Angelo Fortunato Formiggini: trent’anni di attività editoriale in sette grafici

Author di Giulia Tanzillo

L’attività editoriale di Angelo Fortunato Formiggini è stata ufficialmente inaugurata il 29 maggio del 1908, data della pubblicazione della raccolta di sonetti burleschi inediti del Tassoni e di altri autori, intitolata La Secchia.

Laureatosi nel 1901 in Giurisprudenza1 e nel 1907 in Filosofia morale2, giovane professore alle prime armi, s’improvvisa editore a trent’anni appena compiuti. Il suo percorso di vita, sino ad allora, si denota, oltre che per l’evidente vastità di interessi, anche per una certa indecisione. Una volta emersa la passione per l’editoria, tuttavia, Formiggini comprende che non rimane tempo per ulteriore esitazione e si tuffa completamente in questa attività, nuova e affascinante.

La sua carriera si dispiega dal 1908 al 1938, anno del tragico suicidio, senza interruzioni. È possibile osservare quei trent’anni da diverse prospettive: da ognuna di esse, si rivela differente.

Da un punto di vista prettamente economico, la professione risulta poco redditizia; i motivi sono molteplici e non tutti di facile comprensione: Formiggini svolge il suo lavoro con passione e dedizione ma non è un buon amministratore e, nonostante i cospicui investimenti di denaro, sono davvero poche le occasioni in cui riesce a trarre un reale profitto dalla sua attività.

A livello personale, tuttavia, è un lavoro appagante, in cui l’editore s’immerge completamente con entusiasmo e inventiva. Sono molte le iniziative di successo attribuibili a Formiggini: prima fra tutte quella di un’Encliclopedia Italica3, idea che, nonostante sia poi stata portata avanti dall’Istituto Giovanni Treccani per la fondazione dell’Enciclopedia Italiana, era stata inizialmente suggerita proprio dall’editore. Formiggini è, inoltre, il fondatore dell’Istituto per la Propaganda della Cultura Italiana, successivamente noto come Fondazione Leonardo, le cui sfortunate vicende lo porteranno a scontrarsi col ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile. La casa editrice si distingue, fra le altre, per il gran numero di collane4, di cui alcune di grande successo e originalità, pubblicate nel corso degli anni.

Sebbene il tornaconto economico si riveli davvero poco incoraggiante, quindi, l’editore guida, fino alla fine, la propria piccola casa editrice con tutta la passione e l’entusiasmo possibili.

Per percorrere questi trent’anni di carriera provando a osservarli da diversi punti di vista, si è rivelato utile realizzare dei grafici, basandosi sui dati riportati principalmente negli Annali delle edizioni Formiggini (1909-1938)5.

Grafico 1: andamento della produzione

grafico 1

In questo grafico sono stati inseriti i dati relativi alla produzione nell’arco dei trent’anni di attività editoriale. In particolare, sull’asse delle x sono indicati gli anni, dal 1908 al 1938, e su quello delle y il numero di volumi pubblicati.

Dopo il 1908, anno in cui i titoli pubblicati sono, naturalmente, pochi, meno di 10, si osserva una graduale crescita che raggiunge il picco massimo nel 1913: oltre 50 volumi. Si tratta di un record che Formiggini non riuscirà mai più a raggiungere.

Il 1913 è un momento di grande crescita per la casa editrice. Formiggini, fin da subito, manifesta la propria predilezione per le collezioni, anziché per i libri sciolti, ed è proprio allora che lancia la collana destinata a riscuotere il maggior successo, i «Classici del Ridere»6. Con questa si prefigge di raccogliere tutti gli autori e le opere che hanno fatto la storia dell’umorismo ˗ nel senso più ampio ˗ nella letteratura. È grazie a questa collana che Formiggini intreccia alcuni dei rapporti più duraturi con collaboratori di diverso genere; per realizzarla, infatti, coinvolge traduttori, curatori e un gran numero di illustratori con cui lavorerà molte altre volte ancora.

È in questa circostanza, inoltre, che si consolida un’altra caratteristica fondamentale della produzione formigginiana: l’amore per la grafica, la cura maniacale delle proprie edizioni in ogni aspetto, dalla pregevolezza dei materiali impiegati alla ricchezza delle decorazioni e delle illustrazioni.

