Rafael Muñoz Zayas, “Los astronautas de verdad no regresan a casa”: poesie scelte, a cura di Edoardo Franchi

Author di Edoardo Franchi

Abstract: La presente proposta di traduzione vuole far conoscere una delle voci più brillanti della poesia contemporanea in lingua spagnola, il poeta panamense, ancora inedito in Italia, Rafael Muñoz Zayas. Vengono presentati sette componimenti tratti dalla sua ultima raccolta, del 2019, Los astronautas de verdad no regresan a casa. In essi risalta uno stile estremamente ricercato e depurato, al servizio di una densità poetica ricca di immagini e in grado di accompagnare il lettore in un viaggio di riflessione nel profondo dell’animo umano.

Abstract: The following translation proposal aims to turn a spotlight on one of the most brilliant contemporary Spanish-speaking poets: the Panamanian Rafael Muñoz Zayas, whose verses are still unpublished in Italy. In the seven poems selected from his last book, Los astronautas de verdad no regresen a casa (2019), a finely studied style can be appreciated, with a poetic density rich in imagery and able to accompany the reader in a reflection journey in the depth of the human soul.

Abstract: Esta propuesta de traducción quiere dar a conocer una de las voces más destacadas de la poesía contemporánea de lengua española, el poeta panameño Rafael Muñoz Zayas, cuyos versos todavía no se han publicado en Italia. Se presentan siete poemas seleccionados de su más reciente poemario, Los astronautas de verdad no regresan a casa (2019). En ellos destaca un estilo rebuscado y acendrado, al servicio de una densidad poética llena de imágenes y capaz de acompañar al lector en un viaje de reflexión introspectiva por el alma humana.

 

I sette componimenti che proponiamo di seguito rappresentano un saggio denso ed efficace dell’ultima raccolta del poeta panamense Rafael Muñoz Zayas[1], lavoro ancora inedito in Italia, che si struttura effettivamente attraverso principi di intensità e concisione. Si tratta di Los astronautas de verdad no regresan a casa[2] (Gli astronauti, quelli veri, non ritornano a casa), che l’autore ha pubblicato nel 2019 per la casa editrice valenciana Pre-Textos, peraltro uno dei marchi più importanti sul fronte dell’editoria spagnola riservata alla poesia. È un libro snello, composto da sole ventuno poesie nelle quali ad abbondare è l’esercizio dello smussamento, dell’affinamento, che si traduce in una versificazione libera e capace di catturare l’essenzialità attraverso la predilezione per l’arte menor, ritmica contraddistinta da versi compatti e non troppo estesi, per la minimizzazione della punteggiatura e per lo sfruttamento della significatività allusiva dello spazio bianco.

La raccolta, come indicato dall’autore stesso[3], è una versione ridotta e depurata di un progetto più grande che, pur mantenendo la sua essenza originaria, ha subito un lungo processo di sublimazione. In questo senso, il procedere creativo di Muñoz Zayas, se vogliamo, sembra riprendere la lezione di Gustavo Adolfo Bécquer; prevede infatti una rievocazione di stati d’animo già vissuti con il fine di dar loro forma attraverso la parola poetica, per mezzo del rebelde, mezquino idioma (ribelle, meschino idioma), come avrebbe detto il poeta sivigliano. Ne risulta una poesia introspettiva volta a creare una nuova realtà che sorge dall’esperienza personale dell’io lirico e prende forma attraverso un tessuto poetico ricco di insistenze anaforiche e immagini evocative:

Hanno paura

mentre ti diverti

mentre intuisci il linguaggio che schiude

un oscuro cammino alle ombre

perché missione altrui fu sapere

che il tempo non trascorre

che la nostra materia è uguale

a quella del dente di un leone innanzi al fuoco

ma hanno paura perché esorcizzi

il lessico del mondo e il suo dominio

questa ouija di ombra oscura

e il lento ordire d’aghi che incatenano

le mani libere all’inchiostro bianco.

