A cento anni dalla morte di Matteotti: il coraggio della parola e della prassi

Author di Maria Panetta

Il decimo anno di vita di «Diacritica» coincide con un anniversario che pesa sulla coscienza civile dell’Italia repubblicana: il centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti. Perciò, questo fascicolo apre la sezione “Letture critiche” con un dossier che raccoglie cinque contributi dedicati alla figura del deputato di Fratta Polesine, frutto di uno sguardo plurale ‒ storico, filologico, politico, memoriale ‒ che intende restituire la complessità di un uomo troppo spesso ricordato solo per il modo in cui morì, e non abbastanza per quello in cui visse.

Alberto Aghemo, Presidente della Fondazione Giacomo Matteotti ETS, apre il dossier con un intervento sul Matteotti «idealista-pratico», secondo la celebre formula di Odino Morgari, e lo inquadra all’interno del socialismo riformista italiano, da Turati in poi, mostrando come il suo riformismo fosse tutt’altro che moderato: radicale nei fini, intransigente nei principi, concreto nei mezzi. Lo storico Salvatore Cingari sposta, invece, l’accento sull’attualità di Matteotti, rileggendo il suo antimilitarismo giovanile e il celebre discorso parlamentare del 1921 alla luce delle odierne triangolazioni fra potere economico e potere mediatico. Chi scrive si è soffermata sulla dimensione retorica di un politico definito «antiretorico»: attraverso scritti giovanili meno noti, come Parole socialiste. Ai lavoratori! e I socialisti al comune, emerge un Matteotti già consapevole padrone della parola, un Matteotti la cui capacità persuasiva lo rese, agli occhi di Mussolini, un avversario da ridurre al silenzio con ogni mezzo.

Al registro storiografico si affianca, poi, quello memoriale: Severino Saccardi, direttore di «Testimonianze», affida al lettore pensieri sparsi che partono da un ricordo personale ‒ un viale intitolato a Matteotti, percorso da studente ‒ per interrogarsi sulla solitudine in cui il deputato socialista fu lasciato dalle opposizioni divise, e su quanto di quella lezione resti da apprendere. Valdo Spini, già Ministro dell’Ambiente e attualmente Presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli nonché del Coordinamento Riviste Italiane di Cultura (CRIC), chiude il dossier ricostruendo l’eredità dei cosiddetti “Matteottini” (Pertini, Rosselli, Saragat), la generazione di giovani socialisti la cui militanza fu segnata per sempre dall’assassinio del 1924 e che, in seguito, guidarono, per vie diverse, l’Italia repubblicana fino ai vertici dello Stato.

Cinque prospettive, dunque, che si intrecciano senza sovrapporsi: la teoria politica, l’attualità, l’opera scritta, la memoria privata, l’eredità generazionale. Ne emerge un ritratto che rifiuta tanto l’agiografia quanto la retorica commemorativa e che restituisce a Matteotti la statura di un pensatore politico ancora capace di interrogare il presente.

Il fascicolo non si esaurisce, però, nel dossier matteottiano. La sezione “Letturecritiche” prosegue, infatti, con il saggio di Alessandro Gaudio sull’immaginario migrante e sul lessico d’infanzia nell’opera di Adrián N. Bravi, con un’originale rilettura di Massimo Scotti delle Sorelle Materassi di Palazzeschi, e con il contributo di Stefania Segatori sui primi due romanzi di Giosuè Calaciura, Malacarne e Sgobbo, dedicato ai meccanismi profondi del linguaggio d’odio nella narrativa contemporanea.

La sezione “Storia dell’editoria” si apre, invece, con Samuele Larocchia, autore di un ampio studio sulla produzione culturale ed editoriale della diaspora curda in Germania, che intreccia la questione linguistica (un vero e proprio linguicidio subito dal curdo in Turchia) con le strategie di sopravvivenza identitaria di una comunità dispersa.

Chiude, infine, il fascicolo l’intervista di Rebecca Zani alla sottoscritta ‒ Vicepresidente del CRIC (il già citato Coordinamento delle Riviste Italiane di Cultura) ‒, realizzata in occasione del 34° Salon de la Revue di Parigi: un’occasione per ripercorrere la storia delle riviste culturali italiane e per annunciare, non a caso, che anche il prossimo appuntamento del Coordinamento alla fiera romana “Più Libri più Liberi” sarà dedicato a Giacomo Matteotti.

Il filo che lega i contributi di questo numero, pur nella loro diversità disciplinare, è la fiducia nella parola come strumento di resistenza e di verità: la parola di un deputato che pagò con la vita la propria coerenza, la parola letteraria che smaschera l’odio, la parola della cultura in esilio che si oppone alla propria cancellazione. È un filo che «Diacritica» ha cercato di seguire con il rigore filologico che da sempre la ispira, nella convinzione che studiare il passato, anche il più doloroso, resti il modo più onesto ed efficace di comprendere il presente, per progettare un futuro più giusto e più “umano”: un compito da cui ogni autentico “intellettuale”, specie oggigiorno, non può esimersi.

(fasc. 54, 25 novembre 2024)

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