L’Orma editore: per un’editoria europea

Autore di Alice Figini

Un dato inconfutabile ci svela il panorama scoraggiante in cui si muove l’editoria attuale: il problema dell’Italia sono i “non lettori”. Secondo le recenti statistiche sulla lettura, l’Italia non ha nulla da invidiare agli altri Paesi europei riguardo al numero di lettori forti. Infatti, varie analisi dimostrano che la quantità di lettori fortissimi, in grado di leggere oltre ventiquattro libri l’anno, vede il nostro paese quasi alla pari con Francia e Inghilterra. Il divario fra noi e il resto d’Europa è dato, invece, dal fatto che in Italia ci sono persone che negli ultimi dodici mesi non hanno letto neppure un libro. I non lettori, appunto. Allora, viene da domandarsi quale sia la vera sfida dell’editoria oggi: avvicinare queste persone a un libro, un libro qualsiasi, non necessariamente di narrativa, ma anche di cucina, di cucito, di viaggi? Oppure occuparsi dell’altra fascia di lettori, comunque numerosa e non trascurabile?

Case editrici giovani, di nascita recente, mostrano che è possibile tentare entrambi gli approcci, senza per questo rinunciare a un’editoria colta e rispondere a una certa mission culturale. D’altronde, la drammatica statistica rappresentativa della situazione attuale può essere letta anche al rovescio: si rileva un numero deprimente di non lettori, ma esiste, allo stesso tempo, un pubblico di lettori voraci che richiede di essere sfamato.

Con questo proposito Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari, uomini di lettere che provengono dall’ambito accademico, si sono lanciati nell’avventura editoriale in tempi burrascosi1. Correva il lontano 2011, l’anno più nero della crisi editoriale in Italia. In una Piazza Duomo gremita di gente, che si tingeva progressivamente di arancione in seguito alla vittoria di Giuliano Pisapia alle elezioni comunali milanesi, dopo alcune titubanze e con una solida stretta di mano è stato suggellato il patto che ha dato origine a L’Orma editore. Così, quella piazza piena di fervore è diventata teatro dell'”esame di coscienza di due letterati”, che forse da quell’entusiasmo si sono lasciati contagiare al punto da buttarsi a capofitto in una sfida che ha assunto i contorni di un’avventura intellettuale.

La loro convinzione di fondo è che in Italia un pubblico generico, di alto livello, esista. L’ambizione degli editori dell’Orma è proprio quella di rivolgersi a questo pubblico di cultura, svolgendo quella funzione di filtro che nel mondo dell’editoria odierna sta andando progressivamente perdendosi, restando spesso relegata all’ambito puramente accademico.

In questo quadro, L’Orma si ispira al modello della casa editrice novecentesca in cui a dominare è la figura dell’editore protagonista, che svolge la funzione di mediatore culturale, non di semplice tipografo. Oggi stiamo assistendo al manifestarsi di un’editoria sempre più industrializzata, commerciale, in cui il libro viene ridotto a pura merce e pesato in base alla sua vendibilità. Vendibilità, e non qualità, appunto; un libro, che dovrebbe essere un prodotto culturale, viene valutato quasi solo in base alla sua capacità di attrarre il pubblico dei “non lettori”, di destare curiosità. In quest’ottica commerciale, dove l’editore è il primo a farsi i conti in tasca, si rischia di perdere di vista il valore del libro in quanto oggetto intellettuale.

Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari cercano di rispondere proprio a questa sete di qualità, senza rinunciare alla prospettiva di attrarre i cosiddetti “non lettori”; ma le loro esche sono esclusivamente la cultura e la pura curiosità intellettuale, non la trasformazione del libro in merce di mero intrattenimento.

Non è un caso che all’origine del progetto ci siano delle cause di carattere privato e intellettuale. Come accennato, entrambi gli editori provengono da una formazione di tipo accademico: Lorenzo è un francesista, Marco un germanista; si frequentano a lungo a Berlino, dove vivono per motivi di studio, di ricerca, e fra loro nasce un profondo sodalizio intellettuale. Due cervelli in fuga, due giovani sognatori che tornano in Italia con la prospettiva di introdurre nel loro Paese una cultura europea di più ampio respiro.

