Programma

«Diacritica» è una rivista indipendente e ad accesso libero (open access) che si occupa prevalentemente di filologia, critica letteraria e storia dell’editoria, non lesinando, all’occorrenza, aperture su importanti temi di attualità, approcci interdisciplinari e sguardi comparatistici. Il suo titolo prende spunto dai “segni diacritici”, quei segni adoperati soprattutto nell’ambito dell’ortografia e, dal filologo, nel proprio lavoro specialistico, ma allude fonicamente anche alla sfera dell’ermeneutica e dell’interpretazione: della critica letteraria.

La freccia all’arco della lettera “D” sta a indicare una volontà di impegno militante e di pungolo, e la direzione del futuro come proiezione ideale di intervento.

Il primo obiettivo che ci proponiamo è di pubblicare edizioni, accertate filologicamente ed eventualmente corredate di note, di testi in italiano (specie dal Quattrocento in poi) o del tutto inediti, o sinora non correttamente editi e adeguatamente studiati: la serietà del lavoro di ricostruzione filologica si accompagnerà, laddove fosse necessario o opportuno, a tentativi di interpretazione critica o a riletture aggiornate sulla base delle nuove acquisizioni testuali.

Saranno, in secondo luogo, accolti contributi originali, che delineino e analizzino figure e opere della contemporaneità letteraria o gettino nuova luce su autori, questioni e testi già studiati in passato, avvalendosi della bibliografia più recente o ponendo nuovi interrogativi in relazione a diversi ambiti d’indagine: alla ricerca di prospettive di analisi sinora trascurate e di itinerari critici mai battuti.

Terzo polo d’interesse della rivista sarà l’approfondimento della storia dell’editoria, dall’invenzione della stampa a caratteri mobili ai giorni nostri, con ricerche e studi su case editrici, figure di spicco dell’intermediazione editoriale, circuiti di diffusione del libro, ben precise collane editoriali, singole questioni relative all’iter di pubblicazione di alcune opere letterarie e alle loro successive trasposizioni teatrali, televisive o cinematografiche. Si valorizzeranno anche materiali d’archivio mai pubblicati o scarsamente studiati dagli specialisti del settore.

Non mancheranno una sezione dedicata alle recensioni e una alla segnalazione dei libri pervenuti in redazione. Si valuterà, eventualmente, la possibilità di pubblicare degli inediti di poesia e prosa contemporanee che dovessero risultare particolarmente interessanti e parere esteticamente validi; nella stessa sezione, verrà dedicato spazio a traduzioni di testi da altre lingue e a contributi teorici e critici in materia di traduzione e traduttologia.

Le recensioni, però, contrariamente al costume attuale e in voga, non si limiteranno a riassumere il contenuto dei contributi o dei volumi, per poi farne un generico elogio, ma entreranno nel merito di dati e impostazioni metodologiche, mirando a formulare, alla fine, una vera e propria valutazione argomentata del libro letto, in vista di un utile recupero dell’iniziale, importante funzione (informativa, interpretativa e valutativo-argomentativa) della tipologia testuale “recensione”.

«Diacritica» accoglierà articoli e lavori di studiosi seri che, indipendentemente dai titoli (accademici e non), si segnaleranno per accuratezza, precisione, validità di approccio metodologico, passione per la ricerca e qualità della scrittura, meglio se limpida e fluida: oltre al Comitato di Redazione, un apposito Comitato scientifico deciderà dell’opportunità o meno di pubblicare i contributi ricevuti, che dovranno essere redatti nel rispetto delle norme redazionali scaricabili dal sito. I suoi fondatori sperano, in tal modo, di poter offrire una possibilità di pubblicazione a tutti quegli studiosi che, pur meritevoli e capaci, non dispongono di contatti utili e di rapidi canali di accesso ad altre riviste di fama e di pregio. In alternativa, ci si avvarrà di un sistema di referaggio (peer review) o doppio referaggio anonimo.

Nell’ottica, poi, di una necessaria e non più prorogabile valorizzazione del lavoro intellettuale, da tempo sminuito e ultimamente sempre più colpevolmente svilito nella propria rilevanza socio-culturale e nella propria dignità, «Diacritica» s’impegna a retribuire – a chi ne faccia richiesta – ogni singolo pezzo che dovesse uscire sulla testata: dall’edizione critica all’articolo, all’intervista, alla recensione. Non disponendo i suoi fondatori di cospicui patrimoni aviti e non potendo, in genere, vantare consistenti retribuzioni per le proprie prestazioni lavorative, nella fase iniziale per ogni articolo pubblicato «Diacritica» corrisponderà simbolicamente ‒ ma provocatoriamente ‒ al collaboratore la retribuzione minima necessaria perché un articolo possa essere considerato valido per il conseguimento del tesserino da giornalista pubblicista; in tal modo, ci si augura di poter almeno sostenere alcuni giovani nel loro percorso professionale e, soprattutto, d’iniziare a porre un argine alla consuetudine diffusa di fare affidamento sul lavoro gratuito di studiosi spesso anche altamente qualificati, al fine di valorizzarne al meglio la professionalità tramite un riconoscimento non meramente formale.

La rivista verrà redatta prevalentemente in italiano, ma ogni articolo presenterà un abstract di almeno 4 righe in inglese; verranno, altresì, accolti anche contributi in altre lingue, purché inerenti agli interessi e alle tematiche trattate su «Diacritica». Alcuni lavori particolarmente estesi e complessi potranno essere suddivisi in parti e uscire su più fascicoli consecutivi; per incoraggiare e alimentare un libero scambio di vedute e un proficuo dibattito intellettuale, verrà eventualmente concessa la possibilità di replica sul numero successivo a quello che dovesse originare la querelle.

La scelta della pubblicazione telematica risponde, di certo, a una necessità di contenimento delle spese iniziali, ma in primo luogo deriva dalla volontà di avvalersi delle risorse del digitale, sfruttando i molteplici vantaggi dell’applicazione dell’informatica alle discipline di ambito umanistico, al fine di un’ideale conciliazione tra tecnologia e studia humanitatis. La rete permette, inoltre, di raggiungere più velocemente un pubblico internazionale di specialisti interessati alla lingua e alla cultura italiane, semplificando gli scambi di opinioni e la circolazione delle idee, allo scopo di contribuire alla creazione di quella Comunità scientifica internazionale che è il sogno di ogni ricercatore. Ci si riserva, però, la possibilità, in futuro, di prevedere la pubblicazione in cartaceo di alcuni numeri monografici, su temi di particolare rilevanza o interesse che verranno delineati nell’Editoriale.

«Diacritica» uscirà il giorno 25 di tutti i mesi pari: tale cadenza bimestrale ha il fine di evitare lunghe e spiacevoli attese per la pubblicazione dei saggi, a vantaggio del loro aggiornamento bibliografico e della tempestività degli interventi.

Ci auguriamo che la nostra iniziativa editoriale, pur nella difficile congiuntura attuale, possa sortire l’effetto di far appassionare alla filologia e alla ricerca alcuni giovani studiosi, volenterosi e brillanti, che meritano fiducia e incoraggiamento, risvegliando l’entusiasmo anche dei più navigati e disillusi.

Roma, 31 dicembre 2014

Maria Panetta e Matteo Maria Quintiliani