Una breve nota personale a introdurre il secondo volume di questo denso fascicolo interamente dedicato all’affascinante e magnetica figura di un grandissimo critico, slavista, poeta del Novecento, Angelo Maria Ripellino, nella ricorrenza dei cento anni dalla sua nascita.
Mi sarebbe piaciuto poter dedicare il n. 50 di «Diacritica» ai miei genitori, che avrebbero dovuto festeggiare proprio i loro cinquanta anni di matrimonio lo scorso 29 settembre. Purtroppo, la vita a volte è beffarda e si diverte a sorprenderci con svolte inattese e schiaffi in pieno volto: l’8 agosto è venuta a mancare improvvisamente e drammaticamente mia madre, Anna Oppido, cui questo secondo volume è dedicato perché a lei era intestata la casa editrice, Diacritica Edizioni, che pubblica «Diacritica».
La festa, dunque, non c’è stata; la rivista ha perso la propria editrice e mio padre ha perso una sposa vivace, molto più giovane e piena di pensieri per lui. Mi si obietterà che quelli che vado raccontando sono fatti personali, ma talora il confine tra gli studi e l’autobiografia ‒ il mio Maestro ideale Croce docet ‒ è talmente sottile da poter e dover sparire: nonostante la tensione continua verso il rigore, la professionalità e la “scientificità”, gioverebbe, infatti, non dimenticare mai la fragilità dell’essere umani, possibilmente regolandosi di conseguenza.
Mi resta, ad ogni modo, la vera gioia di aver potuto collaborare, per questo progetto ripelliniano, con i più grandi esperti di Ripellino e con tanti validi e acuti studiosi i cui saggi sono raccolti in questo numero; e il raro privilegio di poter vantare amici sinceri e leali come Pippo Traina.
È questa gioia ‒ nonostante tutto ‒ che mi sento di donare a mia madre, dedicandole questo fascicolo numero 50: so che, come sempre, ne sarà orgogliosa.
(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)