Tutti gli autori di contributi – rigorosamente inediti, tranne pochissime eccezioni da concordare preventivamente con la Direzione (panetta@diacritica.it; mariapanetta3@gmail.com) – devono inviare i loro saggi e le loro recensioni attenendosi scrupolosamente alle Norme redazionali che seguono: gli articoli e i saggi verranno sottoposti alla valutazione di un doppio referee anonimo; della pubblicabilità delle recensioni e degli estratti di tesi di laurea (sempre segnalati in nota) deciderà, invece, il Comitato di redazione della rivista.
Ogni contributo dovrà essere corredato in apertura, subito dopo il titolo, di un abstract in italiano e di uno in inglese di almeno quattro righe; agli articoli in lingua straniera, invece, sarà da aggiungere un abstract in inglese, uno in italiano e uno nella lingua straniera prescelta, nel caso in cui non si tratti dell’inglese.
Si raccomanda agli autori di interventi nei quali siano presenti citazioni di passi in lingua straniera di corredare il testo pure di una traduzione in italiano degli stessi, anche nel caso delle cosiddette lingue “trasparenti”.
Fin dalla fondazione della rivista, per una consapevole scelta anche stilistica, i saggi in lingue diverse dall’italiano vengono pubblicati in corsivo (con titoli etc. in tondo): si prega, pertanto, di rispettare questa norma per agevolare il lavoro della Redazione.
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In particolare, per la versione in PDF si ricorda che i titoli dei saggi vanno in Times New Roman 16 corsivo, il testo in tondo in corpo 14; abstract, note e citazioni più lunghe di 4 righe in corpo 11.
Contrariamente a quanto fatto sino al 2024, a partire dal 2025 – constatata la sorprendente poca dimestichezza di tanti con il maiuscoletto – si è deciso, seppur a malincuore, di eliminare il maiuscolo/maiuscoletto per i cognomi degli autori in nota: pertanto, sia autori sia curatori vanno in tondo.
I titoli di riviste, quotidiani e collane editoriali vanno inseriti tra virgolette basse o caporali, sempre in tondo.
“Diacritica” non accetta saggi che presentino bibliografie a testo all’americana: si prega di inserire i riferimenti bibliografici per esteso in nota. Le miscellanee vanno indicate a partire dal titolo, seguito dai nomi dei curatori in tondo (evitare, per cortesia, l’uso di Aa.Vv. e, in inglese, preferire “edited by” a “eds”).
Nel caso si abbiano dubbi sull’utilizzo del corsivo per le parole straniere, si può far riferimento al Vocabolario Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/), verificando se i suddetti termini vi figurano: in tal caso, essi potranno essere lasciati in tondo perché entrati a far parte dell’uso in italiano. Altrimenti, tali parole andranno ovviamente trascritte in corsivo e declinate secondo le regole della loro lingua madre.
Da evitare il corsivo per enfatizzare alcuni termini: in tal caso, utilizzare gli apici doppi (adoperarli, invece, singoli per indicare la traduzione in italiano di una parola o di una frase in lingua straniera).
Nelle note, per opere citate in precedenza, indicare il nome puntato e il cognome dell’autore (in maiuscolo/maiuscoletto), il titolo dell’opera per intero e in corsivo seguito da “op. cit.” in tondo (in inglese, “cited”) e il numero di pagina; ad es.: L. Serianni, Italiani scritti, op. cit., p. 13.
Si prega di aggiungere una Bibliografia finale solo nel caso in cui comprenda opere che non figurano già nelle note a piè di pagina: si ricorda, a tale proposito, che “Id.”/”Ead.”/”Eid.”) vengono adoperati solo nella Bibliografia finale e non nelle note.
Da ricordare, inoltre:
– che la “d” eufonica va utilizzata, con pochissime eccezioni, solo per evitare la successione di due vocali uguali (es.: ad amare, ed ecco etc.);
– che, nel caso di un’opera il cui titolo inizi con l’articolo determinativo, si usa fondere la preposizione che lo precede con l’articolo stesso, dando luogo alla relativa preposizione articolata (es.: dei Promessi sposi), a meno che non si possano ingenerare ambiguità sul titolo stesso, nel qual caso è bene farlo precedere da un’apposizione (es.: nel romanzo I promessi sposi);
– che l’articolo indeterminativo “una” va sempre apostrofato, se precede un sostantivo che inizia per vocale (lo stesso – ovviamente – dicasi per “la”, “della” et similia);
– che è preferibile evitare di utilizzare la preposizione semplice “in”, facendo eco all’uso anglosassone, nei casi in cui in italiano sarebbe opportuno adoperare una preposizione articolata;
– che i sostantivi tedeschi vogliono la maiuscola iniziale (es.: Lied);
– che la maiuscola è obbligatoria con i nomi dei punti cardinali, quando indicano un’area geografica specifica e non la semplice direzione (es.: il generoso Sud).
E che, come sincero e dovuto omaggio all’imprescindibile magistero del Professor Luca Serianni, a partire dal fascicolo n. 45 “Diacritica” fa proprio l’uso di accentare sempre la “e” chiusa di “sé stesso“.
Grazie.
Qui si può scaricare il file PDF dettagliato delle Norme redazionali.