Indice del fascicolo n. 44, 25 maggio 2022, Volume I

Editoriale

Nuove formule: il primo “numero doppio” di «Diacritica», di Maria Panetta

Letture critiche

Premessa/Foreword, di Marco Marino

Introduction. Transmediality and Transhumanization: in Honour of Pier Paolo Pasolini’s First Centenary Celebration, di Dagmar Reichardt

Introduzione. Transmedialità e Transumanizzazione: in onore delle celebrazioni per il primo centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, di Dagmar Reichardt

Transculturalism, di Dagmar Reichardt e Igiaba Scego

Abstract: Si tratta della traduzione inedita in inglese della voce Transculturalismo, uscita a firma di Dagmar Reichardt e Igiaba Scego nell’Enciclopedia di Scienze, Lettere ed Arti dell’Istituto della Enciclopedia Treccani nel 2020. Si ringrazia l’Istituto per aver concesso la possibilità di riprodurre, per la prima volta, in inglese il testo della voce.

Abstract: English translation (never published before) of the original headword Transculturalism (Transculturalismo) authored by Dagmar Reichardt and Igiaba Scego, published by the Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani in its Encyclopedia of Sciences, Letters and Arts (Enciclopedia di Scienze, Lettere ed Arti) in 2020. Courtesy of the Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.

Transmediality as a Transcultural Dialogue: Pasolini between the Other and the Self, di Francesco Chianese

Abstract: L’opera di Pier Paolo Pasolini è stata interpretata attraverso un approccio comparatistico più frequentemente di molti autori a lui contemporanei. Alla base della proliferazione di letture comparative dell’opera dell’autore potrebbe esserci la stessa ragione che ha prodotto molteplici interpretazioni lacaniane. Infatti, come ha affermato Fabio Vighi, l’approccio di Pasolini alla letteratura e al cinema è sempre stato profondamente dialettico, ricercando egli un costante dialogo con altri autori. Basata sull’ossimoro, la sua argomentazione ha cercato costantemente una tesi cui opporsi. Non a caso, uno dei primi lavori comparativi dedicati a Pasolini è stato anche una delle prime letture lacaniane dei suoi scritti, a opera di Ettore Perrella, che l’ha analizzato parallelamente a Cesare Pavese, sottolineando un comune tentativo di aprire la cultura italiana a una prospettiva internazionale (1979) – oggi diremmo, più propriamente, transnazionale. Un altro critico che ha letto Pasolini attraverso Lacan, Robert Gordon, ha confermato questa tesi sostenendo che a partire dagli anni Sessanta, nella sua formazione di regista, Pasolini abbia esteso il suo atlante al di là dei confini europei (2012). In questo modo, Gordon ha ribadito una tensione già presente nell’opera di Pasolini tra gli anni Quaranta e Cinquanta, che ha collocato l’autore contemporaneamente dentro e fuori l’Italia e ha successivamente esteso la sua attenzione all’Africa, all’America e all’Asia. A questo proposito, Giovanna Trento ha riformulato questa prospettiva in termini di una costante tensione tra l’attaccamento all’Italia e all’italianità e una dicotomia complementare che ha opposto questioni nazionali e locali collegandole a fattori a volte antitetici (2012). Trento ha percepito il doppio ruolo che il Sud Italia ha giocato nell’immaginario dell’autore, riconoscendogli un senso di appartenenza sospeso tra un’identità italiana e una più ampia mediterranea (all’interno della quale i confini nazionali non rientrano completamente), che ha definito “panmeridione”. Analizzando implicazioni e conseguenze delle interpretazioni dell’opera pasoliniana fornite da Vighi, Gordon, Perrella e Trento, il saggio affronta le modalità con cui per Pasolini la transmedialità si è rivelata uno strumento chiave per aprire un dialogo con altri autori e culture, non limitandosi a un unico campo del sapere. In questo modo, Pasolini ha cercato di costruire un sistema integrato e complesso in cui l’interscambio tra letteratura, teatro, cinema e saggistica potesse offrire una visione realmente transnazionale e transculturale dell’Italia, come parte di un più ampio atlante mondiale in cui tutte le culture sono interconnesse. Come afferma lo stesso autore a proposito del protagonista del suo romanzo incompiuto Petrolio, Carlo: «L’Italia gli apparve dunque presto, e quasi naturalmente, come un mondo particolare, una delle parti di un tutto, e non delle più importanti» (ed. 1992).

