Storia di un’editoria che si pensava non esistesse più L’orma editore si racconta agli studenti

Autore di Lucrezia Cirri

C’era una volta l’editoria di cultura, fatta di intellettuali che si radunavano intorno a un tavolo e discutevano di letteratura e di libri, scegliendo con cura cosa pubblicare. Si tratta di grandi nomi, figure che hanno fatto la storia dell’editoria italiana, riuscendo a rendere il loro marchio un simbolo di sicurezza per il lettore.

Ad oggi, in un panorama editoriale sempre più industrializzato e che sembra considerare il libro come mero prodotto commerciale, queste figure appaiono miti lontani, realtà di un’età dell’oro ormai estinta da tempo. Nonostante un simile, buio orizzonte, però, qualche esperienza luminosa ancora esiste e prova a crescere: L’orma editore è una di queste.

Gli studenti iscritti al Corso di Laurea Magistrale in “Editoria e scrittura” dell’Università “La Sapienza” di Roma se ne sono potuti rendere conto il 5 maggio scorso, quando gli editori Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi hanno raccontato la loro casa editrice, durante un incontro organizzato nell’ambito del corso di “Mediazione editoriale e cultura letteraria” della professoressa Maria Panetta.

L’uno esperto di letteratura tedesca, l’altro di letteratura francese, conosciutisi ai tempi del dottorato, si trovano a dividere un appartamento nel quartire Kreuzberg di Berlino, dove lavorano a saggi di letteratura comparata per un progetto della casa editrice fiorentina Le Lettere. I due amici si rendono conto di essere uniti da un forte sodalizio intellettuale, che cresce e cresce ancora, via via che respirano l’aria di quel quartiere: così vivo, così giovane, così internazionale.

Perché non avrebbero potuto vivere un’esperienza del genere anche in Italia? Questo interrogativo è il primo di una lunga serie di riflessioni, che si concretizzeranno poi nella casa editrice. Del resto, i loro due fuochi interiori si erano incontrati e, come spiega Flabbi, «Non si poteva non assecondare una passione simile».

A Milano nel 2011, in piena crisi editoriale e in una Piazza Duomo affollata per le elezioni di Pisapia, i due giovani si stringono la mano e nasce il “Progetto Clarissa”. Il dado è tratto.

Alla casa editrice serve un nome che non sia quello, fino a quel punto simpaticamente adottato, del cane di Marco, e per trovarlo viene lanciato un sondaggio fra gli amici più stretti. Tra i finalisti ci sono “Portbou”, come la cittadina al confine fra Francia e Spagna in cui, nel 1940, Walter Benjamin si tolse la vita, e “Barbara”, come la letteratura di cui si vorrebbero occupare. “L’orma”, però, vince su tutti, perché in grado di restituire la doppia funzione che la casa editrice vuole assumere: inserirsi nel solco della grande letteratura straniera e, insieme, lasciare la propria impronta.

La casa editrice, ufficialmente nata a Milano nel 2011, si occupa di letteratura francese e tedesca, perché i due editori sentono che è in quel campo che possono muoversi liberamente, dando il loro contributo. «Sono fisionomia e competenza che ti permettono di creare un buon marchio», afferma infatti Flabbi.

Facendo un’attenta analisi del mercato editoriale italiano, a entrambi è sembrato che quelle letterature scontassero il peso di un forte pregiudizio, soprattutto quella tedesca, non protetta nemmeno dal forte imperativo geografico che collega la Francia all’Italia, permettendo una maggiore circolazione di idee fra i due paesi. Spiegano che si tende a pensare che tutti i tedeschi scrivano come Heidegger, e producano trattati di grande importanza analitica e teorica, ma privi di qualunque senso dell’umorismo. Gli scrittori francesi, invece, sono considerati difficili e per soli lettori professionisti: «Se vuoi essere avvinto, leggi gli americani. Se vuoi essere turbato e toccato nel tuo profondo, ma anche un po’ annoiato, allora leggi i francesi», spiega Flabbi ridendo.

Smontare tali pregiudizi è la mission della casa editrice. A questa idea si aggiunge il fatto che Francia e Germania sono due paesi estremamente connessi all’Italia, sotto ogni punto di vista, e che quindi è importante conoscerne la cultura e viverla in una situazione di maggiore simultaneità possibile. A testimonianza di questa connessione, infatti, il lavoro di traduzione risulta essere sempre più “semplice” (se di semplicità si può parlare), perché il lettore oggi è spesso in grado di riconoscere la propria realtà in una realtà straniera, comprendendo bene quello che i testi vogliono esprimere.

Come ogni buona casa editrice, L’orma declina attentamente la propria mission in una serie di collane. Queste sono il vero strumento di pensiero di ogni editore. Sono lo spazio entro cui egli si muove, e che gli permette di capire se un testo possa essere realmente coerente con il suo progetto editoriale, se possa essere aggettivato con il titolo della collana di cui farà parte. Il libro deve appartenere a quel luogo, in esso deve “essere a casa”.

