Recensione di Fortunato Seminara, “Donne di Napoli”

Autore di Carmine Chiodo

Nell’introduzione chiara e ben articolata, Erick Pesenti Rossi, il maggiore studioso delle opere di Seminara, vista la qualità e la quantità dei suoi numerosi studi, analizza in profondità il romanzo dello scrittore di Maropati (RC) dal titolo Donne di Napoli.

Il romanzo fu ideato intorno al 1940 come commedia di vita napoletana, come ha già scritto il compianto Antonio Piromalli in una monografia dedicata a Seminara (la prima in assoluto, poi aggiornata e aumentata di pagine in seguito). Con questo romanzo lo scrittore lascia, abbandona l’analisi, l’indagine sulla vita contadina e considera e descrive la vita piccolo-borghese di un ambiente di una grande città appartenente a un mondo socialmente disgregato.

Pesenti Rossi, nella sua pregevole introduzione, precisa ciò che quest’opera non è, e sono d’accordo con lui quando dimostra con prove convincenti e testuali che Donne di Napoli non è un romanzo meramente cittadino e neppure un romanzo femminista – anche se, come opportunamente viene detto, l’interesse per la condizione delle donne è ricorrente in quasi tutti i romanzi di Seminara, e a tal proposito sono richiamate le figure femminili, per esempio, di Cata (Le Baracche e La Masseria), Laura (La fidanzata impiccata) e poi ancora di Michelina (Il vento nell’oliveto) e Gregoria (Quasi una favola).

Le donne sono ancora protagoniste delle pieces teatrali di Seminara: lo studioso focalizza i punti di raccordo fra quest’opera e le altre di Seminara, come Il viaggio, L’Arca, Disgrazia in casa Amato, Il diario di Laura.

Donne di Napoli, come nota giustamente Pesenti Rossi, è anche un romanzo sui sogni e le illusioni: basti pensare alla vita interiore di Ortensia Serena o di Antonietta Foglia. L’introduzione dello studioso italo-francese è utilissima per capire fino in fondo Donne di Napoli, che mette anche in scena «le aspirazioni di tutta la gioventù e non solo quelle delle donne». La ricerca di una certa libertà, il disprezzo per la cultura accademica, la volontà di azione (cap. 10), il sogno di ricchezza, la volontà di non avere la stessa esistenza dei genitori, il rifiuto della mediocrità, la paura di aver sciupato la propria vita sono caratteristiche delle giovani generazioni. Orbene, lo studioso ha saputo ben leggere nell’opera di Seminara, il quale compose Donne di Napoli mentre elaborava opere teatrali e commedie, in gran parte ancora inedite.

Donne di Napoli è un’opera con uno spiccato interesse per la vita, per i personaggi femminili, ma c’è pure il dramma: infatti, Donne di Napoli ha, nelle linee centrali e nelle numerose scene per così dire secondarie, l’andamento, lo svolgimento di una commedia un po’ stanca, che riflette la vita povera e grigia e manchevole di prospettive e alla fine si conclude con la morte violenta della protagonista Ortensia.

Ortensia è una donna assai bella e seducente, ma ha una storia triste: viene sedotta da uno studente calabrese che studia Medicina a Napoli (in questa città Seminara conseguirà la laurea in legge). C’è nell’opera il tema della seduzione, su cui si basa una scena di Donne di Napoli; e un richiamo identico alla vicenda ivi narrata è anche in Disgrazia in casa Amato, in cui si trova una ragazza che va in un paese della Calabria per cercare il medico che l’ha sedotta e che non si fa trovare. Pure Ortensia Serena si reca in Calabria per incontrare il proprio seduttore e il romanzo inizia con il ritorno della donna a Napoli. Mentre Ortensia scende dal treno proveniente dalla Calabria, incontra Antonietta, figlia di un cancelliere del tribunale, sposata con un impiegato delle ferrovie. Ortensia e Antonietta si dovevano vedere da anni.

Fin dall’inizio lo scrittore alla stazione presenta anche un giovane dal cappotto verdognolo, i capelli rossicci, il viso pallido e lo sguardo stranamente fisso: Rosario, il quale è con uno zio anziano, vestito di nero. Rosario è un personaggio (come osservato da Piromalli e Pesenti Rossi) che risente delle esperienze dostoevskijane di Seminara: è un giovane in cui alcuni sentimenti sono ingigantiti dalla mancanza di esperienza, una specie di folle e idiota che giungerà al delitto, spinto da amore selvaggio per la bellissima Ortensia, conosciuta in treno e poi seguita durante i giorni della malattia, per stare vicino al suo letto a guardarla. Fin dal principio Rosario è visto come personaggio essenziale nell’opera, anche se appare e scompare continuamente, richiamato dalla Calabria selvaggia e da Napoli dove Ortensia diviene per lui simbolo di bellezza.

Nelle ultime pagine la vicenda ha sempre il tono di una commedia e il carattere di Ortensia è quello di una donna molto inquieta, turbata, in preda all’ansia e all’affanno. È colpa del primo uomo quell’affanno che prova, quel cercare smaniosamente un bene supremo che le sfugge, una «fedeltà che non sapeva in che cosa veramente consistesse e quella continua insoddisfazione, quel martirio di tutte l’ore». Trovandosi sul baratro, tenta di aggrapparsi al medico calabrese Pietro, sempre onesto, il migliore degli uomini che le girano intorno.