Abstract: Pier Paolo Pasolini’s work has been interpreted through a comparative lens more frequently than many other contemporary authors. A reasonable explanation behind the multiplicity of comparative readings of Pasolini’s oeuvre may be the same as that which provoked a large number of Lacanian interpretations. As Fabio Vighi stated, Pasolini’s approach to literature and cinema was thoroughly dialectic, which implies a constant dialogue with other authors (2001; 2018). Based on oxymoron, his argument constantly sought a thesis against which to oppose. Not coincidentally, one of the first comparative works on Pasolini was also one of the first Lacanian readings of the writer: that is, Ettore Perrella’s comparative analysis of Pasolini with Cesare Pavese, which underlined their shared attempt to open Italian culture to an international perspective (1979), today also possibly addressed as a transnational one (Burdett and Polezzi 2020). Another critic who read Pasolini through Lacan, Robert Gordon, strengthened this point by arguing that from the 1960s, in the process of becoming a film-maker, Pasolini opened his world atlas outside of the European borders (2012). Gordon confirmed a tension already present in Pasolini’s work between the 1940s and the 1950s, which placed the author inside and outside Italy and subsequently enlarged his focus to Africa, America and Asia. In this respect, Giovanna Trento reframed this perspective in terms of a constant tension between Pasolini’s attachment to Italy and Italianness and «a complementary dichotomy between national and ‘local’ issues related by different – at times antithetic – factors» (2012). She perceived that Southern Italy played a double role in Pasolini’s imagery, implying a sense of belonging suspended between an Italian identity and a wider Mediterranean one, within which the borders of Italy did not entirely fit, defined as “pandmeridione”. By analysing implications and consequences of the interpretations of Pasolini’s works provided by Vighi, Gordon, Perrella and Trento, this essay focuses on how for Pasolini transmediality turned out to be a key tool to open a dialogue to other authors and cultures, which was not limited to just one field of the knowledge. In this way, Pasolini aimed to build an integrated and complex system in which the interchange between literature, theatre, cinema and essay offered a truly transnational and transcultural view of Italy, as a part of a wider world cultural atlas in which all cultures are interconnected. As the writer himself stated in Petrolio about the protagonist Carlo: «L’Italia gli apparve dunque presto, e quasi naturalmente, come un mondo particolare, una delle parti di un tutto, e non delle più importanti» (1992).

Pasolini’s Transhumanising Vision. Otherwise than the Traps of Identity, di Susan Petrilli

Abstract: Anziché fare da contesto, il mondo odierno è proprio il testo oggetto di riflessione in queste pagine. Le opere di Pasolini, in particolare la scrittura letteraria e anche quella filmica, ne sono il “pre-testo”. L’approccio del saggio, infatti, è ispirato da Pasolini. Il suo sguardo è orientato in senso critico soprattutto nei confronti delle rassicurazioni illusorie imposte dall’ordine del discorso, avendo a cuore il vivere insieme oltre i limiti dell’identità chiusa; in ciò avvalendosi della percezione, espressione e comprensione valorizzante proprie della scrittura letteraria e del discorso artistico in generale. Sono questi oggi i “luoghi” di resistenza davanti alle forze della monologizzazione/omologazione caratteristiche del mondo della comunicazione globale, dei suoi standard normalizzanti, delle sue trappole mortali dell’identità. L’identità si caratterizza per la tendenza a espellere l’altro, provocata dal sentire sempre la paura dell’altro o come genitivo oggettivo o come genitivo soggettivo. Al contrario, l’opera artistica di Pasolini evidenzia la capacità transumanizzante soprattutto propria del femminile, la non-indifferenza per l’altro, il temere per lui, la responsabilità che sta alla base della continuità della vita stessa, cioè senza reciprocità.

