Abstract: La presente proposta di traduzione vuole far conoscere una delle voci più brillanti della poesia contemporanea in lingua spagnola, il poeta panamense, ancora inedito in Italia, Rafael Muñoz Zayas. Vengono presentati sette componimenti tratti dalla sua ultima raccolta, del 2019, Los astronautas de verdad no regresan a casa. In essi risalta uno stile estremamente ricercato e depurato, al servizio di una densità poetica ricca di immagini e in grado di accompagnare il lettore in un viaggio di riflessione nel profondo dell’animo umano.
Abstract: The following translation proposal aims to turn a spotlight on one of the most brilliant contemporary Spanish-speaking poets: the Panamanian Rafael Muñoz Zayas, whose verses are still unpublished in Italy. In the seven poems selected from his last book, Los astronautas de verdad no regresen a casa (2019), a finely studied style can be appreciated, with a poetic density rich in imagery and able to accompany the reader in a reflection journey in the depth of the human soul.
Abstract: Esta propuesta de traducción quiere dar a conocer una de las voces más destacadas de la poesía contemporánea de lengua española, el poeta panameño Rafael Muñoz Zayas, cuyos versos todavía no se han publicado en Italia. Se presentan siete poemas seleccionados de su más reciente poemario, Los astronautas de verdad no regresan a casa (2019). En ellos destaca un estilo rebuscado y acendrado, al servicio de una densidad poética llena de imágenes y capaz de acompañar al lector en un viaje de reflexión introspectiva por el alma humana.
I sette componimenti che proponiamo di seguito rappresentano un saggio denso ed efficace dell’ultima raccolta del poeta panamense Rafael Muñoz Zayas[1], lavoro ancora inedito in Italia, che si struttura effettivamente attraverso principi di intensità e concisione. Si tratta di Los astronautas de verdad no regresan a casa[2] (Gli astronauti, quelli veri, non ritornano a casa), che l’autore ha pubblicato nel 2019 per la casa editrice valenciana Pre-Textos, peraltro uno dei marchi più importanti sul fronte dell’editoria spagnola riservata alla poesia. È un libro snello, composto da sole ventuno poesie nelle quali ad abbondare è l’esercizio dello smussamento, dell’affinamento, che si traduce in una versificazione libera e capace di catturare l’essenzialità attraverso la predilezione per l’arte menor, ritmica contraddistinta da versi compatti e non troppo estesi, per la minimizzazione della punteggiatura e per lo sfruttamento della significatività allusiva dello spazio bianco.
La raccolta, come indicato dall’autore stesso[3], è una versione ridotta e depurata di un progetto più grande che, pur mantenendo la sua essenza originaria, ha subito un lungo processo di sublimazione. In questo senso, il procedere creativo di Muñoz Zayas, se vogliamo, sembra riprendere la lezione di Gustavo Adolfo Bécquer; prevede infatti una rievocazione di stati d’animo già vissuti con il fine di dar loro forma attraverso la parola poetica, per mezzo del rebelde, mezquino idioma (ribelle, meschino idioma), come avrebbe detto il poeta sivigliano. Ne risulta una poesia introspettiva volta a creare una nuova realtà che sorge dall’esperienza personale dell’io lirico e prende forma attraverso un tessuto poetico ricco di insistenze anaforiche e immagini evocative:
Hanno paura
mentre ti diverti
mentre intuisci il linguaggio che schiude
un oscuro cammino alle ombre
perché missione altrui fu sapere
che il tempo non trascorre
che la nostra materia è uguale
a quella del dente di un leone innanzi al fuoco
ma hanno paura perché esorcizzi
il lessico del mondo e il suo dominio
questa ouija di ombra oscura
e il lento ordire d’aghi che incatenano
le mani libere all’inchiostro bianco.
