Nella poliedrica produzione di Antonio Moresco ci sono due romanzi che spiccano per vastità e che lo stesso autore ha definito «l’opera principale della mia vita di scrittore»1: si tratta degli Esordi e di Canti del caos. Essi, entrambi tripartiti, costituiscono parte di una trilogia la cui terza opera, uscita il 10 marzo 2015 per Mondadori, si intitola Gli increati.
Tra i vari elementi dei due romanzi, è sicuramente interessante soffermarsi sulla natura dei numerosi personaggi che vi appaiono, e in particolar modo delle due figure chiave della narrazione: il Matto e il Gatto2.
La miriade di personaggi che popola i libri di Moresco è composta principalmente da una serie di figure prive di nome proprio, che si caratterizzano per delle peculiarità fisiche, per il loro lavoro o per la funzione che svolgono nel libro («il donatore di seme», «il sacerdote», «la ragazza con l’assorbente», «il traslocatore» ecc.). Fanno eccezione solo alcuni personaggi di rilievo in uno o in entrambi i libri, che si presentano con un nome o un soprannome preciso o la cui onomastica rimanda a delle figure mitologiche o bibliche: il Matto, il Gatto, la Musa, Lazlo, l’ispettore Lanza e Dio.
Anche questi ultimi sono accumunati agli altri personaggi da alcune caratteristiche: sono privi di psicologia e di sentimenti; il loro comportamento non sembra mai determinato da scelte volontarie, ma piuttosto da un inevitabile destino; sono senza passato e senza memoria; non entrano nell’opera seguendo motivazioni logiche, ma semplicemente appaiono; sono antropomorfi, ma caratterizzati solo da alcuni elementi fisici e mai descritti completamente ed inoltre il loro corpo spesso si può deformare in modo completamente innaturale. Riprendendo la classica distinzione di Debenedetti fra «personaggio-uomo» e «personaggio-particella»3, sicuramente quelli moreschiani si avvicinano di più al secondo tipo anche se, laddove per il personaggio «particella» o «funzione» si è parlato anche di «insignificanza»4, i personaggi di Moresco sono invece caricati di grandi significati, figure che casomai nascondono il loro significato, ma non ne sono prive. Non appartengono al tipo del «personaggio-uomo», ma non sono neanche pure funzioni narrative.
Alla definizione di «personaggio funzione» per i protagonisti di Canti del caos si è opposto anche Donnarumma in un articolo apparso su «the italianist»5 qualche anno fa, sostenendo che:
Moresco rifiuta certo la riduzione dell’individuo a funzione narrativa (come accade, per esempio, in Calvino), ma è al di qua del romanzo che si è imposto a partire dagli anni Novanta, e che restituisce alla complessità della raffigurazione psicologica e morale un ruolo preminente. Quelli dei Canti non sono infatti né caratteri né personaggi nel senso del novel […] piuttosto, abbiamo di fronte figure, come mostra la stessa onomastica generica (il Gatto, il Matto, la Meringa, l’account, il donatore di seme) o improbabile (Sax, Igor, Lazlo, Leonarda); grumi di temi e ossessioni senza volti e tratti definiti6.
Essi sono effettivamente meglio definibili con il termine «figure», alcune delle quali interpretabili come figure bibliche: negli Esordi e nei Canti del caos alcune rimandando a Cristo, all’Anticristo, al Demonio, alla Vergine, a Dio ecc.
In questa sede si analizzeranno i personaggi fondamentali del Matto e del Gatto, che sono presenti dall’inizio degli Esordi alla fine dei Canti del caos e il cui rapporto è l’elemento cardine di tutta la storia. Nella prima parte degli Esordi il Matto è un seminarista e il Gatto il prefetto maggiore del seminario; nella parte centrale del libro, la figura del Gatto esce di scena mentre il Matto vive la vita di un guerrigliero e, infine, nella terza ed ultima parte si ritrovano entrambi, il primo diventato scrittore e il secondo editore. Questi sono i ruoli che manterranno anche nei Canti del caos.
La nostra convinzione è che, dall’inizio alla fine dell’opera, il Matto sia figura di Cristo e il Gatto dell’Anticristo7 e del Demonio: i due personaggi, infatti, possono richiamare biblicamente, iconograficamente o letterariamente le figure di Cristo, dell’Anticristo e del Diavolo, grazie alle analogie fra alcuni episodi di cui sono protagonisti e altrettanti episodi biblici, e soprattutto in relazione al particolare rapporto di amicizia e antagonismo che si sviluppa fra i due nel corso di entrambi i romanzi.
Come emerge gradualmente nel corso della narrazione, essi simboleggiano lo scontro fra una mentalità cinica e mercantile, rappresentata dal Gatto/Diavolo, e una mentalità ingenua ed idealistica, rappresentata ovviamente dal Matto/Cristo. Il terreno dello scontro è il possesso di un libro di cui il Matto è l’autore e il Gatto l’editore, e che a sua volta è simbolo del mondo; come si vedrà, infatti, i ragionamenti di Moresco, soprattutto nei Canti del caos, si muovono su due piani continuamente sovrapposti eppure distinguibili: da una parte ci si trova di fronte ad una riflessione sulla letteratura e sullo scontro che esiste fra le logiche di mercato – difese dal Gatto/editore −, che spingono verso il romanzo commerciale, e la volontà di uno scrittore – il Matto − di creare un capolavoro letterario; dall’altra, la riflessione si sposta dalla letteratura al mondo, devastato, secondo l’autore, dalla mentalità mercantile di cui il Gatto è rappresentante, mentre il Matto rappresenta quei valori umani che, almeno apparentemente, risultano sconfitti. Quindi, per quanto Moresco faccia ampio uso di rimandi biblici nella costruzione dei personaggi del Matto e del Gatto, questi non vanno intesi come figure bibliche in senso stretto, ma come allegorie atte a rappresentare le opinioni dell’autore circa il «Bene» e il «Male», sia sul piano del letterario sia su quello della società contemporanea in genere.
La prima parte degli Esordi è intitolata Scena del silenzio. L’ambientazione è in un seminario durante gli esercizi spirituali che prevedono, appunto, il silenzio; il Matto8, voce narrante, è un seminarista che decide di restare muto oltre il termine degli esercizi perché «io invece mi trovavo a mio agio in quel silenzio»9. Esso infatti gli permette di sentire tutto ciò che lo circonda con una profondità che non sarebbe possibile se lo interrompesse parlando, e di abbandonarsi ad uno stato riflessivo-contemplativo totale. Il personaggio sceglie, quindi, di osservare in silenzio, il che non sarebbe una spia della sua natura cristica, se non ci fosse un importante precedente letterario che mostra un Cristo silenzioso: il Grande inquisitore di Dostoevskij10, trad. di G. Donnini, Firenze, Vallecchi Editore, 1974, da cui si cita.], uno fra gli autori dichiaratamente più amati da Moresco. Nel breve racconto contenuto nei Fratelli Karamazov ci si trova di fronte ad un Cristo che ritorna sulla terra nella Siviglia del sedicesimo secolo «proprio all’epoca terribile dell’Inquisizione, quando, in gloria di Dio, nel paese ardevano roghi»11 e viene fatto arrestare e condannare al rogo dal Grande Inquisitore per essere andato a disturbare l’opera di sottomissione che la Chiesa stava compiendo. Durante il colloquio in cella con l’Inquisitore, mentre questo condanna Cristo per aver voluto gli uomini liberi e spiega perché la Chiesa ha dovuto farli diventare schiavi, Cristo resta in assoluto silenzio fino alla fine quando, dopo che gli ha annunciato la sua condanna a morte, l’Inquisitore:
per un momento aspetta che il prigioniero gli risponda. È grave per lui quel silenzioso. Egli ha veduto che il Prigioniero, tutto quel tempo, ha ascoltato guardandolo negli occhi con penetrante dolcezza. Invece il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa d’amaro, di terribile. Ma egli ad un tratto in silenzio s’avvicina al vecchio e, adagio adagio, lo bacia sulle sue labbra senza sangue, di novant’anni. Ecco tutta la sua risposta12.