Abstract: Today’s world, present day society is the “text” more than “context”, elected as the object of reflection in these pages. Pasolini and his artworks, his literary and filmic writing in particular, are the “pre-text”. Our approach, in fact, is inspired by Pasolini. His focus is oriented critically beyond deceptive reassurance as imposed by the order of discourse, concerned with living together beyond the boundaries of closed identity; he highlights how literary writing and artistic discourse in general enhance perception, expression and understanding. These are the “places” of resistance in front of the forces of monologisation/homologation characteristic of the global communication world and its normalising standards, the mortal traps of identity. Identity is characterised by a tendency to expel the other, provoked by a constant feeling of fear of the other whether in the sense of the object genitive or the subject genitive. On the contrary, Pasolini’s artwork evidences the transhumanising capacity associated above all to the feminine, to non-indifference towards the other, to fear for the other, to responsibility at the basis of the continuity of life itself, that is without reciprocity. This text is structured around the following themes: the recurring obsession with identity and its obsolescence; semiotics and semioticians on identity: Umberto Eco and Charles Morris; identity in the art of discourse and in the discourse of art; otherwise than identity: alterity and singularity; identity and its fragmentation in Pasolini’s Petrolio; practicing semiotics through writing, literary and filmic; the “feminine” in Pasolini’s artwork; Medea, the extra-communitarian; the discomfort of inescapable responsibility for the other; between two identity worlds; for a semioethics of alterity; references.

Pasolini oggetto di visione: l’intellettuale-attore e l’aspetto performativo delle sue interviste, di Maria Panetta

Abstract: The contribution examines some interviews with Pier Paolo Pasolini that are now easily found on the Internet and accessible by the Web audience: the attitude of the interviewed Pasolini, and therefore object of vision and not director, “passive” and not “active”, in its dual dimension of intellectual and “actor”. An attempt is also made to establish how much of the recurring themes and poetics of the writer can convey those videos today, for the benefit of even younger users, who could be more inclined, compared to more “mature” users, to have a first approach to his work through the vision of those recordings.

Abstract: Nel contributo si prendono in esame alcune interviste a Pier Paolo Pasolini oggi facilmente rinvenibili in rete e fruibili da parte del pubblico del Web: si analizza l’atteggiamento del Pasolini intervistato, e dunque oggetto di visione e non regista, “passivo” e non “attivo”, nella sua duplice dimensione di intellettuale e di “attore”, e si tenta anche di stabilire quanto dei temi ricorrenti e della poetica dello scrittore possano veicolare quei video oggi, a beneficio dei fruitori anche più giovani, che potrebbero essere più portati, rispetto ad utenti più “maturi”, ad avere un primo approccio alla sua opera tramite la visione di quelle registrazioni.

Dal desiderio di transculturalità all’autotrascendenza. Un percorso nell’opera di Pasolini tra viaggi e teatro, di Lisa El Ghaoui

Abstract: The article starts with the “horizontal” definition of the concept of transculturality. This concept will be analyzed through a selection of written works related to the travels made by Pasolini by highlighting the connections between the Italian situation and the one of other Southern regions/Southern realities. Later this paper will propose a “vertical” definition of the concept through some examples from Pasolini’s theatrical production in which the meaning of the word “culture” (and humanity) is transcended. In fact, theater, defined as a “cultural ritual”, presents itself as an ideological impasse and an impossible transculturality, by staging the phenomena of transhumanism and self-transcendence as the ultimate research for meaning in an increasingly dehumanized world.

Abstract: Il saggio prende come punto di partenza la definizione “orizzontale” del concetto di transculturalità, che verrà analizzata alla luce di una selezione di saggi e racconti legati ai vari viaggi realizzati da Pasolini che mettono in risalto i legami che uniscono la situazione italiana a quella di altri “meridioni”. Si passerà poi a una definizione “verticale” del termine, attraverso alcuni esempi tratti dalla produzione teatrale di Pasolini, in cui viene superato il significato stesso di cultura (e di umanità). Il teatro, definito come “rito culturale”, si manifesta infatti come un’impasse ideologica, un’impossibile transculturalità, dando il via a fenomeni di transumanizzazione e auto-trascendenza intesi come ultime ricerche di senso in un mondo sempre più disumanizzato.

