Croce editore di De Sanctis: “La letteratura italiana nel secolo XIX”

Autore di Maria Panetta

Tanto si è discusso sulla considerazione che Croce ebbe della filologia, al livello teorico, e ancora tanto c’è da dire sulla prassi da lui adottata concretamente nell’allestire le varie edizioni da lui curate: a tali problemi ho dedicato la mia monografia su Croce editore, ormai dieci anni fa1, e di tali questioni ho tentato di delineare un quadro nella voce dedicata alla Filologia del vasto Lessico crociano, ideato da Rosalia Peluso, in corso di stampa per la napoletana Scuola di Pitagora editrice: a tale voce rimando per un inquadramento teorico di riferimento.

Com’è noto, numerose sono le edizioni di opere desanctisiane di cui Croce si fece curatore, prefatore, annotatore, sempre nell’intento di valorizzare il pensiero estetico e il contributo critico del proprio Maestro irpino2. Una delle edizioni più interessanti dal punto di vista filologico, proprio perché più problematiche e, in parte, discutibili nelle scelte concrete operate da Croce, è quella delle lezioni desanctisiane sulla letteratura italiana dell’Ottocento.

Nel 1897, infatti, Croce pubblicò La letteratura italiana nel secolo XIX3 di De Sanctis; nella Prefazione4 egli spiegava come il critico, nel 1871, fosse stato nominato professore di letteratura comparata nell’Università di Napoli, dove tenne quattro corsi annuali consecutivi, fino al 1875. Allora, com’è noto, De Sanctis aveva appena pubblicato la Storia della letteratura italiana, che si chiudeva con un breve accenno all’Ottocento: con quei corsi egli intendeva rimediare a questa carenza e sviluppare meglio il proprio discorso. La lezione del 29 gennaio 1872 fu la prima su Manzoni; nell’anno accademico 1872-1873, egli si occupò della Scuola liberale, o romantica, in ventitré lezioni; nel 1873-1874, della Scuola democratica; l’anno successivo di Leopardi.

«Questi quattro corsi – commentava Croce – non avrebbero lasciato nessuna traccia, o quasi, se uno degli scolari del De Sanctis, Francesco Torraca, non avesse avuto fin da principio la buona idea di raccogliere la parola del maestro e pubblicare via via sui giornali napoletani il rendiconto delle sue lezioni. Le quali, così riassunte e in parte stenografate dal Torraca e rivedute dal De Sanctis stesso, comparvero dapprima sul giornale La libertà diretto da Michele Torraca»5, fratello di Francesco, e poi sul «Pungolo» (aprile-maggio 1872)6.

Nel 1873 ci fu un tentativo di pubblicazione a fascicoletti; poi, i rendiconti vennero stampati in appendice al famoso giornale napoletano «Roma»7, a partire dalla seconda lezione (quella del 20 dicembre 1872), per tre anni. In seguito, la vita politica distolse il critico dal suo lavoro8, impedendogli di ritagliarsi il tempo necessario per dare a quelle lezioni una forma definitiva, organizzandole nel terzo volume della storia della letteratura. Solo il corso su Leopardi fu ripubblicato, condensato e riveduto, sul «Diritto», e rimase l’unico edito dall’autore stesso; delle lezioni precedenti, vennero pubblicate quella sul Cinque maggio, prima da Torraca sulla «Rassegna» e poi in opuscolo dal professor Mario Mandalari9, e sei delle nove sulla letteratura napoletana10.

Croce aveva accettato, dalla vedova11 di De Sanctis, l’incarico di curare la stampa dei tre corsi precedenti al Leopardi, unendo ad essi le conferenze e gli scritti sparsi; per far ciò, egli dichiarava di aver dovuto faticare non poco per procurarsi il materiale occorrente, anche perché non ne erano reperibili copie, né in casa De Sanctis né presso Torraca12. Il Carteggio13 con quest’ultimo risulta particolarmente utile per comprendere le difficoltà incontrate da Croce, per osservare il suo modo di condurre le ricerche e per verificare le informazioni riportate: c’è da dire, in generale, che Torraca non fu mai molto preciso nel fornire le indicazioni richieste e che il rapporto fra i due, anche se cordiale e rispettoso fino alla rottura avvenuta nel mese di giugno del 193314, non si consolidò mai in un’amicizia profonda.

Nove15 sono le lettere che trattano dell’argomento: la prima, scritta da Torraca il 1° aprile 1886 (lettera n. 3), forniva alcune indicazioni riguardo alle pubblicazioni su De Sanctis; l’ultima, quella del 23 luglio 1897 (n. 26), esprimeva il suo rammarico per il fatto di non ricordare chi scrivesse i sunti delle lezioni che apparvero sull’«Era novella».