Oppure:
Mi ripeto mai più
davanti al tuo corpo aperto come un albero
davanti alle tue mani grondanti linfa
davanti al tuo corpo aperto
davanti al tocco della mano
davanti allo sguardo puro
davanti al giorno sempre più gelido
davanti alla notte che cala
e maschera di neve la strada
Da qui possiamo individuare i due cardini su cui, a nostro avviso, insiste questa silloge: il carattere introspettivo e la creazione di immagini. La poesia è parola; è linguaggio. È il «linguaggio che apre oscuro cammino alle ombre» e si fa strumento di comprensione del mondo, sia quello esterno, tangibile, sia quello interiore, profondo, infinito e sconosciuto quanto – e forse più – dell’universo. È qui che il cosmo diventa, come in uno specchio, figurazione dell’introspezione nell’io, nell’animo umano; meta ineludibile del viaggio poetico ed esistenziale dell’autore:
[…] solo so
che in qualche maniera
vuoi condurmi
nella più oscura
delle prigioni federali interstellari
nella più tremenda delle solitudini bioniche […]
Ecco spiegata la ragione per cui tutta l’opera si basa sulla figura fisica dell’astronauta, simbolo del desterrado, vale a dire del reietto, dell’esiliato, di colui che, costretto a partire per una necessaria spedizione verso l’ignoto, sa che, per l’appunto, non tornerà mai a casa. Immaginando un’impalcatura simbolica del libro, l’astronauta può rappresentare il vertice di contatto fra due coni sovrapposti: è il cuore, il punto centrale di passaggio, in questa sorta di clessidra, tra l’infinito cosmo, al di sopra, e il profondo universo interiore, al di sotto. A supporto di questa struttura, Zayas riesce a creare nei suoi versi una figuralità che pone il lettore frequentemente in una dimensione verticale, bidirezionale – questo sì – ma spesso profonda e vorticosa:
[…] perché intuiscono
che non è il loro sogno
questo ascendere
a una montagna
più alta e felice
di una madre.
[…] non sapeva del confine tra la terra e il mare
ignorava la frontiera naturale che ci separa dall’aria
la vertigine dell’abisso
il terrore della scogliera
se nessuno ti accompagna
l’immensità del nulla in una vasca
Oppure, riprendendo i versi che danno il titolo alla raccolta:
(ogni nome sarà un abisso
quando perderà coscienza)
ma mai potranno volare
in alto
come
il compagno
Komarov
[…] adesso che si estingue la sua luce
come la nostra stella e la sua polvere
nel freddo profondo
della galassia
che gli astronauti, quelli veri,
non ritornano a casa.
È il vuoto, è la vertigine di uno sradicamento non più solo geografico, ma anche esistenziale, è l’abisso infinito della riflessione, o meglio, del riflesso intimo al quale si può accedere solo attraverso una serie inesauribile di immagini. Per tale ragione, lo strumento retorico principale con cui la poesia di Zayas cerca di comprendere il mondo è la similitudine, vale a dire la ricerca costante di interconnessioni tra il mondo interiore e il reale. Si vengono, quindi, a creare una serie di simboli che sono, al tempo stesso, strumenti conoscitivi e testimoni della vera essenza della poesia in quanto atto creativo, come è lo stesso autore a riconoscere: «todo acto de escritura busca crear una nueva realidad. En mi caso, mediante la poesía, reexamino y evoco un estado de ánimo que da lugar al poema»[4].
In questo contesto ad abbondare sono le rappresentazioni distopiche, alle quali non manca l’insistenza sull’elemento umano e tecnologico, proprio perché in fondo, sembra voler sostenere il poeta, la nostra vita, destinata all’oblio, è già di per sé una distopia:
fino a che non mi lascerai
più solo
di un deserto lunare
più negletto dell’eroe
di un’epopea mai più ritrovata
come metallo pressato
come relitto meccanico
come impianto nucleare
bombardato con il cemento
[…]
e tutto sembrerà essere
ciò che l’amore è
il mondo
la vita
un pianeta morto
nel mezzo dello spazio.
Oppure:
[…] però non meritava una stella,
né dare il suo nome a un pianeta
– anche se remoto –
[…]
nessuno merita di conoscere
l’opinione di Valentina
e nessuno vuole sapere
quanti giorni piansero
Evgenij e Irina
(ogni nome sarà un abisso
quando perderà coscienza)
In questi ultimi versi è, dunque, racchiuso il senso del carattere di questa raccolta. L’universo si trasforma in simbolo dell’abisso dell’animo umano. Quest’ultimo, oscuro e sconosciuto tanto quanto il cosmo, rimane comunque la meta ineludibile della riflessione dell’autore e, più in generale, di ogni individuo, in un viaggio tanto lungo (e tanto inevitabile) da non contemplare la possibilità di un ritorno[5].
