Ricordo del nostro Direttore responsabile, Domenico Renato Antonio Panetta

Author di Maria Panetta

Confesso di aver pensato tante volte a cosa avrei scritto di mio padre in occasione della sua scomparsa: tempo ce n’è stato, perché erano parecchi anni che non era più in salute. Nonostante ciò, il compito mi risulta comunque arduo, perché era un uomo versatile e dal carattere pieno di sfaccettature: non facile da etichettare, non facile da ingabbiare.

Tutti lo chiamavano “Professore”, perché aveva insegnato per anni Diritto ed economia alle scuole superiori; e insieme “Scienze sociali” alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino-Angelicum di Roma.

Aveva, però, iniziato come giornalista, scrivendo per varie testate fra cui «Il Messaggero», «Il Fiorino», «Il Giornale»: nel 1962 era divenuto pubblicista e, in seguito, aveva cominciato a collaborare anche con una rivista storica come «Idea», fondata da Mons. Pietro Barbieri nel 1945. All’epoca della direzione del critico d’arte Giuseppe (detto Peppino) Selvaggi ‒ che ricordo con particolare affetto perché mi affidò, appena ventenne, la mia prima rubrica intitolata “Le altre riviste” ‒, quindi intorno alla metà degli anni Novanta, mio padre era una delle “colonne” del settimanale (Selvaggi lo ripeteva sempre), occupandosi di economia.

La prima passione che mi ha trasmesso, dunque, è stata quella per la scrittura: ricordo bene la stesura del suo volume su La famiglia da comunità a impresa (Koinè 1994) come una sorta di “laboratorio di scrittura collettivo” nel quale venivamo coinvolte sia mia madre sia io, nella fase del labor limae. Oppure ricordo pagine del 1993 col fine di Assicurare una dimensione umana all’agire economico e sociale, uscite sul periodico «Angelicum»: temi attualissimi, sebbene purtroppo restino questioni irrisolte ancora oggi, nel mondo sempre più spietato nel quale viviamo.

Ricordo quanto fosse stimolante, anche grazie alla puntigliosità di mia madre, partecipare a quelle sessioni di affinamento lessicale e sintattico delle pagine abbozzate da mio padre, che aveva il dono di scrivere di getto, ma poi mal tollerava il tornare sui caratteri già battuti a macchina, sebbene finisse quasi sempre per recepire e accettare i suggerimenti che gli venivano sia dalla moglie sia da me: un po’ per fiducia, un po’ per renderci partecipi del suo lavoro e gratificarci; per riuscire a trovare una mediazione, arte di cui era esperto.

Oltre all’insegnamento e alla scrittura saggistica e giornalistica, mio padre è stato per decenni amministratore soltanto del condominio in cui abitavamo: corretto fino al centesimo con i condomini che venivano a pagare le rate del riscaldamento etc. in casa; e sempre disponibile a elargire, a titolo di amicizia, consigli utili a tanti anziani del palazzo, che si fidavano ciecamente della sua competenza e apprezzavano la sua cortesia, fiduciosi e certi che li avrebbe indirizzati per il meglio.

Oltre, infatti, a trasmettere a me e mio fratello un ferreo senso del dovere e un’attenzione quasi maniacale alla serietà e alla correttezza, mio padre ha lasciato in tanti un ricordo di grande dolcezza, che gli derivava dal suo infallibile fiuto e dalla sua ottima conoscenza dell’animo umano. Aveva, infatti, la rara capacità di capire, in qualche minuto, chi aveva davanti, ogni volta che s’imbatteva in una nuova conoscenza: in un attimo, la persona in questione veniva fotografata, facendo ricorso a pochi aggettivi, ma sempre mirati. La sua fine perspicacia gli permetteva anche di cogliere immediatamente i punti deboli dell’altro, ma non si serviva mai di quelle intuizioni per metterlo a disagio o ferirlo. Il massimo che si concedeva era, infatti, una battuta garbata oppure un sorriso ironico, ma mai irrispettoso. Senz’altro, si trattava della mitezza che quasi sempre si accompagna alle persone dall’intelligenza vivace e dallo sguardo acuto sulle cose.