Quanto la figura del Matto possa avvicinarsi a quella del Cristo dostoevskiano si chiarisce ulteriormente nel suo rapporto con il Gatto, uno dei due prefetti maggiori del seminario nella prima parte degli Esordi. Questo rapporto, infatti, si caratterizza da subito come difficile e ambiguo, contraddistinto da un antagonismo che non trova una motivazione logica, proprio perché è l’antagonismo che caratterizza il rapporto Cristo/Anticristo. In un serie di episodi emerge infatti da parte del Gatto un atteggiamento di prepotenza e sfida nei confronti del Matto, che sembra incapace di reagire. Ad esempio, mentre il Gatto conversa con un gruppo di seminaristi, notando che il Matto si avvicina per ascoltare:
si spostava di un paio di centimetri, costringendomi a fare un piccolo passo per sentire, o addirittura si limitava a tirare indietro leggermente la testa per avere conferma che stavo cercando di ascoltare. Mi pareva che la sua faccia ossuta sorridesse, quando mi sorprendeva a compiere un corrispondente, impercettibile moto avanti con la testa13.
Il Gattonon vuole che il Matto senta quello che sta dicendo, ma con il suo comportamento lo attira verso l’ascolto e gode nel vederlo fallire nell’intento. È una sfida o forse qualcosa di più: una tentazione.
La violenza psicologica che il Gatto esercita nei confronti del Matto si manifesta più esplicitamente un giorno in cui quest’ultimo, che come si è detto alla fine degli Esordi e nei Canti del caos sarà uno scrittore, è spinto da un’indomabile forza interiore a scrivere qualcosa su un foglio. Subito è preso anche dall’istinto di nascondere il foglio al Gatto, ma questi entra senza essere sentito dal protagonista che, appena si gira, lo vede alle sue spalle e: «i suoi occhi erano fissi sul foglio. Sorrideva»14. Da quel momento inizia una lunga lotta fra i due per il possesso di quel foglio, che il Gatto sembra a volte ignorare, altre volte desiderare profondamente, fino a quando un giorno, mentre il Matto sta rileggendo quello che ha scritto: «il Gatto mi aveva messo una mano sulla spalla. “Ma se non vuoi…” disse con aria rispettosa. La sua mano aveva però già preso il foglio, tra due dita, muovendosi in modo tale da far apparire che questo gli fosse stato, al contrario, consegnato»15.
Il foglio, come si vedrà in seguito, altro non è se non l’anticipazione, la premessa del libro di cui, nell’ultima parte degli Esordi e nei Canti del caos, il Matto sarà l’autore e il Gatto l’editore. Premessa a quanto si leggerà in seguito, cioè la lotta per il possesso del libro, è anche il fatto che il foglio viene di fatto rubato dal Gatto, ma il furto è spacciato per una volontaria consegna; alla fine del libro e nel successivo, infatti, il Gatto non userà mai la violenza per appropriarsi del lavoro dell’antagonista, ma lo spingerà a seguire i suoi comandi attraverso una serie di tentazioni e di imbrogli: il modo di operare che nella religione giudaico-cristiana viene attribuito al Demonio fin dall’episodio del giardino dell’Eden.
Per il momento, si noti che il Matto non reagisce, è completamente inerme di fronte alla violenza esercitata dall’antagonista: il suo è il comportamento dell’«idiota» dostoevskiano, figura cristica incapace di concepire il male e disadattata rispetto alla propria epoca.
Significativi in relazione alle nature dei due personaggi sono poi altri due fatti legati al furto del foglio. Il primo è il modo in cui il Gatto definisce il Matto, nel libro ancora anonimo, dopo la presumibile lettura del foglio: «tu sei matto»16. La definizione è importante non solo perché diventerà il nome del personaggio, ma soprattutto per la simbologia del nome stesso: il matto è in effetti simile all’idiota nell’incapacità di relazionarsi agli altri e di vivere in società. In secondo luogo, sempre in rapporto alla lettura del foglio del Matto, il Gatto «stava incontenibilmente ridendo nel brusio da poco incominciato. Aveva gettato indietro la testa, i suoi occhi lacrimavano»17. La risata del Gatto prosegue per giorni interi: è irreale, prolungata, potente, e soprattutto trascina l’orripilato Matto a mimare «una piccola risata di consenso»18. Il riso, che qui appare per la prima volta, sarà sia negli Esordi sia nei Canti del caos una delle caratteristiche fondamentali del personaggio del Gatto, ripetendosi spesso anche a sottolineare determinati passaggi della narrazione e costituendo uno degli elementi che permettono di vedere nel Gatto una figura demoniaca. La risata e il ghigno sono infatti gesti spesso ricondotti alla figura del Demonio, che gode nell’assistere alla rovina del mondo. In questo caso, se il Gatto è il Diavolo e il Matto è Cristo, la terribile e ironica risata del primo di fronte al foglio rubato al secondo, e poi tutte le altre, potrebbero rappresentare il sarcasmo del Demonio di fronte al progetto di resurrezione e di salvezza di Cristo, oltre alla sua esultanza nel momento in cui sembra sul punto di trionfare. Inoltre, è una risata tentatrice perché induce il Matto a simularne una di consenso; allontana lo scrittore dalle intenzioni serie, dalla sua profonda vocazione letteraria, e tenta di condurlo nell’ilarità stupida e superficiale.
Per quanto riguarda la Scena del silenzio,il Gatto tornerà a ridere proprio alla fine di questa, e significativamente nel momento in cui viene ordinato sacerdote. In effetti è proprio il giorno dell’ordinazione che la figura del Gatto si presenta per la prima volta in tutto il proprio orrore.
A servire la sua prima Messa è, per sua stessa richiesta, proprio il Matto, e da quella posizione privilegiata può osservare da vicino il comportamento apparentemente assurdo del novello sacerdote. Durante la vestizione il Gatto oscilla su se stesso e, mentre entrano in Chiesa, «il corpo del Gatto aveva cominciato a tremare con violenza, i disegni della pianeta si sfuocavano continuamente»19; ben presto l’incredulo Matto realizza che il tremito del Gatto non è provocato da altro se non «dal terribile sforzo di contenere dentro di sé l’antica, incontenibile risata»20. Il Gatto è un sacerdote che fatica a trattenere una risata durante la sua prima Messa, probabilmente perché trova estremamente ironico che proprio il Demonio sia ordinato sacerdote.
