Fare editoria oggi: Marco Zapparoli (Marcos y Marcos) e la rete amica di librai indipendenti nelle nuove iniziative di promozione creativa della lettura

Autore di Francesca Accurso

Nel novero delle numerose case editrici che il nostro Paese può vantare, vi sono alcune tipologie editoriali che fanno della differenza e della diversità i loro punti di forza. Tra queste, la Marcos y Marcos costituisce un esempio lampante.

Nata a Milano, nel gennaio 1981, dalla passione per i libri di due studenti pressoché ventenni dell’Università La Statale, Marco Zapparoli e Marco Franza, è una delle case editrici più longeve del panorama editoriale dell’indipendenza italiana. Tale risultato è dovuto senza dubbio alle idee che stanno alla base della linea editoriale che la contraddistingue: prima fra tutte, la scelta di inaugurare la propria attività con la pubblicazione di un testo poetico, E da segrete scale di George Heym, tradotto e distribuito dallo stesso editore Zapparoli nelle librerie milanesi.

A far da sfondo un periodo come quello degli anni Ottanta, in cui il comparto editoriale italiano iniziò ad attuare un’opera di ristrutturazione dei propri sistemi e dei propri mezzi di diffusione, e a puntare su nuove modalità e forme librarie, in grado di accattivarsi un pubblico di lettori differente rispetto a quello fedele.

L’intervista riportata di seguito all’editore e fondatore della Marcos y Marcos, Marco Zapparoli, precede altre tre interviste a librai facenti parte di differenti librerie indipendenti, con le quali lo stesso editore è in stretta relazione. Le librerie sono situate a Milano, Roma e Palermo, fulcri nodali del settore librario ed editoriale che vivono singolarmente diverse realtà, ma che utilizzano modalità per certi versi simili legate ai metodi di promozione e distribuzione libraria. Il contributo concorre a evidenziare l’attività editoriale e non solo, di una casa editrice che ormai, con oltre trent’anni di esperienza nel settore, è riuscita a distinguersi all’interno del mercato editoriale italiano mediante una produzione legata a una narrativa innovativa, giovane e originale, ancorata alla riscoperta di grandi voci classiche del passato, dimenticate negli scaffali delle biblioteche e dal grande pubblico, da John Kennedy Toole a Boris Vian e John Fante; oltre che essere avvalorata dalla riconoscibilità del suo marchio editoriale, che predilige la scelta di materiali pregiati puntando sulla bellezza e sulla conservazione del prodotto librario.

L’interesse rivolto verso i tre poli librari (settentrionale, centrale e meridionale) mira a rilevare, oltre allo stretto rapporto tra questi e l’editore milanese, quelle che sono le affinità e le differenze relative alla gestione e alla promozione libraria odierna, mettendo in risalto il parere di esperti del settore e le dinamiche che lo contraddistinguono.

Intervista all’editore Marco Zapparoli (Marcos y Marcos)

Marco Zapparoli è nato a Milano nel giugno del 1959, è editore e fondatore della casa editrice indipendente Marcos y Marcos, fondata all’età di soli 21 anni, assieme a Marco Franza. Dagli anni Novanta, la dirige assieme a Claudia Tarolo, con la quale ha dato vita all’Associazione culturale “Letteratura rinnovabile”, dedita alla promozione della lettura e della cultura in modo creativo e originale. Nel 2012 ha coideato Letti di notte, festa del libro in tutta Italia e non solo, e l’anno successivo il Giro d’Italia in 80 librerie, una vera e propria staffetta ciclistica, culturale e ambientale attraverso lo stivale. Dal luglio 2014 è presidente dell’AIE Lombardia1.

Il genere che ha avviato la produzione editoriale della vostra casa editrice è la poesia. Come si inserisce, sul piano editoriale, la vostra scelta di puntare su un genere che, rispetto alla narrativa, fa più fatica a fare presa sui lettori? Ripensando a quel periodo, qual è stata la chiave che vi ha contraddistinto?