Mio padre sapeva essere molto razionale e poteva apparire distaccato o indifferente a chi non lo conosceva a fondo; in realtà, era tutto l’opposto: un uomo molto intuitivo, più impulsivo di quanto sembrasse e fortemente empatico. La sua capacità di ascolto profondo degli altri lo induceva spesso a indovinarne i pensieri e a coglierne gli stati d’animo più nascosti: tante volte ho provato sulla mia pelle la sua abilità nel “leggermi dentro” e nel captare le vibrazioni più sottili del mio cervello e le variazioni più impercettibili del mio umore. Quasi sempre soltanto lui riusciva a intercettare certe mie ansie (non solo giovanili) al mio ingresso in casa, salvo poi avere anche la delicatezza di non insistere, di fronte a mie risposte evasive o generiche. Entrava sempre in punta di piedi nella vita altrui, scelta che condivido e che cerco anch’io di attuare il più possibile.

Quando mio fratello e io eravamo bambini, non capitava spesso che giocasse con noi. A molte nostre domande dava risposte evasive, ma ci ha sempre permesso di vagare con la fantasia, accendendo la nostra curiosità. Quando gli chiedevamo se si potesse verificare qualche fenomeno che ci incuriosiva, rispondeva quasi sempre con la stessa affermazione: “Tutto è possibile!”. Probabilmente, a volte era anche un modo per eludere la domanda, ma sono stata sempre convinta che lo pensasse sul serio.

Infatti, era un inguaribile ottimista: credeva nel lavoro, nella perseveranza; credeva nella tenacia del perseguire i propri obiettivi ed era convinto che, prima o poi, i risultati sarebbero arrivati. “Nei tempi lunghi vedrai che succederà”, amava ripetere; e, quando protestavo per quello che talvolta appariva più un augurio che una previsione, continuava ad assicurarci che i nostri progetti si sarebbero concretizzati, seppur “nei tempi lunghi”. Certo, è deludente crescere e comprendere che non è vero che nella vita “tutto è possibile”, però ritengo che il senso più profondo di quella frase fosse che non importa tanto ciò che si ottiene, ma contano le opportunità che ci vengono offerte strada facendo. Offrire una possibilità è uno dei più grandi regali che si possano fare a chiunque.

Negli ultimi tempi la sua malattia lo ha messo a dura prova, ma dalle sue labbra non è mai uscito un lamento. Anzi: tutti coloro che hanno frequentato la nostra casa gli si sono affezionati, perché era sempre gentile; chiedeva loro notizie di parenti, figli, amici; dava loro consigli e, soprattutto, anche dopo qualsiasi tortura, li salutava con un sorriso e con un luminoso “grazie”.

La sua fibra forte gli ha consentito di arrivare alla bella età di 91 anni pieni, ma è stata la sua serenità interiore a fargli superare anche le crisi più difficili: la sua capacità di chiudersi a riccio e attendere la fine della tempesta senza fretta, senza forzare mai gli eventi; senza lamentarsi mai, consapevole che tutto ha un tempo; cercando di collaborare e di non essere mai di peso.

Nato in un piccolo paese della Calabria Jonica che amava profondamente, dopo i primi 40 anni di vita da scapolo, fra lavori, viaggi, approfondimenti post lauream, mio padre ha vissuto quasi 50 anni di matrimonio con mia madre (52, se consideriamo il periodo del loro fidanzamento). Alla sua improvvisa e tragica scomparsa, due anni fa, si è protetto rimuovendo per qualche mese tutta la seconda parte della sua vita (compresi me e mio fratello): sebbene il fatto di non essere più riconosciuti come figli fosse molto doloroso, gli sono stata grata ancora una volta perché tentare di conversare con lui in quel periodo apriva portali inattesi su zone inesplorate del cervello umano, sulla sua infinita creatività, sulla sua sorprendente capacità di creare realtà surrogate per far fronte all’emergenza. È stata un’esperienza di conoscenza straniante ma anche affascinante, e ancora una volta mi è piaciuto seguirlo nelle sue peregrinazioni mentali in mondi paralleli. Negli ultimi mesi e anche negli ultimi giorni, più difficili e sofferenti, non ha mai perso il sorriso e la grazia, ed è tornato lucido e attento.