Si definiscono una sorta di “mostro bicefalo”, come sostiene Lorenzo Flabbi: «Tutto ciò che dico io l’ha pensato lui, tutto ciò che dice lui l’ho pensato io». L’idea di fondare una casa editrice era nata su un divano blu in un appartamento di Berlino, e si era poi affinata «in una bettola sotto casa». Si delineava già allora a caratteri chiari quella che sarebbe stata la missione dell’Orma: «tradurre in Italia quanto si muove in Europa». Tuttavia, il percorso non è stato semplice e le risorse economiche non erano infinite: al principio il proposito apparve folle, prima di consolidarsi dopo quella fatidica stretta di mano in Piazza Duomo, a Milano.

Il progetto dell’Orma nasce anche da una profonda analisi e, implicitamente, da una critica a quello che è attualmente il mondo accademico: una cultura che tende a rivolgersi a un pubblico elitario, di letterati, utilizzando un linguaggio criptico e accessibile a pochi iniziati. Però, Flabbi e Federici Solari vogliono evidenziare anche l’aspetto positivo e divulgativo dell’Accademia: riconoscere il ruolo imprescindibile di filtro svolto dalla cultura, ed enfatizzare la capacità di certi docenti di trovare un linguaggio comunicativo capace di rivolgersi a tutti i lettori. Un tempo i laboratori culturali erano costituiti dalle riviste novecentesche, che fornivano un’occasione di scambio e partecipazione intellettuale; oggi quella stessa atmosfera di sapere condiviso si può respirare nelle case editrici e in certe aule universitarie.

Le basi di quello che in futuro sarebbe stato il progetto editoriale dell’Orma, infatti, vennero poste proprio da un magazine su piattaforma digitale. In principio i due editori collaborarono a un sito di letteratura comparata, Sguardomobile, che assunse una certa rilevanza nel dibattito in rete negli anni 2003-2006. Dal sito sarebbe nata una collana di saggi di letteratura comparata pubblicata da Le Lettere, la casa editrice di Firenze fondata da Federico Gentile, figlio del filosofo, politico e saggista Giovanni.

La loro ambizione era quella di trovare un linguaggio della critica letteraria che non fosse involuto su se stesso. Più o meno inconsapevolmente questo proposito è stato trasmesso anche al loro progetto successivo, L’Orma editore, che ha aperto ufficialmente i battenti a Roma nel 2012.

In questo senso la Casa Editrice appare come la risultante di un percorso biografico: quello di due uomini di lettere che hanno trasformato la loro competenza in autorevolezza, rendendo la solitudine della ricerca, dello studio, una formidabile occasione culturale. Nel catalogo della Casa editrice troviamo la letteratura di lingua francese e tedesca, libri spesso tradotti in prima persona da Flabbi e Federici Solari, in qualità di veri specialisti. Per la prima volta testi contemporanei di area francese e tedesca vengono tradotti in italiano ed esposti sugli scaffali delle librerie. Si tratta di libri che prima in Italia non esistevano, ma che, come sostengono i due editori, «ci dovrebbero essere»: questa, la grande scommessa. Viene portato sul mercato il nuovo, quello che ancora non era presente, e all’editore spetta il compito sommo di svelarlo e renderlo accessibile ai lettori.

Il punto di partenza è, dunque, la memoria europea. L’Europa viene vista come un grande serbatoio di memoria collettiva. Questa missione è riassunta nel nome della collana ammiraglia della Casa Editrice, la «Kreuzville», nata dall’unione dei nomi di due quartieri in cui Flabbi e Federici Solari hanno vissuto, Kreuzberg a Berlino e Belleville a Parigi. In questo senso, la collana si propone come un vero e proprio veicolo di pensiero: rappresenta l’immagine di un’Europa auspicabile in futuro; un luogo fatto di molte realtà, di mescolanze multiformi, impalpabili. Come afferma Marco Federici Solari, «una grandissima mescolanza culturale, un’armonia un po’ dissonante ma per questo molto interessante, tipo il kebabbaro sotto la chiesa del Cinquecento. Situazioni che all’apparenza possono risultare addirittura stridenti e che invece nella vita di noi espatriati temporanei, in quella di chi ci abita e di chi ci emigra rappresentano la quotidianità e spesso sono spunto per narrazioni sul mondo contemporaneo, in romanzi, racconti, saggi».

