperienza non ci siamo portati dietro la parte di caffetteria; forse, qualcosa anche nel panorama italiano molto lentamente sta cambiando perché si parla sicuramente più di libri rispetto al passato: sui quotidiani c’è l’inserto dedicato ai libri che esce tutte le settimane, cosa che prima non esisteva; per quanto riguarda gli eventi, prima del 2007 non c’erano festival della letteratura a Milano, c’era il Festival Letteratura di Mantova, ma a Milano non c’era nulla. Adesso abbiamo Book City, Book Pride, abbiamo Tempo di Libri

Deborah A.: …ce ne sono un po’ troppi, adesso (ride, n. d. r.)

Luca A.: Questo fa capire che adesso qualcosa sta cambiando. Il lavoro da fare è tantissimo e, se vuoi realmente aumentare quella famosa percentuale di lettori, l’unica cosa da fare è insegnare ai piccoli ad amare la lettura per farli diventare i lettori di domani. In questa prospettiva si aprono diverse possibilità: il libraio può andare nelle scuole, magari creando un circolo virtuoso assieme agli insegnanti e con gli editori. Ci sono molti editori che organizzano attività con le scuole, ad esempio Marcos y Marcos, Add, Becco Giallo. Ecco, questi sono tre editori che sono molto impegnati con le scuole.

A questo proposito, come consolidate il vostro rapporto con gli editori?

Deborah A.: Abbiamo frequentato le ultime fiere in maniera assidua. Soprattutto in occasione di Book Pride ci è capitato di fare una bella attività di ricerca sui singoli, ma ogni fiera è comunque un luogo di conoscenza e di scambio. Ad esempio, dall’ultimo Salone di Torino siamo tornati con un altro editore che avevamo lungamente corteggiato che è Atmosfere Libri, che pubblica libri per bambini davvero bellissimi e hanno dei progetti fantastici. A breve andremo a Una marina di libri, il festival del libro che si tiene a Palermo, e abbiamo già puntato un editore che ci interesserebbe avere in libreria, Rueballu (casa editrice che pubblica testi di letteratura musicale, n. d. r.), ma sicuramente ci saranno altri editori del Sud che magari, per questioni di spostamenti e di costi, non vengono mai al Nord, quindi speriamo di conoscerli. Anche per noi è un costo andare da Milano a Palermo, però ci teniamo. La ricerca di nuovi editori da parte di chi ha un’attività come la nostra è continua: sono talmente tanti gli editori che alcuni sinceramente potrebbero anche non esserci perché, secondo me, hanno delle proposte superflue, anche se è molto difficile tra gli indipendenti, devo dire. Gli indipendenti hanno una loro linea molto specifica, hanno un motivo, un progetto ben delineato, ci credono fortemente. La nostra ricerca, in quanto librai, non si fermerà mai.

Luca A.: Quello di cui ci siamo resi conto è che comunque ogni casa editrice ha un progetto che deve essere conosciuto perché, anche se in realtà non ha molti titoli in catalogo, magari è in attività da poco, ma dietro al suo lavoro c’è sempre una grandissima passione. Forse quello che conta di più è la passione che un editore mette in quello che fa e poi in secondo piano troviamo anche il discorso economico. Si tratta anche in questo caso di progetti che non riescono ad arrivare al pubblico perché, per quanto possano avere un sito esplicativo etc., non c’è nulla che eguagli l’ascoltare l’editore in persona che ti spiega i libri a uno a uno e qual è il proprio progetto editoriale…

Deborah A.: Un editore non parla dei suoi libri, li illumina.

Luca A.: Ecco perché noi ci sentiamo molto fiduciosi nel proporre queste case editrici e dietro c’è davvero un lavoro di scouting non indifferente: quello che si può dire oggi è che magari grandi case editrici, quando trovano qualcosa di buono dai piccoli (per la maggiore si tratta di scrittori), glielo soffiano; è come se loro avessero allevato lo scrittore, poi arriva la grande squadra con i grossi capitali e se ne appropria.

Deborah A.: …in questo caso bisogna trovare lo scrittore fedele alla casa editrice che lo ha scoperto.

