“Terra matta” di Vincenzo Rabito: un’intervista a Evelina Santangelo

Autore di Enzo Fragapane

Evelina Santangelo ha affiancato Luca Ricci1 nella cura redazionale di Terra matta di Vincenzo Rabito (Torino, Einaudi, 2007) a partire dal 2003. Nell’intervista che proponiamo si è provato ad approfondire due elementi peculiari della scrittura di Rabito: l’aspetto linguistico e il valore letterario della sua autobiografia. La scrittrice palermitana, infatti, ha collaborato con il toscano Ricci per dipanare i grovigli sintattico-lessicali del siciliano Rabito, esaltandone l’innato talento narrativo ed espressivo.

Inoltre, si è proseguita l’analisi del lavoro artigianale dei curatori editoriali riferito al caso specifico della riduzione del dattiloscritto Fontazza: lavoro artigianale per cui si è coniata la definizione di «sarti dalla mano leggera», dato che il criterio guida degli interventi redazionali (tagli, divisione in capitoli, paragrafi e capoversi) è stato quello della fedeltà al testo dell’autore, che ha comportato il mantenimento dell’intero percorso biografico di Vincenzo Rabito e della sequenza dei blocchi narrativi della sua scrittura. Il tutto, alla luce del riscontro di pubblico negli anni, si è rivelato funzionale, appunto, a rendere fruibile al lettore non specialista la narrazione magmatica dello scrittore Rabito. Essa aveva già in sé un letto su cui fluire, nonostante la sintassi farraginosa: l’oralità del cuntu siciliano, di quella cultura che accomuna l’Opera dei Pupi e il dialetto dei nonni accostati ai braceri, nei catoi prima, passando per le piazze, i tavolini dei bar, o gli schermi televisivi al plasma di oggi. Continua a leggere “Terra matta” di Vincenzo Rabito: un’intervista a Evelina Santangelo

  1. Cfr. «Diacritica», a. I, fasc. 1, 25 febbraio 2015, pp. 99-106.

Shakespeare, il modello del “Canzoniere” e “The Dark Lady”. Intervista a Camilla Caporicci

Autore di Marco Pacioni

Dopo Petrarca nel corso del ’400 e soprattutto nel ’500 il canzoniere si consolida in tutta Europa al punto che non lo si può considerare più soltanto un genere poetico, ma un modello di comportamento, un rito sociale. Ci può dire qualcosa su come avviene questo processo nel caso specifico del Regno Unito?

Certamente il canzoniere di Petrarca acquista, nel corso del ’400 e del ’500, un valore immenso, e non soltanto in termini strettamente artistici – aspetto che vede il suo culmine nell’opera canonizzatrice di Bembo – ma anche in ambito più specificamente filosofico e sociale. Da una parte, tale valore filosofico e sociale della lirica di Petrarca si spiega nell’ottica della pervasiva influenza della filosofia neoplatonica che, a partire soprattutto dal ’400, ovvero dal costituirsi dell’Accademia fiorentina di Ficino, si esercita potentemente in Italia e poi in tutta Europa. In un’epoca in cui la teoria dell’amore neoplatonico diventa anche una teoria normativa, volta cioè a insegnare all’uomo cosa e come amare, il fatto che i trattatisti d’amore quattro-cinquecenteschi – da Ficino stesso a Leone Ebreo, Giovanni Betussi, Vittoria Colonna etc. – usino proprio Petrarca per esemplificare questa forma corretta e suprema di amore fa sì che il canzoniere divenga una sorta di modello ideale per l’innamorato rinascimentale. Continua a leggere Shakespeare, il modello del “Canzoniere” e “The Dark Lady”. Intervista a Camilla Caporicci

“Terra matta” di Vincenzo Rabito: vicenda editoriale e aspetti letterari – Intervista a Luca Ricci

Autore di Enzo Fragapane

Vincenzo Rabito (1899-1981), semianalfabeta di Chiaramonte Gulfi (Ragusa), è stato un narratore del Novecento. Ha raccontato la propria vita nel dattiloscritto Fontanazza. Nel 2007, con la pubblicazione di Terra matta (Einaudi), la vita raccontata di Rabito è divenuta letteratura.

Rabito ha raccontato la propria vita ogni volta che ne avesse occasione; ogni volta in cui gli capitasse a tiro un orecchio disposto ad ascoltare: il lavoro contadino, la fame, il macello della trincea durante la Prima guerra mondiale, l’emigrazione in Germania, gli anni del boom economico, gli anni ’60 e ’70, l’astio con la suocera, l’amore per i tre figli da far studiare per riscattare la «descraziata vita passata!». Continua a leggere “Terra matta” di Vincenzo Rabito: vicenda editoriale e aspetti letterari – Intervista a Luca Ricci

Intervista con Roberto Chiesi del Centro Studi Pasolini di Bologna

Autore di Serena Di Stefano

Credo che il Fondo mi abbia fatto bene perché mi ha dato un’esperienza di consistenza pratica, mi ha impegnata in modo molto forte. Ho dovuto fare tante cose che non avevo mai fatto, per esempio avere a che fare con le istituzioni. A poco a poco l’asse della mia recitazione si è spostato: dal recitare me stessa in spettacoli o esibizioni mondane, qua e là, mi sono trovata a dovere recitare moltissimo con le istituzioni! E credo di essere stata, in questo senso, bravissima… in Italia, nei primi anni, le istituzioni non ne volevano sapere di Pier Paolo: io le aggiravo e le raggiravo grazie ad una sapiente recitazione. Questo l’ho fatto, mi è tornato anche comodo e mi divertiva molto. E il buonumore è essenziale in queste cose… Ma io ho sempre avuto un ottimo umore… è adesso che non ce l’ho più1.

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  1. Cfr. R. Chiesi, Bisogna nuotare nel forse, in «Cineforum», n. 437, agosto-settembre 2004, in Id., Intervista di Roberto Chiesi a Laura Betti; cfr. www.pasolini.net (http://www.pasolini.net/betti_intervista-robertochiesi.htm; ultima consultazione: 15 febbraio 2015).

Arthur Rackham – Ninfe a confronto: Undine e La sirenetta

Autore di Denise Sarrecchia

La mia forza è la forza di dieci,
perché il mio cuore è puro.

Alfred Tennyson

Guardare l’arte di Arthur Rackham1 si traduce in un’inevitabile immedesimazione, in una lettura accogliente senza essere scontata, in un pellegrinaggio in cui, invece di andare avanti, si cammina all’indietro, senza alcuna nostalgia del presente. Continua a leggere Arthur Rackham – Ninfe a confronto: Undine e La sirenetta

  1. L’articolo è una rielaborazione di un capitolo del volume D. Sarrecchia, Andersen e La sirenetta. Iconografia di una fiaba (1873-2013),con introduzione di M. Panetta e in appendice la prima traduzione dall’originale danese di H. C. Andersen, La sirenetta (1941), Roma, Arbor Sapientiae editore, 2015.