La Scena del silenzio si chiude con la partenza del Gatto per un altro istituto e con il sì pronunciato dal Matto alla chiamata vocazionale ma, prima di proseguire nell’analisi delle due figure negli Esordi,è opportuno soffermarsi su un episodio che appare privo di un nesso con il resto del racconto, ma che si rivela un fondamentale indizio della natura cristica del Matto.
Prima dell’ordinazione sacerdotale del Gatto, infatti, il Matto si assenta dal seminario per subire un piccolo intervento, una circoncisione. Nel libro l’operazione non viene motivata ma, secondo l’interpretazione qui proposta, essa è leggibile come una spia del fatto che il personaggio del Matto è associabile alla figura di Cristo, perché «quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù»21. Nella Scena del silenzio in un altro episodio il Matto viene sovrapposto a Cristo mediante il dettaglio della circoncisione: mentre i seminaristi si trovano alla Messa del Venerdì Santo, e precisamente durante il canto della Passio, il Matto ha una sorta di visione mistica e gli appaiono davanti agli occhi le immagini della passione di Cristo. Interessante è la conclusione di questa visione, mentre sta morendo in croce Cristo:
Girò la testa di lato, la tenne un po’ appoggiata sulla spalla. L’uomo gli stava inaspettatamente legando un laccio emostatico appena sopra la piega del braccio di legno della croce. Vide che gli stava immergendo l’ago di una siringa in una vena. Un istante dopo sentì la testa che gli piombava sul petto, non capiva se stava morendo o si stava soltanto addormentando per l’anestesia. Fece ancora in tempo a distinguere il gesto di un centurione che gli stava tirando con due dita la pelle del prepuzio, per scegliere il punto esatto in cui far cadere di schianto la daga22.
Quindi, Cristo nella visione del Matto viene circonciso, esattamente come lui.
L’associazione fra le due figure che si stanno analizzando e quelle di Cristo e dell’Anticristo/Demonio, per quanto si renda più evidente e si approfondisca nel corso di Canti del caos, si può considerare completa già nella terza ed ultima parte degli Esordi, intitolata Scena della festa,grazie ad altri elementi ed episodi qui presenti.
Come scritto in apertura, da questo punto in avanti il Matto e il Gatto si presentano sotto le nuove e definitive vesti rispettivamente di scrittore – mai pubblicato – ed editore di successo. All’inizio della Scena della festa si trova il Matto che, dopo il periodo in seminario, ha vissuto, com’è narrato nella parte centrale del libro, una vita da attivista politico, ed è poi diventato uno scrittore che non riesce a farsi pubblicare. Vive solo in un piccolo monolocale di una Milano onirica in cui gli unici segnali che rimandano alla città lombarda sono le modelle che circolano per le strade e il paesaggio. In questo contesto viene contattato, mediante un «messo»23, da un importante editore, che ignora essere il Gatto, che vuole pubblicare il suo manoscritto. Non viene data spiegazione sul come questo editore sia entrato in possesso del manoscritto, semplicemente perché si tratta del foglio che il Gatto aveva sottratto in seminario e mai più restituito al Matto. Dapprima l’atteggiamento dell’editore risulta assurdo per lo scrittore e anche per il lettore, che ignorano di chi si tratti: mediante il «messo» ordina, infatti, al Matto di chiamarlo in casa editrice, ma ogni volta non si fa trovare, lasciando che sia la segretaria a dare spiegazioni all’ignaro antagonista. Sapendo che si tratta del Gatto, però, si può riconoscere in questo atteggiamento la già vista sfida, o tentazione, verso il Matto: la tortura, apparentemente immotivata, di spingerlo verso la pubblicazione e nello stesso tempo la negazione della stessa.
Durante la lunga rincorsa dell’enigmatico editore, il «messo» continua a garantire allo sbalordito scrittore che l’editore non si muove mai dalla casa editrice e che «“non gli va mai bene niente. Fuma una sigaretta dopo l’altra, lo si sente zoppicare attraverso gli uffici, i corridoi…” “Perché zoppicare?” “Ma perché è zoppo!”»24. Il Gatto è zoppo; più avanti nella narrazione parlerà del suo piede deforme, rivelandone la natura non umana: «si espande dentro lo scarponcino, sento i suoi ossicini sbocciare, esorbitare, ci vanno dentro come se niente fosse i nervi, le vene…li fanno crescere sempre di più, li fanno germogliare, ne devo tirare via pezzetti non del tutto staccati….»25.
Lo zoppicare determinato dalla presenza di un piede deforme è riconducibile all’immagine iconografica del Demonio con mezzo corpo da caprone, o in generale di qualche altro animale, probabilmente derivata dall’associazione di Satana alla Bestia che si ritrova in vari punti della Bibbia e in particolar modo nell’Apocalisse: «la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà»26; «la bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone»27.
Tornando agli Esordi,estenuato dalla battaglia psicologica a cui l’editore lo sta sottoponendo, il Matto esige che il manoscritto, definito dalla segretaria del Gatto una cosa che «non si riesce mai a farla stare dentro se stessa, a farla stare ferma…»28 (anticipazione di quanto si svelerà in seguito, e cioè che il libro del Matto è il mondo), gli venga restituito. L’editore, messo alle strette, è costretto a farsi vedere dallo scrittore, che si trova in casa editrice, e:
Fece ancora qualche passo in avanti. Scorgevo appena il luccicare del suo scarponcino che si staccava dal pavimento, che avanzava. “C’era bisogno di creare tutto questo caos?”. Si fermò gettando indietro la testa, strinse gli occhi fin quasi a saldarli mentre si portava la sigaretta alle labbra, sorrideva. “Ma tu sei il Gatto!”29.
Questo incontro, che ricongiunge dopo un lungo stacco narrativo i due personaggi in analisi, è un momento focale della storia perché comincia la contesa del libro/mondo, uno dei temi centrali di Canti del caos,e iniziano ad aumentare i tratti dei due personaggi che li legano alle figure bibliche, soprattutto in relazione al loro rapporto, che si configura sempre più come difficile e ambiguo.
Immediatamente dopo l’incontro, viene fornito un altro dettaglio sulla figura del Gatto: «vedevo le sue lenti brillare, abbacinare»30. Il Gatto porta gli occhiali, che si associavano nel passato alla figura demoniaca in quanto simbolo della correzione della natura, un’intromissione nell’opera di Dio e quindi opera del Demonio e strumento di distorsione del visus31. Basti pensare al quadro Sant’Antonio abate tentato dal diavolo di Rutilio Manetti, nel quale si trova appunto un diavolo che indossa un paio di occhiali, immagine usata da Sciascia in Todo Modo per la costruzione del demoniaco personaggio di Don Gaetano,il quale, oltre ad essere un diavolo con gli occhiali, è, come il Gatto all’inizio degli Esordi, un sacerdote.
