Paolo Volponi, appassionato d’arte e di pallone: un appunto

Autore di Alessandro Gaudio

Ricevuta-Formazione-del-Bologna

Il 4 novembre 1988, a due giorni dalla gara tra il Bologna e la Juventus, valida per la quinta giornata del campionato di serie A di calcio, Paolo Volponi − grande tifoso dei felsinei, esperto di cose calcistiche e spesso frequentatore di stadi − sente evidentemente l’importanza della partita e, dopo aver acquistato un dipinto di uno dei suoi pittori preferiti, abbozza, alla bell’e meglio su un foglietto di fortuna, la formazione che vorrebbe vedere in campo contro i forti avversari: Cusin in porta, Luppi e Villa al centro della difesa, Monza (poi depennato dall’undici a vantaggio di Stringara) e Bonetti terzini, De Marchi mediano e poi uno strano fronte d’attacco formato da cinque calciatori: Poli, Pecci, Rubio (appena prelevato dai cileni del Colo-Colo di Santiago), Alessio e Marronaro.

In realtà, l’allenatore del Bologna, Gigi Maifredi, schierò una difesa a tre elementi (Villa, Demol e De Marchi) con Luppi e Monza sulle fasce laterali; poi Poli, Stringara, Bonini e Pecci a centrocampo, dietro l’unica punta, Marronaro. Quasi subito, dopo la rete subita al 15’ del primo tempo, Maifredi sostituì De Marchi con un altro attaccante, Lorenzo, e, all’inizio del secondo tempo, rimpiazzò Stringara con Alessio, accordando alla propria squadra un assetto molto più offensivo, tutto sommato più vicino a quello prospettato da Volponi. Il Bologna, che veniva da tre sconfitte consecutive in campionato, perse anche quella partita, con il risultato di 4 reti a 3.

Tuttavia, al di là dei rilievi tattici (giusti o sbagliati) che Volponi ha compiuto e dell’esito di quella partita e di quel campionato di calcio, ciò che importa segnalare in questa sede è ancora una volta l’attenzione capillare dell’intellettuale urbinate per le vicende sportive del suo Bologna e, più in generale, la sua passione per il calcio1.

Siamo ben lontani dagli anni in cui Volponi si recava allo stadio assieme all’amico Pier Paolo Pasolini, per poi discuterne − mai snobisticamente e senza paura di sporcarsi le mani − con Roversi o con Leonetti, in un’epoca in cui sugli spalti si potevano riconoscere accesi sostenitori come il bianconero Mario Soldati e il nerazzurro Vittorio Sereni; eppure, come dimostra l’appunto manoscritto che si pubblica in questa nota, a margine dell’edizione degli scritti volponiani di argomento sportivo prevista per il 26 maggio 20162, persiste un interesse qualificato per quello sport e per le sorti del Bologna, squadra appena tornata in serie A dopo tanti anni trascorsi nelle categorie inferiori.

L’appunto con la formazione (messo a mia disposizione, con infinita cortesia e delicata ironia, da Caterina e Giovina Volponi) è redatto sul verso della ricevuta d’acquisto di un paesaggio agreste di Giovanni Andrea Donducci, detto il Mastelletta, artista bolognese, vissuto tra il Cinquecento e il Seicento, molto amato da Volponi. Il dipinto (un olio su tela delle dimensioni di 118 per 155 cm) non fa parte delle donazioni fatte da Volponi e dai suoi eredi alla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino negli anni seguenti ed è stato poi venduto: l’annotazione però, benché irrilevante dal punto di vista filologico, è senza dubbio divertente perché testimonia l’onnivora curiosità e l’altissima sensibilità di Volponi, grande appassionato di arte, sempre alla ricerca di opere originali tra piccoli negozi e antiquari di Roma, Bergamo e Urbino e, in egual misura, la sua competenza in fatti di pallone.

  1. Di essa ho parlato anche in A. Gaudio, Per una allegoria del capitale. Una pagina inedita di Paolo Volponi, in «Diacritica», a. I, fasc. 5, 25 ottobre 2015, pp. 11-16. L’intervento è disponibile al seguente URL: http://diacritica.it/filologia/per-una-allegoria-del-capitale-una-pagina-inedita-di-paolo-volponi.html.
  2. P. Volponi, Il linguaggio sportivo e altri scritti (1956-1993), a cura di A. Gaudio, prefazione di M. Raffaeli e postfazione di D. Pastorin, Pollena Trocchia (Na), ad est dell’equatore, 2016; il volume inaugurerà la collana intitolata «Binari», diretta da Antonio Di Grado.

(fasc. 8, 25 aprile 2016)