***
Rafael Muñoz Zayas
Los astronautas de verdad no regresan a casa
Poesie scelte, a cura di Edoardo Franchi
PUERTO DE ADÉN
No importa el amor
te arrancarán
los ojos al fugarte
no te hará daño
el tacto de una mano,
ni el roce
añil
de los recuerdos
qué importa
si está todo ya vivido
si eres castaño del bosque
o el desnudo violento de los cuervos
te arrancarán los ojos al fugarte,
muchacho horrendo,
te arrancarán los ojos al volver.
***
PORTO DI ADEN
Non conta l’amore
ti caveranno
gli occhi mentre fuggi
non ti ferirà
il tocco di una mano,
né la carezza
indaco
dei ricordi
che importa
se tutto è già vissuto
se sei castagno del bosco
o l’irruento nudo dei corvi
ti caveranno gli occhi mentre fuggi,
ragazzo orribile,
ti caveranno gli occhi al tuo ritorno.
***
***
UN DIENTE DE LEÓN PARA MR. K.
Tienen miedo
mientras te diviertes
mientras intuyes el lenguaje que abre
oscuro camino a las sombras
porque misión de otros fue saber
que el tiempo no trascurre
que nuestra materia es igual
a la del diente de un león frente al fuego
pero tienen miedo porque conjuras
el léxico del mundo y su dominio
esta ouija de sombra oscura
y el lento tejer de las agujas que encadenan
las manos libres a la blanca tinta
tienen miedo
porque ahora todo
podrá volverse
esta habitación
un cuarto
la sala vagamente iluminada che recorren
ser el nombre de otro escrito en la pared
mientras caminan incómodos por este predio
porque intuyen
que no es su sueño
este ascender
hasta una sierra
más alta y feliz
que una madre.
***
UN DENTE DI LEONE PER MR. K.
Hanno paura
mentre ti diverti
mentre intuisci il linguaggio che schiude
un oscuro cammino alle ombre
perché missione altrui fu sapere
che il tempo non trascorre
che la nostra materia è uguale
a quella del dente di un leone innanzi al
[fuoco
ma hanno paura perché esorcizzi
il lessico del mondo e il suo dominio
questa ouija di ombra oscura
e il lento ordire d’aghi che incatenano
le mani libere all’inchiostro bianco
hanno paura
perché adesso tutto
potrà diventare
questa camera
una stanza
la sala vagamente illuminata che percorrono
essere il nome d’altri scritto sul muro
mentre incedono a disagio per questa
[proprietà
perché intuiscono
che non è il loro sogno
questo ascendere
a una montagna
più alta e felice
di una madre.
***
***
KOMAROV
Tenía que llamarse Vladimir Mijáilovich
Komarov
casi Kamarada
porque para enfrentarse a un destino trágico
[e inútil
Vladimir es un nombre adecuado
(aunque toda vida pese lo mismo
cuando termina la existencia)
,
pero
para recibir medallas póstumas
homenajes
para que le den tu nombre a un asteroide
y a uno de los buques de seguimiento
[espacial de la Unión Soviética
y también a la escuela de pilotos militares de
[Yeisk
o si
(¡oh sí!)
a un cráter lunar,
y también para que avispados aficionados a
[los cohetes en Liubliana, Eslovenia
decidan llamarse el “ARK Vladimir M.
[Komarov”
o para que la Organización francesa
[Fédération Aéronautique Internationale’s
hiciera un
Di-plo-ma
denominado V. M. Komarov en su honor
,
pero no merecía una estrella,
ni darle su nombre a un planeta
–aunque fuera lejano–
,
pero sí a un simple trozo de tierra
de los que vagan
inertes
por el espacio
nadie merece saber
la opinión de Valentina
ni nadie quiere saber
cuántos días lloraron
Yevgeni e Irina
(todo nombre será un abismo
cuando pierda la consciencia)
mas nunca podrán volar
tan alto
como
el camarada
Komarov
porque nos enseña
ya nunca
ahora que su luz se extingue
como el polvo solar de nuestra estrella
en el frío profundo
de la galaxia
que los astronautas de verdad
no regresan a casa.
