Il prezzo da pagare per l’open access

Author di Maria Panetta

Con questo fascicolo 37 «Diacritica» entra nel proprio settimo anno di attività, avendo raggiunto, nell’aprile 2020, l’ambìto traguardo del riconoscimento quale periodico scientifico, da parte dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca), e persino quello di rivista di Classe A.

Ciò ha già comportato, come è normale che sia, un aumento esponenziale dell’interesse dei lettori per il nostro bimestrale, sommato a una moltiplicazione delle citazioni, in contributi apparsi altrove, di saggi usciti sulla nostra rivista.

Lo stesso si può dire, di rimbalzo, per le pubblicazioni in volume che, ormai da tre anni, escono per il marchio «Diacritica Edizioni», editrice del periodico da cui trae il nome a partire dall’anno della fondazione della Casa, il 2018.

Ciò che, però, ancora accomuna il bimestrale e i volumi delle collane («Quaderni di Diacritica»; «Ofelia», collezione di critica letteraria e comparatistica; «Medea», collana di varia; «Arianna – I libri ritrovati», biblioteca di poesia; e, infine, «Sherazade», l’ultima nata, che si occupa di narrativa inedita) è l’ancora timido interesse della stampa per le nostre pubblicazioni. Anzi, mi correggo: non per le nostre pubblicazioni, ma per il fatto che sono open access e che, dunque, “non hanno un prezzo”. Il che ci induce a riflettere seriamente sulla relazione, a quanto pare ancora più stretta e vincolante di quanto non appaia, fra stampa e mercato.

Stupirà, forse, i lettori venire a sapere che più di una libreria ci ha contattato per complimentarsi con noi per il nostro catalogo in fieri e per acquistare i nostri volumi in blocco; lo stesso dicasi di alcuni giornalisti che ci hanno scritto per chiedere di poter ricevere le nostre pubblicazioni in saggio/omaggio. Ebbene: non appena veniva loro risposto che potevano tranquillamente e gratuitamente scaricarle dal sito, sistematicamente l’interesse sembrava di colpo scemare.

Ci sono state illustri eccezioni, perché, ad esempio, il nostro Libro dei libri per bambini (https://diacritica.it/wp-content/uploads/2.-G.-Garrera-S.-Triulzi-Il-libro-dei-libri-per-bambini.pdf ) di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi (2019) è rientrato, nel febbraio dello scorso anno, fra i volumi selezionati – nella sezione Saggistica – dalla Giuria di Qualità dell’«Indiscreto» (https://www.indiscreto.org/classifica-di-qualita-febbraio-2020/), ovviamente con nostre grandi gioia e soddisfazione. E questo “in tempi non sospetti”, ovvero prima del ricordato accreditamento ANVUR della rivista. Inoltre, i nostri fascicoli e svariati volumi sono molto citati in piattaforme web di riconosciuto rilievo scientifico internazionale come Academia.edu e in potenti motori di ricerca di materiali accademici come Google Scholar. Senza contare l’interesse dei lettori – che ovviamente ci gratifica più di ogni altro riconoscimento e ci ripaga sempre del lavoro svolto –, testimoniato anche, dati alla mano, dall’elevato numero di download che, ogni settimana, il nostro sito registra tramite report.

Resta il fatto che ancora oggi l’impressione un po’ sconsolante che abbiamo è che ciò che non ha un prezzo perlopiù sembri quasi non avere “valore”: come se fosse “trasparente”.

Personalmente, ad esempio, sono molto fiera dell’iniziativa voluta fortemente dal caro amico Carlo Bordini (purtroppo, da poco scomparso), assieme a Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi, di ripubblicare e mettere a disposizione dei lettori, gratuitamente, alcune raccolte poetiche ormai da tempo introvabili sul mercato, ma degne di attenzione. Speravamo, ad esempio, che aver rimesso in circolazione, nel 2020, Notizie dalla necropoli di Attilio Lolini (https://diacritica.it/wp-content/uploads/Attilio-Lolini-notizie-dalla-necropoli-2020.pdf) riaccendesse l’interesse sull’autore e sulla sua opera, innescando una serie di interventi critici e, magari, dei proficui dibattiti al riguardo. Invece, tranne che per quanto concerne il sito slowforward (https://slowforward.net/2020/05/14/attilio-lolini-notizie-dalla-necropoli-ristampato-in-modalita-open-access-da-diacritica-edizioni/), sempre attento alle iniziative in ambito poetico e sempre generoso nei nostri riguardi, in particolare, non ci sembra che il significato della nostra iniziativa sia stato realmente compreso.

Ciò rattrista, ovviamente, ma c’induce anche a riflettere sul fatto che, al solito, Pasolini aveva visto giusto, quando affermava che la poesia è «una merce […] inconsumabile» (https://www.youtube.com/watch?v=L3DcAoX–Hk) ovvero “non consumabile”: per Pasolini, come molti ricordano, la poesia non è un bene di consumo che possa essere prodotto e poi posseduto e poi gettato via e, magari, sostituito da un altro bene, come accade per tutte le merci nella nostra società capitalista. Il che, di certo, rappresenta il suo plusvalore: ma, a quanto pare – e lo si constata con tristezza –, in un mondo come il nostro è anche la sua debolezza.

Nonostante la malinconia di queste riflessioni, però, c’è da aggiungere che i formati open access, con buona pace di tanti, si stanno diffondendo sempre più, e che sono destinati ad aumentare la propria presenza nel sistema accademico e nel mercato editoriale del prossimo futuro (anche solo per una questione di taglio dei costi, obiettivo che gli atenei e le case editrici, ormai da tempo, perpetuamente rincorrono). Starà, dunque, alla lungimiranza delle istituzioni e all’intelligenza degli editori trovare le modalità più idonee per far sì che le pubblicazioni a pagamento possano serenamente convivere con quelle accessibili gratuitamente, senza che queste ultime finiscano per alimentare ancora di più la piaga del precariato, presente in vari ambiti lavorativi e dilagante nel settore editoriale.

Tali mutamenti, però, passano anche per un cambiamento di mentalità: finché, infatti, ciò che non ha un prezzo rimarrà non attraente o meno attraente per un lettore (specie non specialista) o – molto peggio! – per un addetto ai lavori, per un professionista, il formato open access farà sempre fatica a ritagliarsi un congruo spazio nel panorama editoriale contemporaneo e a ottenere la dovuta attenzione e, magari, un conseguente riconoscimento da parte degli organi di stampa.

Il futuro ci attende. E a breve sarà necessario ripensare e rimodulare il concetto stesso di “valore” (magari, aiutandoci anche con la terminologia dell’economia politica classica, e distinguendo bene il “valore d’uso” da quello “di scambio”): per non farsi trovare impreparati ai cambiamenti in atto.

Una delle domande che sarebbe opportuno rivolgersi, allora, sarà: la poesia, ad esempio, soddisfa o no un bisogno dell’uomo?

Ricominciamo a chiedercelo a partire da oggi.

(fasc. 37, 25 febbraio 2021)

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