Abstract: Nel panorama musicale italiano, diversi cantautori, da Adriano Celentano a Jovanotti, si sono occupati dell’ecologismo e della sostenibilità attraverso le loro canzoni e concerti. Tuttavia, quando questi temi sono trattati da artiste donne, acquistano una connotazione distintiva, caratterizzata da un’attenzione particolare a questioni sociali, ecologiche e di genere. In questo contesto, Elisa emerge come una delle figure di riferimento più rilevanti. Nel 2022, con l’album Ritorno al Futuro/Back to the Future e il suo tour ecosostenibile, la cantante ha posto in evidenza la necessità di un cambiamento radicale per la salvaguardia dell’ambiente, proponendo un messaggio di impegno sociale attraverso la musica. Analogamente, Francesca Michielin, giovane cantautrice e direttrice d’orchestra, ha trattato tematiche ecologiche e di sostenibilità sia nel suo album FEAT (Stato di Natura) sia nella serie televisiva Effetto Terra – Guida pratica per terrestri consapevoli, proponendo riflessioni sul rapporto tra natura e urbanizzazione. Entrambe le artiste, che hanno iniziato la loro carriera in un settore musicale dominato dagli uomini, hanno contribuito a decostruire gli stereotipi di genere, proponendo una narrazione musicale innovativa incentrata sull’importanza della sostenibilità, che le rende vicine agli ideali dell’ecofemminismo. Questo studio si propone di analizzare la loro produzione musicale in relazione al tema della sostenibilità e dell’ecofemminismo, evidenziando la loro originalità rispetto ai predecessori e il loro ruolo nella diffusione di un impegno ecologico attraverso la musica.
Abstract: In the Italian music scene, several singer-songwriters, from Adriano Celentano to Jovanotti, have addressed the themes of ecologism and sustainability through their songs and concerts. However, when this is addressed by female artists, it acquires a distinctive connotation, characterized by a particular focus on social, ecological, and gender issues. In this context, Elisa emerges as one of the most prominent figures. In 2022, with the album Ritorno al Futuro/Back to the Future and her eco-sustainable tour, the singer highlighted the need for a radical change in environmental protection, conveying a message of social commitment through music. Similarly, Francesca Michielin, a young singer-songwriter and orchestra conductor, has addressed ecological and sustainability themes in both her album FEAT (Stato di Natura) and the TV series Effetto Terra – Guida pratica per Terrestri Consapevoli, offering reflections on the relationship between nature and urbanization. Both artists, who began their careers in a male-dominated music industry, have contributed to deconstructing gender stereotypes, presenting an innovative musical narrative centered on the importance of sustainability, which aligns them with the ideals of ecofeminism. This study aims to analyze their musical production in relation to sustainability and ecofeminism, highlighting their originality compared to their male predecessors and their role in promoting ecological engagement through music.
L’ecologismo e l’impatto dell’uomo sull’ambiente sono tematiche presenti nella produzione musicale italiana fin dagli anni Sessanta. Basti pensare a Il Ragazzo della Via Gluck (1966) di Adriano Celentano, che accenna al cambiamento del paesaggio urbano «là dove c’era l’erba ora c’è una città», oppure a Proposta (1967) dei Giganti, in cui però si affianca l’ecologismo al pacifismo («mettete dei fiori nei vostri cannoni»)[1].
Il concetto di sostenibilità è invece più recente, risale infatti al 1987, quando viene stilato dalle Nazioni Unite il Brundtland Report: «la sostenibilità è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri»[2]. Di conseguenza, anche nel panorama musicale italiano questa tematica è solamente agli esordi.
In questo contesto le cantautrici italiane si rivelano delle vere e proprie protagoniste rispetto ai loro colleghi cantautori. Tra le cantautrici italiane impegnate per la sostenibilità, Elisa è la capolista. Un’artista eclettica, che affronta nelle sue canzoni temi che spaziano dall’amore all’empowerment femminile, all’ambiente, rendendola impegnata anche a livello sociale.
Elisa ha organizzato nel 2022 il Back to the Future Live Tour, definito proprio dalla cantante come «un tour totalmente dedicato alla sostenibilità». Il tour ha acceso i riflettori sull’importanza di un cambiamento radicale per la salvaguardia dell’ambiente e le canzoni dell’album rispecchiano questo suo impegno.
La segue un’altra giovane cantautrice, Francesca Michielin, che, come protagonista e presentatrice della serie Effetto Terra – Guida pratica per terrestri consapevoli, ha affrontato alcuni temi centrali nel dibattito odierno su ecologia e sostenibilità. Non solo: nella sua produzione discografica FEAT (Stato di Natura) ha trattato vari temi come natura e urbanizzazione, filosofia ed ecologia, oltre all’emancipazione e all’amore in più forme ed espressioni. Per questo si presenta l’ipotesi che possa con le sue canzoni essere un’ambasciatrice di un rinnovato “ecofemminismo”.