***
KOMAROV
Doveva chiamarsi Vladimir Michajlovič
Komarov
quasi Kompagno
perché per affrontare un destino tragico e
[inutile
Vladimir è un nome adeguato
(sebbene il peso di ogni vita sia uguale
quando finisce l’esistenza)
,
però
per ricevere medaglie postume
omaggi
perché diano il tuo nome a un asteroide
e a una delle navi da tracciamento spaziale
[dell’Unione Sovietica
e anche alla scuola per piloti militari di Ejsk
o se
(oh sì!)
a un cratere lunare,
e anche perché disinvolti appassionati di razzi
[di Lubiana, Slovenia
decidano di chiamarsi “ARK Vladimir M.
[Komarov”
o perché l’Organizzazione francese
[Fédération Aéronautique Internationale’s
facesse un
Di-plo-ma
denominato V. M. Komarov in suo onore
,
però non meritava una stella,
né dare il suo nome a un pianeta
– anche se remoto –
,
però sì a un semplice pezzo di terra
di quelli che vagano
inerti
per lo spazio
nessuno merita di conoscere
l’opinione di Valentina
e nessuno vuole sapere
quanti giorni piansero
Evgenij e Irina
(ogni nome sarà un abisso
quando perderà coscienza)
ma mai potranno volare
in alto
come
il compagno
Komarov
perché ci insegna
ormai non più
adesso che si estingue la sua luce
come la nostra stella e la sua polvere
nel freddo profondo
della galassia
che gli astronauti, quelli veri,
non ritornano a casa.
***
***
NO ES BUENA IDEA QUE UN ROBOT CIEGO PILOTE LA NAVE EN MODO AUTOMÁTICO
No sé nada de física cuántica
ni de mundos paralelos
ni de entradas desde el espacio
a la atmósfera de la tierra
sólo sé
que de alguna manera
quieres llevarme
de las prisiones federales interestelares
a la más terrible de las soledades biónicas
sólo sé que quieres
llevarme dentro
dejarme allí
como en vida, sepultado,
y empleas todas tus argucias
y empleas con éxito
la radiación y el habla
y yo sólo puedo oponerte
mi silencio
la ceguera
hasta que con tus sondas invadas mis sueños
y quemes
hasta el último de los átomos
de mis pensamientos psicotrónicos
hasta que me dejes
más sólo
que un desierto lunar
más olvidado que al héroe
de una epopeya jamás hallada
como metal aplastado
como ruina mecánica
como planta nuclear
bombardeada en cemento
hasta que me dejes
infinitamente seco
como cadáver enterrado
en cualquier pasado
hasta que me dejes
y los niños canten
y el planeta sonría
y todo parezca ser
lo que es el amor
el mundo
la vida
un planeta muerto
en medio del espacio.
***
NON È UNA BUONA IDEA CHE UN ROBOT CIECO PILOTI L’ASTRONAVE IN AUTOMATICO
Non so nulla di fisica quantistica
né di mondi paralleli
né di ingressi dallo spazio
nell’atmosfera della terra
so solo
che in qualche maniera
vuoi condurmi
nella più oscura
delle prigioni federali interstellari
nella più tremenda delle solitudini bioniche
so solo che vuoi
condurmi dentro
lasciarmi lì
come in vita, seppellito,
e impieghi tutta la tua astuzia
e impieghi con successo
la radiazione e la lingua
e io posso solo opporti
il mio silenzio
la cecità
finché con le tue sonde non invaderai i miei
[sogni
e brucerai
fino all’ultimo degli atomi
dei miei pensieri psicotronici
fino a che non mi lascerai
più solo
di un deserto lunare
più negletto dell’eroe
di un’epopea mai più ritrovata
come metallo pressato
come relitto meccanico
come impianto nucleare
bombardato con il cemento
fino a che non mi lascerai
infinitamente asciutto
come un cadavere inumato
in qualsiasi passato
fino a che non mi lascerai
e i bambini canteranno
e il pianeta sorriderà
e tutto sembrerà essere
il mondo
la vita
un pianeta morto
nel mezzo dello spazio.