Come molti sanno, ero legatissima a lui. Specie negli ultimi 10 anni abbiamo rinsaldato ulteriormente la nostra antica intesa intellettuale, lavorando insieme a «Diacritica»: sono davvero felice che questo progetto gli abbia regalato nuovo entusiasmo e abbia riacceso la sua curiositas per il mondo. Mio padre, infatti, era un uomo sempre proiettato nel futuro; e soprattutto era un uomo profondamente libero. Ci ha insegnato sempre a pensare, senza imporci mai cosa credere.

In 50 anni di rapporto con lui, credo di averci litigato in sole due occasioni. Tante volte ho fiutato in tempo suoi problemi di salute, ma ci tengo a ringraziare pubblicamente mio fratello Salvatore che, con la sua amorevole caparbietà, lo ha letteralmente tenuto in vita in questi ultimi mesi. (E ovviamente ringrazio i collaboratori che ci hanno aiutato a gestire la situazione molto complessa che si era venuta a creare dopo la scomparsa di nostra madre, due anni fa: Bruno, Prasad, Federico, Dasho, Raquel; il personale del CAD e dell’Hospice Antea, in primo luogo).

Ormai, non era più tempo di tenerlo prigioniero nel suo corpo provato: l’unica consolazione oggi è quella di saperlo di nuovo libero di andare in giro a curiosare, di ascoltare i discorsi della gente seduta ai tavoli vicini al ristorante, di fare amicizia con tutti.

Sono certa che ha già studiato il percorso di tutti gli autobus che si possono prendere, lassù dove sta. E che, comunque, alla fine di ogni suo giro, tornerà a prenderci per mano, con quelle sue mani soffici nelle quali, da bambino, ti sentivi al sicuro.

Ciao, Papà.

Un giorno, ci rivedremo.

 

Roma, 7 aprile 2025

(fasc. 56-57, 15 settembre 2025)

Cento anni dal Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce (e Amendola)

Author di Maria Panetta

Quest’anno il consueto primo numero di «Diacritica» dedicato a Croce si allarga a una dovuta riflessione sul Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto dal filosofo su proposta di Giovanni Amendola e uscito contemporaneamente su varie testate il primo maggio del 1925.

In alcuni dei saggi di questo fascicolo ne viene ripercorsa la genesi e ne vengono analizzate le caratteristiche e le motivazioni ideali, a distanza di cento anni esatti dalla sua stesura e pubblicazione.

L’Antimanifesto rappresenta, forse, il primo atto corale di dissenso forte nei riguardi del regime, a pochi mesi dall’uccisione di Giacomo Matteotti. Esso fu firmato in prima battuta da 40 intellettuali (Antonino Anile, Giovanni Ansaldo, Giovanni Amendola, Sem Benelli, Leonardo Bianchi, Roberto Bracco, Carlo Cassola, Emilio Cecchi, Giuseppe Chiovenda, Benedetto Croce, Vincenzo De Bartholomaeis, Cesare De Lollis, Guido De Ruggiero, Roberto De Ruggiero, Luigi Einaudi, Carlo Fadda, Guglielmo Ferrero, Nicola Festa, Giustino Fortunato, Tommaso Gallarati Scotti, Alfredo Galletti, Piero Giacosa, Ettore Janni, Arturo Carlo Jemolo, Giorgio Levi della Vida, Alberto Marghieri, Rodolfo Mondolfo, Bartolo Nigrisoli, Silvio Perozzi ,Enrico Presutti, Giuseppe Ricchieri, Tullio Rossi Doria, Francesco Ruffini, Luigi Salvatorelli, Giuseppe Sanarelli, Matilde Serao, Arturo Solari, Giuseppe Tarozzi, Leonida Tonelli, Guido Villa) e in seguito da centinaia di dissidenti, anche se solo 270 firme vennero rese pubbliche.

(fasc. 55, 25 febbraio 2025)