A tal proposito, si analizzerà quindi la produzione musicale di Elisa e Francesca Michielin in relazione al tema della sostenibilità e dell’ecofemminismo, considerando quanto siano state innovative, rispetto ai loro predecessori, nel loro intento divulgativo.
La sostenibilità in musica
L’industria musicale con la produzione di CD, vinili, e i tour degli artisti, rappresenta una fonte di inquinamento importante e negli ultimi anni l’argomento è stato affrontato da diversi artisti internazionali con varie iniziative tutte improntate al rendere sostenibile la produzione e la fruizione della musica. Ad esempio, nel 2019 un gruppo di artisti, musicisti e organizzatori del Regno Unito ha creato il progetto Music Declares Emergency[3], per denunciare e raccogliere adesioni contro l’inquinamento causato dall’industria della musica.
Sempre nel Regno Unito e nello stesso anno i Coldplay sono stati fra i primi artisti a porsi il problema dell’impatto ambientale del proprio tour. Il gruppo musicale non sarebbe andato in tour a meno che non si fosse trovata una soluzione più sostenibile, prendendo in considerazione alcuni problemi ambientali come l’uso di plastica monouso durante i concerti o i mezzi di trasporto tra una città e l’altra. Di fatto, quell’anno i Coldplay decisero di rinunciare al proprio tour a causa dell’impossibilità di implementare certe misure ecosostenibili.
Analogamente, in Italia si era già cominciato timidamente ad affrontare l’argomento negli anni Ottanta, quando i Pooh organizzavano raccolte fondi per l’ambiente e collaborazioni con il WWF, avendo deciso di pubblicare i loro album su carta riciclata. È infatti del 1989 la pubblicazione di un vinile verde, che contiene due pezzi da un tour live: Concerto per un’oasi e Nell’erba, Nell’acqua e Nel vento, in cui c’era però una visione ottimista sul futuro del pianeta: «il mondo ha la pelle dura» quindi «l’avventura continuerà». Da un lato si vuole sensibilizzare, ma dall’altro non si vuole creare nessun tipo di allarmismo e non si spinge all’attivismo.
L’iniziativa dei Pooh ci porta a un evento dell’estate 2022, quando Jovanotti in collaborazione con il WWF ha proposto il Jova Beach Party, evento che ha suscitato non poche reazioni contraddittorie, tra chi ha difeso il cantante per la sua iniziativa ecosostenibile e chi lo ha attaccato definendolo un evento tutt’altro che sostenibile. Ed è proprio dello stesso anno il Back to The Future Tour di Elisa, cominciato all’Arena di Verona con Heroes Festival, da cui ha preso poi vita il progetto #MusicforthePlanet, realizzato assieme a AWorld e Music Innovation Hub per Legambiente. Un evento che ha acceso i riflettori sul tema della sostenibilità non solo in musica, ma in chiave più ampia, volto alla sensibilizzazione e all’educazione della società per un futuro migliore.
L’impegno di Elisa per la sostenibilità
Elisa ha da sempre incluso nelle sue canzoni immagini e suoni che derivano dal mondo della natura che la circonda, descrivendo il legame profondo che ha con la sua terra e le sue origini. È del 2009 la canzone Lisert in cui si parla della natura con i suoi amati colori, una terra bellissima, dove si nasce, a cui si appartiene e dove sempre ritorneremo:
This is the beautiful land where we were born
The nature the colors that we love
The place in this world that we belong
This is the beautiful land where we were born
The nature the lining of our soul
The place where we will always return
A tal proposito è emblematica anche la prima canzone di Elisa in italiano, Luce, in cui è presente il rapporto con la sua terra e la natura in correlazione a una storia d’amore ormai finita. La similitudine iniziale descrive la voglia di sentirsi parlare dalla persona amata in armonia, come il vento sferza gli alberi e in simbiosi come il cielo con la terra, legami naturali indissolubili, ma il ritornello si riferisce in realtà a una relazione ormai finita, che versa solo lacrime sui tramonti della sua terra (il Friuli).