Quello che però è importante sottolineare nella terza ed ultima parte degli Esordi è il rapporto editore/scrittore che qui inizia a costruirsi e che si svilupperà nei Canti del caos in relazione al libro del Matto. Il Gatto infatti si manifesta subito come un editore fuori dal comune: dopo aver contattato per primo lo scrittore, non vuole che il libro venga pubblicato. Arriva anche alla proposta più estrema che si possa fare ad uno scrittore: «Potresti dare tutto alle fiamme, in quel tuo monolocale. Ammucchiare tutti i fogli in mezzo alla stanza, oppure dietro al secchiaio. Potresti cercare con cura l’angolino di carta migliore col fiammifero dalla capocchia incendiata»32.
Distruggere il libro significa evitare che si diffonda fra il pubblico. Se è una volontà assurda da parte di un editore, è invece plausibile associando il Gatto al Demonio e il Matto a Cristo: è infatti il ruolo del Diavolo rubare e distruggere la parola di Cristo; si pensi alla parabola del seminatore: «Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati»33.
Nei libri di Moresco però non è solo la parola del Matto/Cristo che il Gatto vuole distruggere: il libro di cui si sta parlando è il mondo, e da tale punto della narrazione iniziano a moltiplicarsi gli indizi di ciò. Infatti, mentre in seguito vengono messe sempre più in rilievo la vastità e la novità del manoscritto del Matto che il Gatto non vuole pubblicare, quest’ultimo, sempre tentando di distoglierlo dalla sua idea, dice: «Non montarti la testa. Non c’è più nessuno spazio per tutto questo, non c’è più futuro. D’ora in poi solo combinazioni, rivisitazioni, manipolazioni, impulsi depotenziati, echi d’echi. Il mondo è in svendita! Liquidazione totale! Non l’hai ancora capito?»34. Una frase che inizia parlando dell’editoria si conclude parlando del mondo messo in vendita dalla logica editoriale e mercantile di cui il Gatto è rappresentante, mentre il Matto, con la sua ingenuità artistica e il suo idealismo, è lo sconfitto e l’illuso.
La sfida, però, non è conclusa: il Matto sta ancora resistendo alle tentazioni del Gatto che, dopo aver rinunciato a convincerlo a distruggere la sua opera, tenta di spingerlo verso qualcos’altro, dopo averlo condotto sopra ad una torre:
“Vieni” sentii che il Gatto stava ancora dicendo “sporgi un po’ più la testa nell’aria, porta pure avanti le spalle, tutto il corpo ti viene dietro da solo, e intanto mentre vedi oltrepassi, ti oltrepassi…”. Sentivo il suo braccio sulle mie spalle, che sfrenava. “Vieni, vieni…andiamo a cercare qualcos’altro. Non fa per noi tutto questo! Andiamo alla ventura, come due ragazzi che vanno ad una festa, eleganti, un po’ sprezzanti, gettiamoci a capofitto nell’increato…Fa un ultimo passo in avanti, va più avanti, come hai sempre fatto, da solo. Facci vedere come si riaprono i mondi. Facci strada…”. Mi girai a guardarlo con gli occhi sbarrati. “Ma cosa fai? Stai cercando di scaraventarmi giù con le tue stesse mani!”35.
L’immagine richiama alla mente l’episodio biblico delle tentazioni di Cristo:
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Il signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto.”
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”36.
Moresco sembrerebbe aver sintetizzato le due tentazioni in una sola immagine: il Gatto, portando il Matto in cima alla torre, lo tenta a rinunciare alla sua impresa, al suo libro, al tentativo di salvare il mondo, per cercare qualcos’altro assieme a lui (il successo e la ricchezza che derivano dal romanzo commerciale), e nello stesso tempo lo provoca a buttarsi giù, perché così potrà far vedere chi è e aprire nuovi mondi.
Lo scontro fra il Matto e il Gatto per il possesso del libro, che è lo scontro fra Cristo e il Diavolo per il possesso del mondo, si dispiega compiutamente nei Canti del caos, che infatti si aprono con il Gatto che si presenta, prendendo direttamente la parola, come un noto editore e, rivolgendosi direttamente al lettore, annuncia: «Lettore irredento, se tu sei uno di quelli che aspettano ancora il capolavoro, ho qui per te uno scrittore altrettanto idiota che si è messo in testa di scrivere un capolavoro»37.
Lo scrittore è ovviamente il Matto, che nei Canti del caos sta iniziando a scrivere un nuovo libro, e che viene definito dal suo editore «idiota», come il principe Miskin di Dostoevskij38: l’uomo ingenuamente buono che sogna la felicità di tutti gli uomini e che si può leggere come figura cristica. Nei Canti del caos il sogno dell’«idiota» è quello di scrivere un capolavoro letterario, fatto a cui si oppone il suo cinico e materialista editore, che invece lo vuole condurre verso la stesura di un romanzo commerciale perché «Nessuno vuole più libri vasti, assoluti, lunghi viaggi, non fanno mercato, storcono tutti quanti la bocca, solo ricalco letterario, strafalcioni, aforismi, da leggere con il telecomando in una mano, la cuffia del walkman sulle orecchie»39.
Lo scopo che il Gatto si propone nei Canti del caos non è più quindi quello di convincere il Matto alla distruzione del lavoro, ma quello, più subdolo, di trasformarlo in un prodotto commerciale e, quindi, di rubarlo all’autore. In questo senso il Gatto appare qui più come figura dell’Anticristo, cioè portatore di valori contrari a quelli di Cristo, che come Demonio distruttore, anche se entrambe le figure restano sempre compresenti nel personaggio.
Inoltre, il fatto che il libro che si contendono il Matto e il Gatto sia il mondo emerge chiaramente nei Canti del caos,grazie alla sempre maggior compenetrazione dei due livelli diegetici in cui si divide la narrazione, ovvero:
-
il livello in cui agiscono il Matto e il Gatto, che costituisce la prosecuzione degli
Esordi
- ed è quello a cui ci si riferirà usando il termine «mondo»;
il livello in cui agiscono i personaggi appartenenti al libro che sta scrivendo il Matto, a cui ci si riferirà usando il termine «libro».
I due livelli si sovrappongono continuamente per tutta l’opera, fino a giungere ad una sovrapposizione totale che non ne permette più la distinzione: i personaggi del primo livello narrativo entrano nel secondo e viceversa. Ciò che il Gatto/Anticristo vuole portare via al Matto/Cristo e trasformare da capolavoro a mediocre prodotto di vendita non è solo un libro, ma è il mondo: proprio grazie allo spostamento dei personaggi fra un piano narrativo e l’altro, il Gatto, in qualità di editore, riuscirà a far entrare il Matto nel piano del libro, coinvolgendolo nella storia del rapimento della sua segretaria, che inizia nel piano del mondo e si sposta subito nel piano del libro.
