Una postilla sulla data di nascita di Pier Angelo Fiorentino

Autore di Lorenzo Arnone Sipari

Un articolo apparso di recente sul «Mattino» di Napoli è ritornato sull’attribuzione ad Alexandre Dumas padre del Conte di Montecristo[1]. Tale tema è, invero, assai datato, essendo stato variamente trattato fin dal 1845, in particolare dalla pubblicazione di un pamphlet di Eugène de Mirecourt[2].

In Italia, peraltro, nella seconda metà dell’Ottocento, il medesimo oggetto è rientrato in una nota querelle che ha contrapposto lo stesso Dumas a Francesco De Sanctis, più che altro insistentemente portata avanti, come ha evidenziato Benedetto Croce, dal romanziere francese. Nell’illustrarne i contenuti, il filosofo ha collocato la vicenda nella sfera di una leggenda ai suoi tempi già priva di elementi di fascinazione:

La leggenda della «Fabbrica di romanzi Alessandro Dumas e compagnia», messa in giro da un libello del Mirécourt, e accolta dal Quérard, è andata ormai a raggiungere tutte le altre leggende simili, concernenti altri scrittori. Ma, a mio senso, il Dumas stesso l’aveva dissipata e bene schernita in una lettera del 1845 al Béranger, nella quale, accennando alle voci che egli si appropriasse il frutto degli ingegni giovanili, diceva con arguzia e con verità: che «i giovani entrano sempre nella società con una donna vecchia al braccio, e, nella letteratura, con una idea vecchia nella testa»; e che «è necessario possedere già molta esperienza perché sorgano in mente idee nuove»[3].

Del resto, colui che avrebbe dovuto, se del caso, contendere a Dumas padre l’attribuzione della ricordata opera, vale a dire lo scrittore napoletano Pier Angelo Fiorentino, che tra gli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo fece parte della squadra di collaboratori formata e pagata dal romanziere francese, non alimentò il dibattito seguito all’uscita del libello di Mirecourt. Anzi, molto più tardi, e ormai prossimo alla morte, che lo colse a Parigi il 31 maggio 1864, egli avrebbe smentito decisamente l’ipotesi della diversa paternità del romanzo. Nell’autunno del 1863, scrivendo un articolo sul Teatro di Dumas padre, nel quale tracciava un vivido ritratto del maestro al tavolo di lavoro, entrò infatti anche nel merito della stesura del Conte di Montecristo, elogiando le capacità e l’inventiva del suo autore ufficiale[4].

Non v’è dubbio che Fiorentino abbia “firmato” brani e capitoli di alcune opere del celebre romanziere[5]. Ma i suoi meriti letterari d’oltralpe, dove era emigrato in cerca di fortuna, dipesero da altri fattori – in primo luogo la non comune facilità sia di apprendimento sia di trasposizione su carta della lingua d’adozione, aspetto, questo, sul quale si sono soffermati diversi autori[6] – e, soprattutto, da ben altre scritture. Ne rappresenta la più chiara delle testimonianze la fortuna che riscosse la sua traduzione in francese della Divina Commedia (1840), la cui editio minor registrò, com’è stato segnalato, ben sedici ristampe entro l’Ottocento[7].

Dopo le vicende del Risorgimento italiano, la partecipazione al quale non è stata ancora oggetto di adeguato approfondimento, Fiorentino tornò in Francia e si dedicò maggiormente alla professione di giornalista, pubblicando in particolare recensioni e critiche di spettacoli musicali e teatrali. In tal senso, in un’avvertita nota biografica del giugno 1922, Angelo Ottolini lo descrisse come il dominatore «assoluto e incontrastato» di quel campo, una «potenza» al cospetto della quale «erano obbligati a inchinarsi direttori di teatri e proprietari di giornali», tanto da fargli guadagnare centocinquantamila franchi l’anno là dove i colleghi morivano o quasi di stenti[8].

Al di là della retorica del periodo, un siffatto ritratto si sposa con l’immagine che ne aveva offerto in precedenza Francesco De Sanctis. Secondo il pensatore irpino, che si trovava a Parigi proprio nel periodo della scomparsa di Fiorentino, questi incarnava alla perfezione la figura di appendicista-tipo per i francesi, i quali lo adoravano perché «scriveva con purezza e con verve, due qualità eminentemente francesi». Dalla sua penna, quindi, per dirla con De Sanctis, prorompeva «un fiume di spirito, concetti, epigrammi, motti, ironia, sarcasmo, buffoneria, caricature»[9].

La presenza di indicazioni anagrafiche erronee all’interno di voci biografiche dedicate a Fiorentino, quando lo stesso era ancora in vita, costituisce forse una testimonianza ulteriore della sua ironia, se non di una certa sua vanità. Vanno in questa direzione i dizionari compilati da Gustave Vapereau e Angelo Regli, che ne registrano la nascita rispettivamente al 1810 e al 1816[10].