Lontana dalla logica di mercato, la «Kreuzville» è la principale collana dell’Orma. Si tratta di uno spazio che cerca di assimilare la vera Berlino di Kreuzberg e la vera Parigi di Belleville, i due quartieri importanti nella formazione di Federici Solari e Flabbi, animati da un sempre spiazzante rapporto con la letteratura e con la realtà. Tra i primi abitanti di Kreuzville troviamo la tetralogia di Uwe Johnson, I giorni e gli anni. I primi due volumi erano già stati pubblicati da Feltrinelli, che però aveva lasciato a metà l’opera, per vari motivi burocratici ed economici (si tratta pur sempre di volumi che hanno alti costi di produzione, che sono difficili da tradurre e scritti da un autore che non rientra nel circuito delle firme tedesche più diffuse). L’orma si lancia in questo azzardo e brinda al successo del libro: «Non ci aspettavamo grandissime vendite e poteva andare meglio, ma anche molto peggio», ricordano i due.

Oltre a Johnson, L’orma ottiene i diritti per pubblicare Annie Ernaux. L’autrice, candidata al Premio Nobel, in Francia è molto conosciuta e ha ottime vendite. Pare che in Italia, però, nessuno la abbia ancora mai tradotta: un’occasione che la casa editrice non si lascia scappare, acquisendo i diritti da Gallimard e portando Gli anni alla vittoria del Premio Strega. Da quel momento, la Ernaux è sempre stata una fonte di soddisfazioni. Anche il suo ultimo titolo uscito, Una donna, dal momento in cui è stato pubblicato non ha mai smesso di essere in classifica. Flabbi, che si è occupato della traduzione, spiega che essere in classifica con Ernaux significa portare un libro di letteratura alla sua giusta diffusione: non è, forse, questa la mission più profonda di un editore di cultura?

Altra importante collana è la «Keuzville Aleph», “sorella maggiore” della precedente, così come spesso la definiscono. Proprio perché l’aleph è la prima lettera dell’alfabeto ebraico e il punto in cui si pensa che tutto abbia inizio, questa collana si propone di indicare le origini della letteratura contemporanea francese e tedesca. Uno dei titoli in essa contenuti è La riva delle sirti di Gracq, pubblicato nel 2017. Anche in questo caso non si tratta di un testo semplice, ma proprio per questo per gli editori è una grande soddisfazione pensare di aver contribuito a fargli avere dei lettori appassionati, col tempo.

Abbiamo visto due collane di prestigio, fino a questo momento. Come fare, però, ad apparire accattivanti in libreria? In risposta a questa domanda vengono immaginati i «Pacchetti»: una serie di “chicche” sfiziose e a basso costo, che raccolgono le lettere di alcuni grandi autori. La loro particolarità è quella di essere multitasking: infatti, basta un francobollo e possono essere tranquillamente inviati per posta.

Gli editori dell’Orma si mostrano come studiosi “simpatici” e raffinati, quindi, ma, trattandosi di esperti che hanno un orientamento preciso, Federici Solari e Flabbi decidono di lanciarsi anche nella pubblicazione dell’opera omnia di un autore. Il prescelto è Hoffmann, musicista e romanziere sperimentale di cui si pubblicano dieci volumi, i cui apparati critici evidenziano le ottime competenze che gli editori hanno acquisito con la loro esperienza di ricercatori.

Un discorso completamente diverso va fatto per la collana «Fuoriformato», che si pone come un’isola nel catalogo della casa editrice. Nasce, infatti, da una proposta esterna, mossa da Andrea Cortellessa al tempo della chiusura del progetto a cui lavoravano per Le Lettere: pubblicare quindici titoli che rappresentassero il mondo della letteratura italiana avanguardista e sperimentale che, nell’opinione del critico, meritavano di non essere dimenticati. Si tratta di una collana animata da una poetica editoriale completamente diversa dalle altre, destinata ad esaurirsi in modo naturale alla sua quindicesima pubblicazione.

Al termine dell’incontro, i due editori hanno spiegato che aver scelto di porre la loro sede a Roma, a via Annia, non è stato causale. Roma è una città che legge molto ed è la capitale dell’editoria indipendente, cosa che ha permesso loro di entrare in un circuito di editori che avessero le stesse idee. La principale, che dovrebbe accomunare tutti gli intellettuali, è quella di andare contro gli stereotipi.

Nell’opinione di Flabbi e di Federici Solari, uno dei più grandi dei nostri tempi è quello che fa dell’Italia un paese in cui non si legge. Questo non è esatto e Flabbi spiega che l’errore sta nel confrontarsi sempre con i soliti tre o quattro paesi, senza considerare che questi godono di una situazione economica migliore della nostra, molto spesso. Rispetto a questi, la percentuale dei lettori forti (coloro che comprano almeno un libro al mese) è la medesima. Il vero discrimine è dato dall’elevatissima presenza in Italia di “non lettori”, ossia di coloro che non leggono nemmeno un libro all’anno: il 52% italiano contro il 24% francese, per esempio.

Non bisogna, però, condannare il nostro paese. Lo si fa troppo spesso, non riuscendo a riconoscere che la comunità letteraria italiana è all’altezza di tutte le altre. Infatti, non solo l’editoria italiana si posiziona al sesto posto su scala mondiale, ma quella indipendente si caratterizza come una forza specifica della nostra nazione, dal momento che in altri paesi le piccole realtà sono spesso dipendenti da grandi gruppi.

In un mondo votato al dio denaro, guidato da ferree logiche di mercato che vanno a scapito del prodotto, agli studenti è stato dimostrato che esiste un’altra via e che ci si può ancora prendere cura dei libri e del pubblico. Quello che serve è soltanto determinazione, infinita dedizione e il coraggio, ogni tanto, di rischiare.

C’era una volta l’editoria di cultura, e fortunatamente c’è ancora.