La segretaria scomparsa si chiama Meringa ed è la stessa presente negli Esordi, come si capisce dalla sua descrizione fisica.Nel precedente romanzo aveva una relazione con il Gatto; invece nei Canti del caos è lo stesso Gatto a creare una storia d’amore fra lei e il Matto perché
“Io non sapevo come dirtelo, me ne stavo zitto, allibito, credevo non ti importasse nulla di quello che sta succedendo, mentre te ne andavi per la tua strada, non sapevo come fermarti, richiamarti. Ma non ti sei ancora accorto che qui dentro manca ancora qualcosa?” “Non capisco… che cosa?” “Manca la storia d’amore!”40.
«Qui dentro» significa dentro il romanzo che il Matto sta scrivendo, ma lo scrittore e la segretaria sono ovviamente personaggi appartenenti al piano del mondo: il Gatto, quindi, non solo inserisce di propria iniziativa una storia d’amore nel romanzo del Matto, ma porta lo stesso a diventarne protagonista, spostandolo quindi nel piano del libro.
Un messaggio dei rapitori giunto in casa editrice svela dove si trova la Meringa: «abbiamo appena ceduto l’ostaggio (narcotizzato) a un’organizzazione che opera nel porno estremo. Non sappiamo neanche noi dove sia a questo punto. In qualche scantinato abbagliato dove scorre il sangue41». Spetta proprio al Matto, in qualità di – involontario − amante della Meringa, sia nel libro che nel mondo, compiere la missione di salvare la donna dal set del film porno, facendo, e nello stesso tempo scrivendo, un viaggio che sarà, come dice il Gatto, «Una discesa agli inferi, come scrivono quei coglioncelli là, sui giornali, in questi anni, un giorno sì e un giorno no, come se fosse una cosetta da niente…ma una discesa agli inferi mentre stavamo già discendendo agli inferi. E io ho una certa dimestichezza con questo tipo di discesa42».
Il Gatto/Diavolo tradizionalmente si trova collocato negli inferi, al di sotto del mondo terreno, perché: «Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò in abissi tenebrosi, tenendoli prigionieri»43. Il viaggio che sta compiendo il Matto viene definito «una discesa agli inferi» perché quello che il Demonio, nelle vesti del Gatto, vuole è trasformare il libro, ovvero il mondo, in un inferno, per poi appropriarsene.
Non appena il Matto torna in casa editrice dopo aver salvato la Meringa, in seguito ad un viaggio fra pornografia, sparatorie, sangue, lanciafiamme, creature mitologiche moderne e macchine lanciate a tutta velocità verso l’orizzonte, il Gatto, infatti, ormai compiaciuto del perfetto romanzo commerciale che si trova di fronte, proclama:
“ormai ho preso io le redini di questo cazzo di libro. Ti ho gettato letteralmente nei suoi ingranaggi. Intanto ne prendevo in mano le fila. Ci sei cascato. Sei stato messo da parte, ti ho fregato”. Gettò indietro ancora di più le spalle. La sua testa si era squarciata di colpo, si vedeva nella fornace della sua bocca, il rosso del suo palato e della sua lingua mentre sghignazzava e tremava. Mi girai con tutta la poltroncina, verso il Matto che stava con la bocca allargata, sbambolata44.
Per la prima volta il Gatto manifesta esplicitamente le proprie intenzioni; il furto è reso chiaramente dal repentino cambio del punto di vista: fino alla fine della Prima parte dei Canti del caos,il lettore vede il Gatto dall’esterno perché la voce narrante è quella del Matto; da questo punto in avanti, invece, è il Gatto la voce narrante per buona parte del libro.
In questa fase della narrazione il libro e il mondo coincidono; quindi, l’editore ha fatto diventare il libro un orrido prodotto commerciale e l’ha rubato al suo autore, così come il Demonio ha ugualmente fatto diventare il mondo un orrido prodotto commerciale: «c’era ancora troppa innocenza qui dentro! Fuori tutta la sbobba, il dolore! Solo alterità e poesia! Ormai è fatta! Me lo sono conquistato sul campo! Ti ho buttato fuori! Il tuo tempo è finito! È cominciato il mio!»45.
Infatti, la Seconda parte di Canti del caos si apre con l’invocazione del Gatto alla Musa (personaggio del libro), nella quale emerge pienamente la sua natura demoniaca: «Tutta la mia persona trema in questi spazi strappati per azzardo, per sogno, venuta da un altro mondo, da tutt’altro mondo. Io salgo dalle zone negate, allontanate. Io sono la voce che non ha mai parlato»46. Il riferimento è probabilmente da associarsi al già citato mito biblico della cacciata agli inferi degli angeli ribelli dal Paradiso47, per cui il mondo da cui proviene il Gatto è l’Inferno, tradizionalmente collocato in una dimensione più bassa di quella terrena. Invece, il suo definirsi «la voce che non ha mai parlato» si può leggere sia, nel testo, come mutamento di ruolo del personaggio all’interno dell’opera, sia, in senso più ampio, seguendo l’associazione libro/mondo, come rivendicazione del Diavolo della possibilità di far sentire la propria voce nel mondo, cosa che gli era impossibile finché il mondo non ha iniziato ad entrare nella sua sfera d’influenza.
Come nuovo narratore il Gatto può poi tentare di sbarazzarsi definitivamente dell’antagonista, ormai diventato un personaggio del libro, semplicemente scrivendo che «sarà con la sua Meringa, andranno in giro tenendosi per mano, per le strade, di notte, come due bambini»48. Messo fuori gioco il Matto/Cristo, il Gatto/Demonio è diventato il padrone assoluto del libro e del mondo; a ciò si collega l’altra storia che compone i Canti del caos ed è concentrata nella Seconda parte:la storia di Dio che decide di vendere il mondo.
Il personaggio di Dio era in realtà già apparso nella Prima parte di Canti del caos sotto le spoglie di un anonimo cliente di un’agenzia pubblicitaria da lui contattata per organizzare la vendita di «una cosa enorme! Uno sballo! Una cosa come non se ne sono mai viste»49. Che l’oggetto di vendita sia il pianeta e il venditore sia Dio viene però svelato nella Seconda parte del libro, quando il mondo è diventato possesso del Gatto/Demonio che infatti, alla scoperta di chi vuole vendere il pianeta, reagisce così:
“e lo vengo a sapere così” dissi ridendo con le lacrime agli occhi, “da un pubblicitario! E me lo fa sapere così! Proprio a me! […] Mi ha dato retta, alla fine. Ho solo segato il ramo su cui stavo seduto. Perché ci sono anch’io, nel pacchetto vendita, assieme a tutto il resto della baracca, che cosa crede! Ha trovato finalmente il modo di sbarazzarsi di me50.
Vendere il pianeta, ormai devastato dal Gatto, significa anche questo: liberarsi del Diavolo, oltreché di un pianeta senza speranze.
Ci si trova quindi in un contesto apocalittico: la vendita del pianeta è la fine dello stesso, giunta dopo l’ultima lotta fra Cristo e l’Anticristo (il Matto e il Gatto). La doppia figura del Gatto si può quindi leggere come quella dell’Anticristo, nel rapporto con il Matto, e del Diavolo nel confronto finale con Dio, che egli definisce
Il mio vecchio Dio, finalmente, che credevo perduto per sempre, che forse avevo soltanto immaginato, evocato, che mi stavo chiedendo da sempre se non l’avevo per caso soltanto inventato, per dare qualche forma alla mia proiezione vivente, al mio sogno. Adesso siamo finalmente avvinghiati, io e lui, ma chi è che avvinghia l’altro, chi imprime al suo mutante dei nostri corpi avvinghiati i movimenti orbitali più decisivi e più forti?51.