Nonostante gli ottimi riscontri ricevuti dal lancio dei «Classici del Ridere», osserviamo un graduale calo della produzione negli anni a seguire; con l’avvicinarsi della Grande Guerra, infatti, l’attenzione di Formiggini si concentra sempre più sulla situazione politica, la quale lo interessa e coinvolge a tal punto che, non appena l’Italia entra in guerra, l’editore sente la necessità di arruolarsi come volontario: modenese di nascita, più volte Formiggini chiarisce che, sopra ogni altra cosa, egli si identifica come “italiano” (più che come ebreo)7.

È interessante osservare come l’andamento della produzione della casa editrice segua passo passo quello della vita dell’editore: nel periodo in cui Formiggini è arruolato e, quindi, è molto meno presente in famiglia e sul lavoro, si registra il primo significativo calo della produzione, la quale riprenderà a crescere solo al termine della guerra e con il ritorno dell’editore.

La crescita che segue la fine del conflitto si rivela, tuttavia, effimera e provvisoria. Formiggini sarà, infatti, assorbito da un nuovo progetto: la già citata Fondazione Leonardo, che lo coinvolgerà completamente. I primi anni Venti sono anni fertili, in cui l’editore convoglia tutte le energie in numerose nuove iniziative, per lo più legate alla Fondazione. Con questa si prefigge l’obiettivo di promuovere la cultura italiana all’interno del Paese e all’estero. Il suo programma è ambizioso e nobile e attrae presto l’interesse di molte personalità di spicco, prima fra tutte quella del ministro Gentile, che erige la Fondazione a Ente Morale. Si tratta di un momento molto significativo, in quanto sembra che Formiggini riceva i meritati riconoscimenti, distinguendosi per il proprio lavoro. Quella che appare inizialmente come un’occasione di crescita si rivela, però, una cocente delusione: le pretese del ministro si fanno sempre più invadenti, la presa del Governo si stringe in maniera soffocante attorno all’editore impotente, che viene, infine, estromesso con l’inganno da quella che considera a tutti gli effetti la propria creatura.

Ferito, ma di nuovo libero, Formiggini può tornare a concentrarsi sulla casa editrice, che riprende a crescere in termini di produzione. Tra il 1923 e il 1924 si registra, infatti, un nuovo significativo incremento. In questi due anni, fra gli altri, è importante ricordare l’uscita dell’opera di cui Formiggini è autore: La ficozza filosofica del fascismo e la marcia sulla Leonardo, polemica rivolta al ministro Gentile in riferimento all’episodio legato alla Fondazione e primo sintomo del disinganno che, ben presto, coglierà l’editore in relazione al fascismo, movimento politico in cui ha creduto e sperato.

A partire dal ’24, la casa editrice pubblica un numero sempre inferiore di volumi. È una discesa lenta ma inesorabile, interrotta solo raramente da alcune annate in controtendenza (nel ’29, nel ’33). Il calo della produzione accompagna l’editore verso la fine della propria attività e della propria esistenza, fin quando, nel 1938, deluso e amareggiato dalla situazione politica e impossibilitato, a causa delle leggi razziali, a proseguire il lavoro, non sceglie il suicidio come forma di protesta.

Grafici 2 e 3: andamento dei prezzi

grafico 2

Anche osservare l’andamento dei prezzi può essere interessante per valutare la crescita della casa editrice. Tuttavia, a causa della pubblicazione di alcuni volumi particolarmente onerosi, la crescita appare, dal primo grafico, incostante: al 1931 e al 1936 risalgono, per esempio, due riedizioni del Chi è?, Dizionario degli italiani d’oggi, volume molto corposo, curato, come sempre, con la massima attenzione grafica e, dunque, messo in vendita a un prezzo superiore a quello medio.

Grafico 3

Per costruirsi un’idea più realistica, si è ritenuto utile analizzare i prezzi di alcune collane particolarmente significative all’interno della produzione formigginiana: la «Biblioteca di filosofia e pedagogia», i «Profili» e i «Classici del Ridere».