***
***
CREDO
Este credo no era el verdadero
no hablaba del árbol
del tronco
de la rama
de la hoja
ni nos habló del fruto
no era el verdadero
no era un continente
no sabía del límite de la tierra con el mar
ignoraba la natural frontera que nos separa
[del aire
el terror del acantilado
cuando nadie te acompaña
la inmensidad de la nada en una bañera
no era el verdadero
no era el cuerpo
no hablaba de sus manos
no de su cuello
no de su espina dorsal como una carretera
negaba las piernas y negaba el erizo abierto
el abracadabra de un destello
no proclamaba el cielo del lóbulo extinto
ni la mirada que acompaña al placer
era bendita
no nos daba la creencia exacta
que hace que amar sea algo táctil
la experiencia
el saber
el olfato
todo lo que es humano y no es bello
y es visceral y crudo
insaciable
como la luz que das
aunque no queráis tomarla.
***
CREDO
Questo credo non era quello vero
non parlava dell’albero
del tronco
del ramo
della foglia
né ci parlò del frutto
non era quello vero
non era un continente
non sapeva del confine tra la terra e il mare
ignorava la frontiera naturale che ci separa
[dall’aria
la vertigine dell’abisso
il terrore della scogliera
se nessuno ti accompagna
l’immensità del nulla in una vasca
non era quello vero
non era il corpo
non parlava delle mani
non del suo collo
non della sua spina dorsale come una strada
negava le gambe e negava il riccio aperto
l’abracadabra di una scintilla
non annunciava il cielo del lobo estinto
né lo sguardo che accompagna il piacere
era benedetto
non ci dava la convinzione esatta
che fa dell’amare una cosa tattile
l’esperienza
il sapere
l’olfatto
tutto ciò che è umano e non è bello
ed è viscerale e crudo
insaziabile
come la luce che dai
malgrado non vogliate prenderla
***
***
VAMPIRO
Este cuerpo fósil quiere tocarte
volverse fluido elemental
combustible vivo
correr donde corren los niños
hacer un matriz amable
del cuerpo tuyo
sé que tú eres selva y aún vives
que mantienes alguna región inexplorada
que hay un trozo de ártico en tus ojos
capaz de helar toda el agua del planeta
hundir en nieve
matar de un golpe
pero hay quien prefiere
retornar a la vida vivir eternamente
aunque sea solo de noche
y con miedo a la luz blanca
que escapa de tu cuerpo
por eso soy un resto fósil
lo que un día fue un animal pesado
y hoy es alguien
que quiere vivir eternamente
***
VAMPIRO
Questo corpo fossile che vuole toccarti
mutarsi in fluido elementare
combustibile vivo
correre dove corrono i bambini
fare una matrice dolce
del corpo tuo
so che tu sei una selva e ancora vivi
che conservi una qualche regione inesplorata
che serbi un pezzo d’artico negli occhi
in grado di ghiacciare tutta l’acqua del
[pianeta
ricoprire di neve
uccidere all’istante
ma c’è chi preferisce
ritornare alla vita vivere eternamente
fosse anche solo di notte
e temendo la luce bianca
che sgorga dal tuo corpo
per questo sono un resto fossile
quello che era un animale pesante
e oggi è uno
che vuole vivere eternamente
in una qualche regione inesplorata.
***
***
NO DEFENSA
Me digo que no más
frente a tu cuerpo abierto como un árbol
frente a tus manos derramando savia
frente a tu cuerpo abierto
frente al tacto de la mano
frente a la mirada limpia
frente al día más y más helado
frente a la noche que cae
y miente de nieve la calle
no queda nada que hacer
sólo permanecer quieto
resistir asustado
relatar lo frágil
que es cada momento
y no quedar salvo
y estar dispuesto
como esas piraguas en el margen del río
a alcanzar la orilla de piedra de los rápidos
como nosotros
esperan
desmoronarse y caer
aunque nadie
hable
diga
nombre
ni obedezca al viento
que mueve las cometas.
***
NESSUNA DIFESA
Mi ripeto mai più
davanti al tuo corpo aperto come un albero
davanti alle tue mani grondanti linfa
davanti al tuo corpo aperto
davanti al tocco della mano
davanti allo sguardo puro
davanti al giorno sempre più gelido
davanti alla notte che cala
non c’è più niente da fare
solo rimanere fermo
resistere atterrito
narrare ciò che è fragile
che è ogni momento
e non salvarsi
ed essere pronto
come quelle piroghe sulla sponda del fiume
a raggiungere il bordo di pietra delle rapide
come noi
attendono
di sgretolarsi e cadere
benché nessuno
parli
dica
nomini
né obbedisca al vento
che muove gli aquiloni.