Questa dovrebbe essere la fine della storia; è l’Apocalisse, l’ultimo confronto fra Dio e il Diavolo: «quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare»52.
Il Demonio, nell’opera di Moresco, grazie alla forza dell’economia, ha in effetti radunato un grande esercito; tutto il mondo, ormai completamente monetizzato, è in mano sua, ed è quindi convinto di aver «messo fuori gioco quel povero Matto con la sua piccola, disperata, totalitaria finzione»53 e che anche Dio abbia dovuto capitolare di fronte alla sua forza. Dunque, dall’inizio degli Esordi fino alla Seconda parte di Canti del caos viene rappresentata allegoricamente la degenerazione che l’autore percepisce nella società contemporanea, soprattutto in relazione al sistema economico, simboleggiata dal trionfo del demoniaco personaggio del Gatto, che sta provocando inesorabilmente la distruzione del pianeta, simboleggiata invece dalla decisione di Dio di venderlo.
Già alla fine della Seconda parte, però, fa la sua ricomparsa il Matto, tornato da un lungo viaggio assieme alla Meringa, silenzioso come lo si era incontrato all’inizio degli Esordi e ricoperto di ferite come il Cristo dopo la crocifissione. Ci si trova poco prima dell’annuncio con cui Dio metterà in vendita il mondo e il Gatto, che pensava di aver eliminato l’avversario definitivamente, lo redarguisce: «“e poi mi arrivi così, fuori tempo” disse ancora il Gatto, ravvivando la brace della sigaretta, “tutto ricoperto di ferite, di piaghe”»54.
La Seconda parte si chiude con l’annuncio di Dio che «il vostro tempo è finito, è cominciato il mio»55. Infatti, la Terza parte di Canti del caos è ambientata nel tempo di Dio, in cui non esistono più spazio né tempo, il che viene reso da Moresco con l’abbandono sempre maggiore delle regole sintattiche; si tratta di una svolta narrativa di straordinario impatto, che rende più ardua sia la lettura sia l’interpretazione, perché «è probabilmente più sorprendente e spiazzante il passaggio che avviene all’interno dello stesso romanzo dalla Seconda alla Terza parte di quanto non lo fosse il salto da Gli esordi a Canti del caos»56.
Il Gatto e il Matto sono ancora presenti e preminenti nella narrazione; anzi, è proprio nella Terza parte che molto altro viene rivelato sulla loro natura biblica. Innanzitutto, nel capitolo introduttivo intitolato «Inizio»57, perché quello che si trova dopo l’Apocalisse è un nuovo inizio, c’è la dichiarazione esplicita da parte del Gatto, voce narrante, del suo essere il Diavolo: «Io, qui, adesso, solo, abbandonato, rinnegato, risorto. Anche voi soli, con me. Con… come lo chiamate? Ah, sì cazzo: il demonio!»58.
Successivamente la narrazione viene condotta da altri personaggi; il Gatto torna a prendere la parola verso la fine del libro nel suo «canto», ma prima di questo si trova il «Canto del Matto»59, nel quale Moresco svela, per la prima volta manifestamente all’interno dell’opera, il legame che esiste fra Gli esordi e i Canti del caos: il Matto dei Canti è proprio lo stesso anonimo protagonista degli Esordi, nonché l’autore di entrambi i libri. Ora che per la prima volta prende direttamente la parola in un «canto», può rivelare la propria identità: «il mio nome è Antonio Moresco, a questo punto, qui dentro»60; è lo scrittore che sta dietro a un’opera a cui sta lavorando da molti anni e che ormai non sperava più di vedere conclusa e può svelare che si è «inventato degli azzardi continui, dei sogni, per poter continuare a vivere. Anche se volevo solo crepare. Una parte di me è stata costretta a vivere in quest’epoca spaventosa, immobilizzata e creata»61.
Moresco lo scrive chiaramente: sente di vivere in un’epoca spaventosa; perciò, ha inventato il sogno di un Dio che decide di mettere fine a tale orrore, attraverso la distruzione del mondo creato e il conseguente ingresso in un’altra dimensione. Il sogno è trasformato in una narrazione biblica, perché Moresco è il Matto, ma il Matto è anche figura di Cristo: Moresco ha azzardato una sovrapposizione fra se stesso e Cristo, fra la propria opera e quella del Redentore, perché vuole la resurrezione:
Partendo, ripartendo da qui, da questo orrore bloccato e sempre ricominciato della vita e del mondo, da questa disperazione e da questa torsione, dall’interno di questa spaventosa nube genetica in espansione, che forse ci sta sognando chissà da quando, chissà da dove. Uscire da questo giro di specie e di morte, infilare la cruna62.
Moresco è, però, l’autore; non è solo il Matto: lo rivela alla fine del suo unico «canto», in un lungo elenco introdotto da «io sono»63 in cui comprende quasi tutti i personaggi. Moresco è, infatti, la mente che ha dato vita a tutti i personaggi, e in ciascuno di essi c’è qualcosa di lui; probabilmente l’altra figura in cui si divide l’autore è proprio quella del Gatto, dell’Anticristo, quindi della metà distruttiva.
Infatti, appena terminato il «Canto del Matto», è il Gatto a iniziare a «cantare». Innanzitutto, viene ricordato il suo ruolo nel libro: «io, proprio io, il distruttore, che sono sempre stato dall’altra parte, che ho devastato i canti»64. Egli è il distruttore, ma anche l’altra parte del sé65, in grado di restaurare e mantenere l’equilibrio fra la tendenza a costruire e la tentazione di distruggere.
C’è poi il racconto del periodo in cui i due personaggi si trovavano in seminario, importante soprattutto per il riferimento al foglio rubato: «Dopo aver posato gli occhi su quei fogli che quel povero Matto aveva scritto febbrilmente mentre io suonavo l’armonio nella chiesina, che scriverà. Tutto quello che scriverà era già là, se scriverà, se sarà»66. Il foglio scritto dal Matto altro non era se non i Canti del caos e Gli esordi: era già tutto scritto, e nello stesso tempo sarà tutto scritto, se si potrà scriverlo, perché, dopo l’annuncio di Dio, spazio e tempo non esistono più, tutto è ancora in potenza.