Oppure:

Mi ripeto mai più

davanti al tuo corpo aperto come un albero

davanti alle tue mani grondanti linfa

davanti al tuo corpo aperto

davanti al tocco della mano

davanti allo sguardo puro

davanti al giorno sempre più gelido

davanti alla notte che cala

e maschera di neve la strada

Da qui possiamo individuare i due cardini su cui, a nostro avviso, insiste questa silloge: il carattere introspettivo e la creazione di immagini. La poesia è parola; è linguaggio. È il «linguaggio che apre oscuro cammino alle ombre» e si fa strumento di comprensione del mondo, sia quello esterno, tangibile, sia quello interiore, profondo, infinito e sconosciuto quanto – e forse più – dell’universo. È qui che il cosmo diventa, come in uno specchio, figurazione dell’introspezione nell’io, nell’animo umano; meta ineludibile del viaggio poetico ed esistenziale dell’autore:

[…] solo so

che in qualche maniera

vuoi condurmi

nella più oscura

delle prigioni federali interstellari

nella più tremenda delle solitudini bioniche […]

Ecco spiegata la ragione per cui tutta l’opera si basa sulla figura fisica dell’astronauta, simbolo del desterrado, vale a dire del reietto, dell’esiliato, di colui che, costretto a partire per una necessaria spedizione verso l’ignoto, sa che, per l’appunto, non tornerà mai a casa. Immaginando un’impalcatura simbolica del libro, l’astronauta può rappresentare il vertice di contatto fra due coni sovrapposti: è il cuore, il punto centrale di passaggio, in questa sorta di clessidra, tra l’infinito cosmo, al di sopra, e il profondo universo interiore, al di sotto. A supporto di questa struttura, Zayas riesce a creare nei suoi versi una figuralità che pone il lettore frequentemente in una dimensione verticale, bidirezionale – questo sì – ma spesso profonda e vorticosa:

[…] perché intuiscono

che non è il loro sogno

questo ascendere

a una montagna

più alta e felice

di una madre.

[…] non sapeva del confine tra la terra e il mare

ignorava la frontiera naturale che ci separa dall’aria

la vertigine dell’abisso

il terrore della scogliera

se nessuno ti accompagna

l’immensità del nulla in una vasca

Oppure, riprendendo i versi che danno il titolo alla raccolta:

(ogni nome sarà un abisso

quando perderà coscienza)

ma mai potranno volare

in alto

come

il compagno

Komarov

[…] adesso che si estingue la sua luce

come la nostra stella e la sua polvere

nel freddo profondo

della galassia

che gli astronauti, quelli veri,

non ritornano a casa.

È il vuoto, è la vertigine di uno sradicamento non più solo geografico, ma anche esistenziale, è l’abisso infinito della riflessione, o meglio, del riflesso intimo al quale si può accedere solo attraverso una serie inesauribile di immagini. Per tale ragione, lo strumento retorico principale con cui la poesia di Zayas cerca di comprendere il mondo è la similitudine, vale a dire la ricerca costante di interconnessioni tra il mondo interiore e il reale. Si vengono, quindi, a creare una serie di simboli che sono, al tempo stesso, strumenti conoscitivi e testimoni della vera essenza della poesia in quanto atto creativo, come è lo stesso autore a riconoscere: «todo acto de escritura busca crear una nueva realidad. En mi caso, mediante la poesía, reexamino y evoco un estado de ánimo que da lugar al poema»[4].

In questo contesto ad abbondare sono le rappresentazioni distopiche, alle quali non manca l’insistenza sull’elemento umano e tecnologico, proprio perché in fondo, sembra voler sostenere il poeta, la nostra vita, destinata all’oblio, è già di per sé una distopia:

fino a che non mi lascerai

più solo

di un deserto lunare

più negletto dell’eroe

di un’epopea mai più ritrovata

come metallo pressato

come relitto meccanico

come impianto nucleare

bombardato con il cemento

[…]

e tutto sembrerà essere

ciò che l’amore è

il mondo

la vita

un pianeta morto

nel mezzo dello spazio.

Oppure:

[…] però non meritava una stella,

né dare il suo nome a un pianeta

– anche se remoto –

[…]

nessuno merita di conoscere

l’opinione di Valentina

e nessuno vuole sapere

quanti giorni piansero

Evgenij e Irina

(ogni nome sarà un abisso

quando perderà coscienza)

In questi ultimi versi è, dunque, racchiuso il senso del carattere di questa raccolta. L’universo si trasforma in simbolo dell’abisso dell’animo umano. Quest’ultimo, oscuro e sconosciuto tanto quanto il cosmo, rimane comunque la meta ineludibile della riflessione dell’autore e, più in generale, di ogni individuo, in un viaggio tanto lungo (e tanto inevitabile) da non contemplare la possibilità di un ritorno[5].