La prima delle tre collane a essere lanciata sul mercato è la «Biblioteca di filosofia e pedagogia», la quale conta, in tutto, ventisette volumi. Si tratta di una collezione abbastanza eterogenea, composta da opere di diversa lunghezza e tra loro disorganiche. Per questo motivo, i prezzi variano di volta in volta e il loro andamento complessivo è altalenante nel tempo, non risponde a un crescita graduale: si parte da un minimo di 3 lire a un massimo di 15. Le pubblicazioni si interrompono, inoltre, nel 1920.

La seconda è «Profili»8, una delle collezioni di maggiore successo della casa editrice nonché la più duratura: edita per la prima volta nel 1909, rimane in catalogo fino al 1938. Si compone di volumi di dimensioni limitate, in cui esperti e studiosi analizzano personaggi di spicco di diversi ambiti, da quello politico al culturale. I principali requisiti di questi ritratti sono brevità e vivacità e, dunque, il prezzo rimane sempre abbastanza contenuto, garanzia di un successo di vendite: il pubblico di acquirenti è vasto e vario; dagli studenti agli studiosi, i «Profili» conquistano tutti e vedono numerose ristampe fino a contare centoventinove titoli.

A differenza della «Biblioteca di filosofia e pedagogia», i «Profili» si distinguono per l’omogeneità dei volumi, di dimensioni abbastanza costanti e grafica sempre molto simile. A questo corrisponde un prezzo pressoché uguale per ogni uscita: ciò consente di formarsi un’idea piuttosto realistica delle variazioni nel tempo. Ne risulta una crescita costante e regolare: si parte da 1 lira per il lancio nel 1909, cifra che rimane invariata per quasi 10 anni; un aumento significativo si registra nel corso degli anni ’20, durante i quali si parte da circa 2 lire per raggiungere le 5 lire verso la fine del decennio; il prezzo rimarrà, poi, immutato fino al 1938.

L’ultima collana presa in esame è «Classici del Ridere», che vede la luce nel 1913, ma già molto tempo prima occupa i pensieri dell’editore. Uno dei principali interessi di Formiggini è, infatti, da sempre l’umorismo; la collana dà, quindi, forma a un progetto da lungo meditato, senza dubbio il più caro all’editore. Tutto l’entusiasmo e la passione convogliano negli oltre cento volumi nei quali Formiggini dà pieno sfogo alla propria passione per la grafica, impiegando un ragguardevole numero di decoratori per accompagnare al piacere delle comiche letture anche il diletto artistico. I maggiori illustratori del tempo collaborano con l’editore, con particolare attenzione nei confronti degli xilografi, che ricevono grande risalto all’interno della collana. Ne risulta un prodotto davvero pregevole, curato in ogni dettaglio. Di conseguenza, anche i prezzi risultano superiori a quelli dei «Profili», più sobri ed essenziali: il prezzo può variare di poche lire tra un volume e l’altro; tuttavia, essi vengono lanciati sul mercato a circa 2 lire nel 1913, ma già nel 1918 si toccano le 5 lire di media e le 9 lire nel 1925, per stabilirsi definitivamente a 10 lire nel 1930, fino alla fine delle pubblicazioni nel 1938.

Anche questa collana, come i «Profili», si rivela un successo e le ottime vendite consentono una crescita costante del prezzo che, nel giro di meno di un ventennio, aumenta del 400%. Queste cifre, ovviamente, non tengono conto dell’aumento dei costi sostenuti dalla casa editrice, come, per esempio, quelli per la carta; tuttavia, possono aiutare a costruirsi un’idea, il più verosimile possibile, del contesto e del quadro generale in cui Formiggini ha operato.

Grafico 4: gli autori

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Nel corso dei trent’anni di attività la casa editrice Formiggini pubblica in totale settecentoventidue volumi, firmati da oltre trecentottanta autori differenti.

Il grafico 4 illustra la composizione di questa imponente mole di collaboratori, dividendoli in quattro gruppi. È chiaramente riduttivo pensare di poter suddividere quasi quattrocento individui in base a delle categorie così schematiche; non si vuole avanzare la pretesa di conoscere nel dettaglio ciascun autore, inserendolo semplicemente nello schema, ma, piuttosto, si spera di offrire una visione di insieme.

