Attualità di Croce

Autore di Domenico Panetta

Per quelli che, come me, hanno vissuto il periodo fra gli inizi degli anni Trenta e i caotici anni successivi all’ultimo conflitto mondiale, non è facile distinguere nettamente, fra i vari avvenimenti allora prodottisi nel mondo, quelli da considerare come appartenenti al passato che si allontanava e quelli al futuro che incominciava a dischiudersi.

Erano in corso cambiamenti epocali, dei quali non si riuscivano a cogliere le conseguenze finali e le incidenze culturali e strutturali, ma si subivano gli sconvolgimenti che erano capaci di produrre. Nasceva l’esigenza di governare al meglio i fenomeni.

Come ho avuto modo di ricordare anche nei fascicoli precedenti di «Diacritica», per quanto riguarda l’Italia, prima degli anni Quaranta, apparivano ai più chiare la vocazione prevalentemente pastorale o contadina di vaste aree del paese e la scarsezza del reddito prodotto rispetto a quello necessario per migliorare la qualità della vita. La fame di terreni da coltivare si esprimeva con lotte per la terra o in esodi dalle zone meno privilegiate. L’emigrazione, interna e internazionale, tendeva a divenire cronica e stabile.

Erano i tempi della fuga non solo verso l’Europa (minatori, contadini, floricoltori etc.), ma sempre più verso le Americhe, prima, e l’Australia, successivamente. Fu in quel periodo che la disoccupazione indusse molti a tentare le opportunità di lavoro che offrivano gli uffici di collocamento. E taluno, come in passato, inconsapevole di quello che firmava e ottimista, finì coinvolto nelle guerre in corso, magari come volontario in Africa, mentre pensava e aveva chiesto di andare all’estero, ma come contadino. Eppure, erano anche gli anni in cui appariva possibile uno sviluppo industriale, nel quale erano in molti a confidare.

Il mio incontro con Croce fu occasionale e dovuto al mio bisogno di tenermi aggiornato su quanto succedeva intorno a me: come ho già avuto modo di scrivere, leggendo un articolo di Croce, apparso sul «Giornale d’Italia» dopo la fine della guerra, che riguardava la Libertà.

Pur non comprendendone subito pienamente, data la mia giovane età, il significato più profondo, capivo, tuttavia, che conteneva qualcosa di nuovo, che le teorie protezionistiche e autarchiche fino ad allora in voga da noi non consentivano di cogliere bene nella sua essenza. Rilessi più volte il pezzo e, ad ogni rilettura, ai dubbi precedenti se ne aggiungevano altri. Mi sorse il bisogno di privilegiare l’approfondimento di quanto Croce aveva scritto e andava sostenendo. Appresi, così, che Croce, nel 1925, dopo che il fascismo ebbe a dichiarare palesemente la propria essenza totalitaria, passò decisamente all’opposizione, redigendo il Manifesto degli intellettuali antifascisti.

Grazie all’autorevolezza che anche all’estero gli veniva riconosciuta, com’è noto, Croce ricoprì vari incarichi politici, come la presidenza del Partito Liberale Italiano; fu Consultore nazionale, più volte ministro; socio onorario, nonché fautore della ricostituzione dell’Accademia dei Lincei, alla caduta del fascismo, e nel 1946 fondò a Napoli l’Istituto Italiano per gli Studi Storici.

Fu indagatore stimato di specifici problemi letterari, storici, politici e filosofici e affrontò ogni tematica oggetto del suo studio con visioni aperte al futuro.

Fu, a suo modo, un innovatore, desideroso di creare spazi per un liberalismo soffocato, in Italia, fra un marxismo dilagante e un cristianesimo talvolta in ritardo rispetto a quello più dialogante concepito e sostenuto dall’attuale Pontefice.

Per come veniva concepita una volta la lotta politica, le teorie crociane non potevano ottenere adeguata attenzione, ma, se si esaminano le conseguenze della mancanza di un reale e onesto confronto intellettuale, della diffusa rissosità fra i paesi e delle forti disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza, emerge l’importanza del saper dialogare.

Incominciare a parlarsi diventa indispensabile per riprendere a marciare guardando avanti, in termini di civiltà. Basterebbe anche soltanto questa considerazione per assicurare attualità e rilevanza al pensiero crociano.

(fasc. 7, 25 febbraio 2016)

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