***

Rafael Muñoz Zayas

Los astronautas de verdad no regresan a casa

Poesie scelte, a cura di Edoardo Franchi

 

PUERTO DE ADÉN

No importa el amor

te arrancarán

los ojos al fugarte

no te hará daño

el tacto de una mano,

ni el roce

añil

de los recuerdos

qué importa

si está todo ya vivido

si eres castaño del bosque

o el desnudo violento de los cuervos

te arrancarán los ojos al fugarte,

muchacho horrendo,

te arrancarán los ojos al volver.

***

PORTO DI ADEN

Non conta l’amore

ti caveranno

gli occhi mentre fuggi

non ti ferirà

il tocco di una mano,

né la carezza

indaco

dei ricordi

che importa

se tutto è già vissuto

se sei castagno del bosco

o l’irruento nudo dei corvi

ti caveranno gli occhi mentre fuggi,

ragazzo orribile,

ti caveranno gli occhi al tuo ritorno.

***

***

UN DIENTE DE LEÓN PARA MR. K.

Tienen miedo

mientras te diviertes

mientras intuyes el lenguaje que abre

oscuro camino a las sombras

porque misión de otros fue saber

que el tiempo no trascurre

que nuestra materia es igual

a la del diente de un león frente al fuego

pero tienen miedo porque conjuras

el léxico del mundo y su dominio

esta ouija de sombra oscura

y el lento tejer de las agujas que encadenan

las manos libres a la blanca tinta

tienen miedo

porque ahora todo

podrá volverse

esta habitación

un cuarto

la sala vagamente iluminada che recorren

ser el nombre de otro escrito en la pared

mientras caminan incómodos por este predio

porque intuyen

que no es su sueño

este ascender

hasta una sierra

más alta y feliz

que una madre.

***

UN DENTE DI LEONE PER MR. K.

Hanno paura

mentre ti diverti

mentre intuisci il linguaggio che schiude

un oscuro cammino alle ombre

perché missione altrui fu sapere

che il tempo non trascorre

che la nostra materia è uguale

a quella del dente di un leone innanzi al

[fuoco

ma hanno paura perché esorcizzi

il lessico del mondo e il suo dominio

questa ouija di ombra oscura

e il lento ordire d’aghi che incatenano

le mani libere all’inchiostro bianco

hanno paura

perché adesso tutto

potrà diventare

questa camera

una stanza

la sala vagamente illuminata che percorrono

essere il nome d’altri scritto sul muro

mentre incedono a disagio per questa

[proprietà

perché intuiscono

che non è il loro sogno

questo ascendere

a una montagna

più alta e felice

di una madre.

***

***

KOMAROV

Tenía que llamarse Vladimir Mijáilovich

Komarov

casi Kamarada

porque para enfrentarse a un destino trágico

[e inútil

Vladimir es un nombre adecuado

(aunque toda vida pese lo mismo

cuando termina la existencia)

,

pero

para recibir medallas póstumas

homenajes

para que le den tu nombre a un asteroide

y a uno de los buques de seguimiento

[espacial de la Unión Soviética

y también a la escuela de pilotos militares de

[Yeisk

o si

(¡oh sí!)

a un cráter lunar,

y también para que avispados aficionados a

[los cohetes en Liubliana, Eslovenia

decidan llamarse el “ARK Vladimir M.

[Komarov”

o para que la Organización francesa

[Fédération Aéronautique Internationale’s

hiciera un

Di-plo-ma

denominado V. M. Komarov en su honor

,

pero no merecía una estrella,

ni darle su nombre a un planeta

–aunque fuera lejano–

,

pero sí a un simple trozo de tierra

de los que vagan

inertes

por el espacio

nadie merece saber

la opinión de Valentina

ni nadie quiere saber

cuántos días lloraron

Yevgeni e Irina

(todo nombre será un abismo

cuando pierda la consciencia)

mas nunca podrán volar

tan alto

como

el camarada

Komarov

porque nos enseña

ya nunca

ahora que su luz se extingue

como el polvo solar de nuestra estrella

en el frío profundo

de la galaxia

que los astronautas de verdad

no regresan a casa.