Le categorie scelte sono, appunto, quattro: donne, ebrei, stranieri, e tutti gli altri, ovvero gli italiani di sesso maschile di religione non ebraica.

Essendo l’editore ebreo, si potrebbe supporre che il suo lavoro si sia concentrato su un’editoria prettamente ebraica o quantomeno ricca di riferimenti alla cultura giudaica. In verità, sappiamo che la casa editrice ha stampato libri di ogni tipo, toccando un ampio raggio di argomenti e temi; dal grafico è possibile rilevare la scarsissima componente di autori ebrei presenti nel catalogo, solo il 12%. Tra questi solo uno, Sholem Aleichem, è uno scrittore di romanzi umoristici e novelle per bambini in lingua yiddish, spesso incentrati sulla vita nelle comunità ebraiche.

Un’altra categoria è quella riservata agli autori stranieri, presenti in percentuale leggermente più consistente: circa il 18%. Formiggini si dimostra sempre propenso a pubblicare autori stranieri ma, in modo particolare dopo la prima Grande Guerra, si verifica un’apertura europea da parte dell’editore, che percepisce l’esigenza di guardare aldilà dei confini italiani, dando voce a un più vasto bacino di scrittori. Questa tendenza si manifesta soprattutto nella collana «Classici del Ridere», dove si contano numerosi nomi stranieri. Solo per farne alcuni, si ricordano Swift, De Maistre, Oscar Wilde, Balzac, Montesquieu, Rabelais e molti altri ancora.

La percentuale più bassa è quella della categoria riservata alle donne: neppure il 10% degli autori pubblicati da Formiggini è di sesso femminile. Tra questi si ripete con maggiore frequenza il nome di Emilia Santamaria, moglie dell’editore e pedagogista. Oltre a lei si citano Maria Luisa Belleli, di cui Formiggini pubblica la tesi di laurea dal titolo Modernità di Montaigne; Mercede Mundula, poetessa sarda, e Laura Veccia Vaglieri, autrice di Apologia dell’Islamismo all’interno della collana «Apologie».

Oltre il 60% degli autori formigginiani, infine, appartiene all’ultima categoria da noi individuata: quella degli italiani di sesso maschile non ebrei.

Grafici 5, 6 e 7: i collaboratori

Negli ultimi tre grafici sono inseriti tutti coloro che hanno lavorato con la casa editrice: troviamo, quindi, la tabella illustratori, quella traduttori e quella collaboratori, in cui compaiono coloro che hanno offerto dei contributi di vario tipo o curato delle edizioni.

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In particolare, nel grafico 5 sono elencate le undici persone che hanno curato il maggior numero di edizioni. Fra questi spicca, primo fra tutti, Ettore Cozzani, il quale si occupò delle edizioni del Decamerone presenti all’interno della collana «Classici del Ridere». Queste, pubblicate a più riprese seguendo la divisione delle giornate, riscossero particolare successo e videro, quindi, più ristampe. Successive a quella con Cozzani, troviamo le collaborazioni con Natali e Lipparini, rivelatesi tra le più durature: con entrambi, infatti, Formiggini lavora sin dalla prima pubblicazione, del 1908, La secchia. Lo stesso vale anche per Rossi, col quale, però, collabora con frequenza minore rispetto ai precedenti. Incontriamo, inoltre, i nomi di Osimo, Palazzi, Fabris, Momigliano, Pavolini, Spampanato e, infine, Vigolo.

Grafico 6

Nel grafico 6 sono inseriti i dodici illustratori che hanno lavorato maggiormente alle edizioni Formiggini. Sull’asse delle x sono elencati i nomi degli artisti e su quello delle y la frequenza delle collaborazioni calcolata in percentuale. Tra i primi troviamo Sensani, il quale detiene il record sempre grazie alle illustrazioni realizzate per il Decamerone. Baruffi e Majani sono, invece, quelli con cui Formiggini stabilisce un rapporto più duraturo, in quanto curano le illustrazioni della Secchia e collaborano con l’editore fino agli anni ’30.