Un numero doppio, a partire da Calvino

Author di Maria Panetta

Sulla scia dell’importante anniversario calviniano dello scorso anno, si è deciso di dedicare un monografico al versatile scrittore e intellettuale novecentesco, la cui “lezione” è sempre viva, pregnante e attuale, anche perché tocca aspetti della realtà con i quali siamo costretti a confrontarci quotidianamente ‒ e talora drammaticamente ‒ al giorno d’oggi, come l’inquinamento, l’emergenza ambientale o il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ne è venuto fuori un corposo fascicolo, curato da Florinda Nardi e Pamela Parenti, in cui Calvino è analizzato da diverse prospettive critiche, con una particolare attenzione per Il Sentiero dei nidi di ragno (1947), la Trilogia dei Nostri antenati (1960), La speculazione edilizia (1958) e La nuvola di smog (1965), Marcovaldo (1963), Le cosmicomiche (1965), Le città invisibili (1972), Palomar (1983); un originale focus sulla sua produzione teatrale e sulle sue brillanti “interviste impossibili”; indagini sul suo rapporto con Nievo, Pirandello e Pavese, nonché sulla sua consonanza con Nicola Pugliese; altri approfondimenti sul ruolo di editor da lui ricoperto presso Einaudi e una proposta didattica finale per sviscerare e valorizzare al meglio la complessità dei suoi testi in ambito scolastico e universitario.

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(fasc. 53, 25 agosto 2024)

Studi interdisciplinari fra letteratura e musica

Author di Maria Panetta

L’interesse per la musica e quello per i rapporti fra letteratura e musica ‒ e dunque anche per la relazione che intercorre fra la produzione poetica e la struttura ritmica alla base di ogni verso ‒, per quanto mi riguarda, risalgono agli anni dell’adolescenza, e in particolare all’intenso periodo in cui frequentavo contemporaneamente il ginnasio dell’Istituto “C. Giulio Cesare” di corso Trieste e il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, poi lasciato per concentrarmi al meglio sugli studi classici e riservare la grande passione del pianoforte al tempo libero. Continua a leggere Studi interdisciplinari fra letteratura e musica

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)

Carlo Emilio Gadda e altri anniversari ineludibili

Author di Maria Panetta

Contrariamente a chi li considera con un certo sospetto se non dispregio, ritengo che gli anniversari rappresentino un’ottima occasione sia per celebrare personalità ampiamente riconosciute e studiate sia per ricordare figure a torto dimenticate o comunque non adeguatamente valorizzate dalla critica. Per questa ragione ho accolto con piacere la proposta di Sebastiano Triulzi, co-curatore assieme a me di questa seconda parte del fascicolo n. 49 di «Diacritica», di dedicare un monografico a un gigante del Novecento quale Carlo Emilio Gadda, scomparso il 21 maggio 1973, esattamente cinquant’anni fa.

Al primo nucleo di saggi che lo omaggiano, però, si è deciso di affiancare, oltre ad altri studi (su opere che vanno dalla metà dell’Ottocento alla più stretta attualità), anche una serie di contributi collegati fra loro. Quest’anno ricorrono, infatti, anche i cinquecentocinquant’anni dalla nascita di Niccolò Copernico (1473-1543), i quattrocento dall’uscita del Saggiatore (1623) di Galileo e ‒ il più celebrato dei tre ‒ i cento anni dalla nascita di Italo Calvino, ricorrenze che hanno fornito lo spunto per una trilogia di saggi dedicati a un tema attualissimo e pressante: quello dei rapporti fra cultura scientifica e cultura umanistica.

Per non dimenticare, infine, che ottant’anni sono passati anche dalla nascita di Luigi Ghirri, uno dei geni della fotografia contemporanea, si è pensato di accogliere pure un suggestivo studio che traccia dei paralleli fra il grande fotografo e una prosa incompiuta di Virginia Woolf.

Non ci resta che leggere (e scrivere).

(fasc. 49, 31 ottobre 2023, vol. II)

Dal Settecento ai giorni nostri

Author di Maria Panetta

Giunta al suo decimo anno, per la prima volta «Diacritica» raddoppia anche in occasione del primo numero dell’annata, che finora è sempre stato dedicato esclusivamente a Benedetto Croce, in coincidenza con la data del suo giorno di nascita, il 25 febbraio.

La congiuntura ci è parsa particolarmente favorevole, essendo pervenuti in redazione una serie di pregevoli contributi che ci permettono di spaziare dal secolo dei Lumi fino ad affrontare temi di stringente attualità quali quello della resistenza delle donne iraniane anche attraverso la poesia o quello delle teorie della complessità applicate al sistema-romanzo (e, dunque, dei rapporti sempre più stretti fra discipline scientifiche e umanistiche). E anche questioni inerenti all’evoluzione del mercato editoriale, quali quella della ricezione della letteratura giapponese in Occidente o quella della storia del fenomeno Cyberpunk e dei suoi sviluppi, anche alla luce delle recentissime e vertiginose accelerazioni nel progresso dell’Intelligenza Artificiale, con i delicati dibattiti che inevitabilmente stanno provocando a causa delle implicazioni antropologiche, socio-economiche e morali che la rapidissima crescita dell’AI comporta.