Croce si rese subito conto di non poter pubblicare tutto il materiale in un solo volume, e decise di tralasciare per il momento gli scritti vari, le conferenze e il primo corso di lezioni su Manzoni16, già noto grazie a quattro articoli pubblicati da De Sanctis sulla «Nuova Antologia»17: così nacque il volume, intitolato da Croce La letteratura italiana del secolo XIX, che manteneva come sottotitoli quelli dei corsi del 1872-1873 e del 1873-1874.

Il progetto del curatore era di raccogliere il resto del materiale, assieme ad alcune lettere e versi di De Sanctis, in un ultimo volume intitolato Manzoni18, che avrebbe concluso la serie delle opere del critico in dodici volumi, di cui nove di argomento letterario.

Croce non era, però, soddisfatto dell’edizione Morano, e specialmente dei due volumi dei Saggi critici e dei Nuovi saggi critici19, troppo disordinati: decise che avrebbe adottato un ordine cronologico (indicando la data di composizione, il luogo e l’occasione della pubblicazione di ogni singolo saggio), o un criterio di raggruppamento per argomenti. Lo infastidiva la mescolanza di scritti letterari e non, e il fatto che alcuni saggi comparissero anche in altri volumi: ad esempio, quello sul Carattere di Dante e sua utopia era stato rifuso in gran parte nel primo tomo della Storia della letteratura. Egli proponeva, perciò, di riordinare tutti i saggi critici di argomento letterario in alcuni volumi di complemento alla Storia suddetta, alle Lezioni e alle monografie su Petrarca, Leopardi e Manzoni: riteneva, però, che per il momento fosse «follia sperare»20 in una ristampa così perfezionata.

Nonostante ciò, il fatto che De Sanctis considerasse quelle lezioni la «sostanza» del terzo volume della sua Storia ne giustificava, secondo Croce, la pubblicazione ed eliminava l’eventuale dubbio che questa fosse solo un atto d’omaggio alla memoria dell’illustre critico. In realtà, i saggi presentati non erano affatto privi di valore, né erano comparsi prima, in altri lavori; il curatore faceva notare il considerevole vantaggio di studiare scrittori famosi e popolari sotto la guida di De Sanctis, celebre per la sua geniale capacità di tratteggiare le personalità, e per la raffinatezza e il rigore del suo criterio estetico.

Riguardo alla Scuola liberale, i prediletti del critico erano D’Azeglio (come scrittore politico), Pellico (cui, però, accennava soltanto) e, naturalmente, Manzoni; De Sanctis era, invece, severo con Gioberti, Balbo, Cantù (considerato, insieme con Grossi e Tommaseo, una degenerazione), e anche con Mazzini, caposcuola della Scuola democratica. Di quest’ultima De Sanctis reputava mediocre Giambattista Niccolini ed evidenziava, in Gabriele Rossetti21, il dissidio tra un nuovo contenuto, intellettuale e sentimentale, e la vecchia tradizione metastasiana e arcadica: egli riabilitò, al contrario, Berchet, soprattutto nella veste di poeta lirico22. I suoi ritratti, a giudizio di Croce, erano, «quasi sempre, di somiglianza perfetta»23: per questo, il curatore si rammaricava del fuggevole accenno del critico a Cattaneo e a Ferrari, e delle omissioni di Guerrazzi e di Giusti.

Interessanti, nonostante ne emergesse un quadro parziale e non ben proporzionato, erano, a parere di Croce, anche le nove lezioni dedicate da De Sanctis alla letteratura napoletana tra il 1830 e il 1850, dettate anche dalla voluttà di cullarsi nei suoi ricordi giovanili, ma il curatore apprezzava molto anche i capitoli dedicati al gruppo calabrese (soprattutto a Domenico Mauro e Vincenzo Padula), quella che poteva essere considerata una vera e propria «scoverta» del critico; inoltre, lo «studio su quel Byron fallito che fu Pasquale de Virgilii; e l’altro su Pietro Paolo Parzanese»24. Nonostante ciò, De Sanctis non si faceva illusioni sugli scrittori del gruppo napoletano che, sebbene in parte sottovalutati, erano ritenuti privi di vera genialità: contrapposto ai fermenti del Nord d’Italia, infatti, a suo dire risaltava nettamente il vuoto d’immaginazione della cultura meridionale.

Si dimostrava, comunque, difficile ˗ faceva notare il curatore ˗ ascrivere le singole personalità a una delle due scuole: entrambe, infatti, liberale e democratica, erano assimilate, in Italia, dalla comune aspirazione all’unità della nazione; per questo motivo Croce non poteva evitare di definire “artificiosi” i raggruppamenti proposti dal critico, ma ribadiva, nel contempo, che essi rappresentavano solo dei punti di orientamento nell’esposizione e che De Sanctis, nella pratica della critica e nell’analisi dei singoli scrittori, era molto più elastico, tratteggiandone le personalità nel loro complesso ed evidenziandone anche le contraddizioni. «E, ad ogni modo ˗ commentava ˗, la considerazione delle due correnti e delle due scuole è certo il punto di vista più importante e comprensivo da cui si poteva guardare la storia sociale e letteraria italiana del nostro secolo»25.

