Il volume, curato e introdotto da Rosanna Morace, fa il punto sull’educazione fascista da vari punti di vista: numerosi studiosi, nei loro saggi e interventi accurati ed esaustivi, hanno affrontato varie problematiche legate all’educazione di regime nella «generazione degli anni difficili». Si tratta di interventi di impianto storico, linguistico o letterario suddivisi in due sezioni: Politica linguistica ed educazione scolastica del fascismo (con interessanti articoli dovuti a Gabriella Klein, Guido Melis, Silvia Cannizzo, Stefano Gensini, Maria Roccaforte, Paola Cantoni, Elisiana Fratocchi, Pino Boero, Massimo Castoldi, Gianluca Gabrieli, Luca La Rovere) ed Educati nel ventennio: gli scrittori italiani e l’antiretorica del fascismo (con i contributi di Massimiliano Tortora, Luigi Matt, Flavia Erbosi, Anna Palumbo, Elisabetta Mondello, Angela Siciliano, Giancarlo Alfano, Sergio Di Benedetto, Rosanna Morace, Giorgio Nisini, Tommaso Pomilio). In alcuni saggi sono prese in considerazione e illustrate le opere di scrittori famosi quali Rigoni Stern, Bassani, Natalia Ginzburg, Mario Tobino, Vitaliano Brancati.
Mi permetterei di aggiungere agli scrittori sopra citati Francesco Perri (Careri (RC) 1885-Pavia 1974): uno scrittore, purtroppo caduto nel più assoluto silenzio, che in anni lontani dichiarò guerra continua nella vita e nelle opere al fascismo, tanto da assumere lo pseudonimo di Paolo Albatrelli per non essere perseguitato. Perri ha lasciato romanzi che ancora oggi hanno qualcosa da dire e meriterebbero grande attenzione da parte degli studiosi: Emigranti del 1928, I conquistatori del 1925, Pan, il fascismo del 1922 (riedizione del 2009: Il fascismo e la battaglia di Pan), e poi ancora Storia del lupo Kola del 1960, per richiamarne solo alcuni.
Il volume offre un’idea di quello che è stato il peso della lingua, della retorica e della scolarizzazione fascista nella formazione «degli anni difficili» e nello stesso tempo mostra che alcuni scrittori nati a ridosso della Marcia su Roma riuscirono a «scrollarsi di dosso» quella pesante eredità. La gran parte degli scrittori nati negli anni Venti mostrano una vocazione etico-civile, oggetto d’indagine in rapporto alla loro formazione scolastica durante il fascismo: Sciascia, Rigoni Stern, Fenoglio, Pasolini, Meneghello, Calvino (solo per fare alcuni nomi) studiarono sui cosiddetti Testi unici di Stato, lessero Il balilla Vittorio e «introiettarono volenti o nolenti, la retorica di regime» (dal risvolto della prima di copertina del libro).
Alcuni di questi scrittori erano dialettofoni: il loro dialetto rappresentò il primo approccio alla lingua italiana e la partecipazione alla Resistenza fu una prima catarsi, «ma il processo di ri-educazione fu molto più lungo, andò ben oltre la caduta del regime e coincise con la volontà di ridare» alla ormai nascente democrazia italiana una lingua che non avesse alcuna traccia totalitaria, imperialistica, guerrafondaia, una lingua antieroica e antiretorica, o impegnata o «illuminista» o volta a «scavare la parola con tersa esattezza chirurgica» (dal risvolto della prima di copertina del volume). Insomma, la «ri-educazione, si manifestò, si palesò nella scrittura letteraria» (ibidem).
I vari contributi presenti offrono un quadro preciso e documentato dell’educazione di regime nell’Italia di Benito Mussolini. Rosanna Morace figura nel libro con due esaustivi contributi: l’introduzione e un saggio su Meneghello (su cui la Morace ha scritto già una monografia) e i “testi unici” (pp. 485-520) che mette a fuoco la concezione che egli ha dell’educazione, cui ha dedicato un romanzo negli anni del Fascismo (Fiori italiani del 1976): una delle principali funzioni che le riconosce è quella di «tirare il collo alla retorica» per detergere la mente dagli echi del Ventennio. Il regime esaltava l’eroismo e nell’ultimo capitolo di Fiori italiani l’eroismo è un’«educazione di cui si moriva», rappresentata da Cesare Bolognesi, un ragazzo «cancellato dal mondo, non solo perché non c’è più, ma perché non significa più nulla. Le cose che diceva e pensava sono cadute fuori dall’ambito in cui si svolge ora la nostra vita e la nostra cultura. Sono andate sottoterra e se uno vuole riesumarle danno un penoso senso di assurdità» (da Fiori italiani). Ovviamente Meneghello parla di sé attraverso le opere e ha paura che la sua mente possa essere rimasta prigioniera della cultura in cui era stata allevata, nonostante la guerra mondiale, quella civile e il dispatrio. Morace passa in rassegna i brani dell’opera dedicati alla formazione scolastica durante il periodo del Ventennio e le relative riflessioni dello scrittore.