Parlami, come il vento fra gli alberi
Parlami, come il cielo con la sua terra
[…]
Siamo luce che cade dagli occhi
Sui tramonti della mia terra
Tuttavia l’impegno di Elisa riguardo alla salvaguardia dell’ambiente e alla preoccupazione per il cambiamento climatico comincia dal suo terzo album, Then Comes the Sun, in cui c’è una canzone che parla dell’innalzamento della temperatura globale: Fever. Il ritornello descrive un mondo malato, calpestato a causa di scelte sbagliate, che trema e che, nonostante ciò, continuiamo a distruggere, letteralmente ‘saltandoci sopra’:
But your world has got the fever
You’re killing it with your reasons
Your world has got the fever
And you step on it and don’t see it
But your world has got the fever
You’re killing it with your reasons
Your world has got the fever
And you step on it and don’t see it
Your world has got the fever
It is shaking and you jump on it
Per quanto riguarda la produzione dei suoi album, è dal 2003, con l’uscita di Lotus, che Elisa pubblica le copertine dei suoi cd su carta e il suo impegno per la salvaguardia dell’ambiente comincia già con il tour Diari Aperti nel 2019. Durante i concerti vengono proiettate le immagini della marcia per salvare il clima di Greta Thunberg, e le parole del capo Sioux riguardo all’impatto dell’uomo sulla natura: «Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce mangiato, e l’ultimo fiume avvelenato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro».
Nel 2022, dopo la pandemia, il suo impegno diventa ancora più tangibile con l’uscita dell’album Back to the Future e, a seguire, con il tour incentrato sulla sostenibilità. Ed è la cantante stessa a dichiarare in un’intervista a «Repubblica» che l’industria della musica deve affrontare al più presto il tema e sensibilizzare la società:
La sostenibilità è un tema urgente, ignorarlo sarebbe stato insopportabile. Ho iniziato due anni fa, finito il tour di Diari aperti. Dall’idea del nuovo album mi sono mossa verso quella della sostenibilità, con la pandemia ho avuto il tempo di sviluppare e integrare tutto. Volevo ‘tornare al futuro’ che ci restituiranno dopo la pandemia, con l’idea di accendere l’attenzione su questi temi[4].
Inoltre, Elisa nel 2022 è stata nominata Ally della campagna delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (UN SDG Action Campaign), un importante protocollo green redatto dal Politecnico di Milano in collaborazione con Music Hub per ridurre l’impatto ambientale degli eventi musicali. Obiettivo del protocollo è infatti «costruire un modello di riferimento per agenzie di live e operatori dello spettacolo che consenta di valutare il livello di sostenibilità di un evento musicale e confrontarlo con le migliori pratiche sul mercato», proponendo di individuare le buone pratiche da implementare in tutte le fasi dell’evento, la valutazione del suo impatto sull’ambiente e le linee guida per la rendicontazione[5].
Il tour Back to the Future ha seguito il protocollo green, riducendo il numero di tir da sette a uno, facendo ricorso il più possibile alle risorse che si possono trovare sul luogo per l’evento. Oltre a questo, si è ridotta al minimo la produzione di merchandise per non creare sprechi, le magliette sono state prodotte con cotone organico, sono state eliminate bottiglie e bicchieri di plastica per tutto il gruppo di lavoro e quello che avanzava dai catering di ogni tappa è stato donato ad associazioni locali. Inoltre, attorno a ogni concerto, a partire da quelli organizzati all’Arena di Verona per Heros Festival, è stato pensato un Green Village, fatto di mercatini locali, dibattiti e attività legate alla sensibilizzazione e alla salvaguardia dell’ambiente.
Il tour ha portato avanti anche il progetto Music for the Planet, in collaborazione con AWorld, Music Innovation Hub e ASviS per Legambiente[6]. Tutte queste associazioni hanno contribuito al progetto Legambiente Life Terra con cui verranno messi a dimora 500 milioni di alberi entro il 2027. «Il progetto, al motto di Let’s plant together intende creare un vero e proprio movimento di cittadini attivisti che in tutta Europa si mobilitano per mitigare il cambiamento climatico»[7].
L’impegno di Elisa non si limita, quindi, al testo della canzone e alla sensibilizzazione teorica sul tema della sostenibilità, ma allarga gli orizzonti, con azioni concrete volte a coinvolgere la società nell’attivismo per la lotta contro il cambiamento climatico per un futuro sostenibile. Ed è proprio questo il messaggio principale del suo ultimo album e del conseguente tour: «un’ambizione sociale per scuoterci un po’, perché dobbiamo renderci conto che dipendiamo gli uni dagli altri, dal discorso ambientale a quello emotivo» («Corriere della Sera», 18/02/2022).