***

KOMAROV

Doveva chiamarsi Vladimir Michajlovič

Komarov

quasi Kompagno

perché per affrontare un destino tragico e

[inutile

Vladimir è un nome adeguato

(sebbene il peso di ogni vita sia uguale

quando finisce l’esistenza)

,

però

per ricevere medaglie postume

omaggi

perché diano il tuo nome a un asteroide

e a una delle navi da tracciamento spaziale

[dell’Unione Sovietica

e anche alla scuola per piloti militari di Ejsk

o se

(oh sì!)

a un cratere lunare,

e anche perché disinvolti appassionati di razzi

[di Lubiana, Slovenia

decidano di chiamarsi “ARK Vladimir M.

[Komarov”

o perché l’Organizzazione francese

[Fédération Aéronautique Internationale’s

facesse un

Di-plo-ma

denominato V. M. Komarov in suo onore

,

però non meritava una stella,

né dare il suo nome a un pianeta

– anche se remoto –

,

però sì a un semplice pezzo di terra

di quelli che vagano

inerti

per lo spazio

nessuno merita di conoscere

l’opinione di Valentina

e nessuno vuole sapere

quanti giorni piansero

Evgenij e Irina

(ogni nome sarà un abisso

quando perderà coscienza)

ma mai potranno volare

in alto

come

il compagno

Komarov

perché ci insegna

ormai non più

adesso che si estingue la sua luce

come la nostra stella e la sua polvere

nel freddo profondo

della galassia

che gli astronauti, quelli veri,

non ritornano a casa.

***

***

NO ES BUENA IDEA QUE UN ROBOT CIEGO PILOTE LA NAVE EN MODO AUTOMÁTICO

No sé nada de física cuántica

ni de mundos paralelos

ni de entradas desde el espacio

a la atmósfera de la tierra

sólo sé

que de alguna manera

quieres llevarme

a la más oscura

de las prisiones federales interestelares

a la más terrible de las soledades biónicas

sólo sé que quieres

llevarme dentro

dejarme allí

como en vida, sepultado,

y empleas todas tus argucias

y empleas con éxito

la radiación y el habla

y yo sólo puedo oponerte

mi silencio

la ceguera

hasta que con tus sondas invadas mis sueños

y quemes

hasta el último de los átomos

de mis pensamientos psicotrónicos

hasta que me dejes

más sólo

que un desierto lunar

más olvidado que al héroe

de una epopeya jamás hallada

como metal aplastado

como ruina mecánica

como planta nuclear

bombardeada en cemento

hasta que me dejes

infinitamente seco

como cadáver enterrado

en cualquier pasado

hasta que me dejes

y los niños canten

y el planeta sonría

y todo parezca ser

lo que es el amor

el mundo

la vida

un planeta muerto

en medio del espacio.

***

NON È UNA BUONA IDEA CHE UN ROBOT CIECO PILOTI L’ASTRONAVE IN AUTOMATICO

Non so nulla di fisica quantistica

né di mondi paralleli

né di ingressi dallo spazio

nell’atmosfera della terra

so solo

che in qualche maniera

vuoi condurmi

nella più oscura

delle prigioni federali interstellari

nella più tremenda delle solitudini bioniche

so solo che vuoi

condurmi dentro

lasciarmi lì

come in vita, seppellito,

e impieghi tutta la tua astuzia

e impieghi con successo

la radiazione e la lingua

e io posso solo opporti

il mio silenzio

la cecità

finché con le tue sonde non invaderai i miei

[sogni

e brucerai

fino all’ultimo degli atomi

dei miei pensieri psicotronici

fino a che non mi lascerai

più solo

di un deserto lunare

più negletto dell’eroe

di un’epopea mai più ritrovata

come metallo pressato

come relitto meccanico

come impianto nucleare

bombardato con il cemento

fino a che non mi lascerai

infinitamente asciutto

come un cadavere inumato

in qualsiasi passato

fino a che non mi lascerai

e i bambini canteranno

e il pianeta sorriderà

e tutto sembrerà essere

ciò che l’amore è

il mondo

la vita

un pianeta morto

nel mezzo dello spazio.