Ai “tesi unici” è dedicato anche il contributo di Elisiana Fratocchi (pp. 205-26) che analizza il Testo unico-1931 per la terza elementare dell’anno accademico scolastico 193° compilato da Grazia Deledda per la sezione delle Letture (G. Deledda, A. Zammarchi, O. Bartoklini, L. De Marchi, G. Scorza, Il libro della terza classe elementare. Letture, Religione, Geografia, Aritmetica, Roma, La Libreria dello Stato, 1930). Fratocchi illustra del libro la «macrotestualità», i temi, le forme, il lessico di base (famiglia, religione, patria), i versi antologizzati (fra i quali sette poesie come: A scuola di Marino Moretti, Neve di Ada Negri, La strada di Ugo Ghiron), pieni di concetti espressi in prosa «talvolta con l’effetto di ritardare l’argomento» (p. 220), come per esempio la citata A scuola, o di anticipare l’argomento, come nel caso di Il bersagliere di Edmondo De Amicis, «che preannuncia la tematica bellica, apre il capitolo dedicato all’azione eroica dell’antico balilla». Vi vengono messi in luce i temi e i valori precipui del Libro deleddiano: il ruralismo, la centralità della famiglia e della patria, l’etica e l’estetica del sacrificio, che risultano perfettamente allineati con le istanze dei programmi e dell’ideologia fascista (cfr. p. 225).
Non viene trascurata, come attestano i contributi della prima parte del volume, la lingua: ad esempio, il contributo ben documentato e scritto in maniera scorrevole di Guido Melis si pone la domanda «Come si parlava durante il ventennio fascista?». Melis si chiede anche come scrivevano i giornali (quelli dichiaratamente legati al Partito e quelli «cosiddetti indipendenti?») e poi come comunicava la radio, potentissimo mezzo di penetrazione di massa del regime. Lo studioso analizza pure il linguaggio della ricerca scientifica e ovviamente «la parola del Duce, per citare il titolo di un bel libro del 1994 di Enzo Golino» (p. 110). Il Duce amava le frasi brevi, che dovevano imprimersi nella mente di chi le ascoltava in modo passivo; il linguaggio di Mussolini si presentava di quella perentorietà del comando militare. Inoltre ricorreva ad «assiomi che potessero diventare con la ripetizione frequente formule proverbiali, da mandare a memoria»: «Me ne frego», «tirar dritto», «chi si ferma è perduto», «prima gli Italiani», diventati poi di senso comune.
Senza voler trascurare nessuno dei contributi, si sottolinea che notevoli sono in particolare quelli dovuti a Maria Roccaforte (su un libro scritto da Filippo Maria Pugliese), Massimiliano Tortora, Giorgio Nisini e Tommaso Pomilio. Nel primo si traccia un preciso quadro che riguarda la «strategia di afascismo nella narrativa degli anni Trenta»; nel secondo contributo Giorgio Nisini pone la propria attenzione sul «Crescere nell’Italia Fascista». Nel bel saggio, che attiene a Pasolini e il fascismo, che è poi «insofferenza culturale progressiva», sono approfonditi i rapporti che lo scrittore ebbe con il «fascismo storico», dunque con il fascismo non «come categoria politico-ideologica generale, che nel linguaggio dello scrittore assume diverse declinazioni semantiche a seconda del momento e dell’oggetto dei suoi interventi» (p. 521). Infine, Tommaso Pomilio dà un’esaustiva e magnifica lettura del Lanciatore di Giavellotto di Paolo Volponi. Va pure segnalato l’altro chiaro e importante contributo di Luigi Matt su Gadda e il fascismo: tipologie discorsive e strategie stilistiche.
Insomma, un volume che apre nuovi orizzonti e stimola altre ricerche e approfondimenti.
(fasc. 55, 25 febbraio 2025)