Importante, nella Prefazione crociana, era anche il discorso sul progresso, vagheggiato, sì, da De Sanctis, ma con prudenza; il critico era a favore di un progresso che non perdesse di vista la realtà, e fosse motivato dalla forza intellettuale e morale dell’uomo:

Di qui la parte centrale che il concetto dell’educazione tiene nelle sue vedute politiche; di qui la sua fede in una “sinistra costituzionale, moderata, progressista”, che lavori “ad abbreviare possibilmente la distanza che separa i diversi strati sociali”; di qui il suo continuo parlare del rispetto del sistema parlamentare e della legge, del governo col partito ma pel paese, della maggioranza che deve servire agli interessi generali, delle lotte di partito che valgano come stimolo intellettuale e morale, dell’efficacia della coltura; e il proclamare solennemente “l’onestà come la prima qualità e la maggior forza dell’uomo politico”. Ma il De Sanctis stesso dové tante volte osservare, anzi sperimentare, come questo suo vagheggiato ideale fosse in contrasto colla realtà. (…) Il De Sanctis aveva troppo ingegno e senso critico da essere un illuso; troppa vigoria morale da accomodarsi allo scetticismo; troppo vivace natura da abbandonarsi al pessimismo; e fu quel che doveva essere, idealista, che s’afferra, come a tavola di salvezza, al concetto dell’educazione»26.

Croce passava, poi, a esaminare le osservazioni estetiche formulate nel corso della trattazione desanctisiana: il difetto del critico, a suo parere, consisteva nel fatto che il suo pensiero, molto solido, era stato poco schematizzato e veniva spesso formulato (specialmente in queste lezioni, d’«indole alquanto popolare»27) tramite una terminologia non sempre appropriata e molto incostante; per questo, nonostante avesse un senso vivissimo della forma che lo guidava nei suoi giudizi particolari, a volte De Sanctis rischiava di contraddire se stesso. Il curatore puntualizzava, però, che la sua osservazione non era mossa da mania d’ipercriticismo, ma dalla volontà di prevenire il facile biasimo di chi pensasse di poter giudicare sommariamente De Sanctis da un’imprecisione formale. Per di più, le lezioni sull’Ottocento, proprio per la contemporaneità dell’argomento trattato, non presentavano quelle sviste riscontrate, invece, nella Storia della letteratura: solo qualche inesattezza storica compariva, ad esempio, nella digressione sullo svolgimento della romanza e della novella in Italia.

Concludeva che le lezioni

raccolte con molta abilità dal Torraca28, pel fatto stesso che riproducono improvvisazioni orali, non possono aver certo grandi pretensioni di forma letteraria. Ci si sente viva l’impronta del discorso del maestro, quella sua semplicità e bonarietà, quei suoi scatti eloquenti; e contengono pagine molto belle e limpide. Ma anche vi si riscontrano i difetti soliti della dicitura del De Sanctis29, accresciuti da verbosità, dalla frequente perplessità dell’esposizione e da un tono talora cascante e pedestre. Se non che, tutto considerato, a me è parso il meglio ristamparle fedelmente e integralmente, come si leggono nelle appendici del Roma. Una condensazione ed elaborazione, cui avevo dapprima pensato30, sarebbero riuscite di necessità ad un lavoro ibrido. Mi sono, dunque, ristretto a correggere qualche svista evidente, e a qualche piccolissimo ritocco di forma e di punteggiatura31. Ho creduto poi opportuno, per agevolare la ricerca e la lettura, di aggiungere, ad ogni lezione, un sommarietto del contenuto. Di note ne ho messe pochissime, e per lo più semplici riferenze ad altre opere del De Sanctis. (…) Solo alle nove lezioni sulla letteratura napoletana ho apposto una serie piuttosto copiosa di note contenenti informazioni biografiche e bibliografiche che, in gran parte, non si trovano a stampa, o sono sparse in libri di difficile accesso per chi non dimori in Napoli. E, per comodità del lettore, anziché collocare questo ingombro di note a piè di pagina, come ho fatto per le pochissime delle altre lezioni, le ho relegate (commettendo, se si vuole un’anomalia tipografica) tutte alla fine della lezione XIII (Parte I)32, ossia dell’ultima che riguardi la letteratura napoletana33.

