Intervista a Sarah Milazzo (Open more than Books)

Autore di Francesca Accurso

La seguente intervista fa parte del contributo dal titolo: Fare editoria oggi: Marco Zapparoli (Marcos y Marcos) e la rete amica di librai indipendenti nelle nuove iniziative di promozione creativa della lettura

Sarah Milazzo è direttore di comunicazione-marketing e responsabile della libreria indipendente Open more than Books di Milano. Ha accettato di rispondere alle domande che seguono.

Open non è una classica libreria come le altre poiché, offrendo molto di più di un libro, va incontro alle nuove esigenze di chi ama leggere, ma anche di chi vuole assaporare buon cibo e ascoltare buona musica. Da dove nasce un’idea simile? Vi siete ispirati a qualche modello in particolare?

Open nasce dall’idea di voler creare un luogo tra casa e ufficio con il valore aggiunto della cultura. È nata con l’idea di essere un ecosistema creativo, dove far incontrare persone, esperienze, offrire proposte culturali e di business. Non un’associazione culturale, ma un luogo dove la cultura potesse incontrare il mondo del lavoro, del business. La sfida è stata quella di arrivare a costruire una realtà sostenibile, pur offrendo contenuti culturali quasi sempre gratuiti. Per realizzarla abbiamo unito alla libreria il coworking, la ristorazione, sale meeting e aree da affittare ad aziende, e un ricco e diversificato calendario eventi. L’idea è stata di Giorgio Fipaldini, che si è ispirato a Idea Store di Londra di Sergio Dogliani, che ha saputo ridare vita alle biblioteche di quartiere, trasformandole in centri multifunzionali non di matrice commerciale.

Open si presenta come un luogo atipico in cui è semplice trovarsi a proprio agio, visto che si possono leggere i libri comodamente sui divani come se si stesse a casa propria. In virtù di ciò e del fatto che la libreria incentiva il lettore/cliente alla pratica della lettura, ha notato degli sviluppi positivi da parte dei lettori forti e non, che la frequentano?

I libri che si trovano in Open sono tutti in vendita, e le persone che la frequentano abitualmente sono per la maggior parte liberi professionisti che scelgono Open per lavorare. I lettori che spesso vediamo sui divani sono lettori forti o persone che decidono di fare una pausa leggendo un libro.

A quale target di pubblico si rivolge?

Open ha diversi target perché è un ecosistema creativo, che ingloba diverse realtà, interessi e business. Dai liberi professionisti alle aziende. Attualmente abbiamo una clientela a leggera maggioranza femminile (52%, tra i 25 e 50 anni). Come libreria ci rivolgiamo a lettori che amano e conoscono gli editori indipendenti e i titoli che non si trovano nelle librerie di catena. Abbiamo circa 6000 titoli e oltre 100 editori indipendenti.

Come coworking, ci rivolgiamo al lavoratore che cerca un ambiente flessibile, caratterizzato da un arredamento home feeling (divani, librerie, lampade da terra, colori caldi) e dalla condivisione degli spazi. Il community table è l’elemento che ci caratterizza e contraddistingue come coworking. Così come la possibilità di scegliere diverse formule: “Agile”, e quindi condivisione e contaminazione, oppure “Business”, per avere riservatezza, silenzio e un posto riservato.

La libreria presenta una ricca fornitura di titoli, moltissimi dei quali sono di editori indipendenti. Come avviene la scelta?

Cerchiamo di privilegiare le case editrici con cui riusciamo a costruire un rapporto che non sia di sola esposizione e vendita, ma di collaborazione e organizzazione di eventi. Inizialmente avevamo un catalogo più ampio, ora preferiamo andare in profondità, cercando la qualità. La scelta è dettata da un’analisi della linea editoriale degli editori, delle proposte, del metodo di lavoro, delle condizioni di fornitura e delle possibilità di vendita. Cerchiamo di non essere solo espositori e venditori: l’obiettivo è la collaborazione con gli editori indipendenti e possibilmente con meno intermediari possibile.

Da alcuni anni la libreria ospita vari workshop, laboratori e corsi, da quello che insegna come creare un libro interattivo al laboratorio di presentazione di applicazioni per bambini etc. Lo scorso anno ha ospitato il corso di editoria Come si fa un libro di Marcos y Marcos. Com’è nata la collaborazione con gli editori e con la casa editrice?

Con Marcos y Marcos abbiamo organizzato diverse iniziative, tra cui il corso o la presentazione della linea miniMarcos, e altre ancora. La collaborazione è nata per affinità e condivisione di vedute, oltre che con l’accordo commerciale, ossia con la nostra disponibilità a esporre l’intero catalogo in cambio di collaborazione e vantaggi commerciali. Questo tipo di collaborazione c’è con Marcos y Marcos, come con altri editori, riconoscibili dalla visibilità che hanno sui nostri scaffali (Minimum Fax, Nottetempo, Sur, Laterza, Bao etc.).

A suo avviso, il nuovo format che offre Open incarna quella che può essere l’idea di presente-futuro delle librerie in Italia?

Open non vuole essere solo una libreria, e non si è trasformata in corso d’opera. Open è nata come luogo in cui cultura e business potessero incontrarsi, ma non è “librocentrica”. In Open, i libri non sovrastano lo spazio, ma fanno da cornice alle relazioni tra persone. Considerando lo sviluppo e le recenti trasformazioni (e, oserei dire, l’imitazione) delle catene di librerie (Feltrinelli RED, Rizzoli, Mondadori store), sì, posso dire che le librerie pure, soprattutto nelle grandi città dove l’offerta è ampia, non hanno più molto futuro. Anche le piccole librerie indipendenti si sono evolute, aggiungendo, ad esempio, l’offerta di ristorazione. Molto importanti per il futuro credo siano l’autonomia e il mantenimento di un’identità, per differenziarsi dalle catene, pur restando all’interno della medesima economia.

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