Il teatro in Pasolini: la soglia della contraddizione, di Mark Epstein

Abstract: This essay intends to examine some of the specific characteristics of Pasolini’s “impurità” in the theatrical medium, especially in the last phase of his writings for the theater: from Progetto di uno spettacolo nello spettacolo (1965) to Calderon (1967-1973) to Bestia da stile (1965-1975). More specifically it is my intention to explore the contradictory nature of Pasolini’s theatrical “space”, from the manner in which it underscores its paradoxical “threshold” status between text and representation, between public, author and actors, and what this implies for a more inclusive conception of “dialogue” as it was being developed by Pasolini in these later years. This threshold status allows Pasolini to explore aspects of intermediality that are not accessible via other artistic media. It also allows him to explore the relationship, always conflictual and contradictory, between autobiography and expression, both linguistic and non-, as an “externalization to the public” as well as an “externalization into form”, which, however, especially in the late, and even more complex, Pasolini, are to be understood only as temporary points of “condensation”, and not as a claim to closure (either conceptual or formal).

Abstract: Questo saggio si propone di esaminare alcune caratteristiche specifiche dell’“impurità” pasoliniana nel mezzo teatrale, soprattutto nell’ultima fase di questa produzione: da Progetto di uno spettacolo sullo spettacolo (1965) a Calderon (1967-1973) a Bestia da stile (1965-1975). Più specificamente, intenzione del saggio è quella di esplorare la contraddittorietà dello “spazio” teatrale pasoliniano, dal modo nel quale sottolinea un contraddittorio status di “soglia” fra testo e rappresentazione, tra pubblico, autore ed attori, e ciò che questo implica per una concezione più ampia di “dialogo” come viene concepita da Pasolini. Questa soglia permette anche a Pasolini di esplorare aspetti dell’intermedialità che non sono accessibili tramite altri mezzi artistici. E permette anche di esplorare il rapporto, sempre contraddittorio e conflittuale, tra autobiografia ed espressione, linguistica e non, come “messa in pubblico” e “messa in forma”, che però, soprattutto nel Pasolini più tardo e ancora più complesso, sono da intendere solo come temporanei punti di “condensazione”, e non come pretese di chiusura (che sia formale o concettuale).

Pasolini e la Parola: dal “teatro di parola” alla Medea, “cinema di parola”, di Domenico Palumbo

Abstract: Theater and cinematographic works by Pasolini are fundamental pieces of his entire artistic career. If Pasolini’s reflections on theater influenced cinema-language, and that on cinema affected his poetics, then we are able to trace through his movies those characteristics that he describes in his Manifesto about the so-called “teatro di parola”. Medea is an example of his “cinema di parola”: it is aimed at a new audience (the most conscious members of the working class); he replaces seeing with the understanding of a meaning; his main interest is essentially cultural (that is counteracting the effects of the consumer society). Thus the innovative dimension of Pasolini’s “translinguistic” research on language embraces poetry, theater and cinema while presenting itself as a true and authentic “dialectic”.

Abstract: Il teatro di Pasolini è un tassello fondamentale della sua intera parabola artistica, anche cinematografica. Se la riflessione di Pasolini sul teatro ha influenzato l’utilizzo della lingua-cinema, e quella sul cinema ha influenzato la sua poetica, allora è possibile rintracciare nei film quelle caratteristiche che nel Manifesto egli descrive a proposito del “teatro di parola”. La Medea è un esempio di “cinema di parola”: si rivolge, infatti, a un nuovo pubblico (alla classe operaia più cosciente); al vedere sostituisce la comprensione del significato; l’interesse cui mira è culturale (contrastare l’effetto della società dei consumi). La cifra innovativa della ricerca “translinguistica” di Pasolini sulla lingua abbraccia così poesia, teatro e cinema e si candida a essere essa stessa vera e autentica “dialettica”.

Pasolini’s Ambivalent Love-Hate Poetry in “Fabulation”, “Orgy” and “Pigsty”, di Andrew Korn