Il Gatto racconta poi di quando è stato preparato ad essere ordinato sacerdote e il suo incontro con il vescovo, che non è più il solito, «perché lo spazio e il tempo si sono immobilizzati, perché ogni cosa, anche il suo vescovo, si è separata violentemente da se stessa»67. Alla preoccupazione del Gatto, che si domanda se sarà comunque ordinato sacerdote, la risposta del vescovo è: «tu sei già sacerdote, lo sei sempre stato, lo sarai, lo sarai»68. Il riferimento al fatto che il Demonio sia sempre stato sacerdote potrebbe ricordare nuovamente il racconto del Grande Inquisitore nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij. Infatti, in riferimento al rifiuto di Cristo di prostrarsi di fronte al Diavolo per avere tutti i regni della Terra nell’episodio biblico delle tentazioni nel deserto e al potere temporale della Chiesa, il grande Inquisitore dice:
forse tu vuoi udirlo dalle mie labbra, e allora ascoltami: Noi non siamo con Te, ma con lui, ecco il nostro segreto! Noi da tempo non siamo più con Te, ma con lui, già da otto secoli. Sono ormai otto secoli che noi prendemmo da lui ciò che Tu sdegnosamente avevi rifiutato, quell’ultimo dono che egli Ti offrì mostrandoti tutti i regni della Terra69, trad. di G. Donnini, op. cit., p. 250.].
Il Gatto racconta poi la storia del mondo dalle origini, ricordando il momento in cui, circa cinque milioni di anni fa, gli uomini si sono separati dalle scimmie, dando vita ad una nuova specie, e, ancora prima, quando il maschile e il femminile si sono separati nel giardino dell’Eden, in un sorprendente e inaspettato salto dalla scienza alla mitologia giudaico-cristiana, perché nei Canti del caos niente è escluso. Il giardino dell’Eden è il luogo della perfezione, dell’unione assoluta, prima della colpa che porta alla separazione dell’uomo da Dio; ma ancora prima anche maschile e femminile erano un’unica cosa, perché la donna è «osso delle mie ossa, carne della mia carne»70; quindi, è da un’unica materia che Dio divide il maschile e il femminile.
In quel giardino, com’è noto, c’era anche lui, il Demonio: «in quel paradiso terrestre del cazzo immobilizzato, anch’io separato violentemente da quell’altra unità che si era spaccata, inesaustivo, incombaciante anche con quella»71. Quell’altra unità che si era spaccata è l’uomo, sia nella separazione fra maschile e femminile, sia nella separazione dalla divinità, dalla perdita dell’immortalità. Allora, si domanda il Gatto, se la sua figura non combacia con quella dell’uomo: «chi ero, chi sarò, se non ero al mio posto anche là, non combaciavo neppure in quella drammatica unità separata che si pretendeva esaustiva»72. Ivi si trovano due tematiche: il desiderio del Diavolo, da sempre figura parziale, di negazione, di trovare una completezza e un proprio spazio; e l’immagine dell’uomo come un’unità separata, incompleta, che pretenderebbe di essere esaustiva.
A chi voglia congiungersi il Gatto, per trovare l’unità, viene svelato poche pagine dopo, quando appare un nuovo personaggio biblico, Gerusalemme 9, che ovviamente rappresenta Cristo, non solo per il riferimento geografico, ma anche perché vengono riferiti vari episodi della sua vita, come l’ingresso a Gerusalemme – «su un povero asinello del cazzo»73 −, la sepoltura − «adesso l’hanno coricato dentro un sepolcro, avvolto in un lenzuolo. Due donne hanno appena unto il suo corpo che sarà» − e infine la resurrezione: «questo è il regno dei morti dove […] passerà, se morirà, se risorgerà, se nascerà»74. La resurrezione è proprio il momento atteso dal Gatto, perché spera che allora potrà ricongiungersi a Cristo e trovare la sua unità e il suo ruolo:
io sarò l’ombra risorta di Gerusalemme 9 che si sta separando violentemente da se stessa, che risorgerà, se sarà. E allora io lo tenterò, lo educherò. Quando sarò, là con lui nel deserto sarò. Come prima che là, come al di là. L’ho trasportato sul pinnacolo del tempio, lo trasporterò, e poi gli ho detto dirò: “povero Gerusalemme 9, fratello, gettiamoci giù tutti e due assieme da qui, io e te, tenendoci per la mano che sarà, come due ragazzi che vanno ad una festa, eleganti, un po’ sprezzanti, gettiamoci a capofitto nell’increato, entriamo nei regni dove si scompare e insieme si appare, si apparirà”75.
Le parole che il Gatto rivolge a Gerusalemme 9 sono le stesse che aveva rivolto al Matto alla fine degli Esordi; si potrebbe anche supporre che si tratti della stessa scena raccontata in modo diverso: in ogni caso, è l’ultima e definitiva sovrapposizione fra la figura del Matto e quella di Cristo. Il Gatto vuole gettarsi con Gerusalemme 9 nell’increato per portare «a compimento questo destino che ci è stato dato, questo sogno, io e te, i due fratelli oltrepassati e increati […] io ti chiedo di gettarti con me, assieme a me, tenendo per mano me, come una cosa sola con me […] Ma se tu non sarà, se tu assieme a me non ti getterà, allora io chi tenterà, chi distruggerà, chi educherà, chi salverà?»76.
L’Anticristo non può essere senza Cristo: sono le due metà di una stessa unità, in cui una rappresenta il Male e l’altra il Bene, una la distruzione e l’altra la costruzione. E il Gatto vorrebbe potersi riunire, poter rinascere e risorgere con il Matto, con Gerusalemme 9, per smettere di essere solo pura negazione, solo l’“anti”, per poter essere qualcosa che ha significato in sé e non solo in rapporto con qualcos’altro. Ma Gerusalemme 9, cioè il Matto, cioè Moresco, rifiuta la tentazione del male che viene dal Gatto, sceglie di restare nella propria purezza, come riferisce il Gatto al termine del suo lungo «canto»: «perché non vuoi gettarti nell’increato con me? Perché tu non tenta me, non educa me, non increa me? Perché tu non ti getta a capofitto con me, non increa me, non nasce me, non risorge me? Mio povero fratello increato, io ci speravo…»77.
Nell’opera di Moresco il «bene» e il «male» restano distinti e non si ricongiungono: la volontà di vendita non si unisce a quella di scrivere un capolavoro letterario, la monetizzazione del mondo non si concilia con i valori ad essa opposti; la via di mezzo è, in questi libri, esclusa. Esiste, comunque, un equilibrio indispensabile: come, simbolicamente parlando, l’Anticristo non può essere senza Cristo, perché il «male» non può esistere senza il «bene», allo stesso modo il «bene» non può esistere senza il «male», perché si significano a vicenda. Infatti, la scena finale di Canti del caos presenta l’immagine di un uomo sepolto vivo che non sa chi è e, mentre parla del piede che gli fa male, dice «Come se fosse imprigionato dentro qualcosa come una scarpa di ferro. Che sia quello scarponcino? che io sia il Gatto? ma lo scarponcino non ce l’aveva quell’altro? come si chiamava? Non mi ricordo più, forse Matto. Ma non ero io il Matto?78».
Quindi, l’uomo sepolto vivo è il Matto, ossia Cristo, e il Gatto l’Anticristo: sono le due facce della stessa medaglia, e forse anche due lati della stessa persona; non diventano un’unità, ma il loro rapporto è imprescindibile.