Nella recensione34 al volume, uscita nel 1897, Emilio Bertana accusava De Sanctis di aver inserito troppa politica in un saggio di argomento letterario, divagando in digressioni «fuor di luogo», e di aver creato delle partizioni che potevano disorientare i lettori. Si chiedeva, infatti, se ai due partiti politici, temperato e d’azione, il cui scopo era di «fare l’Italia», corrisposero realmente due opposte tendenze letterarie, concretizzatesi nelle due scuole di cui parlava De Sanctis. Anche ammesso ciò, egli non riteneva che il critico avesse saputo cogliere e mettere in evidenza le differenze tra le due correnti.

Inoltre, Bertana non apprezzava il «carattere di roba improvvisata»35 della trattazione desanctisiana, condotta in una forma «impropria e stravagante»36 e mediante l’abuso di una terminologia critica indeterminata, che stancava il lettore, in uno sforzo d’interpretazione del critico. Egli, inoltre, dissentiva da Croce, definendo come veri e propri errori di giudizio (i più numerosi, a suo parere) quelle che Croce considerava inesattezze. Infine, Bertana riteneva che De Sanctis avesse espresso opinioni troppo severe riguardo agli scrittori napoletani dal Rossetti al Sole, e si fosse contraddetto su D’Azeglio e su Bini: «è critica estetica questa? – tuonava – o non è piuttosto la vecchia critica fondata su preconcetti politici e religiosi, dalla quale il D-S., affermano gli ammiratori suoi, ci avrebbe liberati?»37. Egli concedeva, comunque, che il saggio avesse alcuni pregi, «e benché non sieno tali da redimere gli errori e le mende soverchianti (quasi dicevo: per giustificarne l’edizione), sarebbe ingiusto tacerli»38: le pagine sui calabresi, su Parzanese, su Berchet e sulla letteratura meridionale, e alcune analisi di piccoli componimenti, come il sonetto di Stefano Cusani.

A queste critiche, a De Lollis39 e a Carducci40, Croce rispose nella famosa Memoria Francesco De Sanctis e i suoi critici recenti, letta all’Accademia Pontaniana il 3 aprile 1898, nella quale ribadiva che De Sanctis aveva, sì, errato in qualche singolo caso, ma non mancava affatto, nel proprio lavoro, di saldo fondamento41; in sintesi, attribuiva molte delle obiezioni espresse dai tre critici a puri pregiudizi, di vario genere42.

Riguardo al volume in questione, più interessante, ai nostri fini, la sua ironica argomentazione, dalla quale emerge chiaramente anche la destinazione “alta” della sua edizione, pensata per un pubblico colto:

ciò che solo si può discutere è se l’editore, che sono io, non poteva pubblicare quei corsi diversamente; ma del modo da me tenuto ho detto i criterî nella prefazione del volume, e, avendoli ben meditati, non vi vedo per ora niente da correggere e mutare. (…) Io ho ristampato tutto integralmente, restringendomi a lievi ritocchi e annotando copiosamente solo il gruppo delle lezioni sulla letteratura napoletana. Avrei dovuto, invece, rifondere molte parti, e condensare e proporzionare? E aggiungere note anche alle altre lezioni? Dico il vero: non volli mettere il lettore nel dubbio e nel tormento che questa o quella parola o proposizione fosse uscita non dalle labbra del De Sanctis, ma dalla penna del suo editore; né mi parvero necessarie le altre note, rivolgendomi a studiosi e trattando di una letteratura così prossima a noi. Ma può darsi anche che questo, che mi parse un savio partito, fosse solo un cattivo suggerimento del demone della pigrizia43.

Nell’edizione Laterza del 1953, Franco Catalano dichiarava di non essersi rifatto a Croce, in molte delle proprie scelte, e, in particolare, spiegava di non aver accettato spesso le sue correzioni44: ad esempio, egli aveva generalmente rispettato l’uso «insolito», e caratteristico di De Sanctis, dell’imperfetto congiuntivo (corretto, invece, sistematicamente da Croce) e aveva mantenuto la soppressione della preposizione davanti all’infinito, costrutto ricorrente nel testo riportato sul giornale «Roma». Per i casi dubbi, Catalano dichiarava di essersi rifatto all’uso linguistico del tempo, per «mantenere intatto il colorito storico della frase desanctisiana»45, e di averne rispettato le grafie e le oscillazioni; non aveva corretto quei termini coniati da De Sanctis «per dare maggiore efficacia alla sua frase»46 (come “stigmate”, usato al maschile singolare) e non aveva tenuto conto di alcune arbitrarie soppressioni di parola operate da Croce. Inoltre, egli si dichiarava convinto che occorresse ripristinare la punteggiatura originaria, cui, peraltro, l’edizione crociana si era mantenuta abbastanza fedele.