Abstract: L’articolo esamina la poesia dell’ambivalenza nei drammi Affabulazione, Orgia e Porcile, scritti da Pier Paolo Pasolini alla fine degli anni Sessanta. In questi testi, i protagonisti affrontano i ritorni delle loro sessualità infantili premoderne, che la loro civiltà borghese moderna, opponendosi alla transculturalità al fine dichiarato di aumentare l’omogeneità culturale, cerca di reprimere. In Affabulazione, il desiderio omoerotico del Padre ritorna nel suo amore incestuoso per il figlio; in Orgia, la sessualità infantile della coppia permane nei loro rituali sadomasochistici; analogamente, in Porcile, l’amore per i porci del figlio continua nei suoi rituali bestiali. La repressione fa sì che i loro amori originali diventino non semplicemente odio, ma un’emozione condivisa tra i due. In questa concettualizzazione del desiderio, Pasolini ricorre a Freud e a Marcuse. Caratteristica unica di Pasolini è la sua versificazione di questo desiderio condiviso. Per descrivere i loro rapporti, i suoi personaggi usano una poesia ambivalente di amore e odio: pronunciano una lingua della carne, articolando i loro desideri originari di toccare e fare esperienza della carne, ma anche una lingua del possesso, dando voce alle loro sessualità adulte esacerbate che oggettivano e, alla fine, distruggono quella stessa carne. Queste analisi non solo mettono in luce un aspetto fondamentale di testi studiati, ma dimostrano anche la fragilità e il potenziale di trasformazione della soggettività borghese.

Abstract: This article examines the poetry of ambivalence in Pier Paolo Pasolini’s late-1960s dramas Fabulation, Orgy and Pigsty. In these plays, the protagonists face the returns of their premodern infantile sexualities, which their modern bourgeois civilization, acting against transculturality in the name of increasing cultural homogeneity, attempts to repress. In Fabulation, the Father’s homoerotic desire resurfaces in his incestual love for his son; in Orgy, a couple’s childhood sexuality persists in their sadomasochistic rituals; similarly, in Pigsty, the son’s love of pigs continues in his bestial rituals. Repression causes their original loves to become, not simply hate, but an emotion split between the two. In this conceptualization of desire, Pasolini draws upon Freud and Marcuse. Unique to Pasolini is his versification of this split desire. To describe their lovemaking, his characters employ an ambivalent love-hate poetry: they pronounce a language of the flesh, articulating their original desires to touch and experience the flesh, but also a language of possession, voicing their exacerbated adult sexualities that objectify and ultimately destroy that same flesh. These analyses not only highlight a fundamental aspect of the texts, but they also demonstrate bourgeois subjectivity’s fragility and potential for transformation.

“San Pierpà”. Pier Paolo Pasolini a Roma Est tra sacralizzazione e gentrificazione, di Igiaba Scego

Abstract: In this paper the author is dealing with Pasolini’s presence in the cityscape of Rome nowadays. Her idea is to turn towards the turbulent urban life of today’s Rome – once, caput mundi and the navel of the world – by following the presence of Pasolini’s spirit through the streets, across the quarters and squares, into the bars and into the mind of the people. The text is underlaid with photos of graffiti and reminiscences of Pasolini in the Capitale and, once, City of the Popes (‘Città dei papi’), taken in the public space in the Eastern districts of Rome: particularly, in the Pigneto and in Tor Pignattara. Here, in this “written walk”, Rome mirrors Pasolini (and his passion for the borgate), but Pasolini also mirrors Rome. The intention is to illustrate that, in the Rome of the late postmodern era, Pasolini has become both an object of (economic) speculation and a public object of (cultural) discussion. 

Abstract: In questo contributo l’autrice intende analizzare la presenza di Pasolini nel paesaggio urbano di Roma ai giorni nostri. L’idea è quella di esaminare la turbolenta vita urbana della Roma odierna – un tempo, Caput mundi e ombelico del mondo –, seguendo la presenza dello spirito di Pasolini attraverso le strade, i quartieri e le piazze, nei bar e nella mente delle persone. Il testo include foto di graffiti e reminiscenze di Pasolini nella Capitale ed ex Città dei Papi, scattate nello spazio pubblico dei rioni Est di Roma, in particolare al Pigneto e a Tor Pignattara. Qui, in questa sorta di “passeggiata scritta”, Roma rispecchia Pasolini (e la sua passione per le borgate), ma Pasolini rispecchia anche Roma. ‘’intento è quello di illustrare che, nella Roma del tardo postmoderno, Pasolini è diventato oggetto sia di speculazione (economica) sia di pubblica discussione (culturale).

Postfazione. Nello specchio dell’opera lasciata sola: Pasolini, Foucault, Gramsci, di Ugo Perolino

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Volume II