Ci è parsa, dunque, un’ottima occasione per inaugurare un nuovo spazio che «Diacritica» dedicherà annualmente a saggi che non partecipano a Call for paper da noi lanciate: ancora una volta e sempre, un altro spazio di Libertà.

(fasc. 51, 15 marzo 2024, vol. II)

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Cinquanta!

Author di Maria Panetta

Una breve nota personale a introdurre il secondo volume di questo denso fascicolo interamente dedicato all’affascinante e magnetica figura di un grandissimo critico, slavista, poeta del Novecento, Angelo Maria Ripellino, nella ricorrenza dei cento anni dalla sua nascita.

Mi sarebbe piaciuto poter dedicare il n. 50 di «Diacritica» ai miei genitori, che avrebbero dovuto festeggiare proprio i loro cinquanta anni di matrimonio lo scorso 29 settembre. Purtroppo, la vita a volte è beffarda e si diverte a sorprenderci con svolte inattese e schiaffi in pieno volto: l’8 agosto è venuta a mancare improvvisamente e drammaticamente mia madre, Anna Oppido, cui questo secondo volume è dedicato perché a lei era intestata la casa editrice, Diacritica Edizioni, che pubblica «Diacritica».

La festa, dunque, non c’è stata; la rivista ha perso la propria editrice e mio padre ha perso una sposa vivace, molto più giovane e piena di pensieri per lui. Mi si obietterà che quelli che vado raccontando sono fatti personali, ma talora il confine tra gli studi e l’autobiografia ‒ il mio Maestro ideale Croce docet ‒ è talmente sottile da poter e dover sparire: nonostante la tensione continua verso il rigore, la professionalità e la “scientificità”, gioverebbe, infatti, non dimenticare mai la fragilità dell’essere umani, possibilmente regolandosi di conseguenza.

Mi resta, ad ogni modo, la vera gioia di aver potuto collaborare, per questo progetto ripelliniano, con i più grandi esperti di Ripellino e con tanti validi e acuti studiosi i cui saggi sono raccolti in questo numero; e il raro privilegio di poter vantare amici sinceri e leali come Pippo Traina.

È questa gioia ‒ nonostante tutto ‒ che mi sento di donare a mia madre, dedicandole questo fascicolo numero 50: so che, come sempre, ne sarà orgogliosa.

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

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«Diacritica» 50: all’insegna della riflessione critica e della poesia di Angelo Maria Ripellino

Author di Maria Panetta e Giuseppe Traina

Non dovremmo essere noi promotori di questo monografico ad affermarlo, ma il doppio fascicolo che «Diacritica» dedica ad Angelo Maria Ripellino è il più ampio e variegato omaggio che sia stato tributato nel 2023 al ricordo dell’uomo e allo studio dell’opera ripelliniana in occasione dei cento anni dalla sua nascita.

Siamo lieti di aver inserito nel primo volume del monografico buona parte degli interventi (significativamente rivisti e tutti sottoposti, come di consueto, a doppio referaggio cieco) pronunciati in occasione di due convegni che “Sapienza Università di Roma” ha dedicato a uno dei suoi più prestigiosi docenti e studiosi: il primo (Angelo Maria Ripellino (1923-1978) maestro e poeta nel centenario della nascita) si è tenuto il 12 giugno scorso ed è stato promosso da Rita Giuliani e Silvia Toscano; il secondo (L’arte della fuga. Ripellino e gli itinerari nel meraviglioso tra letteratura e storia) ha avuto luogo il 23 ottobre, su impulso ancora di Rita Giuliani e del compianto Roberto Valle, che purtroppo non ha fatto in tempo a vedere questa pubblicazione, essendo mancato improvvisamente il 2 dicembre (proprio Rita Giuliani ne ha delineato un affettuoso e malinconico ricordo, cui rimandiamo, nella Sezione II del volume). La Sezione III contenuta nell’altro volume presenta, invece, i contributi critici di diversi studiosi che hanno risposto alla call pubblicata sul nostro sito.