Pubblicare poesia significa fare il punto con contenuti alti, sintetici, ricchi di immagini e pensiero. Significa chiamare a raccolta autori che, ben lontani dall’illusione di diventare ricchi o famosi, si concentrano sull’essenziale. Di riflesso, significa chiamare a raccolta un pubblico scelto, creare una prima cerchia di persone vicine alla Casa editrice e ai suoi contenuti, non distante dai valori e dai contenuti degli altri libri, ma che dà una sorta di impulso alle altre cerchie. Un punto di generazione, di origine, da cui parte il resto.

L’indipendenza e la diversità sono due delle caratteristiche tipiche della Marcos y Marcos. Quali sono a suo avviso i vantaggi, nel definirsi tali?

Non parlerei di vantaggi, ma di esigenza, di chiarezza su quale è la nostra linea. Marcos y Marcos basa il proprio lavoro sulla ricerca di contenuti nuovi, o sulla valorizzazione di contenuti trascurati. Essere indipendenti significa, quindi, scommettere prima sui contenuti che sui risultati; non correre dietro al mercato replicandone lo stile, ma al contrario anticiparlo. Questo è accaduto a volte aprendo filoni: basti pensare al successo di Se ti abbraccio non aver paura, di Fulvio Ervas, che ha avuto moltissimi emuli; o al rilancio della Schiuma dei giorni, di Boris Vian, in un tempo, quasi trent’anni fa, in cui di riproposte se ne offrivano molte meno.

Marcos y Marcos ha lanciato sul mercato editoriale diversi talenti narrativi. Attraverso quali canali vi arrivano i manoscritti? Quali caratteristiche deve avere un autore per entrare a far parte del vostro catalogo?

I testi ci arrivano nella grande maggioranza via email. Le due principali caratteristiche che deve avere un autore sono sincerità e originalità. Essere sinceri significa non cedere ad alcun compiacimento, moda, stilismo, ma puntare dritto a ciò che si ama, conoscere, far perno sulla propria capacità creativa, avendo l’umiltà di lavorare sul testo migliorandosi giorno dopo giorno. Originalità significa raccontare la vita da una prospettiva realmente propria: aprire gli occhi aiuta a far aprire gli occhi; e chi legge comprende subito se un testo è illuminato o meno da questi due elementi fondamentali.

La multiculturalità che caratterizza la città di Milano rappresenta uno dei tasselli chiave della vostra attività editoriale. Da dove nasce l’idea di dedicare l’attenzione ad autori stranieri?

Dal desiderio di conoscenza, di scoperta. Pubblicare libri significa aprire mondi: non c’è nulla come un libro per sfogliare il mondo, per entrarvi con i propri tempi e con la propria capacità interpretativa. Se penso a due autori che risalgono sempre a circa 25/30 anni fa, come Driss Chraibi e Jakob Arjouni, penso a due modi originali, diretti, capaci di far presa, per raccontare il confronto fra il mondo ricco e piuttosto viziato dell’Occidente con il mondo del Maghreb o con le comunità di immigrati berlinesi. Furono a loro tempo dei capostipite, li si potrebbe definire gli antesignani dell’etno-noir. Sono scomparsi entrambi, ma hanno lasciato il segno.

A caratterizzare i vostri titoli è senz’altro il valore qualitativo del supporto cartaceo. Come viene studiata la scelta del tipo di carta, da destinare a ogni singolo testo? Secondo lei, è ancora possibile sperare in un futuro che punti sulla veridicità del prodotto librario?

