Il giornalismo culturale italiano fra interventismo ed elzeviro

Autore di Maria Panetta

La terza pagina nacque, in Italia, all’inizio del Novecento. Com’è noto, infatti, nel 1901 Alberto Bergamini chiamò a collaborare all’austera terza pagina del «Giornale d’Italia» intellettuali come D’Ancona, Croce, Gnoli, Oliva.

Snodo cruciale dell’interventismo culturale italiano fu il primo ventennio del secolo, momento in cui si pubblicarono numerosissime riviste, dalle pagine delle quali gli intellettuali presero attivamente posizione su svariati problemi: modello indiscusso «La Voce» di Prezzolini, che mirava a coinvolgere il pubblico dei ceti medi nel dibattito su grandi questioni d’interesse generale, come il meridionalismo, il regionalismo, la scuola, facendosi interprete di un diffuso sentimento di protesta, anche se in termini sostanzialmente organici alla realtà politica esistente. Con l’uscita di Salvemini, nel 1911, dal gruppo dei vociani e la fondazione dell’«Unità» (che optava per la politica tout-court), venne meno l’ipotesi organizzativa su cui si fondava «La Voce» che, con la direzione De Robertis (dal 1914), prese la via della letteratura integrale, estraniandosi dall’azione politica, come fecero anche «La Ronda» e «Valori plastici». Continua a leggere Il giornalismo culturale italiano fra interventismo ed elzeviro

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Curatela e monografia: definizioni e violazioni del diritto d’autore

Autore di Maria Panetta

La parola “curatela” deriva dal verbo latino curare (ossia ‘prendersi cura di’) e ˗ notoriamente ˗ sta a indicare, nell’abito editoriale, il lavoro svolto dal curatore, ovvero da colui che cura l’edizione o la riedizione di un’opera, stabilendone il testo filologicamente e corredandola eventualmente di introduzione, premessa, prefazione, note, appendici, postfazione e apparati vari: la figura del curatore, ovviamente, di norma non coincide con quella dell’autore del testo che viene pubblicato. Continua a leggere Curatela e monografia: definizioni e violazioni del diritto d’autore

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Come scrivere una recensione

Autore di Maria Panetta

La parola “recensione” deriva dal verbo latino recensere (ossia ‘passare in rassegna’) e indica una tipologia di testo destinato alla pubblica diffusione (su rivista o quotidiano) che esamina ‒ esprimendo una valutazione ‒ un libro, un film, una rappresentazione teatrale, uno spettacolo di danza, una mostra, un convegno: genericamente, un evento culturale. Lo scopo della recensione è quello di persuadere il lettore ad acquistare o meno il volume o il dvd, oppure a fruire o meno del film o dello spettacolo recensito.

La recensione può avere un titolo, che può essere preceduto, come accade per gli articoli di giornale, da un occhiello e seguito da un catenaccio; può presentarsi suddivisa in paragrafi, il primo dei quali è di norma strutturato come un lead giornalistico, fornendo tutti i dati essenziali a identificare l’opera; in particolare, per quanto riguarda i libri, bisognerà indicare almeno: nome e cognome dell’autore, titolo (in corsivo), luogo di edizione, casa editrice, anno, numero di pagine (in numeri romani, in genere, va espresso il numero delle pagine dell’introduzione, qualora essa presenti una numerazione non in cifre arabe nel volume), codice ISBN e prezzo. Oltre alle suddette informazioni necessarie, si potrà, eventualmente, specificare il titolo della collana in cui il volume è inserito.

Il testo è composto da una parte espositiva, che fornisce obiettivamente informazioni sull’oggetto della recensione, e da una argomentativa, che esprime una valutazione sull’opera di cui si tratta.

La recensione ha una lunghezza di circa 2 o 3 cartelle (di 1800 o 2000 battute ciascuna); nel caso in cui ci si rivolga a un pubblico generico, vi si adopera un linguaggio semplice e piano, mentre, se essa è indirizzata a un pubblico di specialisti, va redatta servendosi appropriatamente di un lessico settoriale.

Per stendere una recensione, è sempre utile prepararne la scaletta. Il lead illustrerà a grandi linee l’opera, oppure consisterà in una citazione tratta dal volume stesso; seguirà la presentazione più dettagliata del contenuto, eventualmente il suo riassunto (ad eccezione dell’explicit, ovviamente, nel caso di opere narrative, film etc.) e la contestualizzazione dell’opera. Nel caso di un romanzo, si darà qualche informazione sulla trama e su personaggi e temi principali, facendo sempre bene attenzione a non svelarne il finale.

Si potrà spendere qualche parola in più sul genere del libro, sul suo stile e sul linguaggio adoperato, facendo magari riferimento ad altre opere dello stesso autore, del medesimo genere o argomento, già pubblicate. Il finale consisterà in un’ipotesi interpretativa dell’opera e in un giudizio ben argomentato dell’autore dell’articolo.

Trattandosi, invece, di una recensione filmica, ci si soffermerà anche sulle tecniche espressive e su regia, attori, costumi, fotografia, sceneggiatura; nel caso di una recensione a uno spettacolo, si tratterà anche dell’allestimento scenico, degli attori e dell’aspetto tecnico di luci e suoni, così come l’allestimento e l’eventuale pubblicazione del catalogo sarà da valutare nel caso di una mostra.

È essenziale che ogni giudizio espresso ‒ positivo o negativo ‒ venga sempre motivato, nel caso dei libri soprattutto tramite citazioni di brani tratti dall’opera stessa, opportunamente scelti e inseriti nel tessuto dell’argomentazione.

Si ricorda, infine, che, in genere, nelle recensioni non si usa inserire note a piè di pagina: eventuali indicazioni bibliografiche verranno poste fra parentesi tonde.

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