Accanto alla collana «Kreuzville» ne nascerà un’altra, identificabile come sorella maggiore della prima, la «Kreuzville Aleph», che contiene classici della letteratura francese e tedesca. A differenza dei libri «Kreuzville», che sono vere e proprie scommesse, in questa collana troviamo autori già affermati. Rappresentativo è ancora una volta il nome, che contiene la parola Aleph, ‘radice’, che simboleggia il luogo in cui si sommano tutti i luoghi. Secondo la visione dell’Orma editore, la collana stessa appare come un luogo culturale. A ogni libro viene riconosciuta la capacità di influire non solo sul presente e sul futuro, ma di modificare l’intera tradizione, il passato stesso.

La parola memoria, d’altronde, ha un ruolo centrale nella ricerca letteraria, e connota in particolare la ricerca editoriale dell’Orma. Nota Federici Solari: «la maggior parte dei libri la contengono nel titolo, o la tematizzano in maniera molto forte». Memoria è un termine da cui assolutamente non si può prescindere, perché le sue interferenze sul presente e sul futuro sono ineludibili. Ѐ interessante la riflessione su questo passato che ci portiamo dietro non come un fardello, ma come un’eredità, e che ciascuno scrittore porta con sé, dentro le proprie parole, come un messaggio lasciatogli da chi l’ha preceduto.

Il nome della casa editrice, L’Orma, non è semplicemente l’unione delle prime sillabe dei nomi dei suoi creatori, ma rimanda direttamente al concetto di tradizione letteraria, alludendo allo stesso tempo alla possibilità di lasciare una traccia, un’impronta con il proprio percorso editoriale. Un nome in grado di restituirci l’idea di un’editoria che si trasfonde nel cammino personale, privato, di due uomini. Sosteneva Borges: «Anche le poesie scritte dalla mia vicina di casa modificano il sistema letterario». Non è certo un caso che la presentazione della casa editrice sia esemplificata da una frase di Eliot: «Dopo che l’opera nuova è comparsa, tutto deve essere modificato».

E questo è, forse, uno dei compiti più significativi per l’editoria di ogni tempo: la consapevolezza di poter modificare, con ogni singolo libro pubblicato, la tradizione letteraria di riferimento. Perché ogni lettore ha la possibilità di costruire la propria tradizione a seconda del contesto culturale in cui è immerso, e la grande responsabilità della realtà editoriale risiede proprio nella costruzione di questo contesto. Come scriveva T. S. Eliot nel saggio Tradizione e talento individuale2, il passato viene modificato dal presente. Il poeta, quindi, dev’essere consapevole non di ciò che è morto, ma di ciò che, fin da prima di lui, è vivo.

Eliot sosteneva che il «senso storico costringe un autore a scrivere non solo insieme alla propria generazione, di cui egli è la concreta incarnazione, ma lo spinge a scrivere anche con la sensazione che l’intera letteratura europea a partire da Omero (e in essa tutta la letteratura del proprio paese) ha una esistenza simultanea e compone un ordine simultaneo»3.

La letteratura europea di cui L’Orma editore, in particolare, si fa portavoce compone un ordine, una tradizione simultanea che è impossibile ignorare. Quasi una protesta, un monito rivolto a chi questa Europa la vorrebbe sempre più divisa, mentre sarebbe possibile unirla semplicemente ampliando i confini del nostro piccolo mondo, rendendo visibile quel serbatoio di memoria condivisa che già è presente. D’altronde, la letteratura non è altro che la possibilità di scoprire, attraverso noi, l’Altro. E proprio nel corso della lettura avviene progressivamente quel processo di conoscenza che ci rivela l’Altro non come estraneo, o diverso, ma come “un altro da noi”, un individuo che spesso pensa i nostri stessi pensieri, manifesta gli stessi dubbi e debolezze. La letteratura offre conoscenze sull’humaine condition, diceva Montaigne, e dunque sul cuore umano. L’editoria dovrebbe fornire la medesima possibilità di accedere alla dimensione passionale dei testi.