Cerchiamo di unire economicità a qualità. Usare una carta di cellulosa pura, con una buona dose di componenti di riciclo, significa avere contemporaneamente a cuore un supporto stabile, estremamente adatto a un uso prolungato e non a strappi, in sostanza ottimo sia da un punto di vista percettivo (gli occhi lavorano meglio sulla carta) sia da un punto di vista della concentrazione (disporre di un testo più esteso su un supporto più ampio e chiaro aiuta anche la capacità riflessiva); e contemporaneamente avere a cuore l’ambiente. Usare buona carta non è, poi, così costoso, non molto più che usare carta scadente. Il prodotto librario è un prodotto potenzialmente di eccellenza, e credo che in futuro la qualità media dei libri sia destinata a migliorare. Pubblicare libri diventerà sempre di più una scelta; perché è comunque un impegno da molti punti di vista: e, per avere buoni riscontri, sarà sempre più necessario avere attenzione a ciò che si pubblica, a come lo si pubblica.

Nell’ambito della pubblicazione, la vostra scelta di puntare su un numero di pochi titoli annui è stata tra le prime opzioni di dimezzamento dell’offerta editoriale, investendo sulla qualità del testo, sia dal punto di vista della cura sia della sua promozione. Come ci si orienta in casa editrice quando si fa una scelta del genere? Tutto ciò quanto conta nella creazione di un rapporto di fiducia con i lettori?

La differenza la fa proprio la quantità di energia che si dedica al tempo e alla qualità del rapporto che si instaura con chi il libro lo propone, ossia librai, bibliotecari, circoli di lettura. Non ha senso puntare su un’iperproduzione che fatica a essere accolta, se non ci si preoccupa di far comprendere al mondo che cosa si sta offrendo. La fiducia nasce dalla capacità di non tradire le aspettative, ma anche dalla capacità di narrare ciò che si offre. Le due cose sono strettamente correlate. La qualità della narrazione si misura dalla capacità di far comprendere chiaramente cosa si sta offrendo, unita al coraggio di non offrire contraffazioni. Bando, quindi, a quarte di copertina sensazionalistiche, che citano meravigliosi pareri di celebri critici o eclatanti quotidiani o riviste culturali americane. Bando, però, anche alla non chiarezza, allo spaccio di romanzi rosa per capolavori della narrativa mondiale. I romanzi rosa sono un’ottima cosa, basta dire che sono tali e troveranno il proprio pubblico.

La grafica innovativa è una delle caratteristiche peculiari dei vostri titoli, contraddistinti da copertine colorate e vivaci che definiscono un marchio editoriale molto forte. Quali sono le strategie utilizzate per accattivare il pubblico di lettori?

Non esistono strategie. Esiste esclusivamente la volontà di coltivare un rapporto costante, attraverso ogni possibile appuntamento con i lettori. Dall’editoriale pubblicato ogni mese sul sito agli articoli di fondo che parlano del mondo del libro; ai numerosissimi interventi e appuntamenti con i nostri autori, alle letture di testi ad alta voce, ai corsi. Tutto questo significa non offrire semplicemente libri, ma plasmare un mondo, che non è fatto solo dai nostri libri, ma anche dai libri degli altri. In tutte le nostre conversazioni, parliamo molto anche degli altri, perché riteniamo che al primo posto venga il mondo dei contenuti, di ciò che ha valore, e solo poi ciò che noi offriamo.

L’editore, in qualità di mediatore e progettista culturale, seleziona contenuti, scopre, sostiene, fa sapere quello che è. In virtù di ciò, qual è il criterio che definisce la vostra linea editoriale e vi spinge a puntare su un titolo, piuttosto che su un altro?

Generalmente, valutiamo se siamo in grado di sostenere il pensiero e lo stile di chi stiamo pubblicando. Tra editore e autore occorre una complicità di fondo che permette di presentarsi al mondo compatti. Si sente subito quanta affinità c’è fra un autore e il suo editore.

Autori come Cristiano Cavina, Paolo Nori, Fulvio Ervas, Michael Zadoorian, Lisa Gardner, Miriam Toews sono tra le pietre miliari del vostro catalogo. Quali sono le caratteristiche che rendono forti sul mercato i loro titoli?