  1. Cfr. M. Panetta, Croce editore, Edizione Nazionale delle Opere di Benedetto Croce, Napoli, Bibliopolis, 2006: nel tomo primo si tratta anche del volume in questione, ad vocem (della quale queste pagine costituiscono un aggiornamento).
  2. Per un quadro esaustivo delle stesse, rimando sempre al mio Croce editore cit.
  3. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX. Scuola liberale-Scuola democratica. Lezioni raccolte da F. Torraca e pubblicate con pref. e note da B. Croce, Napoli, Morano, 1897. Pref. rist. in parte in B. Croce, Una famiglia di patrioti ed altri saggi storici e critici, Bari, Laterza, 1919, pp. 163-70: Per Francesco De Sanctis: I. Le lezioni sulla letteratura italiana del secolo XIX. Cfr. anche B. Croce, Per Francesco De Sanctis: I. Le lezioni sulla letteratura italiana del secolo decimonono (1896), in Id., Una famiglia di patrioti, Bari, Laterza, 1919, pp. 163-70; III ed., Bari, Laterza, pp. 163-71. Sugli scritti critici di De Sanctis editi da Vittorio Imbriani, cfr. B. Croce, Rec. a F. De Sanctis, Scritti critici, con pref. e postille di V. Imbriani, Napoli, A. Morano, 1886, in «Rassegna pugliese», a. III (1886), pp. 127-28 (firmato: G. Colline); cfr. anche B. Croce, Rec. al vol. A Francesco De Sanctis nel III anniversario della sua morte. Gli alunni del Liceo Ginnasio Pietro Giannone di Caserta, a cura di M. Mandalari, Caserta, Stab. Tip. di A. Iaselli, 1886, in «Rassegna pugliese», a. IV (1887), p. 16.
  4. Un accenno a questa prefazione si ritrova nella lettera a Cecchi (n. 7: Napoli, 20 dicembre 1911): cfr. E. Cecchi, Lettere di Benedetto Croce, in Id., Ricordi crociani, Napoli, Ricciardi, 1965, p. 87.
  5. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, op. cit., p. IX.
  6. «Carissimo Amico, non posso proprio ricordare perché la prima lezione del 2° corso del De Sanctis, che io certamente raccolsi, non fosse stampata nel Roma. Probabilmente la cosa andò così. Il Pungolo, sempre avverso alla letteratura (…) s’era stancato e aveva stancato me e tutti stampando, dopo la morte della Libertà, la lezione del professore a pezzi e a bocconi. Cominciato il secondo corso io offrii al De Brombeis i resoconti; egli ne parlò al Billi, e la proposta fu accettata. (…) Aggiungo per la cronaca un particolare: avevo dato i sunti, o, se preferisce, le relazioni, alla Libertà – diretta da mio fratello – gratuitamente, e così le davo al Pungolo, pur di soddisfare il desiderio de’ molti discepoli e ammiratori del De Sanctis. Il Roma, invece, mi pagò (…) dieci lire per ogni lezione. Ma io ero molto giovine allora (19 anni) e bisognoso, e quelle dieci lire alla settimana mi parvero un gran che. Le trattative, però, fecero passare l’opportunità di stampare la prima lezione, principalmente per ragione di spazio: il Roma era molto più piccolo che non sia. (…) Ricominciato il corso del De Sanctis, poi che non si vedevano comparire i miei sunti, Giovanni, il quale s’era anche messo a riassumere in dispense le lezioni del Pessina, pubblicò il fascicoletto, che voi avete. Ma non ne fece più niente quando cominciarono le appendici del Roma». Il corso di De Sanctis cui si fa riferimento è quello del 1872-1873; Giovanni Polito Derosa era un ex compagno di liceo di Torraca. Cfr. Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, con introduzione e note illustrative di E. Guerriero, Galatina, Congedo Ed., 1979, pp. 58-62, lettera di Torraca a Croce (n. 16), del 30 dicembre 1895.
  7. Cfr. F. Nicolini, Benedetto Croce, Torino, UTET, 1962, p. 125.
  8. «Mi pare di ricordare che il De Sanctis nel 74-75 fece il corso sul Leopardi: ciò si può meglio vedere dalla data dei giornali, in cui comparvero gli articoli raccolti dal Bonari. L’anno seguente il De Sanctis s’immerse nella politica e non fece lezione; poi, come voi mi ricordate, chiese il riposo. Nell’Archivio Universitario dovrebbero essere i diari, in cui i professori segnavano gli argomenti delle lezioni. Mi ricordo di aver veduto tante volte il De Sanctis scrivere l’appunto e firmarsi». In realtà, De Sanctis fu impegnato nella Campagna elettorale nell’anno 1875-1876. Cfr. Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, op. cit., pp. 67-68, lettera di Torraca a Croce (n. 20), del 28 aprile 1896.
  9. Cfr. Il Cinque Maggio del Manzoni, lezione di F. De Sanctis, Napoli, Morano, 1884, pp. 23.
