La lingua italiana nel mondo

Autore di Domenico Panetta

Il cammino delle civiltà è caratterizzato dall’esigenza di disporre di strumenti costantemente aggiornati, capaci di favorire la crescita culturale e la circolazione delle idee, premesse essenziali di ogni genere di sviluppo.

Man mano che le esigenze comunicative degli esseri umani sono cresciute per l’emergere di bisogni nuovi, si sono ampliate e diversificate le forme linguistiche, e si è venuta evidenziando l’importanza culturale del relazionarsi con gli altri, ricavandone reciproci benefici.

Se si osserva, in particolare, il percorso storico della nostra lingua, si scopre quanto essa si sia andata evolvendo nel corso del tempo e gli apporti che ha ricavato dal fecondo contatto con altre civiltà. Dal greco e dal latino, imperanti in età antica, com’è noto, si è passati al volgare, ai diversificatissimi dialetti presenti nelle varie regioni del Paese e, certamente, utili a vivere nelle comunità minori, ma inadeguati alle grandi aree.

Semplificando ancora, si può dire che dai dialetti locali si è lentamente passati a una lingua capace di abbracciare tutte le zone del Paese e comprensibile in ogni angolo della penisola e delle isole. In questo processo di unificazione linguistica, com’è stato sottolineato da illustri linguisti quali Tullio De Mauro, un ruolo importantissimo lo hanno avuto il rafforzamento del sistema scolastico e, poi, la radio e la televisione, ma la costante crescita delle opportunità di approfondimento culturale non avrebbe avuto le ricadute possibili, se non fossero state abbattute barriere fortemente presenti, legate alla grande diffusione dell’analfabetismo e dell’ignoranza ancora in fase preunitaria. Solo combattendoli si sarebbe potuti passare da una cultura d’élite a una sempre più “popolare” e diffusa: era la vecchia società contadina che cominciava a mostrare i propri limiti. Guerre ed emigrazioni di massa hanno fatto emergere il problema culturale che era alla base di arretratezze e ritardi e la forte mobilità della popolazione italiana, specie verso l’estero e il cosiddetto “Triangolo industriale” del Nord Italia, ha provocato il resto. Di questi processi non poteva non risentire la lingua: quella italiana parve destinata ad avere ˗ ed ebbe ˗ una crescente importanza.

Vari fattori hanno favorito l’utilizzo diffuso dell’italiano: oltre alle esigenze dei traffici commerciali, gli stranieri immigrati, che si sforzano d’imparare la lingua italiana e la fanno studiare ai loro figli, i nuovi italiani che, in modo sempre più corretto, s’impadroniscono della lingua del loro futuro, orgogliosi di riuscire a farlo; i vecchi emigrati che, sfruttando le nuove tecniche del comunicare, riscoprono l’importanza della lingua dell’infanzia; gli studenti universitari stranieri che scelgono e continuano a scegliere l’italiano come seconda o terza lingua del corso di studi che decidono di seguire; quanti sono attratti dalle bellezze artistiche, paesaggistiche ed espressive dell’Italia e decidono di conoscerla sempre meglio. In tutte le università del mondo i corsi d’italiano sono fra i più seguiti: ad esempio, è del 21 novembre la notizia, diramata dalla Società Dante Alighieri, che l’italiano è la lingua più studiata dagli studenti statunitensi (http://ladante.it/categoria-attualita/lingua-italiana/432-l-italiano-prima-lingua-straniera-per-gli-studenti-americani.html) che desiderano visitare il nostro paese.

Le tecnologie avanzate, non ultima e di minore rilevanza Internet, consentono, oggi, di rendere planetaria la diffusione dei programmi televisivi, dischiudendo sempre più ampli orizzonti per la ricezione e la trasmissione degli stessi. Il mercato delle idee e delle relazioni cresce smisuratamente, e con esso si spostano in avanti i confini del Possibile.

Un patrimonio, però, non basta solo averlo: occorre saperne cogliere l’effettivo valore, scoprirlo in ogni sua espressione e valorizzarlo convenientemente. Il patrimonio linguistico di una comunità viva non ha nulla di meno rispetto a qualunque altra forma di ricchezza della quale si ha, o si potrebbe avere, disponibilità: il crescente interesse per lo studio delle lingue straniere, in generale, lo conferma.

La lingua italiana è fra le preferite ed è destinata a mantenere, nei prossimi decenni, una buona diffusione. Cogliere l’importanza di un tale potenziale fattore di crescita aiuterebbe anche a diffondere la nostra cultura e a riscoprire momenti trascurati dei nostri percorsi culturali.

In un periodo delicato quale quello attuale, sarebbe utile rafforzare i valori della nostra tradizione culturale, aprendola all’Altro e al Diverso, ma vaccinandola, al contempo, dal “contagio” con culture troppo lontane dalla nostra, latrici di valori per noi non condivisibili quali il culto della violenza e la mancanza di rispetto per la vita umana.

La lingua può essere, a questo fine, un utilissimo veicolo di trasmissione delle idee e un potente strumento d’integrazione per tutti coloro che hanno deciso di stabilirsi nel nostro Paese per risiedervi stabilmente, lavorarvi e crescervi i loro figli: attraverso lo studio dell’italiano, infatti, i nostri nuovi concittadini potranno assorbire anche il nostro patrimonio culturale e le nostre tradizioni, amalgamandosi più facilmente nel tessuto sociale attuale e contribuendo ad arricchirlo con le proprie esperienze e il proprio retaggio culturale, come è sempre accaduto nella storia del nostro Paese.

L’italiano può fornire, inoltre, un considerevole contributo al rafforzamento della nostra presenza culturale anche nelle aree del mondo che aspirano a crescere e che sanno riconoscersi nei valori espressi dalla lingua che fu di Dante e di tanti altri poeti e scrittori a lui precedenti e successivi.

(fasc. 6, 25 dicembre 2015)

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