Direi che sono l’esempio lampante di ciò che abbiamo detto fin qui. La loro capacità di offrire soggetti, personaggi, idee in modo molto immediato, plausibile, sincero. Il modo epico in cui Cavina parla della sua Casola, la lucidità di Nori, l’arguzia ironica e insieme profonda di Ervas non sono che tre qualità di tre autori italiani di cui abbiamo pubblicato negli anni molti libri. E la reciproca fedeltà è un altro segno molto importante.

Le librerie rappresentano il collante tra l’autore e i lettori, attraverso la rete dei rapporti promossi da librai ed editori. Che valore hanno per voi le librerie indipendenti? Perché ritiene importante coinvolgere sia librerie di quartiere sia di catena?

Per noi sono importanti i librai. Scambiare contenuti, con loro, in profondità è fondamentale. Sono, di fatto, il fulcro vitale della relazione fra i contenuti che proponiamo e i lettori. Ci sta a cuore che comprendano cosa stiamo facendo e, per quanto possibile, li aiutiamo in questo e a progettare insieme modalità per avvicinare il pubblico. Pensiamo alle manifestazioni a cui abbiamo dato vita: in primo luogo, a Letti di Notte, la notte bianca del libro e dei lettori, che da sei anni caratterizza la prima notte d’estate.

Come impostate l’ausilio delle nuove tecnologie e l’utilizzo dei supporti elettronici, come l’e-book, all’interno della vostra offerta editoriale?

Ad esempio, abbiamo lanciato, nell’autunno 2017, una forma di e-book arricchito, un supporto digitale che non si limita al nudo testo.

La casa editrice, da diversi anni è impegnata attivamente nel portare avanti una serie di progetti e manifestazioni culturali che coinvolgono un pubblico di lettori giovani e non. Le andrebbe di parlarne? Quanto è importante secondo lei soddisfare le esigenze dei lettori e offrire loro possibilità d’incontro con nuovi stimoli e confronti, che mettano al centro il testo e le parole?

In questo momento, le nostre energie sono concentrate su un progetto che coinvolge i giovani, lettori e non. Si chiama BookSound, i libri alzano la voce. BookSound è un progetto di letture ad alta voce dedicato alle scuole. Possiamo liberare la voce dei ragazzi e trasformarla in una risorsa straordinaria. Con l’aiuto di un lettore esperto, di una storia e di tecniche specifiche, i ragazzi attivano competenze fondamentali: leggere, interpretare, organizzare, condividere, comunicare. Questo progetto, partito nelle scuole, si estenderà anche ad altre fasce di età. Altri progetti sono allo studio, e puntano su una ricostruzione il più possibile partecipata della propensione alla lettura.

In un paese come il nostro, segnato dal dominio dei grandi editori ma, al tempo stesso, caratterizzato da pochi lettori seguaci che consentono la vita di piccole realtà indipendenti, un editore come lei cosa deve fare, come deve muoversi oggi per ottenere risultati sempre più soddisfacenti?

Non smettere mai di ricercare: sia sul versante dei contenuti sia sulle modalità per offrirli. E cercare di cooperare a costruire una nuova generazione di librai ed editori. Per questo, fra le altre cose, ho deciso di dedicare un crescente impegno alla didattica

Un autore o un libro che ha nel cuore e avrebbe voluto pubblicare?

Emmanuel Carrére. Trent’anni fa, pubblicammo un suo libro, oggi fuori catalogo, non certo il suo migliore: Bravura. Carrére fu scoperto da Theoria; pubblicarono un brevissimo romanzo, Baffi. Rimasi folgorato da quel libro; speravo di poter, poi, diventare l’editore di Carrére. Invece, Einaudi fu molto pronto ad accaparrarsi il romanzo successivo. Marcos y Marcos non aveva all’epoca le forze per competere con un editore così grande.

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  1. Per ulteriori informazioni si rimanda al link: http://www.marcosymarcos.com/persone/zapparoli/.