Ritorno al Futuro/Back to the Future è un doppio disco composto da dodici canzoni in italiano, nel primo disco, e tredici in inglese, nel secondo. Nelle parole di Elisa, che spiegano l’ispirazione per il titolo, si trova ancora una volta la necessità di impegnarsi attivamente per un cambiamento e un futuro sostenibile attraverso la musica. In questo, pur definendosi una sognatrice e un’idealista, l’artista non si limita solamente a scrivere canzoni per un futuro migliore, ma sottolinea l’importanza di agire «sporcandosi le mani»:
L’idea di chiamare così il disco viene da una spunto di spettacolo dal vivo, l’idea è venuta alla fine dell’ultimo tour: già immaginavo questo come scusa buona per mettere in campo un certo metodo nuovo di sostenibilità, per spingere il più possibile in quella direzione. Io sto con quelli che ci credono, sono sognatrice, idealista, ma anche una artigiana che si sporca le mani, vengo da una famiglia di operai. Li chiamo gli ultimi perché in tanti casi chi cede molto in una casa è un ultimo, i più disillusi e scaltri sono i player del capitalismo. Poi c’è una grande matrix che si parte da una parte e si finisce dall’altra. La percezione sta cambiando nelle giovani generazioni perché capiscono la vulnerabilità del sistema e del mondo stesso, gli fa avere più coraggio ma questo non viene capito dalle generazioni più grandi che non capiscono che i giovani sono già evoluti e da un’altra parte» (SkyTg24, 19/02/2022).
Le canzoni in inglese sono quelle che hanno al centro la tematica dell’ambiente, la necessità di cambiare rotta e di tornare, dopo un periodo buio come quello della Pandemia, a un futuro sostenibile. Elisa ha cominciato la carriera scrivendo in inglese e anche per questo album lo ha scelto per esprimere i temi che le stanno più a cuore.
Show’s rolling è la prima canzone del disco che esprime proprio questa urgenza di agire, perché non c’è più tempo, ci sono già state troppe violazioni e il mondo è totalmente inquinato. La situazione è contorta e problematica, e la vera forza del cambiamento non è nel potere di chi ha denaro, ma in chi ha una coscienza morale rispettosa dell’ambiente:
Spare some lovin’ for me, yeah (Me, yeah)
Now the time is callin’ (Callin’ for me)
Is callin’ (Callin’ for me)
I’ve been round for the highs and the lows
Stand by me, for you know the show’s rollin’
Rollin’ for me (Rollin’), rollin’ for me
Far too many violations
Don’t know where this conversation’s goin’
Not sure where it’s goin’
World is covered in pollution
What a fucked up situation, I’m not in
All I know is I’m not in (I’m not in)
Power’s in no money or gold
All is safe in the hands of good souls’ power (Good soul)
(Power, power) A real power (Power, power)
Anche il testo di I Feel it in the Earth affronta la tematica della preoccupazione per l’ambiente, entrando in connessione con una Terra che soffre a causa delle nostre azioni distruttive, dal surriscaldamento degli oceani agli incendi, e soffermandosi sull’importanza di non ripetere gli errori del passato:
I feel it in the earth, I hear its cry
It’s in the oceans, it’s in its fires
I feel it in the earth, soaked in hatred
And this violence, I can’t take anymore
Cannot go back to hell no more
Cannot go back to where we’ve been so wrong, so wrong
Elisa illustra come la società sia distruttiva, con l’uso di parole come “ruggine” e “polvere” per descrivere la fragilità e l’impotenza dell’uomo di fronte alle sfide globali. Il brano riflette anche sulle parole vuote e le bugie che stanno crollando, rivelando la verità e il caos che ci circonda:
Turns to rust (rust)
Thin like dust (dust)
Heaven only knows
It falls on us (us)
Lies will crush (crush)
Heavy on our souls
Weak desires, soft denials
Heaven only knows
L’umanità non può più ignorare questi problemi, dovendo fare i conti con le conseguenze dei propri atti. Attraverso versi potenti e incisivi, la cantante sottolinea che l’egoismo e la mancanza di condivisione delle risorse stanno portando a un mondo sempre più diviso e fuori controllo. La tragedia della situazione si riflette nel desiderio dell’artista di un cambiamento radicale e di un’attenta riflessione sui nostri comportamenti. La canzone trasmette un messaggio di urgenza e di responsabilità nei confronti dell’ambiente e della società nel suo complesso.
