Storie di collezionismo di strada: Pincherle, Bazlen e Trieste

Autore di Giuseppe Garrera

Tra le cose più magiche e capaci di sortilegio del collezionismo e di tali forme di cacce ci sono le mappe, e cioè la segnatura dei punti, e i luoghi, dove ritornare, dove ripassare, i tragitti obbligati, e la mappatura di una città, di un luogo di villeggiatura, di una città dove si capitò anche solo per un parente che si sposava, con segnati i negozi, le gallerie, le bancarelle, i mercati, i rivenditori, i possibili appuntamenti (in questo senso ci sono due Venezie, due Firenze, due Bologne, due Rome ecc.)1.

La mappa dei possibili ritrovamenti e tesori è spesso segreta e cifrata, è un percorso di appuntamenti e passaggi da non mancare, come un tracciato animale, come succede ai cani che marcano il territorio o tornano a scavare su un posto ogni volta. C’è dunque una Roma di rivenditori, svuota cantine, rigattieri, mercatini tutta particolare, segreta, nascosta (in sottoscala, garage, piazzette, cantine) e che richiede ogni volta un viaggio per un’altra città parallela: sono giri obbligati, come una griglia magica (una città senza questo tracciato, priva di tali segreti, è una città povera, sfortunata, senza tesori, senza magie, senza nascondigli: ci sono interi paesi desolanti, così, se in una città vengono smantellati banchi e bancarelle di libri, significa automaticamente desolarla, privarla di poteri e del compito di custodire e trasmettere su strada e tra la polvere segreti e culti larici e segni e avventure).

Il sottoscritto chiede all’ass. Venier se non ritenga opportuno riesaminare una richiesta già ripetutamente avanzata dai venditori di libri usati di via del Rosario. Essi chiedono, da anni, l’autorizzazione a sostituire con banchi stabili gli attuali banchi di vendita che sono costituiti da carretti che, durante le ore di inattività commerciale, devono essere portati in qualche magazzino, con un aggravio di spesa. I banchi stabili, che andrebbero collocati così da non intralciare in alcuna maniera il traffico, potrebbero essere costituiti in modo da riparare, almeno parzialmente, questi venditori dalle intemperie stagionali. La richiesta appare giustificata da quanto avviene in altre città, dalla frequenza, tra questi piccoli commercianti, di persone anziane e anche di donne, infine dallo stesso clima di Trieste che fa sì che tra questi rivenditori siano particolarmente frequenti i casi di malattia da perfrigerazione. Né va, dall’altra parte, dimenticato che questi librai rappresentano, con il loro modesto commercio, la più immediata possibilità di presa di contatto tra il libro e quella parte della nostra popolazione che dispone di minori possibilità economiche. Il sottoscritto sarà pertanto grato all’Assessore se egli vorrà riesaminare sul posto quel problema, assieme ad un rappresentante dei venditori stessi.

Così Bruno Pincherle si rivolgeva il 16 novembre 1965 al Consiglio Comunale di Trieste, prestando il suo prestigio e la sua scrittura ai venditori ambulanti.

Medico pedriata, ebreo, Bruno Pincherle è stato uno dei più straordinari stendhaliani e cacciatore di libri e frequentatore di bancarelle e librerie che si possano ricordare. Nei primi mesi del 1944 in piena persecuzione antisemita aveva fatto uscire con la sua curatela e con lo pseudonimo stendhaliano di Ferrante Palla l’edizione italiana, ancora oggi punto di riferimento per ognuno di noi, di Roma, Napoli, Firenze.

Pietro Paolo Trompeo in un affettuoso e commosso omaggio lo ricorda nel periodo in cui viveva nascosto e clandestino a Roma ma non rinunciava a uscire e sotto gli occhi della polizia nazista ad andarsene pericolosamente in giro a perlustrare libri e antiquari e bancarelle alla ricerca di preziosità, infaticabile, appassionato e felice, ogni volta che trovava qualcosa correndo a fargliela vedere. È lui a scovare una copia dell’Amour  tutta commentata da Stendhal, o un esemplare delle Vies de Haydn, de Mozart et de Métastase anch’essa con annotazioni autografe; nella Biblioteca Comunale di Milano sono conservati 2500 suoi volumi su Stendhal, tra cui una copia della Vita di Vittorio Alfieri sempre con postille autografe di Stendhal, acquistata in una bancarella di Milano a due passi dal Duomo.

Quando viveva ancora a Triste, passava le giornate nella libreria antiquaria di Saba o gironzolando secondo quella mappatura di banchi e angoli perlustrata e che già conosciamo grazie a un altro leggendario cacciatore di libri quale è stato Roberto Bazlen, soprattutto le bancarelle del ghetto dove confluivano biblioteche tedesche, polacche, ungheresi, slave di fuggiaschi e perseguitati, tutta una grande cultura non ufficiale con libri veramente importanti e sconosciuti allora e venduti a peso. «L’anima di un paese – diceva Bazlen – si rivela dai libri che si trovano sulle sue bancarelle». Dario Bellezza ricorda quanto spesso a Roma Roberto Bazlen gli chiedeva di uscire e andare per bancarelle a trovare libri esauriti, come un ricordo e come per l’urgenza di misurare lo stato di grazia della città e dei suoi abitanti.

  1. Estratto dal saggio Storie di collezionismo di strada di Giuseppe Garrera, in uscita il 9 novembre 2018 ed edito dalla Casa di Goethe di Roma in occasione della mostra Costellazione 2. Si ringraziano l’autore e l’editore per l’anticipazione.

(fasc. 23, 25 ottobre 2018)