Recensione di Fabio Pierangeli, “Elogio di Nelli. Forme del corpo e della scrittura in De Amicis, De Marchi e altro Ottocento” (Loffredo 2025)

Author di Carmine Chiodo

Fabio Pierangeli è Professore Ordinario di Letteratura italiana all’Università di Roma “Tor Vergata” e ci ha regalato molti e significativi contributi e studi su autori di varie epoche letterarie.

Ora, alla sua vasta e qualificata produzione si aggiunge un innovativo studio che riflette pure sue esperienze: difatti, Pierangeli è impegnato da anni con persone e studenti con disabilità, preparando per essi affollati e proficui laboratori di scrittura (insegna anche Letteratura italiana ai carcerati di Rebibbia che hanno intrapreso un corso di studi universitari; promuove manifestazioni che riguardano letteratura e forme di disabilità come pure partecipa e organizza convegni che hanno questo tema). Esperienze tutte gratificanti per l’esegeta, per l’interprete di testi letterari.

La sua sensibilità lo porta a esplorare testi di autori che si sono occupati nelle loro opere, descrivendole, di persone con disabilità o umili ed emarginate: ad esempio, Edmondo De Amicis ed Emilio De Marchi, per citare i più significativi. Di questi autori Pierangeli analizza pure diversi e importanti inediti, magistralmente indagati, come si nota leggendo il volume, che presenta una sterminata e ben discussa, integrata e vagliata bibliografia.

Il libro si presenta diviso in due parti: A) Elogio del Nelli; B) Omaggio alle maestrine; II parte: ‘La guida del cieco’. Emilio De Marchi nella Milano benefica e previdente. Inoltre, «contiene uno degli articoli più noti del semiologo romanziere» Umberto Eco, “Il libro Cuore” di Franti, apparso nel 1962. Su quest’opera celebre si sono avuti nel corso degli anni vari e contrastanti giudizi e valutazioni. Lo studioso indaga l’universo molteplice del De Amicis (con esclusione dei reportage che sono meritòri di una trattazione a parte), adoperando la visuale, il punto di vista «della bellezza dell’imperfezione»: ciò fa sì che l’interprete si cali nei decenni di fine Ottocento, che presentano un intenso attivismo di natura filantropica, religiosa e laica come, «dall’altra parte delle ideologie, spesso contigue, dalla montante pressione dell’eugenetica, dell’imperialismo, del mito della razza pura» (cfr. Introduzione, p. 11).

Tra i vari personaggi di Cuore Pierangeli sceglie di elogiare Nelli, che è stato liquidato come un povero “gobbino” nel romanzo deamicisiano, ma che «per noi è solo Nelli. Ragazzo fragile in qualcosa, forte in altre, come Gina, come la donna sfigurata contro cui inveiscono i viaggiatori del tram di Torino e come la stupenda Isabella Diaz, “sempre orrenda” fisicamente che ritroverà la strada giusta per impostare un nuovo approccio scolastico più umano e inclusivo: lo racconta con durezza e forza Matilde Serao, sulla base di accadimenti reali», come si legge nel risvolto di quarta di copertina del libro.

Le analisi sono condivisibili ed espresse con chiarezza e una profonda conoscenza dei testi; ad esempio, a p. 23 leggiamo: «alla base della narrativa e della saggistica di De Amicis si colloca la dimensione dell’incontro umano» e al riguardo si rinvia a un racconto inserito nelle Novelle, in continuità con i ricordi dell’infanzia e scolastici, Gli amici del collegio. Anche le novelle della Vita militare sono perlustrate una per una: Una marcia notturna, Un mazzolino di fiori, L’ufficiale di picchetto, per esempio. Di alcune di queste e dei racconti sono mostrati echi manzoniani, come, per esempio, della Colonna infame. Vi sono evidenziati temi quali la patria, le virtù militari, le «imperfezioni», la figura del mutilato.

Da ricordare anche altre opere di De Amicis, come quelle in cui sono descritte le tre capitali dove egli ha soggiornato. Queste sue riflessioni sono state raccolte nel volume stampato dall’editore catanese Giannotta nel 1898: Le tre capitali. Torino, Firenze, Roma, poi confluito nel miscellaneo Speranze e glorie, edito da Treves nel 1911. Ecco Torino, «gaia e suntuosa descritta per una decina di pagine cambia improvvisamente all’entrare in quella parte della città che si estende fra via Santa Teresa e piazza Emanuele Filiberto. Qui la città invecchia all’improvviso, si fa povera e malinconica. Il forestiero che vi capita per la prima volta ne rimane stupito, come dalla trasformazione istantanea d’una scena teatrale» (p. 39).