Gli esordi di Elisa e Francesca Michielin
L’impegno per la sostenibilità in musica e la difesa dell’ambiente non sono I soli punti in comune fra Elisa e Francesca Michielin. Entrambe hanno cominciato la loro carriera giovanissime, confrontandosi subito con un mondo musicale dominato dagli uomini. A soli quindici anni, Elisa canta e scrive le proprie canzoni, ma, al primo incontro con un produttore discografico, riceve un riscontro alquanto maschilista: «sei carina, pensa a cantare e lascia stare la scrittura». L’episodio viene raccontato proprio dalla cantante in un post Instagram del 26 maggio 2021, dichiarando che «queste parole furono solo altra benzina, amara sì, ma pur sempre buona per spingere ancora più giù l’acceleratore». La sua determinazione la porterà poco più di dieci anni dopo a produrre lei stessa la canzone Teach me Again in cui duetterà con Tina Turner, curando sia gli arrangiamenti sia la registrazione. Tina Turner era così fiera di lei ed entusiasta del progetto che le disse: «Sono molto orgogliosa di te, donne come te stanno cambiando il mondo. Quando ero giovane io, quello che stai facendo tu oggi qui con me sarebbe stato impensabile»[8]. Considerando l’emancipazione personale e musicale che contraddistinguono la storia di Tina Turner, queste parole sono veramente evocative.
D’altro canto, Francesca Michielin in un’intervista ha dichiarato che agli esordi si è sentita inadatta a produrre musica propria: «nel 2011 in Italia c’era l’idea per cui la donna potesse essere solo interprete». Percepiva una crisi profonda del mercato musicale italiano in cui ancora non si era pronti ad accettare una cantautrice così giovane. Di fatto il suo primo album da cantautrice lo pubblica solo nel 2016, l’anno della svolta in cui dimostra al pubblico italiano di non essere solo un’interprete, ma anche un’autrice.
Dalla teoria all’attivismo: l’ecofemminismo nella produzione musicale di Francesca Michielin
Le storie di emancipazione di Elisa e Francesca Michielin nella sfera della canzone d’autore italiana sono rappresentative di una lotta contro il patriarcato di cui in particolare Francesca Michielin si è fatta ambasciatrice nella sua produzione musicale. Le canzoni dell’album Feat Stato di Natura parlano di una natura oppressa come la donna, creando parallelismi tra la questione ecologica e il femminismo. Si può, quindi, esplorare la possibilità che le sue canzoni siano rappresentative di un nuovo ritrovato ecofemminismo, più orientato all’attivismo che alle prospettive teoriche delle sue origini.
Anche la serie TV Guida Pratica per Terrestri Consapevoli si colloca in questa prospettiva. È la stessa Francesca Michielin a dichiarare di volersi occupare dell’argomento perché, pur non essendo una scienziata o una ricercatrice, si sente parte di questa Terra e vuole prendersene cura. Francesca Michielin diventa messaggera di una protesta e di un impegno che non partono da nozioni astratte, ma che danno indicazioni pratiche per diventare cittadini consapevoli. Come le proteste ecofemministe analizzate da Niamh Moore nel suo libro sul cambiamento dell’ecofemminismo, The Changing Nature of Ecofeminism (2015), l’intento di Francesca Michielin si focalizza su quello che sta succedendo oggi, localmente e in maniera tangibile.
Quello che ha reso queste proteste così uniche è stato il loro focus su ciò che era locale e tangibile, in opposizione ai movimenti ecofemministi più astratti: il focus non era la Terra, bensì il territorio locale. Difatti, Niamh Moore offre una genealogia di teorie ecofemministe e di attivismo per affrontare le critiche di essenzialismo e universalismo dirette alle ecofemministe degli anni Novanta. Focalizzandosi sulle proteste locali in Canada e in India, trova similitudini nei vari modi in cui i dibattiti tra femminismo e ecologismo si sono incrociati già nella loro fase più primordiale.
Che cos’è l’ecofemminismo
L’ecofemminismo nasce negli anni Settanta e Ottanta, prima in Francia e poi negli Stati Uniti, dall’intersezione di movimenti femministi, ecologisti e di giustizia sociale. Il termine viene usato per la prima volta nel 1974 da Françoise D’Eaubonne nel suo libro Le féminisme ou la mort, in cui si definisce l’ecofemminismo come l’unica possibilità di salvezza dai due problemi maggiori del mondo: la crescita della popolazione e la distruzione dell’ambiente, entrambi radicati in una cultura patriarcale che sfrutta, opprime e distrugge le donne così come la natura.
In seguito negli Stati Uniti Carolyn Merchant con il suo libro Death of the Nature (1980) esplora la Rivoluzione Scientifica del XVII secolo attraverso le lenti dell’ecologismo e del femminismo. La natura in molteplici culture viene rappresentata come una dea, Madre Natura, ma Merchant chiarisce il cambiamento del ruolo nel passaggio da una società matriarcale a patriarcale. Storicamente la natura era simbolizzata da figure femminili e le donne venivano quindi tenute in alta considerazione come portatrici di vita, ma attraverso i secoli la natura è stata trasformata in un organismo passivo in opposizione agli esseri umani.