  10. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura napoletana, in «Tavola rotonda», a. III, 25 giugno-16 luglio 1893, nn. 26-29.
  11. «Egregio Amico, sono stato incaricato dal libraio Morano e dalla Signora De Sanctis di compilare un ultimo volume di saggi del De Sanctis, contenente le lezioni fatte all’Università e altri discorsi di argomento letterario. Un tal volume nessuno meglio di Lei potrebbe curarlo. Ma, se non ne ha ora il tempo e l’agio, spero che vorrà aiutare me nel non facile compito, che ho assunto in omaggio alla venerata memoria del De Sanctis. Come potrebbe aiutarmi? In tre modi, che sono i seguenti: I) coll’indicarmi in quali giornali e in quali anni si trovino le lezioni del De Sanctis fatte all’Università di Napoli, e gli altri discorsi. II) col prestarmi possibilmente gli esemplari ch’Ella ne conserva, che sarebbero da me fatti copiare in casa mia e scrupolosamente restituiti. III) coll’autorizzarmi a ritoccare, o abbreviare, o annotare, se è il caso, quelle lezioni che sono state raccolte da Lei. Il volume doveva essere prima edito dal Bonari, ma questi, malgrado le preghiere della Signora De Sanctis, malgrado le dichiarazioni e promesse fatte a me, non se n’è occupato, né intende occuparsene, e per la sua inerzia il volume corre il rischio di non aversi mai più. Se muore la Signora De Sanctis, chi avrà cura di promuovere la pubblicazione? Io sono buono amico del Bonari; ma amicus Plato…, e gli ho fatto dichiarare da un pezzo (= tre anni) francamente che, se il volume non lo faceva lui, lo farei io. Non l’ha fatto, e mi metto all’opera. Conto su Lei perché l’opera mia riesca il meno difettosa possibile. Mi scriva presto, e mi conservi la sua amicizia. Aff. mo B. Croce»: Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, op. cit., pp. 50-52, lettera di Croce a Torraca (n. 11), del 29 luglio 1895.
  12. «Egregio Amico, molto volentieri Le darò, nella compilazione del volume del De Sanctis, tutti gli aiuti che potrò, ma temo che saranno scarsi. Pur troppo, io non ho più nemmeno una delle lezioni del De Sanctis, che pure avevo raccolte. Dove sieno andate, io stesso non saprei dire; certo molte mi furono tolte quando da uno, quando da un altro. C’è qualcuno che le possiede tutte, ma non ricordo chi de’ tanti discepoli e ammiratori del De Sanctis. I miei rendiconti – che furono quasi stenografici, e che il professore per circa due anni (sin che non gli parve non più necessario) rivide prima della stampa ˗, furono pubblicati prima (1872-73) nella Libertà e, morta questa, nel Pungolo, che però non li pubblicò tutti. Contemporaneamente altri riassunti stampò l’Era novella, non so da chi fatti. Dopo cominciai a darli al Roma, che li pubblicò regolarmente sino all’ultimo anno: le lezioni sul Leopardi, che furono le ultime, il professore non volle si pubblicassero a Napoli, perché egli, su i miei rendiconti, cominciò a redigere gli articoli pubblicati nel Diritto. Se mi permette, Le dirò che secondo me, e secondo altri, le lezioni dovrebbero essere ristampate integralmente: io m’industriavo di conservare al possibile non soltanto l’andamento del discorso, ma anche lo stile. Qualche ritocco, però, sarà necessario e per questo mi offro volentieri a vedere le bozze»: Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, op. cit., pp. 53-56, lettera di Torraca a Croce (n. 12), del 30 luglio 1895. Il curatore del volume, Guerriero, puntualizza che Croce nominava espressamente il professor Amerigo di Gennaro Ferrigni e il professor Mario Mandalari, che gli fornirono rispettivamente le appendici del «Roma» sulla Scuola liberale e su quella democratica (corso 1872-1873 e corso 1873-1874).
  13. Cfr. Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, con introduzione e note illustrative di E. Guerriero, Galatina, Congedo Ed., 1979. Cfr. anche A. Brambilla, Benedetto Croce e la scuola storica: in margine al carteggio CroceTorraca, in «Aevum», a. LVI, 1982, pp. 528-41.
  14. Sulla distanza tra i due studiosi, accomunati solo dalla stima nei riguardi del Maestro, e sui motivi della rottura, cfr. M. Sansone, Il carteggio Croce-Torraca, in «Rivista di studi crociani», a. XVII, aprile-giugno 1980, fasc. II, pp. 109-26, rist. in Id., Saggi di ermeneutica crociana, a cura di V. Masiello, Bari, Adriatica Editrice, 2002, pp. 347-67; V. Stella, Il carteggio tra Croce e Francesco Torraca, in «Il Veltro», a. XXIV, maggio-agosto 1980, fasc. 3-4, pp. 330-36; E. Guerriero, Introduzione al carteggio tra Benedetto Croce e Francesco Torraca, in «Rivista di studi crociani», a. XII, luglio-settembre 1975, fasc. III, pp. 313-28; rist. con qualche modifica come pref. al Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, op. cit.