In conclusione, il Matto in entrambi i libri rappresenta la figura cristica, ovvero l’uomo ingenuo e idealista, incapace di concepire il male e disadattato rispetto alla propria epoca. Sul piano letterario, rappresenta lo scrittore che non si piega alle logiche editoriali che ricercano il guadagno a discapito del valore artistico, e per questo viene respinto. Sul piano della critica moreschiana al mondo contemporaneo, rappresenta l’alternativa valoriale al sistema economico dominante, ovvero la possibilità di una società fondata su logiche differenti da quelle mercantili, non solo in ambito editoriale, ma anche in ogni altro ambito economico. Il Matto rappresenta anche, dichiaratamente79, l’autore.
Il Gatto è invece un personaggio più complesso, perché in lui coincidono le figure del Diavolo e dell’Anticristo. Come figura del Diavolo, è il distruttore, colui che vuole portare il mondo, ovvero la creazione di Dio, alla degenerazione, che per Moresco è rappresentata dalla distruzione delle risorse umane e naturali del pianeta per degli interessi economici; come figura dell’Anticristo, invece, rappresenta l’oppositore, il contrario di Cristo (il Matto), ma anche l’altra parte dello stesso, la sua metà cattiva, senza la quale non potrebbe esistere. Sul piano letterario rappresenta, infatti, l’editore che difende valori opposti a quelli dello scrittore, ma che nello stesso tempo gli permette di essere pubblicato: è dunque un rapporto ambiguo, ma imprescindibile. Sul piano del mondo, invece, il Gatto è la rappresentazione del male senza il quale il bene (il Matto) non potrebbe essere, perché entrambi si significano per opposizione. Nei Canti del caos il conflitto – irrisolto – fra il Gatto e il Matto per il possesso del libro rappresenta l’ultimo scontro fra Cristo e l’Anticristo per il possesso del mondo, a sua volta allegoria dello scontro fra il bene e il male che Moresco vi percepisce.
- Cfr. A. Moresco, Gli esordi, I ed. Milano, Feltrinelli, 1998; II ed. Milano, Mondadori, 2011 (da cui si cita), p. 654. ↵
- L’articolo è un estratto della tesi di laurea intitolata La Bibbia nell’opera di Antonio Moresco e discussa a Ca’ Foscari nell’a. acc. 2012/2013, con relatore il prof. Alessandro Cinquegrani. ↵
- Cfr. G. Debenedetti, Il personaggio uomo, Milano, il Saggiatore, 1970, p. 25. ↵
- Ibidem. ↵
- Cfr. R. Donnarumma, La guerra del racconto: Canti del Caos di Antonio Moresco, in «the italianist», 2010, pp. 119-50. ↵
- Ivi, p. 144. ↵
- Il termine Anticristo, tradizionalmente, ha molte accezioni: in questa sede verrà sempre usato nel senso di ‘oppositore di Cristo’, portatore di valori contrari. ↵
- Negli Esordi il personaggio è in realtà anonimo, il nome Matto viene usato solo nei Canti del caos: non essendoci tuttavia dubbi sul fatto che si tratti della stessa figura, lo userò dall’inizio per chiarezza. ↵
- Cfr. A. Moresco, Gli esordi, Milano, Mondadori, 2011, op. cit., p. 9. ↵
- Cfr. F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov [1879 ↵
- . Ivi, p. 242. ↵
- Ivi, p. 254. ↵
- Cfr. A. Moresco, Gli esordi, op. cit., p. 20. ↵
- Ivi, p. 30. ↵
- Ivi, p. 48. ↵
- Ivi, p. 50. ↵
- Ivi, p. 51. ↵
- Ivi, p. 54. ↵
- Ivi, p. 238. ↵
- Ivi, p. 240. ↵
- Cfr. Lc 2,43. ↵
- Cfr. A. Moresco, Gli esordi, op. cit., p. 201. ↵
- Ivi, p. 539. ↵
- Ivi, p. 549. ↵
- Ivi, p. 593. ↵
- Cfr. Ap 11, 7 (ed. di riferimento: La sacra Bibbia, Città del Vaticano, Conferenza Episcopale Italiana e Unione Editori e Librai Cattolici Italiani, 2008). ↵
- Ivi, 13, 2. ↵
- Cfr. A. Moresco, Gli esordi, op. cit., p. 574. ↵
- Ivi, p. 579. ↵
- Ivi, p. 581. ↵
- Cfr. Stazzone, Un diavolo con gli occhiali in «Todo modo» di Leonardo Sciascia,in L’Anticristo,a cura di A. Cinquegrani, Padova, il Poligrafo casa editrice, 2012, pp. 229-40: cit. a p. 236. ↵
- Cfr. A. Moresco, Gli esordi, op. cit., p. 622. ↵
- Cfr. Lc 8, 11-13. ↵
- Cfr. A. Moresco, Gli esordi, op. cit., p. 644. ↵
- Ivi, p. 646. ↵
- Cfr. Lc 4, 5-10. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, I ed. Milano, Feltrinelli, 2001; II ed. Milano, Rizzoli, 2003; III ed. Milano, Mondadori, 2009, da cui si cita: cit. a p. 9. ↵
- Cfr. F. Dostoevskij, L’Idiota, 1869, trad. di G. Faccioli, Milano, Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas S.p.A. 1993, edizione da cui si cita. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, op. cit., p. 9. ↵
- Ivi, p. 68. ↵
- Ivi, p. 162. ↵
- Ivi, p. 343. ↵
- Cfr. Pt 2,4. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, op. cit., p. 402. ↵
- Ivi, p. 403. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, op. cit., p. 408. ↵
- Cfr. Pt 2,4. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, op. cit., p. 409. ↵
- Ivi, p. 278. ↵
- Ivi, pp. 417-18. ↵
- Ivi, p. 726. ↵
- Cfr. Ap 20, 7-8. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, op. cit., p. 726. ↵
- Ivi, p. 814. ↵
- Ivi, p. 833. ↵
- Cfr. F. Teani, Lettera a qualcuno,in La lotta per nascere. Nove tesi su Antonio Moresco,a cura di C. Benedetti, Milano, Effigie edizioni, 2013, pp. 188-97: cit. a p. 188. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, op. cit., p. 837. ↵
- Ivi, p. 840. ↵
- Ivi, p. 937. ↵
- Ibidem. ↵
- Ibidem. ↵
- Ivi, p. 949. ↵
- Ibidem. ↵
- Ivi, p. 953. ↵
- Cfr. B. Mirisola, Debenedetti e l’Ombra,in L’Anticristo,a cura di A. Cinquegrani, op. cit., pp. 191-202: cit. a p. 194. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, op. cit., p. 954. ↵
- Ivi, p. 956. ↵
- Ibidem. ↵
- Cfr. F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov [1879 ↵
- Cfr. Gen 2, 23. ↵
- Cfr. A. Moresco, Canti del caos, op. cit., p. 958. ↵
- Ibidem. ↵
- Ivi, p. 959. ↵
- Ivi, p. 963. ↵
- Ivi, p. 967. ↵
- Ibidem. ↵
- Ivi, p. 968. ↵
- Ivi, p. 1067. ↵
- Ivi, p. 937. ↵
(fasc. 2, 25 aprile 2015)