***
***
EL VERDADERO MAL (DE NUEVO)
Eres el mal sobre todas las cosas
el día cuando la noche acaba
una cruz invertida en la casa del padre
eres el río que agota su condición de río
y se da al mar y lo endulza y lo deseca
eres el mal sobre todas las cosas
la que ahuyenta las gallinas
en la noche de san Lázaro
la que siembra los campos
con una muerte dulce
que enloquece a los hombres
pero así es el mal
la ironía del mundo
lo que vuelve el corazón
un kilo de nieve.
***
IL VERO MALE (DI NUOVO)
Sei il male sopra tutte le cose
il giorno sul morire della notte
una croce invertita nella casa del padre
sei il fiume che esaurisce il suo essere fiume
e si dà al mare e lo addolcisce e lo prosciuga
sei il male sopra tutte le cose
colei che scaccia le galline
nella notte di san Lázaro
colei che semina i campi
con una morte dolce
che fa impazzire gli uomini
però così è il male
l’ironia del mondo
ciò che trasforma il cuore
in un chilo di neve.
- Rafael Muñoz Zayas (Panamá, 1972) è poeta e narratore. Da molti anni risiede in Spagna, a Málaga, dove si è laureato in filologia ispanica e dirige manifestazioni culturali e laboratori di scrittura. Ha pubblicato le raccolte poetiche Leucemias infinitas (1996), Canto del mal soldado (2000), Sones de dicha (2001, con cui ha vinto il premio Ciudad de Ronda) e Tierra de provisión (2013). La sua poesia è stata tradotta in diverse lingue, fra cui l’inglese, il francese e l’arabo, ed è stata inserita in numerose antologie spagnole e internazionali. Del 2006 è il suo primo romanzo, Malestar, uscito per la casa editrice Kailas. Il suo ultimo libro di versi, come detto, è la raccolta di poesie da cui prendiamo i testi seguenti: Los astronautas de verdad no regresan a casa (PreTextos, 2019). ↑
- R. Muñoz Zayas, Los astronautas de verdad no regresan a casa, Valencia, Editorial Pre-Textos, 2019. ↑
- «Este poemario, que es una versión reducida de un todo mayor, es una versión acendrada y muy depurada de un itinerario mayor, que sin embargo no ha perdido su esencia» (‘Questa raccolta, che è una versione ridotta di un insieme più grande, è una versione affinata e ben depurata di un percorso più grande del quale, tuttavia, non si è persa l’essenza’). Cfr. l’URL: https://secretolivo.com/index.php/2019/05/20/rafael-munoz-zayas-todo-acto-de-escritura-busca-crear-una-nueva-realidad/ (ultima consultazione di tutti i link: 1/09/2024). ↑
- (‘Ogni atto di scrittura cerca di creare una nuova realtà. Nel mio caso, attraverso la poesia, rievoco e riesamino uno stato d’animo che dà vita al componimento’). Cfr. l’URL: https://secretolivo.com/index.php/2019/05/20/rafael-munoz-zayas-todo-acto-de-escritura-busca-crear-una-nueva-realidad/. ↑
- Nota biografica del traduttore: Edoardo Franchi (Roma, 1986) è dottore di ricerca in Studi Comparati presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. Ha pubblicato diversi saggi e articoli su riviste letterarie e curato l’edizione italiana, per la casa editrice Ensemble, dei libri di poesia Sette cammini per Beatrice di Ernesto Pérez Zúñiga, I livellatori di Carlos Pardo e Mare di Varna di Álvaro Hernando Freile. Ha inoltre tradotto alcuni racconti di Pedro Lemebel e Giovanna Rivero, e selezioni di poesie di Alfredo Trejos e Álvaro Hernando Freile pubblicate su rivista. Ha svolto docenze di Lingua Spagnola, Letteratura Spagnola e Ispanoamericana presso l’Università della Calabria e le Università di Roma “Tor Vergata” e “Sapienza”. ↑
(fasc. 56-57, 15 settembre 2025)