Per la maggioranza, gli illustratori si occupano dei «Classici del Ridere»9, ma anche dei «Profili» e di alcuni libri sciolti. Come già visto, l’editore ha molto a cuore l’estetica dei propri volumi, oltre che il loro contenuto: per questo motivo, nel corso della propria carriera, intreccia numerosi rapporti con gruppi di artisti.

Grafico 7

L’ultimo grafico illustra, infine, i principali traduttori e la frequenza con cui hanno collaborato con l’editore. Sull’asse delle x sono elencati i nomi, su quello delle y la frequenza delle collaborazioni espressa, ancora una volta, in percentuale. Vale la pena di osservare che, fra i molti traduttori con cui lavora Formiggini, spicca il nome di una donna, Ada Salvatore.

Con l’ausilio di questi grafici si è cercato di ripercorrere brevemente la storia di una casa editrice e dell’uomo che l’ha fondata. Nonostante quella di Formiggini sia una realtà piuttosto piccola, ridurre trent’anni di attività a soli sette grafici può sembrare limitante. Come già specificato, però, l’intento principale è stato quello di fornire una visione d’insieme che consenta di osservare Angelo Fortunato Formiggini e il suo operato da diverse prospettive, cogliendo da ciascuna degli aspetti diversi.

Le ultime tabelle possono essere utili a scoprire alcuni aspetti di una piccola casa editrice che ha operato nella prima metà del ’900. Grazie ai primi grafici, invece, si può osservare la parabola di una carriera segnata, da un lato, dalla passione e dalla forte volontà di affermarsi nel settore dell’editoria e della cultura; dall’altro, dalle difficoltà economiche e dagli ostacoli inevitabili in cui un uomo, a maggior ragione se di religione ebraica, è incorso, operando in piena epoca fascista10.

  1. A.F. Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo e a marcia sulla Leonardo. Libro edificante e sollazzevole, Roma, A. F. Formiggini, 1923, p. 116.
  2. Questa seconda tesi viene, successivamente, pubblicata: A. F. Formiggini, Filosofia del ridere. Note ed appunti, a cura di L. Guicciardi, Bologna, Cooperativa Libraria Universitaria Editrice Bologna, 1989.
  3. A. F. Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo e la marcia sulla Leonardo, op. cit., p. 161.
  4. Oltre alla «Biblioteca di filosofia e pedagogia», ai «Profili» e ai «Classici del ridere», si ricordano: «Medaglie», «Apologie» e «Poeti italiani del XX secolo», solo per citarne alcune.
  5. E.Mattioli, A. Serra, Annali delle edizioni Formiggini (1909-1938), Modena, S.T.E.M.-Mucchi, 1980.
  6. Cfr. L. Guicciardi, Le vicende editoriali dei «Classici del ridere»: dal progetto alla ricezione, in A. F. Formiggini un editore del Novecento, a cura di L. Balsamo R. Cremante, Bologna, Società editrice Il Mulino, 1981.
  7. Non a caso, quando nel 1938 Formiggini decide di togliersi la vita precipitando dalla Ghirlandina, torre simbolo della propria città, lo fa al grido di «Italia! Italia! Italia!»; N. Manicardi, Formìggini. L’editore ebreo che si suicidò per restare italiano, Modena, Guaraldi, 2001, p. 160.
  8. A. F. Formiggini, Trent’anni dopo. Storia della mia casa editrice, Vaciglio, Riccardo Franco Levi editore, 1977, pp. 10-11.
  9. A. Lugli, Xilografi e illustratori dei Classici del ridere, in L. Balsamo, A. F. Formiggini un editore del Novecento, op. cit., pp. 265-275.
  10. Si tratta della rielaborazione di un capitolo della mia tesi di laurea magistrale in “Editoria e scrittura”, dal titolo Un bizzarro editore del XX secolo: Angelo Fortunato Formiggini, discussa presso la “Sapienza Università di Roma” nella sessione di luglio 2015: relatrice la prof.ssa Maria Panetta e correlatrice la prof.ssa Mirella Serri.

(fasc. 6, 25 dicembre 2015)