***

***

CREDO

Este credo no era el verdadero

no hablaba del árbol

del tronco

de la rama

de la hoja

ni nos habló del fruto

no era el verdadero

no era un continente

no sabía del límite de la tierra con el mar

ignoraba la natural frontera que nos separa

[del aire

el vértigo de la sima

el terror del acantilado

cuando nadie te acompaña

la inmensidad de la nada en una bañera

no era el verdadero

no era el cuerpo

no hablaba de sus manos

no de su cuello

no de su espina dorsal como una carretera

negaba las piernas y negaba el erizo abierto

el abracadabra de un destello

no proclamaba el cielo del lóbulo extinto

ni la mirada que acompaña al placer

era bendita

no nos daba la creencia exacta

que hace que amar sea algo táctil

la experiencia

el saber

el olfato

todo lo que es humano y no es bello

y es visceral y crudo

insaciable

como la luz que das

aunque no queráis tomarla.

***

CREDO

Questo credo non era quello vero

non parlava dell’albero

del tronco

del ramo

della foglia

né ci parlò del frutto

non era quello vero

non era un continente

non sapeva del confine tra la terra e il mare

ignorava la frontiera naturale che ci separa

[dall’aria

la vertigine dell’abisso

il terrore della scogliera

se nessuno ti accompagna

l’immensità del nulla in una vasca

non era quello vero

non era il corpo

non parlava delle mani

non del suo collo

non della sua spina dorsale come una strada

negava le gambe e negava il riccio aperto

l’abracadabra di una scintilla

non annunciava il cielo del lobo estinto

né lo sguardo che accompagna il piacere

era benedetto

non ci dava la convinzione esatta

che fa dell’amare una cosa tattile

l’esperienza

il sapere

l’olfatto

tutto ciò che è umano e non è bello

ed è viscerale e crudo

insaziabile

come la luce che dai

malgrado non vogliate prenderla

***

***

VAMPIRO

Este cuerpo fósil quiere tocarte

volverse fluido elemental

combustible vivo

correr donde corren los niños

hacer un matriz amable

del cuerpo tuyo

sé que tú eres selva y aún vives

que mantienes alguna región inexplorada

que hay un trozo de ártico en tus ojos

capaz de helar toda el agua del planeta

hundir en nieve

matar de un golpe

pero hay quien prefiere

retornar a la vida vivir eternamente

aunque sea solo de noche

y con miedo a la luz blanca

que escapa de tu cuerpo

por eso soy un resto fósil

lo que un día fue un animal pesado

y hoy es alguien

que quiere vivir eternamente

en alguna región inexplorada.

***

VAMPIRO

Questo corpo fossile che vuole toccarti

mutarsi in fluido elementare

combustibile vivo

correre dove corrono i bambini

fare una matrice dolce

del corpo tuo

so che tu sei una selva e ancora vivi

che conservi una qualche regione inesplorata

che serbi un pezzo d’artico negli occhi

in grado di ghiacciare tutta l’acqua del

[pianeta

ricoprire di neve

uccidere all’istante

ma c’è chi preferisce

ritornare alla vita vivere eternamente

fosse anche solo di notte

e temendo la luce bianca

che sgorga dal tuo corpo

per questo sono un resto fossile

quello che era un animale pesante

e oggi è uno

che vuole vivere eternamente

in una qualche regione inesplorata.

***

***

NO DEFENSA

Me digo que no más

frente a tu cuerpo abierto como un árbol

frente a tus manos derramando savia

frente a tu cuerpo abierto

frente al tacto de la mano

frente a la mirada limpia

frente al día más y más helado

frente a la noche que cae

y miente de nieve la calle

no queda nada que hacer

sólo permanecer quieto

resistir asustado

relatar lo frágil

que es cada momento

y no quedar salvo

y estar dispuesto

como esas piraguas en el margen del río

a alcanzar la orilla de piedra de los rápidos

como nosotros

esperan

desmoronarse y caer

aunque nadie

hable

diga

nombre

ni obedezca al viento

que mueve las cometas.

***

NESSUNA DIFESA

Mi ripeto mai più

davanti al tuo corpo aperto come un albero

davanti alle tue mani grondanti linfa

davanti al tuo corpo aperto

davanti al tocco della mano

davanti allo sguardo puro

davanti al giorno sempre più gelido

davanti alla notte che cala

e maschera di neve la strada

non c’è più niente da fare

solo rimanere fermo

resistere atterrito

narrare ciò che è fragile

che è ogni momento

e non salvarsi

ed essere pronto

come quelle piroghe sulla sponda del fiume

a raggiungere il bordo di pietra delle rapide

come noi

attendono

di sgretolarsi e cadere

benché nessuno

parli

dica

nomini

né obbedisca al vento

che muove gli aquiloni.