Donne di Napoli mette in scena il mondo piccolo-borghese di un’animatissima commedia di grande sapienza scenica e teatrale; solo talvolta il ritmo è ampiamente narrativo, pur essendo il racconto folto di avvenimenti e di presenze umane.

Seminara in Donne di Napoli si affaccia sulla città e ne coglie l’esistenza angusta e mediocre, che stringe con la propria lenta forza la vita di Ortensia, la quale è perennemente delusa e finisce poi vittima. Come precisa Pesenti Rossi, Donne di Napoli è, in realtà, una tragedia, come dimostra il modo di vivere di Ortensia, il suo nomadismo, che riflette, sempre per Pesenti Rossi, «la sua erranza interiore». Certo, tutti i personaggi del romanzo si trovano in questa situazione di erranza ontologica che viene rinforzata – spiega il critico – in modo significativo dalla contrapposizione binaria città/campagna e Nord/Sud.

Leggendo il romanzo, si constata che in esso si ritrovano tutte le tecniche narrative di Seminara, ma in modo nuovo e originale. Quindi, Donne di Napoli non è un romanzo «né atipico né marginale» – scrive lo studioso ˗ rispetto al resto dell’opera di Seminara, ma dimostra anzi «l’unità e la coerenza di tutta l’opera del Nostro».

L’altra donna del romanzo, Antonietta Foglia, ha litigato col marito e si è allontanata da casa, dal paese; sua madre è stanca, dal passo pesante, dai fianchi adiposi; il padre gottoso è un aspirante cavaliere: personaggi che sono lo specchio di un piccolo mondo che esalta qualità e meriti ufficiali, per cui per essi l’impiego governativo del marito di Antonietta ,del fidanzato della loro figlia Ada, rappresenta il non plus ultra delle aspirazioni.

Il paese calabrese ove si reca Ortensia è un «villaggio sudicio e malinconico: in fondo a una valle; qualche donna freddolosa per le strade e le galline che ruzzolavano nell’immondizia», il solito villaggio del Sud. La madre dello studente, una donna anziana con la testa avvolta in uno scialle di lana, mente dicendo che il figlio è fuori per alcuni giorni e Ortensia rimane disgustata più che indignata e, invece di fare chiasso o di vendicarsi, ritorna a casa, a Napoli. «Ora mi sento avvilita e macchiata: ora potrei scendere nella strada . Potevo conservare almeno la dignità del mio dolore. Ah, perché sono andata»: è una donna perseguitata dalla cattiva sorte. Ma ecco l’incontro col già citato Rosario, figlio unico e orfano dei genitori, che vive con uno zio che lo ha accompagnato a Napoli. Rosario è ricco, proprietario di varie case, boschi, masserie con buoi, oliveti, vigneti. Proprio Rosario poi soffocherà Ortensia.

Nel romanzo vengono nominate varie zone di Napoli, come il Vomero; vi vengono presentate donne che affittano stanze come la signora Belloni, ancora piacente e madre di Vanda, una ragazza moderna che appare prima «arruffata e con la vestaglia aperta sul petto» e poi «laccata e profumata». Presso la Belloni abita pure una vecchia mezza pazza, con un vestito di velluto verde di foggia antica, stinto e logoro, una vecchia compassionevole che sogna persone di importanza e che ha perduto il senso di sé. La vecchia apparirà come in una commedia, oggetto di scherno da parte dei giovani che frequentano la casa della Belloni.

I personaggi sono ben ritratti: ad esempio, lo zio di Rosario conferma le ricchezze del nipote, erede di una grande fortuna; nello stesso tempo, egli avverte Ortensia che Rosario è pericoloso, perfido, lussurioso, violento. «Corre dietro a tutte le gonnelle, scusatemi l’espressione, come il toro dietro alle vacche in calore […] I contadini hanno paura di lasciare le loro donne sole».

Rosario è a Napoli per farsi curare e nel contempo, vivendo in questa città, è attratto dagli oggetti che brillano nei negozi, dalla folla, dal vocio dei mercati, dalla vita brulicante dei vicoli che osserva con occhio pronto a cogliere le scene della vita popolare, impaziente e strepitosa. Rosario si rivela fin da piccolo insofferente a ogni disciplina che ostacoli le sue inclinazioni, la sua natura scontrosa e irruenta, le sue passioni capricciose e insensate («era arrogante coi superiori, molesto e prepotente coi compagni»).Vede nella città «un campo aperto e sterminato con una varietà innumerevole di piaceri, che si potevano ottenere col denaro». La sua vitalità è eccezionale: gira per mezza giornata nei vicoli, accetta gli inviti di donne licenziose, entra nelle bettole a giocare, attacca brighe, e un giorno è visto da Ortensia mentre è alle prese con uomini di un vicolo per aver offerto del denaro a una donna. Comunque, lo scrittore di ogni personaggio coglie la vita interiore, i suoi sogni, i suoi fallimenti e le delusioni: al riguardo si vedano, ad esempio, le pagine che attengono al padre di Ortensia. Altre volte uomini e donne si vedono impegnati in discussioni futili e banali, oziose, frivole, come una discussione sulle ragazze sedotte e poi abbandonate, concertata per cercare di far scoprire Ortensia e di capire i motivi per i quali aveva abbandonato la propria casa.

Donne di Napoli presenta pure una città, Napoli, che appare «moderna» e non «arcaica e/o pittoresca»; ove i personaggi vivono in appartamenti e non nei famosi «bassi». Una città in cui s’incontra una varia, mutevole, caratteristica umanità che Fortunato Seminara ha saputo ben cogliere e sceneggiare.

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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