Luca A.: Al Salone di Torino abbiamo conosciuto Edizioni Anfora: stavamo passando tra gli stand e ci è caduto l’occhio su questi libri che erano tutti di Magda Szabó. Della Szabó avevo letto solamente La porta, pubblicato da Einaudi, e non avevo idea che avesse scritto tutti questi altri libri. Abbiamo chiesto informazioni e in pratica l’editrice dell’Anfora, che è ungherese, ci ha spiegato che ha questo progetto aperto da pochi anni di una casa editrice indipendente volta a pubblicare scrittori del centro-est Europa. Ha iniziato, giocando in casa, con Magda Szabó: Einaudi aveva appena acquistato i diritti per La porta, ma non aveva preso il resto, cosa che invece è riuscita a fare questa giovane editrice. Questo è un esempio del lavoro che fanno gli indipendenti: magari Einaudi ha pensato di prendere solo La porta perché questo titolo era già uscito in Francia e aveva avuto successo, limitandosi così all’ultimo titolo che aveva avuto successo, ma senza approfondire il resto della produzione dell’autrice.

Vi rapportate agli editori tramite i consueti canali di distribuzione o, come nel caso del modus operandi di Edizioni Sur, avete anche un rapporto più stretto con l’editore che ha scelto in questo caso la via indipendente anche nella distribuzione?

Deborah A.: Abbiamo situazioni miste.

Luca A.: Sì, abbiamo situazioni miste, ma non ti nascondo che anche noi privilegiamo il rapporto diretto con l’editore. Questa è la nostra realtà, per una serie di motivazioni: il servizio che ti dà un editore in modo diretto la distribuzione non è in grado di darlo, sia come tempistica di uscita che come informativa sulle prossime uscite; e non va trascurato neanche il rapporto che poi si crea per organizzare gli eventi e le presentazioni in libreria. Questo è quello che ci ha spinto a cercare un rapporto diretto. Secondariamente, resta anche il fattore economico, ovviamente.

Come si svolgono gli incontri letterari alla Tempo Ritrovato Libri? Come vi organizzate?

Deborah A.: In questa fase iniziale, dovendoci far conoscere, abbiamo fatto moltissima ricerca presso gli autori; avevamo parecchi contatti dalla precedente realtà, perché in un bistrò passa un sacco di gente e quindi in dieci anni di attività abbiamo conosciuto veramente tanti giornalisti, per cui alcuni contatti li abbiamo assolutamente mantenuti; tanti professori universitari; quindi, persona conosce persona, e con un lavoro di tre mesi belli intensi l’anno scorso, ma che era cominciato molto tempo prima, abbiamo organizzato il calendario degli eventi per la prima parte di quest’anno. Adesso succede che qualcuno viene a proporci anche di ospitare autori e presentazioni: il posto è visibile, centrale, ben raggiungibile, quindi ci propongono eventi; però, noi li selezioniamo molto e privilegiamo incontri che hanno a che fare comunque con editori che sono qua o che interessano libri che abbiamo letto e amato. Sembra scontato, ma non lo è: noi leggiamo sempre i libri che poi presentiamo perché c’è una sorta di correttezza e ne va dell’immagine della libreria e del rapporto di fiducia che s’instaura con il cliente che sa che facciamo scelte di qualità. C’entra anche il nostro interesse personale: infatti, proponiamo sempre eventi a cui ci piacerebbe partecipare (e infatti partecipiamo!).

Luca A.: Parlando degli incontri, la cosa a cui teniamo particolarmente (e qui mi ricollego al discorso del presidio culturale) è cercare di organizzare una serie di incontri (lo abbiamo già fatto in questi mesi) che noi chiamiamo rassegne, sempre gratuite, e che hanno interessato, ad esempio, la letteratura americana con la prof.ssa dell’Università Statale Cinzia Scarpino, quella centroeuropea; e quella sudamericana; abbiamo avuto un incontro sulla letteratura coreana, in concomitanza con la Corea Week. Abbiamo fatto incontri sull’«arte raccontata» non per immagini, ma attraverso le parole di Luca Scarlini. Poi, un ciclo di incontri ad ottobre sull’arte nella letteratura. Tutto questo per dire che, se penso al 2007, a com’era lo scenario, quando ancora probabilmente c’era un vecchio modo di fare libreria, ossia stare nel negozio e aspettare che qualcuno entrasse a comprare, adesso la libreria è cambiata, forse anche un po’ costretta a questo cambiamento: non è più solo dentro le quattro mura, ma deve uscire fuori.