Negli anni in cui in Italia esplodeva il mito americano, Pavese scriveva: «Noi scoprimmo l’Italia negli uomini di altrove». Ci si accorse, «durante quegli anni di studio, che l’America non era un altro paese, un nuovo inizio della storia, ma soltanto il gigantesco teatro dove con maggior franchezza che altrove veniva recitato il dramma di tutti»4.

Il “dramma di tutti” che diventa narrazione condivisa: questo, non altro, è forse il fine ultimo della letteratura. Entro questo orizzonte si muove il tentativo dell’Orma, come casa editrice, di dar voce a un destino umano condiviso e, così, di ampliare un panorama culturale che al giorno d’oggi si è drammaticamente ristretto.

I dati statistici, l’impennata allarmante del numero dei non lettori, lo confermano. In un mondo che si avvicina sempre più al culto dell’immagine e si allontana irrimediabilmente dalla carta stampata, appare inevitabile domandarsi quale sia la funzione svolta dai libri. Una questione che viene risolta magnificamente in un passo delle Operette morali, nel dialogo fra Timandro ed Eleandro. Nella conversazione fra i due personaggi a un certo punto si pone un quesito di capitale importanza: i libri possono giovare alla specie umana? Una domanda che, di certo, chiunque abbia lavorato in ambito editoriale, o a stretto contatto con libri di ogni sorta, si deve essere posto almeno una volta come un interrogativo esistenziale:

Eleandro: Ma credete voi che i libri possano giovare alla specie umana?
Timandro: Non solo io, ma tutto il mondo lo crede.
Eleandro: Che libri?
Timandro: Di più generi; ma specialmente del morale.
Eleandro: Se alcun libro morale potesse giovare, io penso che gioverebbero massimamente i poetici: dico poetici prendendo questo vocabolo largamente; cioè i libri destinati a muovere l’immaginazione; e intendo non meno di prose che di versi. Ora io fo poca stima di quella poesia che, letta e meditata, non lascia al lettore nell’animo un tal sentimento nobile, che per mezz’ora, gli impedisca di ammettere un pensier vile, e di fare un’azione indegna5.

I libri, in particolare i libri poetici che alimentano l’immaginazione, sopravvivranno sempre e permetteranno un miglioramento della specie umana. In fondo, la letteratura è in grado di definirci come persone proprio per la sua capacità di impatto: sono le parole che leggiamo che ci delineano e ci modificano nella nostra sfera più intima e individuale, dando spesso un corso nuovo ai nostri pensieri.

Chissà, forse un giorno anche il famigerato popolo dei “non lettori” potrebbe lasciarsi attrarre da un libro. Magari dalla collana leggera e maneggevole dei «Pacchetti», divenuta ben presto uno dei format più rappresentativi dell’Orma editore. Un innovativo progetto di libri-cartolina spedibili per posta in cui sono inserite le raccolte epistolari più private e insolite delle grandi voci della letteratura europea. Un’idea nata volutamente con lo scopo di “perforare il mercato”, di avvicinarsi al maggior numero possibile di lettori. In questa continua ricerca di dialogo e condivisione Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari si confermano nel loro ruolo di editori all’avanguardia, tenendo sempre presente l’intento più volte manifestato di «mostrare al pubblico anche ciò che non conosce». E un’editoria che mira all’arricchimento del lettore di qualunque tipo, anche del lettore non colto ma curioso, non può che essere un’editoria vincente.

  1. Questo articolo nasce come resoconto critico di un incontro con gli editori dell’Orma avvenuto il 6 maggio 2017 nell’ambito del corso di “Mediazione editoriale e cultura letteraria” (SPS/08) della “Sapienza Università di Roma”; Corso di Laurea Magistrale in “Editoria e scrittura”; docente: prof.ssa Maria Panetta.
  2. T. S. Eliot, Tradizione e talento individuale (1919), in Id., Il bosco sacro. Saggi su poesia e critica (I ed. it. Milano, Muggiani, 1946, trad. di L. Anceschi): si può leggere da luglio in inglese e nella traduzione di Giulia Bordignon alla URL http://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=444.
  3. Ibidem.
  4. C. Pavese, La letteratura americana e altri saggi, con pref. di I. Calvino, Torino, Einaudi, 1951.
  5. G. Leopardi, Dialogo di Timandro e di Eleandro, in Id., Operette morali.