***

***

EL VERDADERO MAL (DE NUEVO)

Eres el mal sobre todas las cosas

el día cuando la noche acaba

una cruz invertida en la casa del padre

eres el río que agota su condición de río

y se da al mar y lo endulza y lo deseca

eres el mal sobre todas las cosas

la que ahuyenta las gallinas

en la noche de san Lázaro

la que siembra los campos

con una muerte dulce

que enloquece a los hombres

pero así es el mal

la ironía del mundo

lo que vuelve el corazón

un kilo de nieve.

***

IL VERO MALE (DI NUOVO)

Sei il male sopra tutte le cose

il giorno sul morire della notte

una croce invertita nella casa del padre

sei il fiume che esaurisce il suo essere fiume

e si dà al mare e lo addolcisce e lo prosciuga

sei il male sopra tutte le cose

colei che scaccia le galline

nella notte di san Lázaro

colei che semina i campi

con una morte dolce

che fa impazzire gli uomini

però così è il male

l’ironia del mondo

ciò che trasforma il cuore

in un chilo di neve.

  1. Rafael Muñoz Zayas (Panamá, 1972) è poeta e narratore. Da molti anni risiede in Spagna, a Málaga, dove si è laureato in filologia ispanica e dirige manifestazioni culturali e laboratori di scrittura. Ha pubblicato le raccolte poetiche Leucemias infinitas (1996), Canto del mal soldado (2000), Sones de dicha (2001, con cui ha vinto il premio Ciudad de Ronda) e Tierra de provisión (2013). La sua poesia è stata tradotta in diverse lingue, fra cui l’inglese, il francese e l’arabo, ed è stata inserita in numerose antologie spagnole e internazionali. Del 2006 è il suo primo romanzo, Malestar, uscito per la casa editrice Kailas. Il suo ultimo libro di versi, come detto, è la raccolta di poesie da cui prendiamo i testi seguenti: Los astronautas de verdad no regresan a casa (PreTextos, 2019).
  2. R. Muñoz Zayas, Los astronautas de verdad no regresan a casa, Valencia, Editorial Pre-Textos, 2019.
  3. «Este poemario, que es una versión reducida de un todo mayor, es una versión acendrada y muy depurada de un itinerario mayor, que sin embargo no ha perdido su esencia» (‘Questa raccolta, che è una versione ridotta di un insieme più grande, è una versione affinata e ben depurata di un percorso più grande del quale, tuttavia, non si è persa l’essenza’). Cfr. l’URL: https://secretolivo.com/index.php/2019/05/20/rafael-munoz-zayas-todo-acto-de-escritura-busca-crear-una-nueva-realidad/ (ultima consultazione di tutti i link: 1/09/2024).
  4. (‘Ogni atto di scrittura cerca di creare una nuova realtà. Nel mio caso, attraverso la poesia, rievoco e riesamino uno stato d’animo che dà vita al componimento’). Cfr. l’URL: https://secretolivo.com/index.php/2019/05/20/rafael-munoz-zayas-todo-acto-de-escritura-busca-crear-una-nueva-realidad/.
  5. Nota biografica del traduttore: Edoardo Franchi (Roma, 1986) è dottore di ricerca in Studi Comparati presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. Ha pubblicato diversi saggi e articoli su riviste letterarie e curato l’edizione italiana, per la casa editrice Ensemble, dei libri di poesia Sette cammini per Beatrice di Ernesto Pérez Zúñiga, I livellatori di Carlos Pardo e Mare di Varna di Álvaro Hernando Freile. Ha inoltre tradotto alcuni racconti di Pedro Lemebel e Giovanna Rivero, e selezioni di poesie di Alfredo Trejos e Álvaro Hernando Freile pubblicate su rivista. Ha svolto docenze di Lingua Spagnola, Letteratura Spagnola e Ispanoamericana presso l’Università della Calabria e le Università di Roma “Tor Vergata” e “Sapienza”.

(fasc. 56-57, 15 settembre 2025)