Recensione di Dylan Thomas, “Poesie inedite”, a cura di Emiliano Sciuba (Crocetti 2024)

Author di Niccolò Brunelli

In occasione del settantenario della morte di Dylan Thomas (1914-1953), scaduti quindi i diritti sulle sue opere, nel gennaio del 2024 sono state pubblicate nella collana «Kylix» dei tipi di Crocetti, per le cure di Emiliano Sciuba, le Poesie inedite thomasiane, ossia, tra le 191 che compongono l’intera produzione poetica di Thomas, le 62 non accolte dagli antologisti italiani nelle loro traduzioni.

Le ragioni di tale pubblicazione vengono subito chiarite dal curatore in apertura del volume, «pensato dunque per completare la traduzione italiana dell’opera omnia in versi di Dylan Thomas, colmando così un vuoto editoriale imperdonabile» (p. 5). L’edizione è, innanzitutto, destinata ai lettori non specialisti, ma affezionati, dell’opera thomasiana; tuttavia, grazie all’introduzione di Sciuba, in cui si ripercorre l’itinerario poetico e insieme editoriale di Thomas, anche il neofita può rendersi conto del contesto di cui fanno parte i componimenti che andrà leggendo. A costui è rivolta, in coda al volume, una Bibliografia essenziale, composta da venti rimandi ai «testi imprescindibili» da cui «partire per approfondire lo stato dell’arte thomasiana e la rispettiva critica letteraria, in Italia e all’estero».

La bibliografia è preceduta dalle Note del traduttore (pp. 229-235), nelle quali non sono soltanto discusse alcune questioni traduttologiche, come per If I were tickled by the rub of love o The song of the mischievous dog (a proposito del quale Sciuba ricorda i due termini con cui nell’antichità latina si designavano le pratiche traduttive di Vertere ed Exprimere), ma anche le numerose fonti, bibliche (Today, this insect), mitiche (Light, I know, treads the ten million stars) o popolari (Do you not father me; The natural day and night). Desta interesse la nota alla lirica “We who are young are old” (pp. 234-35), che si conclude con una postilla di ordine filologico nella quale si riporta il verso che chiude la terza strofa, «Before the fire, and hearken to the wind», secondo l’edizione curata da Goodby (2014), ma non accolto in quella, curata da Jones (2003), da cui Sciuba traduce.

La scelta di riportare anche il testo a fronte – scelta quasi sempre preferibile, quando ve ne siano le opportunità editoriali – permette al lettore di comprendere con quali soluzioni sia stato reso il testo d’arrivo. Benché Sciuba nell’Introduzione ricordi, a proposito della terza raccolta, The map of love, l’importanza del «suono […] come metafora autonoma che veicola, parallelamente al senso semantico dei lessemi, un secondo e ugualmente valido senso» (p. 14), le traduzioni, anche da testi con vincoli metrico-rimici, preferiscono disambiguare il senso dei componimenti, ossia ne restringono il margine interpretativo rispetto all’originale. Per esempio, il primo verso di Today, this insect (pp. 50-53), «Today, this insect, and the world I breathe», è tradotto con «Oggi inalo questo insetto e il mondo», dove al più banale “respirare” – con cui si sarebbe dato un endecasillabo, equivalente standardizzato del blank verse, come «Oggi respiro questo insetto e il mondo» – si è preferito “inalare” che, co-occorrendo spesso in italiano con termini che indicano sostanze tossiche, connota più particolarmente il verso.

E ancora: il v. 6 di You shall not despair (pp. 210-11), «And touch you with softer hands», è tradotto con «E accarezzarti con mani più tenere», in cui “accarezzare” è più specifico, e più elegiaco, del possibile “toccare”; ugualmente il v. 2 di New Quay (pp. 128-31), «The darkening sea flings», è tradotto con «Il mare imbrunendosi schizza», dove “imbrunirsi” è certamente più prezioso del semplice e letterale “oscurandosi”.

Tali scelte, sommate ai riferimenti intertestuali segnalati nelle note, potranno essere un suggerimento interpretativo per il futuro traduttore delle poesie thomasiane, di cui ora è lecito attendere una traduzione completa.

 

(fasc. 58, 31 dicembre 2025)

• categoria: Categories Recensioni