Ci pare che, al di là del dato quantitativo, i testi qui raccolti contribuiscano validamente alla comprensione aggiornata del profilo poetico e scientifico di Ripellino, il quale – conviene ricordarlo – attende ancora il giusto riconoscimento soprattutto in quanto fondamentale presenza poetica del secondo Novecento italiano, malgrado l’alta qualità degli studi che alcuni (purtroppo non molti) interpreti autorevoli hanno firmato specie nei quarantacinque anni che ci separano dalla sua morte; e nonostante il lavoro di attenta ricostruzione filologica e di riproposta dei suoi testi, in ultimo approdata all’edizione commentata dello Splendido violino verde allestita da Umberto Brunetti (e sarebbe, di certo, auspicabile che tale impresa proseguisse anche per le altre raccolte poetiche).

Siamo, dunque, particolarmente lieti del fatto che, fra gli altri, proprio Antonio Pane, Alessandro Fo, Federico Lenzi e Umberto Brunetti, i più attenti indagatori della poesia ripelliniana, siano presenti in questo fascicolo con nuovi interventi, e che intorno a loro si affollino illustri studiosi di lungo corso come Rita Giuliani e giovani ricercatori, assieme ad allieve e allievi, amiche e amici di Ripellino che non hanno voluto far mancare la loro testimonianza sul suo magistero e sulla sua poliedrica personalità.

Ci sembra che da questo concerto di voci diverse non soltanto il profilo del Ripellino poeta ma anche quello ‒ certamente più consolidato come eccellente ‒ del Ripellino critico e studioso esca valorizzato e arricchito.

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

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Anniversari e commiati

Author di Maria Panetta

Nel precedente fascicolo, «Diacritica» ha omaggiato uno dei più grandi romanzieri e critici contemporanei, Milan Kundera, purtroppo venuto a mancare l’11 luglio scorso. Nel 2023 cade una lunga serie di anniversari di nascita o di morte assai significativi per la cultura italiana (e non solo), e in particolare per la storia della letteratura (in senso lato) e dell’arte: anniversari che ci consentiranno di ricordare alcune importanti personalità letterarie. Da rammentare almeno quelli di Italo Calvino (nato il 15 ottobre 1923) e Rocco Scotellaro (nato il 19 aprile 1923), di Franco Zeffirelli (nato il 12 febbraio 1923) e Maria Callas (venuta al mondo il 2 dicembre 1923), ma anche di Blaise Pascal (nato il 19 giugno 1623) e Adam Smith (nato il 5 giugno 1723); o quelli di Carlo Emilio Gadda (scomparso il 21 maggio 1973) e Guido Morselli (suicidatosi il 31 luglio 1973), di Pablo Picasso (morto l’8 aprile 1973) e Pablo Neruda (scomparso il 23 settembre 1973); sino ad Angelo Maria Ripellino, nato il 4 dicembre 1923, al quale sarà dedicato il cinquantesimo numero della rivista, con il quale chiuderemo – nel segno della Poesia e della Bellezza – l’annata IX.

Il 2023 è stato, però, anche un anno molto difficile e doloroso, specie per la nostra piccola comunità di studiosi amici, perché, a distanza di qualche settimana, l’estate ci ha portato via sia Anna Oppido – la nostra amata editrice – sia Giorgio Patrizi, valente intellettuale, prezioso membro del Comitato Scientifico del periodico fin dagli albori e, infine, carissimo sodale. Anna e Giorgio avevano pure lavorato assieme, tempo fa, perché per alcuni anni Giorgio aveva tenuto corsi di formazione letteraria nella gloriosa scuola secondaria superiore romana – l’Istituto tecnico-commerciale “Duca degli Abruzzi” di via Palestro – ove insegnava storia e letteratura italiana Anna, mia madre. Ci sarà tempo e modo di ricordare entrambi più lungamente e in maniera più consona all’importanza del ruolo che hanno rivestito in questo progetto e nelle nostre vite, ma è apparso giusto e doveroso nominarli già in apertura del primo numero di «Diacritica» che purtroppo si trova a registrare, con amarezza e impotenza, la loro dolorosa mancanza.

Anche per loro il nostro lavoro prosegue, con la pubblicazione degli Atti della prestigiosa Giornata di Studi in onore di Mario Pomilio, tenutasi a Vercelli il 21 marzo 2023 presso la sede di Palazzo Tartara dell’Università del Piemonte Orientale e promossa dal Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Mario Pomilio, istituito il 5 luglio 2021 con decreto del Ministero della Cultura: inutile sottolineare che siamo davvero onorati e orgogliosi di ospitarli.