Le successive attestazioni hanno finora continuato ad alimentare il “mistero” (per utilizzare un topos ricorrente negli articoli che lo riguardano) della sua nascita, consegnando date che variano, in prevalenza, dal 1809 al 1811. L’ipotesi sul primo fra i due anni discende senz’altro dall’epigrafe sepolcrale presente nel cimitero di Napoli, dove il critico venne tumulato dietro suo stesso desiderio, e che reca la data del 18 marzo[11].

L’ipotesi relativa all’anno 1811, che privilegia la data del 5 marzo, è stata invece mutuata nella corrispondente voce del «Dizionario Biografico degli Italiani». Come ha precisato l’estensore, Giuseppe Monsagrati, la data del 18 marzo 1809, ricavata dalla lapide sepolcrale sopra segnalata, «è stata successivamente corretta dal Brangi sulla base del registro dei battezzati della parrocchia di S. Liborio alla Carità»[12].

Le contraddittorie indicazioni fin qui evidenziate, unitamente ai rilievi mossi su alcuni dati pubblicati da Ernesto Brangi[13], impongono un definitivo chiarimento, quale solo può scaturire dalle risultanze dello stato civile, introdotto nel decennio francese, con registrazioni che nell’Italia meridionale decorrono in genere dal 1809.

Proprio in quell’anno, e segnatamente il 21 ottobre, viene a formarsi il contesto familiare di Fiorentino, con il matrimonio fra i suoi genitori: da una parte lo sposo Giacomo, figlio di Marcellino e Marianna Palma, un benestante di ventinove anni che abitava in Largo Mercatello (l’odierna Piazza Dante), nel quartiere dell’Avvocata; dall’altra la sposa, la ventiduenne Elisabetta Durelli, figlia di Emiddio e Angela Ferrari, che invece risiedeva nella strada del Formale, a Montecalvario, dove i coniugi sarebbero andati a vivere[14].

La collocazione nell’autunno del 1809 dell’osservata unione già potrebbe rendere opaca la prima ipotesi. Che in effetti non trova ratifica, al pari – lo si anticipa – delle altre proposte, in un dirimente e di molto successivo documento presente nei registri delle nascite dello stesso distretto di Montecalvario. Il riferimento va proprio all’atto di nascita di Fiorentino, del quale giova riportare di seguito, e per la prima volta, il brano saliente:

Oggi che sono li trentuno del mese di Marzo del presente anno mille ottocento undici, ad ore dieciotto Avanti di noi Uffiziale dello Stato Civile è comparso il Signor Giacomo Fiorentino, di anni ventinove, Benestante […] ed ha presentato un Bambino di sesso maschile, nato ad ore quattro di Italia del giorno trenta del mese di Marzo corrente anno, procreato in costanza del suo legi(t)timo matrimonio con la Signora Elisabetta Durelli – ed essendosene fatta, e sottoscritta la formale dichiarazione in nostra presenza, e de’ testimoni […] si sono imposti al Bambino i seguenti nomi Pietro Angelo Marcellino Francesco Paolo Giacomo[15].

Con buona pace dei misteri che aleggerebbero sulla composizione del Conte di Montecristo, la data di nascita di Pier Angelo Fiorentino o, se si preferisce, di Pietro Angelo Marcellino Francesco Paolo Giacomo Fiorentino, va d’ora in poi fissata al 30 marzo 1811.