  15. Cfr. Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, op. cit.: nn. 3, 11, 12, 13, 15, 16, 20, 24, 26.
  16. Per un accenno al corso manzoniano, cfr. la lettera n. 16 del Carteggio cit.
  17. Precisamente: Il mondo epico-lirico di Alessandro Manzoni; La materia dei Promessi sposi; I Promessi sposi; La poetica del Manzoni.
  18. Cfr. F. De Sanctis, Manzoni, a cura di C. Muscetta e D. Puccini, Torino, Einaudi, 1955.
  19. I ed. Napoli, A. Morano, 1872; II ed. Napoli, Morano, 1879.
  20. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, op. cit., p. XIV.
  21. Al riguardo Bertana scrisse: «non aderì certo al Mazzini, anzi contro di lui scrisse acerbe parole, il Rossetti»; cfr. E. Bertana, Rec. al volume, in «Giornale storico della letteratura italiana», vol. XXIX, I semestre 1897, p. 495.
  22. In realtà, De Sanctis era indeciso se includere Berchet nella Scuola democratica, o attribuirlo a quella liberale.
  23. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, op. cit., p. XVIII.
  24. Ivi, p. XXI.
  25. Ivi, p. XXV.
  26. Ivi, pp. XXX-XXXI. Cfr. anche: B. Croce, Francesco De Sanctis e i suoi critici recenti, Memoria letta all’Accademia Pontaniana di Napoli il 3 aprile 1898; rist. in Id., Una famiglia di patrioti, III ed., Bari, Laterza, 1949, pp. 191-239 (soprattutto la III parte, pp. 228-39); G. Calò, Francesco De Sanctis educatore, in Studi e ricordi desanctisiani, pubblicati a cura del Comitato Irpino per la celebrazione cinquantenaria della morte di F. De Sanctis, Avellino, Pergola, 1935, pp. 119-33.
  27. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, op. cit., p. XXXII.
  28. «Non sempre la rapidità della mano, che scrisse, eguagliò quella della voce; qualche periodo fu abbreviato, qualche inciso fu saltato, qualche sentenza o imagine andò perduta: pure, vi si rispecchia assai fedelmente il lavoro, che la mente di lui compiva, dinanzi agli ascoltatori, volta per volta…»: cfr. F. Torraca, F. De Sanctis e la sua seconda scuola, prolusione del 2 dicembre 1902, in «La Settimana. Rassegna di lettere, arti e scienze», Napoli, 5 luglio 1903, n. 33; rist. in F. Torraca, Per F. De Sanctis, Napoli, Perrella, 1910. Cito dal Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, con introduzione e note illustrative di E. Guerriero, op. cit., p. 56, nota 52.
  29. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, op. cit., p. XXXVII. Nella nota 2, Croce li elencava: «abuso di fraseologia (il mondo, il contenuto, etc.), che non è poi precisa e scientifica; e metafore spesso cozzanti».
  30. Cfr. Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, op. cit., lettera n. 11, del 29 luglio 1895 (riportata nella nota n. 7)
  31. «Parlando di ritocchi, intendevo per l’appunto di quelli che si fanno nel rivedere le bozze: chiarire qualche frase, rinfiancare qualche periodo, rifare la punteggiatura, ecc.». Cfr. Carteggio fra Benedetto Croce e Francesco Torraca, op. cit., pp. 56-57, lettera di Croce a Torraca (n. 13), del 4 agosto 1895; cfr. anche la lettera precedente di Torraca, la n. 12, del 30 luglio 1895 (riportata nella nota n. 8).
  32. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, op. cit., pp. 189-232.
  33. Ivi, pp. XXXVII-XXXVIII.
  34. Cfr. E. Bertana, Rec. in «Giornale storico della letteratura italiana», vol. XXIX, I semestre 1897, pp. 492-502.
  35. Ivi, p. 496.
  36. Ivi, p. 497.
  37. Ivi, p. 502.
  38. Ibidem.
  39. Cfr. «Perseveranza», Milano, 13 e 14 settembre 1897; rist. in «Cultura», Roma, 1897.
  40. Cfr. «Rivista d’Italia», fasc. del 15 febbraio 1898.
