Recensione di “Emozioni difficili” di Giampaolo Giampaoli (Controluna 2024)

Author di Carmelo Consoli

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La titolazione di un libro è sempre un mantra da cui esprimere le radici profonde di una filosofia esistenziale, che viene alla luce come una confessione personale, finalmente liberata. Il poeta entra in una trasfigurazione che lo vede spettatore e attore di sé stesso, commentatore e interprete di un mondo e di una filosofia che, pur nelle asperità, nelle contraddizioni, nelle amarezze e dunque nella tipica fragilità umana, apre sempre alla speranza di uno spiraglio di felicità, a una presenza di luminosità. Ed ecco allora che la sua esperienza si concretizza in versi, le sue emozioni hanno i contorni difficili del vissuto, del suo abitare nella naturalità delle cose; la sua ricerca ripercorre le vie travagliate della memoria e si sofferma sulle fondamentali riflessioni che la vita pone.

Giampaoli ci propone, dunque, una poesia che, pur nello stupore cromatico, fragrante della trasmutazione delle sue visioni naturali e umane, lascia aperta la strada a un logos filosofico affascinante ma difficile da districare, in cui si impone una parola forte e illuminante di verità a guida dell’esistenza. Mi sembra chiara, allora, l’esigenza e l’intenzione di confessare le sue Emozioni difficili, come di liberazione dai lacci dei dubbi, dalle incertezze, dalle incomprensioni; nell’aspirare a una condivisione che ritrovi i propri sentimenti negli altri.

Il libro si compone di quattro sezioni denominate Luce della natura, Persone, Specchio di riflessione e Passi nella moltitudine, e si snoda in un sentiero frammisto di isolamenti e coinvolgimenti di relazioni.

L’autore procede nelle sue fondamentali tematiche, oggetto della propria inquietudine umana e poetica, cominciando da un viaggio nei meandri di una natura che ha nell’elemento acqua il suo centro motorio e inoltrandosi nel percorso di un viale, come un correre verso la vita e tra i profumi per distendersi poi sulle nuvole in un trionfo di levità. Un avvio lirico in cui dominano i colori della natura, i cui bagliori sono ammantati di un velo malinconico di esperienze, e in cui è determinante la ricerca della leggerezza della vita, dell’elemento acqua, liberatore di energie e serenità, la trasfigurazione e il mistero della natura e dove la memoria riporta ai momenti topici del vivere.

Titoli come Sulle nuvole, Il lago, Al mare, Verde smeraldo, La primavera sono esplicativi di una stupefazione naturale contenuta nelle esternazioni da maturazione vitale sofferta: «E corriamo verso la vita che ospita / e confonde, ci infonde coraggio / e speranza, penetriamo l’un l’altro / in simbiosi ai nostri corpi muti, / vibranti e protesi, in un attimo / scomparsi fusi nell’atmosfera».

Nella sezione dedicata alle persone il poeta pone la propria attenzione su figure che rappresentano elementi in qualche senso emblematici e mitologici come Dafne, Deucalione, Icaro, Emily Dickinson, e ancora su personaggi legati al cerchio delle sue conoscenze e attinenti alle sue memorie, che ritornano nei loro contorni vivi e sfumati dal tempo. Molto belle, ad esempio, le liriche Il bambino sulla spiaggia, La ragazza, Bimba ombra.

Tutta la sezione è permeata di leggiadria, con un ritorno o meglio un bisogno di accedere a una bellezza primitiva, che riporti la grazia di un tempo e lenisca le ferite della maturità. Nel Bambino sulla spiaggia Giampaoli comunica la percezione dello scorrere inesorabile dell’esistenza quando scrive: «E sei immerso nella solitudine / nel timore di condividere l’allegria / quasi a catturare, con brevi braccia / le onde, a bagnare un’infanzia / che lenta si consuma. / Sarà distante il tragitto, / per infine tornare nel mare dell’anima / immerso in un’energia condivisa».

E il libro prosegue con altre sezioni intime e graffianti; c’è la più profonda introspezione in sé stesso e nelle relazioni con il prossimo. I versi si immergono in cruciali considerazioni in cui viene svelata quella frattura tra essere e divenire, tra sogno e realtà, che genera dolore, sofferenza e che si fa logos filosofico nell’inquadrare uno schermo (più volte citato) che proietta fotogrammi di un’esistenza quotidiana. In Gioco irrisolto il poeta afferma: «Questa tristezza che preme / come l’aria di un mantice / sull’anima affannata, / questo barrarsi la pelle / di un segno di vecchio / per le pieghe dei pensieri / tu lo muti in indelebili colori / piccolo uomo festoso, / grande nel tuo gioco irrisolto».

Nella sezione Passi nella moltitudine avviene l’incontro/scontro con la folla, e il poeta avverte l’inquietudine della città, lo sfilare fuggevole dei corpi, l’apparire della solitudine nella massa delle figure nella quotidianità, l’annullamento dei valori e dell’individualità. Liriche come Città, Fuggevole, Triste risveglio e Oltre sono la testimonianza di un sofferto e contrastato coinvolgimento con la realtà. Cito alcuni passi emblematici della filosofia esistenziale del poeta dal componimento Città: «Farsi largo tra i corpi, / stipati nel mattino urbano / dove l’aria tersa e intensa / cede la freschezza / dello spazio immisurabile»; e ancora in chiusura: «Inascoltato riprende il viaggio, / dove la meta è il disaccordo / dei sentimenti».

Tutta la raccolta è all’insegna di un linguaggio sostanzialmente composto, classico, lineare, di alta tonalità, talora con suggestivi fotogrammi paesaggistici e calda intimità memoriale, che affronta con piacere topos intellettuali e filosofici, riuscendo sempre a comunicare in modo chiaro quelle emozioni rese difficili da una complessa e dubbiosa fragilità e ad aprire a un sogno di speranza, a una luce soccorritrice.

Giampaoli con una notevole musicalità e grazia riesce a esprimere e a comunicare il complesso travaglio dei sentimenti, delle emozioni, con i dubbi, le incertezze, le aspirazioni alla felicità, l’aspetto del mistero che ci avvolge nella nostra esistenza.

(fasc. 53, vol. II, 13 ottobre 2024)

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