  1. M. Novelli, Fiorentino il Montecristo napoletano, in «Il Mattino», 12 febbraio 2019, p. 34. Lo stesso tema era già stato evidenziato da L. Crovi, La vera storia del Conte di Montecristo, in «Il Giornale», 9 luglio 2010, p. 27, che recensiva (e quindi rinviava a) A. Dumas, Il Conte di Montecristo, con una Prefazione, e un Dizionario dei personaggi di C. Schopp, a cura di G. Panfili, Roma, Donzelli, 2010.
  2. E. de Mirecourt, Fabrique de romans. Maison Alexandre Dumas et compagnie, Paris, Hauquelin et Bautruche, 1845. In Italia la tesi di Mirecourt, diversamente dalle convinzioni di Dumas padre, secondo il quale sarebbe stata radicata l’opinione che il vero autore del Conte di Montecristo fosse Pier Angelo Fiorentino (C. Schopp, Prefazione, in A. Dumas, Il Conte di Montecristo, op. cit., p. XV), non sembra aver attecchito. Cfr. su ciò le non dissimili considerazioni di C. Antona Traversi, Maison A. Dumas et Compagnie, in «Nuova Antologia», 16 sett. 1918, pp. 157-69 e di B. Croce, Alessandro Dumas a Napoli nei primi anni della nuova Italia, in Id., Uomini e cose della vecchia Italia. Serie seconda, Bari, Laterza, 1927, pp. 340-62.
  3. B. Croce, Alessandro Dumas a Napoli, cit., pp. 361-62.
  4. Il suo art. Théatre complet d’Alex. Dumas, datato 28 settembre 1863, è stato collocato nella raccolta postuma P. A. Fiorentino, Comédies et comédiens, s. II, Paris, Lévy Frères, 1866, pp. 341-58.
  5. A tal riguardo Mirecourt aveva scritto: «Et vous, M. Fiorentino, […] vous qui avez faiz le Corricolo, le Speronare et le Monte-Christo dont les Débats attendent la suite, reprenez cette richesse littéraire. A vous l’honneur, à vous la gloire de ces dix volumes» (E. de Mirecourt, Fabrique de romans, op. cit., p. 40). Alla prima delle suddette opere si è interessato B. Croce, Note sul «Corricolo» di Alessandro Dumas, in Id., Nuove pagine sparse. Serie seconda, Napoli, Ricciardi, 1949, pp. 242-46, segnalando che Fiorentino, «se non può considerarsene propriamente autore, certamente fornì materiali e dové scriverne alcune parti» (ivi, p. 242).
  6. L. Capuana, Fiorentino, Pier-Angelo, in Id., Il teatro italiano contemporaneo. Saggi critici, Palermo, Pedone Lauriel, 1872, pp. 361-70; C. de Spoelberch de Lovenjoul, Histoire des oeuvres de Théophile Gautier avec quatre portraits et deux autographes, t. II, Paris, G. Charpentier et C., 1887, pp. 277-79, che riporta il testo dell’orazione funebre del 4 giugno 1864, in cui Gautier si espresse su Fiorentino – “nobilitandolo” in quell’occasione coll’aggiunta del cognome «Della Rovere» («De Rovray» era lo pseudonimo sotto il quale lo scrittore napoletano firmava gli artt. sul «Moniteur universel») – nei termini seguenti: «Italien, il parlait français, mais avec une telle perfection, une telle propriété, une telle entente des finesses, qu’on eût dit qu’il avait deux langues maternelles».
  7. C. F. Goffis, Fiorentino, Pierangelo, in «Enciclopedia Dantesca», vol. II, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1984, II ed., p. 902.
  8. A. Ottolini, Pier Angelo Fiorentino, in «I libri del giorno. Rassegna mensile internazionale», V (1922), fasc. 6, pp. 294-96, cit. a p. 295.
  9. F. De Sanctis, Un viaggio elettorale, seguito da discorsi biografici, dal taccuino parlamentare e da scritti politici vari, a cura di N. Cortese, Torino, Einaudi, 1968, pp. 491-92.
  10. G. Vapereau, Dictionnaire universel des contemporains, Paris, Hachette et C., 1858, p. 667; F. Regli, Dizionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici, tragici e comici, maestri, concertisti, coreografi, mimi, ballerini, scenografi, giornalisti, impresarii, Torino, Dalmazzo, 1860, p. 203.
  11. Alcuni riportano il «18 maggio»: A. Ottolini, Pier Angelo Fiorentino, op. cit., p. 294; A. Manzi, Fiorentino, Pier Angelo, in «Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti», vol. XV, rist. an., Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1949, p. 428. Secondo G. Doria, Mondo vecchio e nuovo mondo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1966, p. 138 sarebbe «13 maggio». Propende infine per il 1809, ma senza ulteriori precisazioni, l’ed. it. di A. Dumas, Il Conte di Montecristo, op. cit., p. XV, nota 8.
  12. G. Monsagrati, Fiorentino, Pier Angelo, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 48, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1997, pp. 157-60, che, per la revisione della data di nascita, fa riferimento alla «seconda edizione napoletana», curata da E. Brangi (alias Democritus), di P. A. Fiorentino, Fisiologia dell’avvocato, Napoli, Vita Giudiziaria, 1925.
  13. G. Doria, Mondo vecchio e nuovo mondo, op. cit., p. 135, nota 1, ha segnalato che i dati di Brangi non vanno ritenuti «sempre sicuri».
  14. Archivio di Stato di Napoli, «Stato civile napoleonico (Quartieri di Napoli)», «Distretto I» (Montecalvario), Reg. degli atti di matrimonio (1809), f. 65r, n° 130, atto del 21 ottobre 1809.
  15. Ivi, Reg. degli atti delle nascite e delle adozioni (1811), f. 145v, n° 289, atto del 31 marzo 1811.

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

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