Seguono le pagine dedicate alla raccolta Novelle del 1872, e di esse sono ben individuati temi, ambienti e svolgimenti. Così, per esempio, si legge: «il motivo risorgimentale trova la sua espressione in Un gran giorno, frutto dello spirito di conciliazione di De Amicis, dove un giovane, fuggito da casa per vedere l’entrata dei bersaglieri a Roma, racconterà ai familiari un’altra versione dell’avvenimento, prima che giungano le gazzette, un sogno utopico nel quale il Papa benedice i militi, con l’approvazione della folla e i canti dei bambini» (p. 45).

Ampio spazio è dedicato anche alla presenza della scuola, dei temi dell’uguaglianza e della disabilità in Cuore (La piccola vedetta lombarda, Il tamburino sardo, Valor civile, Il piccolo scrivano fiorentino), mentre per il tema emigratorio si fa riferimento a Dagli Appennini alle Ande.

Nelle sue analisi lo studioso tiene presenti anche le valutazioni che hanno dato importanti scrittori del nostro tempo su Cuore: per esempio Calvino, per fare un solo nome. Comunque, di «struttura composita e dai toni diversi da Cuore» (p. 71) sono opere quali Fra scuola e casa, edita nel 1892 da Treves, in cui «affiora quella centralità del desiderio sessuale rimossa nel libro simbolo di De Amicis e che qui si spinge fino all’ossessione indirizzando in modo fruttuoso per la narrazione il languore patetico più o meno presente anche in alcune di queste pagine e del tutto in linea con gli autori del realismo psicologico e sentimentale dell’ultima parte dell’Ottocento, compreso Emilio De Marchi» (cfr. Raccontare l’amore tra scuola, casa e ginnastica, p. 71).

Viene esaminato in ogni sua piega anche Il romanzo d’un maestro del 1899, poi concluso nel 1886, in cui si evidenziano racconti nel racconto «per lo più autonomi, più o meno lunghi ben inseriti nella intelaiatura generale che narra le vicende della formazione e dei primi anni di insegnamento del giovane Emilio Ratti» (p. 82). Seguono le pagine attinenti al racconto Il segreto di Gigina, inserito nelle miscellanee Nel giardino della follia e Regno del Cervino del 1904, ristampa del 1921.

Altra opera che immediatamente segue a Cuore è Sull’oceano, risalente al 1889: uno tra i pochissimi testi che affrontano in maniera diretta il fenomeno migratorio «dal di dentro e nella sua attualità» (p. 99: In piroscafo e in carrozza, donne e uomini).

Sull’oceano e La carrozza di tutti presentano personaggi con “imperfezioni”, «tra le decine di persone incontrate e ritratte con vivace senso e curioso senso di umanità come del resto negli altri libri di viaggio che stanno conoscendo una rinnovata fortuna, anche editoriale» (p. 100).

Segue la trattazione di Omaggio alle maestrine, Luigi Morandi, Isabella Diaz, L’Iliade di scritti. Dall’analisi delle opere di Matilde Serao emerge che la scrittrice ha composto varie opere riguardanti il mondo della scuola, caratterizzate da ricordi personali, oltre che da vere e proprie denunce sociali: altre sue pagine, ad esempio, riguardano l’impiego delle giovani donne. Nel 1872 la Serao consegue il Diploma magistrale e racconta le proprie esperienze in due racconti, pubblicati dapprima in rivista e poi nel 1886 in un volume (presso Treves) dal titolo Il romanzo della fanciulla.

Nella seconda parte del libro viene trattato il teatro, per lo più inedito, di Emilio De Marchi, composto «in gran parte per scopi educativi e per essere rappresentato negli Istituti benefici». Per la prima volta viene osservata la pièce giovanile La guida del cieco, che «riassume in modo straordinariamente spontaneo i temi dello scrittore milanese». Lo scrittore viene bene inquadrato nella Milano «benefica e previdente»; ne vengono rievocati i cenacoli letterari animati da Tarchetti e Salvatore Farina, che collaborano gratuitamente con gli istituti previdenziali e caritatevoli, interessandosi alle condizioni dei lavoratori più umili ed emarginati. Viene ricordato, inoltre, che l’istituto per i «Rachitici ha come fiore all’occhiello di questa collaborazione con letterati e uomini di cultura la Strenna Natalizia, il «Nuovo Presagio», a partire dal 1879, che nel 1982 accoglie lo scritto di De Marchi Le quattro stagioni e due anni dopo I nostri figliuoli» (pp. 189-90).

Come accennato, ben analizzato è anche il testo inedito giovanile di De Marchi dal titolo La guida del cieco, idillio in due atti risalente al 1874.

Grazie, dunque, a Fabio Pierangeli che ci ha regalato questo libro interessante, che porta alla luce testi che mostrano le tendenze e la sensibilità di alcuni scrittori verso quelle che sono le «forme del corpo» e le persone che nella vita hanno subito oppressioni e ingiustizie.

(fasc. 59, 25 febbraio 2026)

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