Negli anni Novanta il movimento ecofemminista viene criticato e considerato un movimento teorico, poco incline all’attivismo e prevalentemente bianco. Si contesta soprattutto l’aver ignorato che la natura, la cultura e il genere possano variare a seconda del luogo e della storia del periodo. Questo processo di omologazione non ha tenuto in considerazione, quindi, le differenze di razza, classe ed etnicità, rilevando una nuova necessità dell’ecofemminismo: quello di essere un movimento d’intersezione, capace di far confluire le differenze delle donne nel mondo[9].
L’album Feat (Stato di Natura) tra ecofemminismo e sostenibilità
L’album Feat (Stato di Natura) di Francesca Michielin ben esplicita il nesso tra ecologismo e femminismo. Ed è proprio la cantante stessa a dichiarare che il tema principale è l’incontro tra natura e urban, «l’ambiente naturale e quello cittadino che si incontrano», come già era successo negli anni Sessanta con Il Ragazzo della Via Gluck di Celentano; ma in questo caso sono raccontati da una cantautrice, non da un cantautore, in una prospettiva ecofemminista. Infatti, un altro tema principale è l’amore in più forme ed espressioni, inteso però come sentimento per la natura. Una natura che diventa anche sinonimo della condizione femminile di sottomissione a un sistema patriarcale in cui non c’è libertà o indipendenza.
La canzone apripista, Non è nella mia Natura, a cui ha collaborato Damiano dei Maneskin, rappresenta a tal proposito un vero e proprio manifesto contro il patriarcato:
Non è nella mia natura
Farmi fischiare per strada come se fossi un cane
[…]
Rivendichiamo per il corpo la libertà
Ma critichiamo una ragazza che si veste come le va
C’insegnan che la donna è madre, una pin up che guida male
Ma il navigatore ha quella voce là
[…]
Dell’immagine servile con cui ci avete dipinte
Con il fatto di sentirci obbligate se respinte
Usate il nostro seno ovunque, una cosa normale
Ma se allattiamo in pubblico? (Non si fa, è immorale)
Secondo Francesca Michielin la parola e l’umanità sono doni intrinseci alla natura umana. La canzone è aggressiva, ma va contro l’aggressività verbale e per questo vuol far riflettere sul peso delle parole e di come continuino a inficiare la libertà femminile[10].
Sposerò un albero è, invece, una canzone in cui si parla della voglia di stare con sé stessi, ma nella natura, di riappropriarsi della quotidianità e delle cose semplici (come dichiara la stessa Francesca Michielin in un’intervista). Ed è proprio il ritornello della canzone a rafforzare questa idea di semplicità e di connubio con la natura:
Sposerò un albero, faremo figli di fiori
Non c’è giusto o sbagliato, con le radici nel cuore
Amerò un albero, faremo figli di fiori
E raccoglierò i frutti dei nostri giorni migliori
Si guarda al futuro pur rimanendo legati alle proprie radici nel profondo, si cerca quindi di soddisfare i propri bisogni del presente mantenendo saldo il contatto con la natura, intesa come Madre Terra, senza andare a ledere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri, raccogliendo appunto i «frutti dei nostri giorni migliori». Questi versi della canzone riportano al concetto di sviluppo sostenibile così come era stato definito nel Rapporto Brundtland.
Un’altra canzone dell’album, Riserva Naturale, in collaborazione con i Coma Cose, parla della difficoltà nel trasferirsi da un paese di periferia alla città. È la storia di Francesca e del disagio provato a Milano, dopo aver vissuto per anni a Bassano del Grappa. La metafora dell’albero in una metropolitana sottolinea la sensazione di asfissiamento provocato dal caos cittadino, il senso di estraneazione provato in un ambiente ostile. Come un albero costretto in un paesaggio urbano, molesto, che lo calpesta, fuori dal suo contesto, sferzato da un vento nemico, così la cantante si sente fuori posto, depressa e sopraffatta da una realtà troppo frenetica, lontana dai ritmi semplici della natura.
Sono un albero in una metropolitana
Piena a mezzanotte e quaranta
Voglio dirti che mi sento stanca, quest’aria sfianca
Tutta ’sta gente molesta che mi calpesta
Mezza depressa
Tutta connessa
Che ne so io della tua testa?
Lasciami stare in una foresta
Fuori contesto, ma dentro la festa
Spinta dal vento, graffiata dal grigio che resta
Mi spacca il cuore, non c’è il tre solo il minore
Mi spacca il cuore e resto io il male minore
E come l’albero, anche la cantante troverà pace solo in una riserva naturale, una metafora che rappresenta la ricerca di conforto in un un abbraccio senza alcune limitazioni, ma con i piedi bene a terra, esattamente come l’albero, che ha radici profonde nel terreno.