Deborah A.: Lo fa attraverso i social, sicuramente, mezzi di comunicazione che agevolano il contatto con i lettori e che non hanno un costo, anche se a livello di impegno ne hanno parecchio e richiedono una costanza pazzesca.

Luca A.: Contemporaneamente bisogna continuare a portare in libreria le persone. Questo si realizza quando riesci ad organizzare eventi che dedichi, ad esempio e come è già successo, alla letteratura americana, che durano tre giorni, quindi tre incontri gratuiti con la professoressa dell’università. Lavorando in questo modo, il lettore ha la possibilità di avvicinarsi a un tipo di letteratura ascoltando di John Steinbeck o di Paul Auster attraverso un modo di raccontare i libri e gli autori che non è una lezione universitaria, ma dà un livello di competenza superiore cosicché ci si sente accompagnati nella lettura. Un altro aspetto che riguarda il coinvolgimento dei lettori è quello dei percorsi di lettura, che noi come libreria proponiamo a tema: abbiamo già fatto quello per i quarant’anni della Legge Basaglia e quello sul Sessantotto, per cui faremo anche una mini rassegna. Le nostre proposte di rassegne e percorsi a tema sono assolutamente soggettive: selezioniamo sempre libri pubblicati dalle case editrici presenti in libreria e che ci sono piaciuti, cercando d’incuriosire il lettore che guarda il percorso e dice vabbè, è interessante…

Deborah A.: Oppure ti chiede perché hai messo questo libro in rassegna e non quest’altro, iniziando comunque un dialogo.

Luca A.: Questa è la nostra idea di come lavorare in libreria. Non assicuro che sia l’idea vincente, ma comunque è la nostra, ci stiamo provando. Avvicina le persone e secondo me dovrebbe essere quello che una libreria deve fare, cioè bussare all’anima e al cuore delle persone per svegliarle, perché in questo momento siamo tutti troppo individualisti. Secondo noi, non c’è niente di meglio di un libro per risvegliare coscienza e spirito critico.

Deborah A.: …e creare una comunità.

Qual è la giornata tipo del libraio del Tempo Ritrovato?

Luca A.: In realtà ci sono sempre tantissime cose da fare, quindi non è possibile inquadrarle in una giornata tipo. Per quanto mi riguarda, a me ruba molto tempo la gestione dei social e del sito; poi, i giornali e gli inserti culturali che necessitano di una lettura approfondita; per il resto, le uscite editoriali sono sempre tantissime, in Italia si pubblica tanto: la funzione del libraio dovrebbe essere quella di saper scegliere e fare da filtro. Ci piace pensare a noi come portatori di una proposta: riuscire a scegliere nel mare magnum dei libri che vengono pubblicati ogni anno, circa sessantamila, quello che secondo noi può essere non solo interessante per i tuoi clienti, ma quello che può dare quel qualcosa in più che resta, arricchisce. Per riuscire in questo obiettivo, la libreria deve essere il più possibile parlante: attraverso la voce, attraverso l’impianto libri, la disposizione scelta, attraverso gli incontri che organizzi, i cartelloni e le frasi che scrivi.

Deborah A.: La giornata è piena perché devi sempre fare proposte, scrivere mail, per non parlare di fare rendicontazioni.

Luca A.: Escono e ti vengono proposti libri in continuazione; succede che, avendo letto una cosa tipo quattro frasi dalle anteprime, devi capire se un determinato libro può andare o no per il target della tua libreria.

Deborah A.: Fortunatamente dalle case editrici ci arrivano anche le bozze dei libri proposti almeno un paio di mesi prima dell’uscita e in questo caso riesci a conoscere per tempo quei libri su cui puntano maggiormente gli editori.

Luca A.: Poi ci sono quei libri che magari stai leggendo in anteprima e allora te ne innamori, e quindi diventa un libro che per te libraio spicca e vuoi assolutamente proporlo ai clienti della tua libreria. Questo è il succo della questione.

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)