  41. Cfr. anche B. Croce, Necessità di «tornare al De Sanctis», in «La Critica», a. XXX, 1932, pp. 475-76; rist. in Id., Pagine sparse, II ed., vol. III, Napoli, Ricciardi, 1943, pp. 207-209; III ed., vol. III, Bari, Laterza, 1960, pp. 272-73. Su De Sanctis cfr.: B. Croce, Studî hegeliani di Francesco De Sanctis, in «La Critica», a. VII, 1909, pp. 240-43; Id., Per la storia del pensiero di Francesco De Sanctis, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», XLII, 1912, Memoria n. 7; rist. in Id., Saggio sullo Hegel, Bari, Laterza, 1913, pp. 379-405; Id., Francesco De Sanctis und die deutsche Geistesarbeit, Internationale Monatschrift für Wissenschaft, Kunst und Technik, VI, pp. 1.057-70 ; rist. in italiano in «Giornale d’Italia», XII, 8 giugno 1912, n. 159, e in Id., Una famiglia di patrioti, Bari, Laterza, 1919, pp. 275-84. Cfr. anche B. Croce, Il De Sanctis e la mancanza del «successore», in «La Critica», a. XII, 1914, pp. 236-37; rist. in Id., Pagine sparse, Serie I, Napoli, Ricciardi, 1919, pp. 114-16; II ed., vol. I, Napoli, Ricciardi, 1943, pp. 117-19; III ed., vol. I, pp. 156-57; B. Croce, Gli scritti di F. de Sanctis e la loro varia fortuna. Saggio bibliografico pubblicato nel primo centenario della nascita del De Sanctis, a cura del Comitato della provincia di Avellino, Bari, Laterza, 1917; B. Croce, Per il centenario di Francesco De Sanctis, in «La Critica», a. XV, 1917, pp. 202-203. Cfr., poi: B. Croce, Rileggendo il discorso del De Sanctis sulla «Scienza e la vita», in «La Critica», a. XXII, 1924, pp. 254-56; rist. in Id., Cultura e vita morale, II ed., Bari, Laterza, 1926, pp. 272-76. Cfr. B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. I. Scritti giovanili di Francesco De Sanctis, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLIV, 1914, Memoria n. 2; B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. II. Uno scritto inedito di Luigi La Vista, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLIV, 1914, Memoria n. 4; B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. III. Le prime scene della seconda parte del Faust tradotte in verso da Francesco De Sanctis, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLIV, 1914, Memoria n. 7; B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. IV. Frammenti di estetica di Francesco De Sanctis, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLIV, 1914, Memoria n. 8; B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. V. Dal carteggio di Francesco de Sanctis (1861-1863), in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLIV, 1914, Memoria n. 13, Lettere I-XXXII; B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. VI. Dal carteggio inedito di Francesco De Sanctis (1861-1883). Puntata seconda, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLV, 1915, Memoria n. 3, Lettere XXXIII-LXXXV; B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. VII. Dal carteggio inedito di Francesco De Sanctis (1861-1883). Puntata terza, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLV, 1915, Memoria n. 5, Lettere LXXXVI-CXXXIII; B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. VIII. Dal carteggio inedito di Francesco De Sanctis (1861-1883). Puntata quarta, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLV, 1915, Memoria n. 7, Lettere CXXXIV-CLXXVI (pp. 1-21); Appendice. I. Lettere di D. Marvasi (I-VI: pp. 22-29); III. Lettere di B. Spaventa (I-III: pp. 29-32); B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. IX. Dal carteggio inedito di Angelo Camillo de Meis, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», Napoli, a. XLV, 1915, Memoria n. 9, Seguito delle lettere di B. Spaventa (nn. IV-XV: pp. 1-16); III. Lettere di V. Imbriani (nn. I-XXI, pp. 16-36); B. Croce, Ricerche e documenti desanctisiani. X. Il centenario di Francesco De Sanctis, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XLVII, 1917, Memoria n. 11.
  42. Riguardo al rapporto Croce-Torraca e alla comune difesa di De Sanctis, cfr. E. Giammattei, A proposito di Croce e Torraca, in Ead., Retorica e idealismo. Croce nel primo Novecento, Bologna, Il Mulino, 1987, pp. 221-33.
  43. Cfr. alle pp. 209-10: B. Croce, Francesco De Sanctis e i suoi critici recenti, già pubbl. in «Atti dell’Accademia Pontaniana», a. XXVIII, 1898, Memoria n. 7; rist. in F. De Sanctis, Scritti vari, II ed., Napoli, Morano, 1898, pp. 311-52, e in B. Croce, Una famiglia di patrioti, III ed., Bari, Laterza, 1949, pp. 191-239. Contro Bertana e il «Giornale storico», cfr. anche B. Croce, Necessità di “tornare al De Sanctis”, in «La Critica», a. XXX, 20 nov. 1932, fasc. VI, pp. 475-76.
  44. Cfr. F. De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, a cura di F. Catalano, Bari, Laterza, 1953, p. 515. Nel 1995 ne è uscita un’edizione presso Vecchiarelli, con saggio critico e nota di Toni Iermano.
  45. Ivi, p. 517.
  46. Ibidem.
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