Abbracciami senza riserva
Naturale, con i piedi bene a terra
Ma con la testa che già vola e con il cuore in guerra
Adesso portami con te
Portami con te (yey)
La musica come strumento di emancipazione e sostenibilità in chiave ecofemminista
La sensibilità di Elisa e Francesca Michielin riguardo alla sostenibilità e il loro attivismo dimostrano quanto sia diverso l’approccio e l’intento divulgativo da parte delle cantautrici italiane in quanto donne. Con le loro canzoni, ma anche con gli eventi, i concerti, i programmi televisivi, si rivelano protagoniste non solo di una forte campagna di sensibilizzazione alla sostenibilità, ma anche paladine nel coinvolgimento del pubblico, quindi impegnate attivamente anche a livello sociale.
Questo non stupisce se si considera che il termine “sostenibilità”, inteso come sviluppo ambientale, sociale ed economico che non vada a ledere le generazioni future, come già accennato precedentemente, è stato proprio coniato da una donna, Gro Harlem Brundtland. Si può, quindi, dedurre che l’interesse per la sostenibilità di Elisa e Francesca Michielin le leghi indissolubilmente in questo impegno sociale e le renda protagoniste nel panorama musicale italiano, in quanto il loro sguardo femminile, incline alla cura, le rende più sensibili e vicine alla salvaguardia e alla cura dell’ambiente in un’ottica ecofemminista.
La valorizzazione dei ruoli sessuali, e in particolare della specificità femminile, diviene la base di un progetto di umanizzazione della cultura e della politica: si tratta di far leva sulle capacità e le attitudini che le donne hanno sviluppato nei secoli, facendole confluire nella “cura” dell’ambiente per progettare un mondo più accogliente e vivibile[11].
Storicamente la figura della donna è stata affiancata alla natura, la Madre Terra, che provvedeva ai bisogni dell’umanità. Questo concetto è stato capovolto dallo svilupparsi di una cultura androcentrica, promotrice dello sfruttamento della donna e della natura, come è stato studiato da diverse pensatrici agli esordi del movimento ecofemminista. Di conseguenza, Elisa e Francesca Michielin, grazie alle tematiche affrontate nelle loro canzoni ma anche alle loro iniziative per l’ambiente, si rivelano portatrici di un nuovo messaggio di emancipazione, che potrà manifestarsi solo se cambierà anche la gestione dello sviluppo sociale ed economico, allargando gli orizzonti in in un’ottica più femminile e sostenibile.
Bibliografia:
G. H. Brundtland, Our Common Future, Oslo, United Nations Report, 20 March 1987;
C. Merchant, Earthcare: women and the environment, New York, Routledge, 1996;
R. K. Musil, Rachel Carson and Her Sisters: Extraordinary Women Who Have Shaped America’s Environment, New Brunswick (New Jersey), Rutgers University Press, 2014;
N. Moore, The Changing Nature of Eco/Feminism. Telling Stories from Clayoquot Sounds, Vancouver, University of British Columbia Press, 2015;
E. Dell’Agnese, «Io lo vedo grigio ma dicono che è blu…»: un approccio ecocritico alla canzone italiana, in La musica come geografia: suoni, luoghi, territori, a cura di M. Tabusi, E. Dell’Agnese, Roma, Società Geografica Italiana, 2016, pp. 15-26;
G. Di Chiro, Making Ecofeminism(s) Matter… Again, in «Women’s Studies», Novembre 2021, Vol. 50 (8), pp. 820-28;
E. Federici, Why Ecofeminism Matters. Narrating, translating, ecofeminism(s), in «Saggi/Essays 66», Issue 20 – Fall/Winter 2022;
The Routledge handbook of ecofeminism and literature, a cura di D. A. Vakoch, London, Routledge, 2023, pp. 271-79;
F. D’Eaubonne, How the Women’s Movement Can Save the Planet, review in «Women in French Studies», 2023, Vol. 31 (1), pp. 162-63.