(fasc. 49, 31 ottobre 2023)

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A centoventi anni dalla fondazione della «Critica», rivista di idealismo militante e faro dell’antifascismo europeo

Author di Lorenzo Arnone Sipari e Maria Panetta

Ormai da otto anni a questa parte, il numero di «Diacritica» del 25 febbraio è interamente dedicato a Benedetto Croce. Tale appuntamento si coniuga, quest’anno, con la ricorrenza dell’uscita del primo numero della «Critica», come noto fondata dal filosofo abruzzese centoventi anni fa; e non è superfluo ricordare che il titolo del nostro periodico riprende anche, volutamente, quello della longeva creazione crociana.

Uscita con cadenza bimestrale per oltre quarant’anni, puntualmente il 20 di ogni mese dispari, «La Critica» è stata una notissima rivista militante che ha professato idee soprattutto di stampo neoidealistico, pur proponendo un programma molto più ampio e assai complesso, e comunque rifuggendo da logiche settoriali e specialistiche. Il periodico, secondo gli intenti del suo fondatore, avrebbe dovuto sovvertire l’«assenza di criterii fermi e di un organico sistema d’idee» che caratterizzava molte riviste del tempo, evitando alla radice che «un’anarchia e un’ineguaglianza di giudizii» le facesse assomigliare «a botteghe di caffè», in cui si pensava più a dar voce a tutti, senza costrutto, che non a evidenziare una «traccia» utile per i lettori. Il periodico crociano, viceversa, originava da una coscienza programmatica che era diventata ormai un’improcrastinabile necessità (n. 1, p. 2): quella di

non perder di vista i problemi generali e d’insieme, che son tanta parte della vita degli studii, e di dedicare ad essi la stessa attenzione ed intensa cura che si adopera per le idee e i fatti speciali e particolari. E dalla coscienza di questo bisogno e dalle esposte considerazioni ha origine questa piccola nuova rivista, che vorrebbe appunto servir da supplemento e sussidio alle altre speciali di sopra accennate, proponendosi di discutere di libri, italiani e stranjeri, di filosofia, storia e letteratura, senza la pretesa di tenere il lettore al corrente di tutte le pubblicazioni sui varii argomenti, ma scegliendo alcune di quelle che abbiano, per l’argomento o pel merito, maggiore interesse, o si prestino a feconde discussioni.

Il metodo di queste discussioni, che non dovevano essere volte a coltivare amicizie, peraltro di facciata (e quindi poco o per niente improntate alla sincerità), si doveva risolvere in «un omaggio alla libertà». Era, sì, un sostegno al rigore del nuovo metodo storico (sebbene non a un asfittico eruditismo), ma unito alla promozione del «generale risveglio dello spirito filosofico» e atto a un “congiungimento della filosofia con la filologia” d’ispirazione prettamente vichiana. Si trattava di una nuova luce che intendeva far uscire la cultura italiana dal suo provincialismo e squarciare tempi di oscurità, creando nuovi e preziosi spazi di riflessione (e infatti «La Critica», specie a partire dal 1925, divenne anche un punto di riferimento imprescindibile per l’antifascismo europeo, nel periodo opprimente del Ventennio): una fonte di ispirazione ancora oggi nitida e preziosa, dinanzi alle nubi, sempre più oscure e minacciose, che si vanno addensando da alcuni anni nei nostri cieli.

Sebbene solo una parte dei contributi pubblicati in questo fascicolo dialoghi in maniera prevalente con «La Critica», grazie al pregevole contributo di molti autorevoli studiosi che, per i propri studi, hanno un naturale debito e/o una vera e propria affinità intellettuale e spirituale con l’impostazione di metodo della rivista crociana che desideriamo celebrare ‒ e del suo fondatore e direttore ‒, «Diacritica» chiude questo numero monografico nella sincera convinzione di essere riuscita a distanziarsi dalle “botteghe di caffè”, offrendo ai propri lettori una palestra d’idee ispirata al civismo, al rigore, all’indipendenza e alla modernità di pensiero del Croce uomo e intellettuale.

(fasc. 47, 25 febbraio 2023)