(An)estetizzazione della violenza. Il topos della manifestazione di piazza attraverso le “labour narratives”

Author di Carlo Baghetti

Il termine γενεά può indicare due fenomeni differenti, ma strettamente connessi: da una parte, esso indica l’‘origine’, la ‘nascita’, cioè il punto di partenza, la radice, qualcosa che è precedente e magari nascosto agli occhi dell’osservatore poco attento o troppo concentrato su ciò che è visibile; dall’altro, esso indica la ‘stirpe’, la ‘discendenza’, ovvero ciò che è successivo, derivato, posteriore, ma che conserva un legame, sempre più labile e tuttavia presente, con la propria progenie. La specola da cui vorremmo osservare l’articolarsi di queste genealogie dei violenti anni Settanta sono le labour narratives e, in particolare, un topos molto radicato in questo genere di rappresentazioni culturali: la manifestazione di piazza, i cortei che sfilano nelle città d’Italia; essi, infatti, sono assurti a simbolo dell’intero decennio di lotte. La nostra analisi procederà confrontando brevissimi campioni testuali, alcuni estrapolati dai romanzi degli anni Settanta (Vogliamo tutto [1971] di Nanni Balestrini; Tuta blu [1978] di Tommaso Di Ciaula), altri ricavati da romanzi più recenti (soprattutto Mammut [1994] di Antonio Pennacchi), con lo scopo di mostrare come, sebbene il topos letterario della manifestazione rimanga vivo, la sua declinazione preveda una progressiva rarefazione ed estetizzazione della violenza. Continua a leggere (An)estetizzazione della violenza. Il topos della manifestazione di piazza attraverso le “labour narratives”

(fasc. 52, 31 luglio 2024)