Sitografia:
«Music Declares Emergency» Take Action, 2019; cfr. l’URL: https://www.musicdeclares.net/ (ultima consultazione: 14/05/2024);
M. Adorno, Francesca Michielin, il testo di Stato di Natura per urlare che basta sentirsi dire certe cose come donne, 13/03/2020 cfr. l’URL: https://www.cosmopolitan.com/it/star/a31433652/francesca-michielin-stato-di-natura-testo/ (ultima consultazione: 14/05/2024);
P. Ruviglioni, La storia di Francesca Michielin, in «Vice.com», 26/03/2020; cfr. l’URL: https://www.vice.com/it/article/m7qw9a/francesca-michielin-canzoni-stato-natura (ultima consultazione: 14/12/2023);
T. Bartolini, Coronavirus: Ecofemminismo e la cura del pianeta. Intervista a Luisella Battaglia, in «Noi Donne», 27/04/2020; cfr. l’URL: https://www.noidonne.org/articoli/coronavirus-ecofemminismo-e-la-cura-della-pianeta-intervista-a-luisella-battaglia.php (ultima consultazione: 15/05/2024);
A. Zucca, Elisa su Instagram racconta un episodio di sessismo subito a inizio carriera: il gender gap in musica, in «Elle», 27/05/2021; cfr. l’URL: https://www.elle.com/it/showbiz/musica/a36553799/elisa-toffoli-episodio-sessismo/ (ultima consultazione: 14/12/2023);
Music for the planet; cfr. L’URL: https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/music-for-the-planet/ (ultima consultazione: 14/05/2024);
E. Assante, La musica può servire a far crescere alberi, in «Repubblica», 31/03/2022; cfr. l’URL: https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2022/03/30/news/elisa_la_musica_puo_anche_servire_a_far_crescere_alberi-343466453/ (ultima consultazione: 13/05/2024);
«Music Innovation Hub» Protocollo per gli eventi sostenibili, sviluppato da Triadi spin off POLIMI, RP Legal & Tax MIH, 2022; cfr. l’URL: https://musicinnovationhub.org/wp-content/uploads/2023/05/PROTOCOLLO-EVENTI-SOSTENIBILI2.pdf (ultima consultazione: 14/05/2024).
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E. Dell’Agnese, «Io lo vedo grigio ma dicono che è blu…»: un approccio ecocritico alla canzone italiana, in La musica come geografia: suoni, luoghi, territori, 2016 pp. 15-26. ↑
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G. H. Brundtland, Our Common Future, Oslo, United Nations Report, 20 March 1987. ↑
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Cfr. «Music Declares Emergency» Take Action, 2019; cfr. l’URL: https://www.musicdeclares.net/ (ultima consultazione: 14/05/2024). ↑
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E. Assante, La musica può servire a far crescere alberi, in «Repubblica» 31/03/2022; cfr. l’URL: https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2022/03/30/news/elisa_la_musica_puo_anche_servire_a_far_crescere_alberi-343466453/ (ultima consultazione: 13/05/2024). ↑
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«Music Innovation Hub» Protocollo per gli eventi sostenibili, sviluppato da Triadi spin off POLIMI, RP Legal & Tax MIH, 2022; cfr. l’URL: https://musicinnovationhub.org/wp-content/uploads/2023/05/PROTOCOLLO-EVENTI-SOSTENIBILI2.pdf (ultima consultazione: 14/05/2024). ↑
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Aworld è l’app ufficiale della campagna ONU Act Now e serve a sensibilizzare ognuno a compiere azioni quotidiane per essere più ecosostenibili; Music Innovation Hub realizza progetti innovativi e socialmente responsabili in ambito musicale; ASviS è l’alleanza italiana per uno sviluppo sostenibile, nata per far conoscere in Italia gli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU. ↑
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Music for the Planet; cfr. L’URL: https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/music-for-the-planet/ (ultima consultazione: 14/05/2024). ↑
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A. Zucca, Elisa su Instagram racconta un episodio di sessismo subito a inizio carriera: il gender gap in musica, in «Elle», 27/05/2021; cfr. l’URL: https://www.elle.com/it/showbiz/musica/a36553799/elisa-toffoli-episodio-sessismo/ (ultima consultazione: 14/12/2023). ↑
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E. Federici, Why Ecofeminism Matters. Narrating, translating, ecofeminism(s), in «Saggi/Essays 66», Issue 20 – Fall/Winter 2022. ↑
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M. Adorno, Francesca Michielin, il testo di Stato di Natura per urlare che basta sentirsi dire certe cose come donne, in «Cosmopolitan», 13/03/2020; cfr. l’URL: https://www.cosmopolitan.com/it/star/a31433652/francesca-michielin-stato-di-natura-testo/ (ultima consultazione: 14/05/2024). ↑
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T. Bartolini, Coronavirus: Ecofemminismo e la cura del pianeta. Intervista a Luisella Battaglia, in «Noi Donne», 27/04/2020; cfr. l’URL: https://www.noidonne.org/articoli/coronavirus-ecofemminismo-e-la-cura-della-pianeta-intervista-a-luisella-battaglia.php (ultima consultazione: 15/05/2024). ↑
(fasc. 56, 15 settembre 2025)